Un Benigni da Nobel

Everything about Roberto Benigni
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    October 25th, 2009SilviaPittRiconoscimenti, Roberto Benigni, Video

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    October 23rd, 2009SilviaPittDante, Divina Commedia, Firenze, Roberto Benigni

    L’attore in visita privata al carcere di Firenze ospite dei reclusi che studiano Dante. E insieme discutono di redenzione

    Firenze, 23 ottobre 2009 - Il quinto canto del Purgatorio, come metafora del cammino di redenzione. Come incoraggiamento per chi nella vita ha commesso un errore, ma ha una possibilità per riscattarsi. Non riuscivano a credere ai loro occhi, ieri pomeriggio, i detenuti del carcere fiorentino di Sollicciano. A recitare Dante, a narrare in versi la triste storia di Pia dei Tolomei, c’era Roberto Benigni in carne e ossa. Benigni ha risposto a una lettera d’invito dei detenuti del carcere fiorentino che stavano studiando Dante attraverso i dvd delle sue serate.
    Si sono talmente appassionati al sommo poeta recitato dal comico di Vergaio che, insieme al loro insegnante, hanno tentato l’impossibile: chiedere all’artista di varcare la porta del carcere per un incontro. Dopo qualche tempo è arrivata la risposta, Roberto Benigni aveva accettato; l’appuntamento, da svolgersi nel massimo riserbo quasi da visita ‘privata’, era per ieri pomeriggio alle 14. E puntuale è arrivato, a bordo di un’auto, con la quale ha raggiunto il cortile del carcere senza affrontare il blocco della portineria.

    Una volta entrato, Benigni è stato accompagnato nel teatro del carcere, dove lo aspettavano gli insegnanti dei corsi d’istruzione, i vertici della casa circondariale e circa 200 detenuti. Un incontro informale, ma di quelli che lasciano il segno. E non sono mancate le battute, quelle al fulmicotone, che hanno scatenato applausi a scena aperta e risate. Curioso il siparietto con un detenuto che ha avvicinato Benigni: “Dopo aver trafficato hashish per tutta la vita - gli ha raccontato - ho scoperto la scrittura, e sto lavorando su una sceneggiatura: Pinocchio al femminile? Che ne pensi?”. “Vorrà dire - ha risposto il comico - che la chiameremo Pinocchia”.
    Tante le domande anche sul rapporto di amicizia con Massimo Troisi e sul clima speciale che si era creato durante le riprese del film ‘Non ci resta che piangere’. Alla fine sono state due ore di poesia e sorrisi, di battute, ma anche di confronto tra l’artista e uomini che sono alla ricerca di un’opportunità per ritrovare se stessi.

    L’incontro si è svolto in forma assolutamente privata, lontano da taccuini e telecamere. Ma non si è trattato in assoluto di una ‘prima volta’. Nel 2007 Roberto Benigni concesse due repliche speciali al suo spettacolo ‘TuttoDante’. Su richiesta dell’allora sottosegretario alla giustizia, Luigi Manconi, si recò nel carcere milanese di Opera e in quello di Sulmona. In quel caso recitò canti dell’Inferno dantesco tra i detenuti, alternandoli come ieri alle battute che servivano non tanto per sdrammatizzare, quanto per mantenere alta la concentrazione.
    Perché è chiaro che, ieri come due anni fa, si tratta di un pubblico speciale: persone che devono fare i conti con il dolore provocato a se stessi e agli altri, in attesa di una parola di consolazione, della rassicurazione che si può uscire dal buio. E niente di meglio della Divina Commedia, opera potente che fa commuovere e che racconta in modo sempre attuale la parabola dell’uomo, dei suoi sentimenti più alti, ma anche delle sue debolezze.
    Dopo circa due ore, l’incontro è finito. “Ciao Roberto e grazie di tutto”. Uno spettacolo privato, ma anche un viatico per il futuro. Perché solo se si è visto l’Inferno, si può pensare di conquistare il Paradiso.

    di Fabrizio Mordivucci (La Nazione)

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    January 4th, 2009SilviaPittDante, Divina Commedia, Roberto Benigni

    di Alberto Asor Rosa, Repubblica, 29 dicembre 2008

    In genere si pensa che la storia della letteratura sia un seguito di grandi uomini e di grandi opere, che ci si deve accontentare di ammirare dal di sotto e da lontano, quasi pargoli indigenti di ogni sapienza. Di certo è anche questo (e anche l’ ammirazione da lontano va praticata): ma è anche una moltitudine di minuscoli dati intellettuali e materiali, la cui paziente osservazione porta sovente a scoperte magari semplicissime nella sostanza ma estremamente rivelatrici negli effetti. Questa considerazione mi viene in mente dalla rilettura di una famosa «epistola» di Francesco Petrarca niente di meno che a Giovanni Boccaccio in merito alla produzione letteraria volgare di Dante Alighieri (bella e straordinaria questa adunanza di «spiriti magni», riuniti intorno ad un tavolo ideale, come soggetti e oggetti della conversazione, per discutere della natura e dei compiti della poesia, anzi, della Poesia). In questo testo è in gioco l’ apprezzamento, - positivo o negativo, o meno positivo, o un tantino negativo, - di un’ opera come la Commedia, pietra fondativa, architrave, dell’ intero «sistema letterario» italiano. E per quanto l’ occasione possa apparire limitativa, - in fondo una lettera originariamente privata, sia pure tra due grandi personalità, una «famigliare» fra le tante (XXI, 15), - lì è contenuta l’ essenza di una scelta di fondo, che percorre da un capo all’ altro l’intera nostra storia letteraria (forse addirittura fino ai giorni nostri, di sicuro fino all’ altro ieri), la contrapposizione, cioè, per dirla in termini molto attuali, quasi da tifo calcistico, tra i filo-danteschi e i filo-petrarchisti, tra i seguaci di una nozione della poesia ispirata all’ opera e ai precetti teorici di Dante e i seguaci di una nozione della poesia ispirata all’ opera e ai precetti teorici di Petrarca. Naturalmente, date le premesse, si potrebbe ragionare all’ infinito sulle motivazioni, molteplici e ricche, di ognuna delle due linee. Per l’ occasione fermerò l’ attenzione su di un solo punto, che però, a guardar bene, potrebbe costituire il presupposto di tutti gli altri. Boccaccio, com’ è noto, è un filiale sostenitore (ovviamente a modo suo) della linea dantesca. Però, ammiratore al tempo stesso di quel suo fratello maggiore che era Petrarca, si sforzava in tutti i modi di persuaderlo delle buone ragioni della sua ammirazione per Dante (della cui Commedia aveva inviato anni prima una preziosa copia a Petrarca stesso). Petrarca, contegnoso e, secondo me, anche un poco ipocrita, gli risponde (siamo in anni tardi, intorno al 1360) che lui apprezza e ama Dante ma non può fare a meno di constatare come il suo innegabile ingegno si sia come sporcato e rovinato a causa… A causa di cosa? A causa del fatto che Dante, nelle modalità della sua poesia, nella scelta delle sue tematiche e (soprattutto) nell’ uso di una determinata lingua, ha pensato fosse giusto stabilire un rapporto, - un rapporto stretto e per lui molto fecondo, - fra il proprio ruolo di poeta e un pubblico vasto, nel quale avrebbe inevitabilmente assunto un ruolo, superiore a qualsiasi classica misura, l’ elemento popolare. Le parole di Petrarca sono di un’ inequivocabile durezza. Egli respinge con sdegno l’ insinuazione che potesse «invidiare» Dante per la fama da questi rapidamente acquisita. Come avrebbe potuto invidiarlo, - scrive il poeta classicheggiante e precocemente umanista, - se ad ammirare Dante, con «applauso e strepito sgraziato», si erano distinti in prima fila personaggi come «i tintori», «gli osti», «i lanaioli», ossia i rappresentanti tipici del popolino fiorentino, che fin dalla prima circolazione della Commedia ne avevano imparato i versi a memoria e li salmodiavano o cantavano (testimonianze coeve ce lo confermano) persino in bottega, nell’ esercizio delle loro attività artigianali? Non aver scansato in tutti i modi, - come Petrarca dichiara di aver voluto fare accuratamente per sé e per la propria opera, - questa vera e propria contaminazione fra la propria poesia e quel pubblico indegno aveva provocato come altra intollerabile conseguenza negativa che il suo stile, - lo stile di Dante, volentieri piegato dal suo autore a tale contaminazione, - risultasse «insozzato e coperto di sputo dalle balbettanti lingue di costoro». Comincia da qui, con la sorprendente chiarezza di cui solo un intelletto come quello di Francesco Petrarca poteva esser capace, il lungo percorso del padre Dante nella storia della letteratura italiana successiva. Mi rendo conto, naturalmente, di schematizzare oltre misura. E però non sarebbe difficile dimostrare che la fortuna di Dante, e in modo particolare della sua poesia (che per scelta sua fu, non dimentichiamolo, quasi tutta volgare), s’alza o s’abbassa, in taluni momenti fin quasi a scomparire, a seconda che i letterati italiani di questo o quel periodo si siano posti oppure no il problema di venire incontro alle aspettative, non solo dei membri della loro medesima corporazione, ma a quelle dei «tintori», degli «osti» e dei «lanaioli» dei loro tempi (con il che, com’ è ovvio, intendo riferirmi a quelle situazioni sociali, professionali e intellettuali, che di volta in volta sfuggissero ai modelli precedenti del «sistema»). A questo possibile diagramma storico della nostra letteratura, che vede la presenza maggiore o minore di Dante come il visibile segnale d’una condizione più aperta e rinnovatrice della ricerca, andrebbe accompagnata la parallela ricostruzione della fortuna di Dante direttamente presso le classi popolari italiane, fino ad un periodo a noi assai vicino. «Dire» Dante ha sempre significato a quel livello un’affermazione d’ identità, che in quelle parole, in quei versi e in quella lingua «si riconosceva» (né può risultare una diminuzione per la Commedia dantesca il fatto che le si affiancassero nella memoria popolare opere come il Guerrin Meschino o la Gerusalemme liberata). È quello che, con la geniale inventività che lo contraddistingue, ha fatto e continua a fare Roberto Benigni, parente stretto di quei popolani toscani che al Petrarca davano tanto fastidio. Mi preme rilevare che tutto ciò è tutt’ altro che casuale. L’ origine ne va cercata infatti nelle scelte stesse di Dante, anche quelle di maggior rilievo e sofisticazione intellettuale. E si può esser sicuri che Dante, se avesse potuto, non si sarebbe lamentato, come Petrarca, d’ esser detto o cantato dalle «lingue balbettanti» degli incolti.

    ———————————————————————–


    Repubblica ha aperto un canale multimediale dedicato all’uscita dei DVD di TuttoDante.

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    December 29th, 2008SilviaPittDante, Divina Commedia, Roberto Benigni, TuttoDante

    Con il titolo “Roberto Benigni, Tutto Dante” arriva in edicola la nuova iniziativa editoriale di Repubblica e Espresso. A partire da oggi, lunedì 29 dicembre, saranno distribuiti, a 9,90 euro oltre al prezzo del giornale, i dvd con le letture della ‘Divina Commedia’, tratte dalle registrazioni degli spettacoli di Roberto Benigni, che è stato in tour nelle piazze italiane dal novembre 2006 al settembre 2007.
    Si tratta di 14 dvd che ripropongono gli straordinari spettacoli teatrali di Benigni e tutta la grandezza della Divina Commedia di Dante Alighieri. A ogni dischetto è affiancato un libretto in cui si riproduce integralmente il canto “letto” dall’attore, oltre a pagine riempite da materiale iconografico con incisioni e quadri sul tema (da Doré a Blake, a Gabriel Rossetti), approfondimenti e presentazioni storiche dei personaggi via via citati (da Farinata degli Uberti a Ciacco, al Conte Ugolino).
    TuttoDante è principalmente uno strepitoso show, un successo dovuto alla straripante personalità di Benigni, capace di rendere appetibile un prodotto coltissimo al più vasto pubblico.

    Si parte con il primo canto dell’Inferno, a Firenze, in piazza Santa Croce, la più popolare delle piazze fiorentine. Benigni, sotto la statua di Dante, che lo guarda severo, affronta un pubblico che mostra un entusiasmo da stadio.
    Oltre alle parole di Dante, c’è lo spettacolo di Benigni stesso, che spiega la ‘Divina Commedia’ parlando anche dell’attualità. Il secondo dvd sarà in uscita il 7 gennaio, e le uscite successive sono in programma ogni mercoledì.

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    December 17th, 2008SilviaPittDante, Divina Commedia, Libri, Roberto Benigni

    Lo staff di UnBenigniDaNobel.it per i regali di Natale ai vostri amici e parenti, vi consiglia di acquistare il libro Il Mio Dante” di Roberto Benigni (Einaudi Stile Libero, 16 Euro).

    Dedicato a chi ha litigato con Dante sui banchi di scuola ma ha sempre conservato nel cuore la nostalgia per la musica di quelle terzine che, fluide, scorrevano via in modo ipnotico.

    Dedicato a chi si interroga su cosa sia la poesia e cosa la faccia sopravvivere e come possa un verso composto secoli fa parlare ancora al cuore dell’uomo di oggi con sconcertante attualità.

    Dedicato a chi si è sempre chiesto come finisca quel viaggio cominciato “nel mezzo del cammin di nostra vita”…

    Il nostro più amato e popolare attore comico legge e commenta il più grande poeta della letteratura italiana. Uno dei pochi casi in cui cultura popolare e cultura alta possono trovare un punto di incontro per avvicinare il nostro massimo poeta ai lettori comuni e più giovani. Benigni parla con la precisione dello studioso e con l’entusiasmo allegro di un cantastorie: parla di sibilanti sorde e sonore, di partiture toniche, di assonanze, di figure retoriche e di accenti. Ma anche della Bellezza e dell’Amore, di Politica e di Religione, di Dio e del Peccato.

    Una bella ed intrigante prefazione di Umberto Eco precede le pagine che sono state tratte dalle lezioni dantesche tenute dal celebre comico nelle piazze italiane. Chi ha avuto la fortuna di ascoltarlo dal vivo, per esempio a Firenze, o lo ha seguito in televisione, avrà colto nella passionalità tutta toscana di Benigni un valore aggiunto, che fa sì che secoli di letture critiche, studi approfonditi, analisi strutturaliste o psicanalitiche non abbiano saputo raccontare la Commedia con l’immediatezza e la modernità che gli ha saputo conferire l’attore.

    Nelle pagine del libro si ritrovano la sua profonda cultura letteraria, l’ampiezza della sua visione politica del tempo di Dante e del nostro, la competenza linguistica e filologica. La tradizione toscana che imponeva di imparare Dante a memoria e di recitarlo ad alta voce, magari durante il lavoro, aveva contagiato anche la famiglia Benigni: ecco allora Roberto bambino innamorato dei personaggi della Commedia, della terzina, del suono delle parole, del ritmo impagabile del poema. Tutto questo ci viene riproposto con l’entusiasmo anche fisico che hanno fatto del personaggio Benigni un beniamino del pubblico che sempre più numeroso accoglie il canto di Paolo e Francesca, quello di Ulisse o ancora la tragedia di Farinata o del Conte Ugolino con la gioia e gli applausi calorosi che si riservano oggi per lo più a star musicali o del cinema.

    Alla fine del volume sono riportati i canti della Commedia che Benigni ha commentato: a rileggerli sembra di sentire la sua voce, la cadenza toscana e la dinamicità fisica e psicologica di un lettore impareggiabile che è riuscito a far amare Dante anche a chi non lo aveva mai incontrato.

    Recensione a cura di Elisabetta Bolondi

    *Collabora con noi: Hai letto “Il Mio Dante” e vuoi scrivere la tua recensione? Inviala a: Pubblicheremo le migliori recensioni su queste pagine! ;-)

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    February 13th, 2008SilviaPittDante, Divina Commedia, Firenze, Roberto Benigni, TuttoDante

     

    Questa sera alle 21.30 in prima serata su Rai Uno andrà in onda L’Ultimo dell’Inferno, puntata finale di TuttoDante dedicata al 33° Canto dell’Inferno. 

    « La bocca sollevò dal fiero pasto
    quel peccator, forbendola a’ capelli
    del capo ch’elli avea di retro guasto.
    »
    (vv. 1-3)

     

     ”E’ stato un lavoro meraviglioso, fatto con grande amore per questa città. L’accoglienza popolare mi ha avviluppato il cuore e l’anima. Un regalo che mi ha fatto Firenze”. Così Roberto Benigni, il 19 agosto 2006 durante la conferenza stampa di chiusura a Palazzo Vecchio, parlava di ‘TuttoDante‘, poche ore prima dell’ultimo spettacolo in Piazza Santa Croce. “E’ stata davvero una grande esperienza che conserverò come uno dei ricordi più dolci, popolari ed emozionanti della mia carriera“.

                         

    In conferenza stampa era intervenuto anche il sindaco di Firenze, Leonardo Domenici, entusiasta delle ‘lecturae Dantis’. “Questa è un’estate che non dimenticheremo - aveva sottolineato Domenici -. E’ stato un grande fatto culturale di massa, un eccezionale evento per la città. Firenze e i fiorentini hanno vissuto e fatto propria la lunga avventura dantesca di Roberto Benigni con semplicità, partecipazione e legittimo orgoglio. Grazie alla città e grazie a Roberto: è stato senza dubbio l’evento culturale dell’anno in Italia. Sono molto contento perché è successo quello che mi auguravo: non solo è venuto tanto pubblico da fuori, ma soprattutto con ‘TuttoDante’ la città si è riavvicinata alla sue radici, ha riscoperto il lato migliore della fiorentinità.”

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    January 10th, 2008SilviaPittFirenze, Roberto Benigni, TuttoDante

    Questa sera alle 23 su Rai Uno andrà in onda il Settimo Canto dell’Inferno

    Riporto una simpatica presentazione scritta da Simone Terreni, de L’Etrusco:

    Vi volevo ricordare che stasera alle 23 c’è il settimo dell’Inferno. Si c’è Benigni alle 23 su Rai Uno. Lo so che è tardi come ora, ma stasera alle 23 c’è Benigni che recita Dante. Magari stasera avete anche da fare ma vi volevo rammentare che stasera alle 23 c’è Benigni che recita Dante. Il settimo. Certo non è famoso come il primo o come il quinto ma stasera Benigni alle 23 su Rai Uno recita Dante. Magari avete una riunione di condominio, un appuntamento galante o una importantissima cena, ma stasera c’è Benigni su Rai Uno che recita Dante. Prima fa la parafrasi (lo spiega) e poi lo recita. Alle 23. Su Rai Uno. Non capita tutti i giorni di sentirlo e magari voi dovete vedere qualche altro programma, in chiaro o sul satellite, ma stasera c’è Benigni che recita Dante su Rai Uno. Alle 23. Non per farmi gli affari vostri ma se proprio non potete registratelo. Bisogna durare fatica nella vita e con Dante si dura fatica. Molta. Ma se c’è uno come Roberto Benigni che lo spiega cosa volete di più? E guarda caso stasera su Rai Uno c’è Benigni che recita il settimo dell’Inferno. Perché se non lo sapete stasera c’è Dante recitato da Roberto Benigni. Su Rai Uno. Non avete visto gli altri canti? Non sopportate la poesia? Quella stronza della vostra professoressa del Liceo vi ha fatto odiare Dante a suon di cattivi voti? Non importa. Stasera Dante lo recita Benigni, alle 23 su Rai Uno. Se avete un impegno disdicetelo o rimandatelo. È importante. E non so se ve l’ho già detto ma stasera su Rai Uno c’è Benigni che recita il settimo dell’Inferno. Fossi in voi non me lo perderei. Devo ripetervelo ancora? Benigni- Dante- settimo- inferno- ore 23- Rai Uno.

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    December 5th, 2007SilviaPittDante, Divina Commedia, Roberto Benigni, TuttoDante

    Roma, 5 dic (Velino) - A giudicare dall’audience c’era tanta voglia di Roberto Benigni su Rai Uno. Oltre dieci milioni d’italiani hanno sognato con lui durante la lettura del quinto dell’Inferno giovedì scorso, e altri sei milioni e mezzo hanno visto ieri il film “La tigre e la neve”. Una voglia che il direttore di Rai Uno, Fabrizio Del Noce, spera di poter cavalcare per tutto il periodo natalizio. Domani, infatti, parte il ciclo TuttoDante: tredici puntate in seconda serata – sempre sull’ammiraglia – dedicate ad altrettanti canti della Divina commedia; e Alighieri – in palinsesto anche il 25 dicembre - sarà ancora Benigni fino al 14 febbraio. Le tredici puntate – si parte dal XXXIII canto del Paradiso - saranno le registrazioni dello spettacolo TuttoDante realizzate a Firenze in Piazza Santa Croce nell’estate del 2006. Ognuna durerà circa 85 minuti e gli spot saranno banditi. Aveva dunque ragione il direttore generale della Rai, Claudio Cappon, quando a Cannes annuncio: “Benigni sarà uno dei punti di eccellenza del nostro palinsesto autunnale”. E si capisce anche perché per fargli spazio anche Bruno Vespa, storico anchorman di Porta a Porta, non abbia battuto ciglio. “Ho ceduto volentieri alcune seconde serate - ha spiegato -, tanto di cappello a uno come Benigni”. 

    Ma prevedere cotanto successo di audience (e di critica) non era poi così arduo. Benigni e la tv hanno da sempre un rapporto preferenziale. Oltre al record d’ascolti toccato il 23 dicembre 2002 con la lettura del Paradiso di Dante, che incollò su RaiUno quasi 13 milioni di telespettatori, non si contano le fortunate ospitate del comico toscano. Il 10 maggio 2001 a Il fatto di Enzo Biagi lo guardarono 7 milioni 260 mila telespettatori (30,59 per cento di share); il 9 marzo 2002 al Festival di Sanremo condotto da Pippo Baudo, la presenza di Benigni fece volare lo share al 73,34 per cento, con 19 milioni 218 mila telespettatori. Record di ascolto, poi, a Domenica In di Baudo (8 milioni 138 mila telespettatori e il 40,69 per cento di share) il 13 novembre 2006, e a Il senso della vita di Paolo Bonolis (3 milioni 206 mila telespettatori e il 22,52 per cento di share) il 21 febbraio 2006. I suoi film, poi, oltre che al cinema funzionano anche sul piccolo schermo: il 22 ottobre 2001 la prima tv dell’Oscar “La vita è bella” raccolse 16 milioni 18 mila telespettatori e il 53,67 per cento di share. A dicembre 2002 il film replicò il successo: quasi 10 milioni di telespettatori e il 33,78 per cento di share.  

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