Roberto Benigni a Firenze, un uomo sopraffatto dalla bellezza – (articolo di Davide Rondoni)
Mentre ci muore addosso la retorica e ci si gela in corpo il nuovo lessico dell’economia, per fortuna un giullare sale su un palco e mostra d’essere un uomo
di Davide Rondoni, poeta e scrittore
FIRENZE – Cosa si vede in Piazza santa Croce? Sì ok, Benigni che legge Dante e pensiamo di sapere di cosa si tratta. La grande poesia e però prima per un po’ infilza con simpatia e battute salaci Berlusconi (i due potrebbero ormai fare un duo) e un po’ anche gli altri big. La battuta migliore è su Monti: talmente rigido e tristo che la ola dello stadio delle semifinali quando è arrivata a lui è tornata indietro. Cosa capita dunque di vedere qui? Un bello spettacolo? un gioco che si regge tra ironia e poesia? la solita italiota comicità contro i potenti (basterebbe che un giorno Berlusconi dicesse di Benigni: mi piace, e il gioco finisce, e se non lo dice è per invidia tra colleghi, mica per motivi politici – son sicuro infatti che il modo simpaticamente irridente verso il vecchio capo politico non nuoccia all’ego né ai voti del suddetto).
UN UOMO SOPRAFFATTO – Cosa si vede dunque in questo catino di bellezza e arte in questa piazza dominata da Santa Croce meravigliosa? Vediamo un uomo sopraffatto. Ed è la cosa di abbiamo bisogno. Finalmente un uomo non sopraffatto dall’economia e dal potere. Ma un uomo, un attore che sta diventando un artista. E lo sta diventando perché sopraffatto. Abbiamo bisogno di vedere almeno talvolta un uomo sopraffatto dalla bellezza. E dalla grandezza e dal terribile.
LA NOSTRA FORTUNA – Per fortuna, nell’era della retorica e dell’economia-morte abbiamo questo comico che ama la poesia. E che se ne fa dominare. Un comico che è diventato un artista capace di ridere e di piangere. E di condividere tali risa e lacrime. La presenza di Benigni in questa Italia periclitante e malmostosa parrebbe un paradosso, nel momento in cui si dice che abbiamo bisogno di gente senza cuore. Di gente fredda. Ma al contrario, avere uomini che hanno la dismisura del bello e dell’orrendo, e quindi fuori d’ogni calcolo è la nostra fortuna.
UN GIULLARE CONTRO LA RETORICA – Mentre ci muore addosso la retorica politica, la retorica antipolitica, quella dei media, degli “in” e degli “off”, e mentre ci muore addosso e ci si gela in corpo il nuovo lessico dell’economia che voleva dominare il mondo e si è trasformato in guerra e incubo, per fortuna un giullare sale su un palco nella piazza meravigliosa di Firenze e mostra d’essere un uomo sopraffatto dalla bellezza e dalla grandezza.
COME NASCE UN ARTISTA – Assistere allo spettacolo di Benigni Tutto Dante non è più assistere a uno spettacolo. E’ ben di più. E non solo perché ormai l’affiatamento o meglio, chiamiamolo come si deve, l’affetto tra l’attore e i suoi spettatori è vivissimo e crea situazioni semplici e complessissime. E’ di più di uno spettacolo non solo perché è ormai un rito che coinvolge un sacco di gente. Il fatto è che davanti a noi si sta compiendo una metamorfosi. Stiamo vedendo come nasce un artista. Mentre ridiamo e sorridiamo si sta consumando davanti ai nostri occhi un capolavoro: nasce un artista.
DAVANTI A TUTTI, SENZA PUDORE – Perché Benigni ci sta facendo vedere su di sé – persino sul proprio corpo che sta invecchiando, fanciullesco e segnato al tempo stesso – la nascita di un artista. Di un artista vero, intendo. Non si tratta più di un geniale intrattenitore, di un comico di enormi qualità naturali e cultura. In questa Italia dove sembra che non nasca niente – e non è vero, è che non ce lo fanno vedere! – lo show di Benigni ha il merito non solo di far capire a un sacco di conservatori (insegnanti e non) che si può far amare Dante e la poesia, ma di farci pure vedere la nascita di un artista. Non avviene nel segreto di un destino oscuro e personale, così come avvenne e ancora avviene per tanti. Ma davanti a tutti. Senza pudore. Mostrando come dalla sopraffazione del bello e del grande, nasce la possibilità di muovere il meglio in tutti.
UN TALE MERAVIGLIOSO DISASTRO – In questo senso, Benigni sta compiendo un suo personale itinerario vocazionale e sta facendo un servizio pubblico, diventando davvero un artista. Certo, lo chiamano artista da un bel pezzo. Gli oscar, il successo, i riconoscimenti. Ma un conto è esser chiamati in un certo modo, un altro è esserlo. Un conto è l’etichetta che appiccicano su critici giurie o uffici di marketing, un altro è essere a tal punto nel proprio corpo e nell’anima così sopraffatto dal bello e dal grande da comunicare tale meraviglioso disastro, vivo e fertile, a chi ti guarda e ascolta. Abbiamo bisogno di uomini così, per ripartire anche nelle peggiori crisi. Uno è esposto in piazza santa Croce. Altri ce ne sono, scovateli.
[Clicca qui per leggere l'intervista di Davide Rondoni a Roberto Benigni del 2007]








Le sue parole trasformano una cerimonia celebrativa in una forte scossa di sentimenti. La voce, le pause, l’inflessione e tutto il suo corpo ci trascinano nella sfera affettiva che lega ogni essere umano alla politica e al bene comune. C’è chi per l’Unità d’Italia e poi durante la resistenza ha sacrificato la propria vita.
A un anno dall’avvio delle celebrazioni, sabato 17 marzo al Quirinale avrà luogo un incontro con il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano su ”Bilancio e significato delle celebrazioni per il 150* Anniversario dell’Unita’ d’Italia”. La cerimonia è coordinata da Giuliano Amato: ospite d’eccezione Roberto Benigni con il ”racconto” di alcuni brani significativi tratti dalla letteratura risorgimentale e patriottica.



«L’intervento di Benigni al festival lo farei vedere nelle scuole, per far capire ai ragazzi cos’è l’Italia: trasmette l’orgoglio di essere italiani, la nostra straordinaria storia e cultura.

















