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Con Repubblica e L’espresso arriva Dante secondo Benigni

Da lunedì 29 dicembre in edicola con i giornali i dvd con La Divina Commedia interpretata da Roberto Benigni. Che è riuscito a far tornare popolare quest’opera di altissima poesia. Rendendola contemporanea

Ogni volta che Roberto Benigni (ormai molto raramente) appare in tv, l’Auditel impazzisce. Ma nessuno si sarebbe mai aspettato gli oltre dieci milioni di telespettatori per la lettura del V canto dell’Inferno, come è avvenuto nel novembre dello scorso anno in prima serata su Rai Uno. E un successo sono stati anche gli altri appuntamenti, andati in onda dopo le 22.30. Con tanto di fax ed e-mail di ringraziamento mandati dal pubblico a Viale Mazzini e una serie di interventi entusiastici dei critici, che hanno rilevato come i gusti dei telespettatori siano spesso più raffinati ed esigenti di quanto i dirigenti della televisione immaginino.
Adesso a partire da lunedì 29 dicembre, le letture della Divina Commedia saranno riproposte nella collana «Roberto Benigni. Tutto Dante» in edicola con Repubblica e L’espresso, a 9,90 euro più il prezzo dei giornali. Quattordici dvd (il secondo sarà disponibile da mercoledì 7 gennaio e gli altri, poi, sempre di mercoledì), con tredici canti del poema (dal primo al decimo più il XXVI e il XXXIII dell’Inferno e l’ultimo del Paradiso) e un Tutto Dante Show, la registrazione dello spettacolo portato sui palchi di tutta Italia dal 23 novembre 2006 al 24 settembre 2007.
Si comincia quindi con il primo canto dell’Inferno, recitato davanti alla Basilica di Santa Croce di Firenze da un Benigni che all’inizio sussurra i versi con voce emozionata. Si incontrano la «lonza leggiera e presta molto», il leone e la lupa (le tre fiere che rappresentano la lussuria, la superbia e la cupidigia) e Virgilio, «lo mio maestro e ‘l mio autore», prime figure di una galleria di personaggi indimenticabili. Benigni, nell’introdurre i canti, racconta il «suo» Dante, spiegando perché lo ritiene un elemento essenziale della vita, «come l’acqua e come l’aria».

Ma, nel suo show, la Commedia diventa l’occasione per dare corso a un monologo fiume sulla politica e i costumi, con uno scambio continuo fra il Medioevo e l’Italia di oggi, con le guerre fra guelfi e ghibellini di fatto mai terminate e con Silvio Berlusconi che vorrebbe una riforma elettorale «alla vaticana»: si elegge un capo di Stato (lui) e lo si lascia al suo posto per tutta la vita.
Nonostante qualche critico abbia considerato troppo emozionata l’interpretazione dantesca di Benigni (Edoardo Sanguineti l’ha definita “piccolo-borghese”, mentre Vittorio Sermonti ha espresso il timore che la personalità dell’attore oscuri quella di Dante), merito indubbio dell’attore e regista, premio Oscar per La vita è bella, è quello di aver reso accessibili a chiunque i versi di Dante. Un po’ come accadeva nel ‘300, almeno stando alle parole di Franco Sacchetti, che, in Il Trecentonovelle, racconta di un fabbro e un asinaio che recitano a memoria (storpiandoli un po’) i versi del poeta.
(Marco Romani, Il Venerdì di Repubblica, 19 dicembre 2008).

All’Inferno con Benigni – Intervista esclusiva de L’espresso

di Wlodek Goldkorn – 24 dicembre 2008, L’espresso
Gli intercettati e i corrotti. Gli ignavi e i bigotti. Il grande comico toscano racconta i gironi danteschi dell’Italia di oggi. Parla della volgarità e della speranza. E spiega perché Silvio Berlusconi ci fa ridere

Faccio una premessa, anzi un preambolo, bella la parola preambolo, c’ha un bel suono. Sono anni che non faccio un’intervista a ‘L’espresso’, e siccome sono emozionato, propongo di rovesciare le parti. Intervisto io ‘L’espresso’, e chissà cosa mi raconterebbe ‘L’espresso’…

Le raconterebbe l’Italia di oggi, signor Benigni, come fa ogni settimana. Torniamo quindi all’ordine stabilito. Il pretesto per questa intervista è ‘Tutto Dante’, una serie di dvd tratti dallo spettacolo con cui ha riempito le piazze d’Italia. E allora provi a immaginarsi: Dante risorge oggi.
“Dante non risorge perché anche nella tomba è vivissimo. Anzi, per alcuni è già troppo vivo anche da morto”.

E lei lo porta in giro per il mondo.
“Infatti torno dall’estero. Ho fatto uno spettacolo al Palazzo del ghiaccio di Lugano. Tutti con peliccia, sciarpa, berretto. E io con un vestitino estivo. Sembrava l’immagine del lago di Cocito dell’Inferno dantesco. Assomigliavo a uno di quei personaggi della ‘Commedia’ che hanno commesso peccati tremendi: superbia o tradimento, e che per la pena di contrapasso stanno immersi nel ghiaccio, con il viso rivolto in su. E come per la pena di contrapasso, mi sono ammalato. Mi ha impressionato, non solo a Lugano, anche in altre città, l’entusiasmo degli italiani all’estero. Partivo dicendo: ‘In Italia ho un vantaggio: appena dico il nome di Berlusconi, tutti ridono’. Ma già a metà del nome, ecco che a Lugano o in Germania partiva un fragoroso applauso e una risata”.

È una maschera della commedia dell’arte, Silvio Berlusconi?
“Di più. Non è una maschera, è la maschera. È spettacolare. Esonda, come si usa ora dire del Tevere. È piovuto troppo Berlusconi nel mondo, e ora sta esondando. Basta dire: ‘Berl’, e scoppia una incontenibile risata. Io, poveretto dico: ‘Perché Dio’, e niente. Dico invece ‘Berlusconi’, ed ecco che va giù la sala. Perché Berlusconi promette. È un nome che promette di divertirci. Con lui tutto finisce in una gran risata. Ho visto che all’estero ridono di più che in Italia. Le cose che arrivano indirettamente sono più belle. Berlusconi gioca di rinterzo”.

Parliamo della sua comicità. Lei non porta maschera. Si presenta con la sua nuda faccia. In ‘La vita è bella’, il film che le è valso l’Oscar, lei è Benigni, non un ebreo. E il lager non è Auschwitz…
“Per ogni comico lo stile è il suo corpo, e il modo con cui si muove, il suo sguardo. Per esempio, questa scemenza che ho appena detto, se mi si potesse vedere, sarebbe un po’ più bella”.

L’Italia piace al mondo?
“Così come il nostro imperialismo militare del Ventennio è stato il più goffo e ridicolo del mondo, il nostro imperialismo culturale è stato il più lucente di tutti i tempi, e ancora brilla. Nel mondo occidentale tutto ciò che è moderno è stato inventato dagli italiani. Dai bottoni all’architettura, dal bacio alla finanza, dai pantaloni alla musica. Gli ordini angelici e il purgatorio: tutta roba italiana”.

Lei ama sottolineare le sue radici…
“Contadine. I miei genitori erano parte della terra, la amavano e la lavoravano. Erano due zolle. E io ne vado orgoglioso”.

I ricchi considerano i poveri volgari.
“È questa una considerazione volgare. Cristo ha dato un nome ai poveri: il suo”.

È in grado di definire la volgarità?
“Volgarità è andare a toccare e stuzzicare le nostre parti più basse per ottenere un facile consenso, un immediato guadagno, un’indebita popolarità. A volte si cede. Basta un momento di debolezza. Chissà se anch’io non ci sono caduto qualche volta”.

La tv è volgare?
“A volte le cose sono così plateali che spero che si arrivi all’assuefazione”.

Naturalmente non fa i nomi…
“Farli sarebbe volgare davvero”.

E allora torniamo al sublime. Dante parla di corpi, di escrementi, di sangue. Oggi è possibile farlo con altrettanta eleganza?
“Dante sente odori, umori, inciampa nei corpi. Usa parole come merda o puttana, perché è convinto che tutto è degno di essere salvato. La poesia può essere fatta con qualsiasi parola. La poesia è corpo, ritmo, finzione, passione. Ogni parola nella ‘Commedia’ corrisponde a un’emozione. Ed è una lezione di libertà”.

Perché?
“Quando siamo in preda alle passioni, siamo liberi, perché nessuno ci può controllare. Dante muore nel primo cerchio perché altrimenti sarebbe rimasto lì, tra i lussoriosi, i due avvinghiati per l’eternità. L’inferno si ferma davanti alle passioni, omaggia l’amore terrestre”.

Cosa è successo allora alla lingua italiana? A sentire le intercettazioni ci sono poche passioni e molta volgarità. Nel suo spettacolo c’è un pezzo molto applaudito…
“‘Aho, Qui ce ne sono due che vonno fare la televisione, ma non sanno fare un cazzo. Che je fammo fa’? Ma so’ bone? Ammazza: una sorca, una fregna. Allora io mi scopo la sorca tu ti scopi la fregna. Je fammo fare un reality, Un due tre sorca, l’Isola della fregna’. Questo dialogo è un capolavoro, un vero girone infernale degli intercettati. Neanche Dante saprebbe scrivere un dialogo così”.

Berlusconi in quale girone lo metterebbe?
“Un girone ad personam. Fatto con una legge solo per lui. Confesso, tempo fa volevo fare uno spettacolo in cui Dante mi avrebbe guidato all’inferno. A pensarci bene, a Berlusconi potrei fargli fare il giro di tutti quanti: dei lussuriosi, dei barattieri, dei simoniaci, dei bugiardoni, dei bischeroni. Sta bene dappertutto. È un protagonista”.

Perché non ha fatto quello spettacolo?
“Perché sarebbe cabaret. Preferisco la ‘Commedia’”.

Nel girone degli ignavi chi metterebbe?
“Quel girone sarebbe pieno. L’ignavia è il più grave dei peccati. Gli ignavi sono rifiutati perfino dal demonio. Satana non li vuole perché i dannati, gli assassini direbbero ‘io sono meglio di loro’. Quando vediamo gli orrori alla tv, il vero orrore è la nostra indolenza”.

Molti politici italiani peccano di ignavia. Anche quelli di sinistra.
“Certo. Ignavi sono anche coloro che salgono sul carro del vincitore, quelli che aspettano di agire per vedere come vanno le cose. Essere ignavi vuole dire vivere senza Dio, perché una volta scelta la strada dell’ignavia, il Dio che è dentro ciascuno di noi non ci guarderà mai più negli occhi. La pena del contrapasso per gli ignavi non a caso è seguire nudi un vessillo stracciato ed essere pungolati dalla mosche. Perché nella vita, loro non sono stati pungolati da niente. Non hanno vissuto”.

Lei spesso dissacra il potere.
“Una volta era facile. Oggi s’è dissacrato da solo. Un comico serio deve proteggere i cittadini da chi li governa. È il suo lavoro”.

E quando prese Enrico Berlinguer in braccio?
“Volevo sentire il suo corpo. L’ho visto fragile. Volevo far vedere la sua leggerezza in una maniera fisica. Eravamo abituati che il segretario del Partito comunista fosse un padre. Io l’ho voluto ricondurre alla condizione di un bambino”.

Oggi i capi dei partiti come sono?
“È cambiato tutto. Si è persa una parte, ma si è guadagnato da un’altra. Le nuove generazioni sono meglio. I giovani sono più belli, più colti, più sensibili”.

In giro si sente nostalgia di Berlinguer.
“Quando pensiamo al passato, cancelliamo le parti brutte e teniamo in mente solo quelle belle. Ma è un errore. Bisogna guardare in avanti. Dobbiamo vedere il bello di fronte a noi. Altrimenti che vita sarebbe?”.

Walter Veltroni è meglio di Berlinguer?
“Berlinguer andava bene. Adesso c’è Veltroni e va bene Veltroni. Non si può mica rifare Berlinguer. E come se io volessi rifare Chaplin”.

Perché in Italia spesso i comici fanno i politici e i politici i comici?
“Qui entriamo nella distinzione tra comicità e satira. La satira è mirata. È ad personam. Io preferisco la comicità che parla a tutti e prende di mira tutti”.

Lei soffre per lo stato della libertà in Italia?
“Possiamo dire tutto. Io posso dire che Berlusconi fa schifo. Poi magari mi mettono in galera e chiudono ‘L’espresso’. Però l’abbiamo detto. Ma io non l’ho detto. È ‘L’espresso’ che lo ha scritto. Sono stato frainteso”.

Visto che siamo liberi. Cosa le viene in mente quando sente la parola Brunetta?
“Mi fa schiantare dal ridere. Quando lo vedo in tv, mi viene la voglia di entrarci dentro e mettermi accanto. È una maschera, per come esprime i concetti, non per l’aspetto fisico. È un testo teatrale”.

Mariastella Gelmini?
“È impegnata in una lotta impari. Le facce dei ragazzi sono sacre. Non si può non stare coi ragazzi. Diceva Mark Twain: ‘Non ho mai permesso alla scuola di interferire con la mia istruzione’”.

Giulio Tremonti?
“Un’immagine, nitida. Non uno da mandare all’inferno”.

Lei dice che Dante scrive perché Dio esista e non perché Dio esiste. Il poeta crea il mondo?
“Sì. E la ‘Commedia’ è il poema dell’incredibile, è audace e moderna. C’è dentro il bipolarismo, il trasformismo. Ah, che bella pena sarebbe quella dei trasformisti, Dante cambierebbe in continuazione quel che appare loro davanti. E quanto sarebbe pieno il girone dei corruttori. Ma niente nomi. Dante l’hanno mandato in esilio perché odiava i trasformisti e gli stolti. Poteva dare un bacio a un lebbroso, non avrebbe mai stretto la mano a un imbecille”.

Ci sarebbe il girone dei bigotti?
“Sì. Di coloro che prostituiscono il sacro”.

A chi stringerebe Dante la mano a Montecitorio?
“Il parlamento racchiude il 10 per cento del peggio, l’80 per cento di mediocrità. E il 10 per cento del meglio. A quel 10 per cento stringerebbe la mano”.

Ultima domanda. Lei va in giro con la ‘Commedia’ in tutta l’Europa, in America, nei Paesi arabi. Perché Dante è così universale?
“Perché si è occupato di quella cosa di cui non si occupa più nessuno: la vita, il mistero, il perché siamo qua. I fatti del mondo non sono la fine della questione. Oggi è tutto desacralizzato, ma appena entro nell’aldilà si sente una nostalgia, una rimembranza profonda, di un paradiso terrestre. Noi viviamo la notte di Giacobbe perenne. Lottiamo con Dio, e come Giacobbe ne usciamo feriti, toccati. Non si può sfuggire alla ‘Commedia’ come non si può sfuggire alla propria coscienza. È come chinarsi sull’abisso. E quando guardi l’abisso l’abisso guarda te”.


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*Benigni ‘casts’ Berlusconi in Dante’s Inferno : …”Last year Dante Alighieri scholars were impressed by his unorthodox approach to the masterpiece, praising the Tuscan comic’s grasp of the symbolism and references in the chosen sections of the Divine Comedy, which is the most lauded work of Italian literature.

Un anno da… Il Quinto dell’Inferno

Il 29 novembre 2007 andava in onda in diretta su Rai Uno, Il Quinto dell’Inferno, one-man show scrittto e interpretato da Roberto Benigni sul modello degli spettacoli live di TuttoDante.

Noi di UnBenignidaNobel.it abbiamo avuto l’onore di essere presenti tra gli ospiti nello studio di Papigno (Terni) e di assistere in diretta allo spettacolo.

Il Quinto dell’Inferno fu un incredibile successo per la tv italiana, con una media di oltre 10 milioni di spettatori, e picchi di oltre 12 milioni (la straordinaria interpretazione di Benigni nella lettura e spiegazione dei passi de La Divina Commedia spinsero la giuria de L’Oscar Tv a premiare la trasmissione come “Evento Televisivo dell’anno“).

E’ possibile acquistare il dvd de Il Quinto dell’Inferno, uscito nella primavera 2008 all’interno dell’ultimo cofanetto della serie di dvd di TuttoDante della Cecchi Gori Home Video.

*Cliccate qui per leggere tutti gli articoli su Il Quinto dell’Inferno archiviati nel novembre 2007.

*Cliccate qui per vedere la nostra PhotoGallery su Flickr dedicata a Il Quinto dell’Inferno.

Caro Dante, ti arrivano i diritti d’autore?

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Roberto Benigni scrive a Dante. Una lettera di ringraziamento e per avvertirlo che gli stanno arrivando i soldi dei diritti d’autore, frutto della trionfale tournèe in giro per l’Italia. E stia attento a non farseli fregare da qualche mariuolo lassù in Purgatorio. La “Lettera a Dante” è l’inedito mini-show che Benigni offre ai suoi fans nel “Tutto Dante” uscito in questi giorni in dvd. Una produzione Melampo srl, distribuita dalla General Video del pratese Marco Duradoni.
 Un’opera monumentale nel suo genere, visto che da qui al 20 giugno usciranno cinque cofanetti per un totale di quattordici dvd, degno epilogo di una tournèe che ha raccolto quasi un milione di spettatori in tutta Italia tra l’estate 2006 e il settembre 2007 e che ha raccolto successi clamorosi anche nelle tredici trasmissioni televisive (la prima serata fu seguita da quasi 11 milioni di spettatori).
Ma per l’edizione in dvd Benigni voleva dare qualcosa in più, oltre ai tredici canti dell’Inferno letti e commentati, all’ultimo canto della Divina Commedia (“L’Ultimo del Paradiso”) e a una sintesi di due ore dello spettacolo teatrale portato in giro a fianco delle letture dantesche. Così è nata questa “Lettera a Dante”, un filmato di una decina di minuti girato con la telecamera fissa che inquadra Benigni seduto a un tavolino di casa, tra una pianta e una lampada, con dei libri e un blocco di appunti davanti a sé.
Buona parte della lettera è occupata da un lungo e bellissimo elenco dei motivi della grandezza di Dante e della Commedia. Benigni li ha tratti dall’introduzione al Paradiso di Robert e Jean Hollander, due studiosi danteschi che tra pochi giorni saranno a Malta, dove Roberto Benigni riceverà una Laurea Honoris Causa. Robert Hollander è autore di una recente traduzione in inglese della Divina Commedia. E’ a lui («Ciao Bob…») che Benigni si rivolge per telefono all’inizio del video per avere l’indirizzo preciso di Dante: «All’attenzione del signor Durante Alighieri, detto Dante, Santa Montagna del Purgatorio, Prima cornice, Superbi».

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Sull’edizione in dvd di “Tutto Dante” c’è anche l’interesse del Ministero della Pubblica istruzione che vorrebbe utilizzare questo strumento per promuovere Dante e la letteratura nelle scuole.
Intanto Benigni, oltre a pensare al nuovo film, sta valutando come riprendere la tournèe fuori dai confini italiani, per rispondere ai tanti inviti ricevuti in questi mesi da varie parti del mondo, compresa un’affascinante ipotesi Broadway.
E l’avventura dantesca potrebbe non essere finita qui. Duradoni, patron della General Video, non esclude e anzi si augura che Benigni possa proseguire la sua esplorazione della Divina Commedia con altri canti. Magari solo in dvd.

Paolo Toccafondi, il Tirreno (29 marzo 2008)

Lettera a Dante di Roberto Benigni

Vi presentiamo alcuni estratti della lettera che Roberto Benigni ha scritto a Dante.
La Lettera a Dante è stata presentata per la prima volta il 27 ottobre 2007 a Roma nell’ambito della cerimonia per il conferimento del Premio Le Cattedrali Letterarie Europee, e costituisce la prefazione a “The Divine Comedy”, edizioni Valdonega, di Robert e Jean Hollander. Inoltre è presentata in un video inedito di 15 minuti allegato al primo cofanetto dei Dvd di TuttoDante.

“Caro Dante,

prima di tutto spero che tu stia bene, che il macigno non ti pesi troppo e ti auguro di sentire il Gloria in excelsis Deo il più presto possibile. E anche ti voglio ringraziare perché con la tua Divina Commedia mi hai fatto innamorare della poesia, che è la cosa più bella del mondo. Mi hai fatto sentire il bene e il male, mi hai fatto andare a letto impaurito, mi hai fatto venire da piangere, mi hai portato con te dappertutto, sull’Oceano Atlantico, in Lunigiana, a Gerusalemme, a Monterriggioni. Mi hai fatto morire dal ridere, anche se hai scritto in una lingua difficilissima, misteriosa e incomprensibile, che per capirla, pensa, me la sono dovuta far spiegare dai miei nonni analfabeti.

Sei entrato nella mia vita di corsa, Dante, con un’allegria e una potenza strepitose, come quando ho conosciuto le albicocche. Ecco, per me Dante, tu fai parte della natura, come le albicocche, il sole, l’erba. E quando mi chiedono se sei moderno, è come se mi chiedessero se è moderna l’erba. Dopo un po’ che ti leggevo ho fatto un salto sulla sedia per davvero. Mi sono accorto che non ero io che leggevo te, eri tu che leggevi me come nessun altro mi aveva mai letto, con parole antiche e commoventi che hanno attraversato i secoli per posarsi sulle nostre labbra.

Mi hai fatto provare quella sensazione tremenda che come me nel mondo ci sono solo io e che però ero uguale a te. E che io e te eravamo uguali a tutti. Ogni cosa che avevo sempre sentito fin da quando ero nato, tu gli hai dato una forma memorabile. Quanto t’ho voluto bene, Dante.
 Entravo nel tuo libro come si entra in farmacia: leggevo due o tre terzine a voce alta e ammazzavo tutti i virus…

Però ora Dante ti scrivo per motivi tecnico-amministrativi e soprattutto finanziari. E per un dubbio. Ora, non so se in Purgatorio ti sono arrivate notizie. Io sto facendo una tournée in Italia e all’estero prodotta dalla mia società Melampo srl, lo spettacolo si chiama proprio “Tutto Dante”, pensa un po’ (più chiaro di così…). E ogni mattina il mio amministratore, il signor Mario Fucci, che è una persona molto onesta, discendente di un’antichissima famiglia pistoiese, persone onestissime, va all’ufficio della Siae per versarti i diritti che ti spettano, circa il 30% dell’incasso. Ora il dubbio è questo: ma questi soldi, Dante, ti arrivano o no? Te lo dico perché è una bella somma. Ti informo che a tutt’oggi lo spettacolo ha fatto quasi 800.000 spettatori solo in Italia. Ti dovrebbero essere già arrivati, secondo i calcoli di Mario Fucci, 4.725.302 euro, liquidi. Sarai il più ricco del Purgatorio. E solo per questo spettacolo. Tra l’altro, se ti sono arrivati, guarda dietro la moneta da due euro: avrai una sorpresa… Come chi è… Ma non ti sei riconosciuto? Sei te! Sei stato anche sulle 10.000 lire… Tra l’altro, anche per questo: ma te li pagano i diritti, ti mandano le royalties? (…)

….Dicono che la “Divina Commedia” sia l’opera più ardita dell’ingegno umano, che il suo insegnamento è così profondo che può essere disceso nel pensiero umano solo per rivelazione, e che per la prima volta, nella storia del mondo, ci hai fatto esplorare la remota regione dell’Eterno, “fisicamente, corporalmente” …
Con la Divina Commedia ci hai fatto capire…:

che Dio ha bisogno degli uomini;
che ogni volta che l’uomo fa del male, Dio trattiene il respiro;
che non c’è male che non possa essere consolato;
che ognuno di noi è qui per completare e complicare l’affresco;
che la poesia è canto e racconto;
che le donne sono l’apice della creazione, la rugiada dell’altissimo;
che ti sei occupato di questo strano dono che abbiamo avuto in sorte: la vita;
che, dopo averti letto, non si guardano più le persone con distrazione ma come scrigni di un mistero, depositari di un destino immenso;
che l’arte si deve interessare alla vita;
che la vita è molto di più di quanto possiamo capire, per questo resiste;
che nessuno è troppo strano per essere capito;
che ognuno di noi è unico, e fa la differenza;
che si può parlare degli altri quando parliamo di noi;
che cosa ci rende felici;
che cosa amiamo e odiamo davvero;
che noi tutti siamo qui per il sì di una donna;
che siamo in crisi del duro desiderio di durare;
che ci hai reso possibile vivere in un mondo più grande;
che ci hai reso il mondo meno estraneo e nemico;
che ogni persona è l’eroe della propria storia, anche se i suoi giorni o le sue notti non appaiono eccezionali a nessuno;
che i fatti del mondo non sono la fine della questione;
che in poesia si usa lo stesso amore e lo stesso numero di parole per descrivere gli ordini angelici e il gesto di un sarto che con poca luce introduce il filo nella cruna di un ago;
che si può dare del tu all’ignoto;
che il paradiso è colmo dell’accecante bellezza del verbo essere;
che la vita è destino e viaggio, conoscenza e amore;
che qualcuno non distoglie mai lo sguardo da noi, perchè ci ama;
che la bellezza nasce terribilmente;
che l’arte è un dono…….”

Roberto Benigni

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