L’inno alla musica di Abbado e Benigni

Avvenire del 26.10.2008  – di Pierachille Dolfini
Trionfale concerto a Bologna con l’attore mattatore in «Pierino e il lupo» e il direttore alla guida di 930 musicisti nel monumentale «Te Deum» di Berlioz

Ovazioni per i due artisti insieme dopo 18 anni nella favola di Prokof ’ev

Roberto Benigni e Claudio Abbado  

Sarà l’emozione di una platea di quattro­mila persone o il timore per il ciclone che di lì a poco lo investirà. Sta di fatto che Claudio Abbado inciampa prima di salire sull’immenso palcoscenico del PalaDozza di Bologna. Un sorriso e via, mentre ancora il pubblico lo applaude al grido di «Claudio, Claudio », attacca una marcetta di Prokof’ev. Occhio di bue, la tenda blu si apre ed ecco il ciclone Roberto Benigni saltellare allegro tra gli orchestrali: ora abbraccia Abbado, ora striscia tra i leggii, salta sulle sedie, accenna un passo di valzer con una violinista, ruba la bacchetta al maestro e dirige il pubblico intento a battere le mani a ritmo di musica. «Posso raccontarvi una storia?» dice finalmente con il fiatone. Inizia così, fedele a Prokof’ev, il Pierino e il lupo di Benigni e Abbado: ieri sera unica data a 18 anni dal primo incontro dei due (stavolta compensi in beneficenza: il direttore al Vidas, l’attore al progetto di musicoterapia Tamino) avvenuto nel 1990 a Ferrara, proprio con la favola del compositore russo. «La musica è come una farmacia: ha la cura per tutte le malattie» dice con un pizzico di malinconia il comico toscano.

Un attimo e poi via, la storia entra nel vivo e Benigni, scrupoloso e attento a seguire le indicazioni di Prokof’ev, presenta i personaggi, ciascuno affidato al suono di uno strumento. Segue il volo dell’uccellino, imita il gatto e l’anatra, dà voce al nonno brontolone, mima l’incedere del lupo strisciando a terra e sporcandosi con la polvere del palco i pantaloni neri, fa smorfie su smorfie per raccontare la fatica di Pierino che cattura la belva. E affascina tutti con il suo modo unico di raccontare, tanto che i 600 bambini già seduti in scena per il successivo Te Deum di Berlioz, lo ascoltano a bocca aperta e alla fine lo acclamano per quasi dieci minuti insieme al pubblico che vorrebbe riascoltare da capo la favola. Giusto il tempo di un caloroso abbraccio tra Abbado e Benigni ed ecco che le luci si riaccendono sull’immenso palcoscenico del PalaDozza, dove abitualmente lo spettacolo è quello del basket della Fortitudo Bologna: 930 musicisti, quelli richiesti dalla partitura di Berlioz. I 157 orchestrali provenienti dalla Mozart, dalla Cherubini di Riccardo Muti e dall’Orchestra giovanile italiana di Piero Farulli, i 150 coristi del Comunale di Bologna e della Verdi di Milano e le 623 voci bianche reclutate tra gli allievi di quaranta scuole dell’Emilia Romagna per l’inno sacro che il musicista francese compose nel 1849 per l’incoronazione di Napoleone III. Ancora una pagina sacra per Abbado, una pagina particolare, affidata ai ragazzi, appunto, per dire l’importanza della musica nell’educazione.
E al musicista ha scritto il presidente Napolitano elogiando «l’impegno del direttore per la diffusione della cultura musicale». Un’onda di suono investe il pubblico, il canto del Te Deum laudamus arriva dritto al cuore degli spettatori che seguono senza fiatare gli oltre cinquanta minuti di musica, salutata alla fine da dieci minuti di applausi, che li avvolge e li trascina in un vortice di bellezza, quella di cui Benigni aveva parlato a inizio serata: «La musica è la forma della felicità e le cose belle fanno battere il cuore». Una felicità di cui altri potranno godere: il concerto è stato ripreso dalle telecamere della Rai che lo manderà in onda su Raiuno la sera della Vigilia di Natale.

Filed Under: Claudio AbbadoRoberto Benigni

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