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Roberto Benigni conquista l’Arena con l’ultima data del Tour mondiale “TuttoDante” – «Silvio? Vende Kakà ma compra Feltri»

Diecimila al teatro per la chiusura del tour italiano del comico toscano. Protagonisti sul palco i versi dedicati a Ugolino. Applausi per una stoccata al premier

VERONA – Una standing ovation di undicimila per il Dante di Benigni. Domenica sera all’Arena il comico toscano ha voluto regalare al pubblico di Verona l’ultimo spettacolo della mondiale tournée di Tutto Dante. L’artista si prenderà una pausa per il 2010 per la realizzazione del suo nuovo film e ha voluto chiudere alla grande il tour, in Arena, nella città dove Dante ha scritto il suo Paradiso. L’entrata, saltellante e festosa come sempre, sulle note della sigla di Nicola Piovani, ha dato il la alla prima parte dello show, esilarante, dedicata alla rilettura satirica delle notizie d’attualità.

Le prime battute sono in dialetto veronese, poi il primo bersaglio è il sindaco Tosi (in prima fila) con cui Benigni dice di essere andato più volte a fare «massaggi speciali», prima che chiudessero l’esercizio… «è vero, è leghista, ma nessuno è perfetto», scherza il comico. Poi le frecciatine sono tutte per Silvio Berlusconi, che mirava a diventare papa, secondo l’acuta ironia del «toscanaccio», prendendo il nome di «papa Papi I». E ancora. «Ha venduto Kakà… ma ha comprato Feltri». Quasi un’ora da sganasciarsi dalla risate (Benigni ricorda più volta l’amore incondizionato per la città di Verona) e poi il cambio di luci indica che l’atmosfera si fa seria, e inizia l’esegesi dantesca. Protagonista il XXXIII canto dell’Inferno, quello dedicato ai traditori, quello ricordato in tutto il mondo per il Conte Ugolino. La spiegazione, verso per verso, terzina per terzina, ipnotizza il pubblico. La recitazione a memoria dell’intero canto, lo commuove. Sul saluto finale di Benigni tutto il pubblico dell’Arena si alza in piedi e applaude per una standing ovation di cinque minuti. Un commovente arrivederci a presto al comico toscano. L’Arena lo aspetta già.

Francesco Verni (Corriere del Veneto, 07 settembre 2009)

Benigni, l’umanità dell’«Inferno»

L’EVENTO. OLTRE 10MILA SPETTATORI IERI SERA ALL’ARENA DI VERONA PER LA CONCLUSIONE DEL TOUR MONDIALE «TUTTODANTE»

(Alessandra Galetto, L’Arena) – Quasi due spettacoli, giocato sulla più spericolata e trascinante vis comica e satirica il primo, sulla bellezza della poesia come forza creatrice il secondo. E, comune denominatore, la passione.
Si è sviluppato lungo questi due filoni, un’apertura dedicata all’attualità politica impietosamente ritratta e quindi una trascinante lettura del penultimo canto dell’Inferno, il «Tutto Dante. Inferno XXXIII» di Roberto Benigni, tornato ieri sera a Verona in un’Arena affollata da oltre 10mila fan, a distanza di tre anni dalla sua ultima apparizione quando, in due serate consecutive, aveva catturato il pubblico con l’ultimo canto del «Paradiso» e con il V dell’«Inferno», con i versi dedicati a Paolo e Francesca. E anche ieri sera il mattatore toscano ha stregato il suo pubblico, cominciando a conquistarlo con un’apparizione «in dialetto».
«Buonasera, butei e butele…bruti slandroni, voria strucarve tuti….», ha esordito Benigni, prima di salutare il sindaco Tosi con signora e il vescovo Zenti, seduti in prima fila. E proprio alle vicende veronesi il comico ha riservato qualche frecciata, a partire dal centro benessere a luci rosse di recente scoperto in Zai, prima di dedicarsi alla scena nazionale.
E qui sono fioccate bordate per tutti: da Bossi a Calderoli, a Franceschini, al suo prediletto Silvio, che con i gossip estivi ha fornito all’ironia di Benigni un materiale inesauribile.
«Berlusconi ora si è incattivito, è un periodo che querela, denuncia, è cattivo: si vede proprio che l’astinenza gli fa male». E ancora: «Ha venduto Kakà e comprato Feltri: che, sulle punizioni, è decisamente più terribile». «Berlusconi giura sui suoi figli e ha davanti le prova del fatto che sta mentendo. Ma allora di chi sono i figli di Berlusconi?». «Dice che dorme come un bambino. Infatti in questi giorni si sveglia ogni tre ore e piange». «Veronica, beata te che puoi divorziare!». «Abbiamo avuto Cesare il dittatore, Quinto Fabio Massimo il Temporeggiatore e ora Silvio il tromb…».
Benigni salta, ride, scherza, mima, è un folletto che, come una molla, tiene il palcoscenico, narrandoci il film grottesco e irreale della nostra scena politica attuale.
Ma poi arriva Dante: che – sembra volerci dire il «toscanaccio» – non è solo meraviglia e incanto di parole che inventano insieme una musica e un significato proprio in virtù della forza dei significanti, ma anche lente attraverso la quale poter meglio comprendere il nostro presente. Il canto del conte Ugolino, nell’appassionata lettura di Benigni, diventa il canto dell’inesorabilità del dolore umano e dell’abisso della colpa: seguire la sua spiegazione, così anti-accademica, così intrisa di umore personale, di partecipata commozione, è un viaggio straordinario nella grandezza della parola, quando questa è insieme «pensiero e amore», per usare le parole di Benigni stesso.
Dopo due ore senza sosta, Benigni ringrazia Verona per l’affetto verso di lui, ma anche perchè proprio qui dante ha scritto una parte di quel «fantastico viaggio».

“¿Silvio, por qué no me invitas a las orgías?” – El cómico Roberto Benigni triunfa en Génova con sus sátiras y bromas sobre ‘Il Cavaliere’

(EL PAIS, Miguel Mora) – Clamoroso éxito el jueves por la noche de Roberto Benigni (La vida es bella, El pequeño diablo, Johnny Palillo…) en la fiesta nacional del Partido Democrático (PD) de Génova. Ante 4.000 rendidos espectadores, el irreverente cómico toscano repasa de la A a la Z los escándalos de Papi, y no ahorra críticas al propio PD.

“Ha hecho bien denunciando a La Repubblica, a L’Unità, dicen cosas verdaderas, ojalá fueran falsas, pero no, son verdaderas”, comienza diciendo. “¿Silvio pero por qué no me has invitado a las orgías? Todos desnudos, y pasan cosas extraordinarias, hay gente vestida de Papá Noel, hay quien hace el amor con una muñeca inflable, otros con las ovejas… Incluso Emilio Fede ha sido visto haciendo el amor con una oveja inflable”.

Otra: “Silvio, yo no me ocupo de tus cosas privadas, de la crisis, de la Constitución, de la ética. Esos son hechos privados. Yo hablo de las cosas públicas, de las putas, de las chicas, de las escorts. En fin, Silvio, hay bastantes parados, ¿por qué no les regalas algunas escorts también a ellos…”.

Begnini mezcla el bajo nivel de la actualidad italiana con la elevación de la poesía de Dante, el Quinto del Infierno, el de Paolo y Francesca, que habla de los lujuriosos. “Igual que tenemos a Fabio Massimo el temporizador, o a Alejandro Magno El Conquistador, ¡él quiere pasar a la historia como Silvio El Follador! Así que os lo digo yo: ¡bajo cuerda él ha pagado a las prostitutas para que hablaran! Quiere que todos conozcan su potencia sexual, tiene 73 años”.

Y más: “De hecho, habéis visto la última querella… Se ha enfadado porque han escrito que tiene problemas de erección. Pero para demostrar que dice la verdad, tendrá que mostrarlo delante del juez, y os aseguro, yo que tengo los mismos problemas: delante del juez es dificilísimo tener una erección”.

No faltan referencias a la noche de Patrizia D’Addario: “Hay grabaciones con fotografías, pero él lo niega, dice que no, que lo puede jurar sobre sus hijos. Pero, si jura en falso sobre la cabeza de sus hijos, hace falta preguntarse: ¿de quién son sus hijos?”.

“Las preguntas de La Repubblica, dice, las habría respondido si hubiesen sido: ‘¿Cómo estás?’ ‘Bien’ ‘¿Qué haces mañana?’… Así, sí habría respondido”.

Benigni recuerda las versiones contradictorias sobre la fiesta de cumpleaños de Noemi. “Primero dijo que el padre de Noemi era el chófer de Craxi; luego, que era el cocinero de Berlinguer. Oh, la satiriasis es la enfermedad más bonita que existe, ojalá me pasase a mí. Al principio él quería contar que tiene toda esa potencia sexual. Clinton lo negaba, él lo quiere contar. Luego a las escorts les convierte en concejalas, en parlamentarias europeas, no digo ya en ministras. Vete con las escorts, al final las pagamos nosotros. ¿Y por qué no las pagas tú, con todo el dinero que tienes?”.

Luego satiriza sobre la libertad de prensa: “Ha vendido Kakà y ha fichado a Vittorio Feltri, que para las faltas (punizioni) es mucho mejor. Boffo ha tenido la solidaridad del Papa; Feltri la del Papi. Boffo ha dimitido vestido de humildad, Feltri no se ha ido”.

Al final, llega la hora del PD: “Veltroni es rapidísimo, dura tres minutos, ducha incluida”. “Hemos batido un récord del mundo, hemos perdido cuatro millones de votos, ahora debemos ponernos el objetivo de no bajar del 2%”

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