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TuttoDante a Buenos Aires – Il resoconto di Lucas Esandi

Pubblichiamo il resoconto di Lucas Esandi, nostro collaboratore dall’Argentina, grande appassionato di Dante e Benigni, che ha assistito allo spettacolo di TuttoDante a Buenos Aires mercoledì 17 giugno 2009 [Leggi il primo articolo che ha scritto Lucas per noi].

Suona la musica e aspettiamo con ansia Roberto, suona finchè finalmente appare sul palcoscenico e il Gran Rex esplode di applausi e di emozione per vedere lui per la prima volta, lui che ci fa tanto bene col suo ottimismo che contagia perfino al peggiore dei pessimisti. Ed è gioia essere lì. Ci si sente nell’aria. Tutti sorridono e nell’atmosfera c’è qualcosa di speciale, siamo tutti felici e così inizia lo spettacolo.

La prima ora è stata di umorismo e la seconda sul V dell’Inferno. E poi, ci ha elogiato all’Argentina nei confronti del nostro calcio, della nostra mitologia e sopratutto di Borges. Ha spiegato che è il suo dantista preferito –anche uno dei suoi scrittori preferiti-, e poi, alcune cose che dice sulla Commedia sono cose dette da Borges in un libro chiamato Nueve ensayos dantescos (Nove saggi danteschi) e poi nel testo “La divina comedia” in Siete noches (Sette notti). Anche se dalla maniera in cui lo fa Roberto, Borges non l’avrebbe fatto mai, il suo stile era un altro.

E poi, non si referisce solo a lui. Io, non so se questo va detto, ma lo voglio dire: è da notare le citazioni che fa delle Sacre Scritture, le conosce bene e le ha lette tutte. Nella nostra serata ne ha fatte tante: quella in cui Gesù guarisce la suocera di Pietro per mangiare e per spiegarci che Gesù voleva bene al suo corpo, e sempre ci teneva al cibo e anche al vino, perché dice di non aver trovato passaggio in cui il Signore beva acqua, è sempre vino; la moltiplicazione dei pani e dei pesci; l’episodio in cui una donna tocca il mantello di Gesù e pensa che basterà così perché lo ama e c’è una forza che esce da Gesù, e tutto per spiegare il verso memorabile:
Amor ch’a nullo amato amar perdona

È una idea nota per noi, Benigni spesso dice: «Nessun amore è sprecato» L’amore ci torna indietro in ugual misura; l’annuciazione alla Vergine Maria, e vorrei sottolineare, con un umore inaudito, perché ci diceva che siamo qui per il sì di una donna, e che perfino Dio ha lasciato Maria decidere per il nostro libero arbitrio, e che aveva tanta paura che mandò un suo amico, l’arcangelo Gabriele verso Maria… “scusa Maria, c’è un mio amico che ti vuole bene…” E al momento in cui diceva questo tutti ridevano. Splendido! Raccontava il momento dell’annunciazione con un umorismo, ripeto, inaudito e gioioso che ci rendeva a tutti felici per ricordare quel momento importantissimo nella storia dell’Umanità; e poi l’episodio della lotta di Giacobbe con Dio, per dirci quant’è difficile la vita a volte, e come ci dobbiamo sforzare come lui per sfiorare il divino, per trascendere alle stelle –ad astra per aspera, dirà un motivo latino-, per affrontare il mistero della vita.
E non solo conosce bene le Sacre Scritture, sennò anche altri testi di Sant’Agostino, di Santo Tommaso d’Aquino, ecc. Sa la storia della Chiesa Cattolica molto bene.
Poi ha detto i doni della cultura italiana al mondo e il valore dei pensatori del sud italiano.

Oltre all’umorismo della prima ora, nella seconda si è permesso di dire alcune cose con umorismo anche se raccontava Dante. Ebbene, l’umorismo è sempre in tutti i suoi spettacoli. Benigni, il tuo nome è umorismo.
Personalmente sono contento perché nel programma che consegnavano nel Teatro c’era la lettera di Roberto a Dante con la traduzione che io ho fatto in spagnolo.
Non mi hanno chiesto di usarla, ma sta bene così.
Ho contribuito umilmente dall’anonimato a Tutto Dante. A spandere il vento della felicità che ci voleva soffiare Roberto, come aveva detto nei giorni prima.
E vi posso assicurare che ha soffiato perché il vento soffia ove egli vuole. Nel suo nome ci siamo riuniti.
C’è stata quella Bellezza accecante. Dante c’è stato in Argentina. E noi siamo stati lui nel sentire la bellezza del verso nel nostro orecchio. Ne saremo grati sempre.

Un abbraccio forte,

Lucas Esandi
Il Blog di Lucas: “Mientras Tanto”
Facebook di Lucas Esandi

Una lección de humor y profundidad con Benigni

Admirable mezcla entre lo sacro y lo profano

Domingo 21 de junio de 2009 | Publicado en LA NACION

TuttoDante, espectáculo unipersonal creado, interpretado y dirigido por Roberto Benigni. En el Gran Rex.
Nuestra opinión: excelente

Conocemos de sobra al Roberto Benigni que aparece en el enorme escenario del Gran Rex con movimientos de clown y esa sonrisa exuberante que contagia hilaridad sin necesidad de decir palabra. Una multitud lo ovaciona y festeja por anticipado la catarata de chistes, bromas y observaciones filosas que está por llegar.

Casi dos horas después, otro aplauso estruendoso despide al Benigni que casi no conocíamos. El que acaba de recitar, completo, el quinto canto del Infierno de La Divina Comedia con unción, entrega y admirable compromiso, y se despide ahora casi extenuado, circunspecto, con el rostro serio, dejando la sensación de haber entregado algo muy profundo e intenso.

La fidelidad de Benigni hacia la letra y el espíritu de Dante Alighieri es tan intensa como la osadía de recrearlo con tanto vuelo. Estamos frente al más fervoroso devoto en el siglo XXI de un autor medieval y de su obra magna, a la que recurre como antídoto y consuelo en estos tiempos tan vacíos de espiritualidad.

Por todo eso, el debut de Benigni en Buenos Aires tuvo ribetes excepcionales. Sabemos que es un artista múltiple y que pocos pueden, como él, sostener desde su magra contextura (que se va agigantando con los minutos) casi dos horas de soledad sobre un escenario inmenso, apenas acompañado por un atril y un austero juego de luces. Pero la sustancia del espectáculo sobre Dante que cerró en Buenos Aires una fecunda travesía por todo el mundo, dejó al descubierto que al Benigni conocido habrá que agregarle un nuevo atributo: su enorme condición teatral.

Con el torbellino verbal de un Enrique Pinti encerrado en un cuerpo similar al de Woody Allen, Benigni dispara al comienzo mil y un comentarios ácidos y desopilantes sobre la Italia de Berlusconi, en la tradición de los mejores shows de stand up . Sazona con algunas expresiones en español un espectáculo que seguramente sólo disfrutarán y entenderán a pleno quienes conocen bien la lengua italiana -no en vano identificada como la lengua del Dante-, pero aun quienes no están familiarizados con ese idioma perciben el modo sutil, casi imperceptible y genuinamente teatral con el que Benigni pasa del monólogo cómico a una verdadera clase magistral sobre la Divina Comedia .

Aquí, el artista se convierte casi en un erudito. Con admirable espíritu didáctico recorre casi toda la historia de Italia, sus aportes a la cultura y a la civilización occidental, y nos contagia desde el conocimiento profundo de la época, de las lecturas de los clásicos y del idioma italiano su devoción hacia Alighieri. Los versos, traducidos al español con subtítulos durante la explicación, cobrarán vuelo al final, cuando Benigni recite completo ese quinto canto. En él conviven maravillosamente lo profano y lo sacro.

Marcelo Stiletano

Video: TuttoDante en Buenos Aires

BENIGNI EN ARGENTINA, SHOW SOBRE DANTE

BUENOS AIRES, 18 (ANSA) – Roberto Benigni dio en Buenos Aires el único espectáculo en América Latina de su gira internacional centrada en la “Divina Comedia” de Dante.
El actor, director y cómico toscano entró al escenario del teatro Gran Rex de la capital argentina el miércoles por la noche pegando saltitos, aclamado por el público, en gran parte italianos o ítalo-argentinos, visto que Benigni no habla castellano, pese a que de a ratos incluyó algunas frases en ese idioma.
Antes de pasar al tema central del espectáculo, cuyo título es “TuttoDante”, el creador de “La vita e’ bella” pasó a explicar algunas estrofas claves de la “Divina Comedia”, ayudado por un sistema de traducción al español proyectada sobre una pantalla a sus espaldas.
Como hace ya desde años, el gran intérprete italiano describió, sin dejar de lado del todo la comicidad, la actualidad de la “Divina Comedia”, con explicaciones complejas pero comprensibles (aunque ame decir “yo no soy un profesor”) sobre la poesía y los grandes temas del “mondo dantesco”: la mujer, el amor, Dios, el cuerpo humano, el alma.

Roberto Benigni: “Dante è divertimento”

(ANSA) – L’attore italiano Roberto Benigni, è arrivato ieri a Buenos Aires, dove presenterà il suo spettacolo “Tutto Dante” nella cornice di una tour nelle diverse capitali e ha affermato che “Dante è un divertimento, io non sono professore.”

“Non parlo spagnolo perché sono emozionato”, ha dichiarato Benigni davanti ai cronisti argentini arrivando nell’aeroporto, proveniente dagli Stati Uniti.

“Dante è un gran divertimento, una grande allegria, il regalo più bello che gli italiani diedero all’umanità”, ha commentato l’attore, che domani sarà proclamato “Cittadino illustre” di Buenos Aires dal sindaco della città, Mauricio Macri.

A Buenos Aires Benigni presenterà il prossimo mercoledì lo spettacolo totalmente in italiano, senza traduzione in spagnolo.


ROBERTO BENIGNI, “DANTE ES DIVERSION”

BUENOS AIRES, 15 (ANSA) – El actor italiano Roberto Benigni, llegado hace algunas horas a Buenos Aires, donde presentará su espectáculo “TuttoDante” en el marco de una gira por diversas capitales, aseguró que “Dante es una diversión, yo no soy profesor”.
“No hablo español porque estoy emocionado”, agregó Benigni ante los cronistas argentinos al desembarcar en el aeropuerto, procedente de Estados Unidos.
“Dante es una gran diversión, una gran alegría, el regalo más bello que los italianos dieron a la humanidad”, comentó el actor, que mañana será nombrado “Ciudadano ilustre” de Buenos Aires por el alcalde de la ciudad, Mauricio Macri.
En Buenos Aires Benigni presentará el próximo miércoles el espectáculo totalmente en italiano, sin traducción al español.

Roberto Benigni: “Dante lidió con los Berlusconi de su época”

El actor y director italiano llega a Buenos Aires con una versión escénica de “La Divina Comedia” que posicionó, en pleno siglo XXI, al poema de Dante en las listas de best-sellers italianas. En una charla exclusiva con Ñ, Benigni sostiene que el genial autor toscano escribió toda su obra en un “eterno presente”.

Por: Guido Carelli Lynch – El Clarin

Audio (Parte 2) :

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Cuando un todavía adoles­cente Roberto Remigio Benigni se hizo por prime­ra vez con un ejemplar grueso e interminable de la Divina Come­dia sintió que no era él quien leía a Dante. Sintió, en cambio, que era el mismísimo poeta florenti­no quien lo interpelaba y abría las páginas de la vida del todavía ver­de y germinal humorista italiano. Sentía todo eso a pesar de que en­tendiera poco o nada de esos mil versos eternos, porque “el sonido era bello” y sonaba como una can­ción, como una imposible. “Tiene todos los estilos, tiene jazz, tango, se parece a Beethoven y a Jimmi Hendrix”, cuenta ahora Benigni mientras relata o inventa su pri­mer contacto con la obra capital de la literatura italiana. Lo dice ahora y por teléfono, de corrido, sin pau­sas y aguantando la respiración, al igual que todos sus personajes, esos que lo consagraron en los es­tudios de Cinecittá o esos otros de fama mundial, en su Auschwitz ficticio o conduciendo un taxi por las interminables calles romanas que Jim Jarmush hizo suyas. Ha­bla más rápido que el nacional Enrique Pinti, como en todas sus apariciones públicas, arriba de un escenario, en cualquier conferen­cia o en todas sus entrevistas, sólo que ahora monologa por teléfono y desde Nueva York después de des­lumbrar a la audiencia estadouni­dense en la última escala de la gira del espectáculo Tutto Dante , que en pocos días desembarcará en el país para cerrar en el Gran Rex porteño. “Me enamoré al instante de leerla. Fue como encontrar un viejo amor, un viejo amigo. Sentía que me conocía profundamente y quería llamarlo. ¿Alguien tiene el número de teléfono de este tal Dante?, decía. Quería tomar un café, un té, comer una pizza con él y hablar de la vida, de la muerte y de las mujeres. Simplemente me enamoré: era tan bello que aplau­día yo solo los tercetos: ¡Bravo, bra­vo Dante!”, escupe en menos de 30 segundos y antes de agradecer que alguien por fin hable italiano después de tanto inglés. Antes de decir, claro también, para los me­dios de todo el mundo, pero en es­pecial para los de Estados Unidos que luego de sus funciones en San Francisco y Manhattan se sentía en casa, como en cualquier otro lugar de Italia.

La demagogia, sin embargo, es un pecado perdonable en el mundo del espectáculo y por eso no cabe juzgarlo o endiosarlo por más que también declare su de­seo de llegar cuanto antes a Bue­nos Aires. Y aunque aclare que para “demostrar el amor, basta un segundo”, ya empieza a guiñar­le un ojo a la audiencia local que pagará entre 60 y 250 pesos para escucharlo hablar de los amoríos de Paolo y Francesca en el V canto del Infierno, o los menos santos y más terrales de Silvio Berlusconi en su país con Letizia Noemí, la jo­ven napolitana que llama “papi” al premiere y que toda Italia comen­ta desde hace semanas. Al tiempo que –advierte– tal vez recoja en Buenos Aires buenas ideas para su próxima película, una comedia bastante más terrenal.

En 1977, un lector de lectores como Jorge Luis Borges, recordó o inventó, al pasar y también frente a otro teatro colmado, –el Coliseo porteño– que había leído La Divi­na Comedia en la vieja biblioteca Miguel Cané, como si fuera cual­quier otro libro, mucho menos famoso que el de Dante. Treinta y dos años después, Benigni insis­te con una idea parecida. “Si uno quiere leer la Comedia debe leerla solo, gozando su belleza, porque es el mejor libro de todos los tiem­pos”, subraya.

Y la verborragia sigue mien­tras el tiempo debiera empezar a agotarse, porque siempre hay un representante o apoderado que recuerda los minutos exactos que debe durar una entrevista con “una estrella” y Benigni no es la excepción. Sin embargo, a pesar de que ya descargó una batería larga de respuestas hilarantes e improvisadas, con su sello, la en­trevista acaba de empezar, porque en una conversación con Benigni, al menos en ésta, no hay lugar pa­ra silencios.”El Infierno es el canto más bello de todos, el más popular, pero a pesar de que el Purgatorio y el Paraíso son un poco más difí­ciles, también son mis preferidos. Preguntarme cuál quiero más es como preguntar qué es lo que más te gusta de una mujer. ¡Te gustan los ojos, las piernas, la mirada, la boca! Es difícil decirlo. El Infierno es la boca de una mujer, porque es sensual. El Paraíso son los ojos, la luz; y El Purgatorio es todo el res­to, es el cuerpo de la Comedia”, explica rápido antes de cerrar esta y cualquiera de sus sentencias con un universal “hai capito?” .

Así es Benigni, tómelo o déje­lo. Pero fuera de las pasiones que despierta el actor que supo hacer buenas migas con casi todos sus compatriotas e iconos del neorrea­lismo italiano, están los números…y están de su parte. En Italia, Tutto Dante llevó un promedio de más de 8 mil espectadores por presen­tación. Del norte al sur de la bo­ta y también afuera, en Londres, Francia, Estados Unidos y próxi­mamente, descuéntelo, también en la Argentina. Supo además ha­cerse un lugar en el prime time de la televisión italiana y hacer que el tal Dante midiera bien.

Entre las voces críticas que se alzaron contra Benigni se escuchó la del escritor Vittorio Sermonti, uno de los divulgadores más auto­rizados y relevantes de la Comedia que, entre 1987 y 1992, adaptó la obra de Dante a un popular ciclo de radio. El envío estaba curado ni más ni menos que por Gianfranco Contini y Cesare Segre, dos de los críticos y filólogos más importan­tes de la obra de Dante. “Benigni no le hace ningún favor a Dante”, disparó Sermonti hace dos años. El éxito, sin embargo, cierra cual­quier herida.

-¿Qué tan duras fueron las críticas de los puristas de la Comedia?

-En Italia mi interpretación se volvió tan popular que no faltó quien dijera que la hacía muy superficial, muy ligera. Pero lo importante no es eso, sino trans­mitir el amor por este gran poeta, la poesía es la vida, porque la Co­media es un libro vivo, que habla con vos. Y a pesar de que hubo al­guno que torció la nariz por mi in­terpretación, todos los demás y el pueblo estaban felices por hacerla popular. En Italia y en Europa en los teatros había un promedio de 8 mil espectadores, como si fue­ra un concierto de rock. Como si tocara la (Laura) Pausini, Bruce Springsteen. Me pedían los cantos como a ellos las canciones. Y yo no me lo esperaba, ¿eh?

-Y ahora que lo invita a algunas de las universidades más presti­giosas del mundo, ¿no se siente una voz más autorizada?

-Yo no enseño la Comedia. No soy un intelectual ni un crítico: soy un hombre de espectáculo. Sí fui a Princeton porque me invitaron, porque hablo de Dante y Dante se puede tomar como quieras, como uno desee. Lo bello es que después de ver el espectáculo a alguno le den ganas de leer la Comedia. En Italia pasó así….¡y vendieron tan­tos ejemplares!

-El canto que más repitió en su espectáculo es el V del Infierno, el de Paolo y Francesca. ¿Por qué?

-Es que el canto V habla de todo, del amor, del sexo, de la lujuria y de la pasión. Es donde están los lujuriosos, los muertos por amor, fijate cómo tiene que ver con no­sotros, con nuestros tiempos. Por­que el sexo gobierna el mundo. También Dante es atraído por las pasiones. La de Paolo y Francesca es una de las historias de amor más bellas. ¡Es bello, bello, bello!

Repite Benigni el adjetivo que para él mejor le cabe a Dante, el mismo que acompañará su necro­lógica, cuando el mundo recuerde su consagración global con La vida es bella , película que le valió tres premios Oscar y una nunca com­probada pero sugerente denuncia de plagio. Si Benigni robó la idea que le acercó en forma de guión Radu Mihaileanu antes de rodar El tren de la vida , nunca habrá certezas. En cambio, Benigni no duda en otorgarle todo el crédito de esta segunda oleada de reco­nocimientos a su trayectoria al autor del Convivio . “El éxito na­turalmente es de Dante. Luego yo le agregué mi popularidad. Pensé que perdería público y sin embar­go, tengo más seguidores ahora. Tenía ese temor, pero me gustaba tanto que sentí tenía que hacerla igual. Es como cuando uno quiere dividir un regalo con amigos, así de simple.

-Le concedo que no es profe­sor, pero al menos sí es tosca­no como Dante. ¿Qué opina de la negativa eterna de Ravenna para devolver sus restos a Flo­rencia?

Hicieron y hacen bien. Los flo­rentinos no lo quisieron antes y ahora es demasiado tarde. Lo mandaron al exilio, pero paradóji­camente si no hubiera sido así, tal vez nunca hubiera escrito La Divina Comedia , porque Dante tuvo que sufrir y conocer el sufrimien­to humano para poder escribirla. Y por eso no hay otro libro que vaya tan adentro del sufrimiento humano y del gran amor como este. Creo que el exilio fue una de las cosas que hizo nacer doloro­samente la flor de la poesía más grande de todos los tiempos.

-A otros contemporáneos de Dante, como Petrarca, también les gustaba sufrir…

-Sí, es cierto. A Petrarca también le gustaba sufrir, pero su poesía era lírica. De hecho, cuando habla de Dante lo hace despectivamen­te, lo juzga de demasiado popular. Las mujeres de Petrarca como Laura, son elegíacas, espirituales, no son mujeres verdaderas. Las mujeres de Dante son carnales, podés hacer el amor con ellas. Laura es como si fuera la madre de Petrarca, en cambio Beatrice quiere hacer el amor con Dante, y si Dante la llegara a encontrar lo harían tres o cuatro veces…

-Y justamente la encuentra en el Paraíso, demasiada santidad para el amor carnal…

-Es que por eso está justamente ahí, es el extásis. El Paraíso es co­mo hacer el amor, y Dante hace el amor con ella desde el primer canto.

No sólo de versos y tercetos habla Benigni. También le dedica un rato largo –el primero– de su es­pectáculo a la tragicomedia diaria de las noticias internacionales. Allí Obama y Berlusconi ocupan los roles protagónicos de Dante y Virgilio. “Hablar de actualidad y de La Divina Comedia es lo mis­mo. Porque un gran poeta habla en eterno presente, está hablando de nosotros ahora. Dante no es un poeta del medioevo, está mucho más adelante, tanto, que todavía no podemos alcanzarlo. Es mucho más moderno que todos nosotros, por eso debemos recordarlo, por eso y porque el pueblo que olvida su propio pasado se prepara para la desesperación. Aunque haya co­sas memorables en Italia todavía hoy, La Divina Comedia es irrepe­tible, hai capito ?”, insiste.

-Y si Dante retrata también a los italianos, ¿qué ADN hay en ustedes para que denuesten y reelijan personalidades como Berlusconi?

-¡Dante dice tanto sobre el pue­blo italiano! Se enoja con todas las ciudades. Pero él también te­nía que lidiar con los Berlusconi de su época…¡ Mamma mia , había tantos Berlusconi en el Medioevo! Estamos divirtiéndonos tanto con él que me gustaría que viniera una vez a ver un espectáculo. Ber­lusconi se relaciona de tal manera con la Comedia que todos los días tengo que agregar un chiste, pero es muy fácil hacer reír con Berlus­coni, basta con repetir exactamen­te lo que él dice…

-¿Qué es lo que más lo conmue­ve de Dante?

Su humanidad, que sea un poeta único en el mundo y a la vez un hombre verdadero, que ama a las mujeres, que se enoja, que detesta a los imbéciles, porque le daría un abrazo a un leproso, pero nunca la mano a un imbécil. Se enoja –no porque los hombres son malva­dos–, sino porque no ven la belle­za que tienen delante. Se pregunta por qué no vemos la extraordina­riedad de la vida. Y entonces nos conduce con él a las estrellas, eno­jándose, con palabras de furia y de rabia, porque nos quiere.

¿Y después de las estrellas?

Nos conduce al camino de nues­tra vida. Dante no nos dice ‘deben morir’, dice: ‘Deben vivir’. Dice: ‘Las mujeres son una tentación, pero son la salvación’. Es un poeta que cambió todo y los poetas son como los científicos, hacen verda­deras invenciones.

Para Benigni, la Comedia es Divina

En su primera visita a la Argentina, presentará el miércoles, en el Gran Rex, un unipersonal dedicado a Dante Alighieri

Por Marcelo Stiletano De la Redacción de LA NACION

No hay diferencias a la vista (y al oído) entre el Roberto Benigni que hace una década festejaba en Hollywood saltando sobre las butacas y las cabezas de los invitados el Oscar otorgado a La vida es bella y el que atiende a LA NACION desde Montreal. Allí cumplió otra etapa de la vuelta al mundo que viene realizando en los últimos años con su espectáculo unipersonal dedicado a Dante Alighieri, Tutto Dante , cuya función despedida (íntegramente hablada en italiano) tendrá lugar precisamente aquí, en Buenos Aires: el primer encuentro entre el público argentino y Benigni será el próximo miércoles, a las 20.30, en el teatro Gran Rex.

“¡Estaba mal, pero ahora estoy bien, porque Buenos Aires hace bien a la salud!”, dice Benigni, y la voz que suena italianísima, límpida, desbordante, efusiva y desprejuiciada del otro lado de la línea resulta inconfundible. La misma que abre en su país un abanico de risas, festejos y polémicas desde La vida es bella y su versión cinematográfica de Pinocho hasta una reciente intervención en el último Festival de San Remo fustigando -como es su costumbre- al primer ministro Silvio Berlusconi.

Como en su personalidad no hay diferencias entre actor y personaje -ambas facetas se manifiestan al mismo tiempo-, Benigni no tiene problemas en explicar que la actualidad italiana puede explicarse también a través de un espectáculo dedicado a alguien que vivió hace 700 años.

“Es algo facilísimo -explica el actor de El t igre y la nieve, que en octubre cumplirá 57 años, con el mismo tono enfático e irónico que traslada a los escenarios-. Yo hablo de Dante no como un profesor, sino como un artista. Y sobre el escenario recito el Quinto Canto de la Divina Comedia , el que habla de los lujuriosos, del sexo, del erotismo. Piense un poquito en Berlusconi en medio de todas esas mujeres, en cómo sigue esta historia, y entenderá lo moderno, lo actual que resulta Dante. Por eso, la primera parte de mi espectáculo prácticamente se llama «Tutto Berlusconi».”

Video: Benigni: ´Llevaré a los argentinos el viento de la felicidad´

-Usted dijo hace poco que Italia está viviendo hoy un momento de gran resurrección artística.

-¡Y eso que también tenemos a Berlusconi! Todo esto me hace reír mucho, porque a esta altura yo veo a Berlusconi casi como un colega. ¡Tiene más éxito que yo cuando se hace el cómico! Ya está en todas las colecciones de los clásicos del humorismo. Por naturaleza, los comediantes tenemos el deber de jugar y hacer bromas con quienes ocupan el poder. Y la verdad es que Berlusconi facilita las cosas. Mis colegas me envidian cuando viajo al exterior. Salgo para algún lado y me dicen: “¡Bendito seas, Roberto, porque tienes a Berlusconi!”.

-Más allá de la actualidad, ¿está preparando algo especial para esta primera presentación en Buenos Aires?

-¡Estoy con una felicidad enorme! ¡Me late el corazón cada vez más fuerte! Mi idea es llegar un par de días antes, así veo, me informo, tomo contacto con la gente. ¡Me muero de ganas por llegar a Buenos Aires! Quiero tocarla, olerla, sentirla. Seguramente hablaré de todo lo que me pase por la cabeza desde que llegue. Mi espectáculo jamás es igual. Cambia de función en función. Por eso, cuando salgo de gira, jamás puedo poner subtítulos. Lo hago en italiano, en francés, en inglés, y nunca es el mismo.

-¿Y quién es Dante para usted?

-Sobre todo, es un amigo, alguien que nos conoce muy bien. Una gloria; uno de los tantos regalos que los italianos le hemos dado al mundo. Es el poeta más grande de todos los tiempos; la perla más luminosa de la cultura italiana. Y no lo digo sólo yo. Jorge Luis Borges dijo que Dante era el más grande. Y Borges no es italiano, es argentino.

-¿Cómo explica la vigencia de una figura de la Edad Media como Dante?

-Porque los grandes poetas están siempre un paso adelante. Y lo tenemos aquí, al lado nuestro. Cuando lo leía, me venían unas ganas locas de llamarlo por teléfono y decirle que no era yo quien lo leía, sino que era él quien me leía a mí y me conocía profundamente. El mejor regalo que nos hizo Dante fue dedicar toda su vida a decirnos que somos lo más bello que tiene el universo, que en los ojos de las mujeres está escrito que somos eternos. Nos hizo crecer, nos convenció de que somos libres. Y también nos hizo reír.

-Entonces, se puede hacer un espectáculo divertido con Dante.

-Dante recurrió a la palabra “comedia” como título para su gran obra. Tenía muy en claro que debía pertenecer al género popular y, de hecho, hay algunos cantos que nos hacen morir de risa, incluso en el Infierno. Escribió la obra poética más grande de todos los tiempos, y él mismo permitía que se jugara con ella.

-¿Dónde nació esta especie de obsesión suya por Dante?

-¡No es una obsesión! ¡Es un placer! En la escuela no sabía quién era. Pero después empecé a leerlo en voz alta. Me gustaba la música, el sonido de ese idioma maravilloso que es el italiano. Desde ese momento, no me dejó nunca y yo tampoco lo dejé a él. Y empecé a hacer espectáculos con estos textos increíbles pensando que iba a perder público en el camino. En cambio, ¡el público empezó a crecer! Un promedio de 5000, 6000 espectadores por show. Y llegué a hacer Tutto Dante ante 30.000 personas. Como si fuera un concierto de rock. ¡Dante es como Bruce Springsteen!

-¿Y cómo espera ser recibido aquí, en Buenos Aires?

-¡Rodeado por todos los argentinos! Y a lo mejor te llamo también a vos para que me des una mano allá arriba, en el escenario. ¡Buenos Aires ya es para mí un lugar fantástico, fabuloso! Todos me preguntan en Italia cuándo voy para allá. ¡Ah, la Argentina! Para mí, ya está a la altura de la Divina Comedia . Ya es un mito.

-En definitiva, lo que usted se propone es acercar desde la alegría la obra de algunos clásicos al público actual.

-Yo no hago algo literario: yo soy un hombre del espectáculo. Lo que quiero es contar una buena historia. Y Dante es un personaje muy apropiado para armar un espectáculo alrededor de él, porque nos permite ver y tocar todo lo que ha hecho. Les prometo a los argentinos una velada llena de alegría y también de belleza, porque cuando nos proponemos ser bellos, nos convertimos en poetas. Será algo emocionante, porque es la primera vez que estaré en Buenos Aires, el lugar donde hay más italianos en el mundo. ¡Más que en Italia!

Tutto Dante termina su viaje por todo el mundo en Buenos Aires. ¿Y después, qué?

-Vuelvo al cine con una comedia, que, por cierto, no será nada divina. La estoy preparando. Y a lo mejor estando en Buenos Aires se me ocurre alguna buena idea.

Video: Roberto Benigni performing “TuttoDante” show in Chicago

Video: TuttoDante a New York

Con Benigni l’America scopre Dante

(NY Daily News) – Isabella Rossellini, Elvis Costello, Jim Jarmusch, Steve Buscemi, Aidan Quinn and Lizzie Bracco came to see Roberto Benigni rhapsodize about Dante’s “Divine Comedy” at the Hammerstein Ballroom on Saturday. Jim Jarmusch, who cast the Oscar-winner in “Down By Law,” “Coffee and Cigarettes” and “Night on Earth,” told us, “Americans mostly know him as a clown, but he’s incredibly erudite about art and literature.” Benigni himself was modest about his mastery of The Supreme Poet. “It is as if Jim Carrey would come to Rome talking about Walt Whitman,” Benigni told the packed house. The “Life is Beautiful” director spent almost as much time feasting on Italian Prime Minister Silvio Berlusconi’s “jailbait affair” with 18-year-old model Noemi Letizia. “This underage pussy, it’s very dangerous,” said Benigni. “We picture Berlusconi at the 18th birthday party of the barely legal girl, just waiting in the wings for her to blow out her birthday candles…counting down the candles until finally, ‘Eighteen!!!’ You remember with Monica Lewinsky, President Clinton was asked, ‘Did you have sex with that woman?’ He said, ‘I did not have sex with that woman!’ In Italy, it is the opposite. Berlusconi says, “I had sex with that woman” and everybody says, ‘You did not!’ He says, ‘Yes, I did!’ He’s 73 years old. I never voted for him but now I think I will. It is a good image for Italians, no?

Roberto Benigni’s TuttoDante in New York

If you attended TuttoDante show in New York, write and send your comments/reviews/photos to www.unbenignidanobel.it .
Send a message to
info@unbenignidanobel.it – we’ll publish your articles in our website.

Here are some photos from yesterday night: Roberto Benigni performing on the stage of Hammerstein Ballroom, Manhattan Center, and after the show meeting friends and journalists (in the last two pictures
you can see Jim Jarmusch behind Roberto Benigni) :

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