Category: Interviste

“Questa crisi è un Inferno ma l’Italia sta per rinascere” – Intervista a Roberto Benigni

Benigni sbarca a Londra nel teatro di Lloyd Webber con il tour mondiale di “Tutto Dante”
“Voglio portare il mio abbraccio agli italiani all’estero. Ma il mio messaggio è universale”

Roberto Benigni sceglie Italians of London per presentare in esclusiva la tappa londinese del tour mondiale “Tutto Dante”, spettacolo in cui l’attore e regista interpreta la Divina Commedia – canto quinto dell’Inferno, accompagnato da uno sguardo satirico sull’attualità. Una performance nei teatri internazionali più prestigiosi, prima di dedicarsi di nuovo al cinema per le riprese del film che lo vedrà impegnato a partire dal prossimo Luglio.

di Alessandra Bonomolo, Italians of LondonLondra, Venerdi’ 20 Marzo

Sguardo vivace e un saluto caloroso. Roberto Benigni ci tiene a conoscere chi gli sta davanti. Fissarne il nome, scoprirne qualche dettaglio.
È così che ci accoglie l’acclamato regista-attore premio Oscar quando andiamo ad incontrarlo. Un solo accenno al suo spettacolo ed è subito un fiume in piena di parole tanto semplici che riescono ad incantare.

“Le persone del pubblico alla fine si commuovono. Non perché sia Dante a commuovere, ma perché si va toccare, dentro di noi, una parte della quale nessuno si preoccupa mai, dove ogni passo rimbomba.” E prosegue. “L’anima ha bisogno di essere nutrita come il corpo. Quando tu mangi scegli le cose migliori, no? E invece alla nostra anima gli viene data tutta spazzatura, continuamente.”

Un one-man show intimo e corale. È nata così l’idea di portare Dante in giro per le piazze del mondo, nella voce e nei gesti di Benigni. Con l’obiettivo di offrire “una cosa fresca, un frutto dal profumo straordinario.”
Il calore del pubblico è immediato, ovunque. “Riesci a sentire che la gente te ne è grata, come se ti dicesse – Ecco, finalmente tu hai accarezzato quella parte là.”

Siamo a Londra; Benigni ha appena scompigliato la compassata Sarah Montague nel Today Programme di BBC Radio 4. È una tiepida giornata primaverile, senza sconti al flusso di notizie che alimenta apprensione per la crisi economica.
“Londra è la Firenze all’epoca di Dante. La vera city del mondo, dove albergavano avidità, lussuria, superbia. La parola finanza è stata coniata dai fiorentini proprio a quel tempo, insieme al fiorino. Pensa, il Financial Times ha le sue origini in Italia! Anche la parola banca deriva dal toscano, quando i finanzieri prestavano denaro al Re d’Inghilterra, per poi spesso pentirsi in letto di morte per gli interessi da usura praticati. Ecco, a parte questo… è rimasto tutto uguale.”

Quindi la Divina Commedia sarebbe ancora attuale, oggi, in una metropoli come Londra.
“E certo!” Benigni sbotta. “Dante ha parlato proprio di questo: più moderno di così si muore!” Quindi spiega. “Le tre fiere di cui si parla nella Divina Commedia – la lonza, il leone, la lupa- non sono altro che gli idoli moderni: sesso, successo e soldi, le solite belve di sempre.” Si tratta, aggiunge, di simboli dalla portata universale, che incidono non soltanto sulla libertà individuale, bensì collettiva. Poi il discorso perde i toni allegorici e si fa concreto. “Questa che ci troviamo ad affrontare oggi è una crisi orribile, che è nata dal male e dalla stupidità. Speriamo che questo Inferno ci sia di monito.” Passaggio necessario, forse. Benigni cita il sommo poeta – “che io perdei la speranza dell’altezza”- quando parla delle conseguenze economiche e morali dei nostri comportamenti.
Il comico toscano, dunque, fa rivivere Dante ai tempi del credit crunch, mentre invita con la sua proverbiale esuberanza “a riscoprire quel che vi è di divino dentro ognuno di noi. Per non ritrovarsi, alla fine, proprio come se non si avesse vissuto.”
L’immagine che la nostra memoria mette a fuoco è quella delle anime disfatte che percorrono il London Bridge, così come Eliot le ha ritratte nella sua Terra desolata.
Oggi il grillo parlante sembra abbia preso a prestito il volto di Pinocchio.

Italians of London è la più grande Associazione di italiani di nuova emigrazione in Inghilterra. Giovani, in larga parte, che hanno lasciato il proprio paese per scelta o spesso per necessità, delusi dallo sconfortante contesto sociale che li costringe ad essere dei “cervelli in fuga”.
Come vede la situazione italiana attuale, specie con riferimento alle nuove generazioni?

Il tono si fa cupo. “Conosco bene la situazione dei giovani in Italia, perché io vengo da là.” Poi la serietà dell’argomento cede subito il passo all’irrefrenabile ironia. “Io non fuggo perché non sono un cervello, giusto per quello…”
Buffo, per un candidato al premio Nobel. Se non fosse per quella risata tanto aperta e sincera che quasi vien voglia di crederci.
“Pensa se ci fosse stata questa fuga dei cervelli nel Rinascimento e avessero lasciato andare all’estero persone come Michelangelo, Leonardo, Galileo, Dante. Il solo pensiero fa impressione. Cosa sarebbe accaduto? Tutte le arti e tutti i poteri moderni sono imitazioni delle arti e dei poteri italiani, del nostro Rinascimento. Qualsiasi impero è un’imitazione del nostro, almeno in Occidente. Che lo si voglia dire o meno, è così.” Poi Benigni si ricorda che, tutto sommato, siamo nella terra di Shakespeare. “Non per essere nazionalista – voglio troppo bene all’Italia per esserlo – ma quella voglia, quel desiderio…. di dire beh, son contento di esser nato lì ce l’ho tanto forte, ecco, forte forte.”
Roberto Benigni non riuscirebbe mai a risultare melenso o scontato. Quando parla dell’Italia arde di passione e si commuove come un bambino. Il tutto mentre pronuncia un’unica frase. Non gli servono telecamere né riflettori per essere ciò che è. Indossa il solito pullover a V con cui lo si vede sempre in foto e una sciarpa come unico vezzo d’artista.
“Il tour è nato per portare gli spettacoli agli italiani all’estero. Vengo per loro.” E riesce persino a non cadere negli stereotipi dicendolo. “C’è dell’allegria in fondo ai loro occhi. Un desiderio vispo, affatto languido, che gli fa dire – Io tornerò – proprio come nelle canzonette.” La sinergia con il pubblico, durante gli spettacoli, è “un abbraccio amorosissimo”, nella lingua benignana. Un “senso di bellezza” che pervade i teatri, quasi l’alchimia sprigionasse una “sensualità erotica”. Come è già accaduto a Parigi, a Bruxelles, in Grecia, in Svizzera. Ma non solo con i connazionali. “Lo spettacolo poi si espande, perché quel che Dante dice è talmente universale che nella mente di ognuno risuona qualcosa di immenso. E per di più mostra la grandezza del nostro Paese.”
Il pensiero torna di nuovo all’Italia di oggi. “Ora è proprio tutta coperta, ma queste ceneri nascondono un fuoco possente.”

Cosa intende dire?
“Sta per succedere qualcosa. Sì. Accadrà un piccolo Rinascimento.”
Un messaggio che suona come una profezia, tanto è accorato. “Bisogna aspettare la fine, no? Come è sempre accaduto. Da noi non è morto nulla, è tutto vivo. Io sto in Italia, lo sento. Non sto in un posto dove ci sono i cadaveri.”

Il 5 aprile Tutto Dante sbarca a Londra, prima di fare rotta verso l’America. Il tour si è rivelato un successo senza precedenti, che ha superato ogni aspettativa per uno show di poesia unita a satira che ha riempito gli stadi della penisola e fatto il tutto esaurito a Parigi e nelle principali tappe europee. Benigni porterà in scena il V Canto dell’Inferno, il canto più amato della Commedia – quello della lussuria – che celebra l’amore di Paolo e Francesca. Il palcoscenico è quello del Royal Drury Lane, il più antico e affascinante teatro di Londra, di proprietà del celebre compositore Andrew Lloyd Webber, nel cuore del West End.

Un’operazione di divulgazione letteraria?
“No, assolutamente. Gli studenti hanno i professori; “Tutto Dante” è invece uno show, nel vero senso della parola. Perché Dante è spettacolare e perché spero di fare spettacolo io.” E continua. “Non è nemmeno un fatto politico. Il messaggio è racchiuso nell’abbraccio che rivolgo principalmente agli italiani che vivono all’estero.”

Anticipazioni?
“Beh, vengo in Inghilterra… dovremo parlare un po’ di quello che accade qua, iniziando da Gordon Brown. Poi Obama e… Berlusconi. Parlerò delle notizie del giorno prima.”

Tutto Dante è uno show dove i versi di Dante si mescolano all’attualità in maniera del tutto inedita, in un viaggio sorprendente fra satira e poesia, alta letteratura e politica -sbeffeggiata alla maniera di Benigni. Il tutto proposto con la leggerezza di chi è capace di far ammutolire e ridere intere platee, quasi a creare un sortilegio. Benigni promette agli spettatori di Londra divertimento e riflessione insieme.
“Perché è come Dante e la Divina Commedia. C’ è l’Inferno e il Paradiso. Un momento per divertirsi e uno per commuoversi. Se non ci si diverte, non ci si può commuovere.” In fondo questa è la sua lezione.

Alessandra Bonomolo

Copyright Italians of London 2009

Questa intervista e’ stata pubblicata da Repubblica nell’edizione di Sabato 21 Marzo.

La fotografia di Benigni con Alessandra Bonomolo e’ courtesy of Giuseppe Mascia

10 anni dalla Notte degli Oscar: Intervista esclusiva a Pietro De Silva, “Bartolomeo” de “La vita è bella”

Nell’ambito della serie di articoli pubblicati per festeggiare la ricorrenza dei 10 anni dalla Notte degli Oscar del 21 marzo 1999, l’attore Pietro De Silva, che in “La vita è bella” interpretò “Bartolomeo“, ha risposto ad alcune domande sul film, in esclusiva per i lettori di www.unbenignidanobel.it.

Che personaggio rappresenti nel film? La prima volta che hai letto il copione cosa hai pensato?

NEL FILM INTERPRETAVO BARTOLOMEO, UN DEPORTATO CON CUI GUIDO STRINGE AMICIZIA.
LA PRIMA VOLTA CHE HO LETTO IL COPIONE RICORDO L’ESTREMA SORPRESA NELLO SCOPRIRE LA GRANDE INTUIZIONE CHE E’ ALLA BASE DEL SUCCESSO INTERNAZIONALE DEL FILM, OVVERO QUELLA DI FAR CREDERE AL BAMBINO CHE SI TRATTA DI UN IMMENSO GIOCO PER NON RENDERLO PARTECIPE DELLA REALTA’ STRAZIANTE E TRAGICA DELL’OLOCAUSTO.
UNA INTUIZIONE SEMPLICE E GENIALE CHE PORTA LA SCENEGGIATURA DE “LA VITA E’ BELLA” AL PARI DI UN’OPERA DI ALTA LETTERATURA.

Quale pensi che sia stata la scena più significativa del film? Hai un ricordo particolare da raccontarci legato alla lavorazione del film?

IL FILM E’ INTESSUTO DALL’INZIO ALLA FINE DI SCENE MEMORABILI.
QUELLA DELLA TRADUZIONE DEL TEDESCO NELLA QUALE BENIGNI FA CREDERE AL BAMBINO CHE SI VINCONO DEI PUNTI E’ QUALCOSA DI ASSOLUTAMENTE INDIMENTICABILE.
MI HA COLPITO MOLTISSIMO ANCHE QUANDO IL NAZISTA INTERPRETATO DA HORST BUCHHOLZ SI APPARTA CON BENIGNI DAVANTI AD UN GRAMMOFONO E GLI PARLA A BASSAVOCE DI UN INDOVINELLO CHE LO HA FATTO PENARE, LASCIANDO ROBERTO IN UNO STATO DI COSTERNAZIONE E INCREDULITA’, UNO DEI MOMENTI PIU’ ALTI DELL’INTERPRETAZIONE DI BENIGNI NEL FILM.
DURANTE LA LAVORAZIONE DEL FILM, ROBERTO AVEVA QUESTO STRAORDINARIO RAPPORTO CON IL PICCOLO GIORGIO CANTARINI (CHE INTERPRETAVA GIOSUE’), UN RAPPORTO NON DISSIMILE DA QUELLO DEL PERSONAGGIO DI GUIDO, PER CUI RIUSCIVA A DIVERTIRLO E A DIVERTIRE TUTTA LA TROUPE, IN MODO DA RENDERE AGEVOLE AL BAMBINO I TEMPI DI LAVORAZIONE SUL SET.
QUINDI UN RAPPORTO DI TENEREZZA E PROTEZIONE CHE AIUTAVANO IL PICCOLO IN MANIERA STRAORDINARIA PER L’INTERPRETAZIONE.

A 10 anni dalla Notte degli Oscar del 21 marzo 1999, quale pensi sia stato il merito più grande dell’opera di Roberto Benigni e Vincenzo Cerami?

TROVO CHE ENTRAMBI CON GRANDISSIMO CORAGGIO SIANO RIUSCITI A NOBILITARE LA COMICITA’ SUBLIMANDOLA ATTRAVERSO LA TRAGEDIA,UN PERCORSO DIFFICILISSIMO SE SOLO PENSIAMO CHE ACCOSTARSI A QUESTA TRAGEDIA CHE HA SEGNATO IL SECOLO CHE CI SIAMO LASCIATI ALLE SPALLE E’ SEMPRE UN IMPRESA ASSAI ARDUA. LORO CI SONO RIUSCITI A PIENO CON LA LEVITA’, LA GRAZIA E LA POESIA, LASCIANDO UN SEGNO NELLA STORIA DEL CINEMA E DELL’IMMAGINARIO COLLETTIVO.

*La scena in cui Guido (Roberto Benigni) traducendo il tedesco fa credere al piccolo Giosuè (Giorgio Cantarini) che sia tutto un gioco e si vincano dei punti, secondo Pietro De Silva è “QUALCOSA DI ASSOLUTAMENTE INDIMENTICABILE”… :

Puoi fare un breve saluto per i nostri lettori di www.unbenignidanobel.it ?

IL SALUTO CHE FACCIO AI LETTORI, PIU’ CHE UN SALUTO E’ UN INVITO, OVVERO QUELLO DI INCENTIVARE, SULL’ESEMPIO DE “LA VITA E’ BELLA”, LA DIVULGAZIONE DI QUALSIASI INIZIATIVA CHE PROMUOVA SOLO ED ESCLUSIVAMENTE OPERE DI ALTA QUALITA’ ARTISTICA IN CAMPO CINEMATOGRAFICO, ATTRAVERSO RASSEGNE,MEETING, APPROFONDIMENTI E INCONTRI CHE SEGNALINO ALL’ATTENZIONE DEL PUBBLICO, PROGETTI DI VALORE ANCHE INEDITI E LOW BUDGET.

…Grazie di cuore Pietro, e in bocca al lupo per tutti i tuoi progetti futuri!

Una foto di Pietro e Roberto giovani attori per “Il Minestrone” (S. Citti, 1981), film al quale collaborarono anche Vincenzo Cerami (per la sceneggiatura) e Nicola Piovani (per la colonna sonora): sedici anni dopo si sarebbero ritrovati tutti insieme per “La vita è bella”…

Tutto Dante: Roberto Benigni puts on one Hell of a show

The Italian comic is taking Dante on a world tour with his TuttoDante and London’s his next stop.

By Alastair Smart, 31 March 2009 – Telegraph.co.uk

He shot to movie stardom in 1998 with his concentration-camp comedy Life is Beautiful, and Italian funnyman Roberto Benigni is now attempting the improbable once again: a one-man, stage rendition of The Divine Comedy, Dante’s cosmos-bestriding, medieval epic of sin, salvation and the everlasting. The clown prince of Italy, famous for stripteasing on television and writing songs such as Hymn to Loosened Bowels, has spent the past three years reciting Dante’s theological terza rimas in arenas across Italy. And now there’s a world tour.

‘At heart, The Divine Comedy is popular entertainment not an academic text,’ says Benigni. ‘Besides the God, Virgin Mary and Thomas Aquinas stuff, there’s Laurel-and-Hardy farce in there, too. It’s not called a “comedy” for nothing.’ Because of the august, bowdlerised translations of Victorian times, Dante has come down to English-speakers today as a rather fustian, Christian moraliser but, in certain scenes in hell, he gets pretty ribald. One can only imagine what fun the goofy-grinned, gangly-bodied Benigni will have with Canto XXI, in which 10 devils try poking Dante up the ‘groppone’ with their pitchforks, and their leader – the aptly named Stinky Tail – breaks wind ‘like a trumpet’ to call them to attention.

‘Dante’s not just funny, though; he’s contemporary, too’, insists Benigni, trying to explain the huge popularity of his TuttoDante shows, which have been watched by one million Italians. By the early 14th century, Dante’s home city of Florence had become the international capital of trade and banking, and the poet lamented how many of his corrupted peers – especially popes – valued riches over religion. ‘He places the gluttonous and greedy in hell … [to wallow] in excrement like pigs,’ says Benigni. In this, the age of the fallen banker, ‘their story couldn’t be more modern’.

In a 90-minute show, Benigni hasn’t time to recount Dante’s entire poetic journey through Hell, Purgatory and Heaven, so he picks out and performs 10 passages instead, explaining the context and present-day parallels of each beforehand. In these secular times, it’s perhaps unsurprising the Inferno passages prove most popular: ‘They’re the most human’, says Benigni, ‘the ones in which we all see our weaknesses.’ But Italian audiences also love Hell for the modern celebs Benigni suggests sending there, notably his long-standing foe Silvio Berlusconi. The Italian PM has been the butt of countless Benigni barbs down the years, and there’s no let-up in TuttoDante – in a show last year, the comedian declared that the imperious Berlusconi would have a ‘circle to himself’ in Hell, with ‘his own set of laws’.

Benigni promises to make his targets more international on TuttoDante‘s world tour, which comes to Drury Lane next Sunday, though he doesn’t know yet who they’ll be: ever the comic improviser – remember the mad clambering over seats, on his way to collect his Best Actor Oscar for Life is Beautiful? – all Benigni can confirm is that, Dante excerpts aside, he’ll deliver the show in English. But might the time also be right to readdress the hell of the Holocaust, which many felt Benigni trivialised, sentimentalised and pantomimed in Life is Beautiful? Benigni, a Catholic, played a jovial Jew who convinces his young son their death-camp travails are just an elaborate game. ‘My movie was actually a tragedy, about a father trying to save his son from horror; it had humour in it, but I wasn’t laughing at or diminishing the Holocaust,’ says Benigni. ‘The Jews are the world’s wittiest people, so if anyone can make a comedy about the Holocaust, it’s them.’

The Divine Comedy (1314-1320) is, in a sense, as old as the Italian language itself – it was Dante who broke the centuries-old tradition of writing in scholars’ Latin, to use vernacular Italian instead – but Benigni reckons he is well qualified to deliver it as freshly as ever: growing up in rural Tuscany, an hour outside Florence, he took up early the Tuscan tradition of publicly reciting poetry, especially that of the local hero Dante. ‘My grandma was better, though’ he says. ‘She could recite the entire Divine Comedy backwards.’

‘TuttoDante’, Theatre Royal Drury Lane, London WC2 (0844 412 4657) Apr 5

Malgrado tutto “La vita è bella”- Intervista a Vincenzo Cerami a 10 anni dagli Oscar

Pubblicato da RepubblicaRadioTv

A 10 anni dalla notte degli Oscar al film di Roberto Benigni, ne parliamo con il suo sceneggiatore Vincenzo Cerami
L’INTERVISTA CON VINCENZO CERAMI
(di Chiara Ugolini – riprese di Stefano Cipullo e montaggio di Alice Vivona)

Parte prima: * ‘E’ il primo film italiano che è arrivato in Cina’

Parte seconda: * Benigni-Cerami, una storia d’amore

*Clicca qui per vedere il terzo video: “La scheda critica di Paolo D’Agostini”

“Bringing Dante to the people” – Roberto Benigni interviewed on BBC Radio 4

Sabato 14 marzo su BBC Radio 4 è stata mandata in onda un’intervista a Roberto Benigni che ha parlato del suo show TuttoDante in scena a Londra domenica 6 aprile 2009.

Saturday 14 March 2009 (BBC Radio 4, London) – The Italian actor and comedian Roberto Benigni, who won an Oscar for his role in the film Life is Beautiful, is taking his one-man show TuttoDante (Everything About Dante) on tour. He explains the show, which is a satire inspired by Dante’s Divine Comedy.

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TUTTODANTE live in London:

Date: Sunday, April 05, 2009

Opening times: show time: 08.30pm – doors: 07.00pm

Venue: Drury Lane Theatre, Catherine Street, London, WC2B 5JF

En Belgique Roberto Benigni interviewé par Télémoustique

Par Séba Ministru – Télémoustique

Bonjour Roberto, vous allez bien?
Roberto Benigni. – Oh, quelle beauté d’enfin entendre parler italien! (L’interview se déroule en italien – NDLR.)

Dites-moi, Roberto, pourquoi Dante?
Tu me demandes “Pourquoi Dante?”. Mais parce que, Roberto, voyons! Même si personne n’a lu La Divine Comédie, Dante a écrit une ouvre qui a tout changé. De temps en temps, c’est bien de le rappeler. Dante nous a montré la voie pour devenir immortels… Mais bien sûr, Sébastien, sur scène quand je parle de Dieu, je dois le faire en italien parce que avec mon accent français, ça ne va pas. Mais quand je parle de choses de moindre niveau comme Berlusconi, alors je parle en français.

Mais quand vous parlez français, votre accent italien est très joli…
Merci beaucoup, Sébastien, et la prochaine fois que je viendrai en Belgique, je ferai le spectacle en “belgicien”.

Mais ça n’existe pas.
Bien sûr que si, ça existe, le “belgicien”! C’est du “bruxellesse” avec un très fort accent.

Qu’est-ce que vous connaissez de la Belgique?
Pas grand-chose. Je suis venu plusieurs fois, mais je connais peu. Mais quand même, à l’Université de Louvain (la KUL – NDLR), ils m’ont donné le titre de docteur honoris causa. Tu aurais dû voir! La cérémonie dans l’église gothique: magnifique! Mais c’est bien parce que ça nous ramène à La Divine Comédie qui parle aussi du Brabant et de la Belgique…

Vous nous promettez de nous faire rire parce que Dante… ça fait peur!
Mais le premier qui voulait qu’on en rigole, c’est Dante lui-même, sinon il n’aurait pas appelé ça “comédie”.

Juste!
Vous verrez, sur scène, c’est une vraie farce, vous aurez l’impression de voir Louis de Funès au milieu des diables. C’est une chose très belle, on parle de Dieu, de la Vierge. Ça fait du bien de parler de sujets incompréhensibles, du mystère de la vie et de la mort à l’époque des quiz télé. Dante voulait que ce soit mystérieux et populaire.

Comment ça va se passer quand vous vous retrouverez devant Dieu?
J’espère m’en sortir avec une petite baffe.

Il y a onze ans, lorsque vous avez reçu l’oscar pour La vita è bella, vous avez baisé les pieds de Martin Scorsese devant des millions de téléspectateurs. Qu’est-ce que ça fait de baiser les pieds de Scorsese?
Ah! C’était une émotion si belle qu’il me semblait que je devais l’exprimer avec mon corps. Je me suis jeté à terre pour prouver que j’étais vivant!

Et quel goût ont les pieds de Martin Scorsese?
(Rire.) Un goût de cuir… et je crois qu’il chausse du 42.

Vous n’êtes pas toujours aussi agité quand même?
J’aime l’exubérance, j’aime exprimer mes sentiments.

Mais vous n’êtes pas tout le temps comme ça avec votre famille?
Dans la vie privée, je n’ai pas toujours cette énergie, sinon je mourrais. C’est comme Zidane, je ne pense pas qu’il joue au foot toute la journée, il doit aussi se reposer, ce pauvre garçon. Moi aussi, de temps en temps, je me repose.

Vous êtes calme quand vous dormez?
Pas seulement. Pour avoir ces montées d’exubérance, il faut savoir s’économiser aussi.

Pour vous, quelle est la chose la plus triste au monde?
L’indifférence. Quand nous sommes indifférents aux tragédies, quand il n’y a pas de compassion pour les grandes souffrances du monde. Etre indifférent, c’est comme n’être pas né. Nous avons l’occasion de ne vivre qu’une fois, donc participons.

Et la chose la plus belle?
Le fait que nous soyons en vie. C’est un miracle et je crois aux miracles.

Merci, Roberto…
Merci à vous…

Le 11 mars. Palais des Beaux-Arts de Bruxelles. 02/507.82.00.

Roberto Benigni, le divin comédien

Laurence Haloche – 06/03/2009 (Le Figaro Magazine)

«Les femmes sont les seules créatures que tu regardes dans les yeux en pensant toujours à voir au-delà. La femme est un moulage de la forme de Dieu.»
[Crédits photo : Stefano Schirato]

Roberto Benigni fait une escale en France pour deux représentations exceptionnelles de son one-man-show «Tutto Dante».

Pas facile de retenir plus de vingt minutes le bondissant acteur et réalisateur de La vie est belle. Pour la promotion des deux représentations parisiennes de son one-man-show Tutto Dante -hier et ce soir, à 20 h 30, au Grand Rex -, Roberto Benigni compte son temps, mais ne musèle pas son énergie. L’homme est en interview comme sur scène ou à l’écran : souriant, virevoltant, volubile surtout lorsqu’il s’agit d’évoquer sa passion ancienne pour La Divine Comédie de Dante Alighieri. Depuis juin 2006, Roberto Benigni lui consacre un spectacle atypique où il offre sa vision très personnelle de L’Enfer et du chant d’Ulysse. Plus d’un million d’Italiens ont déjà applaudi ses commentaires ironiques et tendres sur le célèbre poème épique, ses digressions sur l’actualité ou sur ses propres souvenirs. Rencontre avec le Luchini italien né à Misericordia. Un signe.

Quels sont vos maîtres à penser?

Notre âme a besoin d’être nourrie. Tout ce qui évoque l’aventure de la vie, l’amour, la mort est salutaire, qu’il s’agisse des écrits de Dante ou de Shakespeare.

Pourquoi Dante?

Simplement parce que c’est le plus grand de tous : un cadeau de Dieu fait à l’humanité.

Qui mettez-vous à la droite de Dante?

Hugo, Stendhal, Nerval (ci-contre), Rabelais, Racine… La littérature française est la plus grande au monde.

Quelle place tiennent les femmes dans votre vie?

Ce n’est pas une place ! Les femmes sont la vie, elles portent la vie, non ?

Un regard féminin?

Les femmes sont les seules créatures que tu regardes dans les yeux en pensant toujours à voir au-delà. La femme est un moulage de la forme de Dieu.

Etes-vous croyant?

La vie elle-même est un miracle. Nous sommes faits de Dieu, chair et os.

Y a-t-il un paradis sur terre?

Peut-être est-ce la nostalgie des moments heureux.

Les Français n’ont pas le moral. Que dites-vous à un ami qui va mal?

«Lis de la poésie, mon ami.» Elle console, libère en nous montrant ce qui est beau : l’amour est plus rassurant encore que la foi.

Un endroit où la vie vous est douce?

En Ombrie, près de Pérouse. J’y suis particulièrement serein. Et aussi, à Rome, Florence, Paris…

D’où vous vient votre énergie?

Je suis un homme de spectacle. L’exubérance est l’une des lois de ce métier. Il se trouve que j’aime bien montrer mes sentiments publiquement, les partager avec les autres. C’est ma manière d’être généreux !

Que gardez-vous pour vous?

Ce qui, pour chacun, doit rester secret.

Un film à retenir?

La Dolce Vita, de Fellini avec Anita Ekberg (ci-contre).

Un livre de chevet?

La Divine Comédie, de Dante, est comme la Bible : on peut passer sa vie à la lire.

Qu’y a-t-il de gauche en vous?

Vous êtes le pays de la Révolution et des droits de l’homme, mais je dois le dire : je ne crois pas à l’égalité. Ça n’existe pas ! En revanche, je crois que la gauche essaye davantage de réduire les inégalités que la droite.

Qu’y a-t-il de droite en vous?

Penser qu’on a quand même besoin de la droite.

Une raison d’espérer?

Si tu es triste et que tu peux encore le dire, c’est que ça ne va pas si mal ! Les périodes difficiles font avancer l’humanité. La Renaissance est née du chaos du Moyen Age. Les crises sont aussi une opportunité pour évoluer.

Définition de l’Enfer?

L’absence de compassion pour la douleur du monde, l’indifférence, la lâcheté… Très moral, tout ça, non ?

Quel chef-d’œuvre vous tombe des mains?

Je ne suis jamais arrivé à la fin d’Ulysse, de Joyce. Un jour viendra, peut-être…

Au purgatoire, quelles fautes expierez-vous?

Nous ne sommes sur terre qu’une seule fois, une unique fois ! La pire faute serait de ne pas avoir été assez vivant.

All’Inferno con Benigni – Intervista esclusiva de L’espresso

di Wlodek Goldkorn – 24 dicembre 2008, L’espresso
Gli intercettati e i corrotti. Gli ignavi e i bigotti. Il grande comico toscano racconta i gironi danteschi dell’Italia di oggi. Parla della volgarità e della speranza. E spiega perché Silvio Berlusconi ci fa ridere

Faccio una premessa, anzi un preambolo, bella la parola preambolo, c’ha un bel suono. Sono anni che non faccio un’intervista a ‘L’espresso’, e siccome sono emozionato, propongo di rovesciare le parti. Intervisto io ‘L’espresso’, e chissà cosa mi raconterebbe ‘L’espresso’…

Le raconterebbe l’Italia di oggi, signor Benigni, come fa ogni settimana. Torniamo quindi all’ordine stabilito. Il pretesto per questa intervista è ‘Tutto Dante’, una serie di dvd tratti dallo spettacolo con cui ha riempito le piazze d’Italia. E allora provi a immaginarsi: Dante risorge oggi.
“Dante non risorge perché anche nella tomba è vivissimo. Anzi, per alcuni è già troppo vivo anche da morto”.

E lei lo porta in giro per il mondo.
“Infatti torno dall’estero. Ho fatto uno spettacolo al Palazzo del ghiaccio di Lugano. Tutti con peliccia, sciarpa, berretto. E io con un vestitino estivo. Sembrava l’immagine del lago di Cocito dell’Inferno dantesco. Assomigliavo a uno di quei personaggi della ‘Commedia’ che hanno commesso peccati tremendi: superbia o tradimento, e che per la pena di contrapasso stanno immersi nel ghiaccio, con il viso rivolto in su. E come per la pena di contrapasso, mi sono ammalato. Mi ha impressionato, non solo a Lugano, anche in altre città, l’entusiasmo degli italiani all’estero. Partivo dicendo: ‘In Italia ho un vantaggio: appena dico il nome di Berlusconi, tutti ridono’. Ma già a metà del nome, ecco che a Lugano o in Germania partiva un fragoroso applauso e una risata”.

È una maschera della commedia dell’arte, Silvio Berlusconi?
“Di più. Non è una maschera, è la maschera. È spettacolare. Esonda, come si usa ora dire del Tevere. È piovuto troppo Berlusconi nel mondo, e ora sta esondando. Basta dire: ‘Berl’, e scoppia una incontenibile risata. Io, poveretto dico: ‘Perché Dio’, e niente. Dico invece ‘Berlusconi’, ed ecco che va giù la sala. Perché Berlusconi promette. È un nome che promette di divertirci. Con lui tutto finisce in una gran risata. Ho visto che all’estero ridono di più che in Italia. Le cose che arrivano indirettamente sono più belle. Berlusconi gioca di rinterzo”.

Parliamo della sua comicità. Lei non porta maschera. Si presenta con la sua nuda faccia. In ‘La vita è bella’, il film che le è valso l’Oscar, lei è Benigni, non un ebreo. E il lager non è Auschwitz…
“Per ogni comico lo stile è il suo corpo, e il modo con cui si muove, il suo sguardo. Per esempio, questa scemenza che ho appena detto, se mi si potesse vedere, sarebbe un po’ più bella”.

L’Italia piace al mondo?
“Così come il nostro imperialismo militare del Ventennio è stato il più goffo e ridicolo del mondo, il nostro imperialismo culturale è stato il più lucente di tutti i tempi, e ancora brilla. Nel mondo occidentale tutto ciò che è moderno è stato inventato dagli italiani. Dai bottoni all’architettura, dal bacio alla finanza, dai pantaloni alla musica. Gli ordini angelici e il purgatorio: tutta roba italiana”.

Lei ama sottolineare le sue radici…
“Contadine. I miei genitori erano parte della terra, la amavano e la lavoravano. Erano due zolle. E io ne vado orgoglioso”.

I ricchi considerano i poveri volgari.
“È questa una considerazione volgare. Cristo ha dato un nome ai poveri: il suo”.

È in grado di definire la volgarità?
“Volgarità è andare a toccare e stuzzicare le nostre parti più basse per ottenere un facile consenso, un immediato guadagno, un’indebita popolarità. A volte si cede. Basta un momento di debolezza. Chissà se anch’io non ci sono caduto qualche volta”.

La tv è volgare?
“A volte le cose sono così plateali che spero che si arrivi all’assuefazione”.

Naturalmente non fa i nomi…
“Farli sarebbe volgare davvero”.

E allora torniamo al sublime. Dante parla di corpi, di escrementi, di sangue. Oggi è possibile farlo con altrettanta eleganza?
“Dante sente odori, umori, inciampa nei corpi. Usa parole come merda o puttana, perché è convinto che tutto è degno di essere salvato. La poesia può essere fatta con qualsiasi parola. La poesia è corpo, ritmo, finzione, passione. Ogni parola nella ‘Commedia’ corrisponde a un’emozione. Ed è una lezione di libertà”.

Perché?
“Quando siamo in preda alle passioni, siamo liberi, perché nessuno ci può controllare. Dante muore nel primo cerchio perché altrimenti sarebbe rimasto lì, tra i lussoriosi, i due avvinghiati per l’eternità. L’inferno si ferma davanti alle passioni, omaggia l’amore terrestre”.

Cosa è successo allora alla lingua italiana? A sentire le intercettazioni ci sono poche passioni e molta volgarità. Nel suo spettacolo c’è un pezzo molto applaudito…
“‘Aho, Qui ce ne sono due che vonno fare la televisione, ma non sanno fare un cazzo. Che je fammo fa’? Ma so’ bone? Ammazza: una sorca, una fregna. Allora io mi scopo la sorca tu ti scopi la fregna. Je fammo fare un reality, Un due tre sorca, l’Isola della fregna’. Questo dialogo è un capolavoro, un vero girone infernale degli intercettati. Neanche Dante saprebbe scrivere un dialogo così”.

Berlusconi in quale girone lo metterebbe?
“Un girone ad personam. Fatto con una legge solo per lui. Confesso, tempo fa volevo fare uno spettacolo in cui Dante mi avrebbe guidato all’inferno. A pensarci bene, a Berlusconi potrei fargli fare il giro di tutti quanti: dei lussuriosi, dei barattieri, dei simoniaci, dei bugiardoni, dei bischeroni. Sta bene dappertutto. È un protagonista”.

Perché non ha fatto quello spettacolo?
“Perché sarebbe cabaret. Preferisco la ‘Commedia’”.

Nel girone degli ignavi chi metterebbe?
“Quel girone sarebbe pieno. L’ignavia è il più grave dei peccati. Gli ignavi sono rifiutati perfino dal demonio. Satana non li vuole perché i dannati, gli assassini direbbero ‘io sono meglio di loro’. Quando vediamo gli orrori alla tv, il vero orrore è la nostra indolenza”.

Molti politici italiani peccano di ignavia. Anche quelli di sinistra.
“Certo. Ignavi sono anche coloro che salgono sul carro del vincitore, quelli che aspettano di agire per vedere come vanno le cose. Essere ignavi vuole dire vivere senza Dio, perché una volta scelta la strada dell’ignavia, il Dio che è dentro ciascuno di noi non ci guarderà mai più negli occhi. La pena del contrapasso per gli ignavi non a caso è seguire nudi un vessillo stracciato ed essere pungolati dalla mosche. Perché nella vita, loro non sono stati pungolati da niente. Non hanno vissuto”.

Lei spesso dissacra il potere.
“Una volta era facile. Oggi s’è dissacrato da solo. Un comico serio deve proteggere i cittadini da chi li governa. È il suo lavoro”.

E quando prese Enrico Berlinguer in braccio?
“Volevo sentire il suo corpo. L’ho visto fragile. Volevo far vedere la sua leggerezza in una maniera fisica. Eravamo abituati che il segretario del Partito comunista fosse un padre. Io l’ho voluto ricondurre alla condizione di un bambino”.

Oggi i capi dei partiti come sono?
“È cambiato tutto. Si è persa una parte, ma si è guadagnato da un’altra. Le nuove generazioni sono meglio. I giovani sono più belli, più colti, più sensibili”.

In giro si sente nostalgia di Berlinguer.
“Quando pensiamo al passato, cancelliamo le parti brutte e teniamo in mente solo quelle belle. Ma è un errore. Bisogna guardare in avanti. Dobbiamo vedere il bello di fronte a noi. Altrimenti che vita sarebbe?”.

Walter Veltroni è meglio di Berlinguer?
“Berlinguer andava bene. Adesso c’è Veltroni e va bene Veltroni. Non si può mica rifare Berlinguer. E come se io volessi rifare Chaplin”.

Perché in Italia spesso i comici fanno i politici e i politici i comici?
“Qui entriamo nella distinzione tra comicità e satira. La satira è mirata. È ad personam. Io preferisco la comicità che parla a tutti e prende di mira tutti”.

Lei soffre per lo stato della libertà in Italia?
“Possiamo dire tutto. Io posso dire che Berlusconi fa schifo. Poi magari mi mettono in galera e chiudono ‘L’espresso’. Però l’abbiamo detto. Ma io non l’ho detto. È ‘L’espresso’ che lo ha scritto. Sono stato frainteso”.

Visto che siamo liberi. Cosa le viene in mente quando sente la parola Brunetta?
“Mi fa schiantare dal ridere. Quando lo vedo in tv, mi viene la voglia di entrarci dentro e mettermi accanto. È una maschera, per come esprime i concetti, non per l’aspetto fisico. È un testo teatrale”.

Mariastella Gelmini?
“È impegnata in una lotta impari. Le facce dei ragazzi sono sacre. Non si può non stare coi ragazzi. Diceva Mark Twain: ‘Non ho mai permesso alla scuola di interferire con la mia istruzione’”.

Giulio Tremonti?
“Un’immagine, nitida. Non uno da mandare all’inferno”.

Lei dice che Dante scrive perché Dio esista e non perché Dio esiste. Il poeta crea il mondo?
“Sì. E la ‘Commedia’ è il poema dell’incredibile, è audace e moderna. C’è dentro il bipolarismo, il trasformismo. Ah, che bella pena sarebbe quella dei trasformisti, Dante cambierebbe in continuazione quel che appare loro davanti. E quanto sarebbe pieno il girone dei corruttori. Ma niente nomi. Dante l’hanno mandato in esilio perché odiava i trasformisti e gli stolti. Poteva dare un bacio a un lebbroso, non avrebbe mai stretto la mano a un imbecille”.

Ci sarebbe il girone dei bigotti?
“Sì. Di coloro che prostituiscono il sacro”.

A chi stringerebe Dante la mano a Montecitorio?
“Il parlamento racchiude il 10 per cento del peggio, l’80 per cento di mediocrità. E il 10 per cento del meglio. A quel 10 per cento stringerebbe la mano”.

Ultima domanda. Lei va in giro con la ‘Commedia’ in tutta l’Europa, in America, nei Paesi arabi. Perché Dante è così universale?
“Perché si è occupato di quella cosa di cui non si occupa più nessuno: la vita, il mistero, il perché siamo qua. I fatti del mondo non sono la fine della questione. Oggi è tutto desacralizzato, ma appena entro nell’aldilà si sente una nostalgia, una rimembranza profonda, di un paradiso terrestre. Noi viviamo la notte di Giacobbe perenne. Lottiamo con Dio, e come Giacobbe ne usciamo feriti, toccati. Non si può sfuggire alla ‘Commedia’ come non si può sfuggire alla propria coscienza. È come chinarsi sull’abisso. E quando guardi l’abisso l’abisso guarda te”.


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*Benigni ‘casts’ Berlusconi in Dante’s Inferno : …”Last year Dante Alighieri scholars were impressed by his unorthodox approach to the masterpiece, praising the Tuscan comic’s grasp of the symbolism and references in the chosen sections of the Divine Comedy, which is the most lauded work of Italian literature.

Intervista esclusiva per TuttoDante a Zurigo

(Intervista di Isabella La Rocca, pubblicata su La Pagina, 26 novembre 2008)

In occasione dell’evento previsto per il 6 dicembre a Zurigo, ci siamo fatti raccontare dal grande Roberto Benigni cosa lo ha spinto ad intraprendere un viaggio dentro una delle opere italiane più famose al mondo, la Divina Commedia. Cominciamo la nostra intervista ringraziandolo per la sua grande disponibilità e per l’impegno profuso nella diffusione e nella valorizzazione della cultura italiana, in Italia come all’estero…“Sono io a ringraziare voi per aver pensato a me, ma chi l’avrebbe mai detto, mi riempite di gioia immensa, guardate, è proprio una bella cosa questa qui…” esordisce, vulcanico come sempre, con il suo scoppiettante intercalare arricchito dal tipico e spontaneo accento e dal tono piacevolmente allegro e canzonatorio che caratterizzerà l’intera chiacchierata…tranne che in un unico momento durante il quale anche il grande attore cede al pensiero della grandezza e della bellezza della poesia che tanto sta contribuendo a far riscoprire…

Parliamo un po’ di questo grandioso spettacolo “TuttoDante”. Hai fatto ridiventare attuale il sommo poeta, facendolo riscoprire e amare a tanti, giovani e non… Non è cosa da poco. Perché proprio Dante? Da dove è nata l’idea delle letture dantesche?
Mi fai una domanda che mi riempie il cuore di bellezza. Perché proprio Dante? Ma perché è il più grande di tutti, viene naturale, pensi alla poesia ed ecco, nella tua mente compare lui, Dante… Non può non esser il primo a cui pensare; io poi ho a che fare con lui da quando ero piccolino: i miei genitori, i miei cugini, i miei cognati, i miei nonni…tutti mi dicevano qualcosa di Dante, anche certe cose strampalate o certi versi buttati lì…insomma tutti a parlarmi di questa bella lingua che ha volato per settecento anni pur di venire a posarsi sulle nostre labbra e far sentire a tutti la sua bellezza. Così Dante è stato come un amico, l’ho sentito sempre vicino…ecco diciamo pure che siam cresciuti insieme io e lui, via! E poi, i grandi scrittori non scrivono mai solo per il loro tempo, scrivono per tutti e per sempre, e Dante è, a pieno titolo, uno di questi, perbacco se lo è!

E’ questo quindi a renderlo attuale ancora oggi?
Ma certo che sì, che storie! Io oggi, qui, dico e confermo che Dante è attuale, come se dicessi che è attuale l’olio di oliva o l’acqua e chissà quante altre cose ancora…e ti dirò di più…io sono sempre stato convinto che addirrittura Dante fosse attuale ancora prima di nascere, chi lo sa! Certo è un mio pensiero, sia ben chiaro questo, eh…
Vedi ci sono tre storie che noi non dimenticheremo mai: quella di quell’uomo che gira nel Mediterraneo alla ricerca dell’isola amata; quella dell’uomo che si è fatto crocifiggere dicendo che era figlio di Dio e quella di quell’uomo che è andato nell’aldilà per vedere i nostri peccati. Sono queste le tre storie più belle del mondo, sicchè Dante è grande come Omero, come la storia del Vangelo, come la Bibbia; certo, ad onor del vero, questa ha avuto un po’ più di successo, ammettiamolo pure, suvvia, ma solo perché l’autore del libro era anche l’autore dei lettori, quindi era avvantaggiato perché, diciamocelo, conosceva già i loro gusti, sicchè è andato sul sicuro…capito no?

In TuttoDante che c’è anche un profondo sentimento religioso…
Sicuramente. Bisogna stare bene attenti però…Dante era un poeta cristiano certo, ma non era mica un prete, questo sia ben chiaro a tutti! Lui era un uomo, un uomo che come tutti gli altri amava, soffriva, e mamma mia quanto… ecco questo bisogna averlo presente; era contro la Chiesa, quella della sua epoca almeno! Solo pensare che ha messo tanti di quei papi all’inferno la dice lunga…!
Certo, per leggere la Divina Commedia bisogna conoscere un po’ di storia del Cristianesimo, ma bastano appena una, due o tre cosette al massimo! Comunque sia chiaro: la Divina Commedia si può leggere anche senza credere in Dio, perché quello che ha di bello è che, leggendola, non siamo noi ad andare verso Dio, ma è proprio Dio che viene verso di noi, cammina verso di noi. Alla fine, quando all’ultimo verso del Paradiso ci voltiamo indietro, l’inferno è vuoto, perché Dante ci porta tutti con sé: lui ci dice proprio che per noi ha disegnato una via immensa. Ecco, Dante è un poeta cristiano ma non cattolico, non è un prete, è un uomo vero, con tutte le passioni, i sentimenti, quelli più bassi e quelli più alti. Per questo gli vogliamo bene, perchè ci rappresenta così come siamo, non mente. Ha dedicato la vita alla sua opera, s’è tuffato in fondo al mare e ne è uscito con la perla più lucente che c’era per darcela in regalo: “Questa è per voi” ha detto e poi se n’è andato. Cosa c’è di più commovente?

In TuttoDante si possono distinguere due parti: una prima un po’ irriverente, che pesca dalle cronache attuali, e una seconda “più alta”, la poesia, che si fondono, dissolvendosi quasi l’una nell’altra in un’armonia perfetta. Qual è il collante per due generi così diversi… oltre alla tua bravura, ovviamente?
Dici davvero? Ma questa è una cosa che mi dà davvero una grande gioia, immensa proprio… come dice Pinocchio te ne sarò grato finchè campo perché se è così anche per una persona sola… ecco sono la persona più felice del mondo, è come raggiungere quasi la perfezione…
Ma ad esser sincero, te lo devo proprio confessare, il merito tutto mio non è, anche qui qualcosa di suo Dante ce l’ha messa, sicchè si potrebbe dire che il collante è proprio la struttura della Divina Commedia: quando si leggono alcuni canti, come quello dei diavoli, ad esempio, già quello è proprio avanspettacolo, è la parte più divertente, più farsesca, per andare poi, via via, a finire agli ordini angelici, alla rosa celeste… pensa che percorso, che crescendo di bellezza, insomma.
Dante ci ha influenzato e ha influenzato la narrativa, perché la cosa più bella della Divina Commedia è proprio la storia, il fatto che sia una storia da raccontare ed il bello, per me, è proprio questo: quando sono lì, davanti al pubblico, provare l’emozione del racconto, far sentire come siamo fatti dentro e quello che Dante ci ha tirato fuori, dei sentimenti che non conoscevamo nemmeno, l’anima direi, quella degli uomini, delle donne, le nostre passioni…si riesce proprio a mettersi a nudo, come quando si provano ardentemente degli impulsi, delle passioni che non si riesce a controllare…
E’ proprio un regalo straordinario quello che lui ci ha fatto con questo libro e la gioia di portarlo in giro per me è proprio come una…una… (si ferma, sembra che cerchi la parola giusta…ricomincia…) è una…(altra pausa) insomma finisco qua, è una, ecco, basta! ‘E’ una’ e ci metto il punto! (il tono allegro e incalzante di Benigni, che prendendoci qualche piccola libertà e licenza dal perfetto costrutto di frasi e forme, stiamo cercando di riportare il più fedelmente possibile, lascia il posto ad un uno che sa di ammirazione vera, quasi commozione, ed è proprio questo che ci da il la per la domanda successiva…)

Quella tua commozione, sul palcoscenico, durante le letture, specialmente in certi passi…non fa sempre parte dello spettacolo vero?…spesso ti commuovi ancora sul serio, confessalo…
Ma come si fa a non farlo, come, vorrei proprio saperlo io, davvero! Quando si è lì e si entra dentro quella grande, immensa storia… E’ vero che l’attore dovrebbe controllare gli impulsi, ma quando c’è la poesia diventa tutto così misterioso, la si sente che è lì, che arriva e ti si strazia il cuore, ti esaspera, e allora senti quasi il bisogno di proteggerti…cerco di pensare a qualcos’altro ma è proprio difficile, perché la poesia esaspera…quanto esaspera, mamma mia…

Ci sono momenti, situazioni od episodi che ti commuovono più di altri?
Sì, ce ne sono due in particolare. Alcune volte succede che quando leggo certi canti, magari alcuni tra i più difficili (o, meglio, alcuni tra quelli che sembrano più difficili perché poi, in realtà, sono tutti cristallini) alla fine degli spettacoli, come nei concerti rock, mi chiedono di farli ancora o di farne altri…ma capita anche che mi incontrino per strada e che, urlando, mi chiedano: “Ah Robertooo, ma quand`è che lo fai quel canto lì…” proprio come quando si chiedono a Springsteen le sue canzoni più famose; questo mi commuove anche se poi, più che altro, è divertente ed è bello perché Dante, alla fine, nasce proprio come poeta popolare.
L’altra cosa che mi commuove davvero tanto è quando alcune volte, alla fine della lettura di un canto, succede una cosa strana: invece di applaudire, rimangono tutti in silenzio, come turbati da qualcosa che li ha toccati in un luogo fin dove nessuno ha mai osato o dove nessuno ha ancora fatto dei passi; finisce il canto e inizia il silenzio, ma un silenzio carico, denso, dentro il quale c’è un sentimento che non saprei esprimere a parole; come se ci fosse bisogno, dopo tanta bellezza, di alcuni momenti per tornare, pian piano, tutti sulla terra, insieme; quella è una cosa davvero straordinaria.

Al di là di tutto, di Dante, della poesia, del modo di raccontarla e di sentirla, c’è un messaggio che Benigni, leggendo Dante, vorrebbe mandare a chi lo ascolta?
Beh guarda, tu lo sai, con i messaggi io mi vergogno, non saprei cosa dire, tu lo sai bene, mi imbarazzo…

No che non lo so, e secondo me, un messaggio per tutti Benigni ce l’ha, eccome…
Beh ecco, a limite una riflessione, dai: dovremmo riflettere sul fatto che quello che abbiamo intorno è così bello, immenso e complesso; la cosa più semplice che posso dire è che alla fine, però, la Divina Commedia è bella, la poesia è bella ed è meglio leggerla che non leggerla. E anche se una sola persona, alla fine dei miei spettacoli, si mette lì e prende il libro tra le mani, lo tocca e lo guarda… già questo è un messaggio straordinario, se messaggio si può chiamare.

Dopo Dante…ci diamo appuntamento al cinema?
E perché no, volentieri…! Scherzi a parte, devo prima finire questo tour… sempre che non se ne organizzi qualcun altro, magari su un “pianetuncolo vicino”! Tutto sommato non sarebbe poi tanto male, anzi no, sarebbe davvero bello perché, devo proprio dirlo, questo tour, è un po’ …come si usa dire, anche se un po’ mi imbarazzano tutti sti paroloni… insomma… è un tour quasi mondiale, ecco l’ho detto!
Riscuote un entusiasmo talmente forte che bisogna per forza completare il viaggio, in fin dei conti Dante è andato per noi nell’aldilà, posso io non andare in Svizzera o in Sud America? Via, è naturale che si debba fare, no? Sono contento di aver seguito le parole di Lucio (Lucio Presta, organizzatore del tour, ndr) che mi ha in maniera affettuosa, però forte, convinto a fare questo atto di generosità per tutti, che poi è principalmente un atto di generosità anche verso di me perchè son convinto che avremo tutti un risultato di grande bellezza. Ma il merito, anche qui, non è solo mio, quindi ringraziamolo ancora il nostro caro amico Dante…

“Benigni al Dante!” – Intervista in francese

Riportiamo il testo di un’intervista in francese sul nuovo Tour mondiale di TuttoDante, rilasciata da Roberto Benigni il 6 dicembre 2008 – lo spettacolo sarà rappresentato prossimamente in Francia.

INTERVIEW | Le réalisateur et comédien italien monte sur scène pour lire La divine comédie.

CORINNE JAQUIÉRY | 06.12.2008

L’exaltation, voire même l’extase perpétuelle, Roberto Benigni connaît bien. Lui qui s’est précipité aux pieds de Martin Scorsese, président du jury, quand il a reçu le grand prix du Festival de Cannes pour son film La vie est belle. Lui qui a sauté sur les sièges lors de la très conventionnelle cérémonie des Oscars, à l’annonce de sa consécration comme meilleur acteur. Lui qui parle avec tout son corps et avec une voix de stentor, même au téléphone. Lui qui vous tutoie spontanément sans vous connaître, cet homme au comportement irrésistiblement burlesque est aussi un grand artiste, qui a voulu se mettre au service d’un énorme poète.

Vous présentez Tutto Dante pour la première fois dans un pays francophone, qu’en attendez-vous ?

– J’ai envie de montrer la beauté de la langue de Dante. Je fais le pari de dire les exégèses en français et j’invente un nouveau langage, comme lui (rires). Naturellement, les grands canti de sa Divine comédie sont en italien, pour faire entendre leur musique. Ces 33 chants sont une vraie symphonie ! Pour parler de sa descente aux enfers, puis de son accession au Paradis, cet immense poète a su créer une langue pleine de rimes et de rythmes audacieux. Lire et connaître Dante n’est pas indispensable, mais c’est comme la mer: c’est mieux de l’avoir vue que de ne pas l’avoir vue (rires).

En Italie, les plus grands spécialistes de Dante s’accordent pour affirmer que vous êtes celui qui transmet le mieux l’essence de son œuvre. Qu’en pensez-vous ?

– Je suis tout petit quand je dis Dante. Je me sens comme une chandelle par rapport au soleil. J’essaie d’exprimer son œuvre de tout mon être. On ne peut lier cette extase à trop d’analyse. Ce que j’aimerais surtout, c’est transmettre la joie que j’ai à le lire. Sur scène, ma chair et tous mes organes sont en tumulte pour lui…

La scène est donc un lieu privilégié pour Dante et Benigni ?

– C’est chaque fois une nouvelle naissance pour moi, mais pas pour l’œuvre, qui est intemporelle. Dante est plus moderne que bien des contemporains. En France, il y a une tradition poétique issue de son œuvre. Si on prend Baudelaire, pour parler du plus grand, ou Gérard de Nerval ou Verlaine et même Stendhal, ils sont tous dantesques! Il y a eu des détracteurs, comme Voltaire, mais la France est un des pays où la poésie de Dante a le plus d’écho.

Pour vous, Dante Alighieri serait-il, comme sa comédie, divin ?

– Oui, car il nous donne le souffle de vie. Au Moyen Age, avant lui, on disait: rappelle-toi que tu dois mourir. Dante, lui, a dit au peuple: rappelle-toi que tu dois vivre! Comme un chercheur, il a découvert des sentiments et a su trouver les mots qui leur correspondaient pour nous les expliquer. Il a fait découvrir le monde, mais a aussi su redevenir enfant, innocent.

Un peu comme vous… Y a-t-il de la fraternité entre Roberto et Dante ?

– C’est plutôt un ami de longue date. Je lui parle, je lui demande des choses et je trouve mes réponses dans la Divine comédie. Décrite par Dante, la vie s’écoule de manière sensuelle et charnelle. Avec Pétrarque ou d’autres poètes, on tombe amoureux. Avec Dante on fait l’amour vraiment. Profondément.

Comment interprétez-vous son œuvre ?

– Je lis le plus simplement possible. Pour tous ces chants, il a mis des didascalies (ndlr: les indications données aux acteurs) sur une manière de lire très épurée. Beaucoup d’acteurs se mettent devant Dante, mais il faut se mettre derrière lui.

Est-il possible pour Roberto Benigni de se mettre derrière ?

– Je sais que j’ai une forte personnalité, mais ma plus belle mission est de donner la parole à Dante. Entre ces chants, je parle aussi de moi, des temps modernes, de la politique. De l’enfer que nous vivons actuellement et que nous pouvons parfaitement reconnaître dans l’enfer de Dante.

Etes-vous transformé par la lecture de l’œuvre de Dante ?

– Après avoir lu la Divine comédie, on ne regarde plus les hommes d’un œil distrait. On sait qu’ils sont dépositaires d’un immense destin. Ce qui compte aussi, c’est le plaisir pur. Le rythme, la musique, la diction, les sons. Il y a un mystère dans cette poésie, qui est comme la définition de la couleur rouge ou l’odeur du café. Nous ne savons pas comment c’est fait, mais nous savons que c’est bon.

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