Un Benigni da Nobel

Everything about Roberto Benigni
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    August 1st, 2010SilviaPittRoberto Benigni, TuttoDante, Video

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    September 8th, 2009SilviaPittRoberto Benigni, TuttoDante

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    September 8th, 2009SilviaPittRoberto Benigni, TuttoDante

    Diecimila al teatro per la chiusura del tour italiano del comico toscano. Protagonisti sul palco i versi dedicati a Ugolino. Applausi per una stoccata al premier

    VERONA - Una standing ovation di undicimila per il Dante di Benigni. Domenica sera all’Arena il comico toscano ha voluto regalare al pubblico di Verona l’ultimo spettacolo della mondiale tournée di Tutto Dante. L’artista si prenderà una pausa per il 2010 per la realizzazione del suo nuovo film e ha voluto chiudere alla grande il tour, in Arena, nella città dove Dante ha scritto il suo Paradiso. L’entrata, saltellante e festosa come sempre, sulle note della sigla di Nicola Piovani, ha dato il la alla prima parte dello show, esilarante, dedicata alla rilettura satirica delle notizie d’attualità.

    Le prime battute sono in dialetto veronese, poi il primo bersaglio è il sindaco Tosi (in prima fila) con cui Benigni dice di essere andato più volte a fare «massaggi speciali», prima che chiudessero l’esercizio… «è vero, è leghista, ma nessuno è perfetto», scherza il comico. Poi le frecciatine sono tutte per Silvio Berlusconi, che mirava a diventare papa, secondo l’acuta ironia del «toscanaccio», prendendo il nome di «papa Papi I». E ancora. «Ha venduto Kakà… ma ha comprato Feltri». Quasi un’ora da sganasciarsi dalla risate (Benigni ricorda più volta l’amore incondizionato per la città di Verona) e poi il cambio di luci indica che l’atmosfera si fa seria, e inizia l’esegesi dantesca. Protagonista il XXXIII canto dell’Inferno, quello dedicato ai traditori, quello ricordato in tutto il mondo per il Conte Ugolino. La spiegazione, verso per verso, terzina per terzina, ipnotizza il pubblico. La recitazione a memoria dell’intero canto, lo commuove. Sul saluto finale di Benigni tutto il pubblico dell’Arena si alza in piedi e applaude per una standing ovation di cinque minuti. Un commovente arrivederci a presto al comico toscano. L’Arena lo aspetta già.

    Francesco Verni (Corriere del Veneto, 07 settembre 2009)

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    September 7th, 2009SilviaPittRoberto Benigni, TuttoDante

    L’EVENTO. OLTRE 10MILA SPETTATORI IERI SERA ALL’ARENA DI VERONA PER LA CONCLUSIONE DEL TOUR MONDIALE «TUTTODANTE»

    (Alessandra Galetto, L’Arena) - Quasi due spettacoli, giocato sulla più spericolata e trascinante vis comica e satirica il primo, sulla bellezza della poesia come forza creatrice il secondo. E, comune denominatore, la passione.
    Si è sviluppato lungo questi due filoni, un’apertura dedicata all’attualità politica impietosamente ritratta e quindi una trascinante lettura del penultimo canto dell’Inferno, il «Tutto Dante. Inferno XXXIII» di Roberto Benigni, tornato ieri sera a Verona in un’Arena affollata da oltre 10mila fan, a distanza di tre anni dalla sua ultima apparizione quando, in due serate consecutive, aveva catturato il pubblico con l’ultimo canto del «Paradiso» e con il V dell’«Inferno», con i versi dedicati a Paolo e Francesca. E anche ieri sera il mattatore toscano ha stregato il suo pubblico, cominciando a conquistarlo con un’apparizione «in dialetto».
    «Buonasera, butei e butele…bruti slandroni, voria strucarve tuti….», ha esordito Benigni, prima di salutare il sindaco Tosi con signora e il vescovo Zenti, seduti in prima fila. E proprio alle vicende veronesi il comico ha riservato qualche frecciata, a partire dal centro benessere a luci rosse di recente scoperto in Zai, prima di dedicarsi alla scena nazionale.
    E qui sono fioccate bordate per tutti: da Bossi a Calderoli, a Franceschini, al suo prediletto Silvio, che con i gossip estivi ha fornito all’ironia di Benigni un materiale inesauribile.
    «Berlusconi ora si è incattivito, è un periodo che querela, denuncia, è cattivo: si vede proprio che l’astinenza gli fa male». E ancora: «Ha venduto Kakà e comprato Feltri: che, sulle punizioni, è decisamente più terribile». «Berlusconi giura sui suoi figli e ha davanti le prova del fatto che sta mentendo. Ma allora di chi sono i figli di Berlusconi?». «Dice che dorme come un bambino. Infatti in questi giorni si sveglia ogni tre ore e piange». «Veronica, beata te che puoi divorziare!». «Abbiamo avuto Cesare il dittatore, Quinto Fabio Massimo il Temporeggiatore e ora Silvio il tromb…».
    Benigni salta, ride, scherza, mima, è un folletto che, come una molla, tiene il palcoscenico, narrandoci il film grottesco e irreale della nostra scena politica attuale.
    Ma poi arriva Dante: che - sembra volerci dire il «toscanaccio» - non è solo meraviglia e incanto di parole che inventano insieme una musica e un significato proprio in virtù della forza dei significanti, ma anche lente attraverso la quale poter meglio comprendere il nostro presente. Il canto del conte Ugolino, nell’appassionata lettura di Benigni, diventa il canto dell’inesorabilità del dolore umano e dell’abisso della colpa: seguire la sua spiegazione, così anti-accademica, così intrisa di umore personale, di partecipata commozione, è un viaggio straordinario nella grandezza della parola, quando questa è insieme «pensiero e amore», per usare le parole di Benigni stesso.
    Dopo due ore senza sosta, Benigni ringrazia Verona per l’affetto verso di lui, ma anche perchè proprio qui dante ha scritto una parte di quel «fantastico viaggio».

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    September 5th, 2009SilviaPittInterviste, Roberto Benigni, TuttoDante

    (Donatello Bellomo - L’Arena.it) - Non è facile parlare con un tipo che ha dieci lauree honoris causa e tre Oscar sul caminetto. Anche perché non se la tira, sotto sotto è sempre il Mario Cioni nato a Manciano la Misericordia, nella terra tosca che con la creta della mattezza ha saputo fare miracoli, dalla Cupola di Santa Maria del Fiore al «dare» i natali a Dante. Glielo premettiamo, a Roberto Benigni, che domenica prossima, 6 settembre, all’Arena di Verona, quasi giocherà in casa con il suo «TuttoDante.Inferno XXXIII», visto che il Ghibellin Fuggiasco proprio in riva all’Adige ha scritto un bel po’ dell’Inferno e il Paradiso della sua «Commedia».

    L’emozione del ritorno?
    Fortissima. Sto preparando come non mai il 33° Canto dell’Inferno, un “canto” dell’anima per quel luogo più volte straordinario, visto che anche Cacciaguida vanta sangue scaligero.
    Dovessi cercare un aggettivo, direi che l’attesa è “scintillante”. C’è qualcosa di diverso, sotto quel cielo. Sogno un appuntamento annuale, con Verona.

    Partiamo dall’ultima parola del Canto: “stelle”.
    Siamo nell’Inferno profondo, quello in cui si scontano ma senza remissione i peccati più gravi, dove Dante sonda la nostra natura più buia. Una volta, leggendolo, ho avuto la certezza che Dante mi guardasse dentro… sono stato tentato di telefonargli. No, è semplicemente immenso. Ogni volta mi svuota, mi spacca, mi sbalordisce coglierne l’attualità davanti a quest’odio tra fazioni senza rimozioni né componimento, questa ferocia verbale e non solo. Torno un attimo indietro: Verona. Leggendo “I due gentiluomini di Verona” e “Romeo e Giulietta” di Shakespeare mi sono ritrovato non in una selva oscura ma nella certezza di conoscerla, come se mille volte l’avessi girata a piedi, come se avessi ascoltato la gente parlare.

    Non è difficile, signor Benigni. La più grande storia d’amore proprio quella tra Giulietta Capuleti e Romeo Montecchi, è ambientata “dentro queste mura”. Un legame inscindibile che neppure le fazioni dell’epoca, neanche la morte, riescono a spezzare.
    Certo. Invece, nel V Canto, Paolo e Francesca vivono per l’eternità la condanna del peccato, amanti in vita e in morte, avvinghiati l’una all’altro. L’ultimo Canto dell’Inferno è quello dell’incomunicabilità e dell’odio. Il conte Ugolino non sa parlare ai suoi figli; sa che l’odio che li ha condannati è ricaduto sopra di loro per causa sua. “La bocca sollevò dal fiero pasto…”. Cos’altro può eguagliare questo incipit? Nulla. Non è passato remoto, è l’oggi. E c’è ancora chi parla di Medioevo.No, tutto collima, con la puntualità di un cronometro. È il male che, a caduta, avvolge e uccide l’anima.

    La musica, sul pentagramma, è anche la battuta “silenziosa”.
    Infatti. Dopo l’ultima parola, ogni volta che ne ho proposto la lettura, scende un silenzio perfetto, tangibile, materiale, celestiale, divino. È il verbo del pensiero assoluto che innesca in me un fremito incontrollabile, forse anche pieno di spavento perché sono conscio sempre, di trovarmi, insieme al mio pubblico, al cospetto della bellezza. Dicevo del pensiero: non un pensiero debole, al contrario, un pensiero forte, difficile, quello dell’incanto e del mistero, dell’incognita totale. La parola non trova parole che la descrivano se non questa, “indicibile”, perché non la si può dire.

    Cosa avrebbero detto Luigi e Isolina, i suoi genitori, se qualcuno avesse descritto loro il figlio più piccolo, Roberto, che declama Dante?
    Di loro, che non ci sono più, trattengo i ricordi, grandi, senza tempo o quotidiani e piccoli. Anche Dante, certo, endecasillabi che uscivano così, dalle loro labbra, come se fosse naturale inserire il sommo poeta nella vita semplice di quei due grandi cuori.

    Isolina, sua madre. Pare che non abbia creduto che suo figlio Roberto abbia assistito con Papa Giovanni Paolo II alla proiezione de «La vita è bella».
    No che non ci ha creduto. Almeno il Papa…

    Pare che dopo questo spettacolo Lei voglia “chiudere” per un po’ con il Sommo Poeta.
    Vero. Mi ha accompagnato in giro per il mondo, nella sua universalità. Anche nei Paesi Arabi il miracolo della sua potenza si ricrea. Ma non è facile ed è molto faticoso. Vorrei tornare al cinema, ad una “commedia”, anch’io, in cui trasfondere la gioia che Dante mi ha donato. Non un film sull’Alighieri, non ci penso proprio. Ho il desiderio di rimettermi dietro la macchina da presa ma nessuna idea sul soggetto. Prima o poi mi verrà, basta aspettare.

    Dieci anni fa il trionfo all’Academy con «La vita è bella». Tre Oscar: miglior film straniero, miglior attore protagonista, migliore colonna sonora. Ci vuole coraggio a fare un film sull’Olocausto…
    L’Olocausto è stato l’industria del male, il capolavoro di Satana. Ho pensato ai bambini, a come potessero capire cos’è successo pochi decenni fa in Europa senza uscirne sconvolti. Mille volte mi è stato chiesto di girare un sequel de «La vita à bella” ma ho sempre rifiutato. È un capitolo chiuso.

    Cosa ha pensato quando l’allora ministro della Giustizia Clemente Mastella la propose come senatore a vita?
    Mastella, quello che ha fatto cadere il governo Prodi? Ma dove l’hanno spedito? E chi se lo ricorda? Beh, che l’idea fosse venuta proprio a Mastella è strano. Ma questo è un paese strano.

    Insomma, non se lo prenderebbe in braccio, Mastella, come invece aveva fatto con l’allora segretario del PCI Enrico Berlinguer.
    Primo: Mastella è grande e grosso e non ce la farei mai. Secondo, Berlinguer era magro magro e simpatico, nonostante fosse un leader estremamente serio.E’ stato un gesto istintivo, quella foto ha fatto il giro del mondo.

    E ora chi prenderebbe in braccio dei leader del PD?
    Neanche Fassino è magro abbastanza. Magari a Verona prenderò in braccio il sindaco Tosi.

    Visto che la proposta della nomina a senatore a vita non l’ha sorpresa più di tanto, quando ha saputo che l’asteroide 21662 ora si chiama «21662 Benigni»?
    Una cosa spettacolare. Gira e non la vede nessuno ma c’è…

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    September 4th, 2009SilviaPittRoberto Benigni, TuttoDante

    (EL PAIS, Miguel Mora) - Clamoroso éxito el jueves por la noche de Roberto Benigni (La vida es bella, El pequeño diablo, Johnny Palillo…) en la fiesta nacional del Partido Democrático (PD) de Génova. Ante 4.000 rendidos espectadores, el irreverente cómico toscano repasa de la A a la Z los escándalos de Papi, y no ahorra críticas al propio PD.

    “Ha hecho bien denunciando a La Repubblica, a L’Unità, dicen cosas verdaderas, ojalá fueran falsas, pero no, son verdaderas”, comienza diciendo. “¿Silvio pero por qué no me has invitado a las orgías? Todos desnudos, y pasan cosas extraordinarias, hay gente vestida de Papá Noel, hay quien hace el amor con una muñeca inflable, otros con las ovejas… Incluso Emilio Fede ha sido visto haciendo el amor con una oveja inflable”.

    Otra: “Silvio, yo no me ocupo de tus cosas privadas, de la crisis, de la Constitución, de la ética. Esos son hechos privados. Yo hablo de las cosas públicas, de las putas, de las chicas, de las escorts. En fin, Silvio, hay bastantes parados, ¿por qué no les regalas algunas escorts también a ellos…”.

    Begnini mezcla el bajo nivel de la actualidad italiana con la elevación de la poesía de Dante, el Quinto del Infierno, el de Paolo y Francesca, que habla de los lujuriosos. “Igual que tenemos a Fabio Massimo el temporizador, o a Alejandro Magno El Conquistador, ¡él quiere pasar a la historia como Silvio El Follador! Así que os lo digo yo: ¡bajo cuerda él ha pagado a las prostitutas para que hablaran! Quiere que todos conozcan su potencia sexual, tiene 73 años”.

    Y más: “De hecho, habéis visto la última querella… Se ha enfadado porque han escrito que tiene problemas de erección. Pero para demostrar que dice la verdad, tendrá que mostrarlo delante del juez, y os aseguro, yo que tengo los mismos problemas: delante del juez es dificilísimo tener una erección”.

    No faltan referencias a la noche de Patrizia D’Addario: “Hay grabaciones con fotografías, pero él lo niega, dice que no, que lo puede jurar sobre sus hijos. Pero, si jura en falso sobre la cabeza de sus hijos, hace falta preguntarse: ¿de quién son sus hijos?”.

    “Las preguntas de La Repubblica, dice, las habría respondido si hubiesen sido: ‘¿Cómo estás?’ ‘Bien’ ‘¿Qué haces mañana?’… Así, sí habría respondido”.

    Benigni recuerda las versiones contradictorias sobre la fiesta de cumpleaños de Noemi. “Primero dijo que el padre de Noemi era el chófer de Craxi; luego, que era el cocinero de Berlinguer. Oh, la satiriasis es la enfermedad más bonita que existe, ojalá me pasase a mí. Al principio él quería contar que tiene toda esa potencia sexual. Clinton lo negaba, él lo quiere contar. Luego a las escorts les convierte en concejalas, en parlamentarias europeas, no digo ya en ministras. Vete con las escorts, al final las pagamos nosotros. ¿Y por qué no las pagas tú, con todo el dinero que tienes?”.

    Luego satiriza sobre la libertad de prensa: “Ha vendido Kakà y ha fichado a Vittorio Feltri, que para las faltas (punizioni) es mucho mejor. Boffo ha tenido la solidaridad del Papa; Feltri la del Papi. Boffo ha dimitido vestido de humildad, Feltri no se ha ido”.

    Al final, llega la hora del PD: “Veltroni es rapidísimo, dura tres minutos, ducha incluida”. “Hemos batido un récord del mundo, hemos perdido cuatro millones de votos, ahora debemos ponernos el objetivo de no bajar del 2%”

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    August 2nd, 2009SilviaPittRoberto Benigni, TuttoDante

    Giovedì 30 luglio con il Corriere del Veneto – Corriere di Verona è uscito uno speciale di otto pagine dedicato a TuttoDante con un’intervista esclusiva a Roberto Benigni che, a ruota libera, racconta lo spettacolo areniano, l’amore per la Divina Commedia, e scherza con la sua inconfondibile verve sulla classe politica italiana con tanto di invito in Arena per Berlusconi.

    Nelle otto pagine dello speciale am­pio spazio è dedicato al rapporto di Be­nigni e Dante e al lungo percorso che ha portato l’esegesi dantesca dell’atto­re di Vergaio dalle aule magne univer­sitarie alla tournée mondiale.

    Un grazie alla redazione de Il Corriere del Veneto per aver pubblicato, nell’inserto di 8 pagine dedicato a Roberto Benigni, un articolo dal titolo “Un Nobel per Benigni“, citando il sito www.unbenignidanobel.it.
    Festeggiamo così anche i 2 anni del sito che è stato creato il 31 luglio 2007!

    Clicca qui per visualizzare il PDF della pag. 12 del Corriere di Verona di giovedì 30 luglio 2009.

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    July 27th, 2009SilviaPittRoberto Benigni, TuttoDante

    Tra sberleffi e commozione la grandezza del «giullare»

    Taormina (24 luglio 2009). Zompetta, ammicca, saltella. Commuove e si commuove. E se innanzitutto sbeffeggia e ti fa fare un pieno di buonumore, poi ti rende palpabile l’intangibile e ti apre alla Bellezza e all’Infinito. Altro che one man show, con TuttoDante Roberto Benigni è di più: è giullare, prima che clown, capace con lo sberleffo di spalancare gli abissi della riflessione; e poi cantore struggente e appassionato che innalza al sublime del Sommo poeta.
    Ma, appunto, innanzitutto Benigni è Benigni, un diavolaccio che sulla scena del Teatro antico di Taormina, l’altro ieri sera, si è presentato accompagnato da una marcetta perfetta per quel suo «passo d’oca» che strappa risate a dispetto dei nazisti; un monellaccio che subito saluta quelli seduti in alto sulle gradinate chiedendo loro «come si sta a Castelmola?», per poi passare ai «milionari delle prime file», alla «voglia di essere un cagnolino per potervi leccare tutti» e ad una battuta alla Johnny Stecchino «chi cauro ca’ fa». E gli oltre quattromila presenti (a proposito, nella sezione Teatro di Taormina Arte era da una decina di anni che non si registrava il tutto esaurito) sono immediatamente rapiti.
    E il bello, per cominciare, è il diavolaccio che graffia. Che affonda stoccate lavorando di sciabola ma con la levità del fiorettista, sicché per quanto pesanti, le stoccate, mai le avverti come offensive. La raffica di battute - satira pura e quindi mai greve, semmai talvolta esasperata come si addice a un giullare - è tutta per Berlusconi anche perché - spiega ad un certo punto - «ho pure provato a prendermela con la sinistra, ma un paio di anni fa mentre durante un mio spettacolo avevo cominciato a farlo, mi dissero che era appena caduto il governo Prodi….».
    E allora, allora subito sotto con il premier - «che non è mai venuto a sentirmi, al contrario di Andreotti, che mi diede ansia visto che è l’unico contemporaneo di Dante…»
    Benigni incamera applausi con soavità, la stessa con cui passa al Sommo poeta, mentre suda e la mano corre continuamente al fazzoletto in tasca. Lui non recita Dante, ci fa l’amore; rapito dalla bellezza di quella poesia, quei versi li decanta come un innamorato la sua donna, come Alighieri - quasi verrebbe di dire - decanta Beatrice. E la serata si fa Divina.
    Tutto solo sul palco scevro di coreografia, Benigni, oltre alla sua smilza figura, ha per compagno solo un leggio, ma su quel leggio un tesoro: il testo del V canto dell’Inferno, il girone dei lussuriosi, quello con «Amor, ch’a nullo amato amar perdona» e della pietà di Dante per Paolo e Francesca. Serve altro? No, eppure il premio Oscar de La vita è bella ce ne mette, ed è un valore aggiunto: ci mette per cominciare la divulgazione, leggendo singolarmente ciascuna terzina del V canto e spiegandone di ognuna il significato in considerazione anche del contesto storico e del cristianesimo che permeava quei tempi; e poi ci mette, dopo che a tutti è tutto chiaro, la recitazione senza lettura, a memoria, dell’intero canto. Ma soprattutto ci mette un’intensità, una passione, un coinvolgimento così struggente che non possono descriversi. Basti dire che commuove e si commuove, letteralmente: con la voce, nel finale, che gli si fa roca e poi si spezza, mentre scorre anche qualche lacrima.
    E di fronte a lui, al monellaccio che incanta, quattro minuti di applausi non bastano ad alleggerire l’emozione. Che poi sciama per via Teatro Greco e quindi lungo il corso. E che infine approda a casa, assieme alla benedizione per aver rinunciato, almeno l’altro ieri sera, alla tv.
    (di Giuseppe Anastasio - giornale.la sicilia.it)
    [Per visualizzare il PDF dell'articolo clicca qui]

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    July 26th, 2009SilviaPittRoberto Benigni, TuttoDante, Video

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    July 25th, 2009SilviaPittRoberto Benigni, TuttoDante

    Meraviglioso spettacolo del premio Oscar che ieri ha incantato le migliaia di spettatori accorsi al Teatro Greco.

    E’ stato un successo. Benigni, come al solito, è stato semplicemente meraviglioso. Un uomo solo con un leggio ed un microfono ha tenuto con il fiato sospeso le migliaia di persone che hanno gremito il Teatro Antico di Taormina in ogni posto nonostante l’incredibile cappa di caldo che sovrastava Taormina. In perfetto orario comincia lo spettacolo e non appena il comico toscano mette piede sul palco una vera e propria ovazione lo investe perchè si percepisce subito la straordinaria forza che quest’uomo riesce ad emanare. Ma prima di entrare nel vivo dello spettacolo il comico si lascia andare a qualche frase in siciliano e a qualche freddura improvvisata. Poi arrivano inevitabilmente i riferimenti alla politica ed a Berlusconi in particolare; l’occasione è ghiotta, si parla dei lussuriosi nel canto che sta andando a leggere e le cronache di questi giorni sono intrise dello scandalo di Berlusconi e delle sue escort di lusso. E Benigni come al solito si sbizzarrisce irridendo il nostro Presidente del Consiglio bacchettandolo, prendendolo in giro ma sempre con garbo ed intelligenza, con quell’umorismo da toscanaccio in lui innato. Un vero e proprio spettacolo di cabaret anticipa la lettura del quinto canto dell’inferno che il comico legge terzina per terzina sviscerando da esse i significati piu reconditi e profondi incantando l’intero teatro in cui vige un silenzio surreale. La gente partecipa quasi meravigliata di quanti concetti sono racchiusi in quella che Benigni definisce “la più grande e rivoluzionaria opera di tutti i tempi, insuperabile”.

    Si parla di Amore nel quinto canto, quell’amore che ha portato alla morte Paolo e Francesca, i due nobili contemporanei di Dante protagonisti del quinto canto. Benigni sembra vivere personalmente i dolori di questa coppia che, come in vita hanno peccato perchè travolti dalle passioni, nell’inferno sono condannati ad essere continuamente trasportati da un vento che li sbatte continuamente sulle pareti del girone. Dante ha pietà per queste anime tanto che per la commozione sviene alla fine del canto. Benigni si sofferma molto su questo concetto dantesco della pietà estremamente rivoluzionario per il tempo tanto da essere criticato dai suoi contemporanei. E Benigni su questo concetto apre un discorso che spazia dalla religione alla politica passando per la poesia. Definisce Cristo “colui che ha dato agli ultimi la dignità dei primi” rivoluzionando il pensiero del mondo. E’ un fiume in piena Benigni, si percepisce che crede in quello che sta dicendo perchè lo vive da profondo credente in Dio. Per più di un’ora legge e spiega le terzine dantesche arricchendo enormemente chi lo ascolta in un discorso che a volte può apparire confusionario ma sempre interessantissimo. Il canto finisce e lui lo recita tutto nuovamente, a memoria. Nella mente di chi ascolta tutto quello che lui ha detto prende forma, si materializza lasciando veramente una traccia indelebile. Forse molti dei presenti si aspettavano uno spettacolo di cabaret, un modo per fare quattro risate ed invece Benigni, attraverso dei versi scritti più di settecento anni fa, fa una lezione di vita che lascia, inevitabilmente, il segno.
    Diego Indaimo (tempostretto.it)

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    July 25th, 2009SilviaPittRoberto Benigni, TuttoDante

    (Tirrenosat.it) - L’afa estiva e la scenografia hanno trasformato ieri sera il Teatro Antico di Taormina in un emiciclo dell’Inferno. Quale miglior location per lo spettacolo di Roberto Benigni intitolato “TuttoDante” e che ha segnato il ritorno del comico nella cittadina messinese, dopo tantissimi anni. Frizzante e brillante come sempre, l’artista toscano ha aperto la sua serata in dialetto siciliano interagendo con il pubblico presente. Quasi obbligato, ed atteso, il suo passaggio sul presidente del consiglio Silvio Berlusconi e sulle sue ultime vicende che esulano dalla politica e si legano agli affari personali ed intimi. Affondi spesso pesanti, ma che detti da una colonna portante del nostro made in Italy, non diventano mai volgari. Ma questa volta, Berlusconi, è servito da trait – d’union per introdurre il Quinto Canto dell’Inferno quello dei lussuriosi e di Paolo e Francesca. Proprio il premier Berlusconi viene paragonato a Semiramide, la regina degli Assiri. Colei che legalizzò la sua voglia sfrenata di sesso, sebbene in quell’epoca fosse bandita. E’ incredibile come Benigni, legge il passato e lo riadatta al presente con una facilità estrema, ma questo, proprio secondo Benigni è il vero elisir di lunga vita della Divina Commedia di Dante Alighieri: parlare di vizi e virtù dell’uomo che rimangono sempre gli stessi. In mezzo a tutto ciò, esalta le virtù italiche, ma soprattutto siciliane: “La Scuola Siciliana – dice Benigni rivolto alla platea – ha aperto la mente di Sante che ha innovato la storia della letteratura mondiale”. Infatti quasi paragona la Divina Commedia alla Bibbia per coloro i quali si sono misurati con l’arte della scrittura. Ma poi il pubblico che spesso interrompe con applausi e risa, le similitudini che Benigni fa tra la Commedia di Dante e la nostra attualità, si ammutolisce quando l’artista toscano introduce Francesca con la sua celeberrima terzina “Amor c’ha nulla amato amar perdona”. Dopo la spiegazione in loco, Benigni conclude la sua performance leggendo per intero il Quinto Canto dell’Inferno. Quasi 10 minuti di applausi ininterrotti lo hanno accompagnato verso i camerini e lui bacia e ringrazia il pubblico siciliano lanciando un messaggio a futura memoria: “I padroni del nostro destino siamo solo noi, esseri umani”.

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    July 25th, 2009SilviaPittRoberto Benigni, TuttoDante

    (25/07/2009) - Roberto Benigni torna a Taormina e lo fa incantando il pubblico leggendo il Quinto canto della Divina Commedia di Dante Alighieri nello spettacolo “Tutto Dante”, inserito nel cartellone di Taormina Arte. Lo fa in una serata in cui gli spettatori che lo guardano dalla platea del Teatro Antico della città taorminese, sembrano essersi catapultati in uno dei gironi dell’inferno grazie alle luci della scenografia ed all’afa che ieri ha soffocato la cittadina messinese. Ci mancava solo l’Etna in eruzione ed il gioco era fatto.

    Benigni, forse uno degli ultimi mattatori italiani rimasti in vita, ha esordito in siciliano ed ha esaltato le virtù e la nobiltà di pensiero che questo popolo isolano porta con se’.

    Poi, non poteva mancare la digressione sul presidente del Consiglio Sivio Berlusconi. Le ultime vicende del nostro Primo Ministro, legate più alla cronaca rosa che a quella politica, hanno acceso la serata ed il comico toscano è andato a ruota libera senza lasciare nulla all’immaginazione.

    Questa volta, però, Berlusconi, è “servito” a Benigni come trapolino verso la lettura del Quinto Canto dell’Inferno della Divina Commedia di Dante Alighieri. Il girone dei lussuoriosi. E così ecco che Berlusconi viene accostato a Semiramide, la regina degli Assiri, che viveva ossessionata dal sesso, tanto che lo avrebbe legalizzato ed infine sarebbe stata uccisa per la sua bramosia.

    Benigni, aiutato da un leggìo, recita piccoli passi della Commedia e poi li spiega. Passo dopo passo. Proprio questo Canto è emblematico, in quanto sarebbe il preferito da Dante, un uomo totalmente immerso nell’amore per Beatrice e che prova pietà per i due amanti, Paolo e Francesca.

    “Dante - afferma Benigni - ha scritto la Bibbia della letteratura mondiale. E’ un testo sempre attuale, perchè per la prima volta ha utilizzato personaggi vicini alla sua epoca, ma con vizi e virtù che sono presenti ancora oggi nell’uomo e soprattutto ci dimostra quanto siamo noi uomini padroni del nostro destino poichè Dio ci ha lasciato il libero arbitrio”.

    Ma il momento più alto della performance di Benigni, si tocca quando recita per intero tutto il Quinto Canto. Il pubblico del Teatro Antico di Taormina, si ammutolisce e Benigni si trasforma nel pifferaio magico che, invece di utilizzare il flauto, usa la voce. Voce che si spezza dall’emozione quando parla di Paolo e Francesca.

    Terminata la lettura, la platea esplode in un applauso durato oltre 10 minuti, consegnando così alla storia questa serata.

    Orazio Bonfiglio (Omniapress.net)

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    July 1st, 2009SilviaPittRoberto Benigni, TuttoDante

    MADRID, 30 de Junio - TuttoDante en los Jardines de Sabatini
    (Credit photo: Flickr Marr)

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    June 30th, 2009SilviaPittRoberto Benigni, TuttoDante

    MADRID, 29 Jun. - El más conspicuo iconoclasta de la escena italiana, Roberto Benigni, escaló en 1999 por las butacas para recoger sus Óscar por La vida es bella. Con ello creció su fama, pero ha sido su “cruzada” con Dante y su Divina Comedia por los teatros de todo el mundo la que le ha convertido en una especie de “héroe nacional”.

    Benigni debía llegar ayer a Madrid para presentar Tutto Dante, el monólogo que ya han visto más de un millón de italianos en directo y otros 10 por televisión, pero canceló el encuentro con la prensa por “problemas con su vuelo”.

    A pesar de ello, hoy abrirá los Veranos de la Villa en los Jardines de Sabatini, según ha asegurado la Concejalía de las Artes del Ayuntamiento.

    El teatro romano de Petras, (Grecia) fue hace tres años el escenario elegido por Benigni para recitar uno de los cantos del Infierno de La Divina Comedia, escrita por el florentino Dante Aligheri (1265-1321).

    El éxito que logró le animó a construir un monólogo que llamó Tutto Dante. Benigni decidió enrolarse en una gira por Italia, Europa, Estados Unidos, Canadá y Argentina.

    Dante Alighieri es, sostiene, un “gigante” y su “Divina Comedia”, la “más bella de todas las obras escritas jamás”, la del “eterno presente”, pero antes de que comience a explicar con una rara pedagogía por qué, por ejemplo, el escritor elige en decasílabos para su canto 33, no puede evitar “repasar” las noticias que protagoniza “casi cada dos horas” Berlusconi.

    Así, sus shows no tienen otra otra música que su voz -no tienen subtitulación pues nunca sabe qué dirá- ni otra escenografía que su propia persona brincando y gesticulando.

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    June 29th, 2009SilviaPittInterviste, Roberto Benigni, TuttoDante

    ENTREVISTA: ROBERTO BENIGNI Cómico

    JOSEBA ELOLA - Madrid - EL PAÍS - 29/06/2009

    La abuela de Benigni caminaba por las calles de Misericordia, el pueblo de la Toscana en que nació el cómico italiano hace 57 años, con una pistola en un bolsillo y la Divina comedia en el otro. De modo que Dante Alighieri, Il sumo poeta, y su obra magna estuvieron presentes en la vida del cineasta y cómico italiano desde su más tierna infancia. Roberto Benigni se presenta el martes (y durante tres noches) en Madrid con el espectáculo, TuttoDante. Un monólogo en el que el director y protagonista del filme La vida es bella, bufón genial, heredero de la tradición de Dario Fo, recita versos del V Canto del Infierno de la Divina Comedia -subtitulados- y los aliña con chistes (en italiano) sobre temas de actualidad.

    “¡Estoy muy contento de hablar con el periódico que ha publicado las fotos de mi primer ministro. ¡Já! ¡Les voy a mandar a ustedes mis fotos privadas también!”, exclama, eufórico, entre risas, para dar comienzo a esta entrevista telefónica. “Conozco a todas las chicas de Villa Certosa, estuve allí con Silvio Berlusconi. ¡Menos mal que no han seguido publicando fotos, hubieran acabado saliendo las mías!”. Por momentos parece que el histrión fuera capaz de desafiar las leyes de la física para aparecerse entre las rendijas del auricular telefónico.

    Pregunta. La verdad es que Berlusconi es un buen personaje para una película, ¿no?

    Respuesta. ¡Oh, Dios, es perfecto! Es el más grande, es el mayor clown. Yo he tenido que ponerme a recitar la Divina comedia porque no puedo competir con él, es el más grande, ¡el más grande! Con Berlusconi tengo mucha suerte: basta con repetir lo que dice para tener un espectáculo redondo.

    P. Usted lleva años recitando a Dante, pero, ¿recuerda la primera vez que leyó sus versos?

    R. ¡Claro! Era pequeño, tenía unos 12 años. Mi madre me decía: “Tienes que aprenderte los versos de Dante de memoria”. ¡Para mí, Dante era Dios! Mi abuelo y mi abuela conocían sus versos, los recitaban en casa. Mi abuela era una mujer revolucionaria, andaba por la calle con una pistola en un bolsillo y la Divina comedia en el otro.

    P. ¿Una pistola?

    R. Eran tiempos peligrosos, estaba sola, mi abuelo estaba en la guerra. Fue una mujer legendaria en la familia. Dante es el poeta. Y la Divina comedia, una enciclopedia. Al principio no entendía nada, y tenía que repetir los versos en voz alta, como si fueran música. La Divina comedia es música clásica y moderna, una mezcla de Beethoven y Jimi Hendrix… [crescendo a lo Benigni]. ¡Como los Bee Gees y Bach, juntos! ¡Como Puccini y Duke Ellington!

    P. Poco después de rodar con Fellini La voce della luna, en 1989, dijo usted: “La improvisación es una ciencia exacta, como las matemáticas” ¿Improvisa en este espectáculo? ¿Cuál es el axioma de esa ciencia exacta?

    R. Necesito por lo menos un mes para preparar una buena improvisación. No se puede improvisar, si improvisas puedes volar alto, pero puedes estrellarte; hay que preparar las improvisaciones, ése es el oxímoron, la contradicción… En el escenario dejo siempre puertas abiertas, y cualquier cosa que ocurra en ese momento o que haya ocurrido el día anterior me vale. ¡Cómo voy a dejar fuera a Berlusconi, da noticias cada dos horas!

    P. La inocencia define en gran medida la esencia de los personajes que interpreta, desde el Guido de La vida es bella al poeta de El tigre y la nieve, o incluso el italiano de Bajo el peso de la ley, de Jim Jarmush. ¿Consigue usted mantener una cierta inocencia?

    R. No sé si logro mantener mi inocencia. Yo creo en los milagros, la vida es un milagro, y mantengo el estupor, el estupor es el principio del arte. Cuando eres inocente puedes decir lo que quieras, como un niño, puedes volar.


    Benigni intervistato da El Pais: “Il vero clown in Italia è Berlusconi, basta ripetere quello che dice lui e come comico si ottiene un grandissimo successo”

    Contentissimo di essere intervistato dal giornale spagnolo che ha pubblicato le famose fotografie di Berlusconi e dei suoi ospiti a Villa Certosa, Roberto Benigni lo definisce «il più grande clown che ci sia». Il grande comico toscano si diverte a rispondere alle domande, scherzando sul fatto che ci sono anche foto sue a villa Certosa. «Io mi sono messo a recitare la Divina Commedia -dice a El Pais- perchè sulla scena comica c’era già Berlusconi e io non potevo mettermi a competere con uno così bravo. Sono molto fortunato che ci sia lui in Italia. Basta ripetere quello che dice lui e come comico si ottiene un grandissimo successo».

    «Conosco tutte le ragazze di villa Certosa - scherza poi Benigni - , ero lì insieme a Berlusconi. E meno male che non hanno continuato a pubblicare le fotografie, altrimenti sarebbero uscite pure le mie!». Il comico loda quindi il quotidiano spagnolo, il primo a far uscire le foto di Antonello Zappadu: «Sono molto contento di parlare con il quotidiano che ha pubblicato gli scatti del mio primo ministro. Vi voglio mandare anche io le mie foto private!».

    Al giornale spagnolo Benigni racconta anche più seriamente del suo impegno a recitare e commentare tutta la Divina Commedia. «Lo credo che la so a memoria, mio nonna e mio nonno -racconta- recitavano continuamente Dante in casa». Alla domanda se è vero che una volta aveva definito l’improvvisazione sulla scena una scienza esatta, Benigni ha risposto che gli ci vuole un mese per preparare una improvvisazione perfetta.

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    June 28th, 2009SilviaPittRoberto Benigni, TuttoDante, Video

    TuttoDante al Teatro Gran Rex di Buenos Aires, mercoledì 17 giugno 2009

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    CULTURA: L’OSS. ROMANO, BENIGNI HA COLTO LO SPIRITO DI DANTE E LA PRESENZA DI CRISTO

    (ASCA) - Citta’ del Vaticano, 24 giu - Anche l’Osservatore Romano plaude alle ‘lecturae Dantis’ di Roberto Benigni. Lo fa recensendo nell’edizione odierna ”Il mio Dante”, pubblicato nel 2008 da Einaudi. ”L’ampio successo di critica e di pubblico registrato dalle letture dantesche realizzate dal comico toscano - scrive Marco Tibaldi -, come direbbe Paul Ricoeur ‘danno a pensare”’.
    Per il quotidiano della Santa Sede, con Dante, come con il film ‘La vita e’ bella’, ”il principale merito di Benigni e’ di esser riuscito a divulgare a una quantita’ enorme di persone temi e messaggi impegnativi e ardui da trattare”.

    ”Una delle ragioni di tanto successo - prosegue la recensione - e’ nello stile comunicativo adottato, che si riallaccia, con le opportune personalizzazioni, al filone antico dei giullari, dei norren della tradizione nordica”. E a questo proposito, Tibaldi sottolinea come ”la forza e le ambiguita’ del fenomeno tutto umano del ridere si trovano esemplarmente all’inizio stesso dell’esperienza della fede, come la storia di Abramo e Sara ci ricorda”. ”Cio’ che e’ decisivo - prosegue - e’ allora, per cosi’ dire, la qualita’ del riso che viene suscitata dal comico. Ci puo’ essere, infatti, un riso irriverente e sarcastico, un riso di sfiducia e incredulita’, ma anche un riso che nasce dalla gioia e, cosa ancora piu’ tremenda e sublime, un riso che nasce dalla o nella sofferenza. Benigni sa muoversi con maestria all’interno di questa vasta gamma dei significati del ridere, ma colpisce nel segno quando riesce nell’ultima e piu’ impegnativa impresa: parlare con il sorriso della sofferenza. Cosi’ e’ stato per La vita e’ bella e cosi’ e’ stato anche per Dante”.

    Per Tibaldi, cio’ che Benigni e’ riuscito a fare, con l’enorme successo di critica e di pubblico delle lezioni dantesche, ”e’ l’aver reso presente lo spirito” della Divina commedia, in cui si trova ”praticamente tutto”, ovvero ”tutto cio’ che serve realmente: un cammino di redenzione per uscire dalla morte e incontrare la vita vera”. Facendosi ascoltare su ”temi impegnativi quanto decisivi come la redenzione, il peccato, la vita eterna”, Benigni ha saputo mostrare ”come la bellezza di Dio, il fascino della vita eterna, la possibilita’ dell’incontro definitivo con il Creatore della vita, covino anche nel cuore del disincantato uomo dei nostri tempi”. Tutto cio’, grazie alla sua capacita’ di ”parlare con il sorriso della sofferenza”.

    Ma il recensore dell’Osservatore Romano non si ferma qui, e aggiunge che ”il successo della proposta di Benigni risiede in ultimo anche da una certa inflessione cristologica del suo raccontare”. ”L’attore - spiega - ha ben presente il sostrato biblico della Commedia, come piu’ volte ricorda nel suo saggio… Ma la vera intonazione cristologica viene, ancora una volta, da quel sorriso con cui Benigni, sulla scia di Dante, ci sa raccontare tutto questo, quel sorriso che paradossalmente molti artisti antichi e contemporanei hanno posto proprio sulle labbra del Gesu’ morente in croce, piccolo ma sconvolgente segnale dell’imminente risurrezione”.


    Mercoledi 24 Giugno 2009 - L’OSSERVATORE ROMANO: BENIGNI E LA “NOSTALGIA DELL’ETERNO”
    “Ci sono delle persone che dicono che tutto è brutto senza possibilità di riscatto, e a me non piacciono per niente; ce ne sono delle altre che dicono che tutto è brutto, ma riescono lo stesso a farci vedere la bellezza in mezzo a tanto buio. Sono le mie preferite, e Dante è tra queste, perché nonostante il malessere che lo angosciava amava la vita”. Roberto Benigni descrive così Dante, nel libro “Il mio Dante”, recensito da Marco Tibaldi sull’Osservatore Romano. Scrive Benigni: “La Divina Commedia è un pianeta sconosciuto dove troviamo cose che riguardano noi. E bisogna che andiamo a vedere nel nostro passato, proprio come fa Dante, che rientra nella sua vita”. Per Tibaldi, ciò che Benigni è riuscito a fare, con l’enorme successo di critica e di pubblico delle lezioni dantesche, “è l’aver reso presente lo spirito” della Divina commedia, in cui si trova “praticamente tutto”, ovvero tutto ciò che serve realmente: “un cammino di redenzione per uscire dalla morte e incontrare la vita vera”. Facendosi ascoltare su “temi impegnativi quanto decisivi come la redenzione, il peccato, la vita eterna”, Benigni ha saputo mostrare “come la bellezza di Dio, il fascino della vita eterna, la possibilità dell’incontro definitivo con il Creatore della vita, covino anche nel cuore del disincantato uomo dei nostri tempi”. Tutto ciò, grazie alla sua capacità di “parlare con il sorriso della sofferenza”.

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    Pubblichiamo il resoconto di Lucas Esandi, nostro collaboratore dall’Argentina, grande appassionato di Dante e Benigni, che ha assistito allo spettacolo di TuttoDante a Buenos Aires mercoledì 17 giugno 2009 [Leggi il primo articolo che ha scritto Lucas per noi].

    Suona la musica e aspettiamo con ansia Roberto, suona finchè finalmente appare sul palcoscenico e il Gran Rex esplode di applausi e di emozione per vedere lui per la prima volta, lui che ci fa tanto bene col suo ottimismo che contagia perfino al peggiore dei pessimisti. Ed è gioia essere lì. Ci si sente nell’aria. Tutti sorridono e nell’atmosfera c’è qualcosa di speciale, siamo tutti felici e così inizia lo spettacolo.

    La prima ora è stata di umorismo e la seconda sul V dell’Inferno. E poi, ci ha elogiato all’Argentina nei confronti del nostro calcio, della nostra mitologia e sopratutto di Borges. Ha spiegato che è il suo dantista preferito –anche uno dei suoi scrittori preferiti-, e poi, alcune cose che dice sulla Commedia sono cose dette da Borges in un libro chiamato Nueve ensayos dantescos (Nove saggi danteschi) e poi nel testo “La divina comedia” in Siete noches (Sette notti). Anche se dalla maniera in cui lo fa Roberto, Borges non l’avrebbe fatto mai, il suo stile era un altro.

    E poi, non si referisce solo a lui. Io, non so se questo va detto, ma lo voglio dire: è da notare le citazioni che fa delle Sacre Scritture, le conosce bene e le ha lette tutte. Nella nostra serata ne ha fatte tante: quella in cui Gesù guarisce la suocera di Pietro per mangiare e per spiegarci che Gesù voleva bene al suo corpo, e sempre ci teneva al cibo e anche al vino, perché dice di non aver trovato passaggio in cui il Signore beva acqua, è sempre vino; la moltiplicazione dei pani e dei pesci; l’episodio in cui una donna tocca il mantello di Gesù e pensa che basterà così perché lo ama e c’è una forza che esce da Gesù, e tutto per spiegare il verso memorabile:
    Amor ch’a nullo amato amar perdona

    È una idea nota per noi, Benigni spesso dice: «Nessun amore è sprecato» L’amore ci torna indietro in ugual misura; l’annuciazione alla Vergine Maria, e vorrei sottolineare, con un umore inaudito, perché ci diceva che siamo qui per il sì di una donna, e che perfino Dio ha lasciato Maria decidere per il nostro libero arbitrio, e che aveva tanta paura che mandò un suo amico, l’arcangelo Gabriele verso Maria… “scusa Maria, c’è un mio amico che ti vuole bene…” E al momento in cui diceva questo tutti ridevano. Splendido! Raccontava il momento dell’annunciazione con un umorismo, ripeto, inaudito e gioioso che ci rendeva a tutti felici per ricordare quel momento importantissimo nella storia dell’Umanità; e poi l’episodio della lotta di Giacobbe con Dio, per dirci quant’è difficile la vita a volte, e come ci dobbiamo sforzare come lui per sfiorare il divino, per trascendere alle stelle –ad astra per aspera, dirà un motivo latino-, per affrontare il mistero della vita.
    E non solo conosce bene le Sacre Scritture, sennò anche altri testi di Sant’Agostino, di Santo Tommaso d’Aquino, ecc. Sa la storia della Chiesa Cattolica molto bene.
    Poi ha detto i doni della cultura italiana al mondo e il valore dei pensatori del sud italiano.

    Oltre all’umorismo della prima ora, nella seconda si è permesso di dire alcune cose con umorismo anche se raccontava Dante. Ebbene, l’umorismo è sempre in tutti i suoi spettacoli. Benigni, il tuo nome è umorismo.
    Personalmente sono contento perché nel programma che consegnavano nel Teatro c’era la lettera di Roberto a Dante con la traduzione che io ho fatto in spagnolo.
    Non mi hanno chiesto di usarla, ma sta bene così.
    Ho contribuito umilmente dall’anonimato a Tutto Dante. A spandere il vento della felicità che ci voleva soffiare Roberto, come aveva detto nei giorni prima.
    E vi posso assicurare che ha soffiato perché il vento soffia ove egli vuole. Nel suo nome ci siamo riuniti.
    C’è stata quella Bellezza accecante. Dante c’è stato in Argentina. E noi siamo stati lui nel sentire la bellezza del verso nel nostro orecchio. Ne saremo grati sempre.

    Un abbraccio forte,

    Lucas Esandi
    Il Blog di Lucas: “Mientras Tanto”
    Facebook di Lucas Esandi

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