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Benigni con Dante per la felicità. Intervista con l’attore toscano che risfida l’America

di Stefano Vaccara, America Oggi | 17-05-2009 |

Tenetevi forte, sta arrivando Roberto Benigni a New York. L’America non scorderà facilmente la premiazione di Benigni nella notte degli Oscar del ’98, con “La vita è bella”. Ora l’attore-regista ritorna negli Stati Uniti con il suo spettacolo “Tutto Dante”. La prima tappa dello show sarà a San Francisco, il 26 maggio, poi sarà la volta di New York il 30, Boston il 6 giugno e infine Chicago il 12.
Benigni reciterà in inglese e in lingua originale il Quinto Canto dell’Inferno che descrive la storia d’amore di Paolo e Francesca. Riuscirà Benigni a comunicare la poesia di Dante all’America?

Il tour mondiale è iniziato lo scorso anno da Zurigo, dopo diverse tappe europee è la prima volta che sbarca oltreoceano. Le tappe negli Usa sono state organizzate da Massimo Gallotta Promotions. Lo spettacolo newyorkese è sponsorizzato dall’Istituto Italiano di Cultura.
Abbiamo l’appuntamento telefonico con Benigni per l’intervista giovedì. Lui è in Svizzera, a Basilea, tra poche ore inizia lo spettacolo. Ci risponde al telefono con il suo inconfondibile forte accento toscano, la lingua di Dante: “Stefanooo, come stai? America, arrivo”.
I premurosi manager ci avevano intimato soltanto quindici minuti per l’intervista, ma Roberto ci rassicura subito: “Ma quali quindici minuti, non ti preoccupare Stefano, noi si parla di Dante a New York, e lo vuoi fare in quindici minuti?”.

Roberto, Dante cosa avrebbe pensato dell’America?
«Ma Dante ha scoperto l’America prima di Colombo, ha situato la montagna nel Purgatorio… ad un certo punto, le cartine geografiche Dante le ha portate nel Purgatorio, quando Ulisse remando remando etc etc… insomma Dante l’ha scoperta prima lui l’America… »

In un film che hai recitato con Massimo Troisi, trasportati indietro nel tempo, cercavate di fermare Colombo dal partire dalla Spagna affinché non scoprisse l’America…
«Eh che c’era quell’americano che m’aveva sposato la mia sorella e me l’aveva rovinata, allora… »

Ma a Dante, l’America con Obama presidente gli sarebbe piaciuta o no?
«Oggi con Obama è tutta una felicità. Portare Dante in America è come portare Obama in Italia. Io la prossima volta voglio portare Obama in Italia, per le sue poesie, lui è come un libro scritto, fisicamente, proprio come è fatto, lui è già un verso di una poesia. È bellissimo, ci ha rimesso tutti in buona carreggiata con l’America, che con Bush stavamo andando tutti storti. Lo ripeto sempre: l’elezione di Obama è una Divina Commedia!»

Dante ci ha anche insegnato quanto sono importanti le donne per gli uomini. Che cosa avrebbe pensato Dante di Michelle Obama: senza di lei ci sarebbe stato presidente Barack Obama?
«Sarei costretto a dire un luogo comune, che dietro ogni grande uomo c’é una gran donna. Ma qui non c’é nessuno che sta dietro, sono alla pari, ecco accanto ad un grande uomo c’é una grande donna e viceversa. Guarda che per Dante Alighieri è partito tutto dagli occhi di una donna, da Beatrice. Lui ha scritto l’opera più straordinaria di tutti i tempi per rivedere gli occhi di una donna. Tutta la sua conoscenza è a Beatrice, tutta la sua cultura è lì, quando ha visto per la prima volta quella donna, ha visto nei suoi occhi: tu sei eterno. E lui ha promesso, per questi occhi io scriverò una cosa che non è mai stata scritta prima da nessuno. E l’ha mantenuta la promessa, pensa un po’ che bellezza. Quindi senza gli occhi delle donne, nessun poeta potrebbe mai scrivere niente di eterno. Sono loro che ci fanno fare le grandi cose. Quindi per Obama e Michelle è la stessa cosa. Quando si vede quel bel sorriso di Michelle, e si vede quella felicità di fare un cammino insieme ad una persona che si ama, si sente come se i fatti del mondo non sono la fine della questione, forse c’é qualcosa di più, che non sappiamo, di insondabile, e questa è una bella speranza… »

La recita di Dante l’hai iniziata nel 2002, subito dopo il terrore dell’11 settembre. Oggi abbiamo la grande paura della crisi economica. Conoscere meglio l’opera di Dante può aiutarci in tempi come questi?
«Guarda leggere Dante aiuta sia in tempi di crisi che in un momento di grande felicità. Perché Dante non è solamente un aiuto, ci lascia nella bocca il sapore della felicità. Alla fine il messaggio della Divina Commedia è proprio che è bella. Quindi parla a tutti noi, Dante ci fa vedere come siamo fatti e ci dice: scegliti, tra questo e quello, e non ci nasconde le nostre cose più basse, per questo è il più grande poeta di tutti i tempi. Perché per la prima volta dice che siamo proprio noi i padroni della nostra vita e della nostra morte, del nostro destino. Prima di Dante, da Omero in poi tutti gli uomini venivano affidati agli dei, al destino, al fato. Dante no, dice siete voi, siamo noi che ce lo facciamo, siamo noi i padroni del nostro destino. E allora in questo momento straordinario, di grande crisi, dovuta all’avidità, che è una delle tre belve di Dante, la lupa è l’avidità, ecco quelle cose che la Bibbia ce le ha dette in maniera mistica, Dante ce le ha dette in maniera popolare. Ce le fa sentire con mano, è un libro che si può abbracciare, è come un amico che ci conosce, la Divina commedia non la leggiamo noi, è lei che legge noi! Quando io leggevo Dante, mi dicevo: ma questo mi conosce più profondamente di qualsiasi altra persona. Mi vien voglia di chiamarlo, di farmi dare il numero di telefono, pronto Dante, sei libero domani, prendiamoci un caffé insieme. L’insegnamento della Divina Commedia è una domanda che a rispondere ci si potrebbe stare ore e ore, ma quello che ci fa sentire ad ognuno di noi, è unico, e anche se la nostra vita non sembra eccezionale a nessuno, Dante ci dice che siamo gli eroi di un dramma epico irripetibile, che non avverrà mai più. Abbiamo una volta sola l’occasione di vivere, e questa cosa non ci fa mai sentire superflui, mai totalmente vinti, ci narra proprio il miracolo dell’esistenza. E alla fine, quando arriviamo in Paradiso e ci voltiamo indietro, l’Inferno è vuoto. Ci ha portati tutti con sé. È un poema così grande che dopo averlo letto non si guardano più le persone con distrazione, ci si guarda tutti come un mistero, come se siamo depositari di un destino immenso. È questa la cosa straordinaria».

Roberto, stai portando il tuo spettacolo dantesco in giro per il mondo e i temi toccati nell’arte dell’Alighieri sono universali, come l’amore appunto. Ma ecco arrivare l’ostacolo della lingua. Insomma recitare all’estero non è come nelle piazze italiane. Negli Stati Uniti avrai tanti americani di origine italiana che sono disposti a seguirti nella lingua del poeta fiorentino. Ma con il pubblico americano che ti ha conosciuto e apprezzato soprattutto al momento dell’Oscar de “La vita è bella” e che ora vorrebbe vederti recitare Dante, come farai per farti comprendere?
«Prima di tutto lo spettacolo è in inglese ‘bettered with Italian’, cioè quando non trovo la frase in inglese io la ‘swiccio’. Insomma è l’inglese mio. Poi io non sono un professore, né un critico, né un teorico, insomma un intellettuale. Sono un uomo di spettacolo, e quindi con la Divina Commedia io faccio prima di tutto uno spettacolo. E poi è proprio il Quinto canto, quello appunto del sesso, della lussuria, delle passioni e dell’amore, e tutto quello che ci racconta quanto ha che fare, soprattutto oggi, il sesso con il potere… Nella prima parte dello spettacolo io parlerò di fatti moderni naturalmente, con Dante poeta universale. In più quando io farò il Quinto canto in originale, quella lingua di Dante che in italiano il 70% è rimasto quasi uguale, ecco lì è come sentir la musica, è proprio una sinfonia. Dante ci ha messo tutti i ritmi: c’è il classico, il jazz, il rock, è come sentire Beethoven e Duke Ellington, Bach e Jimmy Hendrix, una cosa spettacolare. Se ti viene bene, è una cosa che si rimane stupefatti, una sinfonia e Dante si capisce senza bisogno di capirne la lingua. Ecco quando siamo difronte ad un ecstasi, non si deve spiegare più, perché l’analisi la riduce. Ma nella prima parte parlo di attualità, di Obama e Michelle, di Berlusconi e… »

E infatti ho più di una domanda su Berlusconi. Ma restando un attimo sul tema della lingua, tu in America sei riuscito a farti capire in passato. Ancora prima dell’Oscar per “La vita è bella”, gli americani cultori del cinema ti conoscevano per la tua interpretazione, recitata in inglese, nel film “Daunbailò” (1986).
«Eh sì, fu il mio primo impatto con gli Stati Uniti grazie a Jim Jarmusch, un grandissimo regista con cui sono rimasto molto amico».

Stiamo arrivando all’orgomento sulla bocca di tutti, sesso e tradimenti, ma prima volevo il tuo parere su quello che, almeno da New York, ci ha fatto molta impressione, mi riferisco alle ultime dichiarazioni di Berlusconi riguardo alla questione immigrati. Siamo d’accordo che sui cosidetti “respingimenti”, ogni Stato abbia il diritto di controllare i propri confini, ma quando il capo del governo italiano, parlando della questione, ha detto: “Sono contrario all’Italia multietnica”, ecco secondo te cosa intendeva dire Berlusconi?
«Guarda Stefano, ha colpito e tanto anche a me, quindi non solo a New York. Non credo che ci siano tanti significati per spiegare quelle parole, quello che dice Berlusconi di solito è piatto, ha solo un significato. Quindi quello che ha detto è quello che abbiamo capito, che non gli piace un’Italia multietnica. Cioè si rivolge a quella parte di noi italiani che c’è sempre e che non abbiamo il coraggio di far vedere e che ogni tanto viene fuori. E magari fosse solo quella…»

Passiamo alle vicende ‘piccanti’ che hanno fatto il giro di tutti i giornali del mondo. Secondo te Veronica Lario, che per tanti anni aveva più o meno comodamente sopportato un marito dall’istinto, come dire… non mi viene quella espressione toscana molto chiara, mannaggia mi sfugge…
«Allupato, si dice allupato.»

Già, allupato. Allora Veronica ha deciso di divorziare dal Silvio “allupato” per la storia delle veline candidate alle Europee o per la vicenda del “papi” frequentatore della minorenne Moeni? Secondo te qual è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso del matrimonio tra Silvio e Veronica?
«Ma quale goccia, qui si tratta di una cascata del Niagara! Veronica lo aveva già bastonato una volta sui giornali, altro che goccia. Però si sa, mentre gli americani a queste cose darebbero molto peso, agli italiani importa poco, e quindi finora non succede nulla.»

Anche la Chiesa si è arrabbiata con Berlusconi.
«Già la Chiesa un pochino, ma che dobbiamo dire, poi Veronica ha detto la frase ‘è uno che non sta bene’, e allora che dobbiamo fa? Mi viene da ridere perché non c’è niente da aggiungere. Per costruirci una pagina di spettacolo basta ripetere quello che dice, non bisogna cambiare niente»

In Sicilia c’è un detto volgare ma dai significati profondi: “Megghiu cumannari ca’ futtiri”. Meglio il potere che fare all’amore. Berlusconi quel proverbio non lo conosce?
«Secondo me lui ha cambiato quel proverbio siciliano: per lui comandare è come fottere!»

Non ce la faccio più e scoppio a ridere, ma non posso altrimenti rischio di coprire la registrazione. Benigni sventaglia frasi come una mitagliatrice…

Andreotti il proverbio originale siciliano forse lo conosceva…
«Accidenti se non lo conosceva, Andreotti sì che lo conosce bene il potere. E poi quello lì aveva un altro stile accidenti».

Berlusconi dai nemici, ma anche da qualche suo amico, viene paragonato a Mussolini. Anche il Duce era molto “allupato”…
«Ma Mussolini non ha mai fatto ministro la Petacci, questa è la differenza! Però a questo punto voglio ribadire che Berlusconi non è come Mussolini e non siamo certo ai quei tempi. Insomma in Italia la libertà c’é e io non permetterò a nessuno all’estero di dire il contrario. Come dicono gli americani ,”It’s my country!”. A parlar di Berlusconi dopo ci penso io…».

Nel magazine di America Oggi l’estate scorsa pubblicammo una lunga intervista che ti fece la professoressa del Leham College-Cuny, Grace Russo Bullaro, l’esperta americana del tuo cinema…
«Bella quella intervista.».
(I lettori possono trovarla sul sito internet, www.oggi7.info, in archivio, il numero del 13 luglio 2008). Ecco, in quella intervista avevate approfondito Dante ma a un certo punto la professoressa americana fece una domanda maliziosa, ti chiese dove, secondo te, Dante avrebbe potuto mettere Berlusconi. Tu dicesti che Dante avrebbe solo riso di lui, non lo avrebbe certo messo all’inferno… Dopo le ultime notizie, hai per caso cambiato idea?
«Per come fa le sue leggi Berlusconi, Dante gli avrebbe fatto un girone ad personam, solo per lui. Oppure si potrebbe fare una innovazione che Dante non fa con nessuno, provarlo un po’ dappertutto».

Dopo il successo di questo tuo spettacolo sulla Divina Commedia di Dante, ne farai un film?
«Mi piacerebbe farne una commedia, ci sto pensando proprio dalla fine di questa tourné. Me lo hanno chiesto anche gli americani, ma sai quante volte, di fare un film sulla Divina Commedia, sull’Inferno, su Paolo e Francesca, sulla vita di Dante, anche le televisioni… Ma come si fa? Quanto tempo ci vorrebbe, costerebbe l’ira di Dio, solo gli effetti speciali, e in più si perde la bellezza della poesia. Quella ha trovato la sua forma finale, quel mistero della poesia, ecco come renderla con lo schermo? Però certe immagini, ecco certe immagini che crea Dante sono cinematografiche, ha inventato il montaggio Dante con la Divina commedia. Non ce lo dimentichiamo. Il montaggio anche alternato, è proprio l’invenzione del cinema Dante. Sarebbe in questo quasi una sceneggiatura già scritta. Mi piacerebbe mettermi a ragionare seriamente qualche volta, però ci vorrebbe tanto di quel tempo e poi la scelta di quale canto fare o se fare la sua vita… eppure sarebbe un viaggio straordinario. Ma quasi quasi, sì varrebbe proprio la pena di pensarci, ti ringrazio per avermi ancora rinfocolato l’idea».

Roberto, in America ti stiamo aspettando con uno spettacolo che promette non solo satira e grandi risate, ma anche cultura, grande cultura.
«Io saluto tutti gli italiani in America, questo che vi porto è il regalo che Dante ha fatto, la perla più luminosa. Era dovuto che io mi muovessi dall’Italia per andare a portare questa perla in giro. Come italiano ho tanto orgoglio da far vedere, guardate che ci abbiamo, guardate che abbiamo fatto, e non è stata fatta solo per noi italiani ma per tutto il mondo. Dante è universale. Per tutti e per sempre».

Funnyman Takes on Dante’s ‘Comedy’

By BEN SISARIO
Published: May 22, 2009 – The New York Times

Roberto Benigni leapt up with a riff on the 26th Canto of Dante’s “Inferno,” in which fraudulent advisers are engulfed by flames that scorch them. “It’s like landing in Los Angeles or Manhattan, full of little lights like a skyscraper,” he exclaimed in his frenetically choppy English. “Dante describes the lights like fireflies, like a farmer who sees billions of fireflies. And every single firefly is hiding a fraud — people like Madoff. Very cunning, very shrewd. These people are hiding inside the flame because they are hiding in life. The Florentines, you know, they invented finances.”

The delivery is familiar: Mr. Benigni, of course, is the endearingly manic Italian comedian whose Holocaust tragicomedy, “Life Is Beautiful,” won three Oscars in 1999. But for Americans, at least, the subject of Mr. Benigni’s latest project is almost incongruously new. Next week he will begin a short North American tour of “TuttoDante,” a monologue about Dante’s “Divine Comedy” that mixes literary insights with off-the-cuff political jokes. In Italy, where he has been doing the show regularly for three years, it has drawn more than a million people.

“We need to have the nerve to understand why a man with a big nose 700 years ago had the heroic shamelessness to write,” Mr. Benigni, 56, said in an interview the other day at a Manhattan hotel. “Really this is the most daring, bold poetry ever. In 2,000 years of Christian poetry they never surpassed this. They never produced such a scandal of beauty. Never, never, nobody.”

Mr. Benigni’s love of poetry has never been a secret. In “Down by Law,” the 1986 Jim Jarmusch film that introduced Mr. Benigni to American audiences, he cites Walt Whitman and “Bob Frost.” Collecting his Oscar when “Life Is Beautiful” won best foreign film in 1999, he quoted Dante and Blake (after climbing over the seats and blurting, “I want to kiss everybody!”).

“This face that he puts forward as a sort of clown is only a very small percentage of Roberto’s personality,” said Mr. Jarmusch, who also cast Mr. Benigni in “Night on Earth,” from 1991, and in a segment in the 2003 compilation film “Coffee and Cigarettes,” and who remains a close friend.

“TuttoDante” (“Everything About Dante”) introduces Americans to the savant-intellectual side of Mr. Benigni. In each performance he recites a canto in Italian from memory, with detailed explications of poetics and history in English.

For this tour, which begins in San Francisco on Tuesday and comes to the Hammerstein Ballroom in New York next Saturday, Mr. Benigni will perform Canto V from “Inferno,” with the story of Paolo and Francesca, the adulterers who spend eternity tossed by gales of lust.

“He’s a natural scholar,” said Robert Hollander, the Princeton professor. “He calls, and we just talk about Dante. He calls from Rome and says, ‘Bob, what do you think about this passage?’ ” Mr. Benigni wrote a preface for an edition of “Inferno” translated by Mr. Hollander and his wife, Jean, in which he asks whether Dante has been receiving royalty checks in Purgatory.

Mr. Benigni says he sees himself primarily as an entertainer, not a teacher. That means a lot of political jokes, often about his old nemesis, Silvio Berlusconi, the Italian prime minister. Mr. Benigni mocked him relentlessly during Mr. Berlusconi’s first term of office in the 1990s, and he clearly relishes the chance to banish Mr. Berlusconi to Dante’s depths.

“You know, Berlusconi, he passed a lot of laws just for him, just for one man,” he said. “So maybe his punishment could be to build for him a circle in hell, but very personal, just for him: ‘Eh, this is just for you, Mr. Berlusconi!’ ”

“TuttoDante” could also be seen as a kind of purgatory for Mr. Benigni, or perhaps a way out of one. Since “Life Is Beautiful,” which grossed $229 million around the world, his movie career has stumbled. There was no shortage of offers from Hollywood, but Mr. Benigni said that most roles were Italian stereotypes like the pizza man or the Mafioso. He was even urged to make a “Life Is Beautiful” sequel.

“Never in my life will I do this,” Mr. Benigni said, shaking his head.

So he continued making movies in Italy, but with mixed results. “Pinocchio,” in 2002, was a moderate hit in Italy but did poorly elsewhere. Mr. Benigni’s decision to cast himself — then 50 years old — as the puppet boy struck many critics as perverse. “The Tiger and the Snow,” from 2005, which Mr. Benigni also directed, did even worse at the box office.

“Maybe sometimes I have been wrong with some movies,” he said. “Anyway, I try to do my best. I was sincere. I was honest. But I am sure this path that I took is the right path.”

After “The Tiger and the Snow” he began to devote himself to the Dante readings. And although he said he is eager to return to filmmaking (“I would like to make not a divine comedy but a comedy”), Dante is his foreseeable future: requests for the show, he said, keep pouring in, from Korea and Japan, from South America, from towns in Italy he has not been to yet.

“Only comedians can talk about death, life, God and Virgin Mary,” he said. “If was a tragic actor, I couldn’t allow myself. But with this accent I can do it. I can talk with death in person because I am a clown. Yes. And I am proud to be a clown — very much.”

A version of this article appeared in print on May 23, 2009, on page C1 of the New York edition.

Benigni booked to stage Dante in Athens

Roberto Benigni will bring his new project to Athens on May 5 and 6.

(Kathimerini) Roberto Benigni, the Italian actor and director who won us over in 1997 with his powerful performance as Guido in the Oscar-winning “Life is Beautiful,” is now launching a different project.

With a performance titled “Inferno e Paradiso” (Hell and Heaven), he is taking Dante’s landmark poem “The Divine Comedy” on an international tour that will include two stops at the Athens Concert Hall on May 5 and 6. For those interested, tickets are already available.

In his “Divine Comedy,” Dante describes an imaginary journey into the underworld, narrated in the first person, which starts on Good Friday in 1300. The use of detail makes the journey incredibly realistic – the hours and locations are recorded with mathematical precision. During his passing through Hell and Purgatory, the poet is accompanied by his teacher Virgil. His crossing of Heaven happens in the presence of Beatrice, a character who represents the female ideal, according to Dante, and who is probably based on Beatrice Portinari, a real person he was associated with.

Benigni is expected to make lots of reversals. The only thing known so far is that for his Athens performances, he has chosen the 5th Canto of “The Divine Comedy,” which deals with the concept of love.

Athens Concert Hall, 1 Kokkali & Vas. Sofias, tel 210.728.2333.

Roberto Benigni in TuttoDante a Colonia

Ringraziamo Frida Calvino per averci inviato questa recensione sullo spettacolo TuttoDante a Colonia di lunedì 20 febbraio 2009.

In una piacevole sarata a Colonia, mentre l’imponenza del Duomo fa capolino tra cavi, tralicci e strutture moderne di questa cittá in continuo movimento, ti capita anche di assistere ad un momento di assoluta poesia.
Di partecipare ad un raro evento con la sensazione di essere trasportato al di fuori di una realtá frenetica per ritrovarti in un mondo dove le parole hanno valore, dove il tuo cuore ancora palpita per il racconto di sentimenti che sembrano ormai sfuocati, dove riflettere ha ancora il suo spazio.

Ieri sera Roberto Benigni e Dante ci hanno regalato questo. Netta in me era l’impressione di vederli entrambi camminare sottobraccio, lungo il fiume Reno, intenti a scambiarsi opinioni, a raccontarsi piccoli episodi di vita. Perché quando si ascolta Dante attraverso Roberto, si intuisce lo straordinario legame che li unisce, che va al di lá del tempo e dei costumi.

E Roberto ieri sera non solo ci ha emozionato con il V Canto dell’Inferno ma ci ha fatto riflettere sulle nostre origini e da dove veniamo. Ha saltellato con le parole e la sua gestualitá dalla musica, alla pittura, dalla letteratura alla storia. Con tanto rispetto e delicatezza ha affrontato tutto ció di cui il mio Paese é stato la culla.
Questa é la lezione più importante che abbiamo avuto ieri: una lezione che mi ha resa più orgogliosa dell’Italia.

Grazie Roberto!


Frida Calvino


* Alcune foto di Roberto Benigni sul palco del Musical Dome di Colonia:
(© Photo Joerg Carstensen – Corbis)

Grande successo per il debutto londinese di TuttoDante di Roberto Benigni

di Nicol Degli Innocenti
ILSOLE24ORE.COM > Cultura e Tempo libero

LONDRA – Trionfale debutto londinese per Roberto Benigni, che ieri sera ha presentato all’antico Royal Theatre Drury Lane il suo spettacolo “TuttoDante”, per la prima volta in inglese, ricevendo un’ovazione in piedi. Che fossero presenti quasi tutti gli italiani residenti a Londra era scontato. Sorprendente invece il grande numero di inglesi presenti, a dimostrazione di quanto anche nella perfida Albione sia diffuso l’amore per Dante. Molti naturalmente erano venuti a vedere lui, Benigni, ancora ricordato per il film La Vita è bella e per l’esuberanza con la quale accettò il premio Oscar come attore protagonista, esattamente dieci anni fa.

L’artista toscano non ha deluso, partendo dalla satira per poi passare ai versi sublimi di Dante. “Ero felice di diventare il primo italiano della storia a fare un one-man show a Londra, – ha esordito Benigni. – Però Berlusconi mi ha preceduto con il suo show a Buckingham Palace e le sue urla di Obama, Obama.” Il quasi-incidente diplomatico in occasione del ricevimento dei leader del G20 e’ stato poi minimizzato, ma, ha aggiunto Benigni, gli inglesi stanno modificando l’inno nazionale, cambiando il celebre “God Save the Queen” in “Dio salvi la Regina da Berlusconi”.

Alla satira, come sempre, Benigni abbina altrettanta auto-ironia. “Essere qui, a parlare di Dante in inglese a Londra, e’ un po’ come avere Mr Bean che parla di Milton in italiano a Roma,” ha detto, chiedendo al pubblico di correggere i suoi errori o consigliargli la parola giusta “quando mi blocco”. In realtà blocchi non ce ne sono stati e Benigni ha dominato da mattatore il palcoscenico vuoto, trascinando il pubblico con la sua incontenibile passione per Dante ma più in generale per la poesia. Per sottolineare la modernità e contemporaneità di Dante, ha ricordato che la Firenze di allora era come la City di Londra di oggi, afflitta dalla crisi, città di ingordi e avidi degni dell’Inferno, dove la rabbia di molti vorrebbe ora spedire i finanzieri d’assalto e i banchieri dai ricchi bonus. La parola finanza e’ stata coniata dai fiorentini, come ‘fiorino’, ‘banca’ e l’attualissimo termine ‘bancarotta’.

Questo e’ solo uno show, minimizza Benigni, che dice di voler lasciare il vero insegnamento ai professori. Però spiegando e illustrando la storia, i temi e i contenuti della Divina Commedia, con una lunga serie di digressioni, divagazioni e non sequitur, l’attore rivela l’ampiezza dei suoi interessi e della sua cultura con una carrellata di nomi e riferimenti da Tommaso d’Aquino a Montesquieu, da Giotto a Cranach, da Seneca a Giulio Romano, da Shakespeare a Coleridge, da Flaubert a Jimi Hendrix.

La Divina Commedia, ha detto Benigni, è “il gusto della felicità”, i suoi versi “come talismani da conservare come un tesoro per tutta la vita“. Spiegare Dante è sempre riduttivo, come “accendere una candela per far vedere il sole”, ma diffondere i suoi versi è importante. L’impressione è che Benigni non avrà pace fino a quando avrà completato la sua missione di rendere accessibile Dante e portato il suo messaggio in tutto il mondo. Dopo il grande successo in Italia, dove oltre un milione di spettatori lo hanno visto, e dopo gli spettacoli in Europa il tour di TuttoDante proseguirà negli Stati Uniti e in Canada e si concluderà a Buenos Aires. “La poesia e’ nella penna di chi scrive ma anche nell’orecchio di chi ascolta,” dice Benigni e parla direttamente all’anima della gente, “quella parte della quale nessuno si preoccupa mai, dove ogni passo rimbomba.”

Esegesi conclusa, istrionismo messo da parte, arriva il momento più solenne: la recitazione, a memoria, del Quinto Canto dell’Inferno. Nel grande teatro londinese sembra che tutti trattengano il respiro. Il silenzio e’ assoluto. Quando Benigni conclude, con la voce rotta dall’emozione, “e caddi come corpo morto cade”, scoppia l’applauso. Tutti in piedi, gli spettatori inglesi che si sentono ora un po’ più vicini all’Italia e gli italiani, ancora più orgogliosi di essere tali.

Benigni nel Limbo incontra Virgilio, Omero ed altri grandi

E’ in edicola il 4° Dvd di TuttoDante con il 4° Canto dell’Inferno.

Un catalogo degli autori preferiti e un omaggio alla poesia e alla filosofia classiche.
Il quarto Canto dell’Inferno, con l’arrivo di Dante nel Limbo, è una sorta di bibliografia con i corretti riferimenti letterari della Commedia.
Da mercoledì 21 gennaio con Repubblica e L’espresso (a 9,90 euro in più) è in edicola il dvd della collana di Roberto Benigni Tutto Dante dedicato all’incontro fra il poeta toscano e i virtuosi che non possono essere salvati, perché nati prima di Cristo o perché (come nel caso del Saladino o di Averroè) di religione musulmana. Chiusi in un castello vivono nel desiderio della vista di Dio e passano l’eternità a ragionare di poesia e filosofia.
Ma Dante è uomo pieno di passioni e anche un po’ superbo. E, intrattenendosi con Virgilio, Omero, Orazio, Ovidio e Lucano, non rinuncia a sottolineare di essere “sesto tra cotanto senno“. (Marco Romani, Il Venerdì di Repubblica)

All’Inferno con Benigni – Intervista esclusiva de L’espresso

di Wlodek Goldkorn – 24 dicembre 2008, L’espresso
Gli intercettati e i corrotti. Gli ignavi e i bigotti. Il grande comico toscano racconta i gironi danteschi dell’Italia di oggi. Parla della volgarità e della speranza. E spiega perché Silvio Berlusconi ci fa ridere

Faccio una premessa, anzi un preambolo, bella la parola preambolo, c’ha un bel suono. Sono anni che non faccio un’intervista a ‘L’espresso’, e siccome sono emozionato, propongo di rovesciare le parti. Intervisto io ‘L’espresso’, e chissà cosa mi raconterebbe ‘L’espresso’…

Le raconterebbe l’Italia di oggi, signor Benigni, come fa ogni settimana. Torniamo quindi all’ordine stabilito. Il pretesto per questa intervista è ‘Tutto Dante’, una serie di dvd tratti dallo spettacolo con cui ha riempito le piazze d’Italia. E allora provi a immaginarsi: Dante risorge oggi.
“Dante non risorge perché anche nella tomba è vivissimo. Anzi, per alcuni è già troppo vivo anche da morto”.

E lei lo porta in giro per il mondo.
“Infatti torno dall’estero. Ho fatto uno spettacolo al Palazzo del ghiaccio di Lugano. Tutti con peliccia, sciarpa, berretto. E io con un vestitino estivo. Sembrava l’immagine del lago di Cocito dell’Inferno dantesco. Assomigliavo a uno di quei personaggi della ‘Commedia’ che hanno commesso peccati tremendi: superbia o tradimento, e che per la pena di contrapasso stanno immersi nel ghiaccio, con il viso rivolto in su. E come per la pena di contrapasso, mi sono ammalato. Mi ha impressionato, non solo a Lugano, anche in altre città, l’entusiasmo degli italiani all’estero. Partivo dicendo: ‘In Italia ho un vantaggio: appena dico il nome di Berlusconi, tutti ridono’. Ma già a metà del nome, ecco che a Lugano o in Germania partiva un fragoroso applauso e una risata”.

È una maschera della commedia dell’arte, Silvio Berlusconi?
“Di più. Non è una maschera, è la maschera. È spettacolare. Esonda, come si usa ora dire del Tevere. È piovuto troppo Berlusconi nel mondo, e ora sta esondando. Basta dire: ‘Berl’, e scoppia una incontenibile risata. Io, poveretto dico: ‘Perché Dio’, e niente. Dico invece ‘Berlusconi’, ed ecco che va giù la sala. Perché Berlusconi promette. È un nome che promette di divertirci. Con lui tutto finisce in una gran risata. Ho visto che all’estero ridono di più che in Italia. Le cose che arrivano indirettamente sono più belle. Berlusconi gioca di rinterzo”.

Parliamo della sua comicità. Lei non porta maschera. Si presenta con la sua nuda faccia. In ‘La vita è bella’, il film che le è valso l’Oscar, lei è Benigni, non un ebreo. E il lager non è Auschwitz…
“Per ogni comico lo stile è il suo corpo, e il modo con cui si muove, il suo sguardo. Per esempio, questa scemenza che ho appena detto, se mi si potesse vedere, sarebbe un po’ più bella”.

L’Italia piace al mondo?
“Così come il nostro imperialismo militare del Ventennio è stato il più goffo e ridicolo del mondo, il nostro imperialismo culturale è stato il più lucente di tutti i tempi, e ancora brilla. Nel mondo occidentale tutto ciò che è moderno è stato inventato dagli italiani. Dai bottoni all’architettura, dal bacio alla finanza, dai pantaloni alla musica. Gli ordini angelici e il purgatorio: tutta roba italiana”.

Lei ama sottolineare le sue radici…
“Contadine. I miei genitori erano parte della terra, la amavano e la lavoravano. Erano due zolle. E io ne vado orgoglioso”.

I ricchi considerano i poveri volgari.
“È questa una considerazione volgare. Cristo ha dato un nome ai poveri: il suo”.

È in grado di definire la volgarità?
“Volgarità è andare a toccare e stuzzicare le nostre parti più basse per ottenere un facile consenso, un immediato guadagno, un’indebita popolarità. A volte si cede. Basta un momento di debolezza. Chissà se anch’io non ci sono caduto qualche volta”.

La tv è volgare?
“A volte le cose sono così plateali che spero che si arrivi all’assuefazione”.

Naturalmente non fa i nomi…
“Farli sarebbe volgare davvero”.

E allora torniamo al sublime. Dante parla di corpi, di escrementi, di sangue. Oggi è possibile farlo con altrettanta eleganza?
“Dante sente odori, umori, inciampa nei corpi. Usa parole come merda o puttana, perché è convinto che tutto è degno di essere salvato. La poesia può essere fatta con qualsiasi parola. La poesia è corpo, ritmo, finzione, passione. Ogni parola nella ‘Commedia’ corrisponde a un’emozione. Ed è una lezione di libertà”.

Perché?
“Quando siamo in preda alle passioni, siamo liberi, perché nessuno ci può controllare. Dante muore nel primo cerchio perché altrimenti sarebbe rimasto lì, tra i lussoriosi, i due avvinghiati per l’eternità. L’inferno si ferma davanti alle passioni, omaggia l’amore terrestre”.

Cosa è successo allora alla lingua italiana? A sentire le intercettazioni ci sono poche passioni e molta volgarità. Nel suo spettacolo c’è un pezzo molto applaudito…
“‘Aho, Qui ce ne sono due che vonno fare la televisione, ma non sanno fare un cazzo. Che je fammo fa’? Ma so’ bone? Ammazza: una sorca, una fregna. Allora io mi scopo la sorca tu ti scopi la fregna. Je fammo fare un reality, Un due tre sorca, l’Isola della fregna’. Questo dialogo è un capolavoro, un vero girone infernale degli intercettati. Neanche Dante saprebbe scrivere un dialogo così”.

Berlusconi in quale girone lo metterebbe?
“Un girone ad personam. Fatto con una legge solo per lui. Confesso, tempo fa volevo fare uno spettacolo in cui Dante mi avrebbe guidato all’inferno. A pensarci bene, a Berlusconi potrei fargli fare il giro di tutti quanti: dei lussuriosi, dei barattieri, dei simoniaci, dei bugiardoni, dei bischeroni. Sta bene dappertutto. È un protagonista”.

Perché non ha fatto quello spettacolo?
“Perché sarebbe cabaret. Preferisco la ‘Commedia’”.

Nel girone degli ignavi chi metterebbe?
“Quel girone sarebbe pieno. L’ignavia è il più grave dei peccati. Gli ignavi sono rifiutati perfino dal demonio. Satana non li vuole perché i dannati, gli assassini direbbero ‘io sono meglio di loro’. Quando vediamo gli orrori alla tv, il vero orrore è la nostra indolenza”.

Molti politici italiani peccano di ignavia. Anche quelli di sinistra.
“Certo. Ignavi sono anche coloro che salgono sul carro del vincitore, quelli che aspettano di agire per vedere come vanno le cose. Essere ignavi vuole dire vivere senza Dio, perché una volta scelta la strada dell’ignavia, il Dio che è dentro ciascuno di noi non ci guarderà mai più negli occhi. La pena del contrapasso per gli ignavi non a caso è seguire nudi un vessillo stracciato ed essere pungolati dalla mosche. Perché nella vita, loro non sono stati pungolati da niente. Non hanno vissuto”.

Lei spesso dissacra il potere.
“Una volta era facile. Oggi s’è dissacrato da solo. Un comico serio deve proteggere i cittadini da chi li governa. È il suo lavoro”.

E quando prese Enrico Berlinguer in braccio?
“Volevo sentire il suo corpo. L’ho visto fragile. Volevo far vedere la sua leggerezza in una maniera fisica. Eravamo abituati che il segretario del Partito comunista fosse un padre. Io l’ho voluto ricondurre alla condizione di un bambino”.

Oggi i capi dei partiti come sono?
“È cambiato tutto. Si è persa una parte, ma si è guadagnato da un’altra. Le nuove generazioni sono meglio. I giovani sono più belli, più colti, più sensibili”.

In giro si sente nostalgia di Berlinguer.
“Quando pensiamo al passato, cancelliamo le parti brutte e teniamo in mente solo quelle belle. Ma è un errore. Bisogna guardare in avanti. Dobbiamo vedere il bello di fronte a noi. Altrimenti che vita sarebbe?”.

Walter Veltroni è meglio di Berlinguer?
“Berlinguer andava bene. Adesso c’è Veltroni e va bene Veltroni. Non si può mica rifare Berlinguer. E come se io volessi rifare Chaplin”.

Perché in Italia spesso i comici fanno i politici e i politici i comici?
“Qui entriamo nella distinzione tra comicità e satira. La satira è mirata. È ad personam. Io preferisco la comicità che parla a tutti e prende di mira tutti”.

Lei soffre per lo stato della libertà in Italia?
“Possiamo dire tutto. Io posso dire che Berlusconi fa schifo. Poi magari mi mettono in galera e chiudono ‘L’espresso’. Però l’abbiamo detto. Ma io non l’ho detto. È ‘L’espresso’ che lo ha scritto. Sono stato frainteso”.

Visto che siamo liberi. Cosa le viene in mente quando sente la parola Brunetta?
“Mi fa schiantare dal ridere. Quando lo vedo in tv, mi viene la voglia di entrarci dentro e mettermi accanto. È una maschera, per come esprime i concetti, non per l’aspetto fisico. È un testo teatrale”.

Mariastella Gelmini?
“È impegnata in una lotta impari. Le facce dei ragazzi sono sacre. Non si può non stare coi ragazzi. Diceva Mark Twain: ‘Non ho mai permesso alla scuola di interferire con la mia istruzione’”.

Giulio Tremonti?
“Un’immagine, nitida. Non uno da mandare all’inferno”.

Lei dice che Dante scrive perché Dio esista e non perché Dio esiste. Il poeta crea il mondo?
“Sì. E la ‘Commedia’ è il poema dell’incredibile, è audace e moderna. C’è dentro il bipolarismo, il trasformismo. Ah, che bella pena sarebbe quella dei trasformisti, Dante cambierebbe in continuazione quel che appare loro davanti. E quanto sarebbe pieno il girone dei corruttori. Ma niente nomi. Dante l’hanno mandato in esilio perché odiava i trasformisti e gli stolti. Poteva dare un bacio a un lebbroso, non avrebbe mai stretto la mano a un imbecille”.

Ci sarebbe il girone dei bigotti?
“Sì. Di coloro che prostituiscono il sacro”.

A chi stringerebe Dante la mano a Montecitorio?
“Il parlamento racchiude il 10 per cento del peggio, l’80 per cento di mediocrità. E il 10 per cento del meglio. A quel 10 per cento stringerebbe la mano”.

Ultima domanda. Lei va in giro con la ‘Commedia’ in tutta l’Europa, in America, nei Paesi arabi. Perché Dante è così universale?
“Perché si è occupato di quella cosa di cui non si occupa più nessuno: la vita, il mistero, il perché siamo qua. I fatti del mondo non sono la fine della questione. Oggi è tutto desacralizzato, ma appena entro nell’aldilà si sente una nostalgia, una rimembranza profonda, di un paradiso terrestre. Noi viviamo la notte di Giacobbe perenne. Lottiamo con Dio, e come Giacobbe ne usciamo feriti, toccati. Non si può sfuggire alla ‘Commedia’ come non si può sfuggire alla propria coscienza. È come chinarsi sull’abisso. E quando guardi l’abisso l’abisso guarda te”.


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*Benigni ‘casts’ Berlusconi in Dante’s Inferno : …”Last year Dante Alighieri scholars were impressed by his unorthodox approach to the masterpiece, praising the Tuscan comic’s grasp of the symbolism and references in the chosen sections of the Divine Comedy, which is the most lauded work of Italian literature.

Video: Roberto Benigni at University of Malta

Robert Hollander testing Roberto Benigni about La Divina Commedia.

L’Ultimo dell’Inferno

 

Questa sera alle 21.30 in prima serata su Rai Uno andrà in onda L’Ultimo dell’Inferno, puntata finale di TuttoDante dedicata al 33° Canto dell’Inferno. 

« La bocca sollevò dal fiero pasto
quel peccator, forbendola a’ capelli
del capo ch’elli avea di retro guasto.
»
(vv. 1-3)

 

 ”E’ stato un lavoro meraviglioso, fatto con grande amore per questa città. L’accoglienza popolare mi ha avviluppato il cuore e l’anima. Un regalo che mi ha fatto Firenze”. Così Roberto Benigni, il 19 agosto 2006 durante la conferenza stampa di chiusura a Palazzo Vecchio, parlava di ‘TuttoDante‘, poche ore prima dell’ultimo spettacolo in Piazza Santa Croce. “E’ stata davvero una grande esperienza che conserverò come uno dei ricordi più dolci, popolari ed emozionanti della mia carriera“.

                     

In conferenza stampa era intervenuto anche il sindaco di Firenze, Leonardo Domenici, entusiasta delle ‘lecturae Dantis’. “Questa è un’estate che non dimenticheremo – aveva sottolineato Domenici -. E’ stato un grande fatto culturale di massa, un eccezionale evento per la città. Firenze e i fiorentini hanno vissuto e fatto propria la lunga avventura dantesca di Roberto Benigni con semplicità, partecipazione e legittimo orgoglio. Grazie alla città e grazie a Roberto: è stato senza dubbio l’evento culturale dell’anno in Italia. Sono molto contento perché è successo quello che mi auguravo: non solo è venuto tanto pubblico da fuori, ma soprattutto con ‘TuttoDante’ la città si è riavvicinata alla sue radici, ha riscoperto il lato migliore della fiorentinità.”

Gran finale per TuttoDante su Rai Uno

Roma, 9 feb. (Adnkronos) – Roberto Benigni torna lunedi’ e mercoledi’ su Rai Uno con un doppio appuntamento a conclusione del ciclo delle letture dei canti della Divina Commedia: lunedì alle 23, infatti, recita il XXVI canto dell’Inferno e mercoledì e’ in prima serata con il XXXIII canto dell’Inferno. “Il Quinto dell’Inferno”, lo scorso 29 novembre in prima serata su Rai Uno è stato tra i programmi più visti nel 2007 dietro solo allo sport, al messaggio del Presidente della Repubblica e al festival di Sanremo.

Benigni, con le letture dantesche, ogni giovedì in seconda serata, ha registrato una media di 2.233 milioni di telespettatori, conquistato oltre 10 milioni di telespettatori e quasi il 36% di share. Le due trasmissioni di lunedi’ e mercoledi’ prossimo sono le registrazioni dello spettacolo “TuttoDante“, prodotto da Lucio Presta, realizzate a Firenze in piazza Santa Croce nell’estate 2006. Dopo aver accompagnato il telespettatore, da novembre fino ad oggi, nella “selva oscura”, davanti alla Porta dell’Inferno, nel limbo, nel girone dei lussuriosi, dopo aver fatto conoscere Paolo e Francesca, Ciacco, Farinata degli Uberti, Roberto Benigni scende nel più profondo dell’Inferno per raccontare con la forza delle “parole antiche e commoventi che hanno attraversato i secoli” la storia del “fiero peccator”, il conte Ugolino.

Molti hanno commentato le ‘letture dantesche’ di Benigni. “Le letture popolari di Benigni sono state uno dei rari autentici eventi culturali di questi anni. Con centinaia di migliaia di persone, molti giovani, che non ascoltavano Dante dalla scuola dell’obbligo…” e’ stato scritto. E ancora: “Dante, nell’interpretazione di Benigni, diventa un fiume in piena…”.

Un rinnovato interesse verso il poeta fiorentino che trova riscontro nell’aumento, dall’inizio del tour “TuttoDante” fino alle trasmissioni televisive, delle vendite della Divina Commedia. “Un piccolo miracolo” sintetizza con un’efficace espressione Variety, riferendosi all’incredibile quantità di pubblico che Benigni è riuscito ad avvicinare alla Divina Commedia. 

Plausi ed elogi non solo dalla stampa ma anche dal mondo intellettuale.   “Lo spettacolo è singolarmente emozionante…si sospende per digradare verso il mondo dantesco, prendendo il pubblico per mano e per il cuore per portarlo nelle parole del divin Poeta” scrive Moni Ovadia.

Fino all’encomio da parte del cardinale segretario di Stato Vaticano Tarcisio Bertone: “Roberto Benigni commenta Dante in tv come un alto teologo”.   Quasi una pubblica “beatificazione” che il premio Nobel per la letteratura Dario Fo ha particolarmente apprezzato : “Grazie a Roberto hanno santificato anche Dante…mi fa piacere, era ora…le sue letture sono chiare, pulite, meditate, adatte al grande pubblico”.

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