In diretta dagli studi di Papigno “Il Quinto dell´Inferno” senza pubblicità Il comico torna in Rai dopo il Tg1 con uno show tra attualità e “Divina Commedia” Non credevo ai miei occhi. Ma come parlano? Che figure ci fanno fare? Siamo in diretta in tv devo levare le parti volgari Venne fuori quella cosa dello yacht con le ragazze e subito Mastella disse: “Non sono io” Ma chi t´ha detto niente! La grandezza dell´Italia sono i ragazzi di Locri e anche la manifestazione di sabato a Roma contro la violenza sulle donne

di CURZIO MALTESE
L’Italia contemporanea e la politica raccontati “in maniera irrispettosa e allegra”, e poi la lode al paese della bellezza, il nostro, dell’impero romano, del Rinascimento, della pittura, della musica, della filosofia, del sonetto senza cui non ci sarebbe Shakespeare, dell’Italia “unico luogo al mondo in cui e’ nata prima la cultura e poi la nazione”, le memorie di quando era giovane barista alla Casa del Popolo del natale Vergaio e infine Dante, il V Canto dell’inferno, quello dell’amore tenero e carnale. L’evento Benigni, l’atteso show in diretta su Raiuno dagli studi di Papigno (Terni), in una scenografia essenziale tutta di legno chiaro, davanti ad una platea teatrale, non ha tradito le aspettative.
Trenta minuti iniziali fitti di battute in un viaggio comico dentro il governo Prodi, le sue molte anime in contraddizione (meta’ al Family Day, meta’ all’Orgoglio Laico), senza dimenticare il bersaglio di sempre Berlusconi (“ho preso in giro per 5 anni il governo, ora tocca per par condicio all’opposizione. Con Prodi al governo i comici sono ormai dei precari, senza piu’ materiale, per questo mi sono buttato su Dante. Torna, torna Silvio. Presidente, si fa per scherzare”) e i suoi alleati da Fini a Casini, da Calderoli a Storace (tra i piu’ citati). Poi un’ora sulla bellezza dell’Italia, della storia e della cultura, con un pensiero a vicende recenti che, dice Benigni, ci rendono onore come i ragazzi di Locri contro la ‘ndrangheta o la battaglia contro la violenza sulle donne, “la piu’ orribile perche’ fatta dai vigliacchi” che ha portato sabato scorso in piazza a Roma migliaia di persone o l’iniziativa italiana per la moratoria contro la pena di morte.
Alle 22 per un’ora circa comincia con Dante, lanciando un appello ai bambini, a quell’ora in procinto di dormire, per vedere la tv una volta tanto ed ascoltare la bellezza della Commedia. La lunga diretta ha cosi’ oscillato tra i graffi al mondo politico, con qualche volgarita’ (e persino pubblicita’ involontaria a due farmaci), alla cultura, alla spiegazione ipnotica dell’essenza dell’opera dantesca da appassionato e profondo conoscitore qual e’ Benigni, secondo una formula gia’ collaudata in tv nello show sull’Ultimo del Paradiso del 23 dicembre 2002 e in teatro nelle 100 repliche di TuttoDante, al top incontrastato degli incassi teatrali dell’ultima stagione.

La prima parte, quella sull’attualita’ era la piu’ mediaticamente attesa. E Benigni non si e’ sottratto. Prima c’è Berlusconi ossessionato dal governo Prodi (“ora cade, non ripete altro, sta impazzendo. Silvio, per la tua salute, ti devi riposare, prenditi una settimana in cui non fai un partito nuovo) poi i Savoia che chiedono i danni allo Stato e per i quali Benigni ha lanciato il Teletron (“donate 1 euro con sms, hanno nomi altisonanti ma sono poveri, sono in 4 con tre ville, due yacht vecchi…). Prosegue con l’avviso a Veltroni che domani incontra Berlusconi: “attento, ti proporra’ una riforma elettorale alla Vaticana, finche’ campa ci sta solo lui, come il Papa”.
A Mirko Tremaglia, ministro per gli italiani all’estero (che anziche’ a destra votarono tutti a sinistra, facendo perdere le elezioni), Benigni dice che il Partito Democratico “lo dovrebbe mettere nel suo Pantheon, tra Togliatti, Moro, De Gasperi e Berlinguer, ma certi vorrebbero solo lui. Ha fatto piu’ Tremaglia per il Pd che De Gasperi”. Prodi governa poi con il voto dei senatori a vita: per questo, scherza Benigni, ha fatto costruire una cappella dentro Palazzo Chigi e tutti i giorni prega per la salute dei senatori a vita. Scherza poi su Mastella, capro-espiatorio, che “voluto fare il ministro della giustizia a tutti i costi o niente. Ed e’ riuscito a fare tutte e due le cose”, mentre di Massimo D’Alema il suo preferito (“sta a me, come Berlusconi a Fede”) ricorda i passi indietro per l’amore dell’Italia sulle nomine istituzionali mancate.
Il leghista Calderoli poi e’ vicepresidente del Senato “per motivi filantropici. Serve alle mamme di bambini con problemi di crescita per far vedere loro che si puo’ comunque fare carriera”. Poi il turpiloquio: Benigni ricostruisce, infarcendo di volgarita’ sessuali, la vicenda delle intercettazioni su Vallettopoli. “Ho pure tolto le parti volgari – si scusa dopo averne dette di irripetibili – me ne vergognerei. E’ rimasto sconcertato pure Storace”. Poi l’attacco a Vittorio Emanuele di Savoia che intercettato dice che vuole due prostitute subito, ma da spendere poco, “facendoci fare una figura, non per le prostitute ma per la poca spesa”. Scherza Benigni, affettuosamente, pure sul portavoce di Prodi Silvio Sircana: pubblicare quelle foto e’ stato scandaloso, “ci credo si e’ sentito male, roba da andare in trance”, mentre giustifica il parlamentare Cosimo Mele beccato in un albergo romano con squillo e cocaina: “dopo 15 giorni rinchiuso con Giovanardi, Cesa e Buttiglione, ti credo”. Infine, Buttiglione, Rocco e i suoi piselli con annessa discettazione sull’organo sessuale del politico.
LA REPUBBLICA 30-11-07