Un Benigni da Nobel

Everything about Roberto Benigni
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    February 18th, 2009SilviaPittRoberto Benigni, Sanremo

    Show politico: «Silvio fai come Mina, sparisci». Il requiem alla sinistra e l’emozione Oscar Wilde

    SANREMO — «Voglio essere allegro e non parlare di cose serie. Berlusconi…». Si capisce subito che il leitmotiv del monologo di Benigni nella prima serata del Festival sarà il premier. Il comico toscano si impossessa del palco dell’Ariston alle 22.30 e non lo lascia per mezz’ora: il bersaglio è (quasi) uno solo. «Alle elezioni in Sardegna ha vinto Berlusconacci, un sardo che non conoscevo. Ma a Berlusconi non interessa la Sardegna. Vuole la Corsica, Ajaccio, è lì che ha tutti i suoi parenti», chiaro riferimento a Napoleone. «Sta facendo ricerche sull’albero genealogico, dice di essere più alto di Napoleone, ma secondo la questura è più basso. Lui sistema un po’ tutti, il figlio del suo commercialista, amici e parenti, anche il suo idraulico, Tubacci».

    È inarrestabile: «Silvio Berlusconi: non lo volevo dire, non lo voglio neanche nominare, ma mi esce da sé… È un piacere essere all’Ariston, un teatro che appena lo vedi ti vien voglia di entrarci dentro come Berlusconi quando passa davanti al Quirinale». Una battuta su Veltroni. «Più battuto di così povero Walter. Ho già lo slogan per te, rialzati Walter, abbiamo perso la Sardegna, ma rimane Stromboli, Capraia, l’Isola di Montecristo. C’è la maggioranza nelle Eolie da conquistare». Benigni è al vetriolo ma strepitoso su Mina: «Manda solo filmati come Bin Laden, è diventata un mito… Silvio mi è venuta un’idea, te lo dico da amico, per diventare anche più grande di un mito come Mina tu devi sparire, sembrerebbe una cosa brutta ma è una cosa bella. Non ti devi fare vedere più. Non devi andare in Svizzera ma molto più lontano, in India o in Nuova Zelanda. Ci vai con Apicella e poi magari ci mandi qualche canzone». Cita Leopardi ma il bersaglio è ancora Silvio: «Sempre caro mi fu quest’ermo colle». Parla degli autobus su cui c’era la scritta: «Dio non c’è, godetevi la vita», il suo consiglio è «Berlusconi non c’è, godetevi la vita». E ancora: «Ti cercano a Chi l’ha visto?, bello e piacente a meno che tu non abbia cambiato la Costituzione». Punzecchia il centrosinistra: «Non posso iniziare a fare una battuta che a metà cade il governo Prodi». Ma ritorna a Berlusconi: sul lodo per salvare le più alte cariche dello Stato: «Non è una legge ad personam, ma una legge ad quattrum personam. Son passi avanti, se poi magari passa a ventim e poi le fa per tuttimus… Ma non voglio parlare più di Berlusconi».

    E allora tocca alla Zanicchi: «Mi ha colpito molto la sua canzone, dice “ti voglio senza amore però non finire presto”. Ma Iva, sono rimasto scioccato, è come dire “trombami, ma dura parecchio”. Ci vorrebbe per lei un gladiatore, Silvio… Mi è rimasta solo Orietta Berti. Spero di non vederla in mezzo alle conigliette di Playboy». Ma le battute sono per il premier che vuole diventare presidente della Repubblica: «I have a dream come dice sempre Berlusconi quando passa davanti al Quirinale». Benigni dice di amare Napoli: «Mi piacerebbe essere tanto “napoletano”, come dice Berlusconi quando passa davanti al Quirinale». La chiusura del suo show è «sulle polemiche sugli omosessuali»: «Nella storia sono stati torturati perché amavano un’altra persona. Di peccati non c’è che la stupidità» e chiude, emozionando il pubblico, recitando Oscar Wilde nella struggente lettera dal carcere al ragazzo che amava. Ad aprire la serata alle 21.10 era stato il video di Mina, l’«ectoplasma» secondo Patty Pravo, per non aver avuto il «coraggio» di presentarsi in carne e ossa all’Ariston. Nostra Signora della canzone ha intonato il «Nessun dorma» dalla Turandot di Puccini. E per la verità anche nel video (un excursus sulla storia della canzone partendo dai canti gregoriani fino a oggi) non s’è fatta vedere molto, tranne qualche immagine (capelli raccolti e occhialoni scuri) in studio di registrazione. Poi la gara e gli ospiti. Ritmo serrato, una canzone dopo l’altra senza battute con gli artisti e un Bonolis in forma che cita Pavese, Calvino e ne sa anche di storia: «Sono 300 i giurati, neanche alle Termopili». Oggi l’attesa è tutta sugli ascolti. «Vita o morte»: parola di Del Noce.

    Renato Franco (Il Corriere della Sera)
    18 febbraio 2009

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    February 18th, 2009SilviaPittRoberto Benigni, Sanremo

    Il comico a Berlusconi: vuoi diventare un mito? Sparisci. Poi un’appassionata difesa dei gay “colpevoli d’amore”

    ALESSANDRA COMAZZI (La Stampa)
    SANREMO. E’ un diluvio di battute, satira politica, fisicità e impegno civile a favore degli omosessuali «che sono nel piano di Dio», compresa lettera di Oscar Wilde, la mezz’ora abbondante che Roberto Benigni ha trascorso ieri al Festival di Sanremo. Nessun accenno alla polemica dei diritti comprati e ceduti. Paolo Bonolis è un convitato di pietra silente, al lato del palco lungo il quale il folletto salta «ho una felicità fisica che mi sballotta e non la controllo». Una felicità fisica che lo porta a parlare di Berlusconi, a lungo, fingendo di non volerne parlare. «Quando arrivi qui, davanti all’Ariston, ti vien voglia di entrare e di essere protagonista, come dice Berlusconi quando passa davanti al Quirinale». E questo diventerà un tormentone. «D’altronde, se non faccio battute su di lui, su chi le faccio, sul povero Veltroni? Rialzati Walter, che vuoi che sia la Sardegna, c’è la Capraia, Montecristo, Stromboli, le Eolie. A Berlusconi non interessa la Sardegna, gli interessa la Corsica, Ajaccio, c’ha tutti i suoi parenti, non proprio tutti ma Bonaparte sì. Ma parlavamo di Sanremo. Mina ormai manda solo filmati come Bin Laden, è sparita, e così è diventata un mito. Silvio, m’è venuta un’idea: diventa un mito come Mina, devi sparire, non ti devi far vedere più, più lontano vai, più mito sei, magari con Apicella, ogni tanto ci mandi una canzone, te la canto io». E poi il ricordo del governo Prodi: «C’era ancora quella cosa, come si chiama? La sinistra», Mastella che s’è immolato perché chi veniva dopo non potesse che fare bella figura, «Alfano, veniamo al lodo». E poi la Zanicchi, e la sua canzone sul sesso: «Ti voglio senza amore. Come dire: tròmbami, e dura parecchio. Come se Modugno avesse cantato “Trombare oh oh”, e Puccini “All’alba tromberò”. Iva è nel pdl, no? Solo uno con lei ce la può fare: uno bravo, un gladiatore, Silvio. Iva, ci sono rimasto male. Mi resta solo Orietta Berti: non vorrei che mi arrivassi con le ragazze di Playboy, due coniglietti sulle tette e uno sulla patonza».

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    February 18th, 2009SilviaPittRoberto Benigni, Sanremo

    Lungo monologo dell’attore, al centro Veltroni e Berlusconi
    Poi un tributo agli omosessuali, “perseguitati perché amavano”

    “Mina ormai manda solo video, come Bin Laden
    Silvio, fai come lei: se vuoi diventare un mito, sparisci!”

    La Repubblica, dal nostro inviato ALESSANDRA VITALI

    SANREMO - “Ho detto Berlusconi? Non lo volevo dire, ma è una cosa che m’esce da sé”. E comunque, “è meglio nominarlo, qualche volta: a una persona che non lo ha nominato mai, non è che gli è andata troppo bene…”. Non poteva, Roberto Benigni, ignorare l’attualità politica nel suo intervento al Festival. Ed eccolo, seppure senza infierire, invocare Walter Veltroni, che in campagna elettorale definì Berlusconi sempre come “il leader dello schieramento avversario”. Accolto da un’ovazione, Benigni ha fatto il suo ingresso sul palco dell’Ariston per un intervento preceduto dalle polemiche legate all’accordo che la Rai avrebbe stipulato per ottenere la sua partecipazione al Festival. Non ha risparmiato Veltroni e Berlusconi, ma neanche Mina e Iva Zanicchi. Per concludere con un lungo tributo all’omosessualità, e la lettura di una lettera di Oscar Wilde.

    “Rialzati, Walter”. Il segretario del Pd è il bersaglio, anche se “non faccio battute su di lui, perché è battuto abbastanza”. “Tirati su, Walter - gli dice Benigni dal palco - ti trovo lo slogan per la prossima campagna elettorale: rialzati, Walter (”Rialzati Italia” era lo slogan del Pdl, ndr), che vuoi che sia la Sardegna, c’è Montecristo, c’è Capraia, ci sono le Eolie…”.

    Mina come Bin Laden. Un lungo monologo, il presidente del Consiglio l’obiettivo primario ma anche colpi di genio, come quello riservato a Mina, “che ormai manda solo filmati come Bin Laden”. E però “è un mito”, e allora potrebbe essere d’esempio a Berlusconi, al quale “non interessa la Sardegna ma la Corsica, Ajaccio”, patria di Napoleone. “Berlusconi - dice l’attore rivolgendosi idealmente al premier - ti propongo di diventare un mito come Mina, come Greta Garbo: devi sparire, devi andare lontano. Più lontano vai e più mito sei, magari con Apicella scrivi una canzone e ogni tanto la mandi, come Mina”.

    Alfano e la legge “per tuttibus”. “Dicono che faccio sempre battute sul centrodestra - continua Benigni - il problema è che volevo fare una battuta sul governo Prodi, non ho fatto in tempo perché è caduto prima. Volevo farla su Veltroni e si è dimesso. Pensavo al governo Prodi, tempi leggendari, in cui esisteva quella cosa che chiedi quando cerchi una strada, come si dice, la terza a… sinistra. C’era pure Mastella ministro della Giustizia, che ha lavorato perché così chi veniva dopo di lui poteva sapere di non poter far peggio”. “Ora - dice l’attore - c’è Angelino Alfano, che ha fatto il lodo: prima accusavano Berlusconi di fare solo leggi ad personam. Ora le ha fatte per quattro personam, magari un giorno le farà per tuttibus…”.

    La Zanicchi, Berlusconi, il sesso. Scherzando sul testo della canzone di Iva Zanicchi (che parla di sesso senza amore e invita l’uomo a non “durare” poco), Benigni ha rivolto al premier l’invito a uscire con la cantante ed europarlamentare, immaginando Berlusconi e la Zanicchi in macchina con i sedili ribaltati. E citando il Nessun Dorma che ha aperto la serata, ha intonato: “All’alba tromberò!”.

    “Gli omosessuali non sono fuori dal piano di Dio”. Si ride a lungo, poi Benigni cambia registro. E dice la sua sulle polemiche sugli omosessuali: “E’ una storia incredibile che va avanti da millenni. Gli omosessuali non sono fuori dal piano di Dio. Di peccati c’è solo la sutpidità”. “Per rendere l’idea dell’assurdità e ridicolaggine” di certi atteggiamenti, Benigni ricorda che gli omosessuali “sono stati seviziati e sono morti nei campi di concentramento perché amavano un’altra persona”. “Mettiamo che un eterosessuale si innamori focosamente di una persona dell’altro sesso - spiega - e a un certo punto lo prendono, lo torturano e lo uccidono perché si è innamorato. Tanti omosessuali sono stati torturati perché amavano un’altra persona, lasciate stare il sesso. E’ un’assurdità”.

    “Gli omosessuali sono persone che si amano”. L’attore giudica “assurdo” che si parli di omosessualità “con tanta rozzezza”, “sono persone che si amano, non è che per colpa loro finisce la razza, come dice qualcuno”. Nella storia dell’umanità, continua, “ci hanno fatto dei doni enormi, ed è il sentimento dell’amore che caratterizza gli omosessuali. E quando c’è l’amore tutto diventa grande. Nemmeno la fede rassicura, l’unica cosa che rassicura è l’amore”. Poi Benigni ricorda Oscar Wilde, “messo ai lavori forzati per la sua omosessualità. In prigione ha scritto una lettera alla persona per la quale era stato condannato”. La lettera, Benigni la legge tutta. Poi lascia il teatro, ed è standing ovation.
    (17 febbraio 2009)

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    di Wlodek Goldkorn - 24 dicembre 2008, L’espresso
    Gli intercettati e i corrotti. Gli ignavi e i bigotti. Il grande comico toscano racconta i gironi danteschi dell’Italia di oggi. Parla della volgarità e della speranza. E spiega perché Silvio Berlusconi ci fa ridere

    Faccio una premessa, anzi un preambolo, bella la parola preambolo, c’ha un bel suono. Sono anni che non faccio un’intervista a ‘L’espresso’, e siccome sono emozionato, propongo di rovesciare le parti. Intervisto io ‘L’espresso’, e chissà cosa mi raconterebbe ‘L’espresso’…

    Le raconterebbe l’Italia di oggi, signor Benigni, come fa ogni settimana. Torniamo quindi all’ordine stabilito. Il pretesto per questa intervista è ‘Tutto Dante’, una serie di dvd tratti dallo spettacolo con cui ha riempito le piazze d’Italia. E allora provi a immaginarsi: Dante risorge oggi.
    “Dante non risorge perché anche nella tomba è vivissimo. Anzi, per alcuni è già troppo vivo anche da morto”.

    E lei lo porta in giro per il mondo.
    “Infatti torno dall’estero. Ho fatto uno spettacolo al Palazzo del ghiaccio di Lugano. Tutti con peliccia, sciarpa, berretto. E io con un vestitino estivo. Sembrava l’immagine del lago di Cocito dell’Inferno dantesco. Assomigliavo a uno di quei personaggi della ‘Commedia’ che hanno commesso peccati tremendi: superbia o tradimento, e che per la pena di contrapasso stanno immersi nel ghiaccio, con il viso rivolto in su. E come per la pena di contrapasso, mi sono ammalato. Mi ha impressionato, non solo a Lugano, anche in altre città, l’entusiasmo degli italiani all’estero. Partivo dicendo: ‘In Italia ho un vantaggio: appena dico il nome di Berlusconi, tutti ridono’. Ma già a metà del nome, ecco che a Lugano o in Germania partiva un fragoroso applauso e una risata”.

    È una maschera della commedia dell’arte, Silvio Berlusconi?
    “Di più. Non è una maschera, è la maschera. È spettacolare. Esonda, come si usa ora dire del Tevere. È piovuto troppo Berlusconi nel mondo, e ora sta esondando. Basta dire: ‘Berl’, e scoppia una incontenibile risata. Io, poveretto dico: ‘Perché Dio’, e niente. Dico invece ‘Berlusconi’, ed ecco che va giù la sala. Perché Berlusconi promette. È un nome che promette di divertirci. Con lui tutto finisce in una gran risata. Ho visto che all’estero ridono di più che in Italia. Le cose che arrivano indirettamente sono più belle. Berlusconi gioca di rinterzo”.

    Parliamo della sua comicità. Lei non porta maschera. Si presenta con la sua nuda faccia. In ‘La vita è bella’, il film che le è valso l’Oscar, lei è Benigni, non un ebreo. E il lager non è Auschwitz…
    “Per ogni comico lo stile è il suo corpo, e il modo con cui si muove, il suo sguardo. Per esempio, questa scemenza che ho appena detto, se mi si potesse vedere, sarebbe un po’ più bella”.

    L’Italia piace al mondo?
    “Così come il nostro imperialismo militare del Ventennio è stato il più goffo e ridicolo del mondo, il nostro imperialismo culturale è stato il più lucente di tutti i tempi, e ancora brilla. Nel mondo occidentale tutto ciò che è moderno è stato inventato dagli italiani. Dai bottoni all’architettura, dal bacio alla finanza, dai pantaloni alla musica. Gli ordini angelici e il purgatorio: tutta roba italiana”.

    Lei ama sottolineare le sue radici…
    “Contadine. I miei genitori erano parte della terra, la amavano e la lavoravano. Erano due zolle. E io ne vado orgoglioso”.

    I ricchi considerano i poveri volgari.
    “È questa una considerazione volgare. Cristo ha dato un nome ai poveri: il suo”.

    È in grado di definire la volgarità?
    “Volgarità è andare a toccare e stuzzicare le nostre parti più basse per ottenere un facile consenso, un immediato guadagno, un’indebita popolarità. A volte si cede. Basta un momento di debolezza. Chissà se anch’io non ci sono caduto qualche volta”.

    La tv è volgare?
    “A volte le cose sono così plateali che spero che si arrivi all’assuefazione”.

    Naturalmente non fa i nomi…
    “Farli sarebbe volgare davvero”.

    E allora torniamo al sublime. Dante parla di corpi, di escrementi, di sangue. Oggi è possibile farlo con altrettanta eleganza?
    “Dante sente odori, umori, inciampa nei corpi. Usa parole come merda o puttana, perché è convinto che tutto è degno di essere salvato. La poesia può essere fatta con qualsiasi parola. La poesia è corpo, ritmo, finzione, passione. Ogni parola nella ‘Commedia’ corrisponde a un’emozione. Ed è una lezione di libertà”.

    Perché?
    “Quando siamo in preda alle passioni, siamo liberi, perché nessuno ci può controllare. Dante muore nel primo cerchio perché altrimenti sarebbe rimasto lì, tra i lussoriosi, i due avvinghiati per l’eternità. L’inferno si ferma davanti alle passioni, omaggia l’amore terrestre”.

    Cosa è successo allora alla lingua italiana? A sentire le intercettazioni ci sono poche passioni e molta volgarità. Nel suo spettacolo c’è un pezzo molto applaudito…
    “‘Aho, Qui ce ne sono due che vonno fare la televisione, ma non sanno fare un cazzo. Che je fammo fa’? Ma so’ bone? Ammazza: una sorca, una fregna. Allora io mi scopo la sorca tu ti scopi la fregna. Je fammo fare un reality, Un due tre sorca, l’Isola della fregna’. Questo dialogo è un capolavoro, un vero girone infernale degli intercettati. Neanche Dante saprebbe scrivere un dialogo così”.

    Berlusconi in quale girone lo metterebbe?
    “Un girone ad personam. Fatto con una legge solo per lui. Confesso, tempo fa volevo fare uno spettacolo in cui Dante mi avrebbe guidato all’inferno. A pensarci bene, a Berlusconi potrei fargli fare il giro di tutti quanti: dei lussuriosi, dei barattieri, dei simoniaci, dei bugiardoni, dei bischeroni. Sta bene dappertutto. È un protagonista”.

    Perché non ha fatto quello spettacolo?
    “Perché sarebbe cabaret. Preferisco la ‘Commedia’”.

    Nel girone degli ignavi chi metterebbe?
    “Quel girone sarebbe pieno. L’ignavia è il più grave dei peccati. Gli ignavi sono rifiutati perfino dal demonio. Satana non li vuole perché i dannati, gli assassini direbbero ‘io sono meglio di loro’. Quando vediamo gli orrori alla tv, il vero orrore è la nostra indolenza”.

    Molti politici italiani peccano di ignavia. Anche quelli di sinistra.
    “Certo. Ignavi sono anche coloro che salgono sul carro del vincitore, quelli che aspettano di agire per vedere come vanno le cose. Essere ignavi vuole dire vivere senza Dio, perché una volta scelta la strada dell’ignavia, il Dio che è dentro ciascuno di noi non ci guarderà mai più negli occhi. La pena del contrapasso per gli ignavi non a caso è seguire nudi un vessillo stracciato ed essere pungolati dalla mosche. Perché nella vita, loro non sono stati pungolati da niente. Non hanno vissuto”.

    Lei spesso dissacra il potere.
    “Una volta era facile. Oggi s’è dissacrato da solo. Un comico serio deve proteggere i cittadini da chi li governa. È il suo lavoro”.

    E quando prese Enrico Berlinguer in braccio?
    “Volevo sentire il suo corpo. L’ho visto fragile. Volevo far vedere la sua leggerezza in una maniera fisica. Eravamo abituati che il segretario del Partito comunista fosse un padre. Io l’ho voluto ricondurre alla condizione di un bambino”.

    Oggi i capi dei partiti come sono?
    “È cambiato tutto. Si è persa una parte, ma si è guadagnato da un’altra. Le nuove generazioni sono meglio. I giovani sono più belli, più colti, più sensibili”.

    In giro si sente nostalgia di Berlinguer.
    “Quando pensiamo al passato, cancelliamo le parti brutte e teniamo in mente solo quelle belle. Ma è un errore. Bisogna guardare in avanti. Dobbiamo vedere il bello di fronte a noi. Altrimenti che vita sarebbe?”.

    Walter Veltroni è meglio di Berlinguer?
    “Berlinguer andava bene. Adesso c’è Veltroni e va bene Veltroni. Non si può mica rifare Berlinguer. E come se io volessi rifare Chaplin”.

    Perché in Italia spesso i comici fanno i politici e i politici i comici?
    “Qui entriamo nella distinzione tra comicità e satira. La satira è mirata. È ad personam. Io preferisco la comicità che parla a tutti e prende di mira tutti”.

    Lei soffre per lo stato della libertà in Italia?
    “Possiamo dire tutto. Io posso dire che Berlusconi fa schifo. Poi magari mi mettono in galera e chiudono ‘L’espresso’. Però l’abbiamo detto. Ma io non l’ho detto. È ‘L’espresso’ che lo ha scritto. Sono stato frainteso”.

    Visto che siamo liberi. Cosa le viene in mente quando sente la parola Brunetta?
    “Mi fa schiantare dal ridere. Quando lo vedo in tv, mi viene la voglia di entrarci dentro e mettermi accanto. È una maschera, per come esprime i concetti, non per l’aspetto fisico. È un testo teatrale”.

    Mariastella Gelmini?
    “È impegnata in una lotta impari. Le facce dei ragazzi sono sacre. Non si può non stare coi ragazzi. Diceva Mark Twain: ‘Non ho mai permesso alla scuola di interferire con la mia istruzione’”.

    Giulio Tremonti?
    “Un’immagine, nitida. Non uno da mandare all’inferno”.

    Lei dice che Dante scrive perché Dio esista e non perché Dio esiste. Il poeta crea il mondo?
    “Sì. E la ‘Commedia’ è il poema dell’incredibile, è audace e moderna. C’è dentro il bipolarismo, il trasformismo. Ah, che bella pena sarebbe quella dei trasformisti, Dante cambierebbe in continuazione quel che appare loro davanti. E quanto sarebbe pieno il girone dei corruttori. Ma niente nomi. Dante l’hanno mandato in esilio perché odiava i trasformisti e gli stolti. Poteva dare un bacio a un lebbroso, non avrebbe mai stretto la mano a un imbecille”.

    Ci sarebbe il girone dei bigotti?
    “Sì. Di coloro che prostituiscono il sacro”.

    A chi stringerebe Dante la mano a Montecitorio?
    “Il parlamento racchiude il 10 per cento del peggio, l’80 per cento di mediocrità. E il 10 per cento del meglio. A quel 10 per cento stringerebbe la mano”.

    Ultima domanda. Lei va in giro con la ‘Commedia’ in tutta l’Europa, in America, nei Paesi arabi. Perché Dante è così universale?
    “Perché si è occupato di quella cosa di cui non si occupa più nessuno: la vita, il mistero, il perché siamo qua. I fatti del mondo non sono la fine della questione. Oggi è tutto desacralizzato, ma appena entro nell’aldilà si sente una nostalgia, una rimembranza profonda, di un paradiso terrestre. Noi viviamo la notte di Giacobbe perenne. Lottiamo con Dio, e come Giacobbe ne usciamo feriti, toccati. Non si può sfuggire alla ‘Commedia’ come non si può sfuggire alla propria coscienza. È come chinarsi sull’abisso. E quando guardi l’abisso l’abisso guarda te”.


    —————————————————————————————————-
    *Benigni ‘casts’ Berlusconi in Dante’s Inferno : …”Last year Dante Alighieri scholars were impressed by his unorthodox approach to the masterpiece, praising the Tuscan comic’s grasp of the symbolism and references in the chosen sections of the Divine Comedy, which is the most lauded work of Italian literature.

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    December 16th, 2008SilviaPittRoberto Benigni, Video

    Vi presentiamo la prima parte di “Non ci resta che Benigni“, il documentario de La Storia siamo noi, a cura di Annalisa Bruchi e Silvia Tortora, con testimonianze inedite e racconti sull’arte, il cinema, la storia di Roberto Benigni.

    Roberto è una persona straordinaria..sotto ogni punto di vista.” (Carlo Azeglio Ciampi)

    Per le successive 8 parti del documentario cliccate qui.

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    December 10th, 2008SilviaPittRoberto Benigni

    Imperdibile appuntamento questa sera, martedì 10 dicembre, su Rai Due, ore 23.50, La Storia Siamo Noi presenta un documentario inedito su Roberto Benigni, dal titolo “Non ci resta che Benigni, faccia a faccia con il volto della risata“, a cura di Annalisa Bruchi e Silvia Tortora, con un faccia a faccia tra Roberto Benigni e Giovanni Minoli.

    I ricordi e le testimonianze dei suoi amici, e di chi lo conosce profondamente. Fra gli intervistati, il Presidente Carlo Azeglio Ciampi, l’onorevole Massimo D’Alema, l’onorevole Walter Veltroni, Sandro Bondi, ministro dei Beni Culturali, Paolo Conte e Roberto Baggio. Ed ancora un repertorio inedito: da “Tele Vacca” a “Rockpolitik” per ripercorrere la storia di un genio comico, irriverente ma tenero, che incanta e sorprende continuamente le platee. E oggi, dopo gli Oscar e dopo i trionfi televisivi, Benigni è anche l’artista che riempie le piazze d’Italia e d’Europa leggendo Dante.

    Questi alcuni dei commenti - Carlo Azeglio Ciampi: “è una persona straordinaria sotto ogni punto di vista. Roberto per conoscerlo a fondo bisogna praticarlo. Perche è un timido”; Massimo D’Alema: “una volta èvenuto a casa mia e c’era mia suocera che, intimidita dalla presenza del grande attore, si era chiusa in cucina. Lui è piombato in cucina e ha detto - Ninetta… sei timida! Anche io sono tanto timido, ed era la verità, e poi l’ha abbracciata”; Walter Veltroni: “Roberto è solare, ha questa energia e curiosità. Ha sempre le antenne aperte. E’ una persona con cui è piacevole stare”.

    Quella che segue è una parte dell’intervista di Minoli, riportata dal numero di “Gente” in edicola questa settimana:

    La leggenda racconta che da piccolo era talmente brutto che le sue sorelle volevano buttarla via e la mamma pensava addirittura che le avessero fatto una fattura…
    «Non credo che mia mamma lo direbbe mai. Devo dire che a casa mia si mangiava poco e, quand’era incinta di me, mi disse che mangiava solo cocomero: “Per i primi mesi non avevo niente, quando venne luglio, trovai dei cocomeri e quanti ne ho mangiati!”. Quindi sono figlio di un cocomero, zuppo di gioia come un cocomero. Ero nato tutto pelle e ossa, una specie di coniglietto. E le mie sorelle: “Non lo diciamo a nessuno che ci è nato un fratello, fa paura! Buttiamolo dalla finestra”».

    Noi invece abbiamo scoperto che le donne sono pazze di lei, la sognano. Lei sapeva di piacere così tanto alle donne?
    «Lo dice come fosse una cosa strana, un paradosso! Lei non ci crederà, ma c’è un mistero nelle donne che è senza fine, uno non sa capire cosa sia questa cosa».

    Nicoletta è gelosa di tutte queste donne che la vogliono?
    «No, lei mi fa un nome che davanti mi si apre una via di luce, spettacolare. Sì, un po’ di gelosia fa bene, è il fatto di sentire che c’è una cosa che va protetta ed è una cosa bella, una passione. Poi nell’arte ci sono due passioni, l’odio e l’amore. E la gelosia quando è sana e bella è un aspetto dell’amore».

    Mi hanno detto che lei aveva già cominciato a leggere Dante in seminario. È vero che è stato in seminario?
    «Seminario è una parola grossa. Io andavo bene in religione e un pretone, un giorno, venne a casa mia e mi disse: “Senti qualcosa?”. Ed io, per essere interessante, dissi “sì”. I miei fecero un salto e mi portarono a Firenze, ai Campi di Marte, dove c’erano tanti preti».

    Quanto è stato in seminario?
    «Ci sono stato qualche mese».


    È vero che papa Wojtyla ha voluto vedere La vita è bella con lei?
    «Sì. È stata una cosa straordinaria. Se glielo racconto non ci crede! Sono andato negli Stati Uniti e, mentre ero a Los Angeles, una sera mi arriva una telefonata dal Vaticano “Giovanni Paolo II vorrebbe un faccia a faccia”. Io pensavo fosse uno scherzo, ma poi ho ripreso l’aeroplano e sono tornato indietro. Giovanni Paolo II: una cosa spettacolare quell’uomo! Quando arrivava Clinton, lo teneva un’ora, a me m’ha tenuto tutto il pomeriggio. È venuto con le ciabatte, accompagnato da due persone, c’erano quelle suore polacche che si sono inchinate al suo passaggio e, dentro una chiesa, abbiamo fatto la proiezione! C’era quel cardinale polacco che prima della proiezione mi ha raccontato due, tre barzellette e mi ha insegnato delle parole in polacco. Quando il papa è entrato, io gli ho detto, benissimo, “Sia benedetto Gesù Cristo” in polacco e lui ha pensato che parlassi polacco, così mi ha preso sotto braccio parlandomi in polacco per un quarto d’ora. A un certo punto il papa mi si è messo seduto accanto, hanno proiettato il film e io ogni tanto mi voltavo e vedevo che era proprio lui accanto a me! Voltarsi e vedere che uno che vede il film accanto a te è il papa vero fa un’impressione spettacolare! Poi è stato bello anche perché il papa mi ha applaudito, si è alzato, mi ha dato il bacino e mi ha detto che era una cosa straordinaria, che lui l’aveva vissuta: che c’erano stati anche i cristiani, non solo gli ebrei. Mi ha ricostruito la storia di quel dolore».

    Una grande emozione?
    «Dire una grande emozione è anche un po’ riduttivo, c’era qualcosa di più. C’era uno scintillio in quella giornata con lui. Poi mi ha ripreso a braccetto, abbiamo fatto il giro. Mi ha dato i suoi regali e io, che non avevo portato niente, gli diedi la mia biro. L’ha data a un cardinale che l’ha messa assieme ai suoi regali. A me ha dato un rosario, che ha benedetto, per la mia mamma».

    Quando ha vinto l’Oscar, sul palco ha ringraziato i suoi genitori per averle dato il più grande dono: la povertà. Perché è il dono più grande?
    «La povertà è la madre di tutte le ricchezze, parlo della povertà francescana, la scintilla divina. Sono grato ai miei genitori perché i poveri sono ricchi in umanità».

    Lei ha detto che sua madre le ha insegnato i valori che contano, parlandole di Pinocchio e Dante. Chi preferisce fra i due?
    «Sono due storie potenti. Dante credeva in quello che diceva e, proprio per la forza della sua credenza, ha preso l’anima di Dio e l’ha tirata giù. E Pinocchio è lo stesso, perché è una favola straordinaria che ci racconta che non si può essere felici. E, invece, Dante ci dice che si può essere felici: quindi, si compensano. E poi, c’era la storia del naso: io vedevo la statua di Dante, che aveva il naso come Pinocchio, e mia mamma mi diceva: “Attento che Dante ti mette all’inferno”. E poi: “Se dici le bugie ti si allunga il naso” e io pensavo che Dante e Pinocchio erano la stessa cosa».

    Ma lei crede nel Paradiso?
    «La mia mamma ci credeva e il mio babbo no. Ed io qualche giorno sono come il mio babbo e qualche giorno come la mia mamma. Oggi sono come la mia mamma, ci credo!»

    Ma alla fine: papà o mamma? Lei in Dio ci crede o no?
    «Farei ingiustizia a nostro Signore a rispondere a questa domanda perché come si fa a dirlo… si vuole bene uguale al babbo e alla mamma. E proprio una predisposizione all’amore e alla giustizia divina stare lì nel mezzo, in quel dubbio, che è la base della nostra vita, la ricerca dell’amore e della conoscenza, come dice Dante».

    Un suo difetto?
    «Ne potrei dire una ventina».

    Il peggiore?
    «Cattivo, ignorante, ipocrita, lussurioso, uno che mente, un ladro tremendo, corrompo, un violentatore, mamma mia! Mi piace torturare… tutti questi difetti che in fondo sono veniali. Li ho detti perché volevo che lei che ha questi difetti si sentisse confortato!».


    Alcune immagini della puntata di questa sera tratte da Tv Talk

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    September 1st, 2008SilviaPittRiconoscimenti

    Invitiamo tutti coloro che leggeranno questo post ad aderire all’appello per il Nobel per la pace per Ingrid Betancourt (iniziativa sostenuta anche da L’Unità e dal sito http://www.coningridbetancourt.org/ ).

       Per aderire all’appello: 

       nobelperingrid@unita.it

       Raccolta di firme

    Ingrid Betancourt arriva a Roma - foto Ansa
    Ingrid Betancourt è arrivata ieri a Roma per una visita di 3 giorni in Italia.
    Ieri sera Ingrid Betancourt è stata ospite per una cena informale a casa di Walter Veltroni. L’ex sindaco di Roma, che tanto ha fatto negli anni della lunga prigionia, ha voluto ospitarla a cena.
    Ospite a casa del leader del Pd, la Betancourt ha ricevuto anche una lunga e affettuosa telefonata dal Premio Oscar Roberto Benigni.  Ingrid Betancourt è fan dell’ attore-regista toscano dai tempi del film La Vita è Bella, pellicola di cui ha discusso con i compagni di prigionia durante la lunga detenzione nella foresta colombiana.

    Mercoledì 3 settembre a Firenze nel Salone dei Cinquecento avrà luogo la solenne cerimonia in cui saranno conferiti a Ingrid Betancourt la cittadinanza onoraria e il Giglio d’Oro di Firenze. Alla cerimonia sono stati invitati, oltre alle autorita’ e ai rappresentanti diplomatici di Colombia e Francia, personaggi del mondo della cultura e dello spettacolo come Vincenzo Cerami, Pamela Villoresi, Lorenzo Cherubini, Francesco Guccini, che hanno aderito all’appello per candidare Ingrid Betancourt al premio Nobel per la pace.

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