Grande successo per il debutto londinese di TuttoDante di Roberto Benigni
di Nicol Degli Innocenti
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LONDRA – Trionfale debutto londinese per Roberto Benigni, che ieri sera ha presentato all’antico Royal Theatre Drury Lane il suo spettacolo “TuttoDante”, per la prima volta in inglese, ricevendo un’ovazione in piedi. Che fossero presenti quasi tutti gli italiani residenti a Londra era scontato. Sorprendente invece il grande numero di inglesi presenti, a dimostrazione di quanto anche nella perfida Albione sia diffuso l’amore per Dante. Molti naturalmente erano venuti a vedere lui, Benigni, ancora ricordato per il film La Vita è bella e per l’esuberanza con la quale accettò il premio Oscar come attore protagonista, esattamente dieci anni fa.
L’artista toscano non ha deluso, partendo dalla satira per poi passare ai versi sublimi di Dante. “Ero felice di diventare il primo italiano della storia a fare un one-man show a Londra, – ha esordito Benigni. – Però Berlusconi mi ha preceduto con il suo show a Buckingham Palace e le sue urla di Obama, Obama.” Il quasi-incidente diplomatico in occasione del ricevimento dei leader del G20 e’ stato poi minimizzato, ma, ha aggiunto Benigni, gli inglesi stanno modificando l’inno nazionale, cambiando il celebre “God Save the Queen” in “Dio salvi la Regina da Berlusconi”.
Alla satira, come sempre, Benigni abbina altrettanta auto-ironia. “Essere qui, a parlare di Dante in inglese a Londra, e’ un po’ come avere Mr Bean che parla di Milton in italiano a Roma,” ha detto, chiedendo al pubblico di correggere i suoi errori o consigliargli la parola giusta “quando mi blocco”. In realtà blocchi non ce ne sono stati e Benigni ha dominato da mattatore il palcoscenico vuoto, trascinando il pubblico con la sua incontenibile passione per Dante ma più in generale per la poesia. Per sottolineare la modernità e contemporaneità di Dante, ha ricordato che la Firenze di allora era come la City di Londra di oggi, afflitta dalla crisi, città di ingordi e avidi degni dell’Inferno, dove la rabbia di molti vorrebbe ora spedire i finanzieri d’assalto e i banchieri dai ricchi bonus. La parola finanza e’ stata coniata dai fiorentini, come ‘fiorino’, ‘banca’ e l’attualissimo termine ‘bancarotta’.
Questo e’ solo uno show, minimizza Benigni, che dice di voler lasciare il vero insegnamento ai professori. Però spiegando e illustrando la storia, i temi e i contenuti della Divina Commedia, con una lunga serie di digressioni, divagazioni e non sequitur, l’attore rivela l’ampiezza dei suoi interessi e della sua cultura con una carrellata di nomi e riferimenti da Tommaso d’Aquino a Montesquieu, da Giotto a Cranach, da Seneca a Giulio Romano, da Shakespeare a Coleridge, da Flaubert a Jimi Hendrix.
La Divina Commedia, ha detto Benigni, è “il gusto della felicità”, i suoi versi “come talismani da conservare come un tesoro per tutta la vita“. Spiegare Dante è sempre riduttivo, come “accendere una candela per far vedere il sole”, ma diffondere i suoi versi è importante. L’impressione è che Benigni non avrà pace fino a quando avrà completato la sua missione di rendere accessibile Dante e portato il suo messaggio in tutto il mondo. Dopo il grande successo in Italia, dove oltre un milione di spettatori lo hanno visto, e dopo gli spettacoli in Europa il tour di TuttoDante proseguirà negli Stati Uniti e in Canada e si concluderà a Buenos Aires. “La poesia e’ nella penna di chi scrive ma anche nell’orecchio di chi ascolta,” dice Benigni e parla direttamente all’anima della gente, “quella parte della quale nessuno si preoccupa mai, dove ogni passo rimbomba.”
Esegesi conclusa, istrionismo messo da parte, arriva il momento più solenne: la recitazione, a memoria, del Quinto Canto dell’Inferno. Nel grande teatro londinese sembra che tutti trattengano il respiro. Il silenzio e’ assoluto. Quando Benigni conclude, con la voce rotta dall’emozione, “e caddi come corpo morto cade”, scoppia l’applauso. Tutti in piedi, gli spettatori inglesi che si sentono ora un po’ più vicini all’Italia e gli italiani, ancora più orgogliosi di essere tali.
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