Roberto Benigni e Claudio Abbado, la musica salvata dai bambini

Ieri a Bologna la favola di Prokof’ev, il Te Deum di Berlioz, i 930 orchestrali e voci bianche: un evento.

L'abbraccio tra Claudio Abbado e Roberto Benigni

Per il comico di Vergaio e il direttore milanese la serata al Paladozza è stata un trionfo. In onore dei più piccoli

Miracoli musicali: tripudio assordante per Robertaccio, che dice: “E’ solo una fiaba”

Roberto Benigni in 'Pierino e il lupo'
Per dipanare l’intreccio dei temi che si affollano in questo grande cerimoniale non basterebbero le ottante pagine di questo nuovo giornale. Perché quello di ieri al Paladozza non è tstao un concerto bensì una grandiosa celebrazione civile, un roboante grido misto di speranza e di allarme – o forse disperazione – il cui titolo potrebbe essere ‘La musica salvata dai bambini’.

Roberto Benigni

Perché il fine di questo progetto megalitico non era offrire un concerto bensì ribadire quella richiesta che molti, da anni, e Luigi Berlinguer primo fra tutti alla testa del suo Comitato per la musica nella scuole, ripropongono con ostinazione al paese e alle istituzioni: dare più spazio alla musica nell’educazione, mettendo fine  a una marginalizzazione che è origine di una perversa reazione a catena: pochi giovani che fanno musica, pochi dischi venduti, poco pubblico ai concerti. In una parola: poca domanda. Già, la musica nelle scuole. Solo a pronunciarla, oggi, questa frase sforza la bocca a un sorriso amaro: la smorfia del sapere che a rischio è la scuola stessa, altro che la musica. Artista e cittadino, Claudio Abbado (cui Bologna conferirà la cittadinanza onoraria) ha sempre avuto un’ipersensibilità per questi temi e così ha accettato di realizzare un’impresa che si direbbe in buona parte estranea al suo naturale sentire, certo più interiore che esteriore. Eccolo invece in uno dei luoghi acusticamente più infelici, a guidare un organico di ben 930 esecutori: tre orchestre giovanili (Mozart, Cherubini, Fiesole) e un coro gigantesco con oltre 600 voci bianche, bambini selezionate da quaranta scuole dell’Emilia Romagna. Perché tanti? Perché il tronitruante Te Deum di Berlioz tanti ne richiede, ma anche perché il grido di cui sopra risuoni più possente.

Roberto Benigni in 'Pierino e il lupo'

In più, per tutti i bambini, incluso quel bambino che è in noi, un regalo golosissimo: Roberto Benigni a raccontarci Pierino e il lupo, mentre Abbado torna bimbo anche lui.
Il senso è perentorio e solenne: la musica è una risorsa immensa, i bambini sono il nostro futuro: uniamoli insieme e cambieremo il mondo. Purtroppo, come Benigni ci dice salendo sul palco fra un tripudio assordante, è solo una favola. Pierino e il lupo di Prokof’ev nelle mani di Abbado e della sua fidatissima Mozart, con Benigni a saltellare tutt’attorno, sconfigge tutto: il luogo inadatto, l’acustica malsana scompaiono mentre una vitalità irresistibile prorompe.

Tutt’altro il bilancio difficoltoso del Te Deum, canto di tripudio che suona come un ossimoro in un momento così atroce. Da sempre in musica il gigantismo è un morbo, e questo Berlioz obbedisce a una prosopea celebrativa e pompiera che le centinaia di voci bambine non riescono a neutralizzare. Ma Berlioz e dopo di lui tutti i maghi della comunicazioni conoscono bene il pubblico, che infatti assiste a bocca spalancata, estasiato dalle sonorità immense, per quanto deturpate da un luogo certo più adatto alle ‘olas’ dei tifosi. Trionfo immancabile e dovuto, con retrogusto amaro. Perché è triste dover sottostare al gioco del megaevento per affermare un principio sacrosanto (la musica per tutti), che dovrebbe piuttosto affermarsi attraverso un’infinita rete di mille piccoli miracoli quotidiani. Siamo profondamente convinti che oggi la musica e la cultura di tutto abbiano bisogno tranne che di quella droga che è la grandeur. Ma se servisse, chineremo volentieri la testa. (L’Unità, 26 ottobre 2008). 

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