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Video: Roberto Benigni a Bolgheri – Bossi il mediatore, Berlusconi il trombatore!

[Il video, filmato dallo staff di unbenignidanobel.it, è stato pubblicato anche su RepubblicaTV]

BOLGHERI – «La verità è che Berlusconi vuole restare nella storia. Vuole un appellativo per sempre: Togliatti era ‘ Il Migliore’ . Prodi era ‘ il Professore’ . E ora Berlusconi è ‘ il Trombatore’ ». È, questo, un passaggio dello show di Roberto Benigni sabato sera a Bolgheri allo spettacolo di beneficenza a favore della Fondazione Iris (Istituto per la riabilitazionee il reinserimento sociale dei disabili psichici).
«Vedete – ha aggiunto il comico – come il premierè intristito in questi giorni? Invita tutti i suoi amici a Palazzo Grazioli per mostrare le stanze: qui era tutta Carfagna, ora non c’ è niente. Silvio stasera mi aveva promesso che sarebbe venuto a vedermi, ma si è fermato sul viale della Principessa», riferendosi ad un viale popolato dalle prostitute nella zona di Bolgheri.
«Mi aspettavo di trovare qui quattro pensionati sfigati di quelli che giocano a tresette come Verdini, Lombardi, e dell’ Utri», ha ironizzato poi Benigni riferendosi alla vicenda della P3.

Lo show-regalo di Benigni: “Rendo a Prato la minima parte di ciò che mi ha dato”

Benigni show: mi candido a vescovo

di Alessandro Pattume – Il Tirreno – 24 ottobre 2009

PRATO. Roberto Benigni trasforma tutto in sentimento. E quando torna a Prato, a casa, il suo trasformatore lavora come impazzito. Se poi mezza città lo aspetta per ringraziarlo, perché donando l’incasso del suo “TuttoDante” pratese del 2007 è stato restaurato un reparto di reumatologia all’avanguardia, allora ci sono tutti gli ingredienti per assistere a uno show diverso dal solito. È una festa. Benigni scherza e abbraccia tutti, ma la parte del benefattore addosso, proprio non se la sente. «Io tagliare il nastro? – protesta – semmai do la benedizione». Ma poi lo fa sdrammatizzando, con gli occhi che gli brillano di felicità perché in questo caso, forse, non è l’artista Benigni quanto invece la persona Roberto ad essere acclamato. E il suo non è un gesto che può passare inosservato, specialmente a Prato, la sua città. «Io sono imbarazzato però – spiega – La beneficenza è come l’umiltà, quando la si dichiara sparisce». È seduto, quasi rannicchiato in mezzo alle istituzioni, davanti alle televisioni, ai fotografi, al personale e ai pazienti dell’ospedale. Ogni imprevisto, quasi fosse una liberazione, sembra buono per scatenare la sua vis comica. Dalla finestra aperta, a un certo punto, un clochard urla: «Benigni, si ricorda di me?», «Come no!» risponde il premio Oscar pratese «siamo in conferenza proprio per questo». È un continuo crescendo, come se la somma di riconoscimenti lo spingesse a donarsi completamente, e quello che Roberto Benigni sa donare, è solo gioia. All’arrivo del vescovo di Prato Gastone Simoni esplode: «Non ci posso credere!» urla, saltando sulla scrivania e inchinandosi a mani giunte di fronte al prelato, che prima lo accarezza e lo abbraccia. Il vescovo riporta poi l’ordine, benedice il nuovo reparto e lascia la parola a Benigni: «Io la parola non la vorrei, basta il gesto» protesta, ma poi parla, parla eccome. E sono scintille. «Sono imbarazzato perché questa è la mia prima inaugurazione di un reparto di reumatologia, mica come Fiorello, che ne ha fatte già quattro o cinque» dice. «Io vorrei solo contribuire con una mano senza che la destra sappia cosa fa la sinistra, come dice uno che è l’uomo più perseguitato, anzi, il secondo uomo più perseguitato nella storia dell’umanità – aggiunge senza pronunciare mai il nome del premier – e il sindaco Cenni avrà da fare parecchio con tutti questi extracomunitari: i cinesi soffrono di reumatismi e al contrario di lui, che se li è andati a curare a San Pietroburgo, loro andranno accolti e curati, perché qualsiasi essere vivente deve sentirsi parte dell’umanità». Gli argini ormai sono rotti, Benigni dilaga e lo fa a modo suo, alternando leggerezza e profondità. «Perché dove c’è dolore – aggiunge – quello è un luogo sacro. E la cosa più importante è scoprire che il dolore può essere trasformato in gioia». Applausi, ma non ha ancora finito. «E vi dico pure che tra qualche anno quel berrettino sarà mio» grida indicando il copricapo del vescovo Simoni, che glielo porge. Ed eccolo di nuovo sulla scrivania per l’ultimo regalo alla città. Col copricapo viola in testa e le braccia allargate, il folletto di Vergaio diventa gigantesco. I flash si fanno serrati, tutti lo aspettano. «Alle prossime elezioni ecclesiastiche – annuncia – vorrei concorrere alla carica di vescovo». Dietro di lui, il vescovo di Prato ride a crepapelle. Roberto Benigni sa trasformare tutto in gioia.

Foto: Roberto Benigni all’Arena di Verona

Video: Roberto Benigni in TuttoDante all’Arena di Verona

Guarda il video di 15 minuti:
Roberto Benigni all’Arena di Verona – Attualità e Berlusconi

Roberto Benigni conquista l’Arena con l’ultima data del Tour mondiale “TuttoDante” – «Silvio? Vende Kakà ma compra Feltri»

Diecimila al teatro per la chiusura del tour italiano del comico toscano. Protagonisti sul palco i versi dedicati a Ugolino. Applausi per una stoccata al premier

VERONA – Una standing ovation di undicimila per il Dante di Benigni. Domenica sera all’Arena il comico toscano ha voluto regalare al pubblico di Verona l’ultimo spettacolo della mondiale tournée di Tutto Dante. L’artista si prenderà una pausa per il 2010 per la realizzazione del suo nuovo film e ha voluto chiudere alla grande il tour, in Arena, nella città dove Dante ha scritto il suo Paradiso. L’entrata, saltellante e festosa come sempre, sulle note della sigla di Nicola Piovani, ha dato il la alla prima parte dello show, esilarante, dedicata alla rilettura satirica delle notizie d’attualità.

Le prime battute sono in dialetto veronese, poi il primo bersaglio è il sindaco Tosi (in prima fila) con cui Benigni dice di essere andato più volte a fare «massaggi speciali», prima che chiudessero l’esercizio… «è vero, è leghista, ma nessuno è perfetto», scherza il comico. Poi le frecciatine sono tutte per Silvio Berlusconi, che mirava a diventare papa, secondo l’acuta ironia del «toscanaccio», prendendo il nome di «papa Papi I». E ancora. «Ha venduto Kakà… ma ha comprato Feltri». Quasi un’ora da sganasciarsi dalla risate (Benigni ricorda più volta l’amore incondizionato per la città di Verona) e poi il cambio di luci indica che l’atmosfera si fa seria, e inizia l’esegesi dantesca. Protagonista il XXXIII canto dell’Inferno, quello dedicato ai traditori, quello ricordato in tutto il mondo per il Conte Ugolino. La spiegazione, verso per verso, terzina per terzina, ipnotizza il pubblico. La recitazione a memoria dell’intero canto, lo commuove. Sul saluto finale di Benigni tutto il pubblico dell’Arena si alza in piedi e applaude per una standing ovation di cinque minuti. Un commovente arrivederci a presto al comico toscano. L’Arena lo aspetta già.

Francesco Verni (Corriere del Veneto, 07 settembre 2009)

Benigni, l’umanità dell’«Inferno»

L’EVENTO. OLTRE 10MILA SPETTATORI IERI SERA ALL’ARENA DI VERONA PER LA CONCLUSIONE DEL TOUR MONDIALE «TUTTODANTE»

(Alessandra Galetto, L’Arena) – Quasi due spettacoli, giocato sulla più spericolata e trascinante vis comica e satirica il primo, sulla bellezza della poesia come forza creatrice il secondo. E, comune denominatore, la passione.
Si è sviluppato lungo questi due filoni, un’apertura dedicata all’attualità politica impietosamente ritratta e quindi una trascinante lettura del penultimo canto dell’Inferno, il «Tutto Dante. Inferno XXXIII» di Roberto Benigni, tornato ieri sera a Verona in un’Arena affollata da oltre 10mila fan, a distanza di tre anni dalla sua ultima apparizione quando, in due serate consecutive, aveva catturato il pubblico con l’ultimo canto del «Paradiso» e con il V dell’«Inferno», con i versi dedicati a Paolo e Francesca. E anche ieri sera il mattatore toscano ha stregato il suo pubblico, cominciando a conquistarlo con un’apparizione «in dialetto».
«Buonasera, butei e butele…bruti slandroni, voria strucarve tuti….», ha esordito Benigni, prima di salutare il sindaco Tosi con signora e il vescovo Zenti, seduti in prima fila. E proprio alle vicende veronesi il comico ha riservato qualche frecciata, a partire dal centro benessere a luci rosse di recente scoperto in Zai, prima di dedicarsi alla scena nazionale.
E qui sono fioccate bordate per tutti: da Bossi a Calderoli, a Franceschini, al suo prediletto Silvio, che con i gossip estivi ha fornito all’ironia di Benigni un materiale inesauribile.
«Berlusconi ora si è incattivito, è un periodo che querela, denuncia, è cattivo: si vede proprio che l’astinenza gli fa male». E ancora: «Ha venduto Kakà e comprato Feltri: che, sulle punizioni, è decisamente più terribile». «Berlusconi giura sui suoi figli e ha davanti le prova del fatto che sta mentendo. Ma allora di chi sono i figli di Berlusconi?». «Dice che dorme come un bambino. Infatti in questi giorni si sveglia ogni tre ore e piange». «Veronica, beata te che puoi divorziare!». «Abbiamo avuto Cesare il dittatore, Quinto Fabio Massimo il Temporeggiatore e ora Silvio il tromb…».
Benigni salta, ride, scherza, mima, è un folletto che, come una molla, tiene il palcoscenico, narrandoci il film grottesco e irreale della nostra scena politica attuale.
Ma poi arriva Dante: che – sembra volerci dire il «toscanaccio» – non è solo meraviglia e incanto di parole che inventano insieme una musica e un significato proprio in virtù della forza dei significanti, ma anche lente attraverso la quale poter meglio comprendere il nostro presente. Il canto del conte Ugolino, nell’appassionata lettura di Benigni, diventa il canto dell’inesorabilità del dolore umano e dell’abisso della colpa: seguire la sua spiegazione, così anti-accademica, così intrisa di umore personale, di partecipata commozione, è un viaggio straordinario nella grandezza della parola, quando questa è insieme «pensiero e amore», per usare le parole di Benigni stesso.
Dopo due ore senza sosta, Benigni ringrazia Verona per l’affetto verso di lui, ma anche perchè proprio qui dante ha scritto una parte di quel «fantastico viaggio».

Video: Roberto Benigni a Genova

“¿Silvio, por qué no me invitas a las orgías?” – El cómico Roberto Benigni triunfa en Génova con sus sátiras y bromas sobre ‘Il Cavaliere’

(EL PAIS, Miguel Mora) – Clamoroso éxito el jueves por la noche de Roberto Benigni (La vida es bella, El pequeño diablo, Johnny Palillo…) en la fiesta nacional del Partido Democrático (PD) de Génova. Ante 4.000 rendidos espectadores, el irreverente cómico toscano repasa de la A a la Z los escándalos de Papi, y no ahorra críticas al propio PD.

“Ha hecho bien denunciando a La Repubblica, a L’Unità, dicen cosas verdaderas, ojalá fueran falsas, pero no, son verdaderas”, comienza diciendo. “¿Silvio pero por qué no me has invitado a las orgías? Todos desnudos, y pasan cosas extraordinarias, hay gente vestida de Papá Noel, hay quien hace el amor con una muñeca inflable, otros con las ovejas… Incluso Emilio Fede ha sido visto haciendo el amor con una oveja inflable”.

Otra: “Silvio, yo no me ocupo de tus cosas privadas, de la crisis, de la Constitución, de la ética. Esos son hechos privados. Yo hablo de las cosas públicas, de las putas, de las chicas, de las escorts. En fin, Silvio, hay bastantes parados, ¿por qué no les regalas algunas escorts también a ellos…”.

Begnini mezcla el bajo nivel de la actualidad italiana con la elevación de la poesía de Dante, el Quinto del Infierno, el de Paolo y Francesca, que habla de los lujuriosos. “Igual que tenemos a Fabio Massimo el temporizador, o a Alejandro Magno El Conquistador, ¡él quiere pasar a la historia como Silvio El Follador! Así que os lo digo yo: ¡bajo cuerda él ha pagado a las prostitutas para que hablaran! Quiere que todos conozcan su potencia sexual, tiene 73 años”.

Y más: “De hecho, habéis visto la última querella… Se ha enfadado porque han escrito que tiene problemas de erección. Pero para demostrar que dice la verdad, tendrá que mostrarlo delante del juez, y os aseguro, yo que tengo los mismos problemas: delante del juez es dificilísimo tener una erección”.

No faltan referencias a la noche de Patrizia D’Addario: “Hay grabaciones con fotografías, pero él lo niega, dice que no, que lo puede jurar sobre sus hijos. Pero, si jura en falso sobre la cabeza de sus hijos, hace falta preguntarse: ¿de quién son sus hijos?”.

“Las preguntas de La Repubblica, dice, las habría respondido si hubiesen sido: ‘¿Cómo estás?’ ‘Bien’ ‘¿Qué haces mañana?’… Así, sí habría respondido”.

Benigni recuerda las versiones contradictorias sobre la fiesta de cumpleaños de Noemi. “Primero dijo que el padre de Noemi era el chófer de Craxi; luego, que era el cocinero de Berlinguer. Oh, la satiriasis es la enfermedad más bonita que existe, ojalá me pasase a mí. Al principio él quería contar que tiene toda esa potencia sexual. Clinton lo negaba, él lo quiere contar. Luego a las escorts les convierte en concejalas, en parlamentarias europeas, no digo ya en ministras. Vete con las escorts, al final las pagamos nosotros. ¿Y por qué no las pagas tú, con todo el dinero que tienes?”.

Luego satiriza sobre la libertad de prensa: “Ha vendido Kakà y ha fichado a Vittorio Feltri, que para las faltas (punizioni) es mucho mejor. Boffo ha tenido la solidaridad del Papa; Feltri la del Papi. Boffo ha dimitido vestido de humildad, Feltri no se ha ido”.

Al final, llega la hora del PD: “Veltroni es rapidísimo, dura tres minutos, ducha incluida”. “Hemos batido un récord del mundo, hemos perdido cuatro millones de votos, ahora debemos ponernos el objetivo de no bajar del 2%”

Il Corriere del Veneto dedica uno speciale di 8 pagine a TuttoDante, citando il sito www.unbenignidanobel.it !

Giovedì 30 luglio con il Corriere del Veneto – Corriere di Verona è uscito uno speciale di otto pagine dedicato a TuttoDante con un’intervista esclusiva a Roberto Benigni che, a ruota libera, racconta lo spettacolo areniano, l’amore per la Divina Commedia, e scherza con la sua inconfondibile verve sulla classe politica italiana con tanto di invito in Arena per Berlusconi.

Nelle otto pagine dello speciale am­pio spazio è dedicato al rapporto di Be­nigni e Dante e al lungo percorso che ha portato l’esegesi dantesca dell’atto­re di Vergaio dalle aule magne univer­sitarie alla tournée mondiale.

Un grazie alla redazione de Il Corriere del Veneto per aver pubblicato, nell’inserto di 8 pagine dedicato a Roberto Benigni, un articolo dal titolo “Un Nobel per Benigni“, citando il sito www.unbenignidanobel.it.
Festeggiamo così anche i 2 anni del sito che è stato creato il 31 luglio 2007!

Clicca qui per visualizzare il PDF della pag. 12 del Corriere di Verona di giovedì 30 luglio 2009.

Taormina: Benigni serata «Divina»

Tra sberleffi e commozione la grandezza del «giullare»

Taormina (24 luglio 2009). Zompetta, ammicca, saltella. Commuove e si commuove. E se innanzitutto sbeffeggia e ti fa fare un pieno di buonumore, poi ti rende palpabile l’intangibile e ti apre alla Bellezza e all’Infinito. Altro che one man show, con TuttoDante Roberto Benigni è di più: è giullare, prima che clown, capace con lo sberleffo di spalancare gli abissi della riflessione; e poi cantore struggente e appassionato che innalza al sublime del Sommo poeta.
Ma, appunto, innanzitutto Benigni è Benigni, un diavolaccio che sulla scena del Teatro antico di Taormina, l’altro ieri sera, si è presentato accompagnato da una marcetta perfetta per quel suo «passo d’oca» che strappa risate a dispetto dei nazisti; un monellaccio che subito saluta quelli seduti in alto sulle gradinate chiedendo loro «come si sta a Castelmola?», per poi passare ai «milionari delle prime file», alla «voglia di essere un cagnolino per potervi leccare tutti» e ad una battuta alla Johnny Stecchino «chi cauro ca’ fa». E gli oltre quattromila presenti (a proposito, nella sezione Teatro di Taormina Arte era da una decina di anni che non si registrava il tutto esaurito) sono immediatamente rapiti.
E il bello, per cominciare, è il diavolaccio che graffia. Che affonda stoccate lavorando di sciabola ma con la levità del fiorettista, sicché per quanto pesanti, le stoccate, mai le avverti come offensive. La raffica di battute – satira pura e quindi mai greve, semmai talvolta esasperata come si addice a un giullare – è tutta per Berlusconi anche perché – spiega ad un certo punto – «ho pure provato a prendermela con la sinistra, ma un paio di anni fa mentre durante un mio spettacolo avevo cominciato a farlo, mi dissero che era appena caduto il governo Prodi….».
E allora, allora subito sotto con il premier – «che non è mai venuto a sentirmi, al contrario di Andreotti, che mi diede ansia visto che è l’unico contemporaneo di Dante…»
Benigni incamera applausi con soavità, la stessa con cui passa al Sommo poeta, mentre suda e la mano corre continuamente al fazzoletto in tasca. Lui non recita Dante, ci fa l’amore; rapito dalla bellezza di quella poesia, quei versi li decanta come un innamorato la sua donna, come Alighieri – quasi verrebbe di dire – decanta Beatrice. E la serata si fa Divina.
Tutto solo sul palco scevro di coreografia, Benigni, oltre alla sua smilza figura, ha per compagno solo un leggio, ma su quel leggio un tesoro: il testo del V canto dell’Inferno, il girone dei lussuriosi, quello con «Amor, ch’a nullo amato amar perdona» e della pietà di Dante per Paolo e Francesca. Serve altro? No, eppure il premio Oscar de La vita è bella ce ne mette, ed è un valore aggiunto: ci mette per cominciare la divulgazione, leggendo singolarmente ciascuna terzina del V canto e spiegandone di ognuna il significato in considerazione anche del contesto storico e del cristianesimo che permeava quei tempi; e poi ci mette, dopo che a tutti è tutto chiaro, la recitazione senza lettura, a memoria, dell’intero canto. Ma soprattutto ci mette un’intensità, una passione, un coinvolgimento così struggente che non possono descriversi. Basti dire che commuove e si commuove, letteralmente: con la voce, nel finale, che gli si fa roca e poi si spezza, mentre scorre anche qualche lacrima.
E di fronte a lui, al monellaccio che incanta, quattro minuti di applausi non bastano ad alleggerire l’emozione. Che poi sciama per via Teatro Greco e quindi lungo il corso. E che infine approda a casa, assieme alla benedizione per aver rinunciato, almeno l’altro ieri sera, alla tv.
(di Giuseppe Anastasio – giornale.la sicilia.it)
[Per visualizzare il PDF dell'articolo clicca qui]

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