Un Benigni da Nobel
Everything about Roberto Benigni-
April 22nd, 2009Claudio Abbado, Roberto Benigni
MELAMPO CINEMATOGRAFICA e ORCHESTRA MOZART presentano PIERINO E IL LUPO
Favola musicale di Sergej Prokofiev
Eseguita dall’Orchestra Mozart
diretta da Claudio Abbado
e interpretata da Roberto BenigniDopo la storica edizione del 1990, Claudio Abbado e Roberto Benigni tornano insieme per interpretare il Pierino e il Lupo di Prokofiev: pagina divenuta emblema di come la musica possa esser “spiegata” ai ragazzi.
I personaggi della celebre favola in musica sono affidati ai solisti dell’Orchestra Mozart, fra cui Jacques Zoon (flauto), Alessandro Carbonare (clarinetto), Alessio Allegrini (primo corno), Viktor Aviat (oboe) e Guillhaume Santana (fagotto). Presenti le grandi prime parti della “Mozart” Giuliano Carmignola (violino), Wolfram Christ (viola), Walter Vestidello (violoncello) e Reinhold Friedrich (tromba).
Il Dvd di “Pierino e il Lupo” è distribuito in Dvd da Cecchi Gori Home Video, dal 21 aprile.
Scheda Tecnica
Video: 1,85:1 letterbox
Audio: DD 2.0 in italiano
Regia: Stefanio Vicario
Anno: 2008
Lorenza Borrani, violinista dell’Orchestra Mozart nata a Firenze nel 1983, durante il concerto di “Pierino e il lupo” è stata coinvolta in un simpatico “valzer” con Roberto Benigni. Abbiamo contattato Lorenza per chiederle di raccontarci la sua esperienza.
Ciao Lorenza, sappiamo che sei stata protagonista insieme a Roberto Benigni di un momento “particolare” del concerto. Puoi raccontarci come è nata l’idea del “Valzer”?
«In realtà “siamo stati coinvolti” perchè l’idea è partita da Abbado durante una prova che l’orchestra ha fatto prima dell’arrivo di Roberto. Mentre ancora stavamo suonando si è rivolto a me con il suo sorriso e gli occhi brillanti chiedendomi se avrei accettato di ballare un walzer (suonando) se Benigni mi avesse invitata. Io, ancora suonando, ho risposto “assolutamente sì” senza il minimo dubbio di farlo nonostante la certezza assoluta di non essere minimamente in grado. Infatti io sono un disastro a ballare! Mi vergogno, non mi riesce…ma poi, come in tutte le cose create da Abbado e Roberto, tutto ha magicamente funzionato! Il mio sogno era sempre stato, fin dai tempi del liceo, di suonare Bach mentre Benigni leggeva Dante anche solo nel salotto di casa sua, ma mai mi sarei aspettata di ritrovarmi in una situazione del genere, tra le più divertenti che mi sian mai capitate.»
Di seguito pubblichiamo un articolo scritto da Daniele Navacchia, che racchiude perfettamente l’essenza del concerto del 25 ottobre 2008.
“IL GIULLARE E IL GIARDINIERE”
Così diversi il comico toscano e il direttore d’orchestra milanese. Diciotto anni fa a Ferrara fu un colpo di fulmine intellettuale ed umano e Pierino e il lupo di Prokofiev fu la dimostrazione che la grande musica deve essere disciplina ma può anche essere spontaneità ed ironia. E così fu anche un successo discografico. Sabato scorso al “Paladozza” di Bologna si è rinnovato questo incontro davanti ad un pubblico di quattromila persone. Da allora diciotto anni di rispetto e di amicizia, ma anche di grandi trasformazioni. Roberto Benigni, giullare scomodo ed esuberante, diventa regista cinematografico di fama mondiale, vince l’Oscar, ma si impegna anche come divulgatore di Dante e della cultura italiana nelle Università e nelle Piazze. A Claudio Abbado invece non basta essere il direttore dei Berliner Philharmoniker; conosce la malattia, la vince grazie alla volontà, alla disciplina e alla musica, capisce in anticipo la crisi delle grandi orchestre e raccoglie intorno a sé musicisti straordinari ed amici. E così, oltre alle piante nel giardino della sua casa in Sardegna, Abbado “coltiva” orchestre come la Mahler Chamber, la Lucerne Festival e l’Orchestra Mozart, ed il suo modo di dirigere cambia, diventa più asciutto, ma anche più interiore, si direbbe pervaso di un laico misticismo.
Quando, Sabato scorso, il giullare e il giardiniere sono saliti sul palco del “Paladozza” l’avvenimento non ha avuto nemmeno per un istante il sapore della replica di un successo passato, ma di un incontro tra due uomini di cultura che fanno dell’ironia - ciascuno a suo modo - una delle loro risorse vitali più preziose. Il giardiniere, mentre sale sul palco, inciampa, cade, si rialza. Sorride. Attacca la Marcia in SI bemolle di Prokofiev che diventa la sigla d’ingresso del giullare. Colpito il giorno prima dalla perdita del cognato, sprigiona ugualmente una carica umana travolgente che coinvolge il pubblico e non può lasciare indifferenti neppure i detrattori più accaniti. Ma prima di raccontare Pierino e il lupo, seguendo alla lettera (o quasi) Prokofiev, Benigni racconta della musica, della sua potenza taumaturgica - “è come una farmacia”, dice - ma soprattutto ci ricorda che l’abbiamo inventata noi uomini, perché in natura non esisteva. Si tratta di un messaggio preciso che ci ricorda, in sostanza, la forza demiurgica di cui siamo capaci, una forza “divina”, la stessa per la quale proprio l’amato Dante, nel momento della visione dell’immagine di Dio vede in realtà, con geniale intuizione, il suo stesso volto.
Fare la musica, ma anche imparare ad ascoltarla, coltivarla dentro di noi con amore e ironia ed aiutare gli altri a conoscerla ci rende creativi e creatori. E’ questo il messaggio che l’altra sera ci hanno voluto dare il giullare e il giardiniere. Un messaggio di grande valore morale e intellettuale ma anche politico, naturalmente.

Ed un messaggio politico assai significativo era sotteso anche alla seconda parte del programma. Abbado ha colto questa occasione per realizzare ancora una volta un progetto apparentemente impossibile. Il Te Deum di Hector Berlioz, prevede infatti un organico sterminato ed è già di per sé un’opera quasi irrealizzabile: un orchestra smisurata, un organo liturgico, un tenore, due cori composti da non meno di 200 elementi ciascuno ed un terzo coro di voci bianche composto da 600 bambini. In origine doveva essere parte di una grande opera sinfonico-corale dedicata a Napoleone Buonaparte che però non fu mai completata. Benché si tratti di una preghiera, Berlioz tratta il testo liturgico - che peraltro modifica in alcune parti - in modo assai personale con momenti di alta drammaticità, ma soprattutto con enfasi celebrativa tutta francese che Abbado piega alla sua sensibilità pervadendola di suggestivi echi mahleriani. In definitiva si tratta di un’opera “politica”, e non c’è dunque da stupirsi che il nostro giardiniere l’abbia scelta per un progetto di grande significato sociale e divulgativo: ricordare a tutti l’importanza dell’insegnamento della musica nelle scuole ed alimentare nello stesso tempo l’interesse verso la musica da parte delle giovani generazioni: “è importante “ascoltare” - spiega Abbado in un’intervista - ascoltare la musica ma anche le persone fa bene all’anima e alla comprensione tra gli uomini. Bisogna imparare a farlo bene ascoltando molto. La musica, grazie alle emozioni che suscita, può essere una vera terapia”.
In un momento così difficile per la cultura e per l’istruzione nel nostro paese, sempre più stritolato dai media che impongono modelli di vita fondati sullo spreco e sul disimpegno, il giardiniere silenzioso coltivava la sua utopia che lentamente cresceva e prendeva corpo. Riesce così a far suonare insieme ben tre orchestre: la Cherubini di Riccardo Muti, la Giovanile Italiana di Piero Farulli, e la “sua” Orchestra Mozart, e questo fatto è già di per sé un mezzo miracolo. Non basta: chiama il Coro del Teatro Comunale di Bologna ed il coro sinfonico “Giuseppe Verdi” di Milano, insieme ai 600 bambini dell’iniziativa “Un coro in ogni Scuola” sostenuta da Luigi Berlinguer, che riunisce in unica grande voce ben dodici cori provenienti dalle scuole dell’Emilia-Romagna.
Così, mentre dirigeva con gesti ampi e dolci, lo Judex Crederis che conclude il Te Deum, non abbiamo fatto fatica ad immaginare il giardiniere come se guidasse un corteo immenso e pacifico idealmente partito da Bologna, dal luogo dove quasi mille anni fa sorse la più antica Università italiana. Un corteo il cui grido ancora risuona e che testimonia la gioia di far musica e di ascoltarla.
Daniele Navacchia
Associazione culturale Orfeo nella rete
http://www.orfeonellarete.it/[ Fotografie di Marco Caselli Nirmal © TUTTI I DIRITTI RISERVATI ]
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December 26th, 2008Claudio Abbado, Roberto Benigni, VideoLa favola di Sergej Prokofiev, Pierino e il Lupo, reinterpretata dal geniaccio toscano Roberto Benigni vince la serata del 25 dicembre registrando 3.886.000 telespettatori, 18% di share (Dati Auditel tratti da TvBlog).

Raro momento di grande televisione su Raiuno la sera di Natale. Si è potuto assistere ad uno spumeggiante Roberto Benigni, in formissima, saltellare a destra e a sinistra, tra l’orchestra e le prime file della platea, a suon di musica, prima che introducesse la favola musicale di “Pierino e il Lupo”. E dopo aver omaggiato poeticamente l’uomo, l’unico in natura in grado di produrre quella magia che è la musica, ha presentato i vari personaggi della favola e gli strumenti musicali che li interpretano, concludendo con chi bada a tutti i musicisti: il maestro Abbado. E tra giochi di parole e metafore, Benigni ha dato il meglio di sé, nell’introduzione allo spettacolo.
Tags: auditel, Bologna, Claudio Abbado, concerto, musica, Natale, Orchestra Mozart, Pierino e il lupo, Prokofiev, Rai, Roberto Benigni
Un sopraffino evento nel quale il premio Oscar ha prestato non solo la sua voce, ma la sua superba ironia ed il suo eccelso intelletto, per concedersi come voce narrante della favola di Prokof’ev.
E come le cose belle, questa delizia artistica è forse durata troppo poco, volata via troppo presto. Lo spettatore sicuramente non avrà distolto lo sguardo dalle peripezie di Benigni e l’orecchio dalle note fiabesche eseguite magistralmente dall’Orchestra di Mozart. Lieto del regalo ricevuto dall’azienda verso la quale paga il canone, si sarà domandato: “Devo ogni volta attendere Natale per guardare qualcosa di interessante in tv?”.
Francesco Favia - http://cronachefrancescofavia.blogspot.com/ -
December 25th, 2008Claudio Abbado, Roberto Benigni
Appuntamento imperdibile in tv: la Rai, come è avvenuto l’anno scorso per una serata di TuttoDante, ha scelto di fare un grande regalo di Natale a tutti gli Italiani programmando un evento con Roberto Benigni per la sera del 25 dicembre.
Oggi in prima serata su Rai Uno, alle 21.10, sarà trasmesso “Pierino e il lupo” di Sergej Prokof’ev, il grande concerto che si è tenuto al PalaDozza di Bologna il 25 ottobre 2008 di fronte a una platea di oltre 4mila persone: Orchestra Mozart diretta da Claudio Abbado e voce narrante di Roberto Benigni.
Si tratta della seconda collaborazione fra i due artisti: la prima, sempre con “Pierino e il lupo”, risale al 1990 a Ferrara. I compensi della serata di Bologna sono stati devoluti in beneficenza, quello di Abbado è andato al Vidas, quello di Benigni al progetto di musicoterapia Tamino.
°Dall’articolo del Corriere della Sera:
PER SOGNARE. Benigni recita Abbado dirige. Roberto Benigni e Claudio Abbado si sono incontrati grazie a «Pierino e il Lupo» nel 1990, a Ferrara. Da allora è nata un’ amicizia e i due continuano a proporre questa favola di Sergej Prokof’ ev. Lo hanno fatto anche al Pala Dozza di Bologna il 25 ottobre scorso. Il primo a recitare, il secondo a dirigere l’ orchestra. Anzi il Maestro per l’ occasione ne ha chiamate a raccolta tre: oltre alla Mozart, l’ orchestra Cherubini di Riccardo Muti e quella giovanile di Fiesole. Più un coro di 623 bambini; 150 coristi adulti e 157 strumentisti. Tutti insieme per raccontare questa fiaba per i bambini dai 3 agli 83 anni che insegna a riconoscere le voci degli strumenti.
Cliccate qui per leggere tutti gli articoli sul concerto di Pierino e il Lupo del 25 ottobre a Bologna.
TvBlog Consiglia: Pierino e il lupo - Roberto Benigni e Claudio Abbado

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www.unbenignidanobel.it augura a tutti voi un Sereno Natale, allietato dal concerto di Roberto Benigni e Claudio Abbado.
Tags: Bologna, Claudio Abbado, concerto, Melampo, musica, Natale, Orchestra Mozart, PalaDozza, Pierino e il lupo, Rai, Roberto Benigni, tv
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October 27th, 2008Roberto Benigni
Oggi Roberto Benigni compie 56 anni: Tanti auguri di cuore, Buon Compleanno!
E parafrasando una delle frasi con cui Roberto è solito aprire i suoi spettacoli, ci viene da dire: “Questo afflato d’amore che ci hai donato, dal profondo del cuore te lo rimandiamo indietro centuplicato, che ti vogliamo bene!”
Silvia Pittoni e tutto lo staff di www.unbenignidanobel.it
*Di seguito proponiamo il servizio di Pomeriggio5
”Auguri Roberto, Re della risata“:
La solita camminata, il sorriso di sempre, l’inconfondibile espressione dolce e ironica che in un guizzo illumina il suo volto e quello del pubblico. E’ l’ultima magia di Roberto Benigni, che ha riproposto per la platea del Paladozza di Bologna uno dei suoi classici: quel Pierino e il Lupo che agli inizi degli anni ‘90 lo aveva proiettato nell’olimpo della musica alta e della cultura.
Tags: Bologna, Claudio Abbado, compleanno, Nobel, Pierino e il lupo, Roberto Benigni
Da allora il comico Toscano che oggi compie 56 anni è riuscito sempre a rimanere in un equilibrio perfetto. Capace come pochissimi artisti al mondo di mescolare il comico al drammatico, la poesia alla risata, il sublime e il profano.
L’Oscar nel ‘99 per La Vita è bella, e la candidatura al Nobel per la divulgazione della Divina Commedia non lo hanno cambiato, Roberto Benigni rimane il guitto di sempre, un simpatico e impareggiabile guastafeste che pure nelle cerimonie istituzionali riesce a creare scompiglio, a cambiare le regole del gioco. Così anche l’altra sera durante il concerto: ha strisciato tra gli strumentisti, ha finto di prendere in braccio il mitico direttore d’orchestra Claudio Abbado, ha improvvisato un ballo con una violinista, si è divertito. Alla fine un caldissimo applauso gli ha detto grazie; lui se l’è preso tutto quell’affetto, ci si è buttato dentro come un bambino, come alla sua prima emozionante esibizione. Un’ovazione che vale più di mille regali di compleanno. Tanti auguri Roberto. -
October 26th, 2008Claudio Abbado, Roberto BenigniAvvenire del 26.10.2008 - di Pierachille Dolfini
Trionfale concerto a Bologna con l’attore mattatore in «Pierino e il lupo» e il direttore alla guida di 930 musicisti nel monumentale «Te Deum» di BerliozOvazioni per i due artisti insieme dopo 18 anni nella favola di Prokof ’ev
Sarà l’emozione di una platea di quattromila persone o il timore per il ciclone che di lì a poco lo investirà. Sta di fatto che Claudio Abbado inciampa prima di salire sull’immenso palcoscenico del PalaDozza di Bologna. Un sorriso e via, mentre ancora il pubblico lo applaude al grido di «Claudio, Claudio », attacca una marcetta di Prokof’ev. Occhio di bue, la tenda blu si apre ed ecco il ciclone Roberto Benigni saltellare allegro tra gli orchestrali: ora abbraccia Abbado, ora striscia tra i leggii, salta sulle sedie, accenna un passo di valzer con una violinista, ruba la bacchetta al maestro e dirige il pubblico intento a battere le mani a ritmo di musica. «Posso raccontarvi una storia?» dice finalmente con il fiatone. Inizia così, fedele a Prokof’ev, il Pierino e il lupo di Benigni e Abbado: ieri sera unica data a 18 anni dal primo incontro dei due (stavolta compensi in beneficenza: il direttore al Vidas, l’attore al progetto di musicoterapia Tamino) avvenuto nel 1990 a Ferrara, proprio con la favola del compositore russo. «La musica è come una farmacia: ha la cura per tutte le malattie» dice con un pizzico di malinconia il comico toscano.
Un attimo e poi via, la storia entra nel vivo e Benigni, scrupoloso e attento a seguire le indicazioni di Prokof’ev, presenta i personaggi, ciascuno affidato al suono di uno strumento. Segue il volo dell’uccellino, imita il gatto e l’anatra, dà voce al nonno brontolone, mima l’incedere del lupo strisciando a terra e sporcandosi con la polvere del palco i pantaloni neri, fa smorfie su smorfie per raccontare la fatica di Pierino che cattura la belva. E affascina tutti con il suo modo unico di raccontare, tanto che i 600 bambini già seduti in scena per il successivo Te Deum di Berlioz, lo ascoltano a bocca aperta e alla fine lo acclamano per quasi dieci minuti insieme al pubblico che vorrebbe riascoltare da capo la favola. Giusto il tempo di un caloroso abbraccio tra Abbado e Benigni ed ecco che le luci si riaccendono sull’immenso palcoscenico del PalaDozza, dove abitualmente lo spettacolo è quello del basket della Fortitudo Bologna: 930 musicisti, quelli richiesti dalla partitura di Berlioz. I 157 orchestrali provenienti dalla Mozart, dalla Cherubini di Riccardo Muti e dall’Orchestra giovanile italiana di Piero Farulli, i 150 coristi del Comunale di Bologna e della Verdi di Milano e le 623 voci bianche reclutate tra gli allievi di quaranta scuole dell’Emilia Romagna per l’inno sacro che il musicista francese compose nel 1849 per l’incoronazione di Napoleone III. Ancora una pagina sacra per Abbado, una pagina particolare, affidata ai ragazzi, appunto, per dire l’importanza della musica nell’educazione.
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E al musicista ha scritto il presidente Napolitano elogiando «l’impegno del direttore per la diffusione della cultura musicale». Un’onda di suono investe il pubblico, il canto del Te Deum laudamus arriva dritto al cuore degli spettatori che seguono senza fiatare gli oltre cinquanta minuti di musica, salutata alla fine da dieci minuti di applausi, che li avvolge e li trascina in un vortice di bellezza, quella di cui Benigni aveva parlato a inizio serata: «La musica è la forma della felicità e le cose belle fanno battere il cuore». Una felicità di cui altri potranno godere: il concerto è stato ripreso dalle telecamere della Rai che lo manderà in onda su Raiuno la sera della Vigilia di Natale. -
October 26th, 2008Claudio Abbado, Roberto BenigniIeri a Bologna la favola di Prokof’ev, il Te Deum di Berlioz, i 930 orchestrali e voci bianche: un evento.

Per il comico di Vergaio e il direttore milanese la serata al Paladozza è stata un trionfo. In onore dei più piccoli
Miracoli musicali: tripudio assordante per Robertaccio, che dice: “E’ solo una fiaba”

Per dipanare l’intreccio dei temi che si affollano in questo grande cerimoniale non basterebbero le ottante pagine di questo nuovo giornale. Perché quello di ieri al Paladozza non è tstao un concerto bensì una grandiosa celebrazione civile, un roboante grido misto di speranza e di allarme – o forse disperazione – il cui titolo potrebbe essere ‘La musica salvata dai bambini’.
Perché il fine di questo progetto megalitico non era offrire un concerto bensì ribadire quella richiesta che molti, da anni, e Luigi Berlinguer primo fra tutti alla testa del suo Comitato per la musica nella scuole, ripropongono con ostinazione al paese e alle istituzioni: dare più spazio alla musica nell’educazione, mettendo fine a una marginalizzazione che è origine di una perversa reazione a catena: pochi giovani che fanno musica, pochi dischi venduti, poco pubblico ai concerti. In una parola: poca domanda. Già, la musica nelle scuole. Solo a pronunciarla, oggi, questa frase sforza la bocca a un sorriso amaro: la smorfia del sapere che a rischio è la scuola stessa, altro che la musica. Artista e cittadino, Claudio Abbado (cui Bologna conferirà la cittadinanza onoraria) ha sempre avuto un’ipersensibilità per questi temi e così ha accettato di realizzare un’impresa che si direbbe in buona parte estranea al suo naturale sentire, certo più interiore che esteriore. Eccolo invece in uno dei luoghi acusticamente più infelici, a guidare un organico di ben 930 esecutori: tre orchestre giovanili (Mozart, Cherubini, Fiesole) e un coro gigantesco con oltre 600 voci bianche, bambini selezionate da quaranta scuole dell’Emilia Romagna. Perché tanti? Perché il tronitruante Te Deum di Berlioz tanti ne richiede, ma anche perché il grido di cui sopra risuoni più possente.

In più, per tutti i bambini, incluso quel bambino che è in noi, un regalo golosissimo: Roberto Benigni a raccontarci Pierino e il lupo, mentre Abbado torna bimbo anche lui.
Il senso è perentorio e solenne: la musica è una risorsa immensa, i bambini sono il nostro futuro: uniamoli insieme e cambieremo il mondo. Purtroppo, come Benigni ci dice salendo sul palco fra un tripudio assordante, è solo una favola. Pierino e il lupo di Prokof’ev nelle mani di Abbado e della sua fidatissima Mozart, con Benigni a saltellare tutt’attorno, sconfigge tutto: il luogo inadatto, l’acustica malsana scompaiono mentre una vitalità irresistibile prorompe.
Tutt’altro il bilancio difficoltoso del Te Deum, canto di tripudio che suona come un ossimoro in un momento così atroce. Da sempre in musica il gigantismo è un morbo, e questo Berlioz obbedisce a una prosopea celebrativa e pompiera che le centinaia di voci bambine non riescono a neutralizzare. Ma Berlioz e dopo di lui tutti i maghi della comunicazioni conoscono bene il pubblico, che infatti assiste a bocca spalancata, estasiato dalle sonorità immense, per quanto deturpate da un luogo certo più adatto alle ‘olas’ dei tifosi. Trionfo immancabile e dovuto, con retrogusto amaro. Perché è triste dover sottostare al gioco del megaevento per affermare un principio sacrosanto (la musica per tutti), che dovrebbe piuttosto affermarsi attraverso un’infinita rete di mille piccoli miracoli quotidiani. Siamo profondamente convinti che oggi la musica e la cultura di tutto abbiano bisogno tranne che di quella droga che è la grandeur. Ma se servisse, chineremo volentieri la testa. (L’Unità, 26 ottobre 2008).
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October 23rd, 2008Claudio Abbado, Roberto BenigniPIERINO E IL LUPO. AL PALADOZZA DI BOLOGNA PROKOFIEV PER 5 MILA SPETTATORI, CON QUASI 1000 ARTISTI SUL PALCO
Il direttore: Vorrei Roberto ministro della Cultura. L’attore: no, della Bellezza.

(Di Giuseppina Manin, Il Corriere della Sera, 22 ottobre 2008)
«Senza marcetta Roberto non entra in scena. E così ne ho scelta una ad hoc, una marcetta di Prokofiev, perfetta per il suo ingresso trionfale». Si diverte come un ragazzo Claudio Abbado all’idea di tornare a giocare con l’amico Benigni. Complice ancora una volta quel Pierino e il Lupo che nel 1990 li fece incontrare a Ferrara. «La nostra amicizia è nata lì, tra risate e musica», ricorda il direttore che sabato prossimo tornerà sul podio della sua Orchestra Mozart con la favola di Prokofiev al PalaDozza di Bologna, 5000 posti tutti venduti dal primo giorno. Uno scenario kolossal giustificato sia dalla straordinaria popolarità dei due protagonisti, sia dal secondo brano del concerto, il Te Deum di Berlioz, che richiede un organico monumentale. Abbado ha chiamato a raccolta tre orchestre, oltre alla Mozart, la Cherubini di Riccardo Muti e l’ Orchestra giovanile di Fiesole di Piero Farulli. Più un coro di 623 bambini, 516 selezionati tra i cori scolastici dell’ Emilia Romagna, il resto dal Coro delle Voci Bianche del Comunale di Bologna e dal «Clarière» del Conservatorio della Svizzera Italiana. Se si aggiungono 150 coristi adulti e 157 strumentisti, in scena saranno 930 esecutori. Una bella comitiva. «Sarà una grande festa - promette Abbado -. Con tante faccine ridenti e un clown di genio. Roberto è persona di grandissima cultura e grandissima umanità. Sarebbe un ministro della Cultura ideale». Benigni ministro? «Sì ma della bellezza — rettifica l’ interessato -. A quel ministero mi candido subito. La bellezza della musica e della poesia, la bellezza dell’ amicizia». La vostra è cominciata 18 anni fa. Cosa ricorda di quel primo Pierino? «Diciotto anni? - sbarra gli occhi Benigni -. Potremmo aver fatto un figlio Abbado e io… Sono felice di tornare a raccontare con lui una fiaba per i bambini dai 3 agli 83 anni. E poi c’ è la novità del motivetto in si bemolle maggiore su cui entrerò a passo di marcia».

Per il resto minaccia furti di strumenti, ratti di violiste e un tentativo di impossessarsi del podio. L’ altra volta, nel finale, cambiò addirittura la storia: il cacciatore anziché il lupo catturava il nonno e lo portava allo zoo. Che si inventerà stavolta? «Non lo so nemmeno io - risponde Abbado -. A ogni prova Roberto ne combina una nuova. Naturalmente gli lascio mano libera, gli ho chiesto solo di non cambiare l’ ultima parola delle battute perché sono un punto di riferimento per gli attacchi musicali». Ma che nesso c’ è tra il beffardo Pierino e il sacro Te Deum? «Nessuno - risponde il direttore -. Tranne che entrambi si rivolgono a dei ragazzini. Prokofiev insegna a riconoscere le voci degli strumenti, Berlioz li coinvolge in un’ altissima preghiera». E proprio pensando ai più giovani e all’ educazione musicale, il maestro, sollecitato da Luigi Berlinguer, si è gettato nell’ impresa. Un gesto di coscienza civica cui faranno da cornice due altri segni di generosità: Abbado dedica il concerto al Vidas, a cui devolverà il suo cachet per la realizzazione di un Campus per i ricercatori di cure palliative. Benigni devolverà il suo compenso al Progetto Tamino, musicoterapia per bambini, promosso dalla Mozart. Iniziative che allargano il cuore in questi tempi bui, segnati da pesanti tagli alla cultura, da attacchi alla musica. «Per questo governo la cultura è merce che non rende e quindi la si taglia - stigmatizza Abbado -. Quando sento dire che Parsifal costa troppo spero che ci si riferisca alla ricchezza della sua partitura. Temo però che questi signori ragionino un tanto al chilo». Ma né Abbado né Benigni si lasciano scoraggiare. La loro gioiosa complicità promette nuovi incontri: «Una serata con Dante e un’ altra con Verdi», annuncia Benigni. Dante si può prevedere, ma con Verdi, che farà? «Officerò il Requiem». Dopo la Bibbia in Vaticano, una messa solenne. Roberto santo subito.
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