Un Benigni da Nobel
Everything about Roberto Benigni-
June 7th, 2010Roberto Benigni, Video, Vincenzo CeramiRoma, 7 giu. (Adnkronos) - ”Con Roberto Benigni stiamo pensando a un nuovo film. Sara’ un film comico, girato in Italia, un’Italia contemporanea”. Lo dichiara Vincenzo Cerami a Repubblica Tv, spiegando di volere tornare ”allo stile di Johnny Stecchino, un film comico, non una commedia. Dunque un film molto impegnativo, perche’ con Roberto pensiamo e ripensiamo le scene, limiamo le battute, ci dedichiamo a un lavoro minuzioso che puo’ durare anche uno o due anni”.
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Lo sceneggiatore premio ‘Oscar’ per ‘La vita e’ bella’ racconta la sua esperienza creativa con l’attore toscano, che non si trasforma in una vera e propria convivenza: ”Parliamo del film , ma anche di tutto”, afferma. E racconta anche le varie manie di Benigni: ”C’e’ stata la fase delle vitamine quando e’ andato per la prima volta in America, poi i sali minerali, poi te’ nero e te’ verde. Oggi stiamo nella fase verza e cavolo verde, ottimi contro il cancro. Ci beviamo anche le tisane di cavolo. Sono ottime”.
Nel giorno delle manifestazioni su i tagli del governo alla cultura, Cerami e’ durissimo: ”Si taglia mentre all’estero si investe. La cultura non e’ una spesa ma un investimento. E poi si taglia in modo indiscriminato, senza criterio. Nella cultura, ma anche nella ricerca e nella scuola. Questo Governo non sa dove va, e’ una nave senza timoniere. Senza la lista degli enti inutili chi tagliera’ i fondi che comunque vanno tagliati? Con quale criterio? Ne taglieranno la meta’ o la meta’ dei finanziamenti a tutti?” E ancora: ”Vediamo cose moto odiose, nei palazzi si comprano appartamenti, miliardi che girano, corruzione e di la’ disoccupazione, precarieta’. Ora gli italiani non stanno capendo cosa succede. Fino a ieri ci hanno detto tutto bene. Ora non e’ piu’ cosi’. Per questo nei sondaggi Berlusconi e’ in calo. Gli italiani si sentono improvvisamente non governati”. -
April 5th, 2009Roberto Benigni, TuttoDante, VideoAl Jazzera English - Roberto Benigni interviewed on “Frost over the world”:
Roberto Benigni jumping over the backs of the plush chairs to get to the stage to collect his Oscar for “Life is beautiful” has remained one of the iconographic moments in the history of the Academy Awards, together with his acceptance speech, delivered in his unique patois. Since then, he has consolidated his reputation in Europe as one of the very few real original artists working in entertainment, not scared of venturing in the field of biting and topical political satire.
Roberto’s deep love for Dante’s Divine Comedy brought him to devise an entire show centred on this work, with humorous excursions in every possible direction. His Dante has proven to be a total cultural sensation, creating the demand for a worldwide tour and succeeding in the mean feat of bringing what was conceived as the most sublime of popular culture back to the people.
Tags: Al Jazeera, Berlusconi, Comedy, Commedia, Divine Comedy, England, English, Frost over the world, La Vita è Bella, Life is beautiful, London, Londra, Oscar, poetry, Roberto Benigni, show, Tour mondiale, Tutto Dante, TuttoDante, UK
This jubilant moment of Divine zeitgeist will have its London debut at the Theatre Royal Drury Lane on the 5th of April, when Roberto Benigni will appear live for his one-man show spanning from Politics to the Meaning of Life, from the Nature of Truth to the Truth that only Beauty can offer. -
April 4th, 2009Interviste, Roberto Benigni, TuttoDanteOn BBC Radio 3 (Tuesday, March 31st) Roberto Benigni talked about his one-man theatre show about Dante’s Divine Comedy which has been filling stadiums in Italy and is now coming to London (Drury Lane Theatre) as part of a worldwide tour.
Bidisha (BBC Radio 3) talks to Oscar-winning Italian actor Roberto Benigni - best known for his comic film set during the Holocaust, Life Is Beautiful - about his obsession with Dante and his one-man show TuttoDante. Benigni is often remembered outside Italy for his behaviour at the 1998 Academy Awards when accepting the Best Foreign Language Film Oscar for Life Is Beautiful - he climbed on the backs of the seats for his procession to the stage and applauded the audience.Benigni is regarded in Italy as an excellent improvisatory poet and he can recite Dante’s Divine Comedy from memory. His one-man theatre show inspired by the Divine Comedy and mixed with observations on current affairs and his own past experiences has been a huge success in Italy. TuttoDante (Everything about Dante) was seen on television by more than ten million people. Bidisha asks whether something so Italian can make the transfer to Britain.
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April 2nd, 2009Interviste, Roberto Benigni
Nell’ambito della serie di articoli pubblicati per festeggiare la ricorrenza dei 10 anni dalla Notte degli Oscar del 21 marzo 1999, l’attore Pietro De Silva, che in “La vita è bella” interpretò “Bartolomeo“, ha risposto ad alcune domande sul film, in esclusiva per i lettori di www.unbenignidanobel.it.Che personaggio rappresenti nel film? La prima volta che hai letto il copione cosa hai pensato?
NEL FILM INTERPRETAVO BARTOLOMEO, UN DEPORTATO CON CUI GUIDO STRINGE AMICIZIA.
LA PRIMA VOLTA CHE HO LETTO IL COPIONE RICORDO L’ESTREMA SORPRESA NELLO SCOPRIRE LA GRANDE INTUIZIONE CHE E’ ALLA BASE DEL SUCCESSO INTERNAZIONALE DEL FILM, OVVERO QUELLA DI FAR CREDERE AL BAMBINO CHE SI TRATTA DI UN IMMENSO GIOCO PER NON RENDERLO PARTECIPE DELLA REALTA’ STRAZIANTE E TRAGICA DELL’OLOCAUSTO.
UNA INTUIZIONE SEMPLICE E GENIALE CHE PORTA LA SCENEGGIATURA DE “LA VITA E’ BELLA” AL PARI DI UN’OPERA DI ALTA LETTERATURA.
Quale pensi che sia stata la scena più significativa del film? Hai un ricordo particolare da raccontarci legato alla lavorazione del film?IL FILM E’ INTESSUTO DALL’INZIO ALLA FINE DI SCENE MEMORABILI.
QUELLA DELLA TRADUZIONE DEL TEDESCO NELLA QUALE BENIGNI FA CREDERE AL BAMBINO CHE SI VINCONO DEI PUNTI E’ QUALCOSA DI ASSOLUTAMENTE INDIMENTICABILE.
MI HA COLPITO MOLTISSIMO ANCHE QUANDO IL NAZISTA INTERPRETATO DA HORST BUCHHOLZ SI APPARTA CON BENIGNI DAVANTI AD UN GRAMMOFONO E GLI PARLA A BASSAVOCE DI UN INDOVINELLO CHE LO HA FATTO PENARE, LASCIANDO ROBERTO IN UNO STATO DI COSTERNAZIONE E INCREDULITA’, UNO DEI MOMENTI PIU’ ALTI DELL’INTERPRETAZIONE DI BENIGNI NEL FILM.
DURANTE LA LAVORAZIONE DEL FILM, ROBERTO AVEVA QUESTO STRAORDINARIO RAPPORTO CON IL PICCOLO GIORGIO CANTARINI (CHE INTERPRETAVA GIOSUE’), UN RAPPORTO NON DISSIMILE DA QUELLO DEL PERSONAGGIO DI GUIDO, PER CUI RIUSCIVA A DIVERTIRLO E A DIVERTIRE TUTTA LA TROUPE, IN MODO DA RENDERE AGEVOLE AL BAMBINO I TEMPI DI LAVORAZIONE SUL SET.
QUINDI UN RAPPORTO DI TENEREZZA E PROTEZIONE CHE AIUTAVANO IL PICCOLO IN MANIERA STRAORDINARIA PER L’INTERPRETAZIONE.A 10 anni dalla Notte degli Oscar del 21 marzo 1999, quale pensi sia stato il merito più grande dell’opera di Roberto Benigni e Vincenzo Cerami?
TROVO CHE ENTRAMBI CON GRANDISSIMO CORAGGIO SIANO RIUSCITI A NOBILITARE LA COMICITA’ SUBLIMANDOLA ATTRAVERSO LA TRAGEDIA,UN PERCORSO DIFFICILISSIMO SE SOLO PENSIAMO CHE ACCOSTARSI A QUESTA TRAGEDIA CHE HA SEGNATO IL SECOLO CHE CI SIAMO LASCIATI ALLE SPALLE E’ SEMPRE UN IMPRESA ASSAI ARDUA. LORO CI SONO RIUSCITI A PIENO CON LA LEVITA’, LA GRAZIA E LA POESIA, LASCIANDO UN SEGNO NELLA STORIA DEL CINEMA E DELL’IMMAGINARIO COLLETTIVO.
*La scena in cui Guido (Roberto Benigni) traducendo il tedesco fa credere al piccolo Giosuè (Giorgio Cantarini) che sia tutto un gioco e si vincano dei punti, secondo Pietro De Silva è “QUALCOSA DI ASSOLUTAMENTE INDIMENTICABILE”… :
Puoi fare un breve saluto per i nostri lettori di www.unbenignidanobel.it ?
IL SALUTO CHE FACCIO AI LETTORI, PIU’ CHE UN SALUTO E’ UN INVITO, OVVERO QUELLO DI INCENTIVARE, SULL’ESEMPIO DE “LA VITA E’ BELLA”, LA DIVULGAZIONE DI QUALSIASI INIZIATIVA CHE PROMUOVA SOLO ED ESCLUSIVAMENTE OPERE DI ALTA QUALITA’ ARTISTICA IN CAMPO CINEMATOGRAFICO, ATTRAVERSO RASSEGNE,MEETING, APPROFONDIMENTI E INCONTRI CHE SEGNALINO ALL’ATTENZIONE DEL PUBBLICO, PROGETTI DI VALORE ANCHE INEDITI E LOW BUDGET.
…Grazie di cuore Pietro, e in bocca al lupo per tutti i tuoi progetti futuri!
Tags: 21 marzo 1999, Bartolomeo, cinema, Giorgio Cantarini, Horst Buchholz, Il Minestrone, intervista, La Vita è Bella, Life is beautiful, Nicola Piovani, Oscar, Pietro De Silva, Roberto Benigni, Sergio Citti, Vincenzo Cerami
Una foto di Pietro e Roberto giovani attori per “Il Minestrone” (S. Citti, 1981), film al quale collaborarono anche Vincenzo Cerami (per la sceneggiatura) e Nicola Piovani (per la colonna sonora): sedici anni dopo si sarebbero ritrovati tutti insieme per “La vita è bella”… -
March 23rd, 2009Roberto BenigniDalla Shoah a Dante, Benigni racconta 10 anni fantastici
di ROBERTO BENIGNI - La Repubblica (22 marzo 2009)
Tags: 21 marzo 1999, Academy Awards, cinema, La Vita è Bella, Life is beautiful, Oscar, Roberto Benigni, Stefano Bartezzaghi
Quanta paura, Madonna che scrupoli e che riserve ha sollevato, me lo ricordo ancora bene, un film come La vita è bella. Il dissenso più o meno manifesto partiva dai sostenitori della tesi che coi campi di concentramento non si può scherzare, non si può fare comicità. Errore. Perché quel film è una tragedia. Nel senso che c’è una storia che comincia bene e finisce male. Tutto il contrario della Divina Commedia di Dante, che inizia male con l’Inferno e termina benissimo col Paradiso. Voglio dire che quel film era sdrammatico. Finiva il primo tempo che gli spettatori avevano le lacrime agli occhi dalle risate e il secondo tempo che avevano le risate per le lacrime agli occhi. La vita è bella è anche un film estremo. Perché è lo stile che conta. Si può essere laidi e volgari parlando di una farfalla, e si può essere poetici parlando di Hiroshima con letizia. E Fellini diceva che le cose molto tragiche possono essere raccontate solo da un clown. Poi, come dice un altro, come dice Montale, tra l’orrore e il ridicolo il passo è un nulla. E sapete qual è l’anagramma che ha elaborato col mio nome Stefano Bartezzaghi? Birbone integro. Beh, mi ci trovo bene, via. -
March 22nd, 2009Roberto Benigni, Vincenzo CeramiDieci anni fa l’Oscar che lo ha reso famoso nel mondo
Oggi una tournée planetaria per regalare Dante a tuttidi RODOLFO DI GIAMMARCO - La Repubblica

“THANK YOU, thank you. This is a moment of joy, and I want to kiss everybody…” suonarono le prime parole del discorso di Roberto Benigni a Los Angeles, la notte del 21 marzo 1999, dieci anni fa, alla consegna dell’Oscar per il miglior film straniero attribuito al suo La vita è bella (uno dei tre Oscar riservati al film, assieme a quelli conferiti a Benigni stesso come migliore attore, e a Nicola Piovani per la colonna sonora).
E “Così discesi del cerchio primaio/ giù nel secondo, che men loco cinghia/ e tanto più dolor, che punge a guaio” suoneranno le parole iniziali dell’attore quando il 5 aprile prossimo, in scena a Londra, interpreterà la terzina d’avvio del quinto canto dell’Inferno della Divina Commedia, che è la partitura-guida del suo TuttoDante con tour mondiale già avviato e calendario fittamente disposto, in continua espansione, fino a giugno. Allora, all’Oscar, si fece prendere da un impeto di baci, ma anche adesso si fa cantore del cerchio dei Lussuriosi culminante col bacio grazie a cui Paolo infiamma i sensi di Francesca.
Sia che rilegga l’Olocausto dirigendo e recitando una storia scritta con Vincenzo Cerami, sia che rilegga Dante dicendolo a memoria come un commediante dell’arte, Benigni è sempre un artista che inquieta col fisico, è sempre un comico munito di sghignazzo epidermico, è sempre un uomo di spettacolo che necessita di effusioni, è e resterà sempre uno che scherza carnalmente, guancia a guancia, marcando stretto con le labbra.
In questo senso l’Oscar di dieci anni fa, al di là delle argomentazioni caute o scettiche degli intellettuali e delle personalità che si ergevano a depositarie dell’austerità tragica della Shoah, fu un superbo riconoscimento all’universalità della poesia del corpo di Benigni, alla sua poetica verbale, all’intuizione di un lirismo paterno, all’ideale di un’esistenza sentita come la sentì Primo Levi in Se questo è un uomo: “Pensavo che la vita fuori era bella e che avrebbe continuato a essere bella”.
E rovistando tra i suoi appunti gelosi - ottenuti solo dopo tenaci e infinite richieste perché lui non ama le autocelebrazioni e non indulge negli sguardi all’indietro - trascrivendo le sue note preparatorie del film, note quasi indecifrabili tanto la calligrafia di Benigni supera in vaghezza quella di certe ricette mediche, balza evidente come anche proprio una certa sua poesia bambina, quella caratterizzante i toni e i temi della fantasiosa e compagnona traduzione a braccio degli indottrinamenti nazisti nel lager, costituisca un linguaggio tragicomico incline a mimetizzare la morte con l’amore, con l’arguzia, col ridicolo.
“Si vince a mille punti, il primo classificato vince un carro armato… perdono punti quelli che si mettono a piangere, che vogliono vedere la mamma, che hanno fame e che vogliono la merendina” anziché il tenore minaccioso di un caporale da anticamera delle camere a gas. Battute a base di lecca lecca che aprirono i cuori. E l’onda benigna e benignana si sparse in tutto il mondo, se è vero che la Somalia giunse a coniare al volo nello stesso 1999 una moneta con la sua effigie di Oscar Winner.
Ma l’internazionalità di Benigni - casualmente o no a distanza d’un decennio da quel trionfo che autorizzò un confronto con Lawrence Olivier, riuscito nel 1948 a dirigere se stesso in un’interpretazione da Oscar - testimoniata oggi da una tournée teatrale cosmopolita, è qualcosa che fa anche storia a sé, con precedenti paralleli che risalgono agli anni a cavallo tra i due secoli.
La sua comicità prorompente s’era messa al servizio di Dante già nel 1991 all’Università di Siena (”dicendo” e non leggendo il quinto e l’ottavo canto dell’Inferno), perché in Toscana c’è vanto di sapere a memoria i versi della Commedia e il padre lo buttava sui palcoscenici a improvvisare coi poeti d’ottave (noi assistemmo anni e anni fa a una sua strepitosa gara a forza di versi improvvisati a Volterra).
E le sue lecturae Dantis, cresciute a Pisa, Roma, Padova e Bologna, ebbero una puntata propedeutica nel gennaio 1999 all’Università di Los Angeles. E tutta la sua struttura anatomica che impresta suoni, gorgoglii e onomatopee a Dante ecco che sconfina nel 2003 al Simphony Center di Chicago, e nel 2006 nell’anfiteatro romano di Patrasso. Finché nasce la mega-impresa TuttoDante in piazza Santa Croce a Firenze, con tredici canti, uno per sera, tournée italiana in quarantotto città, e messa in onda su RaiUno, operazione da cui scaturisce a sua volta lo spettacolo attuale incentrato sul quinto canto dell’Inferno.
Il TuttoDante che è salpato questo marzo per fare un giro del mondo, dopo le tappe già effettuate a Parigi e a Bruxelles, ha un calendario che farebbe invidia a molti o a quasi tutti i grandi attori italiani dell’Ottocento e del Novecento, mattatori che s’avvicendavano in Europa e nelle Americhe a costo di avventurosi e leggendari viaggi. Lui, Benigni, in un programma in via di completamento, è adesso atteso a Londra, Duisburg, Stoccarda, Monaco, Ginevra, Colonia, Francoforte, Baden Baden, Atene, Basilea, New York, Boston, Chicago, Buenos Aires.
Vale a dire che il “Benignaccio” capace dieci anni fa di fare uno show irrefrenabile danzando tra le poltrone sulle teste dei membri dell’Academy alla notizia dell’Oscar, è come allora e più di allora capace di ballare sulle teste degli spettatori di mezzo mondo recitando il suo amato Dante. Il nostro Chaplin toscano la sa lunga, in tema di risate che restano di traverso in gola, vuoi per inferni terreni, vuoi per inferni letterari, inferni che comunque trasmettono l’emozione di un buio che deve finire, come “‘a nuttata” di Eduardo.
(22 marzo 2009)
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March 21st, 2009Interviste, Roberto Benigni, Video, Vincenzo CeramiPubblicato da RepubblicaRadioTv
A 10 anni dalla notte degli Oscar al film di Roberto Benigni, ne parliamo con il suo sceneggiatore Vincenzo Cerami
L’INTERVISTA CON VINCENZO CERAMI
(di Chiara Ugolini - riprese di Stefano Cipullo e montaggio di Alice Vivona)Parte prima: * ‘E’ il primo film italiano che è arrivato in Cina’
Parte seconda: * Benigni-Cerami, una storia d’amore
*Clicca qui per vedere il terzo video: “La scheda critica di Paolo D’Agostini”
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March 21st, 2009Nicola Piovani, Roberto Benigni, Video, Vincenzo CeramiTags: 1999, 21 marzo 1999, 21 marzo 2009, Academy Awards, Arezzo, Film, La Vita è Bella, Life is beautiful, Nicola Piovani, Notte degli Oscar, Oscar, Roberto Benigni, Vincenzo Cerami -
January 1st, 2009Roberto BenigniNel primo articolo dell’anno, vi presentiamo un video in cui Roberto Benigni recita in inglese un sonetto di William Shakespeare, “Sonnet 29“, in occasione del conferimento della Laurea honoris causa in Psicologia dall’Università Vita-Salute San Raffaele, nel 2003:
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Il 2009 sarà l’anno dei 10 anni dalla storica notte degli Oscar per “La vita è bella“:
(21 marzo 1999 - 21 marzo 2009), Roberto Benigni ricevette 3 statuette su 7 nomination, come Miglior Attore, Miglior Colonna Sonora e Miglior film straniero.
Festeggeremo questa grande ricorrenza con una serie di articoli dedicati.
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Tags: 1999, 2009, Anno, auguri, La Tigre e la neve, La Vita è Bella, Laurea Honoris Causa, Nobel, Oscar, Rai, Roberto Benigni, Shakespeare, Sonnet
Oggi la Rai inizia alla grande il Nuovo Anno con la messa in onda de “La tigre e la neve” in prima serata alle 21.10 su Rai Uno.
“Benigni per il Primo dell’anno.. Benigni per tutto l’anno”!
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September 5th, 2008Dante, Divina Commedia, Interviste, Roberto BenigniPubblichiamo alcuni estratti della bellissima intervista - apparsa su Oggi7 il 13 luglio 2008 - rilasciata da Roberto Benigni a Grace Russo Bullaro (autrice, tra l’altro, di un libro con uno studio approfondito del cinema di Roberto Benigni: “Beyond Life is Beautiful. Comedy and Tragedy on the Cinema of Roberto Benigni” ).
Prof. Grace Russo Bullaro* con Roberto Benigni
* Associate Professor
Director of Graduate Program in English
City University of New York-Lehman CollegeNonostante La Vita è Bella (1997) riuscì a vincere due Oscar, all’epoca il film di Roberto Benigni creò un vortice di critiche sia positive che negative. Nel tentativo di capire l’intensità di queste critiche, decisi d’approfondirne lo studio e quindi pubblicai “The Protection of Innocence: Fable, Fairy Tale or Just Excuses?”, un articolo su Post Script, stimata rivista sul cinema. Non ancora convinta d’aver esaurito con questo saggio quello che c’era da dire sull’opera di Roberto Benigni, decisi di curare un volume di saggi sul suo cinema. Questo libro, Beyond Life is Beautiful, Comedy and Tragedy in the Cinema of Roberto Benigni, uscì nel 2005. Da galantuomo qual è, Benigni mi ringraziò con entusiasmo per la copia che gli avevo inviato e in seguito ci scambiammo gli auguri natalizi.
La sua carriera dopo La vita e bella è la dimostrazione della veridicità di una vecchia superstizione che vuole che l’Oscar porti sfortuna a chi lo vince. Infatti, i successivi Pinocchio e La tigre e la neve riscossero uno scarsissimo successo sia in Italia che all’estero. Ma ecco che nel 2002 Benigni si riprende in modo spettacolare con la lettura in tv della Divina Commedia che andò in onda in Italia durante il periodo natalizio e il cui successo rese l’immortale opera di Dante Alighieri, il best-seller di quell’anno! Un successo che sfociò anche in strepitose rappresentazioni in numerosissime piazze d’Italia, che tutt’oggi vanno avanti. Benigni ridivenne così il beniamino degli italiani, l’idolo e l’orgoglio d’un paese intero.
Avendo seguito queste sue vicissitudini con grande interesse, decisi che la mia curiosità andasse ulteriormente soddisfatta. Chiesi, quindi, a Benigni di concedermi un’intervista.
Quello che leggerete è il frutto di alcuni nostri incontri avuti recentemente a Roma, in cui abbiamo parlato non solo delle rappresentazioni dantesche, ma anche di tantissimi altri argomenti che riguardano aspetti della cultura, politica e attualità italiana, nonché di vicende d’interesse globale e della politica americana. La mia convinzione che la complessità del personaggio Benigni, pubblico e privato, sia stato finora incompresa è stata avvalorata. La sua profonda conoscenza di Dante, per esempio, può reggere il confronto con quella di qualunque esperto di letteratura dantesca.In America si dice che l’Oscar porti sfortuna all’artista che lo vince, tu ci credi a questa maledizione?
«Ma come, cominciamo con una domanda sulla superstizione? Come dice Umberto Eco, la superstizione porta male! Vincere l’Oscar porta… l’Oscar. Se lo si vince quando c’è un sentimento dietro, non porta sfortuna. I sentimenti ammazzano tutte le superstizioni e tutte le malattie - come quando ci si bacia, la passione ammazza tutti i virus. Non ci si può ammalare. E quell’Oscar è stato preso con tale amore, ho sentito proprio un abbraccio. Come dice William Blake, “l’esuberanza è bellezza” e io ho sentito la bellezza dell’esuberanza. A me ha portato delle cose belle. Forse dal punto di vista del pubblico è l’apice della carriera, ma bisogna considerare che nella nostra vita personale ci sono momenti più densi, molto più possenti dell’Oscar».Dopo l’Oscar il mondo era ai tuoi piedi, tu come hai fatto le tue scelte dopo La vita è bella e la tua vittoria a Hollywood?
«Eh sì, avere un’acclamazione simile è difficile perché non è che si cambia, o che sia cambiato io. Sono stati gli altri a cambiare. Quando mi incontravano per strada non era più “Benigni!” ma era “Maestro!” Io non potevo più fare lo scherzoso. Volevo prendere lezioni di pianoforte per esempio, e mi chiamavano maestro! Forse in America sarebbe stata un’altra cosa, ma quando uno di un altro paese vince l’Oscar, beh, ha molta più risonanza e quindi la mia vita è cambiata. Ma cambia la mia vita anche quando incontro qualcuno per strada, si cambia per le minime cose, figuriamoci per questo. Che si cambia nella vita è la cosa più bella, sana, misteriosa. Ne La vita è bella ho anche fatto un padre per la prima volta, non l’avevo mai fatto prima e quindi anche se non avessi vinto l’Oscar, questo film già sarebbe stato uno spartiacque in un certo senso».
[...] Parlaci un po’ della tua passione per Dante e La Divina commedia.
«Il mio amore per Dante, questo è un argomento che richiederebbe o un mare di parole o bisognerebbe risolverlo in pochissime parole. Cioè in 800 anni ha avuto più manifestazioni di amore Dante che pochi altri. Quindi io sono uno dei tanti che va a unire il suo granello di sabbia alle magnifiche dune sensuali della poesia dantesca. La mia passione è anche un omaggio per rendere grazie a uno che ci ha regalato una cosa così straordinaria, che ci ha fatto sentire per la prima volta protagonisti. Anche se le nostre notti e i nostri giorni non appaiono eccezionali a nessuno, lui ha detto “tu sei il protagonista di una storia irrepetibile” a ognuno di noi. Non ce l’aveva detto mai nessuno prima di Dante. E poi si è occupato di questo strano dono che tutti abbiamo in sorte, che è la vita, di cui nessuno oggi si occupa più, nemmeno la chiesa. Ci ha fatto sentire che i fatti che accadono nel mondo non sono la fine della questione, ma l’ha fatto in maniera laica; Dante non è mai “pretesco”. Anzi, lo fa in maniera opposta».E a livello estetico?
«Beh, al livello estetico, il divertimento che procura La divina commedia è inesauribile. È come se Dio avesse detto: “Siete stati talmente buoni che vi regalo questo libro”. E quindi il mio amore per Dante è nato anche perché ho avuto la fortuna di nascere in un paese dove è molto popolare, lo vedevo, per così dire, in ogni faccia e in ogni parente che incontravo per strada. Anzi si può dire anche che il nome di Dante è sinonimo di poesia ed è il simbolo dell’ italianità».E da dove è nata l’idea di fare le letture dantesche?
«È nata così, casualmente, perché io leggevo La divina commedia così, per divertimento. Sapevo alcune terzine a memoria. Poi nei periodi fra un film e l’altro ho voluto imparare alcuni canti interi a memoria, così anche solo per il suono, come uno impara una canzone. Eppoi io facevo il cantore di ottava, sai? Improvvisatore di poesia, quando ero piccolo. Mio padre mi aveva mandato sul palco, allora per esercitarmi io imparavo, come quasi tutti gli altri, l’Ariosto (perché ha scritto in ottava). La terzina non si adattava al canto improvvisato perché non finisce mai. Ma l’ottava è la più difficile. Come dice Borges, l’ottava fa impazzire. Quando uno impara a fare l’ottava può fare tutto. Allora con Dante avevo già una dimestichezza e la lectura dantis ha una tradizione centenaria».
È proprio questo che vorrei sapere, come ti prepari per ogni lettura?
«Quando si impara a memoria si impara come uno spartito. Mi preparo con la consapevolezza che non è possibile mettersi davanti a Dante, allora lascio lui davanti a me. Perché non si può stare davanti a una tale opera, solo i grandi istrioni sublimi come Carmelo Bene se lo potrebbero permettere. Lui provoca in noi il mito del divino, del divo. E lui se lo può permettere. Sai, il passaggio dal ridicolo al sublime è sottile. Infatti Carmelo Bene è a un passo dal ridicolo, ma è sublime. Lui solo lo può fare questo. Lui dice, “Io sono meglio di Dante, lo miglioro”».Spiegaci ancora un po’ gli elementi che distinguono le letture di Carmelo Bene.
«Dunque, le letture di Carmelo Bene si pongono protagoniste rispetto a che cosa legge e lui fa l’attore, quello proprio dal greco, Dioniso, è divino- è un dio che dice “Io miglioro quello che vi sto leggendo, lo interpreto.” In verità per leggere Dante non c’è da interpretare, c’è solo da comprendere, capire profondamente quello che ha detto, perché se dentro si capisce quello che ha detto, allora si trasmette. Quello che faccio io è un lavoro estetico semplicissimo, capire, cioè, dove stanno gli accenti-questo è importantissimo. Poi far sentire che è un componimento che si chiama canto e non capitolo, quindi bisogna sentire la musica, il ritmo è la dizione. Facendo uno studio semplice e approfondito, si capisce come Dante vuole che la si legga, ma non perché lui non ci dia la possibilità di uscire da quel reticolato. Dà anche la possibilità di uscirne. Però dà le indicazioni come un maestro di orchestra. E quindi leggendolo si ha una gioia immensa quando si sente che si fa capire al pubblico quello che si dice senza essere pedanti e facendo sentire la sinfonia dantesca, perché ogni Canto è un’opera diversa».Sì, va bene, ma tu non ti fermi al livello estetico e poetico, ti addentri anche nella politica, nella metafisica e nella filosofia che si trovano nell’opera di Dante.
«No, no, prima nell’esegesi è importante far capire la poesia, ma per il resto è semplicemente una spiegazione, io leggo tutti i testi che sono ritenuti più attendibili, quelli che sento più vicini a me e alla verità- e che del resto mi piacciono da morire. Ma c’è da tener presente che Dante non si rivolge mai a Dio ne La Divina commedia, non dice mai “Dio dammi la forza.” Invece si rivolge alle muse, ad Apollo, al Parnaso, e dunque lui risponde solo alla poesia, per cui la lettura di Dante, per essere coerente, va fatta in senso poetico. Quello che io faccio, ed è una gioia quando ci riesco, è di far capire il verso e di far sentire il ritmo, la dizione, la scansione che in Dante sono perfette, ma perfette!»E io direi che, grazie alla tua lettura, hai ispirato il pubblico a rivalutare questa grande opera che, tristemente, oggi viene considerata “un mattone.” Tu infatti l’hai resa un “best seller.”
«Sì, infatti, è come se avessero scoperto un mondo di una bellezza, di una grandezza…».
È fatto risaputo che Dante fu un poeta dissacrante, uno che s’interessava appassionatamente alla vita socio-politica della sua beneamata Firenze, uno che si prese la rivincita sui suoi nemici mandandoli all’Inferno. Ma si potrebbe dire che tu sei il Dante del ventunesimo secolo?
«Ohh! (grande risata) Povero Dante, si rivolta nella tomba! Ma Dante non fa satira, fa poesia sempre. Perché a me sinceramente la satira non piace».Ma come, tu non fai satira?
«Può sembrare che abbia fatto satira, invece non è così. Non sono un grande amante della satira perché è supponente, chi la fa sembra che giudichi, che ne sappia più degli altri e che se ne prenda scherno. Ho sempre cercato di fare la satira unita invece… (pausa) al corpo. La mia satira è un’altra cosa, è plasmata dalla teatralità del corpo. La mia satira è nei movimenti, negli aspetti che rende puro, cioè è come una cosa infantile. Io posso andare a toccare i genitali del presentatore, o spogliarmi, o prendere in braccio la Carrà e simulare un amplesso, che simboleggiava l’amplesso cosmico, un amplesso con l’Italia- insomma quello che faccio sempre. L’unione alla suggestione dell’infantile spacca proprio la satira».Ma l’intenzione della tua satira non era, ed è, di criticare la società?
«Sì! Però era plasmata, ripeto, da questa cosa infantile che rendeva puro ciò che dicevo. Io ho fatto degli spettacoli dove dicevo delle cose fortissime, ma era come se le dicesse un bambino. Io poi sono d’accordo con Calvino quando dice che s’inchina alla satira quando è universale, quando scaglia i suoi dardi sulla tragedia dell’umanità. Ma quando va a prendere di mira una persona in particolare non è più satira. Io per esempio, non ho mai fatto una vera satira su Berlusconi. Ne fanno gli altri, eccome! E mi fa molto divertire. Io ho fatto uno spettacolo tutto su Berlusconi, ma l’ho preso come un simbolo della tragedia universale. Per questo c’era pure l’arca di Noé, c’era il diluvio universale, c’era la Bibbia. Ma mai farei della satira sulla sua persona privata».Secondo te, quale funzione svolge il comico nella società?
«Beh, forse ha la funzione la più possente e difficile, perché a differenza della tragedia, la comicità ci mette in contatto con noi stessi, mettendoci allo specchio la parte più misera e bassa, quindi quella che vorremo nascondere. A differenza della tragedia, il comico è più tragico perché mentre il tragico parla della parte più nobile dell’umanità, il comico parla delle nostre miserie. Per questo Dante è grandissimo. Gli crediamo quando ci dice che noi siamo divini perché ci ha detto prima che eravamo la feccia della creazione. E dopo ci dice che siamo le stelle, che siamo Dio. Se avesse fatto solo la tragedia avremo dei dubbi. Allo stesso modo il comico parla della nostra parte più umana, più debole, quella che ci ricorda che siamo ridicoli. E questa è la cosa più sana al mondo».Come è avvenuta la trasformazione di Dante dal poeta del popolino che si esprimeva in volgare al punto di riferimento della cultura intellettuale italiana?
«Ma perché Dante ha inventato tutto! E poi il popolo l’ha preso da sé. Quando la Commedia venne copiata, nei primi tempi, quando non esisteva nemmeno la stampa e le copie si dovevano fare a mano, beh, a quei tempi già si sapevano i versi a memoria e già giravano copie apocrife. E poi Dante è il primo intellettuale nel senso moderno della storia. Inoltre Dante ha inventato dei concetti e dei sentimenti che non erano catalogati. Per esempio, ha inventato la sinestesia, cioè dare una qualità sonora alla luce. Quando uno dice, “sono turbato,” non si rende conto che è stato Dante a cristallizzare questo concetto. I poeti come Dante sono un’estensione della nostra anima, ci permettono di andare più in là. L’anima nostra è piccolina e loro la fanno volare in alto. Dante ha inventato proprio tantissimi sentimenti che prima non c’erano. E poi, si è posto il problema del linguaggio in maniera moderna, ed ha avuto il coraggio di parlare di politica-e in un modo impegnato come intellettuale!»In un blog ho letto che sei “il manifesto per la cultura e la grandezza dell’Italia nel mondo” e che tu ci ricordi delle nostre radici. Tu che pensi di questo sentimento?
«Ma io non l’ho mai letto questo blog! Comunque io sono orgoglioso di essere italiano. Abbiamo inventato tantissime cose, abbiamo alfabetizzato la musica e inventato praticamente tutti gli strumenti musicali. La poesia moderna, l’hanno inventata Dante, Boccaccio e Petrarca. Persino Shakespeare non fa che rimuginare quei quattro concetti che hanno inventato questi italiani. Nella politica e nel diritto i Romani hanno inventato l’era moderna. Il Rinascimento italiano è ineguagliabile come grandezza. Questi sono dei regali enormi che abbiamo fatto all’umanità. Però bisogna stare attenti a non dire quelle sciocchezze che ci fanno poi sembrare nazionalisti, e credimi, non c’è niente che mi fa più paura del nazionalismo. È la cosa più brutta, più orrenda. Sì, le differenze sono una ricchezza ma quando ci sono le distinzioni in altre maniere sono un orrore. Per esempio bisogna ammettere che come noi italiani abbiamo inventato il linguaggio dell’arte, della musica e dell’architettura, oggi sono gli americani che stanno inventando il linguaggio del computer e del commercio globale. Questo è bello perché anche la lingua si ricrea, ridiventa viva in questo modo».Benissimo, ma ora ritorniamo alle tue letture dantesche. Il critico Paolo Della Sala ti ha accusato d’aver frainteso la concezione dantesca d’amore e d’averla ridotta al sesso. Dice pure, “È pericoloso traviare i giovani con letture abborracciate…” Tu come gli rispondi?
«Non l’ho letto questo critico, però ci sono stati altri che hanno scritto cose simili. Io qualche volta mi prendo delle libertà di spettacolo nel raccontare aneddoti sulla vita di Dante, ma nella lettura mai. Posso dire però che non ho mai fatto preponderare il sesso. Forse ha frainteso una frase che ho detto? Magari ha estrapolato una frase? Ma nel concetto generale quando io parlo di Dante, o di Paolo e Francesca, mi guardo bene dal suggerire il sesso. Racconto che Dante era una persona che amava molto le donne e degli aneddoti e storielle che si conoscono di lui. Avrò detto delle cose popolari quando ridivento il “Benigni popolare.” Questo viene permesso proprio perché uno si mette il costume e la maschera del giullare popolare e deve chiamare la gente a vedere lo spettacolo, per così dire. Ma poi quando lo spettacolo comincia, si può scherzare su tutto ma non sulla poesia, come diceva Balzac. Quando Dante scrive “la bocca mi baciò tutto tremante” a che cosa pensava? Un verso come questo non si trova in Petrarca, mai. È un verso dove c’è una fortissima sensualità e tenerezza. Dante era un poeta molto sensuale».Ma allora ora che tu ci hai ripensato, vuoi dire che infatti il sesso c’è nella Divina commedia!
«Ma certo. Ma l’opera non avrebbe resistito! Anche nella Bibbia c’è il sesso. Un’opera, per resistere ai millenni, deve essere piena di religiosità e di erotismo. Ti assicuro che non c’è sessuofobia né nella Bibbia né nella Divina commedia».E poi leggiamo su un articolo scritto da Ariana Luciani che il grande dantista, Vittorio Sermonti, ti ha accusato d’aver ridotto il capolavoro dantesco a una sola idea: l’amore-per cui il tuo spettatore non può più apprezzare la vera grandezza di Dante. È giusta questa critica?
«No, non è giusta. Ma guarda che Vittorio Sermonti è la prima persona alla quale mi sono rivolto per avere suggerimenti danteschi fatti da un bravissimo critico come lui, ed è pure un grande dantista. Beh, forse dipende appunto dal momento in cui mi si prende. Non c’è niente di più facile che trasmettere al pubblico il sentimento dell’amore. Si può dire che così come L’Iliade ci fa sentire che tutta la nostra vita è una battaglia, e l’Odissea tutta la vita è un viaggio, e il libro di Giobbe che la vita è un enigma, allora Dante ci fa sentire che tutta la vita è un problema d’amore. Ma in tutti questi libri se si prende solo una frase fuori il contesto, possiamo cambiarne il senso. Nella Bibbia magari si può leggere: “Dio non esiste.” Poi si volta pagina e si legge: “dice lo stolto.” È vero che non si può parlare de La Divina commedia a prescindere dell’amore perché Dante conosceva a memoria le sacre scritture e il Vangelo è il libro dell’amore in senso assoluto. Dante parla dell’amore profondissimamente e quando io parlo d’amore non lo faccio in maniera gaglioffesca. Questo no, perché sarebbe come andare a toccare le parti basse, una cosa che mi mette in imbarazzo solo a pensarlo».E allora, come si spiega questa critica abbastanza forte di Sermonti?
«Se Sermonti ha detto questo, forse lo ha detto cercando di capire il grande successo popolare che hanno ottenuto le mie letture. Gli spettatori in televisione, circa quindici milioni, una media di otto mila persone in ogni piazza d’Italia (con addirittura a Siena 50.000), le cassette che ora si vendono e che sono prime in classifica come se fossero un cartone animato. E allora Sermonti avrà voluto dare una giustificazione a questa popolarità. E l’amore funziona sempre. Magari questo è il suo modo di dire, “Dante non è così.” Ed è vero perché Dante ognuno lo vede a maniera sua e vuole dire, “Dante è anche così.” Ha ragione Sermonti, ma non si può fare uno spettacolo su Dante parlando in generale. Se ne prendono alcuni aspetti e si approfondiscono. Perché se no, sarebbe come voler parlare dell’universo. Dante è come l’universo nella sua infinità. L’importante è di far capire la grandezza di Dante e l’amore che io porto alla sua opera».Infatti si potrebbe dire che sei stato la musa che ha ispirato l’amore per Dante nel popolo italiano dei nostri tempi.
«Hai detto una cosa bellissima e ti ringrazio. Se fossi riuscito a fare questo, non si potrebbe fare di più. Quello che ho notato, ed è quello che mi piace di più, e che sono riuscito a trasmettere al pubblico che io lo amo davvero. E di conseguenza moltissimi sono andati a ricomprare la Commedia e si sono messi a rileggerla da soli, che è infatti la maniera di farlo».E poi arriviamo alla critica che ti ha fatto Franco Zeffirelli che ha dichiarato che Dante è una cosa seria e bisogna lasciarlo alle persone serie; e che povero Dante resterebbe inorridito a sentirti declamare i suoi versi con l’accento di Prato. Ha aggiunto che “è una bestemmia, sa di montanari dell’Appennino e non di Firenze.” Vuoi commentare?
«Ah, questo è divertente! Molto chic questa critica (con risata ilare). Très chic, très chic. Quando c’è una moltitudine è chiaro che ci sarà una varietà di giudizi. Comunque questa è stata la più divertente delle critiche. E i motti di spirito sono sacri, quindi la metto tra le dichiarazioni positive».
Allora, Berlusconi è ritornato al potere in Italia. Ne sei rimasto sorpreso?
«No! Ma che sorpreso? Diceva Montanelli che bisogna vaccinarsi contro Berlusconi, provarlo un po’ alla volta. Dunque è stata una soddisfazione vederlo ritornare al potere. Paradossalmente è molto difficile fare satira su Berlusconi perché è troppo buffo e ridicolo lui stesso. Allora basta semplicemente ripetere le cose che dice e che fa certe volte. Non c’è bisogno di fare lavoro inutile. I comici hanno bisogno di una rigidità; più rigido è il potere, più facile è satirizzarlo. Invece in lui è tutto sfilacciato. In più il materiale è già in se stesso debordante. Quando si mette in bandana, per esempio. Per un comico può sembrare facile e invece non lo è, in questo caso. È un soggetto che non si adatta bene, che è lui stesso a fare lui stesso. Moretti a un certo punto ha deciso di farci un film quasi tragico, Il Caimano, un film che ha avuto molto successo. E secondo me Moretti aveva preso una bella strada, facendolo in chiave tragica. Veramente, è l’unico modo di vederlo. È tragico e fa morire dal ridere. Ed è una tragedia anche questa. Ma gli italiani lo votano. E io amo gli italiani. E quindi penso che a me sfugga qualcosa e vorrei capire più a fondo».Eppure io riconosco molto del carattere americano in Berlusconi.
«E si forse, c’è anche quello, ma è molto italiano. Accidenti se è italiano Berlusconi! Mamma mia!»Forse si potrebbe dire che Berlusconi unisce in sé alcune delle peggiori caratteristiche di tutti e due i popoli.
«Hai ragione, è imprendibile Berlusconi, a tutti i livelli ma anche dal punto di vista tragico. E poi c’è da dire che c’ha questa energia debordante, questa forza, la maniera di fare, è un guerriero, insomma. Non c’è niente di epico in lui, gli manca l’epica. Avrei voluto anch’io fare un film su Berlusconi perché è un personaggio che attrae, però non ho mai capito che tipo di film si potrebbe fare su di lui. Quando faccio uno spettacolo e inizio, la risata più grande risulta solo a dire il suo nome. Ma è impressionante. Io dico “Buona sera. Allora Berlusconi!” Solo questo dico, e c’è una risata sgangherata-e un applauso! Come se avessi detto una delle battute più forti dello spettacolo. Nessuno ha quella forza! È come se io promettessi delle cose che si esauriscono tutte lì. Invece non c’è niente, c’è solo il nome. È una risata strana, forse anche un desiderio di catarsi. Ti giuro, che è così alla televisione, in teatro, con diecimila, ventimila spettatori. È un fatto enorme perché dopo d’aver detto il suo nome io passo ad altro, non continuo».
In quale girone pensi che Dante l’avrebbe messo?
«Ma no, anche Dante si sarebbe fatto una risata. È troppo buffo per metterlo all’Inferno. Ho pure un affetto per lui, si fa per dire».
Continuerai a sfotterlo?
«Per forza! Non mi piace la satira, ma sfottere Berlusconi sì, è irresistibile, irresistibile».
[...]E l’economia italiana come va? Tutti si lamentano.
«E sì, si lamentano, ma quando mai non si sono lamentati? Io vorrei vedere la famosa redistribuzione del reddito. Mi piacerebbe essere il Papa e fare un bel discorso. Mi hanno chiesto anche di entrare in politica tante volte, ma sento che proprio non ne sono attratto. Veltroni mi aveva chiesto una cosa bellissima e anche molto originale, di fare a giugno, nel giorno in cui Mussolini aveva fatto la dichiarazione di guerra, un discorso dallo stesso balcone di Palazzo Venezia, dove facevo la dichiarazione di pace».Insomma, cosa pensi dell’Italia d’oggi, una nazione pluriculturale in un mondo globalizzato?
«Dell’Italia di oggi penso molto bene. Sento che c’è uno spirito molto positivo e vitale anche se spesso può sembrare l’opposto. E poi credo che è un popolo che ha dimostrato in tutta la sua storia dei momenti estremi, paurose cadute con altrettante riprese. Ci sono stati anche momenti un po’ gaglioffi. È un popolo che ha conosciuto la fame, la disperazione, sa cos’è il dolore, quindi è un popolo sul quale si può sempre contare. E anche se ci sono poi delle nubi o dei colori un po’ più densi e cupi, il cuore centrale degli italiani batte sempre forte. Stanno morendo dei momenti storici. E ne stanno nascendo di nuovi. È un segno buono quando si parla male del nostro paese. Invece la situazione diventa tragica quando non si parla più dei momenti difficili, ciò vuol dire che non c’è più speranza».E se parliamo di razzismo?
«E sì, questo è un tasto terribile. Sì, è vero che ci sono sempre più interventi razzisti ma questo fa parte di quella forza giovanile con cui in qualche maniera si devono fare i conti. Certo che è facile riaprire quelle cose piene di vermi che pensavamo di avere distrutto. Rimetterli in vita, come fanno i politici, per guadagnare qualcosa o per averne un vantaggio personale, è una grande volgarità, è il grande orrore che attraversa l’umanità di tutti i tempi. C’è sempre stata».Cioè, secondo te, l’Italia non è cambiata?
«No, non è cambiata. Se è cambiata è perché sta andando avanti. Le nuove generazioni sono meglio delle vecchie».Allora cosa pensi di quelli che ritengono che le ondate d’immigrati stanno mettendo la cultura italiana in pericolo d’essere diluita? Magari persino d’essere distrutta?
«Ma quelli sono dei grandi sciocchi! Sono persone che si mettono in pericolo, perché prima di tutto non ricordano la propria storia. Tutti noi siamo stati in terra di nessuno, non accolti, e quindi dobbiamo la vita a persone che ci hanno guardato con benevolenza. E non dobbiamo mai averne paura, il razzismo è un sentimento arcaico che viene dalla razza, dalla tribù, dalla preoccupazione di mantenere le proprie radici. Ma le radici non le può distruggere nessuno. Le radici si accrescono, si nutrono di tutto. E poi, niente può fermare quello che una volta si chiamava con quella brutta parola, “il progresso.” In ognuno delle facce di queste persone che vengono qua si vede proprio la vita, la grandezza, la misericordia, la possibilità di esprimere dei sentimenti verso di loro, ma non in maniera razzista, in maniera umana. Ma io mille volte scelgo loro, ogni volta che vedo le facce di queste persone. E non si capisce perché certe cose poi avvengano. Certo, il discorso politico può essere diverso e lo lascio ad altri che lo possono fare meglio di me. Per me quando vedo gli extra-comunitari in Italia è una gioia. È una cosa impressionante di bellezza questa ricchezza che abbiamo».E secondo te, quali sono i problemi più pressanti dell’America?
«Beh, questa è una bellissima domanda! Quello che sento che sia il più preoccupante è proprio quello della sua immagine, che è cambiata profondamente. E questa è una cosa che non era mai accaduta da quando ero piccolino. S’era qualche volta un po’ intaccata, ma s’era subito recuperata. Adesso sento che s’è spezzata in qualche maniera e ci vorrebbe qualche cosa veramente di straordinario per farci riprendere quella meravigliosa sensazione che avevamo prima: che anche quando le eravamo contro, l’amavamo profondamente. “L’America”, esisteva dentro di noi come una bella presenza, qualsiasi cosa facesse, ed anche solo la parola, evocava un sogno. Non alludo al famoso “sogno americano”, che è un semplice luogo comune, era una cosa più profonda e essenziale. La parola stessa evocava il mito. E oggi fa male il fatto che non ci sia più questa immagine dell’America».
Stai seguendo la campagna elettorale che si sta svolgendo in America? Cosa pensi dei candidati?
«Beh, io devo dire di non conoscere personalmente Obama, però ho avuto la fortuna di conoscere Hillary Clinton anni fa. C’è stato un momento, nel 2001 o nel 2002, quando fui invitato a un convegno dal Presidente del Consiglio D’Alema a cui parteciparono anche Jospin, Blair, Schroeder e Bill Clinton con Hillary. Fu molto bella la serata perche c’era un tavolo dove c’erano tutti i presidenti, e un’altro dove c’erano le mogli dei presidenti- e insieme alle mogli c’ero pure io. E io dovevo divertire le mogli. Figuriamoci! Fui invitato perché avevo da poco vinto l’Oscar e ci andai perché c’era il Presidente Clinton che mi voleva conoscere. Dunque accanto a me c’era Hillary Clinton. Parlammo anche di Dante, mi ricordo che lei conosceva La Divina commedia profondamente, mi ha saputo citare persino delle terzine. Quindi mi sembra una donna molto preparata e con grande personalità, una donna che potrebbe guidare un paese straordinario come l’America».E di Obama che ne dici?
«Mah, ha una fortissima potenza temporalesca Obama. È uno che c’ha una poesia, dei versi che gli si muovono in faccia. Si sente che qualcosa l’ha toccato. Non si sa se è troppo debole o troppo forte, insomma un uomo imprendibile. Comunque queste sono due persone che amo molto e che mi stanno facendo ritornare la parola America dalle profondità in cui si era inabissata. Dunque è un momento molto importante».E di McCain?
«Veramente McCain non l’ho nemmeno seguito perché mi sembra cha faccia parte del passato, di qualcosa che non va più. Comunque non voglio credere che vinca lui questa elezione. Agli americani importa quello che il mondo pensa di loro».
Quali progetti artistici hai per il futuro?
«Adesso mi piacerebbe chiudere con Dante nei tre regni e all’estero, perché le richieste all’estero sono più pressanti che in Italia, e se lo farò, come ti avevo già accennato, in America andrò solo a Los Angeles e New York, e poi il Canada. Poi abbiamo scelto anche Inghilterra, Argentina, Francia, Spagna e Germania.
Mi hanno chiesto di farlo persino la Siria e l’Egitto, il Giappone. Insomma, il giro durerà quattro mesi. È la prima volta che ne parlo di questi progetti e mi emoziona pure».Che bello, ma allora grazie della confidenza!
«Ma dopo di questo avrei voglia di fare un film comico, divertente, magari alla Johnny Stecchino. Comunque non ti so dire di che tipo. Però te l’ho detto».(Intervista pubblicata su Oggi7 il 13 luglio 2008)
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