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Roberto Benigni laureato dall’Università della Calabria

17 gen. (Adnkronos) – L’universita’ della Calabria (UniCal), in occasione del proprio quarantennale, ha conferito questa mattina a Roberto Benigni la laurea honoris causa in Filologia moderna. La cerimonia si e’ svolta nel Teatro Auditorium UniCal di Piazza Vermicellin ad Arcavacata Di Rende (Cosenza). Nella ‘laudatio’ del professore Nuccio Ordine, il riconoscimento al comico toscano viene motivato, fra l’altro, con “l’importante impegno che Benigni ha profuso nell’avvicinare il grande pubblico alla ‘Commedia’ e ad altri classici” con le sue “lecturae Dantis” che “hanno suscitato entusiasmo nelle piazze, nei teatri, nelle aule universitarie, nelle trasmissioni televisive”, e con l’”impegno civile” con cui ha partecipato alle manifestazione per il 150° dell’Unita’ d’Italia.
E’ UFFICIALE! Roberto Benigni ospite di Fiorello a #ilpiùgrandespettacolodopoilweekend
ROMA, 30 NOV – Roberto Benigni sarà ospite di Fiorello lunedì nella quarta puntata dello show di Rai1 campione di ascolti #ilpiùgrandespettacolodopoilweekend.
La sua presenza, prevista in origine per la seconda puntata, era slittata a causa di un infortunio al piede. Il suo nome è stato in bilico fino a questo pomeriggio, quando è stata sciolta la riserva legata, appunto, alle sue condizioni di salute. ”Uno come Benigni fa spettacolo già dal suo ingresso in scena. Ve lo immaginate con il piede fasciato? No”, aveva spiegato Fiorello nella conferenza stampa di lancio della trasmissione.
Lunedì nel Teatro 5 di Cinecittà si scriverà una pagina di televisione che sicuramente rivedremo nel tempo con due numeri uno insieme sul palco.
Fiorello: “Per la prima volta sul palco con Benigni”
Alla conferenza stampa de #ilpiùgrandespettacolodopoilweekend, su Benigni, Fiorello ha detto:
“E’ la prima volta che starò sul palco con lui. Per me è un grandissimo e sono onoratissimo.
Quello che faremo non lo sappiamo ancora, decideremo un paio di giorni prima”.
Roberto Benigni ricorda Enrico Berlinguer
Roberto Benigni ed Eugenio Scalfari per ricordare Enrico Berlinguer insieme alla figlia dello statista scomparso 27 anni fa. La mostra fotografica, allestita nella scuola media Giovanni Verga della capitale, ripercorre la vita, le scelte e le idee di una delle figure chiave della storia politica del nostro paese
Nelle stesse ore in cui Silvio Berlusconi esce di scena, succede che al Quarticciolo, periferia di Roma, dove la vita è difficile e i ristoranti non sono mai pieni, arriva Roberto Benigni, il piede ingessato, due stampelle per camminare. Da star al Parlamento di Bruxelles, mercoledì scorso, a ospite a sorpresa della Giovanni Verga, scuola di borgata. «Mi hanno detto che c’è una mostra su Fanfani…». In realtà, appese alle pareti di aule un po’ sgarrupate, ci sono le foto più belle di Enrico Berlinguer, immagini private e pubbliche, raccolte e organizzate da Alberto Menichelli, autista e amico del segretario del Pci, animatore dell’Associazione culturale «La Farandola». Immagini per ricordare ma anche, come spiega Roberto Mastrantonio, presidente del Municipio VII, per trovare le ragioni di una ripartenza etica. Clima lieve, con una banda musicale di bambini, famiglie con i cani, ragazzini, pensionati. E’ quasi buio, l’attesa è lunga. Dovrebbero arrivare Benigni ed Eugenio Scalfari, in un solo giorno, tutti e due al Quarticciolo, in mezzo a quelle case alte con i panni stesi alle finestre. «Possibile proprio qui da noi?». Abituati a non esistere, a non contare, nel falso mondo dei vincenti. E invece Benigni si materializza zoppicante, scortato da Lucio Presta, suo manager. Per la gioia di questo pubblico, la butta in politica, come a Bruxelles: «Perché sono ridotto così? Perché mi è venuta addosso una persona che ha deciso di fare un passo indietro ». Ridono. Silvio, Silvio… Si sente già orfano: «E adesso come faremo senza?». Davanti all’ingresso della scuola, il saluto con Scalfari. Poi subito dentro, insieme, a guardare quelle immagini in bianco e nero, «dall’infanzia alle scelta politica»: Berlinguer bambino, vestito da Arlecchino, con il fratello Giovanni, nel 1928, Berlinguer a Stintino in vacanza, Berlinguer con Pajetta e Amendola, con Pertini e Cossiga… «Ci deve essere anche una foto con De Mita», dice Scalfari. E Benigni: «Eugenio, guarda che questi qui sono tutti comunisti, di sicuro l’hanno tolta». Bianca Berlinguer e Ugo Sposetti fanno da padroni di casa. La foto con Ciriaco c’è, e c’è anche quella più famosa di tutte: 1982, il segretario del Pci è in braccio all’attore: «Decisi di sollevarlo all’improvviso. Pensai: “Se non ora quando”». Non c’è copione, non è una cerimonia. Scalfari, da «liberale di sinistra», saluta «i compagni e le compagne» riuniti nel ricordo di Berlinguer. «Io non ho mai preso in braccio Enrico. Ma l’ho fatto idealmente». L’intervista del 1981 sulla questione morale sembra scritta ieri. Appoggiarsi ad un passato sano per ricostruire. La periferia sembra cercare questo. Benigni lo declina a modo suo: «Enrico, ti mando un applauso con tutte e due le stampelle. Sei stato un grande uomo. Sei riuscito a creare l’armonia che è molto più della felicità ».
Benigni visita la mostra dedicata a Enrico Berlinguer
ROMA – L’immagine leggendaria di Enrico Berlinguer in braccio a Roberto Benigni la racconta Alberto Menichelli, 82 anni, lo storico autista del segretario del Pci, per ben tre lustri, dal ’69 fino al terribile epilogo, il comizio di Padova dell’84.
«Eravamo a un incontro di giovani del partito, sul palco Benigni, il quale a un certo punto invita Berlinguer, e dopo un po’ lo solleva da terra e lo prende in braccio; scoppiamo subito a ridere per quella cosa completamente improvvisata». La foto è una delle 360 immagini della mostra «Enrico Berlinguer», in corso all’associazione culturale La Farandola, in via P. R. Pirotta, 95, visitabile fino al prossimo 27 novembre.
ARRIVA BENIGNI – La cosa curiosa, e immaginiamo divertente, è che, giovedì 10 novembre, a far visita ad Enrico, raccontato tra momenti di vita famigliare e politica, arriva proprio Roberto Benigni, intorno alle 17,30. In compagnia di Eugenio Scalfari, testimone di quell’intervista, «La Questione morale», una sorta di testamento di Berlinguer. Benigni che farà, cosa si inventerà? «Da lui c’è da aspettarsi di tutto», dice Menichelli, che ricorda quanto simpatia nutrisse lo stesso Berlinguer per il comico toscano; ricambiata, è chiaro, compreso il film “Berlinguer, ti voglio bene!. E qui, Menichelli, sfata una vecchia leggenda sul politico: «Non è vero che fosse troppo serio, anzi rideva e si commuoveva spesso; solo che poi, si sa, le cose vengono raccontate in un’altra maniera: per esempio, Berlinguer non era mica un fumatore incallito».
Benigni show al Parlamento europeo di Bruxelles: “Siamo il paese del miracolo”
“Chiedo scusa per l’ingessatura, purtroppo in Italia mi è venuta addosso una persona che ha deciso di fare un passo indietro. Mi avevano detto di stare tranquillo, non si muove. E invece…”. Applausi.
Così Roberto Benigni dà il via al suo show nella plenaria del parlamento europeo a Bruxelles.
Celebra il 150esimo dell’Unità d’Italia con una Lectura Dantis del XXVI canto dell’Inferno, quello dedicato ad Ulisse “inventore dell’inganno”. Nei giorni in cui i mercati azzannano l’Italia e la politica non riesce a trovare soluzione, Benigni trasforma lo show in una dichiarazione d’amore per l’Italia: “Paese della resurrezione”, “paese del miracolo permanente”.
Tra gli oltre mille invitati stipati nell’aula per ascoltarlo, non c’é Gianni Letta “impegnato a Roma”. Ma arriva un messaggio del presidente Napolitano: “L’Italia saprà serrare le fila” davanti alla crisi che diventa il filo conduttore dello spettacolo. Ci sono invece Giuliano Amato (Benigni lo definisce “l’uomo che più diffonde il sentimento nazionale oltre al presidente Napolitano”), il vicepresidente della Commissione Europea Antonio Tajani, la ministra per gli affari europei Anna Maria Bernini, i capigruppo europei Pdl e Pd Mario Mauro e David Sassoli.
Benigni prende la scena al centro dell’emiciclo. Ha la gamba sinistra ingessata. “Guarda tu che combinazione, sono caduto. E’ periodo di cadute in Italia”.
Poi, un’ora e mezza di spettacolo in bilico come sempre tra commento politico e poesia pura. Un’orazione per l’Italia dove “investire è una cosa straordinaria” perché questo “non è il paese del Risorgimento o del Rinascimento, ma della Resurrezione…”. “Siamo il paese del miracolo permanente. Voi non potete sapere cosa può fare questo Paese…”. Ma prima altre battute sul governo, senza mai citare Berlusconi. “Non vedo il presidente del Consiglio: pensavo che per una cosa così… Non è che è successo qualcosa e non è potuto venire? Prima di partire dall’Italia l’ultima frase che ho sentito dire è: ‘La maggioranza e’ solida…’. Deve essere successo qualcosa…”. E ancora: “Senza governo è il modello belga, un modello strepitoso! Quindici mesi senza e tutto è andato su. Invece noi ce l’abbiamo. Che vuoi fare…”.
E ancora: “Sono contento di essere qui, a Bruxelles ho mangiato le ‘moules et frites’. Era tanto che non mangiavo, in Italia. Sempre scatolette di tonno, perché nei ristoranti non si entra. Sono pienissimi…”.
Per chiudere il fuoco d’artificio politico con un “ci siete tutti? C’é la maggioranza spero. Non mi fate scherzi, eh. Magari c’é qualche traditore tra di voi: sette-otto e magari è qualcuno che è andato in bagno. Non è che tra i traditori c’é anche il Manneken-Pis (ndr, monumento simbolo di Bruxelles)?”. E quando si fa serio passa in rassegna la storia, l’arte, la musica, la poesia di Dante, dell’intero paese.
Un atto d’amore per un’Italia che “non potete sapere quante ne abbiamo passate” dal disgregamento dell’Impero, a Carlo Magno e Napoleone “che si sono fatti incoronare imperatori in Italia e si sono portati via mezza Roma e mezza Italia”, ma è sempre saputo ripartire. Col suo tocco ricorda che l’Italia degli inventori delle banche “ha prestato soldi a tutta l’Europa e adesso abbiamo un debito, ma ora chi gli va chiedere i soldi a Edoardo I d’Inghilterra che non ce li ha mai ridati?”. E non dimentica la Grecia, con la quale “abbiamo un debito immenso” per il “pensiero, la filosofia e la logica” regalati al mondo. Tanto che tutti le dovrebbero “pagare un euro al giorno”. Su tutto, una certezza: “Questo è un momento straordinario per l’Italia, perché la speranza si manifesta nella disperazione compiuta”.
Il Quirinale vuole il video di Benigni nelle scuole

Sanremo, 18 feb. – Il video dell’esegesi della storia dell’unità d’Italia e dell’Inno di Mameli interpretate da Roberto Benigni sul palcoscenico dell’Ariston potrebbe essere diffuso nelle scuole. L’idea, a quanto apprende l’Agi, sarebbe nata nel corso di contatti telefonici tra il Quirinale e l’entourage di Benigni. L’attore, secondo fonti a lui vicine, sarebbe entusiasta dell’idea. A esprimersi a favore del progetto erano stati già stamane sia il presidente della Rai Paolo Garimberti che il conduttore del Festival, Gianni Morandi, auspicando che questo possa essere realizzato al più presto. Ovviamente, nel ‘video-scolastico’ della performance di Benigni andrebbe solo la parte relativa alla storia d’Italia e all’Inno, e non la satira legata ai fatti di cronaca-politica di queste settimane. Il video rientrerebbe in quelle centinaia di iniziative che si svolgeranno nelle scuole per il 150° anniversario dell’Unità d’Italia.
Morandi: «Roberto Benigni, una lezione da vedere a scuola»
«L’intervento di Benigni al festival lo farei vedere nelle scuole, per far capire ai ragazzi cos’è l’Italia: trasmette l’orgoglio di essere italiani, la nostra straordinaria storia e cultura.
L’italianità è stata rappresentata benissimo ieri sera, con momenti altissimi» così Gianni Morandi alla consueta conferenza stampa all’Ariston all’indomani della serata sui 150 anni dell’unità d’Italia.
Il pezzo di ieri di Roberto Benigni, la sua esegesi sulla storia d’Italia e il suo Inno di Mameli “effettivamente dovrebbe essere portati nelle scuole”. Lo ha detto Paolo Garimberti, presidente della Rai, in conferenza stampa al Roof Ariston, dicendosi d’accordo con quanto aveva sostenuto in proposito Gianni Morandi. Il presidente della Rai ha sottolineato: «quando facevo il chierichetto imparavo a memoria le litanie e le frasi in latino ma senza capirne il senso, come mi è accaduto per l’Inno di Mameli. Alcune cose le ho apprese da poco, con una lettura attenta. E forse un ragionamento andrebbe fatto su come è costruito l’inno d’Italia, che non è quella marcetta che spesso pensiamo sia prima che inizi la partita di calcio della nazionale. Per le scuole sarebbe molto importante».




















