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Sanremo, Napolitano si complimenta con Benigni

Dopo lo show al Festival sull’inno di Mameli, Il Presidente della Repubblica elogia Roberto Benigni

SANREMO – A quanto si e’ appreso, ieri sera dopo la diretta di Sanremo, il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha telefonato a Roberto Benigni, complimentandosi per la passione e la competenza con cui ha spiegato, dal palco dell’Ariston di Sanremo, le parole ed il senso profondo dell’Inno Nazionale.
Giorgio Napolitano ha inoltre scritto una successiva lettera di apprezzamento: “Ha saputo esprimere agli italiani il sentimento dell’identità nazionale usando i simboli della nazione, la bandiera, l’inno e la storia“. Con queste parole il Capo dello Stato Giorgio Napolitano si complimenta con Roberto Benigni, attraverso una lettera con la quale ha voluto esprimere la propria ammirazione per la lezione fatta nel monologo di ieri sera sul palco dell’Ariston di Sanremo.

Benigni: “Rialzati, Walter” e la crisi del Pd entra all’Ariston

Lungo monologo dell’attore, al centro Veltroni e Berlusconi
Poi un tributo agli omosessuali, “perseguitati perché amavano”

“Mina ormai manda solo video, come Bin Laden
Silvio, fai come lei: se vuoi diventare un mito, sparisci!”

La Repubblica, dal nostro inviato ALESSANDRA VITALI

SANREMO – “Ho detto Berlusconi? Non lo volevo dire, ma è una cosa che m’esce da sé”. E comunque, “è meglio nominarlo, qualche volta: a una persona che non lo ha nominato mai, non è che gli è andata troppo bene…”. Non poteva, Roberto Benigni, ignorare l’attualità politica nel suo intervento al Festival. Ed eccolo, seppure senza infierire, invocare Walter Veltroni, che in campagna elettorale definì Berlusconi sempre come “il leader dello schieramento avversario”. Accolto da un’ovazione, Benigni ha fatto il suo ingresso sul palco dell’Ariston per un intervento preceduto dalle polemiche legate all’accordo che la Rai avrebbe stipulato per ottenere la sua partecipazione al Festival. Non ha risparmiato Veltroni e Berlusconi, ma neanche Mina e Iva Zanicchi. Per concludere con un lungo tributo all’omosessualità, e la lettura di una lettera di Oscar Wilde.

“Rialzati, Walter”. Il segretario del Pd è il bersaglio, anche se “non faccio battute su di lui, perché è battuto abbastanza”. “Tirati su, Walter – gli dice Benigni dal palco – ti trovo lo slogan per la prossima campagna elettorale: rialzati, Walter (“Rialzati Italia” era lo slogan del Pdl, ndr), che vuoi che sia la Sardegna, c’è Montecristo, c’è Capraia, ci sono le Eolie…”.

Mina come Bin Laden. Un lungo monologo, il presidente del Consiglio l’obiettivo primario ma anche colpi di genio, come quello riservato a Mina, “che ormai manda solo filmati come Bin Laden”. E però “è un mito”, e allora potrebbe essere d’esempio a Berlusconi, al quale “non interessa la Sardegna ma la Corsica, Ajaccio”, patria di Napoleone. “Berlusconi – dice l’attore rivolgendosi idealmente al premier – ti propongo di diventare un mito come Mina, come Greta Garbo: devi sparire, devi andare lontano. Più lontano vai e più mito sei, magari con Apicella scrivi una canzone e ogni tanto la mandi, come Mina”.

Alfano e la legge “per tuttibus”. “Dicono che faccio sempre battute sul centrodestra – continua Benigni – il problema è che volevo fare una battuta sul governo Prodi, non ho fatto in tempo perché è caduto prima. Volevo farla su Veltroni e si è dimesso. Pensavo al governo Prodi, tempi leggendari, in cui esisteva quella cosa che chiedi quando cerchi una strada, come si dice, la terza a… sinistra. C’era pure Mastella ministro della Giustizia, che ha lavorato perché così chi veniva dopo di lui poteva sapere di non poter far peggio”. “Ora – dice l’attore – c’è Angelino Alfano, che ha fatto il lodo: prima accusavano Berlusconi di fare solo leggi ad personam. Ora le ha fatte per quattro personam, magari un giorno le farà per tuttibus…”.

La Zanicchi, Berlusconi, il sesso. Scherzando sul testo della canzone di Iva Zanicchi (che parla di sesso senza amore e invita l’uomo a non “durare” poco), Benigni ha rivolto al premier l’invito a uscire con la cantante ed europarlamentare, immaginando Berlusconi e la Zanicchi in macchina con i sedili ribaltati. E citando il Nessun Dorma che ha aperto la serata, ha intonato: “All’alba tromberò!”.

“Gli omosessuali non sono fuori dal piano di Dio”. Si ride a lungo, poi Benigni cambia registro. E dice la sua sulle polemiche sugli omosessuali: “E’ una storia incredibile che va avanti da millenni. Gli omosessuali non sono fuori dal piano di Dio. Di peccati c’è solo la sutpidità”. “Per rendere l’idea dell’assurdità e ridicolaggine” di certi atteggiamenti, Benigni ricorda che gli omosessuali “sono stati seviziati e sono morti nei campi di concentramento perché amavano un’altra persona”. “Mettiamo che un eterosessuale si innamori focosamente di una persona dell’altro sesso – spiega – e a un certo punto lo prendono, lo torturano e lo uccidono perché si è innamorato. Tanti omosessuali sono stati torturati perché amavano un’altra persona, lasciate stare il sesso. E’ un’assurdità”.

“Gli omosessuali sono persone che si amano”. L’attore giudica “assurdo” che si parli di omosessualità “con tanta rozzezza”, “sono persone che si amano, non è che per colpa loro finisce la razza, come dice qualcuno”. Nella storia dell’umanità, continua, “ci hanno fatto dei doni enormi, ed è il sentimento dell’amore che caratterizza gli omosessuali. E quando c’è l’amore tutto diventa grande. Nemmeno la fede rassicura, l’unica cosa che rassicura è l’amore”. Poi Benigni ricorda Oscar Wilde, “messo ai lavori forzati per la sua omosessualità. In prigione ha scritto una lettera alla persona per la quale era stato condannato”. La lettera, Benigni la legge tutta. Poi lascia il teatro, ed è standing ovation.
(17 febbraio 2009)

Lettera a Dante di Roberto Benigni

Vi presentiamo alcuni estratti della lettera che Roberto Benigni ha scritto a Dante.
La Lettera a Dante è stata presentata per la prima volta il 27 ottobre 2007 a Roma nell’ambito della cerimonia per il conferimento del Premio Le Cattedrali Letterarie Europee, e costituisce la prefazione a “The Divine Comedy”, edizioni Valdonega, di Robert e Jean Hollander. Inoltre è presentata in un video inedito di 15 minuti allegato al primo cofanetto dei Dvd di TuttoDante.

“Caro Dante,

prima di tutto spero che tu stia bene, che il macigno non ti pesi troppo e ti auguro di sentire il Gloria in excelsis Deo il più presto possibile. E anche ti voglio ringraziare perché con la tua Divina Commedia mi hai fatto innamorare della poesia, che è la cosa più bella del mondo. Mi hai fatto sentire il bene e il male, mi hai fatto andare a letto impaurito, mi hai fatto venire da piangere, mi hai portato con te dappertutto, sull’Oceano Atlantico, in Lunigiana, a Gerusalemme, a Monterriggioni. Mi hai fatto morire dal ridere, anche se hai scritto in una lingua difficilissima, misteriosa e incomprensibile, che per capirla, pensa, me la sono dovuta far spiegare dai miei nonni analfabeti.

Sei entrato nella mia vita di corsa, Dante, con un’allegria e una potenza strepitose, come quando ho conosciuto le albicocche. Ecco, per me Dante, tu fai parte della natura, come le albicocche, il sole, l’erba. E quando mi chiedono se sei moderno, è come se mi chiedessero se è moderna l’erba. Dopo un po’ che ti leggevo ho fatto un salto sulla sedia per davvero. Mi sono accorto che non ero io che leggevo te, eri tu che leggevi me come nessun altro mi aveva mai letto, con parole antiche e commoventi che hanno attraversato i secoli per posarsi sulle nostre labbra.

Mi hai fatto provare quella sensazione tremenda che come me nel mondo ci sono solo io e che però ero uguale a te. E che io e te eravamo uguali a tutti. Ogni cosa che avevo sempre sentito fin da quando ero nato, tu gli hai dato una forma memorabile. Quanto t’ho voluto bene, Dante.
 Entravo nel tuo libro come si entra in farmacia: leggevo due o tre terzine a voce alta e ammazzavo tutti i virus…

Però ora Dante ti scrivo per motivi tecnico-amministrativi e soprattutto finanziari. E per un dubbio. Ora, non so se in Purgatorio ti sono arrivate notizie. Io sto facendo una tournée in Italia e all’estero prodotta dalla mia società Melampo srl, lo spettacolo si chiama proprio “Tutto Dante”, pensa un po’ (più chiaro di così…). E ogni mattina il mio amministratore, il signor Mario Fucci, che è una persona molto onesta, discendente di un’antichissima famiglia pistoiese, persone onestissime, va all’ufficio della Siae per versarti i diritti che ti spettano, circa il 30% dell’incasso. Ora il dubbio è questo: ma questi soldi, Dante, ti arrivano o no? Te lo dico perché è una bella somma. Ti informo che a tutt’oggi lo spettacolo ha fatto quasi 800.000 spettatori solo in Italia. Ti dovrebbero essere già arrivati, secondo i calcoli di Mario Fucci, 4.725.302 euro, liquidi. Sarai il più ricco del Purgatorio. E solo per questo spettacolo. Tra l’altro, se ti sono arrivati, guarda dietro la moneta da due euro: avrai una sorpresa… Come chi è… Ma non ti sei riconosciuto? Sei te! Sei stato anche sulle 10.000 lire… Tra l’altro, anche per questo: ma te li pagano i diritti, ti mandano le royalties? (…)

….Dicono che la “Divina Commedia” sia l’opera più ardita dell’ingegno umano, che il suo insegnamento è così profondo che può essere disceso nel pensiero umano solo per rivelazione, e che per la prima volta, nella storia del mondo, ci hai fatto esplorare la remota regione dell’Eterno, “fisicamente, corporalmente” …
Con la Divina Commedia ci hai fatto capire…:

che Dio ha bisogno degli uomini;
che ogni volta che l’uomo fa del male, Dio trattiene il respiro;
che non c’è male che non possa essere consolato;
che ognuno di noi è qui per completare e complicare l’affresco;
che la poesia è canto e racconto;
che le donne sono l’apice della creazione, la rugiada dell’abisso;
che ti sei occupato di questo strano dono che abbiamo avuto in sorte: la vita;
che, dopo averti letto, non si guardano più le persone con distrazione ma come scrigni di un mistero, depositari di un destino immenso;
che l’arte si deve interessare alla vita;
che la vita è molto di più di quanto possiamo capire, per questo resiste;
che nessuno è troppo strano per essere capito;
che ognuno di noi è unico, e fa la differenza;
che si può parlare degli altri quando parliamo di noi;
che cosa ci rende felici;
che cosa amiamo e odiamo davvero;
che noi tutti siamo qui per il sì di una donna;
che siamo in crisi del duro desiderio di durare;
che ci hai reso possibile vivere in un mondo più grande;
che ci hai reso il mondo meno estraneo e nemico;
che ogni persona è l’eroe della propria storia, anche se i suoi giorni o le sue notti non appaiono eccezionali a nessuno;
che i fatti del mondo non sono la fine della questione;
che in poesia si usa lo stesso amore e lo stesso numero di parole per descrivere gli ordini angelici e il gesto di un sarto che con poca luce introduce il filo nella cruna di un ago;
che si può dare del tu all’ignoto;
che il paradiso è colmo dell’accecante bellezza del verbo essere;
che la vita è destino e viaggio, conoscenza e amore;
che qualcuno non distoglie mai lo sguardo da noi, perchè ci ama;
che la bellezza nasce terribilmente;
che l’arte è un dono…….”

Roberto Benigni

La prima lettera di Benigni agli italiani

Cari Italiani, con immensa allegria e col cuore che cinguetta come un fringuello appena nato, il 29 novembre in diretta su RaiUno, staremo un paio d’ore insieme a parlare del regalo più bello che ci è cascato addosso. Dobbiamo capire cos’è l’amore. Ne tracceremo la storia.

Dal primo libro della Genesi, all’ultimo libro di Bruno Vespa, dalla lettera di pace di San Paolo ai Corinzi: “per quante cose io assuma in mio conto se non ho l’amore io non sono nulla”. Alla lettera di scuse di Berlusconi a sua moglie: “ …E dai Verò, stai buona, so’ bagattelle…”. Dalla rottura della Pace tra Greci e Troiani secondo Omero: “Causa ne fu la Divina femminilità di una Donna”, alla recente rottura della pace tra AN e Forza Italia secondo Vittorio Feltri: “La causa è una sola, problemi di gnocca”. Vedremo gli enormi passi avanti fatti dall’Umanità su questo tema.

Sì, parleremo del sesso, il motore del mondo, percorrendolo nei suoi aspetti più estremi. Dalla libidine sfrenata alla totale repressione. Insomma da Casanova a Sandro Bondi. Parleremo di politica, da Voltaire: “ non sono d’accordo con quello che dici ma sono pronto a morire purchè tu lo dica” a Silvio Berlusconi: “chi vota a sinistra è un coglione”.

Parleremo della grandezza dell’Italia cercando di capire che cosa abbiamo fatto di bello per meritarci città come Milano, Firenze, Roma dove sono nati uomini come Manzoni, Michelangelo, Cesare e cosa abbiamo fatto per meritarci città come Arcore, Ceppaloni, Montenero di Bisaccia e… non mi ricordo dove è nato Buttiglione.

E poi lasceremo parlare Dante. Ci faremo dire da lui cos’è quella nostalgia dell’infinito, quella ventata di annientamento che ci precipita addosso quando ci si innamora e smantella tutta la nostra vita, quella sensazione felice, pericolosa e rara che unisce sensualità e tenerezza e ci rende immortali.

Ce lo faremo dire da lui con parole antiche e commoventi che hanno attraversato i secoli per posarsi sulle nostre labbra. Nulla di solenne, semplicemente la bellezza. A giovedì.

Roberto Benigni

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