César alla carriera per Roberto Benigni

 

PARIGI – Roberto Benigni riceverà il César alla carriera dall’Académie des César in occasione della cerimonia di premiazione degli Oscar francesi - la cosiddetta “nuit des César” – in programma il 22 febbraio prossimo al teatro Chatelet di Parigi.

Il riconoscimento francese è molto prestigioso, con Benigni anche Jeanne Moreau, 60 anni di carriera, riceverà il premio.

La cerimonia verrà trasmessa in diretta televisiva su Canal+ il 22 febbraio alle ore 21.

Prossimamente: TuttoDante in DVD

 

Ha avvicinato un’incredibile quantità di pubblico alla più grande opera letteraria del mondo. Ha incantato gli spettatori durante i suoi spettacoli e incollato la gente alla televisione in occasione della trasmissione degli stessi.
Tutto Dante è uno spettacolo teatrale-poetico di Roberto Benigni.

Ha debuttato in Piazza Santa Croce a Firenze il 25 luglio 2006, prima di tredici serate (25, 26, 28 e 29 luglio – 5, 6, 8, 9, 11, 12, 17, 18 e 19 agosto) in cui Benigni ha declamato – uno per serata – tredici canti della Divina Commedia di Dante Alighieri: i canti scelti per queste serate erano i primi dieci, il XXVI e il XXXIII dell’Inferno e il XXXIII del Paradiso.
La versione dello spettacolo che Benigni ha successivamente portato in tournée è invece incentrata esclusivamente sul V Canto dell’Inferno, conosciuto come il canto di Paolo e Francesca.

L’entusiasmante interpretazione di Benigni arriva finalmente in dvd. Diviso in diversi volumi e distribuito da Cecchi Gori, Tutto Dante sarà disponibile inizialmente a noleggio a partire dal 18 marzo (volume 1).

Dal sito di Cecchi Gori Home Video:

A partire da marzo inizieremo a distribuire in dvd lo spettacolo di Benigni, si tratterà di un piano editoriale di assoluto interesse per uno show che ha catturato l’attenzione di più di 500.000 persone, un viaggio unico capace di spaziare dalla pura comicità alla Divina Commedia passando dall’attualità alla poesia.

ROBERTO BENIGNI – TUTTO DANTE
Italia, 2006/2007
Compagnia Melampo Cinematografica
con Roberto Benigni

Roberto Benigni: TUTTO DANTE (2007) – Vol.01 (Box 4 Dvd) (Ita.DS – 16:9/Ws + extra/ediz. in box-set) / Regia: N.D. / Cast: Roberto Benigni / Genere: Teatro / Distr.: Cecchi Gori

Roberto Benigni: TUTTO DANTE (2007) – Vol.02 (Box 4 Dvd) (Ita.DS – 16:9/Ws + extra/ediz. in box-set) / Regia: N.D. / Cast: Roberto Benigni / Genere: Teatro / Distr.: Cecchi Gori

Roberto Benigni: TUTTO DANTE (2007) – Vol.03 (Box 4 Dvd) (Ita.DS – 16:9/Ws + extra/ediz. in box-set) / Regia: N.D. / Cast: Roberto Benigni / Genere: Teatro / Distr.: Cecchi Gori

* Roberto Benigni in regia - Piazza Santa Croce, Firenze, estate 2006

Grazie Roberto…torna presto!

Ieri sera su Rai Uno si è concluso il ciclo di puntate di TuttoDante di Roberto Benigni, che ci ha accompagnato per più di 2 mesi alla scoperta dei canti della Divina Commedia.

Grazie Roberto…torna presto“, questo striscione fu esposto l’ultima sera di TuttoDante in Piazza Santa Croce, e ci sembra il modo migliore per concludere questa bellissima esperienza e ringraziare ancora una volta quel genio di Roberto Benigni per tutte le serate Divine che ci ha fatto passare! 

L’Ultimo dell’Inferno

 

Questa sera alle 21.30 in prima serata su Rai Uno andrà in onda L’Ultimo dell’Inferno, puntata finale di TuttoDante dedicata al 33° Canto dell’Inferno. 

« La bocca sollevò dal fiero pasto
quel peccator, forbendola a’ capelli
del capo ch’elli avea di retro guasto.
»
(vv. 1-3)

 

 ”E’ stato un lavoro meraviglioso, fatto con grande amore per questa città. L’accoglienza popolare mi ha avviluppato il cuore e l’anima. Un regalo che mi ha fatto Firenze”. Così Roberto Benigni, il 19 agosto 2006 durante la conferenza stampa di chiusura a Palazzo Vecchio, parlava di ‘TuttoDante‘, poche ore prima dell’ultimo spettacolo in Piazza Santa Croce. “E’ stata davvero una grande esperienza che conserverò come uno dei ricordi più dolci, popolari ed emozionanti della mia carriera“.

                     

In conferenza stampa era intervenuto anche il sindaco di Firenze, Leonardo Domenici, entusiasta delle ‘lecturae Dantis’. “Questa è un’estate che non dimenticheremo – aveva sottolineato Domenici -. E’ stato un grande fatto culturale di massa, un eccezionale evento per la città. Firenze e i fiorentini hanno vissuto e fatto propria la lunga avventura dantesca di Roberto Benigni con semplicità, partecipazione e legittimo orgoglio. Grazie alla città e grazie a Roberto: è stato senza dubbio l’evento culturale dell’anno in Italia. Sono molto contento perché è successo quello che mi auguravo: non solo è venuto tanto pubblico da fuori, ma soprattutto con ‘TuttoDante’ la città si è riavvicinata alla sue radici, ha riscoperto il lato migliore della fiorentinità.”

Appuntamento con il 26° dell’Inferno

Stasera alle 23.20 su Rai Uno andrà in onda il 26° dell’inferno, il famoso Canto di Ulisse.

« Godi, Fiorenza, poi che se’ sì grande
  che per mare e per terra batti l’ali,
  e per lo ‘nferno tuo nome si spande!
»
(vv. 1-3)

« Non vogliate negar l’esperienza,
  di retro al sol, del mondo sanza gente.
 Considerate la vostra semenza:
 fatti non foste a viver come bruti,
 ma per seguir virtute e canoscenza.
»
(vv. 116-120)

“C’era una specie di curva sud della Divina Commedia – ha detto Benigni – e la gente mi chiedeva ripetutamente di fare Paolo e Francesca, l’Ulisse e Farinata. Sembravano degli hooligans di Dante, c’erano scontri, dibattiti, un sentimento vivo. Parlavo di luoghi che bastava voltarsi per toccarli. Si sentiva la grandezza delle nostre radici”.

«Io, Dante e Gesù Cristo»

di Maurizio Caverzan, Il Giornale, domenica 10 febbraio 2008

Il nuovo Benigni è intelligenza più innocenza. È letizia più umiltà. Come si fa a rendere sulla carta questa miscela, questo impasto esplosivo? Più facile richiamare alla mente come l’abbiamo visto in queste settimane nel Tuttodante televisivo, quando irrompe saltellante sul palco ligneo di Piazza Santa Croce a Firenze scortato dalle note della sigla che prelude alle sue apparizioni. E più facile soffermarsi sulla passione che trabocca dalla sua lettura della Commedia.
Domani sera lo vedremo ancora su Raiuno con il XXVI dell’Inferno e poi mercoledì, in prima serata con il XXXIII, il canto del Conte Ugolino. Pura follia per la nostra tv. Se un marziano precipitasse in Italia e guardasse i quiz, i reality e i giochini, imbattendosi nel Benigni dantesco intriso di poesia, amore e spiritualità, troverebbe in lui un compagno. Il Benigni che disvela e declama la condanna dei lussuriosi Paolo e Francesca «galeotto fu ’l libro e chi lo scrisse», dell’eretico Farinata degli Uberti che «el s’ergea col petto e con la fronte/ com’avesse l’inferno a gran dispitto», del Conte Ugolino, traditor della sua Pisa che «la bocca sollevò dal fiero pasto», è un marziano di questa tv, un alieno, un extraterrestre non solo per l’ardire del cimento – la Divina commedia – o per il contesto che ha scelto – la volgarissima televisione – ma anche per il senso dell’avvenimento contenuto in ciò che fa e dice lo stesso Benigni.
Per esempio: questa intervista – niente politica è la condizione posta – avrebbe dovuto svolgersi via e-mail, ma poi lui ha preferito che ci parlassimo «perché spero che la voce, il tono, il suono della parola, trasmettano qualcosa di più di un testo scritto, magari preciso preciso, ma alla fine statico».
È così il nuovo Benigni: quando si muove fa succedere qualcosa e lui stesso desidera che succeda. Perché, prima di tutto, dev’essere successo qualcosa in lui, se è vero che da qualche tempo si mostra più sensibile, più attento ai temi della spiritualità e del cristianesimo. Niente di nuovissimo se ci si pensa. Però, fin dai tempi dell’ultimo del Paradiso – «Vergine madre, figlia del tuo figlio, umile alta e più che creatura» – recitato al Festival di Sanremo, correva il 2002, qualcosa dev’essere pur accaduto…
«Quella – mi travolge, subito torrenziale – è stata la cosa più vertiginosa, più folle: Dante al Festival di Sanremo. È il luogo che lo trasforma, lo fa esplodere. Dante scoppia in un posto così, che sembra il suo contrario. C’avevo una paura… Ma quando ho paura di una situazione, mi vien voglia di buttarmi, di andarci dentro. Come quando ho fatto La vita è bella, o il film sulla mafia, o sull’organo sessuale femminile. Andare a cercare il rischio, i posti sconosciuti, le zone pericolose è la missione dei comici».
Gli specialisti storcono il naso per l’esegesi linguistica di Benigni. Non è rigorosa, non è ortodossa, dicono. «Ci sono tanti modi di leggere Dante. C’è quello adolescenziale, dell’immedesimazione. C’è quello giovanile, della ricerca dei messaggi, quando ognuno di noi vuol trovare la via per diventare adulto. A me la Commedia è entrata dentro fin da ragazzo. Prima la leggevo come se stessi andando in farmacia, mi curava da tutti i mali. Poi ho imparato ad ascoltarla con innocenza, che per me è il modo giusto, quando la ascoltavo dai contadini, dai vecchi di casa mia. E ho scoperto che Dante ti fa sentire che ci sei solo tu, ti spiega tutti i dettagli, come in una confidenza personale. Quando mi chiedono se è ancora moderno è come se mi chiedessero se è moderno il sole, l’acqua. Io voglio solo trasmettere il fatto che mi piace, che mi dà gioia».
Trasmette anche una densità spirituale inaspettata… «Dante ci fa entrare in quello che solo l’intelligenza è in grado di cercare ma, da sola, non è capace di trovare. La sua forza è essere profondamente laico. Non ha atteggiamenti pappalardeschi, come direbbe lui, da falsi devoti. È religioso senza essere mai pretesco, bigotto. Non si rivolge a Dio, alla Madonna, ai santi. Si rivolge alle Muse, ad Apollo. Il suo universo è la poesia. Si può leggere la Divina commedia senza credere in Dio, ma non senza conoscere il cristianesimo. A parte che tutta la nostra civiltà è cristiana senza saperlo – e il senza saperlo è forse la cosa più bella – lo si vede da ogni cosa che facciamo… La poesia ci aiuta a compiere un’esperienza irripetibile di libertà, è finzione e ritmo, ma ci aiuta a intraprendere un grande viaggio alla ricerca di uno sguardo. Quello sguardo che solo le donne posseggono e che ci introduce nel punto più segreto del mondo».
Nelle lectio Dantis Benigni passa spesso dalla Commedia al Vangelo, si sofferma a spiegare le parabole, mostra di subire il fascino della persona di Gesù Cristo… «Come si fa a non restare affascinati dalla figura di Gesù Cristo? Si legge il Vangelo e ci si chiede “chi è questo qui?”. Io lo leggo per piacere – leggo anche altri libri della Bibbia come quello della Sapienza – ma resto sconquassato dal Vangelo, basta un rigo delle parabole. Ha una forza spettacolare, viene da alzarsi in piedi sulla sedia… C’è dentro una violenza che ti mette le ali. Una forza che ti scarabocchia tutta la vita. Perché ti dice che puoi sempre ricominciare da capo. Ti mette nella condizione di fare ognuno la rivoluzione dentro te stesso. Prima che arrivasse Gesù il rapporto con Dio era fatto di dolore e lui se l’è preso tutto su di sé. Per me è una cosa sconcertante» si entusiasma Benigni. Che poi frena, come pensando ad alta voce: «… anche se non sono sempre della mia opinione… Lo dico per sdrammatizzare, per relativizzare, per prenderla leggera».
Sarà, Benigni, ma lei oggi sembra un altro… A differenza di altri artisti in voga, ha una posizione più costruttiva… «Come diceva Vauvenargues, in realtà sono poche le cose che ci consolano perché sono poche quelle che ci affliggono. Io faccio il comico e anche i comici cambiano. Le cose comiche, le sciocchezze, sono sublimi. La felicità non sta nell’assenza dei contrasti, ma nell’armonia dei contrasti. È questa armonia a essere costruttiva. Se uno vedesse quello che ero vent’anni fa non mi riconoscerebbe. Certi uomini sono come le montagne: più si innalzano e più diventano freddi. Io dico grazie a Dio perché ci sono i comici che ci ricordano sempre che siamo piccoli».
Ha usato la parola delle parole, Benigni. Felicità. Ma quando gli chiedo che cos’è per lui, si ritrae. «Non glielo direi mai. I comici hanno sempre un volto triste. Ma, come diceva Stanislavskij, per trasmettere felicità bisogna essere felicità. Che cos’è per me non glielo dirò mai. Al massimo – rilancia – se un giorno ci incontriamo, posso farglielo vedere».
Già, della felicità non si parla. Semmai, s’incontra.

Benigni: «Dante ancora moderno»

(ANSA) – ROMA, 9 FEB – ‘Per me Dante fa parte della natura. Quando mi chiedono se Dante è ancora moderno è come se mi chiedessero se sono moderni il sole, l’acqua’. Così Roberto Benigni alla vigilia del gran finale del suo ‘Tutto Dante’ in tv mercoledì 13 febbraio in prima serata su Rai Uno col XXXIII canto dell’Inferno, che segue la puntata di lunedì alle 23 con il XXVI canto. Benigni scende nel punto più profondo dell’Inferno per raccontare la storia del ‘fiero peccator’, il conte Ugolino.

Gran finale per TuttoDante su Rai Uno

Roma, 9 feb. (Adnkronos) – Roberto Benigni torna lunedi’ e mercoledi’ su Rai Uno con un doppio appuntamento a conclusione del ciclo delle letture dei canti della Divina Commedia: lunedì alle 23, infatti, recita il XXVI canto dell’Inferno e mercoledì e’ in prima serata con il XXXIII canto dell’Inferno. “Il Quinto dell’Inferno”, lo scorso 29 novembre in prima serata su Rai Uno è stato tra i programmi più visti nel 2007 dietro solo allo sport, al messaggio del Presidente della Repubblica e al festival di Sanremo.

Benigni, con le letture dantesche, ogni giovedì in seconda serata, ha registrato una media di 2.233 milioni di telespettatori, conquistato oltre 10 milioni di telespettatori e quasi il 36% di share. Le due trasmissioni di lunedi’ e mercoledi’ prossimo sono le registrazioni dello spettacolo “TuttoDante“, prodotto da Lucio Presta, realizzate a Firenze in piazza Santa Croce nell’estate 2006. Dopo aver accompagnato il telespettatore, da novembre fino ad oggi, nella “selva oscura”, davanti alla Porta dell’Inferno, nel limbo, nel girone dei lussuriosi, dopo aver fatto conoscere Paolo e Francesca, Ciacco, Farinata degli Uberti, Roberto Benigni scende nel più profondo dell’Inferno per raccontare con la forza delle “parole antiche e commoventi che hanno attraversato i secoli” la storia del “fiero peccator”, il conte Ugolino.

Molti hanno commentato le ‘letture dantesche’ di Benigni. “Le letture popolari di Benigni sono state uno dei rari autentici eventi culturali di questi anni. Con centinaia di migliaia di persone, molti giovani, che non ascoltavano Dante dalla scuola dell’obbligo…” e’ stato scritto. E ancora: “Dante, nell’interpretazione di Benigni, diventa un fiume in piena…”.

Un rinnovato interesse verso il poeta fiorentino che trova riscontro nell’aumento, dall’inizio del tour “TuttoDante” fino alle trasmissioni televisive, delle vendite della Divina Commedia. “Un piccolo miracolo” sintetizza con un’efficace espressione Variety, riferendosi all’incredibile quantità di pubblico che Benigni è riuscito ad avvicinare alla Divina Commedia. 

Plausi ed elogi non solo dalla stampa ma anche dal mondo intellettuale.   “Lo spettacolo è singolarmente emozionante…si sospende per digradare verso il mondo dantesco, prendendo il pubblico per mano e per il cuore per portarlo nelle parole del divin Poeta” scrive Moni Ovadia.

Fino all’encomio da parte del cardinale segretario di Stato Vaticano Tarcisio Bertone: “Roberto Benigni commenta Dante in tv come un alto teologo”.   Quasi una pubblica “beatificazione” che il premio Nobel per la letteratura Dario Fo ha particolarmente apprezzato : “Grazie a Roberto hanno santificato anche Dante…mi fa piacere, era ora…le sue letture sono chiare, pulite, meditate, adatte al grande pubblico”.

Stasera su Rai Uno: Il 10° Canto dell’Inferno

Appuntamento a questa sera alle 23.20 su Rai Uno con il 10° Canto dell’Inferno.

« Volgiti! Che fai?
Vedi là Farinata che s’è dritto:
de la cintola in sù tutto ‘l vedrai »

“Il pubblico e la gente che incontro in queste settimane a Firenze mi tratta come se fossi una rock star – ha detto Roberto Benigni - a cui si chiede urlando di cantare questa o quella canzone in testa alle hit-parade. Mi chiedono ‘quand’è che mi fai Ciacco? Fammi il Conte Ugolino e Farinata che piace alla mi’ moglie. Un autentico tifo da stadio, è meraviglioso è come se ci fosse una curva sud Dante Alighieri”.

Quel genio di Benigni…

Capital assegna il podio a Roberto Benigni tra i “Geni e Innovatori 2008“. 

Cinquecento anni dopo la vita di quello che è universalmente riconosciuto tra i sommi della storia, l’italica genialità si è reincarnata a pochi chilometri di distanza, quelli che separano Vinci dalla provincia di Arezzo, sotto le spoglie di un menestrello, al secolo Roberto Benigni.
Se il paragone, o anche solo l’accostamento, con il grande Leonardo può sembrare irriverente, se non blasfemo, è un dato di fatto che non ci sia stato circolo, contrada, cena o sondaggio in Italia nel 2007 in cui il nome dell’ultimo cantore di Dante non venga ricordato come «quel genio di Benigni…».
Nel bene o nel male il toscanaccio sta diventando il volto più emblematico della creatività italiana, nel secolo nato all’insegna del trionfo della comunicazione e dei media, e dei loro primi figli, cinema e televisione. In entrambi Benigni è riuscito a primeggiare come nessun altro, grazie a un’apparente non professionalità, all’improvvisione, alla sintesi, questa sì geniale, tra il sacro della commedia e il profano dello sberleffo e della battuta fulminante. Podio, quindi a lui, in questa carrellata di geni e innovatori con cui Capital ha voluto innaugurare l’anno nuovo, all’insegna di un messaggio di ottimismo e di fiducia nelle potenzialità dell’impegno personale, della creatività del lavoro, del piacere del successo.

Salendo dai gironi dell’Inferno alle gioie del Paradiso è riuscito a far appassionare tutti alla lettura, non più ostica, della Divina Commedia. Il giudizio universale pone Roberto Benigni ai vertici della popolarità, con una rendita di posizione per verve, innovazione, garbo e passione, che anche per il 2008 lo imporrà personaggio dell’anno.
La standing ovation ha visto in prima fila il Vaticano, con tanto di encomio solenne per la sua invocazione alla Vergine: «Colei che l’umana natura/nobilitasti sì, che ‘l suo Fattore/non disdegnò di farsi sua fattura».
La performance in tv ha fatto incassare a Benigni (e alla Rai) un’audience altissima. Ma Benigni da sempre sbanca i botteghini e riempie i teatri: La tigre e la neve ha incassato 15 milioni di euro (il precedente La vita è bella, oltre ad aver vinto l’Oscar, ne aveva guadagnati più di 31, 2° incasso di sempre in Italia dopo Titanic). Ma la nomination di Capital oggi è per quella straordinaria performance televisiva, per l’approccio tutt’altro che dotto e professorale con cui ha fatto entrare nei gironi danteschi casalinghe e intellettuali, giovani e antichi estimatori del Sommo Poeta. Incantando tutti e, con il suo entusiasmo, riuscendo a descrivere come mai nessuno prima la potenza dell’amore carnale, che Dante fa esplodere nel Quinto Canto dell’Inferno, e quella dell’amore spirituale, nell’ultima e più sublime delle cantiche.
Una cosa è certa: quel genio di Benigni è riuscito nel miracolo italiano, resuscitare la più pura e vera cultura nazionalpopolare.

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