“E’ stata un’emozione incredibile. La più forte da quando faccio televisione. Mi dicono che abbiamo fatto punte da venti milioni di spettatori: era dai tempi del Mondiale dell’ 82 che non succedeva…”. In un colloquio con il ‘Corriere della Sera’ (non un’intervista, ci tiene a precisare), Roberto Benigni torna sul monologo al Festival di Sanremo con il quale ha ricordato l’anniversario dell’unità d’Italia attraverso l’esegesi dell’Inno di Mameli.
Lo sa Benigni che stavolta persino Il Giornale ha scritto bene di lei? «Guardi, è una cosa incredibile, forse anche pericolosa, infatti è tutto il giorno che mi chiedo: ma dove avrò sbagliato?» . Il giorno dopo il trionfo, Roberto Benigni è ancora euforico. «Nessuna intervista, per carità, se no gli altri si arrabbiano, e poi sono appena sceso dall’aereo, sono stanco e felice, non so cosa mi verrebbe fuori…» . Nessuna intervista quindi, però Benigni non rinuncia a dire la sua gioia. Il monologo di Sanremo ha cambiato la percezione degli italiani della festa per i 150 anni, da ricorrenza triste di un Paese diviso tra secessionisti al Nord e neoborbonici al Sud a momento in cui molti si rendono conto di essere più legati all’Italia di quanto non amino riconoscere. «Succedono cose pazzesche — sorride Benigni —. Mi dicono che a Radio Padania telefonano leghisti della prima ora un po’ arrabbiati con il partito: “Ma come, nell’inno di Mameli c’è la battaglia di Legnano? Perché non ce l’avete mai detto?”. Personalmente, però, la cosa non mi ha stupito. Non dovrebbe stupire. Alberto da Giussano è un eroe italiano, non padano. Appartiene a tutti noi, come la saga del Carroccio e della Compagnia della morte».
Benigni torna al suo intervento di Sanremo. Al suo riscoprire eroi dimenticati, morti a vent’anni, ed eroine ignote ai più, come la principessa di Belgioioso che porta i napoletani a combattere accanto ai milanesi e poi soccorre i patrioti lombardi e veneti venuti a difendere la Repubblica romana. E ritrova due punti centrali del suo monologo. L’idea che l’attaccamento fortissimo alle piccole patrie, alle storie locali, non è incompatibile con l’amore per la patria comune, anzi. «In sei strofe, Mameli unifica la storia di un’Italia fino a quel momento divisa. Legnano, appunto. E poi Genova, la rivolta di Balilla. Firenze, con Francesco Ferrucci. E la Palermo dei Vespri siciliani» . La conferma che si può essere padani, o genovesi, o toscani come Benigni e Ciampi, oppure siciliani, e nello stesso tempo italiani. Altro punto centrale, l’idea che l’Italia nasce dalla poesia e dall’arte, dalla cultura e dalla bellezza, prima che nella politica. «Prima viene Dante, e secoli dopo Cavour. Prima la lingua, poi la nazione. È la straordinaria bellezza del nostro Paese e dei nostri artisti che ci unisce. Non è meraviglioso il passo di Dante in cui Beatrice appare vestita dei tre colori che saranno quelli della bandiera italiana?» . Meraviglioso, certo. Ma l’Italia per Dante era anche un pensiero doloroso. Benigni cita a memoria: «Ahi serva Italia, di dolore ostello/nave senza nocchiero in gran tempesta/non donna di province ma bordello…» . Versi che riletti oggi sembrano avere un’amara attualità. Ma l’altra sera Benigni si è limitato a evocare le vicende politiche, senza infierire. Mentre a Vieni via con me aveva picchiato duro su Berlusconi, stavolta ha scelto il registro dell’ironia più che quello del sarcasmo. Erano altre le cose che gli premeva dire. Ma neppure stavolta la reazione politica si è fatta attendere, con la spaccatura dentro al governo e alla maggioranza su una questione, i 150 anni, rimasta finora sullo sfondo. Benigni però non ne è rimasto impressionato più di tanto. «Guardi, non dovevo scoprirlo a Sanremo o leggendo la curva dell’audience: sono sempre stato convinto che gli italiani, tutti gli italiani, anche quelli che votano Lega o dicono di rimpiangere i Borboni, sono legati al nostro Paese, e amano l’Italia come la amo io».
Raiperunanotte: Benigni alla difesa della libertà
25 Marzo 2010 23:48 – “Stavo partendo per lo Zimbawe, il Paese della libertà. E’ il Paese dei masai, anzi dei masi!”. Esplicita l’ ironia di Benigni, bravissimo a dissimularla pochi secondi dopo con un riferimento profondo e complicato ad una poesia d’amore del grande poeta francese Paul Eluard. Così Roberto Benigni inizia l’intervista di Sandro Ruotolo, proposta al Paladozza durante Rai per una notte, la serata organizzata a Bologna per dire no alla censura tv. Una trasmissione, realizzata da Michele Santoro e dallo staff di Annozero per protestare contro il blocco dei talk show imposto alla televisione pubblica, che ha visto per la prima volta il web come principale mezzo di diffusione.
Ed è “libertà” la parola più ricorrente dello scoppiettante intervento del premio Oscar. Un valore, sottolinea scherzando il comico, che in Italia regna sovrano: “In quale altro Paese, si può manifestare contro i giudici? In nessuno ma nel nostro sì. In quale altro Paese si possono fare leggi ad personam? Da nessuna parte tranne che in Italia. In quale Paese si può chiudere una trasmissione? In nessuno, solo qui. Quindi è il Paese della Libertà”.
Nel suo intervento Benigni ha citato anche Sant’Agostino: “Diceva che la libertà, proprio riferendosi a Santoro, anche quando se ne fa un cattivo uso è un bene, se la verità non è libera, la libertà non è vera” Poi Benigni ha baciato il giornalista Sandro Ruotolo, invitando ad andare avanti “con la carica dei 101, secondo Verdini, una sessantina secondo la Questura (con un riferimento alle cifre differenti diffuse sui partecipanti alla manifestazione del Pdl del 20 marzo, ndr)”. Poi, al termine del suo intervento ha chiesto “due applausi per la democrazia e un applauso e saluto al caro Enzo Biagi”. Perché, ha concluso, “la libertà è erotica”.
Dalla redazione di Raiperunanotte un’anteprima per il popolo della rete dell’intervista di Sandro Ruotolo a Roberto Benigni, che andrà in onda giovedì 25 marzo alle 21
ANSA – «Conosce Santoro? È un personaggio molto fazioso, di parte e anche molto brutto fisicamente. Vogliamo chiudere la sua trasmissione e per farlo può dare il suo contributo: può dire ‘chiudete Santoro in russò?»: è questo l’appello che Roberto Benigni fa rivolgere ad una turista russa, nella sua lingua, alla telecamera di Raiperunanotte, ed è l’anteprima per il popolo della rete (è su Youtube e Facebook) dell’intervista di Sandro Ruotolo all’attore e regista toscano che andrà in onda nella serata evento del 25 marzo al Paladozza di Bologna.
LA GAG – «Mi può dare un bacio? Perché io sono del partito dell’amore contro l’invidia e l’odio», chiede Benigni alla turista russa che lo ferma per strada e gli chiede un autografo. Lui lo dedica a Medvedev e dice: «Russia paese delle libertà. Silvio! Donne, Putin, ricordi?».
L’anteprima su Youtube si apre con un duetto tra Benigni e un’altra turista, macedone, che lo ha riconosciuto. «We don’t want money from Santoro, we are the only one», dice Benigni che poi rivolto alla signora ripete: «Macedonia, paese della libertà: 40 milioni di abitanti secondo Verdini, 8 secondo la Questura. Ciao Santoro ti aspetto in Macedonia».
Durante la puntata-evento, organizzata al Paladozza di Bologna, ci sarà spazio anche per un’intervista a Roberto Benigni, registrata da Sandro Ruotolo.
L’informazione non si può interrompere, la stampa deve essere libera.
Per questo la Fnsi – Federazione Nazionale della Stampa Italiana – ha deciso di organizzare Rai per una notte, uno sciopero bianco per la difesa della libertà di stampa e dell’informazione che si terrà Giovedì 25 marzo, dalle ore 20 alle 24, al Paladozza di Bologna.
Rai per una notte sarà una manifestazione – trasmissione condotta da Michele Santoro con la partecipazione di Giovanni Floris, Daniele Luttazzi, Marco Travaglio, Vauro, la squadra di Annozero e molti altri ospiti del mondo del giornalismo e dello spettacolo.
Conduttori, personaggi dello spettacolo, comici e musicisti si alterneranno sul palco del Paladozza di Bologna per Raiperunanotte, l’evento del 25 marzo organizzato da Michele Santoro insieme alla Fnsi e all’Usigrai. Santoro, in una conferenza stampa nella sede della Federazione nazionale della Stampa, ha dato un elenco ancora suscettibile di modifiche. Ci saranno Gad Lerner, Giovanni Floris, Riccardo Iacona, Norma Arcangeli, Filippo Rossi (direttore di Farefuturo web magazine) e Milena Gabanelli.
È stata invitata Lucia Annunziata che però, trovandosi negli Usa per motivi familiari, interverrà al telefono. Naturalmente ci sarà la squadra di Annozero al completo con Marco Travaglio, Vauro Senesi, Sandro Ruotolo. L’ospite d’onore sarà Daniele Luttazzi. Tante le voci dello spettacolo: Antonello Venditti, Teresa De Sio, Nicola Piovani, Elio e le Storie tese. Previste anche le parodie di Antonio Cornacchione e probabilmente ci sarà un contributo video di Sabina Guzzanti. Uno dei momenti clou della serata sarà l’intervista di Sandro Ruotolo a Roberto Benigni, il quale non solo ha contribuito alla sottoscrizione, ma ha voluto offrire una sua partecipazione per parlare con toni leggeri di libertà.
La Fnsi e l’Usigrai – Organismo sindacale di base dei giornalisti Rai – metteranno a disposizione su Internet le riprese video e audio della manifestazione e consentiranno a tutti coloro che vorranno di riprendere e trasmettere in Tv o per radio l’intero evento.
Raiperunanotte.it – In onda su radio, internet e tv tra cui Current TV, Rai News 24, Repubblica TV, YouDem
Anteprima del DVD Dentro Dante con interventi di Roberto Benigni, Gherardo Colombo, Claudio Magris,
Salvatore Natoli, Piergiorgio Odifreddi e Moni Ovadia e la partecipazione di Lella Costa.
Oltre che un grande poeta, Dante può essere un nostro contemporaneo: le questioni che affronta e latteggiamento che esibisce contribuiscono a definire la nostra identità culturale e umana e ci interrogano ancora con forza. Lo sanno i professori, che su Dante scommettono spesso la possibilità di conquistare gli studenti allinteresse e allamore per la letteratura; lo sanno gli studenti, che qualche volta si innamorano di Francesca, parteggiano con Farinata, hanno fame con Ugolino.
Il DVD Dentro Dante, per la regia di Elisa Savi, costituisce unopportunità per arricchire il contatto con questo grande autore. Esso presenta gli interventi di alcuni fra i maggiori intellettuali italiani di oggi, chiamati a confrontarsi da un punto di vista personale con Dante e con la Commedia. Legate insieme dalle sollecitazioni di Lella Costa, si alternano dunque le voci di Gherardo Colombo (che parla del senso di giustizia nel poema e nella nostra società), Claudio Magris (che sottolinea la funzione di Dante per la nostra identità nazionale), Salvatore Natoli (che paragona la condizione umana al Purgatorio dantesco), Moni Ovadia (che esalta nellUlisse di Dante il valore della conoscenza), Piergiorgio Odifreddi (che porta sul mondo della Commedia lo sguardo di uno scienziato moderno). L’intervento di Roberto Benigni costituisce infine un modo particolarmente audace e brillante per attualizzare il rapporto con Dante.
Il DVD è costituito da una sezione principale che presenta una selezione organica di tutti gli interventi, particolarmente adatta per la visione collettiva e quale stimolo alla discussione; ed è corredato a unampia sezione di contenuti speciali nella quale tutti gli interventi sono riprodotti per intero: uno strumento in più di approfondimento, di ricerca e di arricchimento specifico.
Prima campanella per gli studenti italiani.
A Radio3 scienza sale in cattedra il piccolo diavolo. A tu per tu con il matematico impertinente, ecco la sua lezione d’autore tra lettere e scienza.
Da Dante alla fisica moderna, una dichiarazione d’amore per la cultura.
Per dire con noi: Galileo ti voglio bene!
(Donatello Bellomo – L’Arena.it) – Non è facile parlare con un tipo che ha dieci lauree honoris causa e tre Oscar sul caminetto. Anche perché non se la tira, sotto sotto è sempre il Mario Cioni nato a Manciano la Misericordia, nella terra tosca che con la creta della mattezza ha saputo fare miracoli, dalla Cupola di Santa Maria del Fiore al «dare» i natali a Dante. Glielo premettiamo, a Roberto Benigni, che domenica prossima, 6 settembre, all’Arena di Verona, quasi giocherà in casa con il suo «TuttoDante.Inferno XXXIII», visto che il Ghibellin Fuggiasco proprio in riva all’Adige ha scritto un bel po’ dell’Inferno e il Paradiso della sua «Commedia».
L’emozione del ritorno?
Fortissima. Sto preparando come non mai il 33° Canto dell’Inferno, un “canto” dell’anima per quel luogo più volte straordinario, visto che anche Cacciaguida vanta sangue scaligero.
Dovessi cercare un aggettivo, direi che l’attesa è “scintillante”. C’è qualcosa di diverso, sotto quel cielo. Sogno un appuntamento annuale, con Verona.
Partiamo dall’ultima parola del Canto: “stelle”.
Siamo nell’Inferno profondo, quello in cui si scontano ma senza remissione i peccati più gravi, dove Dante sonda la nostra natura più buia. Una volta, leggendolo, ho avuto la certezza che Dante mi guardasse dentro… sono stato tentato di telefonargli. No, è semplicemente immenso. Ogni volta mi svuota, mi spacca, mi sbalordisce coglierne l’attualità davanti a quest’odio tra fazioni senza rimozioni né componimento, questa ferocia verbale e non solo. Torno un attimo indietro: Verona. Leggendo “I due gentiluomini di Verona” e “Romeo e Giulietta” di Shakespeare mi sono ritrovato non in una selva oscura ma nella certezza di conoscerla, come se mille volte l’avessi girata a piedi, come se avessi ascoltato la gente parlare.
Non è difficile, signor Benigni. La più grande storia d’amore proprio quella tra Giulietta Capuleti e Romeo Montecchi, è ambientata “dentro queste mura”. Un legame inscindibile che neppure le fazioni dell’epoca, neanche la morte, riescono a spezzare.
Certo. Invece, nel V Canto, Paolo e Francesca vivono per l’eternità la condanna del peccato, amanti in vita e in morte, avvinghiati l’una all’altro. L’ultimo Canto dell’Inferno è quello dell’incomunicabilità e dell’odio. Il conte Ugolino non sa parlare ai suoi figli; sa che l’odio che li ha condannati è ricaduto sopra di loro per causa sua. “La bocca sollevò dal fiero pasto…”. Cos’altro può eguagliare questo incipit? Nulla. Non è passato remoto, è l’oggi. E c’è ancora chi parla di Medioevo.No, tutto collima, con la puntualità di un cronometro. È il male che, a caduta, avvolge e uccide l’anima.
La musica, sul pentagramma, è anche la battuta “silenziosa”.
Infatti. Dopo l’ultima parola, ogni volta che ne ho proposto la lettura, scende un silenzio perfetto, tangibile, materiale, celestiale, divino. È il verbo del pensiero assoluto che innesca in me un fremito incontrollabile, forse anche pieno di spavento perché sono conscio sempre, di trovarmi, insieme al mio pubblico, al cospetto della bellezza. Dicevo del pensiero: non un pensiero debole, al contrario, un pensiero forte, difficile, quello dell’incanto e del mistero, dell’incognita totale. La parola non trova parole che la descrivano se non questa, “indicibile”, perché non la si può dire.
Cosa avrebbero detto Luigi e Isolina, i suoi genitori, se qualcuno avesse descritto loro il figlio più piccolo, Roberto, che declama Dante?
Di loro, che non ci sono più, trattengo i ricordi, grandi, senza tempo o quotidiani e piccoli. Anche Dante, certo, endecasillabi che uscivano così, dalle loro labbra, come se fosse naturale inserire il sommo poeta nella vita semplice di quei due grandi cuori.
Isolina, sua madre. Pare che non abbia creduto che suo figlio Roberto abbia assistito con Papa Giovanni Paolo II alla proiezione de «La vita è bella».
No che non ci ha creduto. Almeno il Papa…
Pare che dopo questo spettacolo Lei voglia “chiudere” per un po’ con il Sommo Poeta.
Vero. Mi ha accompagnato in giro per il mondo, nella sua universalità. Anche nei Paesi Arabi il miracolo della sua potenza si ricrea. Ma non è facile ed è molto faticoso. Vorrei tornare al cinema, ad una “commedia”, anch’io, in cui trasfondere la gioia che Dante mi ha donato. Non un film sull’Alighieri, non ci penso proprio. Ho il desiderio di rimettermi dietro la macchina da presa ma nessuna idea sul soggetto. Prima o poi mi verrà, basta aspettare.
Dieci anni fa il trionfo all’Academy con «La vita è bella». Tre Oscar: miglior film straniero, miglior attore protagonista, migliore colonna sonora. Ci vuole coraggio a fare un film sull’Olocausto…
L’Olocausto è stato l’industria del male, il capolavoro di Satana. Ho pensato ai bambini, a come potessero capire cos’è successo pochi decenni fa in Europa senza uscirne sconvolti. Mille volte mi è stato chiesto di girare un sequel de «La vita à bella” ma ho sempre rifiutato. È un capitolo chiuso.
Cosa ha pensato quando l’allora ministro della Giustizia Clemente Mastella la propose come senatore a vita?
Mastella, quello che ha fatto cadere il governo Prodi? Ma dove l’hanno spedito? E chi se lo ricorda? Beh, che l’idea fosse venuta proprio a Mastella è strano. Ma questo è un paese strano.
Insomma, non se lo prenderebbe in braccio, Mastella, come invece aveva fatto con l’allora segretario del PCI Enrico Berlinguer.
Primo: Mastella è grande e grosso e non ce la farei mai. Secondo, Berlinguer era magro magro e simpatico, nonostante fosse un leader estremamente serio.E’ stato un gesto istintivo, quella foto ha fatto il giro del mondo.
E ora chi prenderebbe in braccio dei leader del PD?
Neanche Fassino è magro abbastanza. Magari a Verona prenderò in braccio il sindaco Tosi.
Visto che la proposta della nomina a senatore a vita non l’ha sorpresa più di tanto, quando ha saputo che l’asteroide 21662 ora si chiama «21662 Benigni»?
Una cosa spettacolare. Gira e non la vede nessuno ma c’è…
La abuela de Benigni caminaba por las calles de Misericordia, el pueblo de la Toscana en que nació el cómico italiano hace 57 años, con una pistola en un bolsillo y la Divina comedia en el otro. De modo que Dante Alighieri, Il sumo poeta, y su obra magna estuvieron presentes en la vida del cineasta y cómico italiano desde su más tierna infancia. Roberto Benigni se presenta el martes (y durante tres noches) en Madrid con el espectáculo, TuttoDante. Un monólogo en el que el director y protagonista del filme La vida es bella, bufón genial, heredero de la tradición de Dario Fo, recita versos del V Canto del Infierno de la Divina Comedia -subtitulados- y los aliña con chistes (en italiano) sobre temas de actualidad.
“¡Estoy muy contento de hablar con el periódico que ha publicado las fotos de mi primer ministro. ¡Já! ¡Les voy a mandar a ustedes mis fotos privadas también!”, exclama, eufórico, entre risas, para dar comienzo a esta entrevista telefónica. “Conozco a todas las chicas de Villa Certosa, estuve allí con Silvio Berlusconi. ¡Menos mal que no han seguido publicando fotos, hubieran acabado saliendo las mías!”. Por momentos parece que el histrión fuera capaz de desafiar las leyes de la física para aparecerse entre las rendijas del auricular telefónico.
Pregunta. La verdad es que Berlusconi es un buen personaje para una película, ¿no?
Respuesta. ¡Oh, Dios, es perfecto! Es el más grande, es el mayor clown. Yo he tenido que ponerme a recitar la Divina comedia porque no puedo competir con él, es el más grande, ¡el más grande! Con Berlusconi tengo mucha suerte: basta con repetir lo que dice para tener un espectáculo redondo.
P. Usted lleva años recitando a Dante, pero, ¿recuerda la primera vez que leyó sus versos?
R. ¡Claro! Era pequeño, tenía unos 12 años. Mi madre me decía: “Tienes que aprenderte los versos de Dante de memoria”. ¡Para mí, Dante era Dios! Mi abuelo y mi abuela conocían sus versos, los recitaban en casa. Mi abuela era una mujer revolucionaria, andaba por la calle con una pistola en un bolsillo y la Divina comedia en el otro.
P. ¿Una pistola?
R. Eran tiempos peligrosos, estaba sola, mi abuelo estaba en la guerra. Fue una mujer legendaria en la familia. Dante es el poeta. Y la Divina comedia, una enciclopedia. Al principio no entendía nada, y tenía que repetir los versos en voz alta, como si fueran música. La Divina comedia es música clásica y moderna, una mezcla de Beethoven y Jimi Hendrix… [crescendo a lo Benigni]. ¡Como los Bee Gees y Bach, juntos! ¡Como Puccini y Duke Ellington!
P. Poco después de rodar con Fellini La voce della luna, en 1989, dijo usted: “La improvisación es una ciencia exacta, como las matemáticas” ¿Improvisa en este espectáculo? ¿Cuál es el axioma de esa ciencia exacta?
R. Necesito por lo menos un mes para preparar una buena improvisación. No se puede improvisar, si improvisas puedes volar alto, pero puedes estrellarte; hay que preparar las improvisaciones, ése es el oxímoron, la contradicción… En el escenario dejo siempre puertas abiertas, y cualquier cosa que ocurra en ese momento o que haya ocurrido el día anterior me vale. ¡Cómo voy a dejar fuera a Berlusconi, da noticias cada dos horas!
P. La inocencia define en gran medida la esencia de los personajes que interpreta, desde el Guido de La vida es bella al poeta de El tigre y la nieve, o incluso el italiano de Bajo el peso de la ley, de Jim Jarmush. ¿Consigue usted mantener una cierta inocencia?
R. No sé si logro mantener mi inocencia. Yo creo en los milagros, la vida es un milagro, y mantengo el estupor, el estupor es el principio del arte. Cuando eres inocente puedes decir lo que quieras, como un niño, puedes volar.
Benigni intervistato da El Pais: “Il vero clown in Italia è Berlusconi, basta ripetere quello che dice lui e come comico si ottiene un grandissimo successo”
Contentissimo di essere intervistato dal giornale spagnolo che ha pubblicato le famose fotografie di Berlusconi e dei suoi ospiti a Villa Certosa, Roberto Benigni lo definisce «il più grande clown che ci sia». Il grande comico toscano si diverte a rispondere alle domande, scherzando sul fatto che ci sono anche foto sue a villa Certosa. «Io mi sono messo a recitare la Divina Commedia -dice a El Pais- perchè sulla scena comica c’era già Berlusconi e io non potevo mettermi a competere con uno così bravo. Sono molto fortunato che ci sia lui in Italia. Basta ripetere quello che dice lui e come comico si ottiene un grandissimo successo».
«Conosco tutte le ragazze di villa Certosa – scherza poi Benigni – , ero lì insieme a Berlusconi. E meno male che non hanno continuato a pubblicare le fotografie, altrimenti sarebbero uscite pure le mie!». Il comico loda quindi il quotidiano spagnolo, il primo a far uscire le foto di Antonello Zappadu: «Sono molto contento di parlare con il quotidiano che ha pubblicato gli scatti del mio primo ministro. Vi voglio mandare anche io le mie foto private!».
Al giornale spagnolo Benigni racconta anche più seriamente del suo impegno a recitare e commentare tutta la Divina Commedia. «Lo credo che la so a memoria, mio nonna e mio nonno -racconta- recitavano continuamente Dante in casa». Alla domanda se è vero che una volta aveva definito l’improvvisazione sulla scena una scienza esatta, Benigni ha risposto che gli ci vuole un mese per preparare una improvvisazione perfetta.
El actor y director italiano llega a Buenos Aires con una versión escénica de “La Divina Comedia” que posicionó, en pleno siglo XXI, al poema de Dante en las listas de best-sellers italianas. En una charla exclusiva con Ñ, Benigni sostiene que el genial autor toscano escribió toda su obra en un “eterno presente”.
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Cuando un todavía adolescente Roberto Remigio Benigni se hizo por primera vez con un ejemplar grueso e interminable de la Divina Comedia sintió que no era él quien leía a Dante. Sintió, en cambio, que era el mismísimo poeta florentino quien lo interpelaba y abría las páginas de la vida del todavía verde y germinal humorista italiano. Sentía todo eso a pesar de que entendiera poco o nada de esos mil versos eternos, porque “el sonido era bello” y sonaba como una canción, como una imposible. “Tiene todos los estilos, tiene jazz, tango, se parece a Beethoven y a Jimmi Hendrix”, cuenta ahora Benigni mientras relata o inventa su primer contacto con la obra capital de la literatura italiana. Lo dice ahora y por teléfono, de corrido, sin pausas y aguantando la respiración, al igual que todos sus personajes, esos que lo consagraron en los estudios de Cinecittá o esos otros de fama mundial, en su Auschwitz ficticio o conduciendo un taxi por las interminables calles romanas que Jim Jarmush hizo suyas. Habla más rápido que el nacional Enrique Pinti, como en todas sus apariciones públicas, arriba de un escenario, en cualquier conferencia o en todas sus entrevistas, sólo que ahora monologa por teléfono y desde Nueva York después de deslumbrar a la audiencia estadounidense en la última escala de la gira del espectáculo Tutto Dante , que en pocos días desembarcará en el país para cerrar en el Gran Rex porteño. “Me enamoré al instante de leerla. Fue como encontrar un viejo amor, un viejo amigo. Sentía que me conocía profundamente y quería llamarlo. ¿Alguien tiene el número de teléfono de este tal Dante?, decía. Quería tomar un café, un té, comer una pizza con él y hablar de la vida, de la muerte y de las mujeres. Simplemente me enamoré: era tan bello que aplaudía yo solo los tercetos: ¡Bravo, bravo Dante!”, escupe en menos de 30 segundos y antes de agradecer que alguien por fin hable italiano después de tanto inglés. Antes de decir, claro también, para los medios de todo el mundo, pero en especial para los de Estados Unidos que luego de sus funciones en San Francisco y Manhattan se sentía en casa, como en cualquier otro lugar de Italia.
La demagogia, sin embargo, es un pecado perdonable en el mundo del espectáculo y por eso no cabe juzgarlo o endiosarlo por más que también declare su deseo de llegar cuanto antes a Buenos Aires. Y aunque aclare que para “demostrar el amor, basta un segundo”, ya empieza a guiñarle un ojo a la audiencia local que pagará entre 60 y 250 pesos para escucharlo hablar de los amoríos de Paolo y Francesca en el V canto del Infierno, o los menos santos y más terrales de Silvio Berlusconi en su país con Letizia Noemí, la joven napolitana que llama “papi” al premiere y que toda Italia comenta desde hace semanas. Al tiempo que –advierte– tal vez recoja en Buenos Aires buenas ideas para su próxima película, una comedia bastante más terrenal.
En 1977, un lector de lectores como Jorge Luis Borges, recordó o inventó, al pasar y también frente a otro teatro colmado, –el Coliseo porteño– que había leído La Divina Comedia en la vieja biblioteca Miguel Cané, como si fuera cualquier otro libro, mucho menos famoso que el de Dante. Treinta y dos años después, Benigni insiste con una idea parecida. “Si uno quiere leer la Comedia debe leerla solo, gozando su belleza, porque es el mejor libro de todos los tiempos”, subraya.
Y la verborragia sigue mientras el tiempo debiera empezar a agotarse, porque siempre hay un representante o apoderado que recuerda los minutos exactos que debe durar una entrevista con “una estrella” y Benigni no es la excepción. Sin embargo, a pesar de que ya descargó una batería larga de respuestas hilarantes e improvisadas, con su sello, la entrevista acaba de empezar, porque en una conversación con Benigni, al menos en ésta, no hay lugar para silencios.”El Infierno es el canto más bello de todos, el más popular, pero a pesar de que el Purgatorio y el Paraíso son un poco más difíciles, también son mis preferidos. Preguntarme cuál quiero más es como preguntar qué es lo que más te gusta de una mujer. ¡Te gustan los ojos, las piernas, la mirada, la boca! Es difícil decirlo. El Infierno es la boca de una mujer, porque es sensual. El Paraíso son los ojos, la luz; y El Purgatorio es todo el resto, es el cuerpo de la Comedia”, explica rápido antes de cerrar esta y cualquiera de sus sentencias con un universal “hai capito?” .
Así es Benigni, tómelo o déjelo. Pero fuera de las pasiones que despierta el actor que supo hacer buenas migas con casi todos sus compatriotas e iconos del neorrealismo italiano, están los números…y están de su parte. En Italia, Tutto Dante llevó un promedio de más de 8 mil espectadores por presentación. Del norte al sur de la bota y también afuera, en Londres, Francia, Estados Unidos y próximamente, descuéntelo, también en la Argentina. Supo además hacerse un lugar en el prime time de la televisión italiana y hacer que el tal Dante midiera bien.
Entre las voces críticas que se alzaron contra Benigni se escuchó la del escritor Vittorio Sermonti, uno de los divulgadores más autorizados y relevantes de la Comedia que, entre 1987 y 1992, adaptó la obra de Dante a un popular ciclo de radio. El envío estaba curado ni más ni menos que por Gianfranco Contini y Cesare Segre, dos de los críticos y filólogos más importantes de la obra de Dante. “Benigni no le hace ningún favor a Dante”, disparó Sermonti hace dos años. El éxito, sin embargo, cierra cualquier herida.
-¿Qué tan duras fueron las críticas de los puristas de la Comedia?
-En Italia mi interpretación se volvió tan popular que no faltó quien dijera que la hacía muy superficial, muy ligera. Pero lo importante no es eso, sino transmitir el amor por este gran poeta, la poesía es la vida, porque la Comedia es un libro vivo, que habla con vos. Y a pesar de que hubo alguno que torció la nariz por mi interpretación, todos los demás y el pueblo estaban felices por hacerla popular. En Italia y en Europa en los teatros había un promedio de 8 mil espectadores, como si fuera un concierto de rock. Como si tocara la (Laura) Pausini, Bruce Springsteen. Me pedían los cantos como a ellos las canciones. Y yo no me lo esperaba, ¿eh?
-Y ahora que lo invita a algunas de las universidades más prestigiosas del mundo, ¿no se siente una voz más autorizada?
-Yo no enseño la Comedia. No soy un intelectual ni un crítico: soy un hombre de espectáculo. Sí fui a Princeton porque me invitaron, porque hablo de Dante y Dante se puede tomar como quieras, como uno desee. Lo bello es que después de ver el espectáculo a alguno le den ganas de leer la Comedia. En Italia pasó así….¡y vendieron tantos ejemplares!
-El canto que más repitió en su espectáculo es el V del Infierno, el de Paolo y Francesca. ¿Por qué?
-Es que el canto V habla de todo, del amor, del sexo, de la lujuria y de la pasión. Es donde están los lujuriosos, los muertos por amor, fijate cómo tiene que ver con nosotros, con nuestros tiempos. Porque el sexo gobierna el mundo. También Dante es atraído por las pasiones. La de Paolo y Francesca es una de las historias de amor más bellas. ¡Es bello, bello, bello!
Repite Benigni el adjetivo que para él mejor le cabe a Dante, el mismo que acompañará su necrológica, cuando el mundo recuerde su consagración global con La vida es bella , película que le valió tres premios Oscar y una nunca comprobada pero sugerente denuncia de plagio. Si Benigni robó la idea que le acercó en forma de guión Radu Mihaileanu antes de rodar El tren de la vida , nunca habrá certezas. En cambio, Benigni no duda en otorgarle todo el crédito de esta segunda oleada de reconocimientos a su trayectoria al autor del Convivio . “El éxito naturalmente es de Dante. Luego yo le agregué mi popularidad. Pensé que perdería público y sin embargo, tengo más seguidores ahora. Tenía ese temor, pero me gustaba tanto que sentí tenía que hacerla igual. Es como cuando uno quiere dividir un regalo con amigos, así de simple.
-Le concedo que no es profesor, pero al menos sí es toscano como Dante. ¿Qué opina de la negativa eterna de Ravenna para devolver sus restos a Florencia?
Hicieron y hacen bien. Los florentinos no lo quisieron antes y ahora es demasiado tarde. Lo mandaron al exilio, pero paradójicamente si no hubiera sido así, tal vez nunca hubiera escrito La Divina Comedia , porque Dante tuvo que sufrir y conocer el sufrimiento humano para poder escribirla. Y por eso no hay otro libro que vaya tan adentro del sufrimiento humano y del gran amor como este. Creo que el exilio fue una de las cosas que hizo nacer dolorosamente la flor de la poesía más grande de todos los tiempos.
-A otros contemporáneos de Dante, como Petrarca, también les gustaba sufrir…
-Sí, es cierto. A Petrarca también le gustaba sufrir, pero su poesía era lírica. De hecho, cuando habla de Dante lo hace despectivamente, lo juzga de demasiado popular. Las mujeres de Petrarca como Laura, son elegíacas, espirituales, no son mujeres verdaderas. Las mujeres de Dante son carnales, podés hacer el amor con ellas. Laura es como si fuera la madre de Petrarca, en cambio Beatrice quiere hacer el amor con Dante, y si Dante la llegara a encontrar lo harían tres o cuatro veces…
-Y justamente la encuentra en el Paraíso, demasiada santidad para el amor carnal…
-Es que por eso está justamente ahí, es el extásis. El Paraíso es como hacer el amor, y Dante hace el amor con ella desde el primer canto.
No sólo de versos y tercetos habla Benigni. También le dedica un rato largo –el primero– de su espectáculo a la tragicomedia diaria de las noticias internacionales. Allí Obama y Berlusconi ocupan los roles protagónicos de Dante y Virgilio. “Hablar de actualidad y de La Divina Comedia es lo mismo. Porque un gran poeta habla en eterno presente, está hablando de nosotros ahora. Dante no es un poeta del medioevo, está mucho más adelante, tanto, que todavía no podemos alcanzarlo. Es mucho más moderno que todos nosotros, por eso debemos recordarlo, por eso y porque el pueblo que olvida su propio pasado se prepara para la desesperación. Aunque haya cosas memorables en Italia todavía hoy, La Divina Comedia es irrepetible, hai capito ?”, insiste.
-Y si Dante retrata también a los italianos, ¿qué ADN hay en ustedes para que denuesten y reelijan personalidades como Berlusconi?
-¡Dante dice tanto sobre el pueblo italiano! Se enoja con todas las ciudades. Pero él también tenía que lidiar con los Berlusconi de su época…¡ Mamma mia , había tantos Berlusconi en el Medioevo! Estamos divirtiéndonos tanto con él que me gustaría que viniera una vez a ver un espectáculo. Berlusconi se relaciona de tal manera con la Comedia que todos los días tengo que agregar un chiste, pero es muy fácil hacer reír con Berlusconi, basta con repetir exactamente lo que él dice…
-¿Qué es lo que más lo conmueve de Dante?
Su humanidad, que sea un poeta único en el mundo y a la vez un hombre verdadero, que ama a las mujeres, que se enoja, que detesta a los imbéciles, porque le daría un abrazo a un leproso, pero nunca la mano a un imbécil. Se enoja –no porque los hombres son malvados–, sino porque no ven la belleza que tienen delante. Se pregunta por qué no vemos la extraordinariedad de la vida. Y entonces nos conduce con él a las estrellas, enojándose, con palabras de furia y de rabia, porque nos quiere.
¿Y después de las estrellas?
Nos conduce al camino de nuestra vida. Dante no nos dice ‘deben morir’, dice: ‘Deben vivir’. Dice: ‘Las mujeres son una tentación, pero son la salvación’. Es un poeta que cambió todo y los poetas son como los científicos, hacen verdaderas invenciones.
En su primera visita a la Argentina, presentará el miércoles, en el Gran Rex, un unipersonal dedicado a Dante Alighieri
Por Marcelo Stiletano De la Redacción de LA NACION
No hay diferencias a la vista (y al oído) entre el Roberto Benigni que hace una década festejaba en Hollywood saltando sobre las butacas y las cabezas de los invitados el Oscar otorgado a La vida es bella y el que atiende a LA NACION desde Montreal. Allí cumplió otra etapa de la vuelta al mundo que viene realizando en los últimos años con su espectáculo unipersonal dedicado a Dante Alighieri, Tutto Dante , cuya función despedida (íntegramente hablada en italiano) tendrá lugar precisamente aquí, en Buenos Aires: el primer encuentro entre el público argentino y Benigni será el próximo miércoles, a las 20.30, en el teatro Gran Rex.
“¡Estaba mal, pero ahora estoy bien, porque Buenos Aires hace bien a la salud!”, dice Benigni, y la voz que suena italianísima, límpida, desbordante, efusiva y desprejuiciada del otro lado de la línea resulta inconfundible. La misma que abre en su país un abanico de risas, festejos y polémicas desde La vida es bella y su versión cinematográfica de Pinocho hasta una reciente intervención en el último Festival de San Remo fustigando -como es su costumbre- al primer ministro Silvio Berlusconi.
Como en su personalidad no hay diferencias entre actor y personaje -ambas facetas se manifiestan al mismo tiempo-, Benigni no tiene problemas en explicar que la actualidad italiana puede explicarse también a través de un espectáculo dedicado a alguien que vivió hace 700 años.
“Es algo facilísimo -explica el actor de El t igre y la nieve, que en octubre cumplirá 57 años, con el mismo tono enfático e irónico que traslada a los escenarios-. Yo hablo de Dante no como un profesor, sino como un artista. Y sobre el escenario recito el Quinto Canto de la Divina Comedia , el que habla de los lujuriosos, del sexo, del erotismo. Piense un poquito en Berlusconi en medio de todas esas mujeres, en cómo sigue esta historia, y entenderá lo moderno, lo actual que resulta Dante. Por eso, la primera parte de mi espectáculo prácticamente se llama «Tutto Berlusconi».”
Video: Benigni: ´Llevaré a los argentinos el viento de la felicidad´
-Usted dijo hace poco que Italia está viviendo hoy un momento de gran resurrección artística.
-¡Y eso que también tenemos a Berlusconi! Todo esto me hace reír mucho, porque a esta altura yo veo a Berlusconi casi como un colega. ¡Tiene más éxito que yo cuando se hace el cómico! Ya está en todas las colecciones de los clásicos del humorismo. Por naturaleza, los comediantes tenemos el deber de jugar y hacer bromas con quienes ocupan el poder. Y la verdad es que Berlusconi facilita las cosas. Mis colegas me envidian cuando viajo al exterior. Salgo para algún lado y me dicen: “¡Bendito seas, Roberto, porque tienes a Berlusconi!”.
-Más allá de la actualidad, ¿está preparando algo especial para esta primera presentación en Buenos Aires?
-¡Estoy con una felicidad enorme! ¡Me late el corazón cada vez más fuerte! Mi idea es llegar un par de días antes, así veo, me informo, tomo contacto con la gente. ¡Me muero de ganas por llegar a Buenos Aires! Quiero tocarla, olerla, sentirla. Seguramente hablaré de todo lo que me pase por la cabeza desde que llegue. Mi espectáculo jamás es igual. Cambia de función en función. Por eso, cuando salgo de gira, jamás puedo poner subtítulos. Lo hago en italiano, en francés, en inglés, y nunca es el mismo.
-¿Y quién es Dante para usted?
-Sobre todo, es un amigo, alguien que nos conoce muy bien. Una gloria; uno de los tantos regalos que los italianos le hemos dado al mundo. Es el poeta más grande de todos los tiempos; la perla más luminosa de la cultura italiana. Y no lo digo sólo yo. Jorge Luis Borges dijo que Dante era el más grande. Y Borges no es italiano, es argentino.
-¿Cómo explica la vigencia de una figura de la Edad Media como Dante?
-Porque los grandes poetas están siempre un paso adelante. Y lo tenemos aquí, al lado nuestro. Cuando lo leía, me venían unas ganas locas de llamarlo por teléfono y decirle que no era yo quien lo leía, sino que era él quien me leía a mí y me conocía profundamente. El mejor regalo que nos hizo Dante fue dedicar toda su vida a decirnos que somos lo más bello que tiene el universo, que en los ojos de las mujeres está escrito que somos eternos. Nos hizo crecer, nos convenció de que somos libres. Y también nos hizo reír.
-Entonces, se puede hacer un espectáculo divertido con Dante.
-Dante recurrió a la palabra “comedia” como título para su gran obra. Tenía muy en claro que debía pertenecer al género popular y, de hecho, hay algunos cantos que nos hacen morir de risa, incluso en el Infierno. Escribió la obra poética más grande de todos los tiempos, y él mismo permitía que se jugara con ella.
-¿Dónde nació esta especie de obsesión suya por Dante?
-¡No es una obsesión! ¡Es un placer! En la escuela no sabía quién era. Pero después empecé a leerlo en voz alta. Me gustaba la música, el sonido de ese idioma maravilloso que es el italiano. Desde ese momento, no me dejó nunca y yo tampoco lo dejé a él. Y empecé a hacer espectáculos con estos textos increíbles pensando que iba a perder público en el camino. En cambio, ¡el público empezó a crecer! Un promedio de 5000, 6000 espectadores por show. Y llegué a hacer Tutto Dante ante 30.000 personas. Como si fuera un concierto de rock. ¡Dante es como Bruce Springsteen!
-¿Y cómo espera ser recibido aquí, en Buenos Aires?
-¡Rodeado por todos los argentinos! Y a lo mejor te llamo también a vos para que me des una mano allá arriba, en el escenario. ¡Buenos Aires ya es para mí un lugar fantástico, fabuloso! Todos me preguntan en Italia cuándo voy para allá. ¡Ah, la Argentina! Para mí, ya está a la altura de la Divina Comedia . Ya es un mito.
-En definitiva, lo que usted se propone es acercar desde la alegría la obra de algunos clásicos al público actual.
-Yo no hago algo literario: yo soy un hombre del espectáculo. Lo que quiero es contar una buena historia. Y Dante es un personaje muy apropiado para armar un espectáculo alrededor de él, porque nos permite ver y tocar todo lo que ha hecho. Les prometo a los argentinos una velada llena de alegría y también de belleza, porque cuando nos proponemos ser bellos, nos convertimos en poetas. Será algo emocionante, porque es la primera vez que estaré en Buenos Aires, el lugar donde hay más italianos en el mundo. ¡Más que en Italia!
Tutto Dante termina su viaje por todo el mundo en Buenos Aires. ¿Y después, qué?
-Vuelvo al cine con una comedia, que, por cierto, no será nada divina. La estoy preparando. Y a lo mejor estando en Buenos Aires se me ocurre alguna buena idea.
Un Benigni da Nobel - Everything about Roberto Benigni - è un punto di riferimento aggiornato per tutte le news che riguardano Roberto Benigni.
Dal 2007 proponiamo la candidatura di Roberto Benigni al Premio Nobel per la Letteratura per il grande impegno in favore della riscoperta della Divina Commedia.
Un Benigni da Nobel is a website dedicated to being a central source for Roberto Benigni news. Roberto Benigni's unprecedented effort to disseminate Dante's poetry earned him a nomination for a Nobel Prize in Literature in 2007.
Citazioni…
«Inside Dante there is everything. There is Stan Laurel and Oliver Hardy. There is Groucho Marx. There is Shakespeare. There is Homer. There is God. There is the devil. There is your life. You can see ‘The Divine Comedy’ like a movie with a perfect script. It’s like a cliffhanger, like commedia dell’arte, like a variety show. There are low things. There are high things. When he prays to the Virgin Mary.. in 2.000 years of poetry nobody has ever written a poem to a woman with such beauty». — Roberto Benigni
Un libro scanzonato, leggero e dottissimo, per chi ama la poesia o chi ha ricominciato ad amare Dante per come Benigni lo ha narrato.
Uno dei pochi casi in cui cultura popolare e cultura alta possono trovare un punto di incontro per avvicinare il nostro massimo poeta ai lettori comuni e più giovani.
Nel settembre 2009 si è concluso il Tour Mondiale TuttoDante di Roberto Benigni.
Per leggere tutti gli articoli, resoconti e interviste cliccate qui.
"...Questo tour, è un po’ …come si usa dire, anche se un po’ mi imbarazzano tutti sti paroloni… insomma… è un tour quasi mondiale, ecco l’ho detto! Riscuote un entusiasmo talmente forte che bisogna per forza completare il viaggio, in fin dei conti Dante è andato per noi nell’aldilà, posso io non andare in Svizzera o in Sud America? Via, è naturale che si debba fare, no? Sono contento di aver seguito le parole di Lucio (organizzatore del tour, ndr) che mi ha in maniera affettuosa, però forte, convinto a fare questo atto di generosità per tutti, che poi è principalmente un atto di generosità anche verso di me perchè son convinto che avremo tutti un risultato di grande bellezza. Ma il merito, anche qui, non è solo mio, quindi ringraziamolo ancora il nostro caro amico Dante…" Roberto Benigni, dicembre 2008.