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All’Inferno con Benigni – Intervista esclusiva de L’espresso

di Wlodek Goldkorn – 24 dicembre 2008, L’espresso
Gli intercettati e i corrotti. Gli ignavi e i bigotti. Il grande comico toscano racconta i gironi danteschi dell’Italia di oggi. Parla della volgarità e della speranza. E spiega perché Silvio Berlusconi ci fa ridere

Faccio una premessa, anzi un preambolo, bella la parola preambolo, c’ha un bel suono. Sono anni che non faccio un’intervista a ‘L’espresso’, e siccome sono emozionato, propongo di rovesciare le parti. Intervisto io ‘L’espresso’, e chissà cosa mi raconterebbe ‘L’espresso’…

Le raconterebbe l’Italia di oggi, signor Benigni, come fa ogni settimana. Torniamo quindi all’ordine stabilito. Il pretesto per questa intervista è ‘Tutto Dante’, una serie di dvd tratti dallo spettacolo con cui ha riempito le piazze d’Italia. E allora provi a immaginarsi: Dante risorge oggi.
“Dante non risorge perché anche nella tomba è vivissimo. Anzi, per alcuni è già troppo vivo anche da morto”.

E lei lo porta in giro per il mondo.
“Infatti torno dall’estero. Ho fatto uno spettacolo al Palazzo del ghiaccio di Lugano. Tutti con peliccia, sciarpa, berretto. E io con un vestitino estivo. Sembrava l’immagine del lago di Cocito dell’Inferno dantesco. Assomigliavo a uno di quei personaggi della ‘Commedia’ che hanno commesso peccati tremendi: superbia o tradimento, e che per la pena di contrapasso stanno immersi nel ghiaccio, con il viso rivolto in su. E come per la pena di contrapasso, mi sono ammalato. Mi ha impressionato, non solo a Lugano, anche in altre città, l’entusiasmo degli italiani all’estero. Partivo dicendo: ‘In Italia ho un vantaggio: appena dico il nome di Berlusconi, tutti ridono’. Ma già a metà del nome, ecco che a Lugano o in Germania partiva un fragoroso applauso e una risata”.

È una maschera della commedia dell’arte, Silvio Berlusconi?
“Di più. Non è una maschera, è la maschera. È spettacolare. Esonda, come si usa ora dire del Tevere. È piovuto troppo Berlusconi nel mondo, e ora sta esondando. Basta dire: ‘Berl’, e scoppia una incontenibile risata. Io, poveretto dico: ‘Perché Dio’, e niente. Dico invece ‘Berlusconi’, ed ecco che va giù la sala. Perché Berlusconi promette. È un nome che promette di divertirci. Con lui tutto finisce in una gran risata. Ho visto che all’estero ridono di più che in Italia. Le cose che arrivano indirettamente sono più belle. Berlusconi gioca di rinterzo”.

Parliamo della sua comicità. Lei non porta maschera. Si presenta con la sua nuda faccia. In ‘La vita è bella’, il film che le è valso l’Oscar, lei è Benigni, non un ebreo. E il lager non è Auschwitz…
“Per ogni comico lo stile è il suo corpo, e il modo con cui si muove, il suo sguardo. Per esempio, questa scemenza che ho appena detto, se mi si potesse vedere, sarebbe un po’ più bella”.

L’Italia piace al mondo?
“Così come il nostro imperialismo militare del Ventennio è stato il più goffo e ridicolo del mondo, il nostro imperialismo culturale è stato il più lucente di tutti i tempi, e ancora brilla. Nel mondo occidentale tutto ciò che è moderno è stato inventato dagli italiani. Dai bottoni all’architettura, dal bacio alla finanza, dai pantaloni alla musica. Gli ordini angelici e il purgatorio: tutta roba italiana”.

Lei ama sottolineare le sue radici…
“Contadine. I miei genitori erano parte della terra, la amavano e la lavoravano. Erano due zolle. E io ne vado orgoglioso”.

I ricchi considerano i poveri volgari.
“È questa una considerazione volgare. Cristo ha dato un nome ai poveri: il suo”.

È in grado di definire la volgarità?
“Volgarità è andare a toccare e stuzzicare le nostre parti più basse per ottenere un facile consenso, un immediato guadagno, un’indebita popolarità. A volte si cede. Basta un momento di debolezza. Chissà se anch’io non ci sono caduto qualche volta”.

La tv è volgare?
“A volte le cose sono così plateali che spero che si arrivi all’assuefazione”.

Naturalmente non fa i nomi…
“Farli sarebbe volgare davvero”.

E allora torniamo al sublime. Dante parla di corpi, di escrementi, di sangue. Oggi è possibile farlo con altrettanta eleganza?
“Dante sente odori, umori, inciampa nei corpi. Usa parole come merda o puttana, perché è convinto che tutto è degno di essere salvato. La poesia può essere fatta con qualsiasi parola. La poesia è corpo, ritmo, finzione, passione. Ogni parola nella ‘Commedia’ corrisponde a un’emozione. Ed è una lezione di libertà”.

Perché?
“Quando siamo in preda alle passioni, siamo liberi, perché nessuno ci può controllare. Dante muore nel primo cerchio perché altrimenti sarebbe rimasto lì, tra i lussoriosi, i due avvinghiati per l’eternità. L’inferno si ferma davanti alle passioni, omaggia l’amore terrestre”.

Cosa è successo allora alla lingua italiana? A sentire le intercettazioni ci sono poche passioni e molta volgarità. Nel suo spettacolo c’è un pezzo molto applaudito…
“‘Aho, Qui ce ne sono due che vonno fare la televisione, ma non sanno fare un cazzo. Che je fammo fa’? Ma so’ bone? Ammazza: una sorca, una fregna. Allora io mi scopo la sorca tu ti scopi la fregna. Je fammo fare un reality, Un due tre sorca, l’Isola della fregna’. Questo dialogo è un capolavoro, un vero girone infernale degli intercettati. Neanche Dante saprebbe scrivere un dialogo così”.

Berlusconi in quale girone lo metterebbe?
“Un girone ad personam. Fatto con una legge solo per lui. Confesso, tempo fa volevo fare uno spettacolo in cui Dante mi avrebbe guidato all’inferno. A pensarci bene, a Berlusconi potrei fargli fare il giro di tutti quanti: dei lussuriosi, dei barattieri, dei simoniaci, dei bugiardoni, dei bischeroni. Sta bene dappertutto. È un protagonista”.

Perché non ha fatto quello spettacolo?
“Perché sarebbe cabaret. Preferisco la ‘Commedia’”.

Nel girone degli ignavi chi metterebbe?
“Quel girone sarebbe pieno. L’ignavia è il più grave dei peccati. Gli ignavi sono rifiutati perfino dal demonio. Satana non li vuole perché i dannati, gli assassini direbbero ‘io sono meglio di loro’. Quando vediamo gli orrori alla tv, il vero orrore è la nostra indolenza”.

Molti politici italiani peccano di ignavia. Anche quelli di sinistra.
“Certo. Ignavi sono anche coloro che salgono sul carro del vincitore, quelli che aspettano di agire per vedere come vanno le cose. Essere ignavi vuole dire vivere senza Dio, perché una volta scelta la strada dell’ignavia, il Dio che è dentro ciascuno di noi non ci guarderà mai più negli occhi. La pena del contrapasso per gli ignavi non a caso è seguire nudi un vessillo stracciato ed essere pungolati dalla mosche. Perché nella vita, loro non sono stati pungolati da niente. Non hanno vissuto”.

Lei spesso dissacra il potere.
“Una volta era facile. Oggi s’è dissacrato da solo. Un comico serio deve proteggere i cittadini da chi li governa. È il suo lavoro”.

E quando prese Enrico Berlinguer in braccio?
“Volevo sentire il suo corpo. L’ho visto fragile. Volevo far vedere la sua leggerezza in una maniera fisica. Eravamo abituati che il segretario del Partito comunista fosse un padre. Io l’ho voluto ricondurre alla condizione di un bambino”.

Oggi i capi dei partiti come sono?
“È cambiato tutto. Si è persa una parte, ma si è guadagnato da un’altra. Le nuove generazioni sono meglio. I giovani sono più belli, più colti, più sensibili”.

In giro si sente nostalgia di Berlinguer.
“Quando pensiamo al passato, cancelliamo le parti brutte e teniamo in mente solo quelle belle. Ma è un errore. Bisogna guardare in avanti. Dobbiamo vedere il bello di fronte a noi. Altrimenti che vita sarebbe?”.

Walter Veltroni è meglio di Berlinguer?
“Berlinguer andava bene. Adesso c’è Veltroni e va bene Veltroni. Non si può mica rifare Berlinguer. E come se io volessi rifare Chaplin”.

Perché in Italia spesso i comici fanno i politici e i politici i comici?
“Qui entriamo nella distinzione tra comicità e satira. La satira è mirata. È ad personam. Io preferisco la comicità che parla a tutti e prende di mira tutti”.

Lei soffre per lo stato della libertà in Italia?
“Possiamo dire tutto. Io posso dire che Berlusconi fa schifo. Poi magari mi mettono in galera e chiudono ‘L’espresso’. Però l’abbiamo detto. Ma io non l’ho detto. È ‘L’espresso’ che lo ha scritto. Sono stato frainteso”.

Visto che siamo liberi. Cosa le viene in mente quando sente la parola Brunetta?
“Mi fa schiantare dal ridere. Quando lo vedo in tv, mi viene la voglia di entrarci dentro e mettermi accanto. È una maschera, per come esprime i concetti, non per l’aspetto fisico. È un testo teatrale”.

Mariastella Gelmini?
“È impegnata in una lotta impari. Le facce dei ragazzi sono sacre. Non si può non stare coi ragazzi. Diceva Mark Twain: ‘Non ho mai permesso alla scuola di interferire con la mia istruzione’”.

Giulio Tremonti?
“Un’immagine, nitida. Non uno da mandare all’inferno”.

Lei dice che Dante scrive perché Dio esista e non perché Dio esiste. Il poeta crea il mondo?
“Sì. E la ‘Commedia’ è il poema dell’incredibile, è audace e moderna. C’è dentro il bipolarismo, il trasformismo. Ah, che bella pena sarebbe quella dei trasformisti, Dante cambierebbe in continuazione quel che appare loro davanti. E quanto sarebbe pieno il girone dei corruttori. Ma niente nomi. Dante l’hanno mandato in esilio perché odiava i trasformisti e gli stolti. Poteva dare un bacio a un lebbroso, non avrebbe mai stretto la mano a un imbecille”.

Ci sarebbe il girone dei bigotti?
“Sì. Di coloro che prostituiscono il sacro”.

A chi stringerebe Dante la mano a Montecitorio?
“Il parlamento racchiude il 10 per cento del peggio, l’80 per cento di mediocrità. E il 10 per cento del meglio. A quel 10 per cento stringerebbe la mano”.

Ultima domanda. Lei va in giro con la ‘Commedia’ in tutta l’Europa, in America, nei Paesi arabi. Perché Dante è così universale?
“Perché si è occupato di quella cosa di cui non si occupa più nessuno: la vita, il mistero, il perché siamo qua. I fatti del mondo non sono la fine della questione. Oggi è tutto desacralizzato, ma appena entro nell’aldilà si sente una nostalgia, una rimembranza profonda, di un paradiso terrestre. Noi viviamo la notte di Giacobbe perenne. Lottiamo con Dio, e come Giacobbe ne usciamo feriti, toccati. Non si può sfuggire alla ‘Commedia’ come non si può sfuggire alla propria coscienza. È come chinarsi sull’abisso. E quando guardi l’abisso l’abisso guarda te”.


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*Benigni ‘casts’ Berlusconi in Dante’s Inferno : …”Last year Dante Alighieri scholars were impressed by his unorthodox approach to the masterpiece, praising the Tuscan comic’s grasp of the symbolism and references in the chosen sections of the Divine Comedy, which is the most lauded work of Italian literature.

Stasera in tv: La Storia Siamo Noi presenta un documentario inedito su Roberto Benigni

Imperdibile appuntamento questa sera, martedì 10 dicembre, su Rai Due, ore 23.50, La Storia Siamo Noi presenta un documentario inedito su Roberto Benigni, dal titolo “Non ci resta che Benigni, faccia a faccia con il volto della risata“, a cura di Annalisa Bruchi e Silvia Tortora, con un faccia a faccia tra Roberto Benigni e Giovanni Minoli.

I ricordi e le testimonianze dei suoi amici, e di chi lo conosce profondamente. Fra gli intervistati, il Presidente Carlo Azeglio Ciampi, l’onorevole Massimo D’Alema, l’onorevole Walter Veltroni, Sandro Bondi, ministro dei Beni Culturali, Paolo Conte e Roberto Baggio. Ed ancora un repertorio inedito: da “Tele Vacca” a “Rockpolitik” per ripercorrere la storia di un genio comico, irriverente ma tenero, che incanta e sorprende continuamente le platee. E oggi, dopo gli Oscar e dopo i trionfi televisivi, Benigni è anche l’artista che riempie le piazze d’Italia e d’Europa leggendo Dante.

Questi alcuni dei commenti – Carlo Azeglio Ciampi: “è una persona straordinaria sotto ogni punto di vista. Roberto per conoscerlo a fondo bisogna praticarlo. Perche è un timido”; Massimo D’Alema: “una volta èvenuto a casa mia e c’era mia suocera che, intimidita dalla presenza del grande attore, si era chiusa in cucina. Lui è piombato in cucina e ha detto – Ninetta… sei timida! Anche io sono tanto timido, ed era la verità, e poi l’ha abbracciata”; Walter Veltroni: “Roberto è solare, ha questa energia e curiosità. Ha sempre le antenne aperte. E’ una persona con cui è piacevole stare”.

Quella che segue è una parte dell’intervista di Minoli, riportata dal numero di “Gente” in edicola questa settimana:

La leggenda racconta che da piccolo era talmente brutto che le sue sorelle volevano buttarla via e la mamma pensava addirittura che le avessero fatto una fattura…
«Non credo che mia mamma lo direbbe mai. Devo dire che a casa mia si mangiava poco e, quand’era incinta di me, mi disse che mangiava solo cocomero: “Per i primi mesi non avevo niente, quando venne luglio, trovai dei cocomeri e quanti ne ho mangiati!”. Quindi sono figlio di un cocomero, zuppo di gioia come un cocomero. Ero nato tutto pelle e ossa, una specie di coniglietto. E le mie sorelle: “Non lo diciamo a nessuno che ci è nato un fratello, fa paura! Buttiamolo dalla finestra”».

Noi invece abbiamo scoperto che le donne sono pazze di lei, la sognano. Lei sapeva di piacere così tanto alle donne?
«Lo dice come fosse una cosa strana, un paradosso! Lei non ci crederà, ma c’è un mistero nelle donne che è senza fine, uno non sa capire cosa sia questa cosa».

Nicoletta è gelosa di tutte queste donne che la vogliono?
«No, lei mi fa un nome che davanti mi si apre una via di luce, spettacolare. Sì, un po’ di gelosia fa bene, è il fatto di sentire che c’è una cosa che va protetta ed è una cosa bella, una passione. Poi nell’arte ci sono due passioni, l’odio e l’amore. E la gelosia quando è sana e bella è un aspetto dell’amore».

Mi hanno detto che lei aveva già cominciato a leggere Dante in seminario. È vero che è stato in seminario?
«Seminario è una parola grossa. Io andavo bene in religione e un pretone, un giorno, venne a casa mia e mi disse: “Senti qualcosa?”. Ed io, per essere interessante, dissi “sì”. I miei fecero un salto e mi portarono a Firenze, ai Campi di Marte, dove c’erano tanti preti».

Quanto è stato in seminario?
«Ci sono stato qualche mese».


È vero che papa Wojtyla ha voluto vedere La vita è bella con lei?
«Sì. È stata una cosa straordinaria. Se glielo racconto non ci crede! Sono andato negli Stati Uniti e, mentre ero a Los Angeles, una sera mi arriva una telefonata dal Vaticano “Giovanni Paolo II vorrebbe un faccia a faccia”. Io pensavo fosse uno scherzo, ma poi ho ripreso l’aeroplano e sono tornato indietro. Giovanni Paolo II: una cosa spettacolare quell’uomo! Quando arrivava Clinton, lo teneva un’ora, a me m’ha tenuto tutto il pomeriggio. È venuto con le ciabatte, accompagnato da due persone, c’erano quelle suore polacche che si sono inchinate al suo passaggio e, dentro una chiesa, abbiamo fatto la proiezione! C’era quel cardinale polacco che prima della proiezione mi ha raccontato due, tre barzellette e mi ha insegnato delle parole in polacco. Quando il papa è entrato, io gli ho detto, benissimo, “Sia benedetto Gesù Cristo” in polacco e lui ha pensato che parlassi polacco, così mi ha preso sotto braccio parlandomi in polacco per un quarto d’ora. A un certo punto il papa mi si è messo seduto accanto, hanno proiettato il film e io ogni tanto mi voltavo e vedevo che era proprio lui accanto a me! Voltarsi e vedere che uno che vede il film accanto a te è il papa vero fa un’impressione spettacolare! Poi è stato bello anche perché il papa mi ha applaudito, si è alzato, mi ha dato il bacino e mi ha detto che era una cosa straordinaria, che lui l’aveva vissuta: che c’erano stati anche i cristiani, non solo gli ebrei. Mi ha ricostruito la storia di quel dolore».

Una grande emozione?
«Dire una grande emozione è anche un po’ riduttivo, c’era qualcosa di più. C’era uno scintillio in quella giornata con lui. Poi mi ha ripreso a braccetto, abbiamo fatto il giro. Mi ha dato i suoi regali e io, che non avevo portato niente, gli diedi la mia biro. L’ha data a un cardinale che l’ha messa assieme ai suoi regali. A me ha dato un rosario, che ha benedetto, per la mia mamma».

Quando ha vinto l’Oscar, sul palco ha ringraziato i suoi genitori per averle dato il più grande dono: la povertà. Perché è il dono più grande?
«La povertà è la madre di tutte le ricchezze, parlo della povertà francescana, la scintilla divina. Sono grato ai miei genitori perché i poveri sono ricchi in umanità».

Lei ha detto che sua madre le ha insegnato i valori che contano, parlandole di Pinocchio e Dante. Chi preferisce fra i due?
«Sono due storie potenti. Dante credeva in quello che diceva e, proprio per la forza della sua credenza, ha preso l’anima di Dio e l’ha tirata giù. E Pinocchio è lo stesso, perché è una favola straordinaria che ci racconta che non si può essere felici. E, invece, Dante ci dice che si può essere felici: quindi, si compensano. E poi, c’era la storia del naso: io vedevo la statua di Dante, che aveva il naso come Pinocchio, e mia mamma mi diceva: “Attento che Dante ti mette all’inferno”. E poi: “Se dici le bugie ti si allunga il naso” e io pensavo che Dante e Pinocchio erano la stessa cosa».

Ma lei crede nel Paradiso?
«La mia mamma ci credeva e il mio babbo no. Ed io qualche giorno sono come il mio babbo e qualche giorno come la mia mamma. Oggi sono come la mia mamma, ci credo!»

Ma alla fine: papà o mamma? Lei in Dio ci crede o no?
«Farei ingiustizia a nostro Signore a rispondere a questa domanda perché come si fa a dirlo… si vuole bene uguale al babbo e alla mamma. E proprio una predisposizione all’amore e alla giustizia divina stare lì nel mezzo, in quel dubbio, che è la base della nostra vita, la ricerca dell’amore e della conoscenza, come dice Dante».

Un suo difetto?
«Ne potrei dire una ventina».

Il peggiore?
«Cattivo, ignorante, ipocrita, lussurioso, uno che mente, un ladro tremendo, corrompo, un violentatore, mamma mia! Mi piace torturare… tutti questi difetti che in fondo sono veniali. Li ho detti perché volevo che lei che ha questi difetti si sentisse confortato!».


Alcune immagini della puntata di questa sera tratte da Tv Talk

Photogallery di TuttoDante a Padova

Lo staff di UnBenignidanobel.it era presente a Padova allo spettacolo di Roberto Benigni di lunedì 23 giugno 2008 (abbiamo avuto la fortuna di assistere anche alle prove di domenica 22 giugno 2008!)…

A breve saranno pubblicati tutti gli aggiornamenti sul sito…

Intanto cliccando qui potete vedere in esclusiva la Photogallery (in fase di aggiornamento) con tutte le foto di TuttoDante a Padova (scattate dalla prima fila sotto al palco!).

UnBenigniDaNobel su Flickr

Se avete foto/video o qualsiasi materiale sullo show di Padova scrivete a unbenignidanobel@yahoo.it

Benigni show in Prato della Valle

(Il Mattino di Padova, 24 giugno 2008)

Oltre cinquantamila persone davanti a un uomo solo, vestito di nero con una camicia bianca, un fazzoletto in mano per asciugarsi di tanto in tanto il sudore. Quaranta minuti a ruota libera su Padova, Zanonato e soprattutto tantissimo Berlusconi, tanto per non cambiare; quindi, il canto trentatreesimo del Paradiso di Dante fino alla fine.
Si fa vedere alle 21.18 Roberto Benigni, saltella come il suo Pinocchio, balla e saluta, prova a parlare al microfono ma non funziona, pochi secondi e il microfono va, mentre il pubblico applaude ancora: «Pensavo fosse una standing ovation, ma qui non ci sono neanche le sedie! Sindaco Zanonato, le sedie!», urla. E poi ci dà dentro con il dialetto veneto: «Ciao veci, come steo? Ghe voria na bea piova! Ciao Guizza, Cadoneghe, Abano! L’anno scorso son venuto a Padova e ho parlato male dell’opposizione, ora per par condicio parlerò male del governo».

E infatti da Berlusconi a Bondi a Calderoli a La Russa è tutta una battuta (non sempre felici). Eccone qualcuna: «Silvio Berlusconi appena fa una legge capiamo subito che problemi ha. Per fortuna è tornato: mi ero inventato Dante perchè non avevo più battute»; «Abbiamo perso agli Europei con la Spagna. Loro avevano in tribuna il re Juan Carlos, noi Ignazio La Russa: si può vincere guardando quello?»; «Veltroni ha detto: ha vinto la Spagna? Sono contento, è una mia amica, canta bene»; «Bondi ha detto: non guarderò più Zorro»; «Quando guardo la partita, piuttosto che gridare Forza Italia grido Avanti Penisola».

Racconta dell’accoglienza ricevuta a Padova: «E magnate sta poenta e osei, mi fanno, e bevite sto spriss, e trovate na bea gnoca e va in leto!». Si sbaglia accennando al fatto che il Santo è alle sue spalle, e invece alle sue spalle c’è Santa Giustina. Poi apre un gustoso siparietto sul Sessantotto, il Sessantotto alla Casa del Popolo del suo paese toscano dove c’erano le Simca e le Prinz («vederle vicine era come incontrare oggi Calderoli e Bondi insieme), e dove c’era l’abitudine a bere il Vov (liquore all’uovo) per far capire che si era appena fatto del sesso.

Prima di passare a Dante, immagina una statua in Prato anche per Zanonato in bici e spara a zero su Albertino Mussato, letterato padovano «che ha scritto una tragedia che è una brutta scemenza e pensate che fecero a Padova una festa per incoronarlo sommo poeta e Dante niente. Dante che a Padova ha scritto il Paradiso!». Cita Galileo («un uomo che ha inventato la scienza: era a Padova») e saluta l’università (i tanti universitari gli rispondono con enfasi); cita Giotto che faceva i disegni belli e aveva i figli brutti («perché i disegni li faceva di giorno, i figli di notte»). Infine la lettura del Paradiso: il canto trentatreesimo che non aveva mai recitato prima.

Video: Roberto Benigni at University of Malta

Robert Hollander testing Roberto Benigni about La Divina Commedia.

Gran finale per TuttoDante su Rai Uno

Roma, 9 feb. (Adnkronos) – Roberto Benigni torna lunedi’ e mercoledi’ su Rai Uno con un doppio appuntamento a conclusione del ciclo delle letture dei canti della Divina Commedia: lunedì alle 23, infatti, recita il XXVI canto dell’Inferno e mercoledì e’ in prima serata con il XXXIII canto dell’Inferno. “Il Quinto dell’Inferno”, lo scorso 29 novembre in prima serata su Rai Uno è stato tra i programmi più visti nel 2007 dietro solo allo sport, al messaggio del Presidente della Repubblica e al festival di Sanremo.

Benigni, con le letture dantesche, ogni giovedì in seconda serata, ha registrato una media di 2.233 milioni di telespettatori, conquistato oltre 10 milioni di telespettatori e quasi il 36% di share. Le due trasmissioni di lunedi’ e mercoledi’ prossimo sono le registrazioni dello spettacolo “TuttoDante“, prodotto da Lucio Presta, realizzate a Firenze in piazza Santa Croce nell’estate 2006. Dopo aver accompagnato il telespettatore, da novembre fino ad oggi, nella “selva oscura”, davanti alla Porta dell’Inferno, nel limbo, nel girone dei lussuriosi, dopo aver fatto conoscere Paolo e Francesca, Ciacco, Farinata degli Uberti, Roberto Benigni scende nel più profondo dell’Inferno per raccontare con la forza delle “parole antiche e commoventi che hanno attraversato i secoli” la storia del “fiero peccator”, il conte Ugolino.

Molti hanno commentato le ‘letture dantesche’ di Benigni. “Le letture popolari di Benigni sono state uno dei rari autentici eventi culturali di questi anni. Con centinaia di migliaia di persone, molti giovani, che non ascoltavano Dante dalla scuola dell’obbligo…” e’ stato scritto. E ancora: “Dante, nell’interpretazione di Benigni, diventa un fiume in piena…”.

Un rinnovato interesse verso il poeta fiorentino che trova riscontro nell’aumento, dall’inizio del tour “TuttoDante” fino alle trasmissioni televisive, delle vendite della Divina Commedia. “Un piccolo miracolo” sintetizza con un’efficace espressione Variety, riferendosi all’incredibile quantità di pubblico che Benigni è riuscito ad avvicinare alla Divina Commedia. 

Plausi ed elogi non solo dalla stampa ma anche dal mondo intellettuale.   “Lo spettacolo è singolarmente emozionante…si sospende per digradare verso il mondo dantesco, prendendo il pubblico per mano e per il cuore per portarlo nelle parole del divin Poeta” scrive Moni Ovadia.

Fino all’encomio da parte del cardinale segretario di Stato Vaticano Tarcisio Bertone: “Roberto Benigni commenta Dante in tv come un alto teologo”.   Quasi una pubblica “beatificazione” che il premio Nobel per la letteratura Dario Fo ha particolarmente apprezzato : “Grazie a Roberto hanno santificato anche Dante…mi fa piacere, era ora…le sue letture sono chiare, pulite, meditate, adatte al grande pubblico”.

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