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Video: Roberto Benigni in TuttoDante all’Arena di Verona

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Roberto Benigni all’Arena di Verona – Attualità e Berlusconi

Taormina: Benigni serata «Divina»

Tra sberleffi e commozione la grandezza del «giullare»

Taormina (24 luglio 2009). Zompetta, ammicca, saltella. Commuove e si commuove. E se innanzitutto sbeffeggia e ti fa fare un pieno di buonumore, poi ti rende palpabile l’intangibile e ti apre alla Bellezza e all’Infinito. Altro che one man show, con TuttoDante Roberto Benigni è di più: è giullare, prima che clown, capace con lo sberleffo di spalancare gli abissi della riflessione; e poi cantore struggente e appassionato che innalza al sublime del Sommo poeta.
Ma, appunto, innanzitutto Benigni è Benigni, un diavolaccio che sulla scena del Teatro antico di Taormina, l’altro ieri sera, si è presentato accompagnato da una marcetta perfetta per quel suo «passo d’oca» che strappa risate a dispetto dei nazisti; un monellaccio che subito saluta quelli seduti in alto sulle gradinate chiedendo loro «come si sta a Castelmola?», per poi passare ai «milionari delle prime file», alla «voglia di essere un cagnolino per potervi leccare tutti» e ad una battuta alla Johnny Stecchino «chi cauro ca’ fa». E gli oltre quattromila presenti (a proposito, nella sezione Teatro di Taormina Arte era da una decina di anni che non si registrava il tutto esaurito) sono immediatamente rapiti.
E il bello, per cominciare, è il diavolaccio che graffia. Che affonda stoccate lavorando di sciabola ma con la levità del fiorettista, sicché per quanto pesanti, le stoccate, mai le avverti come offensive. La raffica di battute – satira pura e quindi mai greve, semmai talvolta esasperata come si addice a un giullare – è tutta per Berlusconi anche perché – spiega ad un certo punto – «ho pure provato a prendermela con la sinistra, ma un paio di anni fa mentre durante un mio spettacolo avevo cominciato a farlo, mi dissero che era appena caduto il governo Prodi….».
E allora, allora subito sotto con il premier – «che non è mai venuto a sentirmi, al contrario di Andreotti, che mi diede ansia visto che è l’unico contemporaneo di Dante…»
Benigni incamera applausi con soavità, la stessa con cui passa al Sommo poeta, mentre suda e la mano corre continuamente al fazzoletto in tasca. Lui non recita Dante, ci fa l’amore; rapito dalla bellezza di quella poesia, quei versi li decanta come un innamorato la sua donna, come Alighieri – quasi verrebbe di dire – decanta Beatrice. E la serata si fa Divina.
Tutto solo sul palco scevro di coreografia, Benigni, oltre alla sua smilza figura, ha per compagno solo un leggio, ma su quel leggio un tesoro: il testo del V canto dell’Inferno, il girone dei lussuriosi, quello con «Amor, ch’a nullo amato amar perdona» e della pietà di Dante per Paolo e Francesca. Serve altro? No, eppure il premio Oscar de La vita è bella ce ne mette, ed è un valore aggiunto: ci mette per cominciare la divulgazione, leggendo singolarmente ciascuna terzina del V canto e spiegandone di ognuna il significato in considerazione anche del contesto storico e del cristianesimo che permeava quei tempi; e poi ci mette, dopo che a tutti è tutto chiaro, la recitazione senza lettura, a memoria, dell’intero canto. Ma soprattutto ci mette un’intensità, una passione, un coinvolgimento così struggente che non possono descriversi. Basti dire che commuove e si commuove, letteralmente: con la voce, nel finale, che gli si fa roca e poi si spezza, mentre scorre anche qualche lacrima.
E di fronte a lui, al monellaccio che incanta, quattro minuti di applausi non bastano ad alleggerire l’emozione. Che poi sciama per via Teatro Greco e quindi lungo il corso. E che infine approda a casa, assieme alla benedizione per aver rinunciato, almeno l’altro ieri sera, alla tv.
(di Giuseppe Anastasio – giornale.la sicilia.it)
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Video: TuttoDante a Taormina

Taormina, Benigni legge Dante e paragona Berlusconi a Semiramide

(Tirrenosat.it) – L’afa estiva e la scenografia hanno trasformato ieri sera il Teatro Antico di Taormina in un emiciclo dell’Inferno. Quale miglior location per lo spettacolo di Roberto Benigni intitolato “TuttoDante” e che ha segnato il ritorno del comico nella cittadina messinese, dopo tantissimi anni. Frizzante e brillante come sempre, l’artista toscano ha aperto la sua serata in dialetto siciliano interagendo con il pubblico presente. Quasi obbligato, ed atteso, il suo passaggio sul presidente del consiglio Silvio Berlusconi e sulle sue ultime vicende che esulano dalla politica e si legano agli affari personali ed intimi. Affondi spesso pesanti, ma che detti da una colonna portante del nostro made in Italy, non diventano mai volgari. Ma questa volta, Berlusconi, è servito da trait – d’union per introdurre il Quinto Canto dell’Inferno quello dei lussuriosi e di Paolo e Francesca. Proprio il premier Berlusconi viene paragonato a Semiramide, la regina degli Assiri. Colei che legalizzò la sua voglia sfrenata di sesso, sebbene in quell’epoca fosse bandita. E’ incredibile come Benigni, legge il passato e lo riadatta al presente con una facilità estrema, ma questo, proprio secondo Benigni è il vero elisir di lunga vita della Divina Commedia di Dante Alighieri: parlare di vizi e virtù dell’uomo che rimangono sempre gli stessi. In mezzo a tutto ciò, esalta le virtù italiche, ma soprattutto siciliane: “La Scuola Siciliana – dice Benigni rivolto alla platea – ha aperto la mente di Sante che ha innovato la storia della letteratura mondiale”. Infatti quasi paragona la Divina Commedia alla Bibbia per coloro i quali si sono misurati con l’arte della scrittura. Ma poi il pubblico che spesso interrompe con applausi e risa, le similitudini che Benigni fa tra la Commedia di Dante e la nostra attualità, si ammutolisce quando l’artista toscano introduce Francesca con la sua celeberrima terzina “Amor c’ha nulla amato amar perdona”. Dopo la spiegazione in loco, Benigni conclude la sua performance leggendo per intero il Quinto Canto dell’Inferno. Quasi 10 minuti di applausi ininterrotti lo hanno accompagnato verso i camerini e lui bacia e ringrazia il pubblico siciliano lanciando un messaggio a futura memoria: “I padroni del nostro destino siamo solo noi, esseri umani”.

Video: Roberto Benigni recita il V Canto dell’Inferno a Buenos Aires

TuttoDante al Teatro Gran Rex di Buenos Aires, mercoledì 17 giugno 2009

Una lección de humor y profundidad con Benigni

Admirable mezcla entre lo sacro y lo profano

Domingo 21 de junio de 2009 | Publicado en LA NACION

TuttoDante, espectáculo unipersonal creado, interpretado y dirigido por Roberto Benigni. En el Gran Rex.
Nuestra opinión: excelente

Conocemos de sobra al Roberto Benigni que aparece en el enorme escenario del Gran Rex con movimientos de clown y esa sonrisa exuberante que contagia hilaridad sin necesidad de decir palabra. Una multitud lo ovaciona y festeja por anticipado la catarata de chistes, bromas y observaciones filosas que está por llegar.

Casi dos horas después, otro aplauso estruendoso despide al Benigni que casi no conocíamos. El que acaba de recitar, completo, el quinto canto del Infierno de La Divina Comedia con unción, entrega y admirable compromiso, y se despide ahora casi extenuado, circunspecto, con el rostro serio, dejando la sensación de haber entregado algo muy profundo e intenso.

La fidelidad de Benigni hacia la letra y el espíritu de Dante Alighieri es tan intensa como la osadía de recrearlo con tanto vuelo. Estamos frente al más fervoroso devoto en el siglo XXI de un autor medieval y de su obra magna, a la que recurre como antídoto y consuelo en estos tiempos tan vacíos de espiritualidad.

Por todo eso, el debut de Benigni en Buenos Aires tuvo ribetes excepcionales. Sabemos que es un artista múltiple y que pocos pueden, como él, sostener desde su magra contextura (que se va agigantando con los minutos) casi dos horas de soledad sobre un escenario inmenso, apenas acompañado por un atril y un austero juego de luces. Pero la sustancia del espectáculo sobre Dante que cerró en Buenos Aires una fecunda travesía por todo el mundo, dejó al descubierto que al Benigni conocido habrá que agregarle un nuevo atributo: su enorme condición teatral.

Con el torbellino verbal de un Enrique Pinti encerrado en un cuerpo similar al de Woody Allen, Benigni dispara al comienzo mil y un comentarios ácidos y desopilantes sobre la Italia de Berlusconi, en la tradición de los mejores shows de stand up . Sazona con algunas expresiones en español un espectáculo que seguramente sólo disfrutarán y entenderán a pleno quienes conocen bien la lengua italiana -no en vano identificada como la lengua del Dante-, pero aun quienes no están familiarizados con ese idioma perciben el modo sutil, casi imperceptible y genuinamente teatral con el que Benigni pasa del monólogo cómico a una verdadera clase magistral sobre la Divina Comedia .

Aquí, el artista se convierte casi en un erudito. Con admirable espíritu didáctico recorre casi toda la historia de Italia, sus aportes a la cultura y a la civilización occidental, y nos contagia desde el conocimiento profundo de la época, de las lecturas de los clásicos y del idioma italiano su devoción hacia Alighieri. Los versos, traducidos al español con subtítulos durante la explicación, cobrarán vuelo al final, cuando Benigni recite completo ese quinto canto. En él conviven maravillosamente lo profano y lo sacro.

Marcelo Stiletano

Video: TuttoDante en Buenos Aires

BENIGNI EN ARGENTINA, SHOW SOBRE DANTE

BUENOS AIRES, 18 (ANSA) – Roberto Benigni dio en Buenos Aires el único espectáculo en América Latina de su gira internacional centrada en la “Divina Comedia” de Dante.
El actor, director y cómico toscano entró al escenario del teatro Gran Rex de la capital argentina el miércoles por la noche pegando saltitos, aclamado por el público, en gran parte italianos o ítalo-argentinos, visto que Benigni no habla castellano, pese a que de a ratos incluyó algunas frases en ese idioma.
Antes de pasar al tema central del espectáculo, cuyo título es “TuttoDante”, el creador de “La vita e’ bella” pasó a explicar algunas estrofas claves de la “Divina Comedia”, ayudado por un sistema de traducción al español proyectada sobre una pantalla a sus espaldas.
Como hace ya desde años, el gran intérprete italiano describió, sin dejar de lado del todo la comicidad, la actualidad de la “Divina Comedia”, con explicaciones complejas pero comprensibles (aunque ame decir “yo no soy un profesor”) sobre la poesía y los grandes temas del “mondo dantesco”: la mujer, el amor, Dios, el cuerpo humano, el alma.

Roberto Benigni: “Dante lidió con los Berlusconi de su época”

El actor y director italiano llega a Buenos Aires con una versión escénica de “La Divina Comedia” que posicionó, en pleno siglo XXI, al poema de Dante en las listas de best-sellers italianas. En una charla exclusiva con Ñ, Benigni sostiene que el genial autor toscano escribió toda su obra en un “eterno presente”.

Por: Guido Carelli Lynch – El Clarin

Audio (Parte 2) :

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Cuando un todavía adoles­cente Roberto Remigio Benigni se hizo por prime­ra vez con un ejemplar grueso e interminable de la Divina Come­dia sintió que no era él quien leía a Dante. Sintió, en cambio, que era el mismísimo poeta florenti­no quien lo interpelaba y abría las páginas de la vida del todavía ver­de y germinal humorista italiano. Sentía todo eso a pesar de que en­tendiera poco o nada de esos mil versos eternos, porque “el sonido era bello” y sonaba como una can­ción, como una imposible. “Tiene todos los estilos, tiene jazz, tango, se parece a Beethoven y a Jimmi Hendrix”, cuenta ahora Benigni mientras relata o inventa su pri­mer contacto con la obra capital de la literatura italiana. Lo dice ahora y por teléfono, de corrido, sin pau­sas y aguantando la respiración, al igual que todos sus personajes, esos que lo consagraron en los es­tudios de Cinecittá o esos otros de fama mundial, en su Auschwitz ficticio o conduciendo un taxi por las interminables calles romanas que Jim Jarmush hizo suyas. Ha­bla más rápido que el nacional Enrique Pinti, como en todas sus apariciones públicas, arriba de un escenario, en cualquier conferen­cia o en todas sus entrevistas, sólo que ahora monologa por teléfono y desde Nueva York después de des­lumbrar a la audiencia estadouni­dense en la última escala de la gira del espectáculo Tutto Dante , que en pocos días desembarcará en el país para cerrar en el Gran Rex porteño. “Me enamoré al instante de leerla. Fue como encontrar un viejo amor, un viejo amigo. Sentía que me conocía profundamente y quería llamarlo. ¿Alguien tiene el número de teléfono de este tal Dante?, decía. Quería tomar un café, un té, comer una pizza con él y hablar de la vida, de la muerte y de las mujeres. Simplemente me enamoré: era tan bello que aplau­día yo solo los tercetos: ¡Bravo, bra­vo Dante!”, escupe en menos de 30 segundos y antes de agradecer que alguien por fin hable italiano después de tanto inglés. Antes de decir, claro también, para los me­dios de todo el mundo, pero en es­pecial para los de Estados Unidos que luego de sus funciones en San Francisco y Manhattan se sentía en casa, como en cualquier otro lugar de Italia.

La demagogia, sin embargo, es un pecado perdonable en el mundo del espectáculo y por eso no cabe juzgarlo o endiosarlo por más que también declare su de­seo de llegar cuanto antes a Bue­nos Aires. Y aunque aclare que para “demostrar el amor, basta un segundo”, ya empieza a guiñar­le un ojo a la audiencia local que pagará entre 60 y 250 pesos para escucharlo hablar de los amoríos de Paolo y Francesca en el V canto del Infierno, o los menos santos y más terrales de Silvio Berlusconi en su país con Letizia Noemí, la jo­ven napolitana que llama “papi” al premiere y que toda Italia comen­ta desde hace semanas. Al tiempo que –advierte– tal vez recoja en Buenos Aires buenas ideas para su próxima película, una comedia bastante más terrenal.

En 1977, un lector de lectores como Jorge Luis Borges, recordó o inventó, al pasar y también frente a otro teatro colmado, –el Coliseo porteño– que había leído La Divi­na Comedia en la vieja biblioteca Miguel Cané, como si fuera cual­quier otro libro, mucho menos famoso que el de Dante. Treinta y dos años después, Benigni insis­te con una idea parecida. “Si uno quiere leer la Comedia debe leerla solo, gozando su belleza, porque es el mejor libro de todos los tiem­pos”, subraya.

Y la verborragia sigue mien­tras el tiempo debiera empezar a agotarse, porque siempre hay un representante o apoderado que recuerda los minutos exactos que debe durar una entrevista con “una estrella” y Benigni no es la excepción. Sin embargo, a pesar de que ya descargó una batería larga de respuestas hilarantes e improvisadas, con su sello, la en­trevista acaba de empezar, porque en una conversación con Benigni, al menos en ésta, no hay lugar pa­ra silencios.”El Infierno es el canto más bello de todos, el más popular, pero a pesar de que el Purgatorio y el Paraíso son un poco más difí­ciles, también son mis preferidos. Preguntarme cuál quiero más es como preguntar qué es lo que más te gusta de una mujer. ¡Te gustan los ojos, las piernas, la mirada, la boca! Es difícil decirlo. El Infierno es la boca de una mujer, porque es sensual. El Paraíso son los ojos, la luz; y El Purgatorio es todo el res­to, es el cuerpo de la Comedia”, explica rápido antes de cerrar esta y cualquiera de sus sentencias con un universal “hai capito?” .

Así es Benigni, tómelo o déje­lo. Pero fuera de las pasiones que despierta el actor que supo hacer buenas migas con casi todos sus compatriotas e iconos del neorrea­lismo italiano, están los números…y están de su parte. En Italia, Tutto Dante llevó un promedio de más de 8 mil espectadores por presen­tación. Del norte al sur de la bo­ta y también afuera, en Londres, Francia, Estados Unidos y próxi­mamente, descuéntelo, también en la Argentina. Supo además ha­cerse un lugar en el prime time de la televisión italiana y hacer que el tal Dante midiera bien.

Entre las voces críticas que se alzaron contra Benigni se escuchó la del escritor Vittorio Sermonti, uno de los divulgadores más auto­rizados y relevantes de la Comedia que, entre 1987 y 1992, adaptó la obra de Dante a un popular ciclo de radio. El envío estaba curado ni más ni menos que por Gianfranco Contini y Cesare Segre, dos de los críticos y filólogos más importan­tes de la obra de Dante. “Benigni no le hace ningún favor a Dante”, disparó Sermonti hace dos años. El éxito, sin embargo, cierra cual­quier herida.

-¿Qué tan duras fueron las críticas de los puristas de la Comedia?

-En Italia mi interpretación se volvió tan popular que no faltó quien dijera que la hacía muy superficial, muy ligera. Pero lo importante no es eso, sino trans­mitir el amor por este gran poeta, la poesía es la vida, porque la Co­media es un libro vivo, que habla con vos. Y a pesar de que hubo al­guno que torció la nariz por mi in­terpretación, todos los demás y el pueblo estaban felices por hacerla popular. En Italia y en Europa en los teatros había un promedio de 8 mil espectadores, como si fue­ra un concierto de rock. Como si tocara la (Laura) Pausini, Bruce Springsteen. Me pedían los cantos como a ellos las canciones. Y yo no me lo esperaba, ¿eh?

-Y ahora que lo invita a algunas de las universidades más presti­giosas del mundo, ¿no se siente una voz más autorizada?

-Yo no enseño la Comedia. No soy un intelectual ni un crítico: soy un hombre de espectáculo. Sí fui a Princeton porque me invitaron, porque hablo de Dante y Dante se puede tomar como quieras, como uno desee. Lo bello es que después de ver el espectáculo a alguno le den ganas de leer la Comedia. En Italia pasó así….¡y vendieron tan­tos ejemplares!

-El canto que más repitió en su espectáculo es el V del Infierno, el de Paolo y Francesca. ¿Por qué?

-Es que el canto V habla de todo, del amor, del sexo, de la lujuria y de la pasión. Es donde están los lujuriosos, los muertos por amor, fijate cómo tiene que ver con no­sotros, con nuestros tiempos. Por­que el sexo gobierna el mundo. También Dante es atraído por las pasiones. La de Paolo y Francesca es una de las historias de amor más bellas. ¡Es bello, bello, bello!

Repite Benigni el adjetivo que para él mejor le cabe a Dante, el mismo que acompañará su necro­lógica, cuando el mundo recuerde su consagración global con La vida es bella , película que le valió tres premios Oscar y una nunca com­probada pero sugerente denuncia de plagio. Si Benigni robó la idea que le acercó en forma de guión Radu Mihaileanu antes de rodar El tren de la vida , nunca habrá certezas. En cambio, Benigni no duda en otorgarle todo el crédito de esta segunda oleada de reco­nocimientos a su trayectoria al autor del Convivio . “El éxito na­turalmente es de Dante. Luego yo le agregué mi popularidad. Pensé que perdería público y sin embar­go, tengo más seguidores ahora. Tenía ese temor, pero me gustaba tanto que sentí tenía que hacerla igual. Es como cuando uno quiere dividir un regalo con amigos, así de simple.

-Le concedo que no es profe­sor, pero al menos sí es tosca­no como Dante. ¿Qué opina de la negativa eterna de Ravenna para devolver sus restos a Flo­rencia?

Hicieron y hacen bien. Los flo­rentinos no lo quisieron antes y ahora es demasiado tarde. Lo mandaron al exilio, pero paradóji­camente si no hubiera sido así, tal vez nunca hubiera escrito La Divina Comedia , porque Dante tuvo que sufrir y conocer el sufrimien­to humano para poder escribirla. Y por eso no hay otro libro que vaya tan adentro del sufrimiento humano y del gran amor como este. Creo que el exilio fue una de las cosas que hizo nacer doloro­samente la flor de la poesía más grande de todos los tiempos.

-A otros contemporáneos de Dante, como Petrarca, también les gustaba sufrir…

-Sí, es cierto. A Petrarca también le gustaba sufrir, pero su poesía era lírica. De hecho, cuando habla de Dante lo hace despectivamen­te, lo juzga de demasiado popular. Las mujeres de Petrarca como Laura, son elegíacas, espirituales, no son mujeres verdaderas. Las mujeres de Dante son carnales, podés hacer el amor con ellas. Laura es como si fuera la madre de Petrarca, en cambio Beatrice quiere hacer el amor con Dante, y si Dante la llegara a encontrar lo harían tres o cuatro veces…

-Y justamente la encuentra en el Paraíso, demasiada santidad para el amor carnal…

-Es que por eso está justamente ahí, es el extásis. El Paraíso es co­mo hacer el amor, y Dante hace el amor con ella desde el primer canto.

No sólo de versos y tercetos habla Benigni. También le dedica un rato largo –el primero– de su es­pectáculo a la tragicomedia diaria de las noticias internacionales. Allí Obama y Berlusconi ocupan los roles protagónicos de Dante y Virgilio. “Hablar de actualidad y de La Divina Comedia es lo mis­mo. Porque un gran poeta habla en eterno presente, está hablando de nosotros ahora. Dante no es un poeta del medioevo, está mucho más adelante, tanto, que todavía no podemos alcanzarlo. Es mucho más moderno que todos nosotros, por eso debemos recordarlo, por eso y porque el pueblo que olvida su propio pasado se prepara para la desesperación. Aunque haya co­sas memorables en Italia todavía hoy, La Divina Comedia es irrepe­tible, hai capito ?”, insiste.

-Y si Dante retrata también a los italianos, ¿qué ADN hay en ustedes para que denuesten y reelijan personalidades como Berlusconi?

-¡Dante dice tanto sobre el pue­blo italiano! Se enoja con todas las ciudades. Pero él también te­nía que lidiar con los Berlusconi de su época…¡ Mamma mia , había tantos Berlusconi en el Medioevo! Estamos divirtiéndonos tanto con él que me gustaría que viniera una vez a ver un espectáculo. Ber­lusconi se relaciona de tal manera con la Comedia que todos los días tengo que agregar un chiste, pero es muy fácil hacer reír con Berlus­coni, basta con repetir exactamen­te lo que él dice…

-¿Qué es lo que más lo conmue­ve de Dante?

Su humanidad, que sea un poeta único en el mundo y a la vez un hombre verdadero, que ama a las mujeres, que se enoja, que detesta a los imbéciles, porque le daría un abrazo a un leproso, pero nunca la mano a un imbécil. Se enoja –no porque los hombres son malva­dos–, sino porque no ven la belle­za que tienen delante. Se pregunta por qué no vemos la extraordina­riedad de la vida. Y entonces nos conduce con él a las estrellas, eno­jándose, con palabras de furia y de rabia, porque nos quiere.

¿Y después de las estrellas?

Nos conduce al camino de nues­tra vida. Dante no nos dice ‘deben morir’, dice: ‘Deben vivir’. Dice: ‘Las mujeres son una tentación, pero son la salvación’. Es un poeta que cambió todo y los poetas son como los científicos, hacen verda­deras invenciones.

Video: Roberto Benigni performing “TuttoDante” show in Chicago

Roberto Benigni in Canada – Press Conference of TuttoDante (June 2, 2009)

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