Dante e Benigni: alcune interessanti opinioni…

Vincenzo Mollica e Roberto Benigni 

Vincenzo Mollica: Roberto Benigni è grande come l’oceano, la sua arte è vasta e meravigliosamente poetica. TuttoDante verrà ricordato come uno dei momenti più alti della sua carriera. Solo lui poteva incarnare i versi di Dante unendo comicità e poesia, rivelando la potenza e la contemporaneità della Divina Commedia. Benigni ha ridato fiato ad un poema che ancora parla al mondo con voce squillante. (Luglio 2007 – intervista a Vincenzo Mollica)

 

Lucia Poli

Lucia Poli: Dal punto di vista artistico Roberto ha trovato un suo modo personale di leggere Dante; non è il Dante sublime di Carmelo Bene o il Dante un po’ retorico e cantato di Gassman, né quello accademico di Albertazzi o quello di Sermonti che è un linguista e te lo porge in maniera semplice. Roberto, invece, lo dice col cuore in mano. (Roma, 24 Luglio 2007 – intervista a Lucia Poli)

 

Moni Ovadia

Moni Ovadia: Si insinua in noi una sensazione inquietante, che si trasforma almeno in me,nella paradossale certezza che insieme a Dante e Virgilio, in quel viaggio ci fosse anche l’irriverente presenza di una delle reincarnazione di un Benigni duecentesco.
Il tempo si sospende, si dilata, il pubblico è concentratissimo, Roberto ci ricorda che noi siamo gli eredi di un’arte, di una cultura e di una storia che tutto il mondo ammira e ci invidia.
E’ un monito per ritrovare la dignità e l’orgoglio. Dante diventa la bandiera di un possibile nuovo rinascimento e quando le parole si fanno materia emozionale, il pubblico erompe in un applauso discreto ma grato.
Inavvertitamente scivoliamo in un tempo lento e teso, Benigni non lo teme, questa sera, è la serata è la serata dei lussuriosi e di coloro che morirono per amore, siamo condotti con il fiato sospeso nell’iperbole erotica di Semiramide, nella sensualità di Didone, e da ultimo “Quali colombe dal disio portate”, Paolo e Francesca si librano sospesi davanti a noi con il loro amore assoluto e tragico,colpevole ma puro,la magia si crea solo grazie alle parole di Roberto che si fanno materia, sospiri, baci, amplessi, amori.
La tensione è al vertice, l’esegesi lascia posto alle inarrivabili terzine del canto Dantesco dette con l’autorevolezza del saltimbanco che sa coniugare l’estremo profano con il mistico, la sapienza del popolo con l’acume del dotto. Quando la bocca si chiude sull’ultimo parola del Canto rimangono solo le lacrime a fior di ciglio negli occhi di Roberto, un invito accorato a ripartire da Dante, a ripartire dalla grandezza della poesia.- Dante Benigni visto da Moni Ovadia (Tratto da L’Unità, Mercoledì 9 Maggio 2007)

Filed Under: IntervisteMoni OvadiaRoberto Benigni

Leave a Reply




If you want a picture to show with your comment, go get a Gravatar.

WordPress Blog
WordPress