Satira, Dante e poesia. Benigni conquista anche gli Inglesi
Roberto Benigni per la prima volta racconta Dante in inglese, nel tempio teatrale del West End di Londra, e la platea dell’antico Theatre Royal – anche se in larga parte composta da italiani – gli regala una serata trionfale

(Il Corriere Fiorentino) – Satira, poesia, amore, e l’emozionante lettura della Divina Commedia: Roberto Benigni per la prima volta racconta Dante in inglese, nel tempio teatrale del West End di Londra, e la platea dell’antico Theatre Royal – anche se in larga parte composta da italiani – gli regala una serata trionfale. L’attore e regista toscano ha stregato gli spettatori con il suo racconto e la spiegazione del V canto dell’Inferno della Divina commedia, tutto nel suo inglese personalissimo e a tratti strampalato, ma ricco di vocaboli aulici, capace di veicolare con forza poesia, energia e l’entusiasmo commosso per la lettura conclusiva del Sommo Poeta.
TUTTOBENIGNI – Ha fatto sorridere, riflettere e a tratti anche commuovere Roberto Benigni, in azione domenica 5 aprile sul palcoscenico inglese più antico, il Drury Lane Royal Theatre, nel cuore del West End, il quartiere storico dei teatri. L’occasione era l’unica tappa inglese del tour “TuttoDante”, con la lettura del canto V dell’Inferno, ormai cavallo di battaglia dell’attore toscano, che lo recitò anche nell’appuntamento in prima serata dedicatogli giovedì 29 novembre 2007 da Raiuno, quando fece registrare 10 milioni di telespettatori con un equilibrato mix tra una prima parte di satira politica e una seconda destinata all’approccio vero e proprio con la “Commedia” di Dante . E anche domenica sera a Londra, Benigni ha riproposto questa collaudata struttura, riscuotendo, ora come allora, il plauso di pubblico e critica, pressoché unanime da entrambe le parti.
SATIRA E POESIA, ANCHE A LONDRA – «Sto parlando in inglese, nel caso non ve ne siate accorti», ha scherzato tra gli applausi Roberto Benigni.
Il comico nativo di Manciano La Misericordia ha iniziato il suo show con un monologo sull’attualità politica, non lesinando le consuete frecciate al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, definito “il primo italiano a Londra a fare un one-man-show”, in riferimento alla gag del premier con il presidente Usa Barack Obama durante il G20 tenutosi nella capitale britannica la settimana scorsa.
L’intervento benignano, caratterizzato dall’abituale ginnastica verbale ed esuberanza gestuale (tra scatti, movenze e uso di variopinti vocaboli della lingua d’Albione come “discombololated” e “frabbergasted”, rispettivamente “astruso” e “attonito”), è stato per gran parte dello spettacolo recitato in lingua inglese, scelta che ha evidenziato lo sforzo e la volontà del performer aretino di farsi comprendere da quanta più gente possibile accorsa a teatro. Sulla scelta dell’idioma della Regina, lo stesso Benigni ha fatto anche una battuta autoironica, paragonandosi, per quanto riguarda l’aspetto linguistico della sua performance, a “Mr. Bean che parli di John Milton in italiano”.
Nell’augusto Theatre Royal di Drury Lane, il più antico di Londra, in funzione ininterrottamente dal ’600, Benigni ha iniziato la serata, come di consueto, con la parte satirica: obiettivo preferito, il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e, in particolare, la sua ormai celebre scenetta con la regina Elisabetta durante la foto al G20. «Poteva fare come feci io con Raffaella Carrà», ha detto Benigni tra le risate generali. «E con Obama poteva fare come feci con Pippo Baudo, toccandolo là». Ma se l’è presa anche con i governi del centro sinistra: «Non facevo in tempo a scrivere le battute, che loro erano già caduti». Quindi ha volato alto, in termini poetici, sull’arte, l’amore, la vita, Dio, il corpo e l’anima.
L’ELOGIO DI DANTE – Poi l’elogio del genio innovatore di Dante, il racconto con Semiramide, Didone, Paolo e Francesca del sublime V canto, poi l’intensa lettura (in italiano, «perchè Dante non si può tradurre»). In platea si ride molto con le battute satiriche, ma la spiegazione straordinariamente appassionata di Dante e del suo mondo, delle invenzioni della Firenze di quegli anni, di come il poeta faccia provare delle emozioni perchè crea le parole per definirle, magnetizza i presenti. Il palco è nudo, con alle spalle solo un telo bianco, che diventa rosso per l’emozionante lettura che inizia con «Così discesi del cerchio primaio giù nel secondo, che men loco cinghia, e tanto più dolor, che punge a guaio»: Benigni sudato cambia la maschera e recita come in una tragedia, qual è il V canto. L’energia e la sincera passione profuse ed emananti dalle parole del comico toscano hanno conquistato la platea londinese, religiosamente in silenzio durante i passi più toccanti del canto V, come la descrizione degli effetti dell’amore sui due amanti e la reazione di Dante, quel “e caddi come corpo morto cadde” magistralmente pronunciato con “dizione quasi operistica” (così l’ha definita Bruce Dessau dell’ “Evening Standard”) di Benigni. Questi, come è nel suo stile, si è poi dimostrato capace di inframmezzare, a momenti carichi d’emozione, battute taglienti che sottolineano i legami esistenti tra storia passata e presente, come l’invenzione del purgatorio da parte di un papa, Martino V, interessato a “fare più soldi” avendo a disposizione maggiori masse di fedeli per le indulgenze.
Alla conclusione del canto l’applauso è unanime, una standing ovation che testimonia perfettamente l’atmosfera della serata, dove commozione e ironia sono andate perfettamente a braccetto così come lingua italiana e inglese. Questo il miracolo della vera Poesia.
Forse ci doveva essere un display con la traduzione, ma per un problema tecnico non c’è. Poco male: Dante parla a tutti, anche a chi non sa l’italiano. E alla fine, è standing ovation, tra entusiasmo e vera commozione.
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