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Video: Roberto Benigni performing “TuttoDante” show in Chicago

Video: TuttoDante a New York

Con Benigni l’America scopre Dante

(NY Daily News) – Isabella Rossellini, Elvis Costello, Jim Jarmusch, Steve Buscemi, Aidan Quinn and Lizzie Bracco came to see Roberto Benigni rhapsodize about Dante’s “Divine Comedy” at the Hammerstein Ballroom on Saturday. Jim Jarmusch, who cast the Oscar-winner in “Down By Law,” “Coffee and Cigarettes” and “Night on Earth,” told us, “Americans mostly know him as a clown, but he’s incredibly erudite about art and literature.” Benigni himself was modest about his mastery of The Supreme Poet. “It is as if Jim Carrey would come to Rome talking about Walt Whitman,” Benigni told the packed house. The “Life is Beautiful” director spent almost as much time feasting on Italian Prime Minister Silvio Berlusconi’s “jailbait affair” with 18-year-old model Noemi Letizia. “This underage pussy, it’s very dangerous,” said Benigni. “We picture Berlusconi at the 18th birthday party of the barely legal girl, just waiting in the wings for her to blow out her birthday candles…counting down the candles until finally, ‘Eighteen!!!’ You remember with Monica Lewinsky, President Clinton was asked, ‘Did you have sex with that woman?’ He said, ‘I did not have sex with that woman!’ In Italy, it is the opposite. Berlusconi says, “I had sex with that woman” and everybody says, ‘You did not!’ He says, ‘Yes, I did!’ He’s 73 years old. I never voted for him but now I think I will. It is a good image for Italians, no?

Roberto Benigni’s TuttoDante in New York

If you attended TuttoDante show in New York, write and send your comments/reviews/photos to www.unbenignidanobel.it .
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Here are some photos from yesterday night: Roberto Benigni performing on the stage of Hammerstein Ballroom, Manhattan Center, and after the show meeting friends and journalists (in the last two pictures
you can see Jim Jarmusch behind Roberto Benigni) :

Video: Benigni a New York dopo lo show

NEW YORK (31 maggio) – «C’era un’atmosfera… sembrava di essere a Frosinone. Potevo essere in un posto italiano qualsiasi». Stremato dopo due ore di spettacolo in inglese alla Hammerstein Ballroom del Manhattan center di New York, Roberto Benigni si ferma a salutare gli amici – c’è ovviamente il regista statunitense Jim Jarmusch, con cui nell’84 l’attore italiano ha fatto Daunbailò – e scambia qualche battuta con i giornalisti (guarda il video).

Il comico è commosso per l’accoglienza avuta negli Stati Uniti. «Vedere una cosa così mi ha dato una soddisfazione – dice -. E’ una cosa straordinaria, ci si sente sempre a casa».

E’ stato Silvio Berlusconi comunque e non Dante a dominare tutta la prima parte dello spettacolo: «E’ più famoso Berlusconi di Dante - dice Benigni -. Bastava nominarlo e la sala veniva già dalla e risate. E’ una cosa eccezionale. Già a Berlus.. una risata».

Benigni porta Dante negli Usa e avverte: «Silvio attento: con le minorenni è illegale»

di Jacopo Orsini, Il Messaggero
NEW YORK (31 maggio) – «Vi avverto: parlerò in inglese per un’ora e mezzo». Dopo il successo del tour italiano, Roberto Benigni sbarca negli Stati Uniti per leggere Dante agli americani. Il comico italiano racconta del V canto dell’Inferno, quello dei lussuriosi, «dove enno dannati i peccator carnali, che la ragion sommettono al talento». Ma è quando parla di Silvio Berlusconi che gli applausi arrivano più scroscianti, come ammette anche l’attore alla fine dello spettacolo: «E’ più famoso Berlusconi di Dante, bastava nominarlo e veniva giù la sala dalle risate».

Benigni, dopo aver letto la Divina commedia nelle piazze italiane, è partito con un tour mondiale che lo ha portato prima in Europa e poi negli Stati Uniti, dove ha debuttato martedì con uno spettacolo a San Francisco. Sabato sera il comico italiano è arrivato alla Hammerstein ballroom del Manhattan center di New York. La sala era strapiena. Ad ascoltarlo c’erano circa 2mila persone, la maggior parte italiane. E forse è anche per questo che dopo aver spiegato per quasi un’ora e mezzo il V canto in inglese maccheronico, aiutato dai sovratitoli, quando finalmente Benigni annuncia «ora passiamo all’italiano», nella sala si sente un sospiro di sollievo.

Ma la prima parte dello spettacolo newyorkese è tutta sul premier: «In questo momento ha qualche problema», sghignazza Benigni. Dopo aver salutato il pubblico con affetto – «è la prima volta che vengo a New York, il mio cuore pulsa, sono pieno di gioia, vi amo molto e vorrei saltare su di voi nudo e fare l’amore, un’orgia con voi», ha esordito – Benigni si scatena sul presidente del Consiglio e sui suoi rapporti con Noemi Letizia, strappando risate e applausi. «Silvio attento, è pericoloso, è molto illegale, è una passera minorenne, non farlo», dice Benigni, che poi aggiunge: «Berlusconi è andato a questo compleanno e quando hanno spento le candeline ha fatto il conto alla rovescia: tre, due uno: vai ora è legale».

Davanti alla platea americana, il comico spiega la differenza fra l’ex presidente Bill Clinton, che doveva negare di aver avuto rapporti sessuali sesso con Monica Lewisky, e Berlusconi che a 73 anni invece si vanta di fare sesso ma nessuno gli crede. E dell’ammirazione che riscuote in Italia chi ha successo con le donne. «Lo confesso: non ho mai votato per Berlusconi, ma ora potrei votarlo. Berlusconi I love you very much».

«Ma chi gli dà quest’energia – continua il comico -. Al G20 di Londra Berlusconi era così eccitato che ha strizzato le palle a Obama. Con Berlusconi tutto è possibile, è unico, è straordinario». E la sinistra? Per Benigni è un problema. «Mi dicono: “Eh con Berlusconi è facile: perché non prendi in giro la sinistra?” Ma appena comincio a preparare qualcosa su di loro cadono subito». Quando perde il filo, o fa finta di perderlo, Benigni nomina Berlusconi, la sala ride e lo spettacolo riparte: «Mi sono detto: non posso fare uno spettacolo in inglese, ma poi ho pensato: se Berlusconi è primo ministro tutto è possibile. Yes we can».

Dopo il presidente del Consiglio è il momento di Dante. «Vedete come è collegato alla nostra epoca: sesso, passione», spiega Benigni, che fa partire una esilarante tirata su intercettazioni, vallettopoli e soprattutto Vittorio Emanuele di Savoia e le sue volgarità. «Il sesso governa il mondo», dice ancora l’attore, prima di concentrarsi su «questo incredibile capolavoro, il più splendido capolavoro della letteratura» che è la Divina commedia. «Siamo nel Medioevo – racconta Benigni agli americani -. Credetemi Firenze era come New York ora. Firenze ha inventato la finanza e le banche. Anche bancarotta viene dall’Italia».

Il comico parla di Paolo e Francesca, della pietà, dell’amore che per Dante «è qualcosa di spaventoso, un sentimento terribile e potente». Passa per un attimo all’italiano per leggere quello che definisce «uno dei versi più splendidi» mai scritti: «Amor, ch’a nullo amato amar perdona, mi prese del costui piacer sì forte, che, come vedi, ancor non m’abbandona» e spiega: «Non c’è amore sprecato, quello che amate veramente non vi verrà mai rubato». Racconta di come si rivela l’amore, «se non amiamo è come se non vivessimo», e invita gli spettatori a immaginare il silenzio dell’Inferno e il pianto di Paolo. Ma è quando Benigni passa alla lingua inventata da Dante che arriva un forte applauso. E’ il momento più intenso di quasi due ore di spettacolo. «Dobbiamo ringraziare, non capire questa scandalosa bellezza». Poi inizia a recitare a memoria il V canto dell’Inferno. Finalmente in italiano.

Benigni con Dante per la felicità. Intervista con l’attore toscano che risfida l’America

di Stefano Vaccara, America Oggi | 17-05-2009 |

Tenetevi forte, sta arrivando Roberto Benigni a New York. L’America non scorderà facilmente la premiazione di Benigni nella notte degli Oscar del ’98, con “La vita è bella”. Ora l’attore-regista ritorna negli Stati Uniti con il suo spettacolo “Tutto Dante”. La prima tappa dello show sarà a San Francisco, il 26 maggio, poi sarà la volta di New York il 30, Boston il 6 giugno e infine Chicago il 12.
Benigni reciterà in inglese e in lingua originale il Quinto Canto dell’Inferno che descrive la storia d’amore di Paolo e Francesca. Riuscirà Benigni a comunicare la poesia di Dante all’America?

Il tour mondiale è iniziato lo scorso anno da Zurigo, dopo diverse tappe europee è la prima volta che sbarca oltreoceano. Le tappe negli Usa sono state organizzate da Massimo Gallotta Promotions. Lo spettacolo newyorkese è sponsorizzato dall’Istituto Italiano di Cultura.
Abbiamo l’appuntamento telefonico con Benigni per l’intervista giovedì. Lui è in Svizzera, a Basilea, tra poche ore inizia lo spettacolo. Ci risponde al telefono con il suo inconfondibile forte accento toscano, la lingua di Dante: “Stefanooo, come stai? America, arrivo”.
I premurosi manager ci avevano intimato soltanto quindici minuti per l’intervista, ma Roberto ci rassicura subito: “Ma quali quindici minuti, non ti preoccupare Stefano, noi si parla di Dante a New York, e lo vuoi fare in quindici minuti?”.

Roberto, Dante cosa avrebbe pensato dell’America?
«Ma Dante ha scoperto l’America prima di Colombo, ha situato la montagna nel Purgatorio… ad un certo punto, le cartine geografiche Dante le ha portate nel Purgatorio, quando Ulisse remando remando etc etc… insomma Dante l’ha scoperta prima lui l’America… »

In un film che hai recitato con Massimo Troisi, trasportati indietro nel tempo, cercavate di fermare Colombo dal partire dalla Spagna affinché non scoprisse l’America…
«Eh che c’era quell’americano che m’aveva sposato la mia sorella e me l’aveva rovinata, allora… »

Ma a Dante, l’America con Obama presidente gli sarebbe piaciuta o no?
«Oggi con Obama è tutta una felicità. Portare Dante in America è come portare Obama in Italia. Io la prossima volta voglio portare Obama in Italia, per le sue poesie, lui è come un libro scritto, fisicamente, proprio come è fatto, lui è già un verso di una poesia. È bellissimo, ci ha rimesso tutti in buona carreggiata con l’America, che con Bush stavamo andando tutti storti. Lo ripeto sempre: l’elezione di Obama è una Divina Commedia!»

Dante ci ha anche insegnato quanto sono importanti le donne per gli uomini. Che cosa avrebbe pensato Dante di Michelle Obama: senza di lei ci sarebbe stato presidente Barack Obama?
«Sarei costretto a dire un luogo comune, che dietro ogni grande uomo c’é una gran donna. Ma qui non c’é nessuno che sta dietro, sono alla pari, ecco accanto ad un grande uomo c’é una grande donna e viceversa. Guarda che per Dante Alighieri è partito tutto dagli occhi di una donna, da Beatrice. Lui ha scritto l’opera più straordinaria di tutti i tempi per rivedere gli occhi di una donna. Tutta la sua conoscenza è a Beatrice, tutta la sua cultura è lì, quando ha visto per la prima volta quella donna, ha visto nei suoi occhi: tu sei eterno. E lui ha promesso, per questi occhi io scriverò una cosa che non è mai stata scritta prima da nessuno. E l’ha mantenuta la promessa, pensa un po’ che bellezza. Quindi senza gli occhi delle donne, nessun poeta potrebbe mai scrivere niente di eterno. Sono loro che ci fanno fare le grandi cose. Quindi per Obama e Michelle è la stessa cosa. Quando si vede quel bel sorriso di Michelle, e si vede quella felicità di fare un cammino insieme ad una persona che si ama, si sente come se i fatti del mondo non sono la fine della questione, forse c’é qualcosa di più, che non sappiamo, di insondabile, e questa è una bella speranza… »

La recita di Dante l’hai iniziata nel 2002, subito dopo il terrore dell’11 settembre. Oggi abbiamo la grande paura della crisi economica. Conoscere meglio l’opera di Dante può aiutarci in tempi come questi?
«Guarda leggere Dante aiuta sia in tempi di crisi che in un momento di grande felicità. Perché Dante non è solamente un aiuto, ci lascia nella bocca il sapore della felicità. Alla fine il messaggio della Divina Commedia è proprio che è bella. Quindi parla a tutti noi, Dante ci fa vedere come siamo fatti e ci dice: scegliti, tra questo e quello, e non ci nasconde le nostre cose più basse, per questo è il più grande poeta di tutti i tempi. Perché per la prima volta dice che siamo proprio noi i padroni della nostra vita e della nostra morte, del nostro destino. Prima di Dante, da Omero in poi tutti gli uomini venivano affidati agli dei, al destino, al fato. Dante no, dice siete voi, siamo noi che ce lo facciamo, siamo noi i padroni del nostro destino. E allora in questo momento straordinario, di grande crisi, dovuta all’avidità, che è una delle tre belve di Dante, la lupa è l’avidità, ecco quelle cose che la Bibbia ce le ha dette in maniera mistica, Dante ce le ha dette in maniera popolare. Ce le fa sentire con mano, è un libro che si può abbracciare, è come un amico che ci conosce, la Divina commedia non la leggiamo noi, è lei che legge noi! Quando io leggevo Dante, mi dicevo: ma questo mi conosce più profondamente di qualsiasi altra persona. Mi vien voglia di chiamarlo, di farmi dare il numero di telefono, pronto Dante, sei libero domani, prendiamoci un caffé insieme. L’insegnamento della Divina Commedia è una domanda che a rispondere ci si potrebbe stare ore e ore, ma quello che ci fa sentire ad ognuno di noi, è unico, e anche se la nostra vita non sembra eccezionale a nessuno, Dante ci dice che siamo gli eroi di un dramma epico irripetibile, che non avverrà mai più. Abbiamo una volta sola l’occasione di vivere, e questa cosa non ci fa mai sentire superflui, mai totalmente vinti, ci narra proprio il miracolo dell’esistenza. E alla fine, quando arriviamo in Paradiso e ci voltiamo indietro, l’Inferno è vuoto. Ci ha portati tutti con sé. È un poema così grande che dopo averlo letto non si guardano più le persone con distrazione, ci si guarda tutti come un mistero, come se siamo depositari di un destino immenso. È questa la cosa straordinaria».

Roberto, stai portando il tuo spettacolo dantesco in giro per il mondo e i temi toccati nell’arte dell’Alighieri sono universali, come l’amore appunto. Ma ecco arrivare l’ostacolo della lingua. Insomma recitare all’estero non è come nelle piazze italiane. Negli Stati Uniti avrai tanti americani di origine italiana che sono disposti a seguirti nella lingua del poeta fiorentino. Ma con il pubblico americano che ti ha conosciuto e apprezzato soprattutto al momento dell’Oscar de “La vita è bella” e che ora vorrebbe vederti recitare Dante, come farai per farti comprendere?
«Prima di tutto lo spettacolo è in inglese ‘bettered with Italian’, cioè quando non trovo la frase in inglese io la ‘swiccio’. Insomma è l’inglese mio. Poi io non sono un professore, né un critico, né un teorico, insomma un intellettuale. Sono un uomo di spettacolo, e quindi con la Divina Commedia io faccio prima di tutto uno spettacolo. E poi è proprio il Quinto canto, quello appunto del sesso, della lussuria, delle passioni e dell’amore, e tutto quello che ci racconta quanto ha che fare, soprattutto oggi, il sesso con il potere… Nella prima parte dello spettacolo io parlerò di fatti moderni naturalmente, con Dante poeta universale. In più quando io farò il Quinto canto in originale, quella lingua di Dante che in italiano il 70% è rimasto quasi uguale, ecco lì è come sentir la musica, è proprio una sinfonia. Dante ci ha messo tutti i ritmi: c’è il classico, il jazz, il rock, è come sentire Beethoven e Duke Ellington, Bach e Jimmy Hendrix, una cosa spettacolare. Se ti viene bene, è una cosa che si rimane stupefatti, una sinfonia e Dante si capisce senza bisogno di capirne la lingua. Ecco quando siamo difronte ad un ecstasi, non si deve spiegare più, perché l’analisi la riduce. Ma nella prima parte parlo di attualità, di Obama e Michelle, di Berlusconi e… »

E infatti ho più di una domanda su Berlusconi. Ma restando un attimo sul tema della lingua, tu in America sei riuscito a farti capire in passato. Ancora prima dell’Oscar per “La vita è bella”, gli americani cultori del cinema ti conoscevano per la tua interpretazione, recitata in inglese, nel film “Daunbailò” (1986).
«Eh sì, fu il mio primo impatto con gli Stati Uniti grazie a Jim Jarmusch, un grandissimo regista con cui sono rimasto molto amico».

Stiamo arrivando all’orgomento sulla bocca di tutti, sesso e tradimenti, ma prima volevo il tuo parere su quello che, almeno da New York, ci ha fatto molta impressione, mi riferisco alle ultime dichiarazioni di Berlusconi riguardo alla questione immigrati. Siamo d’accordo che sui cosidetti “respingimenti”, ogni Stato abbia il diritto di controllare i propri confini, ma quando il capo del governo italiano, parlando della questione, ha detto: “Sono contrario all’Italia multietnica”, ecco secondo te cosa intendeva dire Berlusconi?
«Guarda Stefano, ha colpito e tanto anche a me, quindi non solo a New York. Non credo che ci siano tanti significati per spiegare quelle parole, quello che dice Berlusconi di solito è piatto, ha solo un significato. Quindi quello che ha detto è quello che abbiamo capito, che non gli piace un’Italia multietnica. Cioè si rivolge a quella parte di noi italiani che c’è sempre e che non abbiamo il coraggio di far vedere e che ogni tanto viene fuori. E magari fosse solo quella…»

Passiamo alle vicende ‘piccanti’ che hanno fatto il giro di tutti i giornali del mondo. Secondo te Veronica Lario, che per tanti anni aveva più o meno comodamente sopportato un marito dall’istinto, come dire… non mi viene quella espressione toscana molto chiara, mannaggia mi sfugge…
«Allupato, si dice allupato.»

Già, allupato. Allora Veronica ha deciso di divorziare dal Silvio “allupato” per la storia delle veline candidate alle Europee o per la vicenda del “papi” frequentatore della minorenne Moeni? Secondo te qual è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso del matrimonio tra Silvio e Veronica?
«Ma quale goccia, qui si tratta di una cascata del Niagara! Veronica lo aveva già bastonato una volta sui giornali, altro che goccia. Però si sa, mentre gli americani a queste cose darebbero molto peso, agli italiani importa poco, e quindi finora non succede nulla.»

Anche la Chiesa si è arrabbiata con Berlusconi.
«Già la Chiesa un pochino, ma che dobbiamo dire, poi Veronica ha detto la frase ‘è uno che non sta bene’, e allora che dobbiamo fa? Mi viene da ridere perché non c’è niente da aggiungere. Per costruirci una pagina di spettacolo basta ripetere quello che dice, non bisogna cambiare niente»

In Sicilia c’è un detto volgare ma dai significati profondi: “Megghiu cumannari ca’ futtiri”. Meglio il potere che fare all’amore. Berlusconi quel proverbio non lo conosce?
«Secondo me lui ha cambiato quel proverbio siciliano: per lui comandare è come fottere!»

Non ce la faccio più e scoppio a ridere, ma non posso altrimenti rischio di coprire la registrazione. Benigni sventaglia frasi come una mitagliatrice…

Andreotti il proverbio originale siciliano forse lo conosceva…
«Accidenti se non lo conosceva, Andreotti sì che lo conosce bene il potere. E poi quello lì aveva un altro stile accidenti».

Berlusconi dai nemici, ma anche da qualche suo amico, viene paragonato a Mussolini. Anche il Duce era molto “allupato”…
«Ma Mussolini non ha mai fatto ministro la Petacci, questa è la differenza! Però a questo punto voglio ribadire che Berlusconi non è come Mussolini e non siamo certo ai quei tempi. Insomma in Italia la libertà c’é e io non permetterò a nessuno all’estero di dire il contrario. Come dicono gli americani ,”It’s my country!”. A parlar di Berlusconi dopo ci penso io…».

Nel magazine di America Oggi l’estate scorsa pubblicammo una lunga intervista che ti fece la professoressa del Leham College-Cuny, Grace Russo Bullaro, l’esperta americana del tuo cinema…
«Bella quella intervista.».
(I lettori possono trovarla sul sito internet, www.oggi7.info, in archivio, il numero del 13 luglio 2008). Ecco, in quella intervista avevate approfondito Dante ma a un certo punto la professoressa americana fece una domanda maliziosa, ti chiese dove, secondo te, Dante avrebbe potuto mettere Berlusconi. Tu dicesti che Dante avrebbe solo riso di lui, non lo avrebbe certo messo all’inferno… Dopo le ultime notizie, hai per caso cambiato idea?
«Per come fa le sue leggi Berlusconi, Dante gli avrebbe fatto un girone ad personam, solo per lui. Oppure si potrebbe fare una innovazione che Dante non fa con nessuno, provarlo un po’ dappertutto».

Dopo il successo di questo tuo spettacolo sulla Divina Commedia di Dante, ne farai un film?
«Mi piacerebbe farne una commedia, ci sto pensando proprio dalla fine di questa tourné. Me lo hanno chiesto anche gli americani, ma sai quante volte, di fare un film sulla Divina Commedia, sull’Inferno, su Paolo e Francesca, sulla vita di Dante, anche le televisioni… Ma come si fa? Quanto tempo ci vorrebbe, costerebbe l’ira di Dio, solo gli effetti speciali, e in più si perde la bellezza della poesia. Quella ha trovato la sua forma finale, quel mistero della poesia, ecco come renderla con lo schermo? Però certe immagini, ecco certe immagini che crea Dante sono cinematografiche, ha inventato il montaggio Dante con la Divina commedia. Non ce lo dimentichiamo. Il montaggio anche alternato, è proprio l’invenzione del cinema Dante. Sarebbe in questo quasi una sceneggiatura già scritta. Mi piacerebbe mettermi a ragionare seriamente qualche volta, però ci vorrebbe tanto di quel tempo e poi la scelta di quale canto fare o se fare la sua vita… eppure sarebbe un viaggio straordinario. Ma quasi quasi, sì varrebbe proprio la pena di pensarci, ti ringrazio per avermi ancora rinfocolato l’idea».

Roberto, in America ti stiamo aspettando con uno spettacolo che promette non solo satira e grandi risate, ma anche cultura, grande cultura.
«Io saluto tutti gli italiani in America, questo che vi porto è il regalo che Dante ha fatto, la perla più luminosa. Era dovuto che io mi muovessi dall’Italia per andare a portare questa perla in giro. Come italiano ho tanto orgoglio da far vedere, guardate che ci abbiamo, guardate che abbiamo fatto, e non è stata fatta solo per noi italiani ma per tutto il mondo. Dante è universale. Per tutti e per sempre».

Video: Roberto Benigni on the stage of “Davies Symphony Hall”, San Francisco

Here are two videos of the end of TuttoDante show in San Francisco (May 26, 2009):

It was a wonderful evening, very moving and very friendly, because in my upbringing, we can joke about everything, but not about poetryBenigni said of his American premiere in San Francisco.



Review: Roberto Benigni’s ‘TuttoDante’Robert Hurwitt, Chronicle Theater Critic

He didn’t leap through the audience, but Roberto Benigni hit the Davies Symphony Hall stage Tuesday with the same unbridled exuberance with which he’d received his “Life Is Beautiful” Oscar 10 years ago. The sold-out house cheered as he ran Olympic laps, bounced off the wall and greeted the house with, “Buona sera! I hope everybody speaks English.

Then he got a bit carried away. “This is a flabbergasting moment,” Benigni continued. “I feel like to undress myself and to jump on you.

An extra dose of ebullience would be understandable, even if it’s just Benigni’s standard operating mode. Tuesday marked his North American stage debut performing his solo “TuttoDante,” a runaway hit in Italy. A celebration and appreciation of his fellow Tuscan and the “Divine Comedy,” “Dante” moves on from its one-night stand here to New York (Saturday), followed by two nights in Montreal and two more gigs before closing June 12 in Chicago.

It isn’t actually all Dante, the title notwithstanding, but it is mostly in English, albeit fractured. It’s also very funny, oddly didactic, idiosyncratic, overlong (two hours and 10 minutes, without intermission), somewhat wearying and unexpectedly sublime.

Benigni opens the show in stand-up mode, riffing about his poor command of English (“I don’t understand myself what I am saying“), Prime Minister Silvio Berlusconi, American bathrooms, Florentine sewage, God’s errors (“He put dawn too early in the morning“) and the show itself (“like Jim Carrey in Rome doing a show about Walt Whitman – in Italian“). [...]

[...Read the full article on the San Francisco Chronicle website]

Video: Roberto Benigni in San Francisco

Benigni conquista San Francisco con il suo Dante

di Silvia Bizio, Repubblica — 28 maggio 2009

SAN FRANCISCO – Dante, Berlusconi, Vittorio Emanuele: un Roberto Benigni in grandissima forma non ha risparmiato lodi e stoccate nel debutto della sua tournée americana “Tutto Dante” a San Francisco, dove è stato accolto come una rockstar. Era la sua unica apparizione sulla costa ovest e in molti non sono riusciti a entrare all’ auditorio Davies Symphony Hall. Benigni ha fatto lo show nel suo inglese maccheronico avvalendosi della traduzione elettronica quando ha recitato il V Canto dell’ Inferno. Per due ore e mezzo ha tenuto banco passando da Berlusconi agli scandali italiani, dall’ amore che gli sprizza da tutti i pori (sono “scombussolated”) alla sua giovinezza studiando Dante. «Benigni a San Francisco che fa Dante Alighieri in inglese è come Jim Carrey a Roma che recita Walt Whitman in italiano», esclama. Poi approda al caso Noemi: «In genere quando uno vuole uscire con una ragazza la porta a cena fuori: lui le offre il ministero della Difesa!». Poi tocca a Vittorio Emanuele: «Che figura mi fa fare! my king, il mio re! Vuole le ragazze, ma che costino poco».

Al termine dello spettacolo Benigni la star ha fatto una breve apparizione al party in suo onore: «Ho la febbre, sono esausto, so che il mio inglese va molto migliorato, ma non volevo fare lo spettacolo solo per gli italiani. Confesso però che non mi aspettavo una folla del genere, mi sono davvero emozionato».

A bundle of energy and a blessing to the ears, Roberto Benigni read Dante’s Divine Comedy Inferno in San Francisco’s Davies Symphony Hall on May 26, 2009.
Roberto’s performance is impeccable and soothing to the soul. A gracious reminder of Dante’s poetry’s eternal beauty and Benigni’s gripping storytelling.
Thank you Roberto, for all you do!
Enza Sebastiani ’09
www.enzasebastiani.com

Grande Benigni a San Francisco

(L’Espresso – Oltreconfine di Federica Bianchi) – Roberto Benigni è un concentrato di italianità buona che non smette di caricare e eccitare le folle. Lo show di ieri sera a San Francisco e’ andato esaurito. Tanti, tantissimi gli italiani in platea ma anche una buona manciata di americani “puri” che ne ammirano l’arte e il coraggio. E si perche’ ce ne vuole di coraggio per tenere banco in un inglese maccheronico per oltre due ore spiegando prima i retroscena della politica berlusconiana e poi il sesto canto dell’Inferno. Chiaramente non tutto cio’ che ha detto e’ stato perfettamente compreso, e forse un buon manager americano potrebbe indirizzarlo meglio verso le battute che funzionano e quelle che fanno flop da queste parti, ma in generale la sua performance e’ stata grandiosa.
E ha ricordato al mondo che gli italiani non sono tutti copie o controfigure di Berlusconi. Prossima tappa: sabato a New York! Roberto, sei tutti noi!


A great comment posted on our Facebook Group “TuttoDante di Roberto Benigni:

Frank Ruffa (Silicon Valley, CA) wrote:
I was lucky enough to have seen Benigni in San Francisco last night at the Davies Symphony Hall. The final, extended standing ovation spoke volumes about the profound emotions he elicited from the spectators. I only wish we could see all of his performances on TV or … DVD. Men and women who don’t know Dante’s work are lacking the equivalent of the missing link between savagery and humanity – Benigni was born to enrich us by, as he puts it, extending our minds and souls beyond the mundane confines of our materialistic lives.
BRAVO, Roberto! You’re not only an Italian National Treasure; you should be honored by the United Nations as a World Heritage ‘Reawakener of the Soul”.
Grazie!!!!!!!!

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