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Woody: “E’ stato un privilegio lavorare con Benigni”

Woody Allen «Il mio film romano evocherà Nerone: qualcuno suona mentre la città brucia»

«Se ho un rimpianto? Non essermi fermato a Parigi quand’ ero giovane». Al telefono da New York, Woody Allen sospira ancora ripensando a quella sua prima volta nella capitale francese, sfondo incantevole al suo debutto nel cinema, attore e sceneggiatore di Ciao Pussycat .
[...] Tornando a (parlare di) Roma, qualcosa che non le è piaciuto? «Il sole. Troppo forte. Per me che amo le mezze tinte, quelle giuste erano solo all’ alba e al tramonto». Questo suo film romano è a episodi, ispirato a Boccaccio, con attori italiani e americani «Boccaccio, ma in versione jazz… Quattro storie, una dentro l’ altra. Buffe, un po’ surreali. Amori che si intrecciano, coppie che si scambiano… Nel cast ci sono anch’ io. Torno a recitare dopo sei anni, l’ ultima volta fu con Scoop . Qui sono un americano che arriva a Roma con sua moglie per conoscere la famiglia del giovane che la loro figlia vuole sposare. Poi c’ è Alec Baldwin, architetto della California, turista per caso. Poi una coppia di sposini, Alessandro Tiberi e Alessandra Mastronardi, arrivati nella capitale in luna di miele. Infine Benigni. Che è Leopoldo, un uomo qualunque trasformato in star da uno show tv». Nel cast anche Penelope Cruz, Jesse Eisenberg, Judy Davis, e sul fronte italiano Flavio Parenti, Antonio Albanese, Riccardo Scamarcio. Persino un tenore, Fabio Armiliato … «Molto bravo. Canterà una canzone in un momento speciale. Sono rimasto sorpreso dalla bravura dei vostri attori. Tutti hanno saputo trovare il giusto tono per la parte. Quanto a Benigni è stato un privilegio lavorare con lui. E’ fantastico, più di quanto immaginassi. Come i grandi comici, da Chaplin a Keaton, ha un lato tragico che lo rende interessante e complesso. Roberto è il vero erede dei giullari, sa unire cultura alta e bassa, è intelligente e buffo. Proprio quello che volevo». Perché ha cambiato il titolo «Bop Decameron»? E cosa significa il nuovo, «Nero Fiddled»? «Con grande sorpresa ho scoperto che nessuno conosceva il Decameron. Quando lo nominavo mi guardavano con gli occhi sbarrati, non solo negli Stati Uniti ma anche in Italia. Nero Fiddled evoca Nerone che suona la cetra. C’ è sempre qualcuno che se la spassa mentre la città brucia». Sembra un riferimento alla crisi attuale… «Non so ne usciremo indenni. Di certo so che siamo legati tutti a doppio filo. Anche da noi si avverte il pericolo. Obama è un grande presidente, un uomo colto e civile. Cerca di fare quel che può. Ma ci sarebbe bisogno di una svolta radicale: dobbiamo cambiare mentalità, capire che è venuto il tempo di pensare a una diversa distribuzione dei beni». Giuseppina Manin

Benigni-Cerami: all’orizzonte un nuovo film

Roma, 7 giu. (Adnkronos) – ”Con Roberto Benigni stiamo pensando a un nuovo film. Sara’ un film comico, girato in Italia, un’Italia contemporanea”. Lo dichiara Vincenzo Cerami a Repubblica Tv, spiegando di volere tornare ”allo stile di Johnny Stecchino, un film comico, non una commedia. Dunque un film molto impegnativo, perche’ con Roberto pensiamo e ripensiamo le scene, limiamo le battute, ci dedichiamo a un lavoro minuzioso che puo’ durare anche uno o due anni”.

Lo sceneggiatore premio ‘Oscar’ per ‘La vita e’ bella’ racconta la sua esperienza creativa con l’attore toscano, che non si trasforma in una vera e propria convivenza: ”Parliamo del film , ma anche di tutto”, afferma. E racconta anche le varie manie di Benigni: ”C’e’ stata la fase delle vitamine quando e’ andato per la prima volta in America, poi i sali minerali, poi te’ nero e te’ verde. Oggi stiamo nella fase verza e cavolo verde, ottimi contro il cancro. Ci beviamo anche le tisane di cavolo. Sono ottime”.
Nel giorno delle manifestazioni su i tagli del governo alla cultura, Cerami e’ durissimo: ”Si taglia mentre all’estero si investe. La cultura non e’ una spesa ma un investimento. E poi si taglia in modo indiscriminato, senza criterio. Nella cultura, ma anche nella ricerca e nella scuola. Questo Governo non sa dove va, e’ una nave senza timoniere. Senza la lista degli enti inutili chi tagliera’ i fondi che comunque vanno tagliati? Con quale criterio? Ne taglieranno la meta’ o la meta’ dei finanziamenti a tutti?” E ancora: ”Vediamo cose moto odiose, nei palazzi si comprano appartamenti, miliardi che girano, corruzione e di la’ disoccupazione, precarieta’. Ora gli italiani non stanno capendo cosa succede. Fino a ieri ci hanno detto tutto bene. Ora non e’ piu’ cosi’. Per questo nei sondaggi Berlusconi e’ in calo. Gli italiani si sentono improvvisamente non governati”.

Raiperunanotte – Il video dell’intervista di Sandro Ruotolo a Roberto Benigni: “Vi saluto e torno in Zimbabwe, il paese della libertà”

Raiperunanotte: Benigni alla difesa della libertà
25 Marzo 2010 23:48 – “Stavo partendo per lo Zimbawe, il Paese della libertà. E’ il Paese dei masai, anzi dei masi!”. Esplicita l’ ironia di Benigni, bravissimo a dissimularla pochi secondi dopo con un riferimento profondo e complicato ad una poesia d’amore del grande poeta francese Paul Eluard. Così Roberto Benigni inizia l’intervista di Sandro Ruotolo, proposta al Paladozza durante Rai per una notte, la serata organizzata a Bologna per dire no alla censura tv. Una trasmissione, realizzata da Michele Santoro e dallo staff di Annozero per protestare contro il blocco dei talk show imposto alla televisione pubblica, che ha visto per la prima volta il web come principale mezzo di diffusione.

Ed è “libertà” la parola più ricorrente dello scoppiettante intervento del premio Oscar. Un valore, sottolinea scherzando il comico, che in Italia regna sovrano: “In quale altro Paese, si può manifestare contro i giudici? In nessuno ma nel nostro sì. In quale altro Paese si possono fare leggi ad personam? Da nessuna parte tranne che in Italia. In quale Paese si può chiudere una trasmissione? In nessuno, solo qui. Quindi è il Paese della Libertà”.

Nel suo intervento Benigni ha citato anche Sant’Agostino: “Diceva che la libertà, proprio riferendosi a Santoro, anche quando se ne fa un cattivo uso è un bene, se la verità non è libera, la libertà non è vera” Poi Benigni ha baciato il giornalista Sandro Ruotolo, invitando ad andare avanti “con la carica dei 101, secondo Verdini, una sessantina secondo la Questura (con un riferimento alle cifre differenti diffuse sui partecipanti alla manifestazione del Pdl del 20 marzo, ndr)”. Poi, al termine del suo intervento ha chiesto “due applausi per la democrazia e un applauso e saluto al caro Enzo Biagi”. Perché, ha concluso, “la libertà è erotica”.

Video: Gli auguri di Roberto Benigni a Raiperunanotte

Dalla redazione di Raiperunanotte un’anteprima per il popolo della rete dell’intervista di Sandro Ruotolo a Roberto Benigni, che andrà in onda giovedì 25 marzo alle 21

ANSA – «Conosce Santoro? È un personaggio molto fazioso, di parte e anche molto brutto fisicamente. Vogliamo chiudere la sua trasmissione e per farlo può dare il suo contributo: può dire ‘chiudete Santoro in russò?»: è questo l’appello che Roberto Benigni fa rivolgere ad una turista russa, nella sua lingua, alla telecamera di Raiperunanotte, ed è l’anteprima per il popolo della rete (è su Youtube e Facebook) dell’intervista di Sandro Ruotolo all’attore e regista toscano che andrà in onda nella serata evento del 25 marzo al Paladozza di Bologna.

LA GAG – «Mi può dare un bacio? Perché io sono del partito dell’amore contro l’invidia e l’odio», chiede Benigni alla turista russa che lo ferma per strada e gli chiede un autografo. Lui lo dedica a Medvedev e dice: «Russia paese delle libertà. Silvio! Donne, Putin, ricordi?».
L’anteprima su Youtube si apre con un duetto tra Benigni e un’altra turista, macedone, che lo ha riconosciuto. «We don’t want money from Santoro, we are the only one», dice Benigni che poi rivolto alla signora ripete: «Macedonia, paese della libertà: 40 milioni di abitanti secondo Verdini, 8 secondo la Questura. Ciao Santoro ti aspetto in Macedonia».

Santoro presenta «Rai per una notte»: in onda pure con Roberto Benigni – 25 marzo ore 21 dal PalaDozza di Bologna

Durante la puntata-evento, organizzata al Paladozza di Bologna, ci sarà spazio anche per un’intervista a Roberto Benigni, registrata da Sandro Ruotolo.

L’informazione non si può interrompere, la stampa deve essere libera.
Per questo la Fnsi – Federazione Nazionale della Stampa Italiana – ha deciso di organizzare Rai per una notte, uno sciopero bianco per la difesa della libertà di stampa e dell’informazione che si terrà Giovedì 25 marzo, dalle ore 20 alle 24, al Paladozza di Bologna.

Rai per una notte sarà una manifestazione – trasmissione condotta da Michele Santoro con la partecipazione di Giovanni Floris, Daniele Luttazzi, Marco Travaglio, Vauro, la squadra di Annozero e molti altri ospiti del mondo del giornalismo e dello spettacolo.
Conduttori, personaggi dello spettacolo, comici e musicisti si alterneranno sul palco del Paladozza di Bologna per Raiperunanotte, l’evento del 25 marzo organizzato da Michele Santoro insieme alla Fnsi e all’Usigrai. Santoro, in una conferenza stampa nella sede della Federazione nazionale della Stampa, ha dato un elenco ancora suscettibile di modifiche. Ci saranno Gad Lerner, Giovanni Floris, Riccardo Iacona, Norma Arcangeli, Filippo Rossi (direttore di Farefuturo web magazine) e Milena Gabanelli.

È stata invitata Lucia Annunziata che però, trovandosi negli Usa per motivi familiari, interverrà al telefono. Naturalmente ci sarà la squadra di Annozero al completo con Marco Travaglio, Vauro Senesi, Sandro Ruotolo. L’ospite d’onore sarà Daniele Luttazzi. Tante le voci dello spettacolo: Antonello Venditti, Teresa De Sio, Nicola Piovani, Elio e le Storie tese. Previste anche le parodie di Antonio Cornacchione e probabilmente ci sarà un contributo video di Sabina Guzzanti. Uno dei momenti clou della serata sarà l’intervista di Sandro Ruotolo a Roberto Benigni, il quale non solo ha contribuito alla sottoscrizione, ma ha voluto offrire una sua partecipazione per parlare con toni leggeri di libertà.

La Fnsi e l’Usigrai – Organismo sindacale di base dei giornalisti Rai – metteranno a disposizione su Internet le riprese video e audio della manifestazione e consentiranno a tutti coloro che vorranno di riprendere e trasmettere in Tv o per radio l’intero evento.

Raiperunanotte.it – In onda su radio, internet e tv tra cui Current TV, Rai News 24, Repubblica TV, YouDem

Anteprima del DVD “Dentro Dante” con un contributo di Roberto Benigni

Anteprima del DVD Dentro Dante con interventi di Roberto Benigni, Gherardo Colombo, Claudio Magris,
Salvatore Natoli, Piergiorgio Odifreddi e Moni Ovadia e la partecipazione di Lella Costa.

Oltre che un grande poeta, Dante può essere un nostro contemporaneo: le questioni che affronta e latteggiamento che esibisce contribuiscono a definire la nostra identità culturale e umana e ci interrogano ancora con forza. Lo sanno i professori, che su Dante scommettono spesso la possibilità di conquistare gli studenti allinteresse e allamore per la letteratura; lo sanno gli studenti, che qualche volta si innamorano di Francesca, parteggiano con Farinata, hanno fame con Ugolino.
Il DVD Dentro Dante, per la regia di Elisa Savi, costituisce unopportunità per arricchire il contatto con questo grande autore. Esso presenta gli interventi di alcuni fra i maggiori intellettuali italiani di oggi, chiamati a confrontarsi da un punto di vista personale con Dante e con la Commedia. Legate insieme dalle sollecitazioni di Lella Costa, si alternano dunque le voci di Gherardo Colombo (che parla del senso di giustizia nel poema e nella nostra società), Claudio Magris (che sottolinea la funzione di Dante per la nostra identità nazionale), Salvatore Natoli (che paragona la condizione umana al Purgatorio dantesco), Moni Ovadia (che esalta nellUlisse di Dante il valore della conoscenza), Piergiorgio Odifreddi (che porta sul mondo della Commedia lo sguardo di uno scienziato moderno). L’intervento di Roberto Benigni costituisce infine un modo particolarmente audace e brillante per attualizzare il rapporto con Dante.
Il DVD è costituito da una sezione principale che presenta una selezione organica di tutti gli interventi, particolarmente adatta per la visione collettiva e quale stimolo alla discussione; ed è corredato a unampia sezione di contenuti speciali nella quale tutti gli interventi sono riprodotti per intero: uno strumento in più di approfondimento, di ricerca e di arricchimento specifico.

Radio3 Scienza – Incontro tra Roberto Benigni e Piergiorgio Odifreddi

“La scuola è bella” – 14 settembre 2009, ore 10:50, Radio 3 Rai

Piergiorgio Odifreddi incontra Roberto Benigni.

Prima campanella per gli studenti italiani.
A Radio3 scienza sale in cattedra il piccolo diavolo. A tu per tu con il matematico impertinente, ecco la sua lezione d’autore tra lettere e scienza.
Da Dante alla fisica moderna, una dichiarazione d’amore per la cultura.
Per dire con noi:
Galileo ti voglio bene!


- E’ online l’audio dell’intervista:
Piergiorgio Odifreddi incontra Roberto Benigni

L’Inferno di Dante quell’ultimo Canto così infinito e attuale – Intervista a Roberto Benigni

(Donatello Bellomo – L’Arena.it) – Non è facile parlare con un tipo che ha dieci lauree honoris causa e tre Oscar sul caminetto. Anche perché non se la tira, sotto sotto è sempre il Mario Cioni nato a Manciano la Misericordia, nella terra tosca che con la creta della mattezza ha saputo fare miracoli, dalla Cupola di Santa Maria del Fiore al «dare» i natali a Dante. Glielo premettiamo, a Roberto Benigni, che domenica prossima, 6 settembre, all’Arena di Verona, quasi giocherà in casa con il suo «TuttoDante.Inferno XXXIII», visto che il Ghibellin Fuggiasco proprio in riva all’Adige ha scritto un bel po’ dell’Inferno e il Paradiso della sua «Commedia».

L’emozione del ritorno?
Fortissima. Sto preparando come non mai il 33° Canto dell’Inferno, un “canto” dell’anima per quel luogo più volte straordinario, visto che anche Cacciaguida vanta sangue scaligero.
Dovessi cercare un aggettivo, direi che l’attesa è “scintillante”. C’è qualcosa di diverso, sotto quel cielo. Sogno un appuntamento annuale, con Verona.

Partiamo dall’ultima parola del Canto: “stelle”.
Siamo nell’Inferno profondo, quello in cui si scontano ma senza remissione i peccati più gravi, dove Dante sonda la nostra natura più buia. Una volta, leggendolo, ho avuto la certezza che Dante mi guardasse dentro… sono stato tentato di telefonargli. No, è semplicemente immenso. Ogni volta mi svuota, mi spacca, mi sbalordisce coglierne l’attualità davanti a quest’odio tra fazioni senza rimozioni né componimento, questa ferocia verbale e non solo. Torno un attimo indietro: Verona. Leggendo “I due gentiluomini di Verona” e “Romeo e Giulietta” di Shakespeare mi sono ritrovato non in una selva oscura ma nella certezza di conoscerla, come se mille volte l’avessi girata a piedi, come se avessi ascoltato la gente parlare.

Non è difficile, signor Benigni. La più grande storia d’amore proprio quella tra Giulietta Capuleti e Romeo Montecchi, è ambientata “dentro queste mura”. Un legame inscindibile che neppure le fazioni dell’epoca, neanche la morte, riescono a spezzare.
Certo. Invece, nel V Canto, Paolo e Francesca vivono per l’eternità la condanna del peccato, amanti in vita e in morte, avvinghiati l’una all’altro. L’ultimo Canto dell’Inferno è quello dell’incomunicabilità e dell’odio. Il conte Ugolino non sa parlare ai suoi figli; sa che l’odio che li ha condannati è ricaduto sopra di loro per causa sua. “La bocca sollevò dal fiero pasto…”. Cos’altro può eguagliare questo incipit? Nulla. Non è passato remoto, è l’oggi. E c’è ancora chi parla di Medioevo.No, tutto collima, con la puntualità di un cronometro. È il male che, a caduta, avvolge e uccide l’anima.

La musica, sul pentagramma, è anche la battuta “silenziosa”.
Infatti. Dopo l’ultima parola, ogni volta che ne ho proposto la lettura, scende un silenzio perfetto, tangibile, materiale, celestiale, divino. È il verbo del pensiero assoluto che innesca in me un fremito incontrollabile, forse anche pieno di spavento perché sono conscio sempre, di trovarmi, insieme al mio pubblico, al cospetto della bellezza. Dicevo del pensiero: non un pensiero debole, al contrario, un pensiero forte, difficile, quello dell’incanto e del mistero, dell’incognita totale. La parola non trova parole che la descrivano se non questa, “indicibile”, perché non la si può dire.

Cosa avrebbero detto Luigi e Isolina, i suoi genitori, se qualcuno avesse descritto loro il figlio più piccolo, Roberto, che declama Dante?
Di loro, che non ci sono più, trattengo i ricordi, grandi, senza tempo o quotidiani e piccoli. Anche Dante, certo, endecasillabi che uscivano così, dalle loro labbra, come se fosse naturale inserire il sommo poeta nella vita semplice di quei due grandi cuori.

Isolina, sua madre. Pare che non abbia creduto che suo figlio Roberto abbia assistito con Papa Giovanni Paolo II alla proiezione de «La vita è bella».
No che non ci ha creduto. Almeno il Papa…

Pare che dopo questo spettacolo Lei voglia “chiudere” per un po’ con il Sommo Poeta.
Vero. Mi ha accompagnato in giro per il mondo, nella sua universalità. Anche nei Paesi Arabi il miracolo della sua potenza si ricrea. Ma non è facile ed è molto faticoso. Vorrei tornare al cinema, ad una “commedia”, anch’io, in cui trasfondere la gioia che Dante mi ha donato. Non un film sull’Alighieri, non ci penso proprio. Ho il desiderio di rimettermi dietro la macchina da presa ma nessuna idea sul soggetto. Prima o poi mi verrà, basta aspettare.

Dieci anni fa il trionfo all’Academy con «La vita è bella». Tre Oscar: miglior film straniero, miglior attore protagonista, migliore colonna sonora. Ci vuole coraggio a fare un film sull’Olocausto…
L’Olocausto è stato l’industria del male, il capolavoro di Satana. Ho pensato ai bambini, a come potessero capire cos’è successo pochi decenni fa in Europa senza uscirne sconvolti. Mille volte mi è stato chiesto di girare un sequel de «La vita à bella” ma ho sempre rifiutato. È un capitolo chiuso.

Cosa ha pensato quando l’allora ministro della Giustizia Clemente Mastella la propose come senatore a vita?
Mastella, quello che ha fatto cadere il governo Prodi? Ma dove l’hanno spedito? E chi se lo ricorda? Beh, che l’idea fosse venuta proprio a Mastella è strano. Ma questo è un paese strano.

Insomma, non se lo prenderebbe in braccio, Mastella, come invece aveva fatto con l’allora segretario del PCI Enrico Berlinguer.
Primo: Mastella è grande e grosso e non ce la farei mai. Secondo, Berlinguer era magro magro e simpatico, nonostante fosse un leader estremamente serio.E’ stato un gesto istintivo, quella foto ha fatto il giro del mondo.

E ora chi prenderebbe in braccio dei leader del PD?
Neanche Fassino è magro abbastanza. Magari a Verona prenderò in braccio il sindaco Tosi.

Visto che la proposta della nomina a senatore a vita non l’ha sorpresa più di tanto, quando ha saputo che l’asteroide 21662 ora si chiama «21662 Benigni»?
Una cosa spettacolare. Gira e non la vede nessuno ma c’è…

Video: Roberto Benigni a Genova

Benigni con Dante per la felicità. Intervista con l’attore toscano che risfida l’America

di Stefano Vaccara, America Oggi | 17-05-2009 |

Tenetevi forte, sta arrivando Roberto Benigni a New York. L’America non scorderà facilmente la premiazione di Benigni nella notte degli Oscar del ’98, con “La vita è bella”. Ora l’attore-regista ritorna negli Stati Uniti con il suo spettacolo “Tutto Dante”. La prima tappa dello show sarà a San Francisco, il 26 maggio, poi sarà la volta di New York il 30, Boston il 6 giugno e infine Chicago il 12.
Benigni reciterà in inglese e in lingua originale il Quinto Canto dell’Inferno che descrive la storia d’amore di Paolo e Francesca. Riuscirà Benigni a comunicare la poesia di Dante all’America?

Il tour mondiale è iniziato lo scorso anno da Zurigo, dopo diverse tappe europee è la prima volta che sbarca oltreoceano. Le tappe negli Usa sono state organizzate da Massimo Gallotta Promotions. Lo spettacolo newyorkese è sponsorizzato dall’Istituto Italiano di Cultura.
Abbiamo l’appuntamento telefonico con Benigni per l’intervista giovedì. Lui è in Svizzera, a Basilea, tra poche ore inizia lo spettacolo. Ci risponde al telefono con il suo inconfondibile forte accento toscano, la lingua di Dante: “Stefanooo, come stai? America, arrivo”.
I premurosi manager ci avevano intimato soltanto quindici minuti per l’intervista, ma Roberto ci rassicura subito: “Ma quali quindici minuti, non ti preoccupare Stefano, noi si parla di Dante a New York, e lo vuoi fare in quindici minuti?”.

Roberto, Dante cosa avrebbe pensato dell’America?
«Ma Dante ha scoperto l’America prima di Colombo, ha situato la montagna nel Purgatorio… ad un certo punto, le cartine geografiche Dante le ha portate nel Purgatorio, quando Ulisse remando remando etc etc… insomma Dante l’ha scoperta prima lui l’America… »

In un film che hai recitato con Massimo Troisi, trasportati indietro nel tempo, cercavate di fermare Colombo dal partire dalla Spagna affinché non scoprisse l’America…
«Eh che c’era quell’americano che m’aveva sposato la mia sorella e me l’aveva rovinata, allora… »

Ma a Dante, l’America con Obama presidente gli sarebbe piaciuta o no?
«Oggi con Obama è tutta una felicità. Portare Dante in America è come portare Obama in Italia. Io la prossima volta voglio portare Obama in Italia, per le sue poesie, lui è come un libro scritto, fisicamente, proprio come è fatto, lui è già un verso di una poesia. È bellissimo, ci ha rimesso tutti in buona carreggiata con l’America, che con Bush stavamo andando tutti storti. Lo ripeto sempre: l’elezione di Obama è una Divina Commedia!»

Dante ci ha anche insegnato quanto sono importanti le donne per gli uomini. Che cosa avrebbe pensato Dante di Michelle Obama: senza di lei ci sarebbe stato presidente Barack Obama?
«Sarei costretto a dire un luogo comune, che dietro ogni grande uomo c’é una gran donna. Ma qui non c’é nessuno che sta dietro, sono alla pari, ecco accanto ad un grande uomo c’é una grande donna e viceversa. Guarda che per Dante Alighieri è partito tutto dagli occhi di una donna, da Beatrice. Lui ha scritto l’opera più straordinaria di tutti i tempi per rivedere gli occhi di una donna. Tutta la sua conoscenza è a Beatrice, tutta la sua cultura è lì, quando ha visto per la prima volta quella donna, ha visto nei suoi occhi: tu sei eterno. E lui ha promesso, per questi occhi io scriverò una cosa che non è mai stata scritta prima da nessuno. E l’ha mantenuta la promessa, pensa un po’ che bellezza. Quindi senza gli occhi delle donne, nessun poeta potrebbe mai scrivere niente di eterno. Sono loro che ci fanno fare le grandi cose. Quindi per Obama e Michelle è la stessa cosa. Quando si vede quel bel sorriso di Michelle, e si vede quella felicità di fare un cammino insieme ad una persona che si ama, si sente come se i fatti del mondo non sono la fine della questione, forse c’é qualcosa di più, che non sappiamo, di insondabile, e questa è una bella speranza… »

La recita di Dante l’hai iniziata nel 2002, subito dopo il terrore dell’11 settembre. Oggi abbiamo la grande paura della crisi economica. Conoscere meglio l’opera di Dante può aiutarci in tempi come questi?
«Guarda leggere Dante aiuta sia in tempi di crisi che in un momento di grande felicità. Perché Dante non è solamente un aiuto, ci lascia nella bocca il sapore della felicità. Alla fine il messaggio della Divina Commedia è proprio che è bella. Quindi parla a tutti noi, Dante ci fa vedere come siamo fatti e ci dice: scegliti, tra questo e quello, e non ci nasconde le nostre cose più basse, per questo è il più grande poeta di tutti i tempi. Perché per la prima volta dice che siamo proprio noi i padroni della nostra vita e della nostra morte, del nostro destino. Prima di Dante, da Omero in poi tutti gli uomini venivano affidati agli dei, al destino, al fato. Dante no, dice siete voi, siamo noi che ce lo facciamo, siamo noi i padroni del nostro destino. E allora in questo momento straordinario, di grande crisi, dovuta all’avidità, che è una delle tre belve di Dante, la lupa è l’avidità, ecco quelle cose che la Bibbia ce le ha dette in maniera mistica, Dante ce le ha dette in maniera popolare. Ce le fa sentire con mano, è un libro che si può abbracciare, è come un amico che ci conosce, la Divina commedia non la leggiamo noi, è lei che legge noi! Quando io leggevo Dante, mi dicevo: ma questo mi conosce più profondamente di qualsiasi altra persona. Mi vien voglia di chiamarlo, di farmi dare il numero di telefono, pronto Dante, sei libero domani, prendiamoci un caffé insieme. L’insegnamento della Divina Commedia è una domanda che a rispondere ci si potrebbe stare ore e ore, ma quello che ci fa sentire ad ognuno di noi, è unico, e anche se la nostra vita non sembra eccezionale a nessuno, Dante ci dice che siamo gli eroi di un dramma epico irripetibile, che non avverrà mai più. Abbiamo una volta sola l’occasione di vivere, e questa cosa non ci fa mai sentire superflui, mai totalmente vinti, ci narra proprio il miracolo dell’esistenza. E alla fine, quando arriviamo in Paradiso e ci voltiamo indietro, l’Inferno è vuoto. Ci ha portati tutti con sé. È un poema così grande che dopo averlo letto non si guardano più le persone con distrazione, ci si guarda tutti come un mistero, come se siamo depositari di un destino immenso. È questa la cosa straordinaria».

Roberto, stai portando il tuo spettacolo dantesco in giro per il mondo e i temi toccati nell’arte dell’Alighieri sono universali, come l’amore appunto. Ma ecco arrivare l’ostacolo della lingua. Insomma recitare all’estero non è come nelle piazze italiane. Negli Stati Uniti avrai tanti americani di origine italiana che sono disposti a seguirti nella lingua del poeta fiorentino. Ma con il pubblico americano che ti ha conosciuto e apprezzato soprattutto al momento dell’Oscar de “La vita è bella” e che ora vorrebbe vederti recitare Dante, come farai per farti comprendere?
«Prima di tutto lo spettacolo è in inglese ‘bettered with Italian’, cioè quando non trovo la frase in inglese io la ‘swiccio’. Insomma è l’inglese mio. Poi io non sono un professore, né un critico, né un teorico, insomma un intellettuale. Sono un uomo di spettacolo, e quindi con la Divina Commedia io faccio prima di tutto uno spettacolo. E poi è proprio il Quinto canto, quello appunto del sesso, della lussuria, delle passioni e dell’amore, e tutto quello che ci racconta quanto ha che fare, soprattutto oggi, il sesso con il potere… Nella prima parte dello spettacolo io parlerò di fatti moderni naturalmente, con Dante poeta universale. In più quando io farò il Quinto canto in originale, quella lingua di Dante che in italiano il 70% è rimasto quasi uguale, ecco lì è come sentir la musica, è proprio una sinfonia. Dante ci ha messo tutti i ritmi: c’è il classico, il jazz, il rock, è come sentire Beethoven e Duke Ellington, Bach e Jimmy Hendrix, una cosa spettacolare. Se ti viene bene, è una cosa che si rimane stupefatti, una sinfonia e Dante si capisce senza bisogno di capirne la lingua. Ecco quando siamo difronte ad un ecstasi, non si deve spiegare più, perché l’analisi la riduce. Ma nella prima parte parlo di attualità, di Obama e Michelle, di Berlusconi e… »

E infatti ho più di una domanda su Berlusconi. Ma restando un attimo sul tema della lingua, tu in America sei riuscito a farti capire in passato. Ancora prima dell’Oscar per “La vita è bella”, gli americani cultori del cinema ti conoscevano per la tua interpretazione, recitata in inglese, nel film “Daunbailò” (1986).
«Eh sì, fu il mio primo impatto con gli Stati Uniti grazie a Jim Jarmusch, un grandissimo regista con cui sono rimasto molto amico».

Stiamo arrivando all’orgomento sulla bocca di tutti, sesso e tradimenti, ma prima volevo il tuo parere su quello che, almeno da New York, ci ha fatto molta impressione, mi riferisco alle ultime dichiarazioni di Berlusconi riguardo alla questione immigrati. Siamo d’accordo che sui cosidetti “respingimenti”, ogni Stato abbia il diritto di controllare i propri confini, ma quando il capo del governo italiano, parlando della questione, ha detto: “Sono contrario all’Italia multietnica”, ecco secondo te cosa intendeva dire Berlusconi?
«Guarda Stefano, ha colpito e tanto anche a me, quindi non solo a New York. Non credo che ci siano tanti significati per spiegare quelle parole, quello che dice Berlusconi di solito è piatto, ha solo un significato. Quindi quello che ha detto è quello che abbiamo capito, che non gli piace un’Italia multietnica. Cioè si rivolge a quella parte di noi italiani che c’è sempre e che non abbiamo il coraggio di far vedere e che ogni tanto viene fuori. E magari fosse solo quella…»

Passiamo alle vicende ‘piccanti’ che hanno fatto il giro di tutti i giornali del mondo. Secondo te Veronica Lario, che per tanti anni aveva più o meno comodamente sopportato un marito dall’istinto, come dire… non mi viene quella espressione toscana molto chiara, mannaggia mi sfugge…
«Allupato, si dice allupato.»

Già, allupato. Allora Veronica ha deciso di divorziare dal Silvio “allupato” per la storia delle veline candidate alle Europee o per la vicenda del “papi” frequentatore della minorenne Moeni? Secondo te qual è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso del matrimonio tra Silvio e Veronica?
«Ma quale goccia, qui si tratta di una cascata del Niagara! Veronica lo aveva già bastonato una volta sui giornali, altro che goccia. Però si sa, mentre gli americani a queste cose darebbero molto peso, agli italiani importa poco, e quindi finora non succede nulla.»

Anche la Chiesa si è arrabbiata con Berlusconi.
«Già la Chiesa un pochino, ma che dobbiamo dire, poi Veronica ha detto la frase ‘è uno che non sta bene’, e allora che dobbiamo fa? Mi viene da ridere perché non c’è niente da aggiungere. Per costruirci una pagina di spettacolo basta ripetere quello che dice, non bisogna cambiare niente»

In Sicilia c’è un detto volgare ma dai significati profondi: “Megghiu cumannari ca’ futtiri”. Meglio il potere che fare all’amore. Berlusconi quel proverbio non lo conosce?
«Secondo me lui ha cambiato quel proverbio siciliano: per lui comandare è come fottere!»

Non ce la faccio più e scoppio a ridere, ma non posso altrimenti rischio di coprire la registrazione. Benigni sventaglia frasi come una mitagliatrice…

Andreotti il proverbio originale siciliano forse lo conosceva…
«Accidenti se non lo conosceva, Andreotti sì che lo conosce bene il potere. E poi quello lì aveva un altro stile accidenti».

Berlusconi dai nemici, ma anche da qualche suo amico, viene paragonato a Mussolini. Anche il Duce era molto “allupato”…
«Ma Mussolini non ha mai fatto ministro la Petacci, questa è la differenza! Però a questo punto voglio ribadire che Berlusconi non è come Mussolini e non siamo certo ai quei tempi. Insomma in Italia la libertà c’é e io non permetterò a nessuno all’estero di dire il contrario. Come dicono gli americani ,”It’s my country!”. A parlar di Berlusconi dopo ci penso io…».

Nel magazine di America Oggi l’estate scorsa pubblicammo una lunga intervista che ti fece la professoressa del Leham College-Cuny, Grace Russo Bullaro, l’esperta americana del tuo cinema…
«Bella quella intervista.».
(I lettori possono trovarla sul sito internet, www.oggi7.info, in archivio, il numero del 13 luglio 2008). Ecco, in quella intervista avevate approfondito Dante ma a un certo punto la professoressa americana fece una domanda maliziosa, ti chiese dove, secondo te, Dante avrebbe potuto mettere Berlusconi. Tu dicesti che Dante avrebbe solo riso di lui, non lo avrebbe certo messo all’inferno… Dopo le ultime notizie, hai per caso cambiato idea?
«Per come fa le sue leggi Berlusconi, Dante gli avrebbe fatto un girone ad personam, solo per lui. Oppure si potrebbe fare una innovazione che Dante non fa con nessuno, provarlo un po’ dappertutto».

Dopo il successo di questo tuo spettacolo sulla Divina Commedia di Dante, ne farai un film?
«Mi piacerebbe farne una commedia, ci sto pensando proprio dalla fine di questa tourné. Me lo hanno chiesto anche gli americani, ma sai quante volte, di fare un film sulla Divina Commedia, sull’Inferno, su Paolo e Francesca, sulla vita di Dante, anche le televisioni… Ma come si fa? Quanto tempo ci vorrebbe, costerebbe l’ira di Dio, solo gli effetti speciali, e in più si perde la bellezza della poesia. Quella ha trovato la sua forma finale, quel mistero della poesia, ecco come renderla con lo schermo? Però certe immagini, ecco certe immagini che crea Dante sono cinematografiche, ha inventato il montaggio Dante con la Divina commedia. Non ce lo dimentichiamo. Il montaggio anche alternato, è proprio l’invenzione del cinema Dante. Sarebbe in questo quasi una sceneggiatura già scritta. Mi piacerebbe mettermi a ragionare seriamente qualche volta, però ci vorrebbe tanto di quel tempo e poi la scelta di quale canto fare o se fare la sua vita… eppure sarebbe un viaggio straordinario. Ma quasi quasi, sì varrebbe proprio la pena di pensarci, ti ringrazio per avermi ancora rinfocolato l’idea».

Roberto, in America ti stiamo aspettando con uno spettacolo che promette non solo satira e grandi risate, ma anche cultura, grande cultura.
«Io saluto tutti gli italiani in America, questo che vi porto è il regalo che Dante ha fatto, la perla più luminosa. Era dovuto che io mi muovessi dall’Italia per andare a portare questa perla in giro. Come italiano ho tanto orgoglio da far vedere, guardate che ci abbiamo, guardate che abbiamo fatto, e non è stata fatta solo per noi italiani ma per tutto il mondo. Dante è universale. Per tutti e per sempre».

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