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Ascolti Sanremo: picco di quasi 20 milioni per Benigni

Volano gli ascolti del Festival di Sanremo grazie alla straordinaria partecipazione di Roberto Benigni.

I picchi di ascolto di ieri sera sono tutti per Roberto Benigni: in valori assoluti alle 22.42, con 19 milioni 737 mila spettatori quando il premio Oscar ha parlato di Garibaldi e Marchionne, in termini di share alle 23.17 con 65.66%, quando Benigni cantava l’Inno d’Italia.
L’esibizione di Roberto Benigni è durata dalle 22:30 alle 23:20. Il comico toscano ha parlato per 50 minuti e 2 secondi, conquistando un’audience media di ben 18.346.000 telespettatori (63,02 di share).

IL PICCO: IL PARAGONE TRA GARIBALDI E MARCHIONNE – Quando Benigni è entrato nell’Ariston sul suo cavallo bianco, sintonizzate sul Festival c’erano già 16,9 milioni di persone. Sette minuti dopo erano 19 milioni. I dati sono il frutto di uno studio di Vidierre, laboratorio di ricerca leader nell’analisi e nel monitoraggio sui media. Che attraverso l’analisi minuto per minuto della trasmissione, ha collocato il picco di audience (alle 22,42) quando Benigni stava paragonando ironicamente Garibaldi a Marchionne e i mutamenti politici alla migrazione della Fiat: in quel momento i contatti hanno sfiorato i 20 milioni (19.738.000) e lo share ha raggiunto il 65,32%. Anche dopo le 23, il comico ha tenuto incollati su Raiuno oltre 17 milioni di telespettatori, cioè 2 su 3 di quelli che avevano la Tv accesa. Addirittura, invertendo il naturale trend di discesa degli ascolti quando ha intonato l’inno di Mameli.

L’Italia è Roberto Benigni. Grazie Roberto!

…Siamo onorati di essere tuoi contemporanei…

Il video integrale di Roberto Benigni a Sanremo 2011

Video: Benigni canta l’inno nazionale

Lo show di Roberto Benigni si conclude con un colpo di scena. L’attore canta, a cappella, l’inno nazionale. Standing ovation dell’Ariston

Video: battute a raffica sul Rubygate

Benigni: ”Anche la Cinquetti era minorenne”
La parte più politica e d’attualità dello show del comico all’Ariston

Sanremo: Roberto Benigni entra a cavallo

L’ingresso all’Ariston di Roberto Benigni: cavallo bianco e tricolore. E’ l’inizio dello show più atteso della terza serata del Festival

Sanremo, 17 feb. (Adnkronos) – Il ‘ciclone’ Roberto Benigni arriva a cavallo e si congeda cantando ‘a cappella’ l’Inno di Mameli; si muove tra storia e attualità, e non rinuncia affatto alla satira politica, un po’ come ci aveva abituato con le sue lecture dantis. L’attore toscano premio Oscar entra in scena alle 22.25 e tiene banco per oltre 40 minuti. E soprattutto si applica sulla storia e il significato del Canto degli Italiani, meglio conosciuto come l’Inno di Mameli o Fratelli d’Italia.

Robertaccio sorprende tutti con un ingresso a cavallo, alla garibaldina. L’attore entra all’Ariston dal fondo della platea su un cavallo bianco, imbracciando una bandiera tricolore. “Buonasera a tutti e di nuovo viva l’Italia”. E subito agguanta l’attualita’: “Avevo dei dubbi ad entrare a cavallo perche’ in questo momento ai cavalieri non gli va tanto bene…”.

Poi assicura: “Parlerò assolutamente solo dell’Inno di Mameli”. Ma neanche per idea mantiene le promesse: “Dov’e’ la vittoria sembra scritto per il Pd”. Poi prosegue a ritmo pirotecnico: “L’Italia c’ha 150 anni è una bambina, una minorenne. Non ce la faccio -confessa- lo so che gliel’ho promesso di non dire queste cose ma non ce la faccio”. Così via giù sul sexygate berlusconiano: “D’altronde e’ nato tutto a Sanremo. La Cinquetti che cantava ‘Non ho l’eta’ e si spacciava per la nipote di Claudio Villa”.
“Ma parliamo dell’inno… anzi no, una parola sola: Ruby Rubacuori.. l’ho detto. Oh, se non ti piace -dice come parlando col premier- cambia canale, vai sul due, anzi no che c’è Santoro. Meglio stasera se vai al letto. Ma questa Ruby per vedere se era la nipote di Mubarak, bastava andare all’anagrafe e vedere se Mubarak di cognome fa Rubacuori. Ma ci voleva tanto? Ci sono due persone in Italia che telefonano continuamente.. una è qui”, dice guardando in platea il direttore generale della Rai Mauro Masi. “Ma pensate alla bolletta.. L’unita’ d’Italia è sacra, pensate a dividere l’Italia in tre. Tre costituzioni, tre Berlusconi, tre Benigni, tre Sanremi.. no, non si puo’”.
Benigni accenna ai grandi patrioti ma subito il discorso torna all’attualità: “Silvio Pellico ha scritto ‘Le mie prigioni’, un libro bellissimo. Prima di trovare un altro Silvio che scriva un libro così ce ne vuole… L’eroe dei due mondi era Garibaldi non Marchionne. Ha spostato la capitale da Torino a Detroit. Verdi aveva gia’ previsto con ‘Va’ pensiero’ la fuga dei cervelli”.
Poi inizia davvero la sue esegesi dell’Inno di Mameli, punteggiata comunque da battute sull’attualità: “L’italia s’è desta. Svegliamoci. Svegliatevi”. “Dov’è la Vittoria? Le porga la chioma, che’ schiava di Roma, Iddio la creo’. Umberto -dice Benigni rivolto idealmente a Bossi- schiava di Roma non è l’Italia, è la vittoria. Umberto, hai capito? Che c’è lì pure tuo figlio Renzo?”. Benigni prosegue con la sua analisi storico-filologica dell’Inno: “Stringiamci a coorte/Siam pronti alla morte/L’Italia chiamo’”, declama e poi sottolinea: “Coorte non e’ la corte, e’ la decima parte della legione romana, 600 fanti. Come dire l’unione fa la forza. Come dice Morandi: stiamo uniti”.
Finale nel segno dell’emozione. Iniziata nel modo più dissacrante la performance del premio Oscar si conclude dopo quasi un’ora di monologo con l’attore che canta a cappella l’Inno di Mameli commuovendosi lui stesso sul finale e facendo commuovere gran parte della platea dell’Ariston che si alza in piedi per tributargli una standing ovation.
“Mi sono immaginato un giovane che componeva questi versi, da solo, magari la sera tornando a casa. Non sono un cantante, ma mi gioco tutto”. Il pubblico apprezza lo sforzo e applaude alla favola raccontata dall’attore toscanaccio, una favola che si chiude con una morale: “E quando vi sembra che la felicità si sia scordata di voi, voi non scordatevi della felicità”.

Questa sera Roberto Benigni ospite a Sanremo!

Roberto Benigni salirà sul palco del Teatro Ariston nella serata dedicata ai 150 dell’Unità d’Italia alle 22.00-22.30.

Stasera all’Ariston arriva Roberto Benigni che secondo Gianni Morandi è «un premio Nobel» (un lapsus strepitoso davanti ai giornalisti) «che ci onora in tutto il mondo».

L’attore e regista ripercorrerà la genesi e il significato del “Canto degli Italiani” meglio conosciuto come “Inno di Mameli” o “Fratelli d’Italia”.
Proporrà l’esegesi (che in filologia è appunto l’interpretazione critica di testi finalizzata alla comprensione del significato) della canzone adottata dagli italiani come inno nazionale, che ha una storia ed un testo che potrebbero offrire più di uno spunto per agganciare l’attualità.

Come al solito Roberto Benigni non farà prove in teatro.
Arriverà a teatro poco prima della sua esibizione per andarsene subito dopo. Una toccata e fuga attesa con trepidazione da milioni di italiani.

Sanremo: Roberto Benigni per la serata dei 150 anni

Roma, 15 feb. (Adnkronos) – “Nella serata di giovedi’ Roberto Benigni ci sarà. Abbiamo ricevuto questa mattina molto presto un regalo bellissimo: Roberto verrà sul palco dell’Ariston e fara’ una cosa molto particolare, raccontera’ l’esegesi dell’Inno di Mameli, del Canto degli Italiani”.

Roberto Benigni giovedì sera sarà all’Ariston, al Festival di Sanremo, nella serata dedicata ai 150 anni dell’Unità d’Italia. L’annuncio è venuto da Gianni Morandi in avvio del ‘question time’ sanremese, in onda su Raiuno.
L’attore e regista toscano “farà una cosa molto particolare: racconterà – ha spiegato Morandi – l’esegesi del canto degli italiani, dell’Inno di Mameli. E’ un gesto di grandissima generosità da parte di Roberto, sono sicuro che ci ha pensato molto ed ha voluto essere generoso in questo: lo ringrazio a nome mio e di tutti gli italiani”. Anche il direttore artistico del Festival, Gianmarco Mazzi, ha parlato di grande notizia e regalo da parte di Benigni, “avevamo questa speranza, l’abbiamo inseguito e siamo felici che ci abbia detto di sì. Era il nostro sogno aver Il Premio Oscar nella serata più solenne del Festival, in cui si celebrano i 150 anni dell’Unità”.

Due commenti su Roberto Benigni a Ginevra

Pubblichiamo un commento sullo spettacolo di TuttoDante a Ginevra di sabato 18 aprile 2009 apparso su “Italians” di Beppe Severgnini (Il Corriere della Sera):

Caro Beppe,
mia moglie ed io siamo andati a vedere Benigni all’Arena di Ginevra, dove il comico ha tenuto il suo spettacolo “Tutto Dante” (di cui Michele Donolato ci ha riferito da Londra su “Italians”). Analogamente alla performance britannica, nonostante la locandina indicasse uno spettacolo “in italiano”, il comico ha recitato parzialmente in lingua francese ed il momento di maggior sorpresa è forse stato quando dalle gradinate uno spazientito spettatore ha interrotto chiedendo “più francese” mentre Benigni, effettivamente, stava parlando solo in italiano da alcuni minuti. Ma il comico ha saputo con esperienza trasformare la provocazione in un gesto d’affetto verso il pubblico, evitando un pericoloso effetto “stadio” tra italofoni e francofoni e continuando con sapienza ed ironia nella recitazione bilingue. Promosso con lode: uno spettacolo in italiano sarebbe un ghetto per italiani all’estero, ed uno unicamente in francese perderebbe in potenza espressiva e comicità. Ma ciò che vogliamo portare in cuore di questo spettacolo non è questa cronaca spicciola, o la schietta comicità, ma la superba abilità nel divulgare nel mondo la ricchezza culturale italiana e di proporre in modo affascinante e veritiero il contributo del cristianesimo e del medioevo nell’insuperabile poema dantesco. Come ha detto giustamente Benigni, Dante è così attuale che ci sta davanti, non dietro.

Cesare Zavalloni


(Roberto Benigni all’Arena di Genève, 18 aprile 2009 – Foto di Polly Mannall)

Benigni renvoie les cuistres à leur médiocrité.
Par Antoine Duplan – L’Hebdo

C’est le bouffon qui est entré en scène. Berlusconi, la Lega, le roi d’Italie en prennent pour leur grade au gré d’improvisations étourdissantes. Le public s’esclaffe, mais, déjà, le satiriste s’efface. Roberto Benigni se rapproche du lutrin où repose un extrait de La divine comédie et se livre à une magistrale explication de texte. Il fait revivre Didon et Enée, Sémiramis de Babylone, Lancelot et Guenièvre ainsi que d’autres damnés de l’amour… Pour finir, transfiguré, il récite le Canto V de l’Enfer. Sa voix est grave, ses mains volent comme celles d’un chef d’orchestre, dessinant des nuées d’étourneaux et soulignant la structure des tercets. Le dernier vers tombe, «comme tombe un cadavre». Transporté, le public se lève. Immense ovation. Le comédien a l’élégance de ne pas ajouter un mot pour laisser résonner le verbe de Dante.

“Questa crisi è un Inferno ma l’Italia sta per rinascere” – Intervista a Roberto Benigni

Benigni sbarca a Londra nel teatro di Lloyd Webber con il tour mondiale di “Tutto Dante”
“Voglio portare il mio abbraccio agli italiani all’estero. Ma il mio messaggio è universale”

Roberto Benigni sceglie Italians of London per presentare in esclusiva la tappa londinese del tour mondiale “Tutto Dante”, spettacolo in cui l’attore e regista interpreta la Divina Commedia – canto quinto dell’Inferno, accompagnato da uno sguardo satirico sull’attualità. Una performance nei teatri internazionali più prestigiosi, prima di dedicarsi di nuovo al cinema per le riprese del film che lo vedrà impegnato a partire dal prossimo Luglio.

di Alessandra Bonomolo, Italians of LondonLondra, Venerdi’ 20 Marzo

Sguardo vivace e un saluto caloroso. Roberto Benigni ci tiene a conoscere chi gli sta davanti. Fissarne il nome, scoprirne qualche dettaglio.
È così che ci accoglie l’acclamato regista-attore premio Oscar quando andiamo ad incontrarlo. Un solo accenno al suo spettacolo ed è subito un fiume in piena di parole tanto semplici che riescono ad incantare.

“Le persone del pubblico alla fine si commuovono. Non perché sia Dante a commuovere, ma perché si va toccare, dentro di noi, una parte della quale nessuno si preoccupa mai, dove ogni passo rimbomba.” E prosegue. “L’anima ha bisogno di essere nutrita come il corpo. Quando tu mangi scegli le cose migliori, no? E invece alla nostra anima gli viene data tutta spazzatura, continuamente.”

Un one-man show intimo e corale. È nata così l’idea di portare Dante in giro per le piazze del mondo, nella voce e nei gesti di Benigni. Con l’obiettivo di offrire “una cosa fresca, un frutto dal profumo straordinario.”
Il calore del pubblico è immediato, ovunque. “Riesci a sentire che la gente te ne è grata, come se ti dicesse – Ecco, finalmente tu hai accarezzato quella parte là.”

Siamo a Londra; Benigni ha appena scompigliato la compassata Sarah Montague nel Today Programme di BBC Radio 4. È una tiepida giornata primaverile, senza sconti al flusso di notizie che alimenta apprensione per la crisi economica.
“Londra è la Firenze all’epoca di Dante. La vera city del mondo, dove albergavano avidità, lussuria, superbia. La parola finanza è stata coniata dai fiorentini proprio a quel tempo, insieme al fiorino. Pensa, il Financial Times ha le sue origini in Italia! Anche la parola banca deriva dal toscano, quando i finanzieri prestavano denaro al Re d’Inghilterra, per poi spesso pentirsi in letto di morte per gli interessi da usura praticati. Ecco, a parte questo… è rimasto tutto uguale.”

Quindi la Divina Commedia sarebbe ancora attuale, oggi, in una metropoli come Londra.
“E certo!” Benigni sbotta. “Dante ha parlato proprio di questo: più moderno di così si muore!” Quindi spiega. “Le tre fiere di cui si parla nella Divina Commedia – la lonza, il leone, la lupa- non sono altro che gli idoli moderni: sesso, successo e soldi, le solite belve di sempre.” Si tratta, aggiunge, di simboli dalla portata universale, che incidono non soltanto sulla libertà individuale, bensì collettiva. Poi il discorso perde i toni allegorici e si fa concreto. “Questa che ci troviamo ad affrontare oggi è una crisi orribile, che è nata dal male e dalla stupidità. Speriamo che questo Inferno ci sia di monito.” Passaggio necessario, forse. Benigni cita il sommo poeta – “che io perdei la speranza dell’altezza”- quando parla delle conseguenze economiche e morali dei nostri comportamenti.
Il comico toscano, dunque, fa rivivere Dante ai tempi del credit crunch, mentre invita con la sua proverbiale esuberanza “a riscoprire quel che vi è di divino dentro ognuno di noi. Per non ritrovarsi, alla fine, proprio come se non si avesse vissuto.”
L’immagine che la nostra memoria mette a fuoco è quella delle anime disfatte che percorrono il London Bridge, così come Eliot le ha ritratte nella sua Terra desolata.
Oggi il grillo parlante sembra abbia preso a prestito il volto di Pinocchio.

Italians of London è la più grande Associazione di italiani di nuova emigrazione in Inghilterra. Giovani, in larga parte, che hanno lasciato il proprio paese per scelta o spesso per necessità, delusi dallo sconfortante contesto sociale che li costringe ad essere dei “cervelli in fuga”.
Come vede la situazione italiana attuale, specie con riferimento alle nuove generazioni?

Il tono si fa cupo. “Conosco bene la situazione dei giovani in Italia, perché io vengo da là.” Poi la serietà dell’argomento cede subito il passo all’irrefrenabile ironia. “Io non fuggo perché non sono un cervello, giusto per quello…”
Buffo, per un candidato al premio Nobel. Se non fosse per quella risata tanto aperta e sincera che quasi vien voglia di crederci.
“Pensa se ci fosse stata questa fuga dei cervelli nel Rinascimento e avessero lasciato andare all’estero persone come Michelangelo, Leonardo, Galileo, Dante. Il solo pensiero fa impressione. Cosa sarebbe accaduto? Tutte le arti e tutti i poteri moderni sono imitazioni delle arti e dei poteri italiani, del nostro Rinascimento. Qualsiasi impero è un’imitazione del nostro, almeno in Occidente. Che lo si voglia dire o meno, è così.” Poi Benigni si ricorda che, tutto sommato, siamo nella terra di Shakespeare. “Non per essere nazionalista – voglio troppo bene all’Italia per esserlo – ma quella voglia, quel desiderio…. di dire beh, son contento di esser nato lì ce l’ho tanto forte, ecco, forte forte.”
Roberto Benigni non riuscirebbe mai a risultare melenso o scontato. Quando parla dell’Italia arde di passione e si commuove come un bambino. Il tutto mentre pronuncia un’unica frase. Non gli servono telecamere né riflettori per essere ciò che è. Indossa il solito pullover a V con cui lo si vede sempre in foto e una sciarpa come unico vezzo d’artista.
“Il tour è nato per portare gli spettacoli agli italiani all’estero. Vengo per loro.” E riesce persino a non cadere negli stereotipi dicendolo. “C’è dell’allegria in fondo ai loro occhi. Un desiderio vispo, affatto languido, che gli fa dire – Io tornerò – proprio come nelle canzonette.” La sinergia con il pubblico, durante gli spettacoli, è “un abbraccio amorosissimo”, nella lingua benignana. Un “senso di bellezza” che pervade i teatri, quasi l’alchimia sprigionasse una “sensualità erotica”. Come è già accaduto a Parigi, a Bruxelles, in Grecia, in Svizzera. Ma non solo con i connazionali. “Lo spettacolo poi si espande, perché quel che Dante dice è talmente universale che nella mente di ognuno risuona qualcosa di immenso. E per di più mostra la grandezza del nostro Paese.”
Il pensiero torna di nuovo all’Italia di oggi. “Ora è proprio tutta coperta, ma queste ceneri nascondono un fuoco possente.”

Cosa intende dire?
“Sta per succedere qualcosa. Sì. Accadrà un piccolo Rinascimento.”
Un messaggio che suona come una profezia, tanto è accorato. “Bisogna aspettare la fine, no? Come è sempre accaduto. Da noi non è morto nulla, è tutto vivo. Io sto in Italia, lo sento. Non sto in un posto dove ci sono i cadaveri.”

Il 5 aprile Tutto Dante sbarca a Londra, prima di fare rotta verso l’America. Il tour si è rivelato un successo senza precedenti, che ha superato ogni aspettativa per uno show di poesia unita a satira che ha riempito gli stadi della penisola e fatto il tutto esaurito a Parigi e nelle principali tappe europee. Benigni porterà in scena il V Canto dell’Inferno, il canto più amato della Commedia – quello della lussuria – che celebra l’amore di Paolo e Francesca. Il palcoscenico è quello del Royal Drury Lane, il più antico e affascinante teatro di Londra, di proprietà del celebre compositore Andrew Lloyd Webber, nel cuore del West End.

Un’operazione di divulgazione letteraria?
“No, assolutamente. Gli studenti hanno i professori; “Tutto Dante” è invece uno show, nel vero senso della parola. Perché Dante è spettacolare e perché spero di fare spettacolo io.” E continua. “Non è nemmeno un fatto politico. Il messaggio è racchiuso nell’abbraccio che rivolgo principalmente agli italiani che vivono all’estero.”

Anticipazioni?
“Beh, vengo in Inghilterra… dovremo parlare un po’ di quello che accade qua, iniziando da Gordon Brown. Poi Obama e… Berlusconi. Parlerò delle notizie del giorno prima.”

Tutto Dante è uno show dove i versi di Dante si mescolano all’attualità in maniera del tutto inedita, in un viaggio sorprendente fra satira e poesia, alta letteratura e politica -sbeffeggiata alla maniera di Benigni. Il tutto proposto con la leggerezza di chi è capace di far ammutolire e ridere intere platee, quasi a creare un sortilegio. Benigni promette agli spettatori di Londra divertimento e riflessione insieme.
“Perché è come Dante e la Divina Commedia. C’ è l’Inferno e il Paradiso. Un momento per divertirsi e uno per commuoversi. Se non ci si diverte, non ci si può commuovere.” In fondo questa è la sua lezione.

Alessandra Bonomolo

Copyright Italians of London 2009

Questa intervista e’ stata pubblicata da Repubblica nell’edizione di Sabato 21 Marzo.

La fotografia di Benigni con Alessandra Bonomolo e’ courtesy of Giuseppe Mascia

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