Un Benigni da Nobel

Everything about Roberto Benigni
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    October 25th, 2009SilviaPittRiconoscimenti, Roberto Benigni, Video

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    September 21st, 2009SilviaPittRiconoscimenti, Roberto Benigni

    (ASCA) - Roberto Benigni per l’universale genialità, il maestro nippo-americano Seiji Ozawa per la musica, il ministro degli Esteri greco Dora Bakoyannis per la personalita’ straordinaria, l’astrofisico tedesco Reinhard Genzel per la scienza, il ballerino spagnolo Angel Corella per il talento eccezionale, la soprano Paola Leggeri come promessa della lirica, il sindaco dell’Aquila Massimo Cialente in omaggio alle popolazioni terremotate e per l’impegno personale profuso a loro favore.

    Questo il primo elenco dei vincitori della tredicesima edizione del Premio Internazionale Galileo.
    Decisa in base a uno statuto che vincola il Premio a personalita’ e istituzioni distintesi nel mondo della cultura, della ricerca e del sociale, la scelta dei nomi e’ opera unanime del quadrumvirato permanente che costituisce la giuria internazionale: l’attrice greca Irene Papas, il past ministro della cultura francese Jack Lang, la principessa italo-russa Irina Guicciardini Strozzi e l’avvocato Alfonso De Virgiliis, presidente della Fondazione Premio Galileo 2000.

    Con questa edizione, l’Albo d’Oro del Premio si arricchisce di nomi prestigiosi, che vanno ad aggiungersi a quelli di Shimon Peres, Lech Walesa, Bernard Henri Levy, Riccardo Muti, Daniel Barenboim, Emma Bonino, Zubin Mehta, Roberto Bolle, Carlos Fuentes, Andrea Bocelli, Claudia Cardinale, Lang Lang, Giuseppe Sinopoli e molti altri.

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    September 14th, 2009SilviaPittInterviste, Roberto Benigni

    “La scuola è bella” - 14 settembre 2009, ore 10:50, Radio 3 Rai

    Piergiorgio Odifreddi incontra Roberto Benigni.

    Prima campanella per gli studenti italiani.
    A Radio3 scienza sale in cattedra il piccolo diavolo. A tu per tu con il matematico impertinente, ecco la sua lezione d’autore tra lettere e scienza.
    Da Dante alla fisica moderna, una dichiarazione d’amore per la cultura.
    Per dire con noi:
    Galileo ti voglio bene!


    - E’ online l’audio dell’intervista:
    Piergiorgio Odifreddi incontra Roberto Benigni

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    (Il Mattino di Padova, 24 giugno 2008)

    Oltre cinquantamila persone davanti a un uomo solo, vestito di nero con una camicia bianca, un fazzoletto in mano per asciugarsi di tanto in tanto il sudore. Quaranta minuti a ruota libera su Padova, Zanonato e soprattutto tantissimo Berlusconi, tanto per non cambiare; quindi, il canto trentatreesimo del Paradiso di Dante fino alla fine.
    Si fa vedere alle 21.18 Roberto Benigni, saltella come il suo Pinocchio, balla e saluta, prova a parlare al microfono ma non funziona, pochi secondi e il microfono va, mentre il pubblico applaude ancora: «Pensavo fosse una standing ovation, ma qui non ci sono neanche le sedie! Sindaco Zanonato, le sedie!», urla. E poi ci dà dentro con il dialetto veneto: «Ciao veci, come steo? Ghe voria na bea piova! Ciao Guizza, Cadoneghe, Abano! L’anno scorso son venuto a Padova e ho parlato male dell’opposizione, ora per par condicio parlerò male del governo».

    E infatti da Berlusconi a Bondi a Calderoli a La Russa è tutta una battuta (non sempre felici). Eccone qualcuna: «Silvio Berlusconi appena fa una legge capiamo subito che problemi ha. Per fortuna è tornato: mi ero inventato Dante perchè non avevo più battute»; «Abbiamo perso agli Europei con la Spagna. Loro avevano in tribuna il re Juan Carlos, noi Ignazio La Russa: si può vincere guardando quello?»; «Veltroni ha detto: ha vinto la Spagna? Sono contento, è una mia amica, canta bene»; «Bondi ha detto: non guarderò più Zorro»; «Quando guardo la partita, piuttosto che gridare Forza Italia grido Avanti Penisola».

    Racconta dell’accoglienza ricevuta a Padova: «E magnate sta poenta e osei, mi fanno, e bevite sto spriss, e trovate na bea gnoca e va in leto!». Si sbaglia accennando al fatto che il Santo è alle sue spalle, e invece alle sue spalle c’è Santa Giustina. Poi apre un gustoso siparietto sul Sessantotto, il Sessantotto alla Casa del Popolo del suo paese toscano dove c’erano le Simca e le Prinz («vederle vicine era come incontrare oggi Calderoli e Bondi insieme), e dove c’era l’abitudine a bere il Vov (liquore all’uovo) per far capire che si era appena fatto del sesso.

    Prima di passare a Dante, immagina una statua in Prato anche per Zanonato in bici e spara a zero su Albertino Mussato, letterato padovano «che ha scritto una tragedia che è una brutta scemenza e pensate che fecero a Padova una festa per incoronarlo sommo poeta e Dante niente. Dante che a Padova ha scritto il Paradiso!». Cita Galileo («un uomo che ha inventato la scienza: era a Padova») e saluta l’università (i tanti universitari gli rispondono con enfasi); cita Giotto che faceva i disegni belli e aveva i figli brutti («perché i disegni li faceva di giorno, i figli di notte»). Infine la lettura del Paradiso: il canto trentatreesimo che non aveva mai recitato prima.

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