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VIDEO: Laurea Honoris Causa a Benigni a Cosenza

Roberto Benigni al Premio Mario Luzi

Roberto Benigni sarà presente alla cerimonia di consegna del Premio Mario Luzi che si terrà al “Teatro Valle” di Roma in data 11 giugno 2010, ore 20:45.

Teatro Valle – V edizione – Roma, Via del Teatro Valle, 23

Programma:
20.45 Registrazione ingressi
21.00 Saluto delle Autorità
21.15 Consegna dei Premi
23.00 Chiusura cerimonia

Per scaricare l’invito clicca qui.

Per maggiori informazioni visita: www.marioluzi.it

Nella giuria del Premio Luzi sarà presente anche Davide Rondoni, poeta e amico di Roberto Benigni che nel 2007 ha realizzato un’intervista sul rapporto tra la poesia, Dante e Benigni:

Rondoni: E tu, Roberto, non hai mai scritto una poesia?
Benigni: Ne ho scritte milioni per la mia bella! Ma non osare pubblicarlo e nemmeno dirlo.
Rondoni: Mario Luzi, ancora vivo quando ci furono le tue prime più eclatanti apparizioni televisive con Dante, mi diceva: «Si vede che ama quel che legge». Ora lo pensano milioni di persone. E poi tu il pallino della poesia mica l’hai da adesso. C’è una scena in Daunbailò dove citi anche Robert Frost… Leggere poesia, sembrerebbe una cosa strana, invece…
Benigni: Lo diceva Nabokov. Quando siamo piccolini c’è l’identificazione con l’autore, che è una maniera infantile; poi c’è quella adolescenziale, e «si legge per cercare un messaggio», una strada da seguire; poi c’è quella da studente, quando si cresce, accademica; da ultimo c’è quella matura, quando rifai il percorso dell’autore.
Rondoni: E tu il percorso di Dante ce lo hai fatto rifare un po’ a tutti…
Benigni: I poeti sono più profondi dei filosofi, ciò che ti entra dentro non ti esce più. Non è un pensiero che corre. La poesia rende il quotidiano…
Rondoni: …memorabile, lo rende memorabile…
Benigni: Ma guarda come trovi le parole, eh… La poesia rende memorabile il quotidiano e anche i pensieri potenti.
[...Per leggere l'intervista completa clicca qui]

Benigni canta ai detenuti Pia dei Tolomei

L’attore in visita privata al carcere di Firenze ospite dei reclusi che studiano Dante. E insieme discutono di redenzione

Firenze, 23 ottobre 2009 – Il quinto canto del Purgatorio, come metafora del cammino di redenzione. Come incoraggiamento per chi nella vita ha commesso un errore, ma ha una possibilità per riscattarsi. Non riuscivano a credere ai loro occhi, ieri pomeriggio, i detenuti del carcere fiorentino di Sollicciano. A recitare Dante, a narrare in versi la triste storia di Pia dei Tolomei, c’era Roberto Benigni in carne e ossa. Benigni ha risposto a una lettera d’invito dei detenuti del carcere fiorentino che stavano studiando Dante attraverso i dvd delle sue serate.
Si sono talmente appassionati al sommo poeta recitato dal comico di Vergaio che, insieme al loro insegnante, hanno tentato l’impossibile: chiedere all’artista di varcare la porta del carcere per un incontro. Dopo qualche tempo è arrivata la risposta, Roberto Benigni aveva accettato; l’appuntamento, da svolgersi nel massimo riserbo quasi da visita ‘privata’, era per ieri pomeriggio alle 14. E puntuale è arrivato, a bordo di un’auto, con la quale ha raggiunto il cortile del carcere senza affrontare il blocco della portineria.

Una volta entrato, Benigni è stato accompagnato nel teatro del carcere, dove lo aspettavano gli insegnanti dei corsi d’istruzione, i vertici della casa circondariale e circa 200 detenuti. Un incontro informale, ma di quelli che lasciano il segno. E non sono mancate le battute, quelle al fulmicotone, che hanno scatenato applausi a scena aperta e risate. Curioso il siparietto con un detenuto che ha avvicinato Benigni: “Dopo aver trafficato hashish per tutta la vita – gli ha raccontato – ho scoperto la scrittura, e sto lavorando su una sceneggiatura: Pinocchio al femminile? Che ne pensi?”. “Vorrà dire – ha risposto il comico – che la chiameremo Pinocchia”.
Tante le domande anche sul rapporto di amicizia con Massimo Troisi e sul clima speciale che si era creato durante le riprese del film ‘Non ci resta che piangere’. Alla fine sono state due ore di poesia e sorrisi, di battute, ma anche di confronto tra l’artista e uomini che sono alla ricerca di un’opportunità per ritrovare se stessi.

L’incontro si è svolto in forma assolutamente privata, lontano da taccuini e telecamere. Ma non si è trattato in assoluto di una ‘prima volta’. Nel 2007 Roberto Benigni concesse due repliche speciali al suo spettacolo ‘TuttoDante’. Su richiesta dell’allora sottosegretario alla giustizia, Luigi Manconi, si recò nel carcere milanese di Opera e in quello di Sulmona. In quel caso recitò canti dell’Inferno dantesco tra i detenuti, alternandoli come ieri alle battute che servivano non tanto per sdrammatizzare, quanto per mantenere alta la concentrazione.
Perché è chiaro che, ieri come due anni fa, si tratta di un pubblico speciale: persone che devono fare i conti con il dolore provocato a se stessi e agli altri, in attesa di una parola di consolazione, della rassicurazione che si può uscire dal buio. E niente di meglio della Divina Commedia, opera potente che fa commuovere e che racconta in modo sempre attuale la parabola dell’uomo, dei suoi sentimenti più alti, ma anche delle sue debolezze.
Dopo circa due ore, l’incontro è finito. “Ciao Roberto e grazie di tutto”. Uno spettacolo privato, ma anche un viatico per il futuro. Perché solo se si è visto l’Inferno, si può pensare di conquistare il Paradiso.

di Fabrizio Mordivucci (La Nazione)

Benigni con Dante per la felicità. Intervista con l’attore toscano che risfida l’America

di Stefano Vaccara, America Oggi | 17-05-2009 |

Tenetevi forte, sta arrivando Roberto Benigni a New York. L’America non scorderà facilmente la premiazione di Benigni nella notte degli Oscar del ’98, con “La vita è bella”. Ora l’attore-regista ritorna negli Stati Uniti con il suo spettacolo “Tutto Dante”. La prima tappa dello show sarà a San Francisco, il 26 maggio, poi sarà la volta di New York il 30, Boston il 6 giugno e infine Chicago il 12.
Benigni reciterà in inglese e in lingua originale il Quinto Canto dell’Inferno che descrive la storia d’amore di Paolo e Francesca. Riuscirà Benigni a comunicare la poesia di Dante all’America?

Il tour mondiale è iniziato lo scorso anno da Zurigo, dopo diverse tappe europee è la prima volta che sbarca oltreoceano. Le tappe negli Usa sono state organizzate da Massimo Gallotta Promotions. Lo spettacolo newyorkese è sponsorizzato dall’Istituto Italiano di Cultura.
Abbiamo l’appuntamento telefonico con Benigni per l’intervista giovedì. Lui è in Svizzera, a Basilea, tra poche ore inizia lo spettacolo. Ci risponde al telefono con il suo inconfondibile forte accento toscano, la lingua di Dante: “Stefanooo, come stai? America, arrivo”.
I premurosi manager ci avevano intimato soltanto quindici minuti per l’intervista, ma Roberto ci rassicura subito: “Ma quali quindici minuti, non ti preoccupare Stefano, noi si parla di Dante a New York, e lo vuoi fare in quindici minuti?”.

Roberto, Dante cosa avrebbe pensato dell’America?
«Ma Dante ha scoperto l’America prima di Colombo, ha situato la montagna nel Purgatorio… ad un certo punto, le cartine geografiche Dante le ha portate nel Purgatorio, quando Ulisse remando remando etc etc… insomma Dante l’ha scoperta prima lui l’America… »

In un film che hai recitato con Massimo Troisi, trasportati indietro nel tempo, cercavate di fermare Colombo dal partire dalla Spagna affinché non scoprisse l’America…
«Eh che c’era quell’americano che m’aveva sposato la mia sorella e me l’aveva rovinata, allora… »

Ma a Dante, l’America con Obama presidente gli sarebbe piaciuta o no?
«Oggi con Obama è tutta una felicità. Portare Dante in America è come portare Obama in Italia. Io la prossima volta voglio portare Obama in Italia, per le sue poesie, lui è come un libro scritto, fisicamente, proprio come è fatto, lui è già un verso di una poesia. È bellissimo, ci ha rimesso tutti in buona carreggiata con l’America, che con Bush stavamo andando tutti storti. Lo ripeto sempre: l’elezione di Obama è una Divina Commedia!»

Dante ci ha anche insegnato quanto sono importanti le donne per gli uomini. Che cosa avrebbe pensato Dante di Michelle Obama: senza di lei ci sarebbe stato presidente Barack Obama?
«Sarei costretto a dire un luogo comune, che dietro ogni grande uomo c’é una gran donna. Ma qui non c’é nessuno che sta dietro, sono alla pari, ecco accanto ad un grande uomo c’é una grande donna e viceversa. Guarda che per Dante Alighieri è partito tutto dagli occhi di una donna, da Beatrice. Lui ha scritto l’opera più straordinaria di tutti i tempi per rivedere gli occhi di una donna. Tutta la sua conoscenza è a Beatrice, tutta la sua cultura è lì, quando ha visto per la prima volta quella donna, ha visto nei suoi occhi: tu sei eterno. E lui ha promesso, per questi occhi io scriverò una cosa che non è mai stata scritta prima da nessuno. E l’ha mantenuta la promessa, pensa un po’ che bellezza. Quindi senza gli occhi delle donne, nessun poeta potrebbe mai scrivere niente di eterno. Sono loro che ci fanno fare le grandi cose. Quindi per Obama e Michelle è la stessa cosa. Quando si vede quel bel sorriso di Michelle, e si vede quella felicità di fare un cammino insieme ad una persona che si ama, si sente come se i fatti del mondo non sono la fine della questione, forse c’é qualcosa di più, che non sappiamo, di insondabile, e questa è una bella speranza… »

La recita di Dante l’hai iniziata nel 2002, subito dopo il terrore dell’11 settembre. Oggi abbiamo la grande paura della crisi economica. Conoscere meglio l’opera di Dante può aiutarci in tempi come questi?
«Guarda leggere Dante aiuta sia in tempi di crisi che in un momento di grande felicità. Perché Dante non è solamente un aiuto, ci lascia nella bocca il sapore della felicità. Alla fine il messaggio della Divina Commedia è proprio che è bella. Quindi parla a tutti noi, Dante ci fa vedere come siamo fatti e ci dice: scegliti, tra questo e quello, e non ci nasconde le nostre cose più basse, per questo è il più grande poeta di tutti i tempi. Perché per la prima volta dice che siamo proprio noi i padroni della nostra vita e della nostra morte, del nostro destino. Prima di Dante, da Omero in poi tutti gli uomini venivano affidati agli dei, al destino, al fato. Dante no, dice siete voi, siamo noi che ce lo facciamo, siamo noi i padroni del nostro destino. E allora in questo momento straordinario, di grande crisi, dovuta all’avidità, che è una delle tre belve di Dante, la lupa è l’avidità, ecco quelle cose che la Bibbia ce le ha dette in maniera mistica, Dante ce le ha dette in maniera popolare. Ce le fa sentire con mano, è un libro che si può abbracciare, è come un amico che ci conosce, la Divina commedia non la leggiamo noi, è lei che legge noi! Quando io leggevo Dante, mi dicevo: ma questo mi conosce più profondamente di qualsiasi altra persona. Mi vien voglia di chiamarlo, di farmi dare il numero di telefono, pronto Dante, sei libero domani, prendiamoci un caffé insieme. L’insegnamento della Divina Commedia è una domanda che a rispondere ci si potrebbe stare ore e ore, ma quello che ci fa sentire ad ognuno di noi, è unico, e anche se la nostra vita non sembra eccezionale a nessuno, Dante ci dice che siamo gli eroi di un dramma epico irripetibile, che non avverrà mai più. Abbiamo una volta sola l’occasione di vivere, e questa cosa non ci fa mai sentire superflui, mai totalmente vinti, ci narra proprio il miracolo dell’esistenza. E alla fine, quando arriviamo in Paradiso e ci voltiamo indietro, l’Inferno è vuoto. Ci ha portati tutti con sé. È un poema così grande che dopo averlo letto non si guardano più le persone con distrazione, ci si guarda tutti come un mistero, come se siamo depositari di un destino immenso. È questa la cosa straordinaria».

Roberto, stai portando il tuo spettacolo dantesco in giro per il mondo e i temi toccati nell’arte dell’Alighieri sono universali, come l’amore appunto. Ma ecco arrivare l’ostacolo della lingua. Insomma recitare all’estero non è come nelle piazze italiane. Negli Stati Uniti avrai tanti americani di origine italiana che sono disposti a seguirti nella lingua del poeta fiorentino. Ma con il pubblico americano che ti ha conosciuto e apprezzato soprattutto al momento dell’Oscar de “La vita è bella” e che ora vorrebbe vederti recitare Dante, come farai per farti comprendere?
«Prima di tutto lo spettacolo è in inglese ‘bettered with Italian’, cioè quando non trovo la frase in inglese io la ‘swiccio’. Insomma è l’inglese mio. Poi io non sono un professore, né un critico, né un teorico, insomma un intellettuale. Sono un uomo di spettacolo, e quindi con la Divina Commedia io faccio prima di tutto uno spettacolo. E poi è proprio il Quinto canto, quello appunto del sesso, della lussuria, delle passioni e dell’amore, e tutto quello che ci racconta quanto ha che fare, soprattutto oggi, il sesso con il potere… Nella prima parte dello spettacolo io parlerò di fatti moderni naturalmente, con Dante poeta universale. In più quando io farò il Quinto canto in originale, quella lingua di Dante che in italiano il 70% è rimasto quasi uguale, ecco lì è come sentir la musica, è proprio una sinfonia. Dante ci ha messo tutti i ritmi: c’è il classico, il jazz, il rock, è come sentire Beethoven e Duke Ellington, Bach e Jimmy Hendrix, una cosa spettacolare. Se ti viene bene, è una cosa che si rimane stupefatti, una sinfonia e Dante si capisce senza bisogno di capirne la lingua. Ecco quando siamo difronte ad un ecstasi, non si deve spiegare più, perché l’analisi la riduce. Ma nella prima parte parlo di attualità, di Obama e Michelle, di Berlusconi e… »

E infatti ho più di una domanda su Berlusconi. Ma restando un attimo sul tema della lingua, tu in America sei riuscito a farti capire in passato. Ancora prima dell’Oscar per “La vita è bella”, gli americani cultori del cinema ti conoscevano per la tua interpretazione, recitata in inglese, nel film “Daunbailò” (1986).
«Eh sì, fu il mio primo impatto con gli Stati Uniti grazie a Jim Jarmusch, un grandissimo regista con cui sono rimasto molto amico».

Stiamo arrivando all’orgomento sulla bocca di tutti, sesso e tradimenti, ma prima volevo il tuo parere su quello che, almeno da New York, ci ha fatto molta impressione, mi riferisco alle ultime dichiarazioni di Berlusconi riguardo alla questione immigrati. Siamo d’accordo che sui cosidetti “respingimenti”, ogni Stato abbia il diritto di controllare i propri confini, ma quando il capo del governo italiano, parlando della questione, ha detto: “Sono contrario all’Italia multietnica”, ecco secondo te cosa intendeva dire Berlusconi?
«Guarda Stefano, ha colpito e tanto anche a me, quindi non solo a New York. Non credo che ci siano tanti significati per spiegare quelle parole, quello che dice Berlusconi di solito è piatto, ha solo un significato. Quindi quello che ha detto è quello che abbiamo capito, che non gli piace un’Italia multietnica. Cioè si rivolge a quella parte di noi italiani che c’è sempre e che non abbiamo il coraggio di far vedere e che ogni tanto viene fuori. E magari fosse solo quella…»

Passiamo alle vicende ‘piccanti’ che hanno fatto il giro di tutti i giornali del mondo. Secondo te Veronica Lario, che per tanti anni aveva più o meno comodamente sopportato un marito dall’istinto, come dire… non mi viene quella espressione toscana molto chiara, mannaggia mi sfugge…
«Allupato, si dice allupato.»

Già, allupato. Allora Veronica ha deciso di divorziare dal Silvio “allupato” per la storia delle veline candidate alle Europee o per la vicenda del “papi” frequentatore della minorenne Moeni? Secondo te qual è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso del matrimonio tra Silvio e Veronica?
«Ma quale goccia, qui si tratta di una cascata del Niagara! Veronica lo aveva già bastonato una volta sui giornali, altro che goccia. Però si sa, mentre gli americani a queste cose darebbero molto peso, agli italiani importa poco, e quindi finora non succede nulla.»

Anche la Chiesa si è arrabbiata con Berlusconi.
«Già la Chiesa un pochino, ma che dobbiamo dire, poi Veronica ha detto la frase ‘è uno che non sta bene’, e allora che dobbiamo fa? Mi viene da ridere perché non c’è niente da aggiungere. Per costruirci una pagina di spettacolo basta ripetere quello che dice, non bisogna cambiare niente»

In Sicilia c’è un detto volgare ma dai significati profondi: “Megghiu cumannari ca’ futtiri”. Meglio il potere che fare all’amore. Berlusconi quel proverbio non lo conosce?
«Secondo me lui ha cambiato quel proverbio siciliano: per lui comandare è come fottere!»

Non ce la faccio più e scoppio a ridere, ma non posso altrimenti rischio di coprire la registrazione. Benigni sventaglia frasi come una mitagliatrice…

Andreotti il proverbio originale siciliano forse lo conosceva…
«Accidenti se non lo conosceva, Andreotti sì che lo conosce bene il potere. E poi quello lì aveva un altro stile accidenti».

Berlusconi dai nemici, ma anche da qualche suo amico, viene paragonato a Mussolini. Anche il Duce era molto “allupato”…
«Ma Mussolini non ha mai fatto ministro la Petacci, questa è la differenza! Però a questo punto voglio ribadire che Berlusconi non è come Mussolini e non siamo certo ai quei tempi. Insomma in Italia la libertà c’é e io non permetterò a nessuno all’estero di dire il contrario. Come dicono gli americani ,”It’s my country!”. A parlar di Berlusconi dopo ci penso io…».

Nel magazine di America Oggi l’estate scorsa pubblicammo una lunga intervista che ti fece la professoressa del Leham College-Cuny, Grace Russo Bullaro, l’esperta americana del tuo cinema…
«Bella quella intervista.».
(I lettori possono trovarla sul sito internet, www.oggi7.info, in archivio, il numero del 13 luglio 2008). Ecco, in quella intervista avevate approfondito Dante ma a un certo punto la professoressa americana fece una domanda maliziosa, ti chiese dove, secondo te, Dante avrebbe potuto mettere Berlusconi. Tu dicesti che Dante avrebbe solo riso di lui, non lo avrebbe certo messo all’inferno… Dopo le ultime notizie, hai per caso cambiato idea?
«Per come fa le sue leggi Berlusconi, Dante gli avrebbe fatto un girone ad personam, solo per lui. Oppure si potrebbe fare una innovazione che Dante non fa con nessuno, provarlo un po’ dappertutto».

Dopo il successo di questo tuo spettacolo sulla Divina Commedia di Dante, ne farai un film?
«Mi piacerebbe farne una commedia, ci sto pensando proprio dalla fine di questa tourné. Me lo hanno chiesto anche gli americani, ma sai quante volte, di fare un film sulla Divina Commedia, sull’Inferno, su Paolo e Francesca, sulla vita di Dante, anche le televisioni… Ma come si fa? Quanto tempo ci vorrebbe, costerebbe l’ira di Dio, solo gli effetti speciali, e in più si perde la bellezza della poesia. Quella ha trovato la sua forma finale, quel mistero della poesia, ecco come renderla con lo schermo? Però certe immagini, ecco certe immagini che crea Dante sono cinematografiche, ha inventato il montaggio Dante con la Divina commedia. Non ce lo dimentichiamo. Il montaggio anche alternato, è proprio l’invenzione del cinema Dante. Sarebbe in questo quasi una sceneggiatura già scritta. Mi piacerebbe mettermi a ragionare seriamente qualche volta, però ci vorrebbe tanto di quel tempo e poi la scelta di quale canto fare o se fare la sua vita… eppure sarebbe un viaggio straordinario. Ma quasi quasi, sì varrebbe proprio la pena di pensarci, ti ringrazio per avermi ancora rinfocolato l’idea».

Roberto, in America ti stiamo aspettando con uno spettacolo che promette non solo satira e grandi risate, ma anche cultura, grande cultura.
«Io saluto tutti gli italiani in America, questo che vi porto è il regalo che Dante ha fatto, la perla più luminosa. Era dovuto che io mi muovessi dall’Italia per andare a portare questa perla in giro. Come italiano ho tanto orgoglio da far vedere, guardate che ci abbiamo, guardate che abbiamo fatto, e non è stata fatta solo per noi italiani ma per tutto il mondo. Dante è universale. Per tutti e per sempre».

“La grande poesia è sempre attuale” – Intervista a Roberto Benigni

Articolo di Società cultura e religione, pubblicato sabato 18 aprile 2009 in Grecia.
[Eleftheros Typos] [ traduzione di ItaliaDallEstero.info ]

Roberto Benigni parla della «Divina Commedia» di Dante

«Ciao, Panagiotis*» la voce di Roberto Benigni risuona fragorosa e molto familiare.
«Sono Roberto*». E continua: «È un tale piacere per me venire in Grecia, nella Grecia che adoro, nella Grecia che considero la mia seconda patria, nella Grecia alla quale tutti dobbiamo ogni cosa poiché ogni cosa in Grecia ha avuto origine e alla Grecia ci riconduce».

Di fronte a una tale raffica di entusiasmo italico all’altro capo del telefono, impossibile non rimanere senza parole per alcuni secondi. La prima cosa che ho detto per rompere il silenzio, e mi è venuta fuori spontaneamente dopo tale dimostrazione di affetto, è stata esprimergli innanzitutto la mia solidarietà per i suoi connazionali vittime del terribile terremoto e dei suoi effetti, che hanno messo a dura prova l’Italia.

Il 5 e 6 maggio sarà ad Atene per presentare lo spettacolo della «Divina Commedia» di Dante, che da molto tempo sta portando in tournée da una parte all’altra, a partire dalla sua patria…
E grande è l’onore che provo nel venire in Grecia, alla quale dobbiamo così tanto. Per me questa è la data più importante di tutto il tour.

Che cosa l’ha portata a Dante facendole abbandonare temporaneamente la sua attività cinematografica?
Adoro Dante e la sua poesia, così come adoro in generale la poesia e i poeti perché da loro impariamo la verità o per meglio dire l’essenza delle cose. Per questo i grandi poeti non invecchiano mai, e per questo Dante rimane tuttora così popolare. Perchè la vera poesia, la grande poesia, può essere stata scritta ieri, ma rimarrà sempre attuale. Dante in Italia vive nei cuori delle persone, perché ciò che dice è eterno.

Attraverso Dante e la «Divina Commedia» fa in qualche modo una sorta di critica al nostro tempo?
Non mi sostituisco al Vate, non faccio l’insegnante né il missionario. Attraverso il suo messaggio parlo di cose moderne e senza bisogno di ricorrere agli eventi odierni.

Qual è il motivo che l’ha spinta ad affrontare questo testo, mito della letteratura italiana e mondiale?
Quello che ti dicevo anche prima. Le verità eterne. L’amore, l’affetto, l’amicizia, il sesso, sì, il sesso, il peccato di lussuria col quale siamo cresciuti, tutte queste cose sono contenute nell’opera e a modo mio le commento. L’amore, che suona come una musica sinfonica, come una enorme orchestra…

C’è anche un’orchestra nello spettacolo?
No, no, no. L’orchestra viene fuori dalla poesia delle parole e dal loro eterno contenuto.

Come ha messo in scena l’adattamento teatrale di Dante?
Come un monologo. Ho affidato tutto a un monologo e l’ho fatto secondo i miei canoni, dato che, come ti spiegavo, non sono né un mentore né un insegnante, sono un attore teatrale.

Il suo lavoro segue la tradizione popolare italiana, quella che noi conosciamo come commedia dell’arte*.
Questa è anche la mia tradizione, questa è la mia arte, ti avvicina alle persone e avvicina anche le persone tra di loro. Dante si interessava di tutte le persone, fossero esse alte o basse, il suo messaggio si ritrova anche oggi nella politica. La cosa principale di cui parlo nello spettacolo è Berlusconi, il nostro presidente del Consiglio…

Stavo appunto per chiederle un commento su questo perché so che la sua posizione politica non gli è molto favorevole.
Ora ti parlerò dello spettacolo. I commenti su di lui li sentirai durante lo spettacolo. Non dirmi che non verrai, Panagiotis. Ti aspetto.

E se non venissi? Mi dica, se vuole, quello che dice su Berlusconi nello spettacolo.
Ah, Panagiotis (ride). Rifletto su di lui e sul significato del potere. Solo che non lo faccio io ma le parole di Dante. E da Berlusconi e il potere si passa alla contemporaneità, si vedono i giorni nostri, e successivamente si va nel Medioevo.

E giungiamo all’odierno Medio Evo?
Non noi. La «Divina Commedia» di Dante. Questo è il suo valore, perché ci riguarda tutti quanti. Prendi, ad esempio, una partita di calcio…

A dire la verità, visto che l’ha citato e poiché sono un fan anche del calcio italiano, come di tutto ciò che ha a che fare con la cultura della sua patria, mi faccio coraggio e le chiedo: per quale squadra tifa?
Sono nato nei dintorni di Firenze, quindi non posso non essere della Fiorentina. Ma vivo a Roma e là tifo naturalmente la Roma. Tu di che squadra italiana sei?

Non ci crederà, ma anche io sono diviso fra due squadre. Sono della Roma perché innamorato di Roma e dell’Inter per motivi calcistici. Tra Inter e Roma, prevale la Roma.
Panagiotis, sei un uomo sentimentale! Così siete voi greci. Questo è il motivo per cui ho una tale ammirazione per il vostro paese, che io considero la mia seconda patria. Vengo in Grecia con lo stesso sentimento, con lo stesso turbamento che mi coglie quando vado a incontrare la donna dei miei sogni. Un’emozione fortissima, fratello*.

* “Ciao, Panagiotis”, “Sono, Roberto”, “commedia del arte” e “Un emozione fortissimo, fratello.” sono in italiano nel testo originale

[Articolo originale "Η μεγάλη ποίηση εκφράζει το σήμερα" di Panagiotis Timogiannaki]

Roberto Benigni in TuttoDante a Colonia

Ringraziamo Frida Calvino per averci inviato questa recensione sullo spettacolo TuttoDante a Colonia di lunedì 20 febbraio 2009.

In una piacevole sarata a Colonia, mentre l’imponenza del Duomo fa capolino tra cavi, tralicci e strutture moderne di questa cittá in continuo movimento, ti capita anche di assistere ad un momento di assoluta poesia.
Di partecipare ad un raro evento con la sensazione di essere trasportato al di fuori di una realtá frenetica per ritrovarti in un mondo dove le parole hanno valore, dove il tuo cuore ancora palpita per il racconto di sentimenti che sembrano ormai sfuocati, dove riflettere ha ancora il suo spazio.

Ieri sera Roberto Benigni e Dante ci hanno regalato questo. Netta in me era l’impressione di vederli entrambi camminare sottobraccio, lungo il fiume Reno, intenti a scambiarsi opinioni, a raccontarsi piccoli episodi di vita. Perché quando si ascolta Dante attraverso Roberto, si intuisce lo straordinario legame che li unisce, che va al di lá del tempo e dei costumi.

E Roberto ieri sera non solo ci ha emozionato con il V Canto dell’Inferno ma ci ha fatto riflettere sulle nostre origini e da dove veniamo. Ha saltellato con le parole e la sua gestualitá dalla musica, alla pittura, dalla letteratura alla storia. Con tanto rispetto e delicatezza ha affrontato tutto ció di cui il mio Paese é stato la culla.
Questa é la lezione più importante che abbiamo avuto ieri: una lezione che mi ha resa più orgogliosa dell’Italia.

Grazie Roberto!


Frida Calvino


* Alcune foto di Roberto Benigni sul palco del Musical Dome di Colonia:
(© Photo Joerg Carstensen – Corbis)

Satira, Dante e poesia. Benigni conquista anche gli Inglesi

Roberto Benigni per la prima volta racconta Dante in inglese, nel tempio teatrale del West End di Londra, e la platea dell’antico Theatre Royal – anche se in larga parte composta da italiani – gli regala una serata trionfale

(Il Corriere Fiorentino) – Satira, poesia, amore, e l’emozionante lettura della Divina Commedia: Roberto Benigni per la prima volta racconta Dante in inglese, nel tempio teatrale del West End di Londra, e la platea dell’antico Theatre Royal – anche se in larga parte composta da italiani – gli regala una serata trionfale. L’attore e regista toscano ha stregato gli spettatori con il suo racconto e la spiegazione del V canto dell’Inferno della Divina commedia, tutto nel suo inglese personalissimo e a tratti strampalato, ma ricco di vocaboli aulici, capace di veicolare con forza poesia, energia e l’entusiasmo commosso per la lettura conclusiva del Sommo Poeta.

TUTTOBENIGNI – Ha fatto sorridere, riflettere e a tratti anche commuovere Roberto Benigni, in azione domenica 5 aprile sul palcoscenico inglese più antico, il Drury Lane Royal Theatre, nel cuore del West End, il quartiere storico dei teatri. L’occasione era l’unica tappa inglese del tour “TuttoDante”, con la lettura del canto V dell’Inferno, ormai cavallo di battaglia dell’attore toscano, che lo recitò anche nell’appuntamento in prima serata dedicatogli giovedì 29 novembre 2007 da Raiuno, quando fece registrare 10 milioni di telespettatori con un equilibrato mix tra una prima parte di satira politica e una seconda destinata all’approccio vero e proprio con la “Commedia” di Dante . E anche domenica sera a Londra, Benigni ha riproposto questa collaudata struttura, riscuotendo, ora come allora, il plauso di pubblico e critica, pressoché unanime da entrambe le parti.

SATIRA E POESIA, ANCHE A LONDRA – «Sto parlando in inglese, nel caso non ve ne siate accorti», ha scherzato tra gli applausi Roberto Benigni.
Il comico nativo di Manciano La Misericordia ha iniziato il suo show con un monologo sull’attualità politica, non lesinando le consuete frecciate al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, definito “il primo italiano a Londra a fare un one-man-show”, in riferimento alla gag del premier con il presidente Usa Barack Obama durante il G20 tenutosi nella capitale britannica la settimana scorsa.
L’intervento benignano, caratterizzato dall’abituale ginnastica verbale ed esuberanza gestuale (tra scatti, movenze e uso di variopinti vocaboli della lingua d’Albione come “discombololated” e “frabbergasted”, rispettivamente “astruso” e “attonito”), è stato per gran parte dello spettacolo recitato in lingua inglese, scelta che ha evidenziato lo sforzo e la volontà del performer aretino di farsi comprendere da quanta più gente possibile accorsa a teatro. Sulla scelta dell’idioma della Regina, lo stesso Benigni ha fatto anche una battuta autoironica, paragonandosi, per quanto riguarda l’aspetto linguistico della sua performance, a “Mr. Bean che parli di John Milton in italiano”.
Nell’augusto Theatre Royal di Drury Lane, il più antico di Londra, in funzione ininterrottamente dal ’600, Benigni ha iniziato la serata, come di consueto, con la parte satirica: obiettivo preferito, il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e, in particolare, la sua ormai celebre scenetta con la regina Elisabetta durante la foto al G20. «Poteva fare come feci io con Raffaella Carrà», ha detto Benigni tra le risate generali. «E con Obama poteva fare come feci con Pippo Baudo, toccandolo là». Ma se l’è presa anche con i governi del centro sinistra: «Non facevo in tempo a scrivere le battute, che loro erano già caduti». Quindi ha volato alto, in termini poetici, sull’arte, l’amore, la vita, Dio, il corpo e l’anima.

L’ELOGIO DI DANTE – Poi l’elogio del genio innovatore di Dante, il racconto con Semiramide, Didone, Paolo e Francesca del sublime V canto, poi l’intensa lettura (in italiano, «perchè Dante non si può tradurre»). In platea si ride molto con le battute satiriche, ma la spiegazione straordinariamente appassionata di Dante e del suo mondo, delle invenzioni della Firenze di quegli anni, di come il poeta faccia provare delle emozioni perchè crea le parole per definirle, magnetizza i presenti. Il palco è nudo, con alle spalle solo un telo bianco, che diventa rosso per l’emozionante lettura che inizia con «Così discesi del cerchio primaio giù nel secondo, che men loco cinghia, e tanto più dolor, che punge a guaio»: Benigni sudato cambia la maschera e recita come in una tragedia, qual è il V canto. L’energia e la sincera passione profuse ed emananti dalle parole del comico toscano hanno conquistato la platea londinese, religiosamente in silenzio durante i passi più toccanti del canto V, come la descrizione degli effetti dell’amore sui due amanti e la reazione di Dante, quel “e caddi come corpo morto cadde” magistralmente pronunciato con “dizione quasi operistica” (così l’ha definita Bruce Dessau dell’ “Evening Standard”) di Benigni. Questi, come è nel suo stile, si è poi dimostrato capace di inframmezzare, a momenti carichi d’emozione, battute taglienti che sottolineano i legami esistenti tra storia passata e presente, come l’invenzione del purgatorio da parte di un papa, Martino V, interessato a “fare più soldi” avendo a disposizione maggiori masse di fedeli per le indulgenze.
Alla conclusione del canto l’applauso è unanime, una standing ovation che testimonia perfettamente l’atmosfera della serata, dove commozione e ironia sono andate perfettamente a braccetto così come lingua italiana e inglese. Questo il miracolo della vera Poesia.
Forse ci doveva essere un display con la traduzione, ma per un problema tecnico non c’è. Poco male: Dante parla a tutti, anche a chi non sa l’italiano. E alla fine, è standing ovation, tra entusiasmo e vera commozione.

Intervista esclusiva per TuttoDante a Zurigo

(Intervista di Isabella La Rocca, pubblicata su La Pagina, 26 novembre 2008)

In occasione dell’evento previsto per il 6 dicembre a Zurigo, ci siamo fatti raccontare dal grande Roberto Benigni cosa lo ha spinto ad intraprendere un viaggio dentro una delle opere italiane più famose al mondo, la Divina Commedia. Cominciamo la nostra intervista ringraziandolo per la sua grande disponibilità e per l’impegno profuso nella diffusione e nella valorizzazione della cultura italiana, in Italia come all’estero…“Sono io a ringraziare voi per aver pensato a me, ma chi l’avrebbe mai detto, mi riempite di gioia immensa, guardate, è proprio una bella cosa questa qui…” esordisce, vulcanico come sempre, con il suo scoppiettante intercalare arricchito dal tipico e spontaneo accento e dal tono piacevolmente allegro e canzonatorio che caratterizzerà l’intera chiacchierata…tranne che in un unico momento durante il quale anche il grande attore cede al pensiero della grandezza e della bellezza della poesia che tanto sta contribuendo a far riscoprire…

Parliamo un po’ di questo grandioso spettacolo “TuttoDante”. Hai fatto ridiventare attuale il sommo poeta, facendolo riscoprire e amare a tanti, giovani e non… Non è cosa da poco. Perché proprio Dante? Da dove è nata l’idea delle letture dantesche?
Mi fai una domanda che mi riempie il cuore di bellezza. Perché proprio Dante? Ma perché è il più grande di tutti, viene naturale, pensi alla poesia ed ecco, nella tua mente compare lui, Dante… Non può non esser il primo a cui pensare; io poi ho a che fare con lui da quando ero piccolino: i miei genitori, i miei cugini, i miei cognati, i miei nonni…tutti mi dicevano qualcosa di Dante, anche certe cose strampalate o certi versi buttati lì…insomma tutti a parlarmi di questa bella lingua che ha volato per settecento anni pur di venire a posarsi sulle nostre labbra e far sentire a tutti la sua bellezza. Così Dante è stato come un amico, l’ho sentito sempre vicino…ecco diciamo pure che siam cresciuti insieme io e lui, via! E poi, i grandi scrittori non scrivono mai solo per il loro tempo, scrivono per tutti e per sempre, e Dante è, a pieno titolo, uno di questi, perbacco se lo è!

E’ questo quindi a renderlo attuale ancora oggi?
Ma certo che sì, che storie! Io oggi, qui, dico e confermo che Dante è attuale, come se dicessi che è attuale l’olio di oliva o l’acqua e chissà quante altre cose ancora…e ti dirò di più…io sono sempre stato convinto che addirrittura Dante fosse attuale ancora prima di nascere, chi lo sa! Certo è un mio pensiero, sia ben chiaro questo, eh…
Vedi ci sono tre storie che noi non dimenticheremo mai: quella di quell’uomo che gira nel Mediterraneo alla ricerca dell’isola amata; quella dell’uomo che si è fatto crocifiggere dicendo che era figlio di Dio e quella di quell’uomo che è andato nell’aldilà per vedere i nostri peccati. Sono queste le tre storie più belle del mondo, sicchè Dante è grande come Omero, come la storia del Vangelo, come la Bibbia; certo, ad onor del vero, questa ha avuto un po’ più di successo, ammettiamolo pure, suvvia, ma solo perché l’autore del libro era anche l’autore dei lettori, quindi era avvantaggiato perché, diciamocelo, conosceva già i loro gusti, sicchè è andato sul sicuro…capito no?

In TuttoDante che c’è anche un profondo sentimento religioso…
Sicuramente. Bisogna stare bene attenti però…Dante era un poeta cristiano certo, ma non era mica un prete, questo sia ben chiaro a tutti! Lui era un uomo, un uomo che come tutti gli altri amava, soffriva, e mamma mia quanto… ecco questo bisogna averlo presente; era contro la Chiesa, quella della sua epoca almeno! Solo pensare che ha messo tanti di quei papi all’inferno la dice lunga…!
Certo, per leggere la Divina Commedia bisogna conoscere un po’ di storia del Cristianesimo, ma bastano appena una, due o tre cosette al massimo! Comunque sia chiaro: la Divina Commedia si può leggere anche senza credere in Dio, perché quello che ha di bello è che, leggendola, non siamo noi ad andare verso Dio, ma è proprio Dio che viene verso di noi, cammina verso di noi. Alla fine, quando all’ultimo verso del Paradiso ci voltiamo indietro, l’inferno è vuoto, perché Dante ci porta tutti con sé: lui ci dice proprio che per noi ha disegnato una via immensa. Ecco, Dante è un poeta cristiano ma non cattolico, non è un prete, è un uomo vero, con tutte le passioni, i sentimenti, quelli più bassi e quelli più alti. Per questo gli vogliamo bene, perchè ci rappresenta così come siamo, non mente. Ha dedicato la vita alla sua opera, s’è tuffato in fondo al mare e ne è uscito con la perla più lucente che c’era per darcela in regalo: “Questa è per voi” ha detto e poi se n’è andato. Cosa c’è di più commovente?

In TuttoDante si possono distinguere due parti: una prima un po’ irriverente, che pesca dalle cronache attuali, e una seconda “più alta”, la poesia, che si fondono, dissolvendosi quasi l’una nell’altra in un’armonia perfetta. Qual è il collante per due generi così diversi… oltre alla tua bravura, ovviamente?
Dici davvero? Ma questa è una cosa che mi dà davvero una grande gioia, immensa proprio… come dice Pinocchio te ne sarò grato finchè campo perché se è così anche per una persona sola… ecco sono la persona più felice del mondo, è come raggiungere quasi la perfezione…
Ma ad esser sincero, te lo devo proprio confessare, il merito tutto mio non è, anche qui qualcosa di suo Dante ce l’ha messa, sicchè si potrebbe dire che il collante è proprio la struttura della Divina Commedia: quando si leggono alcuni canti, come quello dei diavoli, ad esempio, già quello è proprio avanspettacolo, è la parte più divertente, più farsesca, per andare poi, via via, a finire agli ordini angelici, alla rosa celeste… pensa che percorso, che crescendo di bellezza, insomma.
Dante ci ha influenzato e ha influenzato la narrativa, perché la cosa più bella della Divina Commedia è proprio la storia, il fatto che sia una storia da raccontare ed il bello, per me, è proprio questo: quando sono lì, davanti al pubblico, provare l’emozione del racconto, far sentire come siamo fatti dentro e quello che Dante ci ha tirato fuori, dei sentimenti che non conoscevamo nemmeno, l’anima direi, quella degli uomini, delle donne, le nostre passioni…si riesce proprio a mettersi a nudo, come quando si provano ardentemente degli impulsi, delle passioni che non si riesce a controllare…
E’ proprio un regalo straordinario quello che lui ci ha fatto con questo libro e la gioia di portarlo in giro per me è proprio come una…una… (si ferma, sembra che cerchi la parola giusta…ricomincia…) è una…(altra pausa) insomma finisco qua, è una, ecco, basta! ‘E’ una’ e ci metto il punto! (il tono allegro e incalzante di Benigni, che prendendoci qualche piccola libertà e licenza dal perfetto costrutto di frasi e forme, stiamo cercando di riportare il più fedelmente possibile, lascia il posto ad un uno che sa di ammirazione vera, quasi commozione, ed è proprio questo che ci da il la per la domanda successiva…)

Quella tua commozione, sul palcoscenico, durante le letture, specialmente in certi passi…non fa sempre parte dello spettacolo vero?…spesso ti commuovi ancora sul serio, confessalo…
Ma come si fa a non farlo, come, vorrei proprio saperlo io, davvero! Quando si è lì e si entra dentro quella grande, immensa storia… E’ vero che l’attore dovrebbe controllare gli impulsi, ma quando c’è la poesia diventa tutto così misterioso, la si sente che è lì, che arriva e ti si strazia il cuore, ti esaspera, e allora senti quasi il bisogno di proteggerti…cerco di pensare a qualcos’altro ma è proprio difficile, perché la poesia esaspera…quanto esaspera, mamma mia…

Ci sono momenti, situazioni od episodi che ti commuovono più di altri?
Sì, ce ne sono due in particolare. Alcune volte succede che quando leggo certi canti, magari alcuni tra i più difficili (o, meglio, alcuni tra quelli che sembrano più difficili perché poi, in realtà, sono tutti cristallini) alla fine degli spettacoli, come nei concerti rock, mi chiedono di farli ancora o di farne altri…ma capita anche che mi incontrino per strada e che, urlando, mi chiedano: “Ah Robertooo, ma quand`è che lo fai quel canto lì…” proprio come quando si chiedono a Springsteen le sue canzoni più famose; questo mi commuove anche se poi, più che altro, è divertente ed è bello perché Dante, alla fine, nasce proprio come poeta popolare.
L’altra cosa che mi commuove davvero tanto è quando alcune volte, alla fine della lettura di un canto, succede una cosa strana: invece di applaudire, rimangono tutti in silenzio, come turbati da qualcosa che li ha toccati in un luogo fin dove nessuno ha mai osato o dove nessuno ha ancora fatto dei passi; finisce il canto e inizia il silenzio, ma un silenzio carico, denso, dentro il quale c’è un sentimento che non saprei esprimere a parole; come se ci fosse bisogno, dopo tanta bellezza, di alcuni momenti per tornare, pian piano, tutti sulla terra, insieme; quella è una cosa davvero straordinaria.

Al di là di tutto, di Dante, della poesia, del modo di raccontarla e di sentirla, c’è un messaggio che Benigni, leggendo Dante, vorrebbe mandare a chi lo ascolta?
Beh guarda, tu lo sai, con i messaggi io mi vergogno, non saprei cosa dire, tu lo sai bene, mi imbarazzo…

No che non lo so, e secondo me, un messaggio per tutti Benigni ce l’ha, eccome…
Beh ecco, a limite una riflessione, dai: dovremmo riflettere sul fatto che quello che abbiamo intorno è così bello, immenso e complesso; la cosa più semplice che posso dire è che alla fine, però, la Divina Commedia è bella, la poesia è bella ed è meglio leggerla che non leggerla. E anche se una sola persona, alla fine dei miei spettacoli, si mette lì e prende il libro tra le mani, lo tocca e lo guarda… già questo è un messaggio straordinario, se messaggio si può chiamare.

Dopo Dante…ci diamo appuntamento al cinema?
E perché no, volentieri…! Scherzi a parte, devo prima finire questo tour… sempre che non se ne organizzi qualcun altro, magari su un “pianetuncolo vicino”! Tutto sommato non sarebbe poi tanto male, anzi no, sarebbe davvero bello perché, devo proprio dirlo, questo tour, è un po’ …come si usa dire, anche se un po’ mi imbarazzano tutti sti paroloni… insomma… è un tour quasi mondiale, ecco l’ho detto!
Riscuote un entusiasmo talmente forte che bisogna per forza completare il viaggio, in fin dei conti Dante è andato per noi nell’aldilà, posso io non andare in Svizzera o in Sud America? Via, è naturale che si debba fare, no? Sono contento di aver seguito le parole di Lucio (Lucio Presta, organizzatore del tour, ndr) che mi ha in maniera affettuosa, però forte, convinto a fare questo atto di generosità per tutti, che poi è principalmente un atto di generosità anche verso di me perchè son convinto che avremo tutti un risultato di grande bellezza. Ma il merito, anche qui, non è solo mio, quindi ringraziamolo ancora il nostro caro amico Dante…

«Dantes Poesie – das ist eine wirkliche Ekstase» – “La poesia di Dante che è una vera e propria estasi”

Riportiamo un’intervista in tedesco rilasciata da Roberto Benigni il 4 dicembre 2008, due giorni prima dello spettacolo di Zurigo del 6 dicembre 2008, tappa iniziale del nuovo tour mondiale di TuttoDante. [Per leggere la versione tradotta da Google Translate in italiano cliccate qui]

«Dantes Poesie – das ist eine wirkliche Ekstase»
Von Susanne Kübler. Aktualisiert am 04.12.2008

Am Samstag kommt der italienische Schauspieler, Regisseur und Komiker Roberto Benigni mit seinem Programm «TuttoDante» nach Zürich.

Roberto Benigni – das ist ein Vulkan in Dauer-Eruption, wobei er je nachdem Pointen, Faxen, Euphorie oder auch Weisheiten ausspuckt. Benigni kletterte über die Stuhlreihen zur Bühne, als er für seinen wirklich ergreifenden Film «La vita è bella» einen Oscar bekam. Er küsste den TV-Showmaster Pippo Baudo ebenso stürmisch wie Enzo Biagi, den Grandseigneur des italienischen Journalismus. In seinen Einmannvorstellungen redet er ohne Punkt und Komma, und Silvio Berlusconi kommt nicht gut weg dabei. Auch in seinen Filmen gibt er oft den zappeligen Dauerquassler, was nervig sein kann oder auch hinreissend (etwa in Jim Jarmuschs Film «Down by law», der ihn international bekannt machte). Seit 2006 ist Benigni nun schon als ebenso exaltierter wie ehrlicher Anhänger von Dante und seiner «Divina Commedia» unterwegs, mit der Show «TuttoDante», die er jetzt auch ausserhalb Italiens zeigt.

Wie würde man ein Telefoninterview mit so einem überstehen?, fragt sich die Journalistin und sitzt ein bisschen bange vor dem Apparat. Dann ruft die Managerin an, gibt noch einmal die Regeln durch: Zehn Minuten, keine Fragen zur Politik. Und dann kommt Benigni.

Ciao Susanne! Wie gesagt: Wir reden eine Stunde, und nur über Politik!

Bestens.

Wie gehts? Das ist das erste Interview für meine Welttournee! Mit einer Zürcher Journalistin! Ich bin ganz aufgeregt!

Natürlich. Was bringen Sie denn nach Zürich, das Paradies oder die Hölle?
Zürich ist ja eine paradiesische Stadt, da muss ich natürlich die Hölle mitbringen, einen der schönsten Momente aus dem «Inferno»: Die Geschichte der grossen Liebenden Paolo und Francesca. Das ist ja eine wunderbare Geschichte, eine der internationalsten in der ganzen «Divina Commedia», von geradezu skandalöser Schönheit, und…

Seit wann pflegen Sie eigentlich Ihre Leidenschaft für Dante?
Für mich ist Dante ein Teil der Natur, von jeher. Ich lebe mit ihm, seit ich klein bin, in der Toscana geht das gar nicht anders, da zitieren Grosseltern, Tanten und Schwäger immer irgendwelche Verse, ganz verdreht manchmal. Dante hat uns als Kinder in den Himmel und in die Hölle geschickt, er war ein Beispiel für uns mit seiner Wissbegierde, ein Freund, der uns Geschichten erzählte… Ich verdanke ihm sehr viel.

Mehr als dem anderen grossen Toscaner, Boccaccio?
Ja, auf jeden Fall. Boccaccio lernt man schätzen, wenn man grösser wird – er ist ja doch etwas freizügiger, darum haben sie uns den ein kleines bisschen versteckter gehalten als Dante.

Dante ist ja…
… so geheimnisvoll, so universell, so populär! Es gibt keine Ecke in der Welt, in der Dante nicht gefragt wäre. Arabische Staaten haben uns angefragt, nach Japan und Taiwan hätten wir gehen sollen, das können wir leider nicht, sonst wäre diese Tournee ja endlos. Diese Poesie – wenn man sie fühlt, dann zerreisst es einem das Herz, dann hört man auf zu denken, dann spielen Urteile, Ideale, Ideologien keine Rollen mehr, es ist eine wirkliche Ekstase.

Was halten Sie denn vom Sündenregister, das dem «Inferno» die Struktur gibt? Da wird ja zum Beispiel ein Mord als weniger schlimm einstuft als ein Betrug.
Das ist eben eine evangelische Wahrheit, ein Gesetz, eine Ordnung, die vom ganzen Wissen der Epoche geprägt ist. Das Schöne an Dante ist doch, dass er alles zusammenfasst, was seine Epoche ausmachte. Es gibt heute keinen einzigen Dichter, von dem wir sagen könnten: Der repräsentiert uns komplett. Aber im Mittelalter gab es eben Dante, und der repräsentierte seine Zeit, wie eine gothische Kathedrale, bei der aussen die Teufel und Monster dargestellt sind, und wenn man hineingeht, dann gibt es da diese wunderbaren Rosetten, durch die man das Licht des Paradieses sieht. Er hat alle Stile verwendet, die es zu seiner Zeit gab – wenn man sämtliche Bilder der Uffizien zusammenmischt, dann bekommt man eine blasse Vorstellung von Dantes Poesie. Und er hat von allem gesprochen, was uns betrifft, von unseren Tugenden, Lastern, Leidenschaften, Gefühlen…

Aber wie hält es denn Dante mit dieser evangelischen Ordnung?

Er ist ja oft nicht einverstanden mit Gott. Warum wird Francesca, die so sehr geliebt hat, mit der Hölle bestraft? So ist eben das Gesetz, und Dante fällt ja bei dieser Geschichte ohnmächtig um, wie tot, das geschieht danach im ganzen «Inferno» nicht mehr. Es ist, wie wenn er nicht einverstanden wäre, aber er kann das Gesetz nicht ändern.

Warum ist Dante bis heute aktuell geblieben?

Seine Grösse besteht gerade in den Details, etwa in der exakten Beschreibung von Gefühlen, die ja ganz einfache Gefühle sind. Wenn er von Angst schreibt, dann ist es die Angst, die wir haben beim Erzählen von Schauergeschichten vor dem Kamin. Er schreibt über himmlische Befehle nicht anders als wenn er schildert, wie ein Schneider seine Nadel einfädelt.

Womit wir wieder beim totalen Abbild einer Epoche wären.
Natürlich, Dante hat die Enzyklopädie erfunden, 500 Jahre vor den Enzyklopädisten, und nicht nach Alphabet geordnet, sondern in Versen. Er hat ja alles besprochen, die Klassizität, die Astronomie, die Geografie, die Geschichte, die Philosophie, die Anatomie…

…und die Politik. Wir dürfen ja gemäss Abmachung nicht über Politik reden – aber über Dante reden, ohne die Politik zu erwähnen, ist doch ein bisschen schwierig, oder nicht?
Es gibt heute keine engagierten Autoren mehr, wie er einer war. Die Politik war sein Ruin, aber er hatte eine majestätische Vorstellung davon. Für uns heute wäre das vielleicht ein bisschen lächerlich, aber damals war es innovativ, revolutionär. Dante hätte eher einen Aussätzigen geküsst, als einem Idioten die Hand gegeben.

Die Strafen, die die Sünder in der «Divina Commedia» erleiden, haben ja immer direkt mit ihren Sünden zu tun. Welche Strafe hätte sich Dante denn für die heutigen Idioten ausgedacht?
Oh, mamma mia, diese Entsprechung, diese «legge del contrappasso», nach der die Strafe entweder dem Vergehen entspricht oder genau das Gegenteil darstellt, das macht mir fast am meisten Spass in diesem Werk. Die Entsprechungen sind ja manchmal ganz einfach zu verstehen, manchmal auch unglaublich raffiniert, wenn er etwa die Lüsternen in einem ewigen Sturm fliegen lässt. Aber jetzt sagt meine Managerin, ich dürfe nur noch eine Frage beantworten.

Eben, was wäre mit den heutigen Idioten?
Ja, was könnte man mit denen machen? Es ist ja eine fast kindliche Frage, jeder denkt sich mal, «wenn ich könnte, dann würde ich den dort- oder dahin schicken», aber eigentlich kommen einem da nur Pointen in den Sinn. Dantes Strafen dagegen sind keine Pointen, da ist eine philosophische Struktur dahinter, die man nur bewundern kann.

Danke fürs Gespräch.
Bitte. Und rufen Sie mich doch heute Abend noch einmal an, dann können wir weiterreden, dann ist meine Managerin nicht mehr da!

Erstellt: 04.12.2008, 20:01 Uhr

Benigni e Zanzotto candidati al Nobel per la Letteratura

Articolo pubblicato sulle pagine “Cultura” di Libero di mercoledì 24 settembre 2008

24 settembre 2008 - Libero
 
Il Premio Nobel per la Letteratura 2008 sarà annunciato giovedì 9 ottobre. Il nome del nuovo vincitore che succederà alla scrittrice inglese Doris Lessing, premiata nel 2007, sarà reso noto dall’Accademia Svedese durante la cosiddetta “settimana dei Nobel”, che si aprirà lunedì 6 ottobre con il Premio per la Medicina e si concluderà lunedì 13 ottobre con il Premio per l’Economia. Quanto ai candidati al riconoscimento letterario, il più discusso tra i premi consegnati a Stoccolma, sulla stampa svedese come di consueto è già in voga il toto-Nobel. Per il 2008 sono dati tra i favoriti gli autori americani, dal momento che il continente è ormai assente dalla lista dei premiati da oltre un decennio. Tra i nordamericani spiccano le candidature ormai consolidate degli scrittori statunitensi Philip Roth e Joyce Carol Oates, ma si parla anche di possibili outsider come Gore Vidal e del cantautore Bob Dylan (all’attenzione degli accademici svedesi da sette anni), e della scrittrice canadese Margaret Atwood. […]

Ma l’Accademia Reale di Svezia è abituata a far sorprese… […] Non mancano neppure le candidature di italiani, anche se con poche possibilità di vittoria, visto che Dario Fo ha ricevuto il Nobel nel 1997. Tra i nomi che circolano quelli dell’attore e regista Roberto Benigni per il suo impegno in favore della divulgazione della “Commedia” di Dante Alighieri (il suo nome fu avanzato l’anno scorso), dello scrittore Giuseppe Bonaviri e del poeta Andrea Zanzotto.
 
*Curiosità su Roberto Benigni & Andrea Zanzotto: (Brano tratto da una intervista a Roberto Benigni del 2005).
Andrea Zanzotto
“Per la rappresentazione del Poeta in La Tigre e la neve mi sono ispirato al poeta Zanzotto…Ero con Fellini, che leggendo la sceneggiatura de ‘Il piccolo diavolo’ mi suggerì di farmi collaborare con Zanzotto. Subito gli telefonò, ed io gli chiesi qualcosa sulla tempistica per una sceneggiatura. Mi rispose che per trovare una parola ci metteva anche otto mesi da questo spunto sono nate alcune caratteristiche del ‘mio’ poeta. La cosa essenziale per il poeta è saper trasmettere un’emozione che ha provato, come spiega Attilio alle figlie in un episodio del film. Il poeta è un animale a sangue freddo, è come un serpente innamorato, deve raccontare la verità con delle belle menzogne”. Roberto Benigni.  

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