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E’ uscito il dvd di “Pierino e il lupo” con Roberto Benigni e l’Orchestra Mozart diretta da Claudio Abbado

MELAMPO CINEMATOGRAFICA e ORCHESTRA MOZART presentano PIERINO E IL LUPO
Favola musicale di Sergej Prokofiev
Eseguita dall’Orchestra Mozart
diretta da Claudio Abbado
e interpretata da Roberto Benigni

Dopo la storica edizione del 1990, Claudio Abbado e Roberto Benigni tornano insieme per interpretare il Pierino e il Lupo di Prokofiev: pagina divenuta emblema di come la musica possa esser “spiegata” ai ragazzi.

I personaggi della celebre favola in musica sono affidati ai solisti dell’Orchestra Mozart, fra cui Jacques Zoon (flauto), Alessandro Carbonare (clarinetto), Alessio Allegrini (primo corno), Viktor Aviat (oboe) e Guillhaume Santana (fagotto). Presenti le grandi prime parti della “Mozart” Giuliano Carmignola (violino), Wolfram Christ (viola), Walter Vestidello (violoncello) e Reinhold Friedrich (tromba).

Il Dvd di “Pierino e il Lupo” è distribuito in Dvd da Cecchi Gori Home Video, dal 21 aprile.

Scheda Tecnica
Video: 1,85:1 letterbox
Audio: DD 2.0 in italiano
Regia: Stefanio Vicario
Anno: 2008


Lorenza Borrani, violinista dell’Orchestra Mozart nata a Firenze nel 1983, durante il concerto di “Pierino e il lupo” è stata coinvolta in un simpatico “valzer” con Roberto Benigni. Abbiamo contattato Lorenza per chiederle di raccontarci la sua esperienza.

Ciao Lorenza, sappiamo che sei stata protagonista insieme a Roberto Benigni di un momento “particolare” del concerto. Puoi raccontarci come è nata l’idea del “Valzer”?
«In realtà “siamo stati coinvolti” perchè l’idea è partita da Abbado durante una prova che l’orchestra ha fatto prima dell’arrivo di Roberto. Mentre ancora stavamo suonando si è rivolto a me con il suo sorriso e gli occhi brillanti chiedendomi se avrei accettato di ballare un walzer (suonando) se Benigni mi avesse invitata. Io, ancora suonando, ho risposto “assolutamente sì” senza il minimo dubbio di farlo nonostante la certezza assoluta di non essere minimamente in grado. Infatti io sono un disastro a ballare! Mi vergogno, non mi riesce…ma poi, come in tutte le cose create da Abbado e Roberto, tutto ha magicamente funzionato! Il mio sogno era sempre stato, fin dai tempi del liceo, di suonare Bach mentre Benigni leggeva Dante anche solo nel salotto di casa sua, ma mai mi sarei aspettata di ritrovarmi in una situazione del genere, tra le più divertenti che mi sian mai capitate.»


Di seguito pubblichiamo un articolo scritto da Daniele Navacchia, che racchiude perfettamente l’essenza del concerto del 25 ottobre 2008.

“IL GIULLARE E IL GIARDINIERE”

Così diversi il comico toscano e il direttore d’orchestra milanese. Diciotto anni fa a Ferrara fu un colpo di fulmine intellettuale ed umano e Pierino e il lupo di Prokofiev fu la dimostrazione che la grande musica deve essere disciplina ma può anche essere spontaneità ed ironia. E così fu anche un successo discografico. Sabato scorso al “Paladozza” di Bologna si è rinnovato questo incontro davanti ad un pubblico di quattromila persone. Da allora diciotto anni di rispetto e di amicizia, ma anche di grandi trasformazioni. Roberto Benigni, giullare scomodo ed esuberante, diventa regista cinematografico di fama mondiale, vince l’Oscar, ma si impegna anche come divulgatore di Dante e della cultura italiana nelle Università e nelle Piazze. A Claudio Abbado invece non basta essere il direttore dei Berliner Philharmoniker; conosce la malattia, la vince grazie alla volontà, alla disciplina e alla musica, capisce in anticipo la crisi delle grandi orchestre e raccoglie intorno a sé musicisti straordinari ed amici. E così, oltre alle piante nel giardino della sua casa in Sardegna, Abbado “coltiva” orchestre come la Mahler Chamber, la Lucerne Festival e l’Orchestra Mozart, ed il suo modo di dirigere cambia, diventa più asciutto, ma anche più interiore, si direbbe pervaso di un laico misticismo.

Quando, Sabato scorso, il giullare e il giardiniere sono saliti sul palco del “Paladozza” l’avvenimento non ha avuto nemmeno per un istante il sapore della replica di un successo passato, ma di un incontro tra due uomini di cultura che fanno dell’ironia – ciascuno a suo modo – una delle loro risorse vitali più preziose. Il giardiniere, mentre sale sul palco, inciampa, cade, si rialza. Sorride. Attacca la Marcia in SI bemolle di Prokofiev che diventa la sigla d’ingresso del giullare. Colpito il giorno prima dalla perdita del cognato, sprigiona ugualmente una carica umana travolgente che coinvolge il pubblico e non può lasciare indifferenti neppure i detrattori più accaniti. Ma prima di raccontare Pierino e il lupo, seguendo alla lettera (o quasi) Prokofiev, Benigni racconta della musica, della sua potenza taumaturgica – “è come una farmacia”, dice – ma soprattutto ci ricorda che l’abbiamo inventata noi uomini, perché in natura non esisteva. Si tratta di un messaggio preciso che ci ricorda, in sostanza, la forza demiurgica di cui siamo capaci, una forza “divina”, la stessa per la quale proprio l’amato Dante, nel momento della visione dell’immagine di Dio vede in realtà, con geniale intuizione, il suo stesso volto.

Fare la musica, ma anche imparare ad ascoltarla, coltivarla dentro di noi con amore e ironia ed aiutare gli altri a conoscerla ci rende creativi e creatori. E’ questo il messaggio che l’altra sera ci hanno voluto dare il giullare e il giardiniere. Un messaggio di grande valore morale e intellettuale ma anche politico, naturalmente.

Ed un messaggio politico assai significativo era sotteso anche alla seconda parte del programma. Abbado ha colto questa occasione per realizzare ancora una volta un progetto apparentemente impossibile. Il Te Deum di Hector Berlioz, prevede infatti un organico sterminato ed è già di per sé un’opera quasi irrealizzabile: un orchestra smisurata, un organo liturgico, un tenore, due cori composti da non meno di 200 elementi ciascuno ed un terzo coro di voci bianche composto da 600 bambini. In origine doveva essere parte di una grande opera sinfonico-corale dedicata a Napoleone Buonaparte che però non fu mai completata. Benché si tratti di una preghiera, Berlioz tratta il testo liturgico – che peraltro modifica in alcune parti – in modo assai personale con momenti di alta drammaticità, ma soprattutto con enfasi celebrativa tutta francese che Abbado piega alla sua sensibilità pervadendola di suggestivi echi mahleriani. In definitiva si tratta di un’opera “politica”, e non c’è dunque da stupirsi che il nostro giardiniere l’abbia scelta per un progetto di grande significato sociale e divulgativo: ricordare a tutti l’importanza dell’insegnamento della musica nelle scuole ed alimentare nello stesso tempo l’interesse verso la musica da parte delle giovani generazioni: “è importante “ascoltare” – spiega Abbado in un’intervista – ascoltare la musica ma anche le persone fa bene all’anima e alla comprensione tra gli uomini. Bisogna imparare a farlo bene ascoltando molto. La musica, grazie alle emozioni che suscita, può essere una vera terapia”.

In un momento così difficile per la cultura e per l’istruzione nel nostro paese, sempre più stritolato dai media che impongono modelli di vita fondati sullo spreco e sul disimpegno, il giardiniere silenzioso coltivava la sua utopia che lentamente cresceva e prendeva corpo. Riesce così a far suonare insieme ben tre orchestre: la Cherubini di Riccardo Muti, la Giovanile Italiana di Piero Farulli, e la “sua” Orchestra Mozart, e questo fatto è già di per sé un mezzo miracolo. Non basta: chiama il Coro del Teatro Comunale di Bologna ed il coro sinfonico “Giuseppe Verdi” di Milano, insieme ai 600 bambini dell’iniziativa “Un coro in ogni Scuola” sostenuta da Luigi Berlinguer, che riunisce in unica grande voce ben dodici cori provenienti dalle scuole dell’Emilia-Romagna.

Così, mentre dirigeva con gesti ampi e dolci, lo Judex Crederis che conclude il Te Deum, non abbiamo fatto fatica ad immaginare il giardiniere come se guidasse un corteo immenso e pacifico idealmente partito da Bologna, dal luogo dove quasi mille anni fa sorse la più antica Università italiana. Un corteo il cui grido ancora risuona e che testimonia la gioia di far musica e di ascoltarla.

Daniele Navacchia
Associazione culturale Orfeo nella rete

http://www.orfeonellarete.it/

[ Fotografie di Marco Caselli Nirmal © TUTTI I DIRITTI RISERVATI ]

Su Rai Uno Benigni ha acceso il Natale

La favola di Sergej Prokofiev, Pierino e il Lupo, reinterpretata dal geniaccio toscano Roberto Benigni vince la serata del 25 dicembre registrando 3.886.000 telespettatori, 18% di share (Dati Auditel tratti da TvBlog).

Raro momento di grande televisione su Raiuno la sera di Natale. Si è potuto assistere ad uno spumeggiante Roberto Benigni, in formissima, saltellare a destra e a sinistra, tra l’orchestra e le prime file della platea, a suon di musica, prima che introducesse la favola musicale di “Pierino e il Lupo”. E dopo aver omaggiato poeticamente l’uomo, l’unico in natura in grado di produrre quella magia che è la musica, ha presentato i vari personaggi della favola e gli strumenti musicali che li interpretano, concludendo con chi bada a tutti i musicisti: il maestro Abbado. E tra giochi di parole e metafore, Benigni ha dato il meglio di sé, nell’introduzione allo spettacolo.
Un sopraffino evento nel quale il premio Oscar ha prestato non solo la sua voce, ma la sua superba ironia ed il suo eccelso intelletto, per concedersi come voce narrante della favola di Prokof’ev.
E come le cose belle, questa delizia artistica è forse durata troppo poco, volata via troppo presto. Lo spettatore sicuramente non avrà distolto lo sguardo dalle peripezie di Benigni e l’orecchio dalle note fiabesche eseguite magistralmente dall’Orchestra di Mozart. Lieto del regalo ricevuto dall’azienda verso la quale paga il canone, si sarà domandato: “Devo ogni volta attendere Natale per guardare qualcosa di interessante in tv?”.
Francesco Favia – http://cronachefrancescofavia.blogspot.com/

Un Natale speciale in compagnia di Roberto Benigni e Claudio Abbado

Appuntamento imperdibile in tv: la Rai, come è avvenuto l’anno scorso per una serata di TuttoDante, ha scelto di fare un grande regalo di Natale a tutti gli Italiani programmando un evento con Roberto Benigni per la sera del 25 dicembre.

Oggi in prima serata su Rai Uno, alle 21.10, sarà trasmesso “Pierino e il lupo” di Sergej Prokof’ev, il grande concerto che si è tenuto al PalaDozza di Bologna il 25 ottobre 2008 di fronte a una platea di oltre 4mila persone: Orchestra Mozart diretta da Claudio Abbado e voce narrante di Roberto Benigni.

Si tratta della seconda collaborazione fra i due artisti: la prima, sempre con “Pierino e il lupo”, risale al 1990 a Ferrara. I compensi della serata di Bologna sono stati devoluti in beneficenza, quello di Abbado è andato al Vidas, quello di Benigni al progetto di musicoterapia Tamino.

°Dall’articolo del Corriere della Sera:
PER SOGNARE. Benigni recita Abbado dirige. Roberto Benigni e Claudio Abbado si sono incontrati grazie a «Pierino e il Lupo» nel 1990, a Ferrara. Da allora è nata un’ amicizia e i due continuano a proporre questa favola di Sergej Prokof’ ev. Lo hanno fatto anche al Pala Dozza di Bologna il 25 ottobre scorso. Il primo a recitare, il secondo a dirigere l’ orchestra. Anzi il Maestro per l’ occasione ne ha chiamate a raccolta tre: oltre alla Mozart, l’ orchestra Cherubini di Riccardo Muti e quella giovanile di Fiesole. Più un coro di 623 bambini; 150 coristi adulti e 157 strumentisti. Tutti insieme per raccontare questa fiaba per i bambini dai 3 agli 83 anni che insegna a riconoscere le voci degli strumenti.

Cliccate qui per leggere tutti gli articoli sul concerto di Pierino e il Lupo del 25 ottobre a Bologna.

TvBlog Consiglia: Pierino e il lupo – Roberto Benigni e Claudio Abbado

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www.unbenignidanobel.it augura a tutti voi un Sereno Natale, allietato dal concerto di Roberto Benigni e Claudio Abbado.

Abbado e Benigni: “Ecco nostro figlio”

PIERINO E IL LUPO. AL PALADOZZA DI BOLOGNA PROKOFIEV PER 5 MILA SPETTATORI, CON QUASI 1000 ARTISTI SUL PALCO

Il direttore: Vorrei Roberto ministro della Cultura. L’attore: no, della Bellezza.

Claudio Abbado, Nicoletta Braschi, Roberto Benigni

(Di Giuseppina Manin, Il Corriere della Sera, 22 ottobre 2008) 

«Senza marcetta Roberto non entra in scena. E così ne ho scelta una ad hoc, una marcetta di Prokofiev, perfetta per il suo ingresso trionfale». Si diverte come un ragazzo Claudio Abbado all’idea di tornare a giocare con l’amico Benigni. Complice ancora una volta quel Pierino e il Lupo che nel 1990 li fece incontrare a Ferrara. «La nostra amicizia è nata lì, tra risate e musica», ricorda il direttore che sabato prossimo tornerà sul podio della sua Orchestra Mozart con la favola di Prokofiev al PalaDozza di Bologna, 5000 posti tutti venduti dal primo giorno. Uno scenario kolossal giustificato sia dalla straordinaria popolarità dei due protagonisti, sia dal secondo brano del concerto, il Te Deum di Berlioz, che richiede un organico monumentale. Abbado ha chiamato a raccolta tre orchestre, oltre alla Mozart, la Cherubini di Riccardo Muti e l’ Orchestra giovanile di Fiesole di Piero Farulli. Più un coro di 623 bambini, 516 selezionati tra i cori scolastici dell’ Emilia Romagna, il resto dal Coro delle Voci Bianche del Comunale di Bologna e dal «Clarière» del Conservatorio della Svizzera Italiana. Se si aggiungono 150 coristi adulti e 157 strumentisti, in scena saranno 930 esecutori. Una bella comitiva. «Sarà una grande festa – promette Abbado -. Con tante faccine ridenti e un clown di genio. Roberto è persona di grandissima cultura e grandissima umanità. Sarebbe un ministro della Cultura ideale». Benigni ministro? «Sì ma della bellezza — rettifica l’ interessato -. A quel ministero mi candido subito. La bellezza della musica e della poesia, la bellezza dell’ amicizia». La vostra è cominciata 18 anni fa. Cosa ricorda di quel primo Pierino? «Diciotto anni? – sbarra gli occhi Benigni -. Potremmo aver fatto un figlio Abbado e io… Sono felice di tornare a raccontare con lui una fiaba per i bambini dai 3 agli 83 anni. E poi c’ è la novità del motivetto in si bemolle maggiore su cui entrerò a passo di marcia».

Claudio Abbado e Roberto Benigni nel 1990

Per il resto minaccia furti di strumenti, ratti di violiste e un tentativo di impossessarsi del podio. L’ altra volta, nel finale, cambiò addirittura la storia: il cacciatore anziché il lupo catturava il nonno e lo portava allo zoo. Che si inventerà stavolta? «Non lo so nemmeno io – risponde Abbado -. A ogni prova Roberto ne combina una nuova. Naturalmente gli lascio mano libera, gli ho chiesto solo di non cambiare l’ ultima parola delle battute perché sono un punto di riferimento per gli attacchi musicali». Ma che nesso c’ è tra il beffardo Pierino e il sacro Te Deum? «Nessuno – risponde il direttore -. Tranne che entrambi si rivolgono a dei ragazzini. Prokofiev insegna a riconoscere le voci degli strumenti, Berlioz li coinvolge in un’ altissima preghiera». E proprio pensando ai più giovani e all’ educazione musicale, il maestro, sollecitato da Luigi Berlinguer, si è gettato nell’ impresa. Un gesto di coscienza civica cui faranno da cornice due altri segni di generosità: Abbado dedica il concerto al Vidas, a cui devolverà il suo cachet per la realizzazione di un Campus per i ricercatori di cure palliative. Benigni devolverà il suo compenso al Progetto Tamino, musicoterapia per bambini, promosso dalla Mozart. Iniziative che allargano il cuore in questi tempi bui, segnati da pesanti tagli alla cultura, da attacchi alla musica. «Per questo governo la cultura è merce che non rende e quindi la si taglia – stigmatizza Abbado -. Quando sento dire che Parsifal costa troppo spero che ci si riferisca alla ricchezza della sua partitura. Temo però che questi signori ragionino un tanto al chilo». Ma né Abbado né Benigni si lasciano scoraggiare. La loro gioiosa complicità promette nuovi incontri: «Una serata con Dante e un’ altra con Verdi», annuncia Benigni. Dante si può prevedere, ma con Verdi, che farà? «Officerò il Requiem». Dopo la Bibbia in Vaticano, una messa solenne. Roberto santo subito.

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