Category: Riconoscimenti

VIDEO: Laurea Honoris Causa a Benigni a Cosenza

Roberto Benigni Dottore all’Unical: «Studenti, fate la vostra rivoluzione»

”I poeti inventano i sentimenti. La poesia è un dono”. Roberto Benigni ha ricevuto dalla Universita’ della Calabria la laurea honoris causa in filologia ed ha inaugurato il 40/mo anno accademico. Nella sua sua lectio magistralis ha parlato dei filosofi di questa terra come Telesio e Campanella, ma anche di Berlusconi, Bossi e Di Pietro. ”La filologia – ha detto – serve per rendere chiari i testi del passato che sono oscuri. Tra molti anni tradurra’ Bossi e di Di Pietro”.

(Corriere della Calabria) – Benigni non ha deluso le attese. Ha volato alto, come di consueto, abbracciando tutta la platea e piazzando qua e là qualche battuta al fulmicotone. La migliore del campionario l’ha riservata a Silvio Berlusconi, anche lui laureato ad honorem dell’Unical nel 1991: «Mi hanno detto che, dopo quella cerimonia, le agenzie di rating hanno tolto le tre “A” ad Arcavacata, che è diventata Arcavct». E, ancora sui laureati eccellenti dell’accademica calabrese: «Adesso manca solo Jugale, il mio personaggio calabrese preferito». Come Benigni sappia di Jugale è un mistero che si svela in pochi secondi: «Lucio Presta (il suo agente, ndr) mi riempie la testa di cose calabresi quando siamo in giro. Anche se è la mia prima laurea in Calabria (ne ha collezionate altre sei in giro per l’Italia, ndr) conosco bene questa regione e la amo. Infatti sto cercando casa ad Aria di Lupi».
Non resta che un omaggio culinario per completare l’opera: «Mi hanno tenuto dalle 5 alle 8 del mattino per sostenere trenta esami, perché qui non si regala niente a nessuno. Poi, per mantenermi in piedi, mi hanno nutrito con scaliddre, turdiddri e cuddririeddri». La pronuncia è (comprensibilmente) quella che è, ma in sala si ride. Il neolaureato ringrazia, dispensa sorrisi e sprona tutti allo studio della Filologia moderna: «Rende chiari i testi oscuri. Tra qualche anno si studieranno le parole di Di Pietro e Bossi». Com’è inevitabile che sia, il suo è un intervento giocato tutto sulla forza delle parole («le parole sono azioni e sono le parole a rendere possibili i sommovimenti») e della cultura. Al «con la cultura non si mangia» dell’ex ministro Tremonti, Benigni risponde con un «si mangia solo con la cultura, perché è con le parole che i popoli sono cresciuti. Prima di Cristo non esistevano l’amore e la carità. I poeti – e Cristo è stato il più grande poeta della Storia – inventano i sentimenti e li catalogano». Le parole sono rivoluzione e «voi, studenti, fate ognuno la vostra rivoluzione» (in verità di studenti in aula ce ne sono pochi). Il genio scopre non solo i pianeti e le leggi della natura, ma anche sentimenti a cui non si sa ancora dare un nome: «Dante lo fa 98 volte nella Commedia. E io vorrei vivere mille anni per sapere quanti sentimenti abbiamo».
Vola altissimo, Benigni. E racconta, a una platea quasi tutta calabrese, una Calabria semisconosciuta, che «è stata importantissima per tutta la cultura europea». Parte dal tredicesimo secolo e parla di Barlaam di Seminara e Leonzio Pilato, che, «dopo anni di studio nei monasteri , furono maestri di ellenismo per Petrarca e Boccaccio. La Calabria è un esempio di come si possa costruire cultura da soli, studiando dalla mattina alla sera. Leonzio Pilato tradusse Omero e Telesio influenzò tutto l’Illuminismo. E che dire di Tommaso Campanella, il pensatore più torturato della storia della filosofia». L’artista toscano è affascinato dall’invenzione di nuove parole (il minimo, per un filologo) e ricorda che «fu Campanella a inventare la parola “alienazione”, che riecheggia in tutta la filosofia tedesca fino a Hegel e Marx». Questo viaggio nelle vette della cultura calabrese continua con Domenico Mauro, uno dei Mille, fondatore del periodico “Il Calabrese”, «che ha contribuito a riportare in auge Dante, dopo la sua emarginazione».
Dante, il grande amore di Roberto Benigni, permea tutta la sua lectio magistralis. Un’escalation di citazioni attualizzate («nella Divina commedia ci sono 500 personaggi che interagiscono, come in un Facebook ante litteram»), musicalità («ci sono pezzi in cui potete sentire Jimi Hendrix e altri che sembrano suonati con il violoncello») e riferimenti alla più incredibile rivoluzione dantesca, l’ingresso della donna in poesia. «Prima di Dante, le donne erano tenute in considerazione al pari degli animali. Invece Alighieri, con un coraggio pazzesco, affida a una donna, Francesca da Rimini, il primo monologo della sua opera, si fa spiegare tutto da Beatrice, mette una prostituta in Paradiso e dona un corpo alla Vergine Maria». Rivoluzionario, come il pensiero di certi meridionali. Gioacchino da Fiore, ad esempio, «uno che – come tanti calabresi – aveva idee tutte sue ma influenzò molto il pensiero teologico». E poi Tommaso d’Aquino, Benedetto Croce e di nuovo Telesio e Campanella e Giordano Bruno: «Perché il pensiero è al Sud. Tutto il pensiero sta qui e fare la secessione vorrebbe dire staccarsi la testa». Ultimo accenno politico prima della chiusura, riservata all’ultimo canto del Paradiso. Nell’aula ci sono circa mille persone: non vola una mosca.

Le foto della Laurea di Roberto Benigni all’Unical

Laurea in Filologia per Roberto Benigni

Due volte premio Oscar, quasi premio Nobel e ora otto volte Dottore nelle università d’Italia e del mondo. Lui, Roberto Benigni, la più recente pagina della sua straordinaria carriera l’ha scritta al Sud del Belpaese.

Roberto Benigni alle lauree honoris causa è ormai abituato. È arrivato, infatti, a conseguirne otto con la consegna del titolo di dottore in Filologia Moderna (o «filmologia romanza» come lui stesso ha ironizzato) da parte della facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università della Calabria, con sede a Cosenza.

Il professore Nuccio Ordine nella laudatio ha sottolineato “l’importante impegno che Benigni ha profuso nell’avvicinare il grande pubblico alla ‘Commedia’ e ad altri classici con le sue lecturae Dantis che hanno suscitato entusiasmo nelle piazze, nei teatri, nelle aule universitarie, nelle trasmissioni televisive”, e “l’impegno civile con cui ha partecipato alle manifestazione per i 150 anni dall’Unità d’Italia”.

“”Stamattina m’hanno fatto fare trenta esami e fatto mangiare tre chili di pietanze calabresi. Sono molto fiero di essere laureato qui nella piccola Atene”.
Sulla ‘Divina Commedia’ Benigni ha detto : “Leggetela, è bella! E’ un miracolo, come se avessimo fatto una cosa bella e Dio per premiarci ha fatto nascere qualcuno per scriverla. Filologicamente, che ne sappiamo noi del cielo? Quello di Dante era vergine, immacolato, ogni parola aveva un altro senso. Io vorrei vivere 1000 anni non per scoprire nuovi pianeti, ma per capire quanti sentimenti abbiamo. Quando diciamo ‘non so come mi sento’ significa che arriverà un poeta che saprà dircelo. Dante non trovò novantotto volte le parole e le inventò, ci ha salvato la vita! L’ottanta per cento delle parole di Dante le usiamo anche oggi”. Il Dottor Roberto ha ricordato personaggi storici di questa terra come Fulco Ruffo di Calabria, Tommaso Campanella e Gioacchino da Fiore. Chiusura sulle donne e la figura di Beatrice: “Se l’avessi qui le salterei addosso”.
Roberto Benigni ha tenuto una lezione magistrale sul ruolo della donna nella letteratura italiana e ha recitato l’ultimo canto della Divina Commedia dedicato alla Vergine.

Roberto Benigni laureato dall’Università della Calabria

17 gen. (Adnkronos) – L’universita’ della Calabria (UniCal), in occasione del proprio quarantennale, ha conferito questa mattina a Roberto Benigni la laurea honoris causa in Filologia moderna. La cerimonia si e’ svolta nel Teatro Auditorium UniCal di Piazza Vermicellin ad Arcavacata Di Rende (Cosenza). Nella ‘laudatio’ del professore Nuccio Ordine, il riconoscimento al comico toscano viene motivato, fra l’altro, con “l’importante impegno che Benigni ha profuso nell’avvicinare il grande pubblico alla ‘Commedia’ e ad altri classici” con le sue “lecturae Dantis” che “hanno suscitato entusiasmo nelle piazze, nei teatri, nelle aule universitarie, nelle trasmissioni televisive”, e con l’”impegno civile” con cui ha partecipato alle manifestazione per il 150° dell’Unita’ d’Italia.

Il Quirinale vuole il video di Benigni nelle scuole

Sanremo, 18 feb. – Il video dell’esegesi della storia dell’unità d’Italia e dell’Inno di Mameli interpretate da Roberto Benigni sul palcoscenico dell’Ariston potrebbe essere diffuso nelle scuole. L’idea, a quanto apprende l’Agi, sarebbe nata nel corso di contatti telefonici tra il Quirinale e l’entourage di Benigni. L’attore, secondo fonti a lui vicine, sarebbe entusiasta dell’idea. A esprimersi a favore del progetto erano stati già stamane sia il presidente della Rai Paolo Garimberti che il conduttore del Festival, Gianni Morandi, auspicando che questo possa essere realizzato al più presto. Ovviamente, nel ‘video-scolastico’ della performance di Benigni andrebbe solo la parte relativa alla storia d’Italia e all’Inno, e non la satira legata ai fatti di cronaca-politica di queste settimane. Il video rientrerebbe in quelle centinaia di iniziative che si svolgeranno nelle scuole per il 150° anniversario dell’Unità d’Italia.

Morandi: «Roberto Benigni, una lezione da vedere a scuola»

«L’intervento di Benigni al festival lo farei vedere nelle scuole, per far capire ai ragazzi cos’è l’Italia: trasmette l’orgoglio di essere italiani, la nostra straordinaria storia e cultura.
L’italianità è stata rappresentata benissimo ieri sera, con momenti altissimi» così Gianni Morandi alla consueta conferenza stampa all’Ariston all’indomani della serata sui 150 anni dell’unità d’Italia.

Il pezzo di ieri di Roberto Benigni, la sua esegesi sulla storia d’Italia e il suo Inno di Mameli “effettivamente dovrebbe essere portati nelle scuole”. Lo ha detto Paolo Garimberti, presidente della Rai, in conferenza stampa al Roof Ariston, dicendosi d’accordo con quanto aveva sostenuto in proposito Gianni Morandi. Il presidente della Rai ha sottolineato: «quando facevo il chierichetto imparavo a memoria le litanie e le frasi in latino ma senza capirne il senso, come mi è accaduto per l’Inno di Mameli. Alcune cose le ho apprese da poco, con una lettura attenta. E forse un ragionamento andrebbe fatto su come è costruito l’inno d’Italia, che non è quella marcetta che spesso pensiamo sia prima che inizi la partita di calcio della nazionale. Per le scuole sarebbe molto importante».

Sanremo, Napolitano si complimenta con Benigni

Dopo lo show al Festival sull’inno di Mameli, Il Presidente della Repubblica elogia Roberto Benigni

SANREMO – A quanto si e’ appreso, ieri sera dopo la diretta di Sanremo, il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha telefonato a Roberto Benigni, complimentandosi per la passione e la competenza con cui ha spiegato, dal palco dell’Ariston di Sanremo, le parole ed il senso profondo dell’Inno Nazionale.
Giorgio Napolitano ha inoltre scritto una successiva lettera di apprezzamento: “Ha saputo esprimere agli italiani il sentimento dell’identità nazionale usando i simboli della nazione, la bandiera, l’inno e la storia“. Con queste parole il Capo dello Stato Giorgio Napolitano si complimenta con Roberto Benigni, attraverso una lettera con la quale ha voluto esprimere la propria ammirazione per la lezione fatta nel monologo di ieri sera sul palco dell’Ariston di Sanremo.

VIDEO: Roberto Benigni al Premio Mario Luzi

Roberto Benigni al Premio Mario Luzi

Roberto Benigni sarà presente alla cerimonia di consegna del Premio Mario Luzi che si terrà al “Teatro Valle” di Roma in data 11 giugno 2010, ore 20:45.

Teatro Valle – V edizione – Roma, Via del Teatro Valle, 23

Programma:
20.45 Registrazione ingressi
21.00 Saluto delle Autorità
21.15 Consegna dei Premi
23.00 Chiusura cerimonia

Per scaricare l’invito clicca qui.

Per maggiori informazioni visita: www.marioluzi.it

Nella giuria del Premio Luzi sarà presente anche Davide Rondoni, poeta e amico di Roberto Benigni che nel 2007 ha realizzato un’intervista sul rapporto tra la poesia, Dante e Benigni:

Rondoni: E tu, Roberto, non hai mai scritto una poesia?
Benigni: Ne ho scritte milioni per la mia bella! Ma non osare pubblicarlo e nemmeno dirlo.
Rondoni: Mario Luzi, ancora vivo quando ci furono le tue prime più eclatanti apparizioni televisive con Dante, mi diceva: «Si vede che ama quel che legge». Ora lo pensano milioni di persone. E poi tu il pallino della poesia mica l’hai da adesso. C’è una scena in Daunbailò dove citi anche Robert Frost… Leggere poesia, sembrerebbe una cosa strana, invece…
Benigni: Lo diceva Nabokov. Quando siamo piccolini c’è l’identificazione con l’autore, che è una maniera infantile; poi c’è quella adolescenziale, e «si legge per cercare un messaggio», una strada da seguire; poi c’è quella da studente, quando si cresce, accademica; da ultimo c’è quella matura, quando rifai il percorso dell’autore.
Rondoni: E tu il percorso di Dante ce lo hai fatto rifare un po’ a tutti…
Benigni: I poeti sono più profondi dei filosofi, ciò che ti entra dentro non ti esce più. Non è un pensiero che corre. La poesia rende il quotidiano…
Rondoni: …memorabile, lo rende memorabile…
Benigni: Ma guarda come trovi le parole, eh… La poesia rende memorabile il quotidiano e anche i pensieri potenti.
[...Per leggere l'intervista completa clicca qui]

Video: Benigni riceve il Premio Galileo

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