Video: battute a raffica sul Rubygate
Benigni: ”Anche la Cinquetti era minorenne”
La parte più politica e d’attualità dello show del comico all’Ariston
Benigni: ”Anche la Cinquetti era minorenne”
La parte più politica e d’attualità dello show del comico all’Ariston
[Il video, filmato dallo staff di unbenignidanobel.it, è stato pubblicato anche su RepubblicaTV]
BOLGHERI – «La verità è che Berlusconi vuole restare nella storia. Vuole un appellativo per sempre: Togliatti era ‘ Il Migliore’ . Prodi era ‘ il Professore’ . E ora Berlusconi è ‘ il Trombatore’ ». È, questo, un passaggio dello show di Roberto Benigni sabato sera a Bolgheri allo spettacolo di beneficenza a favore della Fondazione Iris (Istituto per la riabilitazionee il reinserimento sociale dei disabili psichici).
«Vedete – ha aggiunto il comico – come il premierè intristito in questi giorni? Invita tutti i suoi amici a Palazzo Grazioli per mostrare le stanze: qui era tutta Carfagna, ora non c’ è niente. Silvio stasera mi aveva promesso che sarebbe venuto a vedermi, ma si è fermato sul viale della Principessa», riferendosi ad un viale popolato dalle prostitute nella zona di Bolgheri.
«Mi aspettavo di trovare qui quattro pensionati sfigati di quelli che giocano a tresette come Verdini, Lombardi, e dell’ Utri», ha ironizzato poi Benigni riferendosi alla vicenda della P3.
Meno tempo ai talk show per leggere Benigni su Dante e le poesie di Garcìa Lorca

(Di Stefano Paolo, Il Corriere della Sera, 28 ottobre 2008)
Nella tensione di questi giorni, il Piccolo Fratello fa una modesta proposta: che Il mio Dante di Roberto Benigni (appena uscito da Einaudi Stile Libero con prefazione di Umberto Eco) venga distribuito nelle scuole come un volantino pacifico, un regalo rilassante, un sospiro di sollievo, un sorso di freschezza. È un libretto piacevole e insieme istruttivo come dovrebbe essere la scuola migliore. Dovrebbero leggerlo studenti e professori, ovvio. C’ è il piacere vertiginoso del testo poetico, il gusto della parola, con la leggerezza (e anche la pesantezza) che la poesia comporta. Un «folle volo» dentro la coscienza della scuola e della letteratura. Leggendo il canto di Ulisse, Benigni salta a piè pari dalla «orazion piccola» al Paradiso in forma di rosa e da lì a un testo di Giorgio Caproni (che non è un sonetto, però, come vorrebbe Benigni: ah, gli editor di una volta!), e da Caproni al Moby Dick. Il mio Dante dice dell’ invenzione poetica meglio di tante barbose lezioni. Per esempio, quando segnala che non è vero che il Conte Ugolino divorò i suoi figli. E postilla: «Lo abbiamo creduto per secoli, ma non era così. Dunque non è il vero che fa il bello, ma è il bello che fa il vero». Se ne potrebbe discutere per ore, citare teorici della letteratura, ma Benigni la butta là tra il lusco e il brusco, e fa bene. Come a dire: ognuno poi, se ne ha voglia, ci rifletta a casa sua. E ancora, pensate un po’ : si parla di enjambement, metrica, di accenti di quarta e di seconda, ma senza farlo pesare. Per questo, Il mio Dante sarebbe utile persino al ministro dell’ Istruzione Gelmini, che con gli accenti (piani e sdruccioli) a quanto pare ha qualche problema. E dovrebbe leggerlo, Il mio Dante, anche l’ ex ministro Di Pietro che domenica in televisione ha detto: «Voi state a vedere lo stuzzicadenti nell’ occhio e non vedete la trave». Che roba è? L’ uso della metafora non è un’ opinione, caro Di Pietro, tanto meno per un politico. Lo stuzzicadenti al posto della pagliuzza avrebbe potuto mettercelo un comico per il gusto (discutibile) di far ridere, ma in bocca a un ex ministro è solo un obbrobrio. Se una sera, una sola, Gelmini e Di Pietro dovessero decidere mai di rinunciare a una comparsata in tv, provino ad aprire Benigni. Si rilassino un pò (ci rilasseremo anche noi) e troveranno, nelle loro case, materia di riflessione: lasciamo perdere gli artifici sdrucciolevoli delle metafore e delle allegorie, ma una parola al posto giusto, una doppia corretta, una pronuncia come Dio comanda. Insomma, potrebbero imparare moltissimo dal comico Benigni. E se decidessero mai di rinunciare a un’ altra delle 365 comparsate tv all’ anno, riducendole così a 363 (ci rilasseremo anche noi), impieghino la seconda serata libera a sfogliare un altro libriccino uscito da Einaudi in questi giorni. In Poeta a New York, le poesie «americane» di García Lorca, troverebbero qualche verso memorabile su Wall Street dopo il crollo del ‘ 29: «Ormai le ortiche faranno tremare cortili e terrazzi. / Ormai la Borsa sarà una piramide di muschio». E magari verrà loro il salutare sospetto che se tutto va bene (o male) prima o poi le ortiche e i muschi possano invadere anche i 365 talk show a cui hanno partecipato in questo memorabile 2008. Un giorno potrebbe essere vero (e forse anche abbastanza bello).
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