Un Benigni da Nobel
Everything about Roberto Benigni-
June 8th, 2010Dante, Divina Commedia, Libri, Roberto BenigniThe German speaking fans of Roberto Benigni are now able to enjoy “Mein Dante“, the German edition of “Il mio Dante“, a book by Roberto Benigni with a foreword by Umberto Eco, translated from Italian by Franziska Kristen for Luchterhand, officially published on June 8, 2010.
Oggi, 8 giugno 2010, è uscito “Mein Dante“, traduzione tedesca, a cura di Franziska Kristen per Luchterhand, del libro “Il mio Dante” di Roberto Benigni, edito da Einaudi nel 2008, con uno scritto di Umberto Eco.
Originaltitel: Il mio Dante
Originalverlag: Einaudi
Aus dem Italienischen von Franziska Kristen
DEUTSCHE ERSTAUSGABE
Taschenbuch, Klappenbroschur, ca. 180 Seiten, 11,8 x 18,7 cm
ISBN: 978-3-630-62190-6Erscheinungstermin: 8 Juni 2010
Die hoch komische und heiß glühende Liebeserklärung an einen Klassiker der Weltliteratur
Natürlich kennen Sie Dantes »Göttliche Komödie«. Natürlich wissen Sie, dass sie zu den wichtigsten Texten unserer Kultur gehört, dass sie die ganze Welt umfasst, vor allem aber die Hölle und das Paradies noch dazu. Aber Hand aufs Herz: Haben Sie sie tatsächlich einmal gelesen? Macht nichts. Denn jetzt haben Sie die Gelegenheit, mit dem Schauspieler Roberto Benigni auf eine schaurig schöne Entdeckungstour durch Dantes ungeheuerlichen Kosmos zu gehen. Benigni ist seinem Dante verfallen. Und mit seiner maßlosen, hinreißend komischen und bewundernd respektlosen Liebeserklärung wird jeder Leser zum verzauberten Dante-Anhänger.
Mit einem Vorwort von Umberto Eco.
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October 23rd, 2009Dante, Divina Commedia, Firenze, Roberto BenigniL’attore in visita privata al carcere di Firenze ospite dei reclusi che studiano Dante. E insieme discutono di redenzione

Firenze, 23 ottobre 2009 - Il quinto canto del Purgatorio, come metafora del cammino di redenzione. Come incoraggiamento per chi nella vita ha commesso un errore, ma ha una possibilità per riscattarsi. Non riuscivano a credere ai loro occhi, ieri pomeriggio, i detenuti del carcere fiorentino di Sollicciano. A recitare Dante, a narrare in versi la triste storia di Pia dei Tolomei, c’era Roberto Benigni in carne e ossa. Benigni ha risposto a una lettera d’invito dei detenuti del carcere fiorentino che stavano studiando Dante attraverso i dvd delle sue serate.
Si sono talmente appassionati al sommo poeta recitato dal comico di Vergaio che, insieme al loro insegnante, hanno tentato l’impossibile: chiedere all’artista di varcare la porta del carcere per un incontro. Dopo qualche tempo è arrivata la risposta, Roberto Benigni aveva accettato; l’appuntamento, da svolgersi nel massimo riserbo quasi da visita ‘privata’, era per ieri pomeriggio alle 14. E puntuale è arrivato, a bordo di un’auto, con la quale ha raggiunto il cortile del carcere senza affrontare il blocco della portineria.
Una volta entrato, Benigni è stato accompagnato nel teatro del carcere, dove lo aspettavano gli insegnanti dei corsi d’istruzione, i vertici della casa circondariale e circa 200 detenuti. Un incontro informale, ma di quelli che lasciano il segno. E non sono mancate le battute, quelle al fulmicotone, che hanno scatenato applausi a scena aperta e risate. Curioso il siparietto con un detenuto che ha avvicinato Benigni: “Dopo aver trafficato hashish per tutta la vita - gli ha raccontato - ho scoperto la scrittura, e sto lavorando su una sceneggiatura: Pinocchio al femminile? Che ne pensi?”. “Vorrà dire - ha risposto il comico - che la chiameremo Pinocchia”.
Tante le domande anche sul rapporto di amicizia con Massimo Troisi e sul clima speciale che si era creato durante le riprese del film ‘Non ci resta che piangere’. Alla fine sono state due ore di poesia e sorrisi, di battute, ma anche di confronto tra l’artista e uomini che sono alla ricerca di un’opportunità per ritrovare se stessi.L’incontro si è svolto in forma assolutamente privata, lontano da taccuini e telecamere. Ma non si è trattato in assoluto di una ‘prima volta’. Nel 2007 Roberto Benigni concesse due repliche speciali al suo spettacolo ‘TuttoDante’. Su richiesta dell’allora sottosegretario alla giustizia, Luigi Manconi, si recò nel carcere milanese di Opera e in quello di Sulmona. In quel caso recitò canti dell’Inferno dantesco tra i detenuti, alternandoli come ieri alle battute che servivano non tanto per sdrammatizzare, quanto per mantenere alta la concentrazione.
Perché è chiaro che, ieri come due anni fa, si tratta di un pubblico speciale: persone che devono fare i conti con il dolore provocato a se stessi e agli altri, in attesa di una parola di consolazione, della rassicurazione che si può uscire dal buio. E niente di meglio della Divina Commedia, opera potente che fa commuovere e che racconta in modo sempre attuale la parabola dell’uomo, dei suoi sentimenti più alti, ma anche delle sue debolezze.
Dopo circa due ore, l’incontro è finito. “Ciao Roberto e grazie di tutto”. Uno spettacolo privato, ma anche un viatico per il futuro. Perché solo se si è visto l’Inferno, si può pensare di conquistare il Paradiso.di Fabrizio Mordivucci (La Nazione)
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October 11th, 2009Dante, Divina Commedia, Roberto Benigni
Ieri pomeriggio a Terni, Roberto Benigni è stato ospite di un convegno organizzato dall’associazione Bancoper’s in collaborazione con la Diocesi di Terni. Il tema del convegno era “La Giusta Mercede“, la giusta ricompensa per il lavoro svolto .
La platea, più di un centinaio di persone stipate nella sala del museo diocesano, si è scaldata per l’intervento conclusivo di Roberto Benigni. L’attore toscano, ospite di Mons. Vincenzo Paglia, ha esordito con un «Che cosa ci faccio io qui?». «Sinceramente - ha proseguito - E’ un pò come la presenza del ministro Bondi ad un convegno sulla cultura».
Nel suo intervento Benigni ha riservato due battute a Silvio Berlusconi, senza peraltro mai citarlo “anche se non porta bene” in riferimento a due sue recentissime affermazioni. Dal momento che Berlusconi si vanta di essere il miglior Presidente del Consiglio degli ultimi 150 anni (se lo dice da solo), Benigni ha replicato: «Sono il più grande comico degli ultimi 150 anni, sfido chiunque a negarlo e vedrete di che pasta sono fatto». La seconda battuta è relativa a quanto ha detto, proprio ieri, Berlusconi: Sono in assoluto, il maggior preseguitato dalla magistratura di tutta la storia di tutte le epoche del mondo. E Benigni: «Che dire di Gesù Cristo, la seconda persona più perseguitata di tutti i tempi e non era neanche stato eletto dal popolo».
In conclusione Roberto Benigni ha letto il V Canto del Purgatorio «dove c’è un senso della giustizia, della carità e della morale, e si narra di coloro che si pentono all’ultimo momento e hanno la giusta mercede».(Grazie a Lorenzo Moretti per l’audio dell’intervento di Roberto Benigni).
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Tags: audio, Bancoper's, Berlusconi, convegno, Dante Alighieri, Diocesi di Terni, Divina Commedia, foto, La Giusta Mercede, Pia de Tolomei, Purgatorio, Roberto Benigni, Terni, Umbria, V Canto, Vincenzo Paglia -
June 25th, 2009Dante, Divina Commedia, Libri, Roberto Benigni, TuttoDanteCULTURA: L’OSS. ROMANO, BENIGNI HA COLTO LO SPIRITO DI DANTE E LA PRESENZA DI CRISTO
(ASCA) - Citta’ del Vaticano, 24 giu - Anche l’Osservatore Romano plaude alle ‘lecturae Dantis’ di Roberto Benigni. Lo fa recensendo nell’edizione odierna ”Il mio Dante”, pubblicato nel 2008 da Einaudi. ”L’ampio successo di critica e di pubblico registrato dalle letture dantesche realizzate dal comico toscano - scrive Marco Tibaldi -, come direbbe Paul Ricoeur ‘danno a pensare”’.
Per il quotidiano della Santa Sede, con Dante, come con il film ‘La vita e’ bella’, ”il principale merito di Benigni e’ di esser riuscito a divulgare a una quantita’ enorme di persone temi e messaggi impegnativi e ardui da trattare”.”Una delle ragioni di tanto successo - prosegue la recensione - e’ nello stile comunicativo adottato, che si riallaccia, con le opportune personalizzazioni, al filone antico dei giullari, dei norren della tradizione nordica”. E a questo proposito, Tibaldi sottolinea come ”la forza e le ambiguita’ del fenomeno tutto umano del ridere si trovano esemplarmente all’inizio stesso dell’esperienza della fede, come la storia di Abramo e Sara ci ricorda”. ”Cio’ che e’ decisivo - prosegue - e’ allora, per cosi’ dire, la qualita’ del riso che viene suscitata dal comico. Ci puo’ essere, infatti, un riso irriverente e sarcastico, un riso di sfiducia e incredulita’, ma anche un riso che nasce dalla gioia e, cosa ancora piu’ tremenda e sublime, un riso che nasce dalla o nella sofferenza. Benigni sa muoversi con maestria all’interno di questa vasta gamma dei significati del ridere, ma colpisce nel segno quando riesce nell’ultima e piu’ impegnativa impresa: parlare con il sorriso della sofferenza. Cosi’ e’ stato per La vita e’ bella e cosi’ e’ stato anche per Dante”.
Per Tibaldi, cio’ che Benigni e’ riuscito a fare, con l’enorme successo di critica e di pubblico delle lezioni dantesche, ”e’ l’aver reso presente lo spirito” della Divina commedia, in cui si trova ”praticamente tutto”, ovvero ”tutto cio’ che serve realmente: un cammino di redenzione per uscire dalla morte e incontrare la vita vera”. Facendosi ascoltare su ”temi impegnativi quanto decisivi come la redenzione, il peccato, la vita eterna”, Benigni ha saputo mostrare ”come la bellezza di Dio, il fascino della vita eterna, la possibilita’ dell’incontro definitivo con il Creatore della vita, covino anche nel cuore del disincantato uomo dei nostri tempi”. Tutto cio’, grazie alla sua capacita’ di ”parlare con il sorriso della sofferenza”.
Ma il recensore dell’Osservatore Romano non si ferma qui, e aggiunge che ”il successo della proposta di Benigni risiede in ultimo anche da una certa inflessione cristologica del suo raccontare”. ”L’attore - spiega - ha ben presente il sostrato biblico della Commedia, come piu’ volte ricorda nel suo saggio… Ma la vera intonazione cristologica viene, ancora una volta, da quel sorriso con cui Benigni, sulla scia di Dante, ci sa raccontare tutto questo, quel sorriso che paradossalmente molti artisti antichi e contemporanei hanno posto proprio sulle labbra del Gesu’ morente in croce, piccolo ma sconvolgente segnale dell’imminente risurrezione”.
Mercoledi 24 Giugno 2009 - L’OSSERVATORE ROMANO: BENIGNI E LA “NOSTALGIA DELL’ETERNO”
Tags: Dante Alighieri, Divina Commedia, Il Mio Dante, L'Osservatore Romano, Roberto Benigni, Tour mondiale, Vaticano, World Tour
“Ci sono delle persone che dicono che tutto è brutto senza possibilità di riscatto, e a me non piacciono per niente; ce ne sono delle altre che dicono che tutto è brutto, ma riescono lo stesso a farci vedere la bellezza in mezzo a tanto buio. Sono le mie preferite, e Dante è tra queste, perché nonostante il malessere che lo angosciava amava la vita”. Roberto Benigni descrive così Dante, nel libro “Il mio Dante”, recensito da Marco Tibaldi sull’Osservatore Romano. Scrive Benigni: “La Divina Commedia è un pianeta sconosciuto dove troviamo cose che riguardano noi. E bisogna che andiamo a vedere nel nostro passato, proprio come fa Dante, che rientra nella sua vita”. Per Tibaldi, ciò che Benigni è riuscito a fare, con l’enorme successo di critica e di pubblico delle lezioni dantesche, “è l’aver reso presente lo spirito” della Divina commedia, in cui si trova “praticamente tutto”, ovvero tutto ciò che serve realmente: “un cammino di redenzione per uscire dalla morte e incontrare la vita vera”. Facendosi ascoltare su “temi impegnativi quanto decisivi come la redenzione, il peccato, la vita eterna”, Benigni ha saputo mostrare “come la bellezza di Dio, il fascino della vita eterna, la possibilità dell’incontro definitivo con il Creatore della vita, covino anche nel cuore del disincantato uomo dei nostri tempi”. Tutto ciò, grazie alla sua capacità di “parlare con il sorriso della sofferenza”. -
June 22nd, 2009Dante, Divina Commedia, Roberto Benigni, TuttoDantePubblichiamo il resoconto di Lucas Esandi, nostro collaboratore dall’Argentina, grande appassionato di Dante e Benigni, che ha assistito allo spettacolo di TuttoDante a Buenos Aires mercoledì 17 giugno 2009 [Leggi il primo articolo che ha scritto Lucas per noi].
Suona la musica e aspettiamo con ansia Roberto, suona finchè finalmente appare sul palcoscenico e il Gran Rex esplode di applausi e di emozione per vedere lui per la prima volta, lui che ci fa tanto bene col suo ottimismo che contagia perfino al peggiore dei pessimisti. Ed è gioia essere lì. Ci si sente nell’aria. Tutti sorridono e nell’atmosfera c’è qualcosa di speciale, siamo tutti felici e così inizia lo spettacolo.La prima ora è stata di umorismo e la seconda sul V dell’Inferno. E poi, ci ha elogiato all’Argentina nei confronti del nostro calcio, della nostra mitologia e sopratutto di Borges. Ha spiegato che è il suo dantista preferito –anche uno dei suoi scrittori preferiti-, e poi, alcune cose che dice sulla Commedia sono cose dette da Borges in un libro chiamato Nueve ensayos dantescos (Nove saggi danteschi) e poi nel testo “La divina comedia” in Siete noches (Sette notti). Anche se dalla maniera in cui lo fa Roberto, Borges non l’avrebbe fatto mai, il suo stile era un altro.
E poi, non si referisce solo a lui. Io, non so se questo va detto, ma lo voglio dire: è da notare le citazioni che fa delle Sacre Scritture, le conosce bene e le ha lette tutte. Nella nostra serata ne ha fatte tante: quella in cui Gesù guarisce la suocera di Pietro per mangiare e per spiegarci che Gesù voleva bene al suo corpo, e sempre ci teneva al cibo e anche al vino, perché dice di non aver trovato passaggio in cui il Signore beva acqua, è sempre vino; la moltiplicazione dei pani e dei pesci; l’episodio in cui una donna tocca il mantello di Gesù e pensa che basterà così perché lo ama e c’è una forza che esce da Gesù, e tutto per spiegare il verso memorabile:
Amor ch’a nullo amato amar perdonaÈ una idea nota per noi, Benigni spesso dice: «Nessun amore è sprecato» L’amore ci torna indietro in ugual misura; l’annuciazione alla Vergine Maria, e vorrei sottolineare, con un umore inaudito, perché ci diceva che siamo qui per il sì di una donna, e che perfino Dio ha lasciato Maria decidere per il nostro libero arbitrio, e che aveva tanta paura che mandò un suo amico, l’arcangelo Gabriele verso Maria… “scusa Maria, c’è un mio amico che ti vuole bene…” E al momento in cui diceva questo tutti ridevano. Splendido! Raccontava il momento dell’annunciazione con un umorismo, ripeto, inaudito e gioioso che ci rendeva a tutti felici per ricordare quel momento importantissimo nella storia dell’Umanità; e poi l’episodio della lotta di Giacobbe con Dio, per dirci quant’è difficile la vita a volte, e come ci dobbiamo sforzare come lui per sfiorare il divino, per trascendere alle stelle –ad astra per aspera, dirà un motivo latino-, per affrontare il mistero della vita.
E non solo conosce bene le Sacre Scritture, sennò anche altri testi di Sant’Agostino, di Santo Tommaso d’Aquino, ecc. Sa la storia della Chiesa Cattolica molto bene.
Poi ha detto i doni della cultura italiana al mondo e il valore dei pensatori del sud italiano.Oltre all’umorismo della prima ora, nella seconda si è permesso di dire alcune cose con umorismo anche se raccontava Dante. Ebbene, l’umorismo è sempre in tutti i suoi spettacoli. Benigni, il tuo nome è umorismo.
Personalmente sono contento perché nel programma che consegnavano nel Teatro c’era la lettera di Roberto a Dante con la traduzione che io ho fatto in spagnolo.
Non mi hanno chiesto di usarla, ma sta bene così.
Ho contribuito umilmente dall’anonimato a Tutto Dante. A spandere il vento della felicità che ci voleva soffiare Roberto, come aveva detto nei giorni prima.
E vi posso assicurare che ha soffiato perché il vento soffia ove egli vuole. Nel suo nome ci siamo riuniti.
C’è stata quella Bellezza accecante. Dante c’è stato in Argentina. E noi siamo stati lui nel sentire la bellezza del verso nel nostro orecchio. Ne saremo grati sempre.Un abbraccio forte,
Lucas Esandi
Tags: Argentina, Borges, Buenos Aires, Dante Alighieri, Divina Commedia, Roberto Benigni, show, Teatro Gran Rex, Tour mondiale, TuttoDante, World Tour
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June 14th, 2009Dante, Divina Commedia, Interviste, Roberto Benigni, TuttoDanteEl actor y director italiano llega a Buenos Aires con una versión escénica de “La Divina Comedia” que posicionó, en pleno siglo XXI, al poema de Dante en las listas de best-sellers italianas. En una charla exclusiva con Ñ, Benigni sostiene que el genial autor toscano escribió toda su obra en un “eterno presente”.
Por: Guido Carelli Lynch - El Clarin
Audio (Parte 2) :
Cuando un todavía adolescente Roberto Remigio Benigni se hizo por primera vez con un ejemplar grueso e interminable de la Divina Comedia sintió que no era él quien leía a Dante. Sintió, en cambio, que era el mismísimo poeta florentino quien lo interpelaba y abría las páginas de la vida del todavía verde y germinal humorista italiano. Sentía todo eso a pesar de que entendiera poco o nada de esos mil versos eternos, porque “el sonido era bello” y sonaba como una canción, como una imposible. “Tiene todos los estilos, tiene jazz, tango, se parece a Beethoven y a Jimmi Hendrix”, cuenta ahora Benigni mientras relata o inventa su primer contacto con la obra capital de la literatura italiana. Lo dice ahora y por teléfono, de corrido, sin pausas y aguantando la respiración, al igual que todos sus personajes, esos que lo consagraron en los estudios de Cinecittá o esos otros de fama mundial, en su Auschwitz ficticio o conduciendo un taxi por las interminables calles romanas que Jim Jarmush hizo suyas. Habla más rápido que el nacional Enrique Pinti, como en todas sus apariciones públicas, arriba de un escenario, en cualquier conferencia o en todas sus entrevistas, sólo que ahora monologa por teléfono y desde Nueva York después de deslumbrar a la audiencia estadounidense en la última escala de la gira del espectáculo Tutto Dante , que en pocos días desembarcará en el país para cerrar en el Gran Rex porteño. “Me enamoré al instante de leerla. Fue como encontrar un viejo amor, un viejo amigo. Sentía que me conocía profundamente y quería llamarlo. ¿Alguien tiene el número de teléfono de este tal Dante?, decía. Quería tomar un café, un té, comer una pizza con él y hablar de la vida, de la muerte y de las mujeres. Simplemente me enamoré: era tan bello que aplaudía yo solo los tercetos: ¡Bravo, bravo Dante!”, escupe en menos de 30 segundos y antes de agradecer que alguien por fin hable italiano después de tanto inglés. Antes de decir, claro también, para los medios de todo el mundo, pero en especial para los de Estados Unidos que luego de sus funciones en San Francisco y Manhattan se sentía en casa, como en cualquier otro lugar de Italia.
La demagogia, sin embargo, es un pecado perdonable en el mundo del espectáculo y por eso no cabe juzgarlo o endiosarlo por más que también declare su deseo de llegar cuanto antes a Buenos Aires. Y aunque aclare que para “demostrar el amor, basta un segundo”, ya empieza a guiñarle un ojo a la audiencia local que pagará entre 60 y 250 pesos para escucharlo hablar de los amoríos de Paolo y Francesca en el V canto del Infierno, o los menos santos y más terrales de Silvio Berlusconi en su país con Letizia Noemí, la joven napolitana que llama “papi” al premiere y que toda Italia comenta desde hace semanas. Al tiempo que –advierte– tal vez recoja en Buenos Aires buenas ideas para su próxima película, una comedia bastante más terrenal.
En 1977, un lector de lectores como Jorge Luis Borges, recordó o inventó, al pasar y también frente a otro teatro colmado, –el Coliseo porteño– que había leído La Divina Comedia en la vieja biblioteca Miguel Cané, como si fuera cualquier otro libro, mucho menos famoso que el de Dante. Treinta y dos años después, Benigni insiste con una idea parecida. “Si uno quiere leer la Comedia debe leerla solo, gozando su belleza, porque es el mejor libro de todos los tiempos”, subraya.
Y la verborragia sigue mientras el tiempo debiera empezar a agotarse, porque siempre hay un representante o apoderado que recuerda los minutos exactos que debe durar una entrevista con “una estrella” y Benigni no es la excepción. Sin embargo, a pesar de que ya descargó una batería larga de respuestas hilarantes e improvisadas, con su sello, la entrevista acaba de empezar, porque en una conversación con Benigni, al menos en ésta, no hay lugar para silencios.”El Infierno es el canto más bello de todos, el más popular, pero a pesar de que el Purgatorio y el Paraíso son un poco más difíciles, también son mis preferidos. Preguntarme cuál quiero más es como preguntar qué es lo que más te gusta de una mujer. ¡Te gustan los ojos, las piernas, la mirada, la boca! Es difícil decirlo. El Infierno es la boca de una mujer, porque es sensual. El Paraíso son los ojos, la luz; y El Purgatorio es todo el resto, es el cuerpo de la Comedia”, explica rápido antes de cerrar esta y cualquiera de sus sentencias con un universal “hai capito?” .
Así es Benigni, tómelo o déjelo. Pero fuera de las pasiones que despierta el actor que supo hacer buenas migas con casi todos sus compatriotas e iconos del neorrealismo italiano, están los números…y están de su parte. En Italia, Tutto Dante llevó un promedio de más de 8 mil espectadores por presentación. Del norte al sur de la bota y también afuera, en Londres, Francia, Estados Unidos y próximamente, descuéntelo, también en la Argentina. Supo además hacerse un lugar en el prime time de la televisión italiana y hacer que el tal Dante midiera bien.
Entre las voces críticas que se alzaron contra Benigni se escuchó la del escritor Vittorio Sermonti, uno de los divulgadores más autorizados y relevantes de la Comedia que, entre 1987 y 1992, adaptó la obra de Dante a un popular ciclo de radio. El envío estaba curado ni más ni menos que por Gianfranco Contini y Cesare Segre, dos de los críticos y filólogos más importantes de la obra de Dante. “Benigni no le hace ningún favor a Dante”, disparó Sermonti hace dos años. El éxito, sin embargo, cierra cualquier herida.
-¿Qué tan duras fueron las críticas de los puristas de la Comedia?
-En Italia mi interpretación se volvió tan popular que no faltó quien dijera que la hacía muy superficial, muy ligera. Pero lo importante no es eso, sino transmitir el amor por este gran poeta, la poesía es la vida, porque la Comedia es un libro vivo, que habla con vos. Y a pesar de que hubo alguno que torció la nariz por mi interpretación, todos los demás y el pueblo estaban felices por hacerla popular. En Italia y en Europa en los teatros había un promedio de 8 mil espectadores, como si fuera un concierto de rock. Como si tocara la (Laura) Pausini, Bruce Springsteen. Me pedían los cantos como a ellos las canciones. Y yo no me lo esperaba, ¿eh?
-Y ahora que lo invita a algunas de las universidades más prestigiosas del mundo, ¿no se siente una voz más autorizada?
-Yo no enseño la Comedia. No soy un intelectual ni un crítico: soy un hombre de espectáculo. Sí fui a Princeton porque me invitaron, porque hablo de Dante y Dante se puede tomar como quieras, como uno desee. Lo bello es que después de ver el espectáculo a alguno le den ganas de leer la Comedia. En Italia pasó así….¡y vendieron tantos ejemplares!
-El canto que más repitió en su espectáculo es el V del Infierno, el de Paolo y Francesca. ¿Por qué?
-Es que el canto V habla de todo, del amor, del sexo, de la lujuria y de la pasión. Es donde están los lujuriosos, los muertos por amor, fijate cómo tiene que ver con nosotros, con nuestros tiempos. Porque el sexo gobierna el mundo. También Dante es atraído por las pasiones. La de Paolo y Francesca es una de las historias de amor más bellas. ¡Es bello, bello, bello!
Repite Benigni el adjetivo que para él mejor le cabe a Dante, el mismo que acompañará su necrológica, cuando el mundo recuerde su consagración global con La vida es bella , película que le valió tres premios Oscar y una nunca comprobada pero sugerente denuncia de plagio. Si Benigni robó la idea que le acercó en forma de guión Radu Mihaileanu antes de rodar El tren de la vida , nunca habrá certezas. En cambio, Benigni no duda en otorgarle todo el crédito de esta segunda oleada de reconocimientos a su trayectoria al autor del Convivio . “El éxito naturalmente es de Dante. Luego yo le agregué mi popularidad. Pensé que perdería público y sin embargo, tengo más seguidores ahora. Tenía ese temor, pero me gustaba tanto que sentí tenía que hacerla igual. Es como cuando uno quiere dividir un regalo con amigos, así de simple.
-Le concedo que no es profesor, pero al menos sí es toscano como Dante. ¿Qué opina de la negativa eterna de Ravenna para devolver sus restos a Florencia?
Hicieron y hacen bien. Los florentinos no lo quisieron antes y ahora es demasiado tarde. Lo mandaron al exilio, pero paradójicamente si no hubiera sido así, tal vez nunca hubiera escrito La Divina Comedia , porque Dante tuvo que sufrir y conocer el sufrimiento humano para poder escribirla. Y por eso no hay otro libro que vaya tan adentro del sufrimiento humano y del gran amor como este. Creo que el exilio fue una de las cosas que hizo nacer dolorosamente la flor de la poesía más grande de todos los tiempos.
-A otros contemporáneos de Dante, como Petrarca, también les gustaba sufrir…
-Sí, es cierto. A Petrarca también le gustaba sufrir, pero su poesía era lírica. De hecho, cuando habla de Dante lo hace despectivamente, lo juzga de demasiado popular. Las mujeres de Petrarca como Laura, son elegíacas, espirituales, no son mujeres verdaderas. Las mujeres de Dante son carnales, podés hacer el amor con ellas. Laura es como si fuera la madre de Petrarca, en cambio Beatrice quiere hacer el amor con Dante, y si Dante la llegara a encontrar lo harían tres o cuatro veces…
-Y justamente la encuentra en el Paraíso, demasiada santidad para el amor carnal…
-Es que por eso está justamente ahí, es el extásis. El Paraíso es como hacer el amor, y Dante hace el amor con ella desde el primer canto.
No sólo de versos y tercetos habla Benigni. También le dedica un rato largo –el primero– de su espectáculo a la tragicomedia diaria de las noticias internacionales. Allí Obama y Berlusconi ocupan los roles protagónicos de Dante y Virgilio. “Hablar de actualidad y de La Divina Comedia es lo mismo. Porque un gran poeta habla en eterno presente, está hablando de nosotros ahora. Dante no es un poeta del medioevo, está mucho más adelante, tanto, que todavía no podemos alcanzarlo. Es mucho más moderno que todos nosotros, por eso debemos recordarlo, por eso y porque el pueblo que olvida su propio pasado se prepara para la desesperación. Aunque haya cosas memorables en Italia todavía hoy, La Divina Comedia es irrepetible, hai capito ?”, insiste.
-Y si Dante retrata también a los italianos, ¿qué ADN hay en ustedes para que denuesten y reelijan personalidades como Berlusconi?
-¡Dante dice tanto sobre el pueblo italiano! Se enoja con todas las ciudades. Pero él también tenía que lidiar con los Berlusconi de su época…¡ Mamma mia , había tantos Berlusconi en el Medioevo! Estamos divirtiéndonos tanto con él que me gustaría que viniera una vez a ver un espectáculo. Berlusconi se relaciona de tal manera con la Comedia que todos los días tengo que agregar un chiste, pero es muy fácil hacer reír con Berlusconi, basta con repetir exactamente lo que él dice…
-¿Qué es lo que más lo conmueve de Dante?
Su humanidad, que sea un poeta único en el mundo y a la vez un hombre verdadero, que ama a las mujeres, que se enoja, que detesta a los imbéciles, porque le daría un abrazo a un leproso, pero nunca la mano a un imbécil. Se enoja –no porque los hombres son malvados–, sino porque no ven la belleza que tienen delante. Se pregunta por qué no vemos la extraordinariedad de la vida. Y entonces nos conduce con él a las estrellas, enojándose, con palabras de furia y de rabia, porque nos quiere.
¿Y después de las estrellas?
Nos conduce al camino de nuestra vida. Dante no nos dice ‘deben morir’, dice: ‘Deben vivir’. Dice: ‘Las mujeres son una tentación, pero son la salvación’. Es un poeta que cambió todo y los poetas son como los científicos, hacen verdaderas invenciones.
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June 13th, 2009Dante, Divina Commedia, Interviste, Roberto Benigni, TuttoDanteEn su primera visita a la Argentina, presentará el miércoles, en el Gran Rex, un unipersonal dedicado a Dante Alighieri
Por Marcelo Stiletano De la Redacción de LA NACION
No hay diferencias a la vista (y al oído) entre el Roberto Benigni que hace una década festejaba en Hollywood saltando sobre las butacas y las cabezas de los invitados el Oscar otorgado a La vida es bella y el que atiende a LA NACION desde Montreal. Allí cumplió otra etapa de la vuelta al mundo que viene realizando en los últimos años con su espectáculo unipersonal dedicado a Dante Alighieri, Tutto Dante , cuya función despedida (íntegramente hablada en italiano) tendrá lugar precisamente aquí, en Buenos Aires: el primer encuentro entre el público argentino y Benigni será el próximo miércoles, a las 20.30, en el teatro Gran Rex.“¡Estaba mal, pero ahora estoy bien, porque Buenos Aires hace bien a la salud!”, dice Benigni, y la voz que suena italianísima, límpida, desbordante, efusiva y desprejuiciada del otro lado de la línea resulta inconfundible. La misma que abre en su país un abanico de risas, festejos y polémicas desde La vida es bella y su versión cinematográfica de Pinocho hasta una reciente intervención en el último Festival de San Remo fustigando -como es su costumbre- al primer ministro Silvio Berlusconi.
Como en su personalidad no hay diferencias entre actor y personaje -ambas facetas se manifiestan al mismo tiempo-, Benigni no tiene problemas en explicar que la actualidad italiana puede explicarse también a través de un espectáculo dedicado a alguien que vivió hace 700 años.
“Es algo facilísimo -explica el actor de El t igre y la nieve, que en octubre cumplirá 57 años, con el mismo tono enfático e irónico que traslada a los escenarios-. Yo hablo de Dante no como un profesor, sino como un artista. Y sobre el escenario recito el Quinto Canto de la Divina Comedia , el que habla de los lujuriosos, del sexo, del erotismo. Piense un poquito en Berlusconi en medio de todas esas mujeres, en cómo sigue esta historia, y entenderá lo moderno, lo actual que resulta Dante. Por eso, la primera parte de mi espectáculo prácticamente se llama «Tutto Berlusconi».”
Video: Benigni: ´Llevaré a los argentinos el viento de la felicidad´
-Usted dijo hace poco que Italia está viviendo hoy un momento de gran resurrección artística.
-¡Y eso que también tenemos a Berlusconi! Todo esto me hace reír mucho, porque a esta altura yo veo a Berlusconi casi como un colega. ¡Tiene más éxito que yo cuando se hace el cómico! Ya está en todas las colecciones de los clásicos del humorismo. Por naturaleza, los comediantes tenemos el deber de jugar y hacer bromas con quienes ocupan el poder. Y la verdad es que Berlusconi facilita las cosas. Mis colegas me envidian cuando viajo al exterior. Salgo para algún lado y me dicen: “¡Bendito seas, Roberto, porque tienes a Berlusconi!”.
-Más allá de la actualidad, ¿está preparando algo especial para esta primera presentación en Buenos Aires?
-¡Estoy con una felicidad enorme! ¡Me late el corazón cada vez más fuerte! Mi idea es llegar un par de días antes, así veo, me informo, tomo contacto con la gente. ¡Me muero de ganas por llegar a Buenos Aires! Quiero tocarla, olerla, sentirla. Seguramente hablaré de todo lo que me pase por la cabeza desde que llegue. Mi espectáculo jamás es igual. Cambia de función en función. Por eso, cuando salgo de gira, jamás puedo poner subtítulos. Lo hago en italiano, en francés, en inglés, y nunca es el mismo.
-¿Y quién es Dante para usted?
-Sobre todo, es un amigo, alguien que nos conoce muy bien. Una gloria; uno de los tantos regalos que los italianos le hemos dado al mundo. Es el poeta más grande de todos los tiempos; la perla más luminosa de la cultura italiana. Y no lo digo sólo yo. Jorge Luis Borges dijo que Dante era el más grande. Y Borges no es italiano, es argentino.
-¿Cómo explica la vigencia de una figura de la Edad Media como Dante?
-Porque los grandes poetas están siempre un paso adelante. Y lo tenemos aquí, al lado nuestro. Cuando lo leía, me venían unas ganas locas de llamarlo por teléfono y decirle que no era yo quien lo leía, sino que era él quien me leía a mí y me conocía profundamente. El mejor regalo que nos hizo Dante fue dedicar toda su vida a decirnos que somos lo más bello que tiene el universo, que en los ojos de las mujeres está escrito que somos eternos. Nos hizo crecer, nos convenció de que somos libres. Y también nos hizo reír.
-Entonces, se puede hacer un espectáculo divertido con Dante.
-Dante recurrió a la palabra “comedia” como título para su gran obra. Tenía muy en claro que debía pertenecer al género popular y, de hecho, hay algunos cantos que nos hacen morir de risa, incluso en el Infierno. Escribió la obra poética más grande de todos los tiempos, y él mismo permitía que se jugara con ella.
-¿Dónde nació esta especie de obsesión suya por Dante?
-¡No es una obsesión! ¡Es un placer! En la escuela no sabía quién era. Pero después empecé a leerlo en voz alta. Me gustaba la música, el sonido de ese idioma maravilloso que es el italiano. Desde ese momento, no me dejó nunca y yo tampoco lo dejé a él. Y empecé a hacer espectáculos con estos textos increíbles pensando que iba a perder público en el camino. En cambio, ¡el público empezó a crecer! Un promedio de 5000, 6000 espectadores por show. Y llegué a hacer Tutto Dante ante 30.000 personas. Como si fuera un concierto de rock. ¡Dante es como Bruce Springsteen!
-¿Y cómo espera ser recibido aquí, en Buenos Aires?
-¡Rodeado por todos los argentinos! Y a lo mejor te llamo también a vos para que me des una mano allá arriba, en el escenario. ¡Buenos Aires ya es para mí un lugar fantástico, fabuloso! Todos me preguntan en Italia cuándo voy para allá. ¡Ah, la Argentina! Para mí, ya está a la altura de la Divina Comedia . Ya es un mito.
-En definitiva, lo que usted se propone es acercar desde la alegría la obra de algunos clásicos al público actual.
-Yo no hago algo literario: yo soy un hombre del espectáculo. Lo que quiero es contar una buena historia. Y Dante es un personaje muy apropiado para armar un espectáculo alrededor de él, porque nos permite ver y tocar todo lo que ha hecho. Les prometo a los argentinos una velada llena de alegría y también de belleza, porque cuando nos proponemos ser bellos, nos convertimos en poetas. Será algo emocionante, porque es la primera vez que estaré en Buenos Aires, el lugar donde hay más italianos en el mundo. ¡Más que en Italia!
Tutto Dante termina su viaje por todo el mundo en Buenos Aires. ¿Y después, qué?
-Vuelvo al cine con una comedia, que, por cierto, no será nada divina. La estoy preparando. Y a lo mejor estando en Buenos Aires se me ocurre alguna buena idea.
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May 30th, 2009Dante, Divina Commedia, Interviste, Roberto Benigni, TuttoDantedi Stefano Vaccara, America Oggi | 17-05-2009 |
Tenetevi forte, sta arrivando Roberto Benigni a New York. L’America non scorderà facilmente la premiazione di Benigni nella notte degli Oscar del ‘98, con “La vita è bella”. Ora l’attore-regista ritorna negli Stati Uniti con il suo spettacolo “Tutto Dante”. La prima tappa dello show sarà a San Francisco, il 26 maggio, poi sarà la volta di New York il 30, Boston il 6 giugno e infine Chicago il 12.
Benigni reciterà in inglese e in lingua originale il Quinto Canto dell’Inferno che descrive la storia d’amore di Paolo e Francesca. Riuscirà Benigni a comunicare la poesia di Dante all’America?Il tour mondiale è iniziato lo scorso anno da Zurigo, dopo diverse tappe europee è la prima volta che sbarca oltreoceano. Le tappe negli Usa sono state organizzate da Massimo Gallotta Promotions. Lo spettacolo newyorkese è sponsorizzato dall’Istituto Italiano di Cultura.
Abbiamo l’appuntamento telefonico con Benigni per l’intervista giovedì. Lui è in Svizzera, a Basilea, tra poche ore inizia lo spettacolo. Ci risponde al telefono con il suo inconfondibile forte accento toscano, la lingua di Dante: “Stefanooo, come stai? America, arrivo”.
I premurosi manager ci avevano intimato soltanto quindici minuti per l’intervista, ma Roberto ci rassicura subito: “Ma quali quindici minuti, non ti preoccupare Stefano, noi si parla di Dante a New York, e lo vuoi fare in quindici minuti?”.Roberto, Dante cosa avrebbe pensato dell’America?
«Ma Dante ha scoperto l’America prima di Colombo, ha situato la montagna nel Purgatorio… ad un certo punto, le cartine geografiche Dante le ha portate nel Purgatorio, quando Ulisse remando remando etc etc… insomma Dante l’ha scoperta prima lui l’America… »In un film che hai recitato con Massimo Troisi, trasportati indietro nel tempo, cercavate di fermare Colombo dal partire dalla Spagna affinché non scoprisse l’America…
«Eh che c’era quell’americano che m’aveva sposato la mia sorella e me l’aveva rovinata, allora… »Ma a Dante, l’America con Obama presidente gli sarebbe piaciuta o no?
«Oggi con Obama è tutta una felicità. Portare Dante in America è come portare Obama in Italia. Io la prossima volta voglio portare Obama in Italia, per le sue poesie, lui è come un libro scritto, fisicamente, proprio come è fatto, lui è già un verso di una poesia. È bellissimo, ci ha rimesso tutti in buona carreggiata con l’America, che con Bush stavamo andando tutti storti. Lo ripeto sempre: l’elezione di Obama è una Divina Commedia!»Dante ci ha anche insegnato quanto sono importanti le donne per gli uomini. Che cosa avrebbe pensato Dante di Michelle Obama: senza di lei ci sarebbe stato presidente Barack Obama?
«Sarei costretto a dire un luogo comune, che dietro ogni grande uomo c’é una gran donna. Ma qui non c’é nessuno che sta dietro, sono alla pari, ecco accanto ad un grande uomo c’é una grande donna e viceversa. Guarda che per Dante Alighieri è partito tutto dagli occhi di una donna, da Beatrice. Lui ha scritto l’opera più straordinaria di tutti i tempi per rivedere gli occhi di una donna. Tutta la sua conoscenza è a Beatrice, tutta la sua cultura è lì, quando ha visto per la prima volta quella donna, ha visto nei suoi occhi: tu sei eterno. E lui ha promesso, per questi occhi io scriverò una cosa che non è mai stata scritta prima da nessuno. E l’ha mantenuta la promessa, pensa un po’ che bellezza. Quindi senza gli occhi delle donne, nessun poeta potrebbe mai scrivere niente di eterno. Sono loro che ci fanno fare le grandi cose. Quindi per Obama e Michelle è la stessa cosa. Quando si vede quel bel sorriso di Michelle, e si vede quella felicità di fare un cammino insieme ad una persona che si ama, si sente come se i fatti del mondo non sono la fine della questione, forse c’é qualcosa di più, che non sappiamo, di insondabile, e questa è una bella speranza… »La recita di Dante l’hai iniziata nel 2002, subito dopo il terrore dell’11 settembre. Oggi abbiamo la grande paura della crisi economica. Conoscere meglio l’opera di Dante può aiutarci in tempi come questi?
«Guarda leggere Dante aiuta sia in tempi di crisi che in un momento di grande felicità. Perché Dante non è solamente un aiuto, ci lascia nella bocca il sapore della felicità. Alla fine il messaggio della Divina Commedia è proprio che è bella. Quindi parla a tutti noi, Dante ci fa vedere come siamo fatti e ci dice: scegliti, tra questo e quello, e non ci nasconde le nostre cose più basse, per questo è il più grande poeta di tutti i tempi. Perché per la prima volta dice che siamo proprio noi i padroni della nostra vita e della nostra morte, del nostro destino. Prima di Dante, da Omero in poi tutti gli uomini venivano affidati agli dei, al destino, al fato. Dante no, dice siete voi, siamo noi che ce lo facciamo, siamo noi i padroni del nostro destino. E allora in questo momento straordinario, di grande crisi, dovuta all’avidità, che è una delle tre belve di Dante, la lupa è l’avidità, ecco quelle cose che la Bibbia ce le ha dette in maniera mistica, Dante ce le ha dette in maniera popolare. Ce le fa sentire con mano, è un libro che si può abbracciare, è come un amico che ci conosce, la Divina commedia non la leggiamo noi, è lei che legge noi! Quando io leggevo Dante, mi dicevo: ma questo mi conosce più profondamente di qualsiasi altra persona. Mi vien voglia di chiamarlo, di farmi dare il numero di telefono, pronto Dante, sei libero domani, prendiamoci un caffé insieme. L’insegnamento della Divina Commedia è una domanda che a rispondere ci si potrebbe stare ore e ore, ma quello che ci fa sentire ad ognuno di noi, è unico, e anche se la nostra vita non sembra eccezionale a nessuno, Dante ci dice che siamo gli eroi di un dramma epico irripetibile, che non avverrà mai più. Abbiamo una volta sola l’occasione di vivere, e questa cosa non ci fa mai sentire superflui, mai totalmente vinti, ci narra proprio il miracolo dell’esistenza. E alla fine, quando arriviamo in Paradiso e ci voltiamo indietro, l’Inferno è vuoto. Ci ha portati tutti con sé. È un poema così grande che dopo averlo letto non si guardano più le persone con distrazione, ci si guarda tutti come un mistero, come se siamo depositari di un destino immenso. È questa la cosa straordinaria».Roberto, stai portando il tuo spettacolo dantesco in giro per il mondo e i temi toccati nell’arte dell’Alighieri sono universali, come l’amore appunto. Ma ecco arrivare l’ostacolo della lingua. Insomma recitare all’estero non è come nelle piazze italiane. Negli Stati Uniti avrai tanti americani di origine italiana che sono disposti a seguirti nella lingua del poeta fiorentino. Ma con il pubblico americano che ti ha conosciuto e apprezzato soprattutto al momento dell’Oscar de “La vita è bella” e che ora vorrebbe vederti recitare Dante, come farai per farti comprendere?
«Prima di tutto lo spettacolo è in inglese ‘bettered with Italian’, cioè quando non trovo la frase in inglese io la ‘swiccio’. Insomma è l’inglese mio. Poi io non sono un professore, né un critico, né un teorico, insomma un intellettuale. Sono un uomo di spettacolo, e quindi con la Divina Commedia io faccio prima di tutto uno spettacolo. E poi è proprio il Quinto canto, quello appunto del sesso, della lussuria, delle passioni e dell’amore, e tutto quello che ci racconta quanto ha che fare, soprattutto oggi, il sesso con il potere… Nella prima parte dello spettacolo io parlerò di fatti moderni naturalmente, con Dante poeta universale. In più quando io farò il Quinto canto in originale, quella lingua di Dante che in italiano il 70% è rimasto quasi uguale, ecco lì è come sentir la musica, è proprio una sinfonia. Dante ci ha messo tutti i ritmi: c’è il classico, il jazz, il rock, è come sentire Beethoven e Duke Ellington, Bach e Jimmy Hendrix, una cosa spettacolare. Se ti viene bene, è una cosa che si rimane stupefatti, una sinfonia e Dante si capisce senza bisogno di capirne la lingua. Ecco quando siamo difronte ad un ecstasi, non si deve spiegare più, perché l’analisi la riduce. Ma nella prima parte parlo di attualità, di Obama e Michelle, di Berlusconi e… »E infatti ho più di una domanda su Berlusconi. Ma restando un attimo sul tema della lingua, tu in America sei riuscito a farti capire in passato. Ancora prima dell’Oscar per “La vita è bella”, gli americani cultori del cinema ti conoscevano per la tua interpretazione, recitata in inglese, nel film “Daunbailò” (1986).
«Eh sì, fu il mio primo impatto con gli Stati Uniti grazie a Jim Jarmusch, un grandissimo regista con cui sono rimasto molto amico».Stiamo arrivando all’orgomento sulla bocca di tutti, sesso e tradimenti, ma prima volevo il tuo parere su quello che, almeno da New York, ci ha fatto molta impressione, mi riferisco alle ultime dichiarazioni di Berlusconi riguardo alla questione immigrati. Siamo d’accordo che sui cosidetti “respingimenti”, ogni Stato abbia il diritto di controllare i propri confini, ma quando il capo del governo italiano, parlando della questione, ha detto: “Sono contrario all’Italia multietnica”, ecco secondo te cosa intendeva dire Berlusconi?
«Guarda Stefano, ha colpito e tanto anche a me, quindi non solo a New York. Non credo che ci siano tanti significati per spiegare quelle parole, quello che dice Berlusconi di solito è piatto, ha solo un significato. Quindi quello che ha detto è quello che abbiamo capito, che non gli piace un’Italia multietnica. Cioè si rivolge a quella parte di noi italiani che c’è sempre e che non abbiamo il coraggio di far vedere e che ogni tanto viene fuori. E magari fosse solo quella…»Passiamo alle vicende ‘piccanti’ che hanno fatto il giro di tutti i giornali del mondo. Secondo te Veronica Lario, che per tanti anni aveva più o meno comodamente sopportato un marito dall’istinto, come dire… non mi viene quella espressione toscana molto chiara, mannaggia mi sfugge…
«Allupato, si dice allupato.»Già, allupato. Allora Veronica ha deciso di divorziare dal Silvio “allupato” per la storia delle veline candidate alle Europee o per la vicenda del “papi” frequentatore della minorenne Moeni? Secondo te qual è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso del matrimonio tra Silvio e Veronica?
«Ma quale goccia, qui si tratta di una cascata del Niagara! Veronica lo aveva già bastonato una volta sui giornali, altro che goccia. Però si sa, mentre gli americani a queste cose darebbero molto peso, agli italiani importa poco, e quindi finora non succede nulla.»Anche la Chiesa si è arrabbiata con Berlusconi.
«Già la Chiesa un pochino, ma che dobbiamo dire, poi Veronica ha detto la frase ‘è uno che non sta bene’, e allora che dobbiamo fa? Mi viene da ridere perché non c’è niente da aggiungere. Per costruirci una pagina di spettacolo basta ripetere quello che dice, non bisogna cambiare niente»In Sicilia c’è un detto volgare ma dai significati profondi: “Megghiu cumannari ca’ futtiri”. Meglio il potere che fare all’amore. Berlusconi quel proverbio non lo conosce?
«Secondo me lui ha cambiato quel proverbio siciliano: per lui comandare è come fottere!»Non ce la faccio più e scoppio a ridere, ma non posso altrimenti rischio di coprire la registrazione. Benigni sventaglia frasi come una mitagliatrice…
Andreotti il proverbio originale siciliano forse lo conosceva…
«Accidenti se non lo conosceva, Andreotti sì che lo conosce bene il potere. E poi quello lì aveva un altro stile accidenti».Berlusconi dai nemici, ma anche da qualche suo amico, viene paragonato a Mussolini. Anche il Duce era molto “allupato”…
«Ma Mussolini non ha mai fatto ministro la Petacci, questa è la differenza! Però a questo punto voglio ribadire che Berlusconi non è come Mussolini e non siamo certo ai quei tempi. Insomma in Italia la libertà c’é e io non permetterò a nessuno all’estero di dire il contrario. Come dicono gli americani ,”It’s my country!”. A parlar di Berlusconi dopo ci penso io…».Nel magazine di America Oggi l’estate scorsa pubblicammo una lunga intervista che ti fece la professoressa del Leham College-Cuny, Grace Russo Bullaro, l’esperta americana del tuo cinema…
«Bella quella intervista.».
(I lettori possono trovarla sul sito internet, www.oggi7.info, in archivio, il numero del 13 luglio 2008). Ecco, in quella intervista avevate approfondito Dante ma a un certo punto la professoressa americana fece una domanda maliziosa, ti chiese dove, secondo te, Dante avrebbe potuto mettere Berlusconi. Tu dicesti che Dante avrebbe solo riso di lui, non lo avrebbe certo messo all’inferno… Dopo le ultime notizie, hai per caso cambiato idea?
«Per come fa le sue leggi Berlusconi, Dante gli avrebbe fatto un girone ad personam, solo per lui. Oppure si potrebbe fare una innovazione che Dante non fa con nessuno, provarlo un po’ dappertutto».Dopo il successo di questo tuo spettacolo sulla Divina Commedia di Dante, ne farai un film?
«Mi piacerebbe farne una commedia, ci sto pensando proprio dalla fine di questa tourné. Me lo hanno chiesto anche gli americani, ma sai quante volte, di fare un film sulla Divina Commedia, sull’Inferno, su Paolo e Francesca, sulla vita di Dante, anche le televisioni… Ma come si fa? Quanto tempo ci vorrebbe, costerebbe l’ira di Dio, solo gli effetti speciali, e in più si perde la bellezza della poesia. Quella ha trovato la sua forma finale, quel mistero della poesia, ecco come renderla con lo schermo? Però certe immagini, ecco certe immagini che crea Dante sono cinematografiche, ha inventato il montaggio Dante con la Divina commedia. Non ce lo dimentichiamo. Il montaggio anche alternato, è proprio l’invenzione del cinema Dante. Sarebbe in questo quasi una sceneggiatura già scritta. Mi piacerebbe mettermi a ragionare seriamente qualche volta, però ci vorrebbe tanto di quel tempo e poi la scelta di quale canto fare o se fare la sua vita… eppure sarebbe un viaggio straordinario. Ma quasi quasi, sì varrebbe proprio la pena di pensarci, ti ringrazio per avermi ancora rinfocolato l’idea».Roberto, in America ti stiamo aspettando con uno spettacolo che promette non solo satira e grandi risate, ma anche cultura, grande cultura.
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«Io saluto tutti gli italiani in America, questo che vi porto è il regalo che Dante ha fatto, la perla più luminosa. Era dovuto che io mi muovessi dall’Italia per andare a portare questa perla in giro. Come italiano ho tanto orgoglio da far vedere, guardate che ci abbiamo, guardate che abbiamo fatto, e non è stata fatta solo per noi italiani ma per tutto il mondo. Dante è universale. Per tutti e per sempre». -
May 25th, 2009Dante, Divina Commedia, Interviste, Roberto Benigni, TuttoDante
(ANSA) - WASHINGTON, 23 MAG - Roberto Benigni torna in tournee in America con TuttoDante che prendera’ il via il 26 maggio con il debutto a San Francisco. Il quotidiano New York Times racconta oggi ”l’altra faccia” dell’artista, quella dello studioso letterario: ”Benigni e’ noto agli americani come il comico scatenato che ha vinto tre Oscar nel 1999 con il film ‘La Vita e’ Bella’ ma il suo interesse di studioso per Dante e La Divina Commedia, e’ ancora praticamente sconosciuto agli americani”. Benigni’s U.S. tour will kick off in San Francisco’s Davies Symphony Hall on Tuesday. “Dante” plays in New York’s Manhattan Center’s Hammerstein Ballroom on May 30, Boston’s Berklee Performing Center on June 6 and Chicago’s Harris Theater on June 12.
*Here’s a recap of the news for the past week:
- INTERVIEW: “Roberto Benigni Will Send You Straight To Hell” - Vanity Fair
- “HELL’S KITCHEN” - The New Yorker
- RADIO INTERVIEW: KGO AM 810 Newstalk Radio, San Francisco
- “TuttoDante with Roberto Benigni” - San Francisco Chronicle
- Roberto Benigni Interview - A.V. Club
- “Roberto Benigni porta Dante in America” - Reuters Italia
- “Italian showman Benigni brings Dante to America” - Reuters
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May 25th, 2009Dante, Divina Commedia, Roberto Benigni, TuttoDanteBy BEN SISARIO
Published: May 22, 2009 - The New York TimesRoberto Benigni leapt up with a riff on the 26th Canto of Dante’s “Inferno,” in which fraudulent advisers are engulfed by flames that scorch them. “It’s like landing in Los Angeles or Manhattan, full of little lights like a skyscraper,” he exclaimed in his frenetically choppy English. “Dante describes the lights like fireflies, like a farmer who sees billions of fireflies. And every single firefly is hiding a fraud — people like Madoff. Very cunning, very shrewd. These people are hiding inside the flame because they are hiding in life. The Florentines, you know, they invented finances.”
The delivery is familiar: Mr. Benigni, of course, is the endearingly manic Italian comedian whose Holocaust tragicomedy, “Life Is Beautiful,” won three Oscars in 1999. But for Americans, at least, the subject of Mr. Benigni’s latest project is almost incongruously new. Next week he will begin a short North American tour of “TuttoDante,” a monologue about Dante’s “Divine Comedy” that mixes literary insights with off-the-cuff political jokes. In Italy, where he has been doing the show regularly for three years, it has drawn more than a million people.“We need to have the nerve to understand why a man with a big nose 700 years ago had the heroic shamelessness to write,” Mr. Benigni, 56, said in an interview the other day at a Manhattan hotel. “Really this is the most daring, bold poetry ever. In 2,000 years of Christian poetry they never surpassed this. They never produced such a scandal of beauty. Never, never, nobody.”
Mr. Benigni’s love of poetry has never been a secret. In “Down by Law,” the 1986 Jim Jarmusch film that introduced Mr. Benigni to American audiences, he cites Walt Whitman and “Bob Frost.” Collecting his Oscar when “Life Is Beautiful” won best foreign film in 1999, he quoted Dante and Blake (after climbing over the seats and blurting, “I want to kiss everybody!”).
“This face that he puts forward as a sort of clown is only a very small percentage of Roberto’s personality,” said Mr. Jarmusch, who also cast Mr. Benigni in “Night on Earth,” from 1991, and in a segment in the 2003 compilation film “Coffee and Cigarettes,” and who remains a close friend.
“TuttoDante” (“Everything About Dante”) introduces Americans to the savant-intellectual side of Mr. Benigni. In each performance he recites a canto in Italian from memory, with detailed explications of poetics and history in English.
For this tour, which begins in San Francisco on Tuesday and comes to the Hammerstein Ballroom in New York next Saturday, Mr. Benigni will perform Canto V from “Inferno,” with the story of Paolo and Francesca, the adulterers who spend eternity tossed by gales of lust.
“He’s a natural scholar,” said Robert Hollander, the Princeton professor. “He calls, and we just talk about Dante. He calls from Rome and says, ‘Bob, what do you think about this passage?’ ” Mr. Benigni wrote a preface for an edition of “Inferno” translated by Mr. Hollander and his wife, Jean, in which he asks whether Dante has been receiving royalty checks in Purgatory.
Mr. Benigni says he sees himself primarily as an entertainer, not a teacher. That means a lot of political jokes, often about his old nemesis, Silvio Berlusconi, the Italian prime minister. Mr. Benigni mocked him relentlessly during Mr. Berlusconi’s first term of office in the 1990s, and he clearly relishes the chance to banish Mr. Berlusconi to Dante’s depths.“You know, Berlusconi, he passed a lot of laws just for him, just for one man,” he said. “So maybe his punishment could be to build for him a circle in hell, but very personal, just for him: ‘Eh, this is just for you, Mr. Berlusconi!’ ”
“TuttoDante” could also be seen as a kind of purgatory for Mr. Benigni, or perhaps a way out of one. Since “Life Is Beautiful,” which grossed $229 million around the world, his movie career has stumbled. There was no shortage of offers from Hollywood, but Mr. Benigni said that most roles were Italian stereotypes like the pizza man or the Mafioso. He was even urged to make a “Life Is Beautiful” sequel.
“Never in my life will I do this,” Mr. Benigni said, shaking his head.
So he continued making movies in Italy, but with mixed results. “Pinocchio,” in 2002, was a moderate hit in Italy but did poorly elsewhere. Mr. Benigni’s decision to cast himself — then 50 years old — as the puppet boy struck many critics as perverse. “The Tiger and the Snow,” from 2005, which Mr. Benigni also directed, did even worse at the box office.
“Maybe sometimes I have been wrong with some movies,” he said. “Anyway, I try to do my best. I was sincere. I was honest. But I am sure this path that I took is the right path.”
After “The Tiger and the Snow” he began to devote himself to the Dante readings. And although he said he is eager to return to filmmaking (“I would like to make not a divine comedy but a comedy”), Dante is his foreseeable future: requests for the show, he said, keep pouring in, from Korea and Japan, from South America, from towns in Italy he has not been to yet.
“Only comedians can talk about death, life, God and Virgin Mary,” he said. “If was a tragic actor, I couldn’t allow myself. But with this accent I can do it. I can talk with death in person because I am a clown. Yes. And I am proud to be a clown — very much.”
A version of this article appeared in print on May 23, 2009, on page C1 of the New York edition.
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May 18th, 2009Dante, Divina Commedia, Roberto Benigni, TuttoDanteRoberto Benigni Is Set to Make His North American Stage Debut With the Critically Acclaimed One-Man Show — TuttoDante — in San Francisco May 26, Continuing on to New York, Montreal, Boston, Toronto, Quebec City and Chicago

LOS ANGELES, CA - Two-time Academy Award-winner (1999) for Best Actor and Best Foreign Film and nominee for Best Director and Best Writer, for “Life is Beautiful” ROBERTO BENIGNI is making his US stage debut at the Davies Symphony Hall on May 26 in San Francisco with his one-man show “TuttoDante.” Roberto’s unique creation is a fascinating journey that extends from current and daily events to the Divine Comedy. From moments of pure humor to moments of breathtaking poetry — in particular Canto V° from “The Inferno,” Dante’s medieval, cosmos-bestriding epic of sin, salvation and eternity.
Benigni has been perfecting his one-man show in his native Italy for the past 3 years, where more than one million passionate fans cheered in delight. Now, after spectacular appearances to sold out theatres in Paris and London, Benigni performs his show in English, peppered with Italian and for the finale, he will recite the Fifth Canto in its original medieval Italian.
The Canto V° describes the tragic love story between Paolo and Francesca, condemned for the sin of lust to pass eternity on the first of the descending rings of hell.
“TuttoDante” has received rave reviews all across Italy, as well as in England for his recent London performance.
“Benigni has long been a national hero in Italy,” notes the UK’s “Telegraph.” “Climbing over the seats to collect his two Oscar for the 1999 tragicomedy “La Vita è Bella (Life is Beautiful)” was only the most conspicuous of his acts of iconoclasm. Since the 1970s he has been adored as a satirist of Italy’s politicians. But, over the past three years, he has added to his hero status through his touring show dedicated to Italy’s medieval literary giant, Dante Alighieri, author of the Divine Comedy… By the time he reached the final section — a recitation of the poem itself… He recited the words so animatedly, but with such reverence for the 11 syllable lines, that it was like listening to great music. Millions of Italians have so far risen to their feet to cheer at the end of this show; this evening was no exception.”
“By the time it came to the Divine Comedy’s Fifth Canto… There was pin-drop silence as Benigni switched from passionate… to controlled, near operatic delivery. Even for fans with minimal grasp of Italian the beauty of the poetry was apparent.” “Evening Standard”
Of the Italian show, critics declared:
“Benigni has been able to enchant… the audience, leaving it in ecstasy, speechless, perhaps, surprised by such emotion.” “La Repubblica”
“Climbing through the ages, he miraculously combines yesterday with today, current events with poetry, anger with laughter.” “Corriere della Sera”
“A small miracle, considering the amount of people Benigni has brought to the Divine Comedy.” “Variety” (US edition)
And, judging from the sold-out box offices for every stage on the tour, from the long applause and standing ovations that conclude each evening, “a small miracle” may have actually occurred, as Roberto Benigni says, “The poetry is not only in who writes, but especially in the ear of whom listens.”
“TuttoDante” starring Roberto Benigni is a majestic life-affirming evening performed in English, peppered with Italian, while the finale of the Fifth Canto will be in Italian.
DATE…………CITY/STATE………….VENUE
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Tues. May 26 - San Francisco, CA Davies Symphony Hall
Sat. May 30 - New York, NY Manhattan Center-Hammerstein Ballroom
Tues./Wed. June 3 & 4 - Montreal, Quebec, Canada St. Denise Theatre
Sat. June 6 - Boston, MA Berklee Performance Center
Sun. June 7 - Toronto, Ontario, Canada Casino Rama
Wed. June 10 - Quebec City, Canada Gran Theatre de Quebec
Fri. June 12 - Chicago, IL Harris Theatre -
March 7th, 2009Dante, Divina Commedia, Roberto Benigni, TuttoDanteTutto esaurito e applausi alla prima francese di “TuttoDante”
Prossime tappe: Belgio e Germania, prima del salto negli Usa
PARIGI - Benigni ha sopreso ancora. A coloro, la maggioranza, italiani, che aspettavano un tuttobenigni a ruota libera, ha invece porto un “TuttoDante”, una vera serata sulla Divina Commedia e sul suo divino autore. Poco Berlusconi, poca situazione politica italiana, molta poesia.E alla prima, ieri sera al Gran Rex (una delle più belle sale parigine, già teatro, oggi il cinema più grande d’Europa, quasi tremila posti), davanti a un pubblico molto attento - nelle prime file un piccolo “parterre de rois” con Renzo Piano, Giuseppe Bertolucci, Jane Birkin, Carole Bouquet, la moglie Nicoletta Braschi con mamma, tra gli altri - si è scaraventato sul palco accompagnato da una musica circense, poi è uscito di scena, è rientrato, ha detto che voleva abbracciare tutti uno a uno, e ha iniziato a parlare di poesia che avvicina a Dio.
“Perché Dio? Sono andato troppo in alto. E allora scendiamo in basso: Berlusconi” ed è venuto giù il teatro. Soprattutto perché i sottotitoli (annunciati) non c’erano e il suo francese è davvero esilarante: “Quando dico Berlusconi in Italia tutti ridono. E allora mi sono detto, vado all’estero e chissà se ridono. Non sono più in Italia, ho voglia di dire quello che mi pare, tanto poi posso dire che c’è stato un malinteso, che sono stato frainteso”. Si rivolge alla Madonna: “Maria aiutami tu. Come? Neanche tu capisci il mio francese?”. Cerca di spiegare la situazione politica italiana. “In Sardegna ci sono state le elezioni e ha vinto lui. Ma in realtà è interessato alla Corsica. È convinto che lì siano le sue radici come Napoleone, che pare avesse un figlio che si chiamava Piernapoleone”. Ma nel Quinto Canto dell’Inferno Dante è nel girone dei lussuriosi. “L’amore, la lussuria. Berlusconi è stato fotografato in Sardegna con cinque donne sulle ginocchia, Viagra ortopedico”. E ancora: “Berlusconi ha vinto due volte: la prima ha detto che a sinistra erano tutti gay; la seconda ha tolto il bollo dell’auto e quello del motorino e la tassa sulla prima casa e ha vinto un’altra volta”.
I francesi ridono, come chi pensi l’abbia sparata grossa. Benigni racconta delle intercettazioni telefoniche con la celebre storia delle attricette da sistemare. E inizia una tirata piena di “gros mots” che in Italia sono espressioni correnti, qui molto meno. Ma il pubblico ride. Non parla del presidente francese e di sua moglie italiana. Se la prende piuttosto con il nostro re (che ha una nuora francese) “che un giorno è atterrato e ha chiesto una prostituta a buon mercato. Va bene la prostituta, ma ci pensate che avremmo un re che la vuole a buon mercato”.
Da questo momento in poi l’attualità finisce e inizia Dante. Benigni parla del Medioevo e del Rinascimento italiano, racconta di Firenze che al tempo di Dante era una città corrotta e perduta, cita Gerard de Nerval “che ha provato a rifare la Vita Nova”, Stendhal “che voleva essere italiano e che ha inventato la celebre sindrome”, Voltaire “che detestava Dante che ne ha parlato talmente male che lo ha reso celebre in tutta Europa”. Quando ha letto il Quinto Canto, il frastuono, il berciare, le risate, si sono mutati in silenzio. Infranto da caldissimi applausi finali. Il tour mondiale continuerà per tutto il 2009 dall’Europa agli Usa per finire in Argentina.
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(di LAURA PUTTI, La Repubblica) -
January 6th, 2009Dante, Divina Commedia, Roberto Benigni, TuttoDantePubblichiamo un articolo di Lucas Esandi, un ragazzo di 24 anni che vive in Argentina e ci racconta la sua passione per Dante e Benigni (nel suo blog “Mientras Tanto”, Lucas ha tradotto anche la Lettera a Dante di Benigni in spagnolo).
Ricordiamo che il tour TuttoDante di Roberto Benigni dovrebbe fare tappa in Argentina il 17 giugno 2009, al Teatro Gran Rex di Buenos Aires.
Cari italiani:
Sono Lucas che scrive dall’Argentina. Vi scrivo sulla mia esperienza con Benigni, per condividere con voi la ricchezza inmensa di Dante.
Abbiamo fatto un incontro all’Università di La Plata, nella facoltà di “Humanidades” e ho fatto vedere ai concorrenti in uno schermo molto grande un vìdeo di Benigni che recita La divina commedia nelle serate fatte con lo spettacolo che tutti voi conoscete; parlo di Tutto Dante.
Ho scelto alcune parti in cui lui commenta La divina commedia in genere, e le ho tradotte per fare i sottotitoli.
Tutti sono rimasti contenti di vedere Roberto. Pensate che qua in Argentina molta gente non ha saputo ciò che è successo in Italia. Solo alcune persone.
Ho fatto il commento del Canto V di Paolo e Francesca e poi l’ultimo del Paradiso come alcuni dei più significativi.
La recitazione è stata fatta senza i sottotitoli. Volevo che loro sentissero la musica di Dante, che è la vostra, e che vedessero anche come si emoziona Benigni quando recita Dante. Ci fa emozionare anche a noi!
Poi abbiamo consegnato a tutti le fotocopie dei due canti in italiano e in spagnolo. Ho tradotto un po’ ma non tutto. Ci sono tante traduzioni di grandi poeti! Così loro hanno potuto portare Dante a casa. C’erano pure alcune immagini note di Gustave Doré.
Molti hanno chiesto di più. E io adesso sto lavorando e traduco le serate del grande Roberto a poco a poco, per far vedere a quelli che non sanno l’italiano il lavoro molto meritevole che sta facendo il grande maestro insegnando un altro grande maestro: Dante. Speriamo poter conoscere Benigni a maggio quando verrà in Argentina il 27 con lo spettacolo di Tutto Dante.Vi racconto che ci sono amici che mi hanno aiutato, con loro abbiamo fatto un’associazione chiamata Ali diede. Nome che non solo ha una similitudine fonetica con Alighieri, ma anche ha che fare coll’argomento della commedia nei confronti alla dottrina platonica dell’anima, che nel Fedro dice che in questa germogliano delle ali per andare su, per contemplare il mondo delle idee.
Noi stessi ci chiamiamo Los amigos de Dante.Finalmente, anche a me i commenti del grande Benigni hanno fatto rileggere La divina commedia, l’avevo già letta in spagnolo, ma non è lo stesso nella lingua dantesca. Così si può sentire la musica. La studio per imparare di più. So già cinque canti a memoria, e poi serve a me per imparare di più l’italiano! Siccome non si finisce mai di imparare una lingua.
Insomma, questo è un po’ un riassunto di quello che faccio con Dante e Roberto in Argentina.
Io vi saluto con tutto il cuore.
Abbraccio non tutti ma ogni uno di voi.Lucas Esandi
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January 5th, 2009Dante, Divina Commedia, Roberto Benignidi Edmondo Berselli, Repubblica — 30 dicembre 2008

Già, forse ci voleva davvero uno spirito burlesco come quello di Roberto Benigni per recuperare il padre Dante alla modernità e al piacere del testo, e sottrarlo almeno per qualche momento alla noia del liceo classico, e di echi crociani, e di interrogazioni moleste, e di compendi di letteratura, e dei commenti più vari e compunti. E ancora meglio, il ripescaggio, quando in Benigni sopravvive la fiammella del Benigni giovane, insieme colto, facinoroso e vernacolare. Capace di contaminazioni forse ancora più scandalose di quelle di cui si lamentava il Petrarca (secondo l’arguta ricostruzione di Alberto Asor Rosa, quest’ultimo deprecava la diffusione della Commedia fra il popolino di Firenze, cioè fra i «tintori», gli «osti», i «lanaioli»: eh, il successo di massa contro il successo di critica). Ci voleva davvero il comico stralunato, la marionetta con gli abiti smisurati, capace di duellare con lo scrittore appenninico messer Francesco Guccini componendo all’impronta poemetti in ottava, e di intonare una boiata infantile come L’ inno del corpo sciolto buttandola lì con una distanza critica di tipo brechtiano, perché allora andava molto, e Strehler imperava; e infine eccolo a fare il critico cinematografico con Renzo Arbore nell’ Altra domenica, seguendo il filo di dialoghi quasi beckettiani, se non fossero stati troppo vicini ai De Rege, e alla lezione di Petrolini, e alla goliardia ammiccante dell’ Arboristeria, con i suoi giochi, tormentoni e tormentini («A quest’ ora in questura il questore non c’ è»). Risultato: genialità fisica, exploit da comica del muto, compresi i baci in bocca sanremesi alla povera Olimpia Carlisi e il «Wojtylaccio», e un parlato che piaceva agli italiani per le ragioni più facili (la poetica del pipino e della pipina, lo sventrapapere, le mani addosso alla Carrà, nelle parti alte, o a Pippo, nelle parti basse, fra squittii e barriti), mentre gli intellettuali apprezzavano la sua vena popolaresca e materialona, talvolta citando la linea Contini, quella che «parte» da Cecco Angiolieri. Fino all’Alighieri, naturalmente, recitato nelle piazze. E qui il discorso si fa più complicato, perché un conto è avere sdoganato il padre della lingua, o l’architrave di tutta la nostra letteratura; e un altro è la sorpresa di Dante in sé. Ricapitolando: un poeta medievale, che «fonda» la lingua italiana, ma che nello stesso tempo compendia la cultura dell’ epoca, e la cronaca, la politica, l’Impero, il papa, i papi, le sante, le meretrici. Cosicché, a ripensare a quella micidiale consapevolezza, in cui si sono fusi i capitoli principali della teologia e della cosmologia di quell’ epoca, senza alcuna rinuncia a prendere per il bavero la politica e la chiesa, il pontefice e il sovrano, il trono e l’ altare, e magari anche la cultura islamica con qualche versetto satanico su «Macometto», viene voglia di fare qualche domandina malevola. Eccola qui: c’ è qualcuno oggi che intravede nella letteratura italiana contemporanea qualcosa di simile alle rime «petrose», alla forza rocciosa di Dante? O non si ha la sensazione che invece dei romanticismi estremi del Dugento e della potenza evocativa e suggestionante del Trecento ci si trovi in piena e fatua eloquenza secentesca, fra movenze eleganti e gesti vanesi, ed «è del poeta il fin la maraviglia»? Vale a dire: non sarà che il solo pensiero della durezza ghibellina di Dante mette allo scoperto l’ accidioso savoir faire del presente, il gioco delle armonie e delle convenienze, cioè delle opposte ipocrisie? Sicché, altro che l’Inferno, con tutti i cattivi al posto giusto, e adeguatamente riempiti di cacca; ci si ritrova invece tutti più o meno nello stesso salotto, si fanno gli stessi baciamani e si dispiegano gli stessi tenui cinismi, e forse l’ unica opera che fissa per sempre (vabbè, facciamo per una stagione) l’ inferno del regime, individuato nella caduta tendenziale dello stile, è il Cafonal di D’Agostino e Pizzi? Il fatto è che il gusto dell’invettiva, dell’insulto sanguinoso, dell’ oltraggio supremo, è stato oscurato dalle buone maniere ufficiali di un paese in cui, come diceva Mario Missiroli, «non si può fare la rivoluzione perché ci conosciamo tutti». Al massimo, gli insulti sono demandati ai redattori dei blog, che abbondano in scurrilità e in punti esclamativi, tuttavia senza ambizioni letterarie. Allora ci si consola con il perfetto catalogo delle bestialità e demenze nazionali, morali e linguistiche, comportamentali e lessicali, di Alberto Arbasino con i suoi dribbling beffardi (La vita bassa). Ma potrebbe venir voglia di qualcosa di più diretto, gradito anche al popolino non solo di Firenze: insomma, qualcosa di autenticamente volgare, che trasformi in arte, popolare sì ma di altissimo livello, l’ odio politico che è stato neutralizzato nei balletti del galateo «bipolare»: per dire, il sentimento verso «il principale esponente dello schieramento a noi avverso»; e che magari porti sul piano della letteratura quella laicità non troppo sana che spiace al Pontefice, se è il caso nella forma turpe e irriguardosa dell’ anticlericalismo: suvvia. Forse, si manifestasse questo «stil novo», si potrebbe allora chiedere a Dante e Benigni di aiutarci a ritrovare la strada per uscire a «riveder le stelle». Mentre per ora, il desiderio più acuto, anche sulla scorta di esempi di prim’ordine, sarebbe che la notte nuovamente si accendesse e tutti noi, senza pretesa di originalità, potessimo uscire a riveder le star.
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January 4th, 2009Dante, Divina Commedia, Roberto Benignidi Alberto Asor Rosa, Repubblica, 29 dicembre 2008

In genere si pensa che la storia della letteratura sia un seguito di grandi uomini e di grandi opere, che ci si deve accontentare di ammirare dal di sotto e da lontano, quasi pargoli indigenti di ogni sapienza. Di certo è anche questo (e anche l’ ammirazione da lontano va praticata): ma è anche una moltitudine di minuscoli dati intellettuali e materiali, la cui paziente osservazione porta sovente a scoperte magari semplicissime nella sostanza ma estremamente rivelatrici negli effetti. Questa considerazione mi viene in mente dalla rilettura di una famosa «epistola» di Francesco Petrarca niente di meno che a Giovanni Boccaccio in merito alla produzione letteraria volgare di Dante Alighieri (bella e straordinaria questa adunanza di «spiriti magni», riuniti intorno ad un tavolo ideale, come soggetti e oggetti della conversazione, per discutere della natura e dei compiti della poesia, anzi, della Poesia). In questo testo è in gioco l’ apprezzamento, - positivo o negativo, o meno positivo, o un tantino negativo, - di un’ opera come la Commedia, pietra fondativa, architrave, dell’ intero «sistema letterario» italiano. E per quanto l’ occasione possa apparire limitativa, - in fondo una lettera originariamente privata, sia pure tra due grandi personalità, una «famigliare» fra le tante (XXI, 15), - lì è contenuta l’ essenza di una scelta di fondo, che percorre da un capo all’ altro l’intera nostra storia letteraria (forse addirittura fino ai giorni nostri, di sicuro fino all’ altro ieri), la contrapposizione, cioè, per dirla in termini molto attuali, quasi da tifo calcistico, tra i filo-danteschi e i filo-petrarchisti, tra i seguaci di una nozione della poesia ispirata all’ opera e ai precetti teorici di Dante e i seguaci di una nozione della poesia ispirata all’ opera e ai precetti teorici di Petrarca. Naturalmente, date le premesse, si potrebbe ragionare all’ infinito sulle motivazioni, molteplici e ricche, di ognuna delle due linee. Per l’ occasione fermerò l’ attenzione su di un solo punto, che però, a guardar bene, potrebbe costituire il presupposto di tutti gli altri. Boccaccio, com’ è noto, è un filiale sostenitore (ovviamente a modo suo) della linea dantesca. Però, ammiratore al tempo stesso di quel suo fratello maggiore che era Petrarca, si sforzava in tutti i modi di persuaderlo delle buone ragioni della sua ammirazione per Dante (della cui Commedia aveva inviato anni prima una preziosa copia a Petrarca stesso). Petrarca, contegnoso e, secondo me, anche un poco ipocrita, gli risponde (siamo in anni tardi, intorno al 1360) che lui apprezza e ama Dante ma non può fare a meno di constatare come il suo innegabile ingegno si sia come sporcato e rovinato a causa… A causa di cosa? A causa del fatto che Dante, nelle modalità della sua poesia, nella scelta delle sue tematiche e (soprattutto) nell’ uso di una determinata lingua, ha pensato fosse giusto stabilire un rapporto, - un rapporto stretto e per lui molto fecondo, - fra il proprio ruolo di poeta e un pubblico vasto, nel quale avrebbe inevitabilmente assunto un ruolo, superiore a qualsiasi classica misura, l’ elemento popolare. Le parole di Petrarca sono di un’ inequivocabile durezza. Egli respinge con sdegno l’ insinuazione che potesse «invidiare» Dante per la fama da questi rapidamente acquisita. Come avrebbe potuto invidiarlo, - scrive il poeta classicheggiante e precocemente umanista, - se ad ammirare Dante, con «applauso e strepito sgraziato», si erano distinti in prima fila personaggi come «i tintori», «gli osti», «i lanaioli», ossia i rappresentanti tipici del popolino fiorentino, che fin dalla prima circolazione della Commedia ne avevano imparato i versi a memoria e li salmodiavano o cantavano (testimonianze coeve ce lo confermano) persino in bottega, nell’ esercizio delle loro attività artigianali? Non aver scansato in tutti i modi, - come Petrarca dichiara di aver voluto fare accuratamente per sé e per la propria opera, - questa vera e propria contaminazione fra la propria poesia e quel pubblico indegno aveva provocato come altra intollerabile conseguenza negativa che il suo stile, - lo stile di Dante, volentieri piegato dal suo autore a tale contaminazione, - risultasse «insozzato e coperto di sputo dalle balbettanti lingue di costoro». Comincia da qui, con la sorprendente chiarezza di cui solo un intelletto come quello di Francesco Petrarca poteva esser capace, il lungo percorso del padre Dante nella storia della letteratura italiana successiva. Mi rendo conto, naturalmente, di schematizzare oltre misura. E però non sarebbe difficile dimostrare che la fortuna di Dante, e in modo particolare della sua poesia (che per scelta sua fu, non dimentichiamolo, quasi tutta volgare), s’alza o s’abbassa, in taluni momenti fin quasi a scomparire, a seconda che i letterati italiani di questo o quel periodo si siano posti oppure no il problema di venire incontro alle aspettative, non solo dei membri della loro medesima corporazione, ma a quelle dei «tintori», degli «osti» e dei «lanaioli» dei loro tempi (con il che, com’ è ovvio, intendo riferirmi a quelle situazioni sociali, professionali e intellettuali, che di volta in volta sfuggissero ai modelli precedenti del «sistema»). A questo possibile diagramma storico della nostra letteratura, che vede la presenza maggiore o minore di Dante come il visibile segnale d’una condizione più aperta e rinnovatrice della ricerca, andrebbe accompagnata la parallela ricostruzione della fortuna di Dante direttamente presso le classi popolari italiane, fino ad un periodo a noi assai vicino. «Dire» Dante ha sempre significato a quel livello un’affermazione d’ identità, che in quelle parole, in quei versi e in quella lingua «si riconosceva» (né può risultare una diminuzione per la Commedia dantesca il fatto che le si affiancassero nella memoria popolare opere come il Guerrin Meschino o la Gerusalemme liberata). È quello che, con la geniale inventività che lo contraddistingue, ha fatto e continua a fare Roberto Benigni, parente stretto di quei popolani toscani che al Petrarca davano tanto fastidio. Mi preme rilevare che tutto ciò è tutt’ altro che casuale. L’ origine ne va cercata infatti nelle scelte stesse di Dante, anche quelle di maggior rilievo e sofisticazione intellettuale. E si può esser sicuri che Dante, se avesse potuto, non si sarebbe lamentato, come Petrarca, d’ esser detto o cantato dalle «lingue balbettanti» degli incolti.
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Repubblica ha aperto un canale multimediale dedicato all’uscita dei DVD di TuttoDante. -
December 29th, 2008Dante, Divina Commedia, Roberto Benigni, TuttoDanteCon il titolo “Roberto Benigni, Tutto Dante” arriva in edicola la nuova iniziativa editoriale di Repubblica e Espresso. A partire da oggi, lunedì 29 dicembre, saranno distribuiti, a 9,90 euro oltre al prezzo del giornale, i dvd con le letture della ‘Divina Commedia’, tratte dalle registrazioni degli spettacoli di Roberto Benigni, che è stato in tour nelle piazze italiane dal novembre 2006 al settembre 2007.
Si tratta di 14 dvd che ripropongono gli straordinari spettacoli teatrali di Benigni e tutta la grandezza della Divina Commedia di Dante Alighieri. A ogni dischetto è affiancato un libretto in cui si riproduce integralmente il canto “letto” dall’attore, oltre a pagine riempite da materiale iconografico con incisioni e quadri sul tema (da Doré a Blake, a Gabriel Rossetti), approfondimenti e presentazioni storiche dei personaggi via via citati (da Farinata degli Uberti a Ciacco, al Conte Ugolino).
TuttoDante è principalmente uno strepitoso show, un successo dovuto alla straripante personalità di Benigni, capace di rendere appetibile un prodotto coltissimo al più vasto pubblico.Si parte con il primo canto dell’Inferno, a Firenze, in piazza Santa Croce, la più popolare delle piazze fiorentine. Benigni, sotto la statua di Dante, che lo guarda severo, affronta un pubblico che mostra un entusiasmo da stadio.
Oltre alle parole di Dante, c’è lo spettacolo di Benigni stesso, che spiega la ‘Divina Commedia’ parlando anche dell’attualità. Il secondo dvd sarà in uscita il 7 gennaio, e le uscite successive sono in programma ogni mercoledì.
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December 28th, 2008Dante, Divina Commedia, Roberto Benigni, TuttoDantedi Stefano Giovanardi, Repubblica — 27 dicembre 2008
Non era poi così raro, fino agli anni Sessanta-Settanta del secolo scorso, trovare delle persone, in genere anziane e anche di cultura medio-bassa, che ti recitavano a memoria interi canti della Divina Commedia. Lo facevano magari per dimostrare la freschezza dei loro neuroni, o per sfoggio, o per istrionismo, o per chissà quant’ altro. Fatto sta, però, che quell’ostico Dante avevano imparato, e non qualche più semplice sonetto di Petrarca, o qualche ottava di Ariosto. Poi questi improvvisati cantori sono stati spazzati via dall’imperio televisivo abbattutosi sulle famiglie, che non solo li ha privati del loro pubblico naturale, ma ha anche ridotto loro stessi a pubblico, confidente e dimentico. Ma per la classica astuzia della storia quella medesima televisione, grazie ai picchi d’ascolto conseguiti dalle particolarissime “lezioni” di Roberto Benigni, ha ora rilanciato e anzi esaltato la popolarità della Commedia. Perché tanto interesse, ancora a sette secoli di distanza? C’ è una risposta facile: classico per antonomasia della letteratura italiana, fondamento ineludibile della lingua italiana, letto e commentato nelle scuole almeno a partire dall’ Unità d’ Italia, fonte e sostentamento, conscio o inconscio, di gran parte dei poeti (ma anche narratori) successivi, la Commedia è entrata in qualche modo nel Dna degli italiani, quasi come il linguaggio che si apprende a parlare dopo le prime lallazioni. Ma è, appunto, una risposta facile, perché tutti i motivi appena elencati avrebbero potuto portare a una sterile monumentalizzazione, a una fruizione obbligata e noiosa della quale liberarsi appena possibile. E invece no: i nostri nonni quel monumento lo mandavano a memoria, e il nostro comico nazionale, non a caso legatissimo alle radici popolari della sua Toscana, ne ha fatto un cavallo di battaglia. La risposta, quindi, deve essere un po’ più complessa. Allora, d’accordo: Dante è un genio inarrivabile, il fondatore di un sistema linguistico e letterario dal quale ancora oggi dipendiamo e da cui, probabilmente, dipenderemo sempre. Ma Dante è anche un genio che non ha paura di sporcarsi le mani. Parlando dell’ Aldilà, lui ci ha dato il poema totale della Vita, col suo sublime e il suo infimo, i suoi slanci meravigliosi e le sue volgarissime lordure. E quel poema lo ha incarnato in una lingua in fondo appena nata, alla quale lui stesso ha conferito tutti i tratti necessari perché divenisse l’ italiano, una lingua perfettamente fungibile per ogni esigenza espressiva (per intenderci: da «infin che ‘l mar fu sovra noi richiuso», a «ed elli avea del cul fatto trombetta», a «Gualandi con Sismondi e con Lanfranchi»), senza alcuna censura o gerarchia. Un poema, in altri termini, in cui l’altissima catarsi del mito si accompagna costantemente alla registrazione della vita quotidiana, con l’ effetto straordinario di riverberare l’una dimensione sull’ altra, umanizzando la nobiltà e nobilitando l’umanità. La Divina Commedia è insomma, fin nelle sue più intime fibre, uno “scandalo”. Ma era stato Gesù Cristo il primo a dire che occorre che gli scandali avvengano. E Dante Alighieri, milletrecento anni dopo, gli ha obbedito. Forse per questo qualsiasi lettore, a qualunque epoca o rango culturale appartenesse, ci ha sempre trovato qualcosa di suo, qualcosa comunque in grado di rispondere alle sue domande, massime o minime che fossero. E per questo l’ interesse non è mai morto: perché la Commedia ci rivela senza ambagi l’incomprimibile complessità della vita, e in fondo ci rassicura sui nostri piccoli, innocui “scandali” privati. Ma non sempre questa carica di vita così totale e lampante e impietosa è stata apprezzata dalla «cultura ufficiale». Dopo l’ entusiasmo dei contemporanei, protrattosi per tutto il XIV secolo e culminato nella lettura ufficiale di cui nel 1373 Giovanni Boccaccio fu incaricato dal Comune di Firenze, la lanx satura offerta dal poema cominciò a risultare indigesta per i classicisti quattro-cinquecenteschi, intenti a un culto dell’ antico che conduceva inevitabilmente a scavare un solco piuttosto profondo fra arte e vita. E se proprio si voleva guardare più vicino, c’ era lì pronto Francesco Petrarca, che quel culto aveva condiviso, e che con i suoi Rerum vulgarium fragmenta aveva fornito il modello perfetto di un inscalfibile sublime, inscalfibile soprattutto dalla vita vera. Tuttavia, malgrado il petrarchismo imperante, nel Cinquecento, dopo quello tardoquattrocentesco di Cristoforo Landino, si registrano ancora importanti commenti alla Commedia, da Alessandro Vellutello a Benedetto Varchi, da Ludovico Castelvetro a Vincenzo Maria Borghini. E invece in età barocca che la stella di Dante sembra definitivamente tramontare, misconosciuta dalle dominanti poetiche dell’ artificio, della finzione e della dissimulazione. Ma è un’eclissi che prepara il trionfo decretato dal romanticismo europeo, col riconoscimento di una supremazia internazionale che non verrà meno mai più. Tutto questo, comunque, conta poco: ha semmai a che fare con l’ istituzionalizzazione di un poeta, sancita dal moltiplicarsi delle cattedre di filologia dantesca e dal fiorire di società dantesche ad esempio in Germania, o in Inghilterra, o negli Stati Uniti. Ma il vero miracolo di Dante è la sua eterna capacità di farsi ascoltare da tutti, riproponendo tutto intero a chiunque gli si accosti il meraviglioso “scandalo” del suo poema. Non a caso diceva Eliot che la sua «è la più esauriente presentazione di sentimenti che sia mai stata fatta».
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December 28th, 2008Dante, Divina Commedia, Roberto Benigni, TuttoDanteDa lunedì 29 dicembre in edicola con i giornali i dvd con La Divina Commedia interpretata da Roberto Benigni. Che è riuscito a far tornare popolare quest’opera di altissima poesia. Rendendola contemporanea
Ogni volta che Roberto Benigni (ormai molto raramente) appare in tv, l’Auditel impazzisce. Ma nessuno si sarebbe mai aspettato gli oltre dieci milioni di telespettatori per la lettura del V canto dell’Inferno, come è avvenuto nel novembre dello scorso anno in prima serata su Rai Uno. E un successo sono stati anche gli altri appuntamenti, andati in onda dopo le 22.30. Con tanto di fax ed e-mail di ringraziamento mandati dal pubblico a Viale Mazzini e una serie di interventi entusiastici dei critici, che hanno rilevato come i gusti dei telespettatori siano spesso più raffinati ed esigenti di quanto i dirigenti della televisione immaginino.
Adesso a partire da lunedì 29 dicembre, le letture della Divina Commedia saranno riproposte nella collana «Roberto Benigni. Tutto Dante» in edicola con Repubblica e L’espresso, a 9,90 euro più il prezzo dei giornali. Quattordici dvd (il secondo sarà disponibile da mercoledì 7 gennaio e gli altri, poi, sempre di mercoledì), con tredici canti del poema (dal primo al decimo più il XXVI e il XXXIII dell’Inferno e l’ultimo del Paradiso) e un Tutto Dante Show, la registrazione dello spettacolo portato sui palchi di tutta Italia dal 23 novembre 2006 al 24 settembre 2007.
Si comincia quindi con il primo canto dell’Inferno, recitato davanti alla Basilica di Santa Croce di Firenze da un Benigni che all’inizio sussurra i versi con voce emozionata. Si incontrano la «lonza leggiera e presta molto», il leone e la lupa (le tre fiere che rappresentano la lussuria, la superbia e la cupidigia) e Virgilio, «lo mio maestro e ‘l mio autore», prime figure di una galleria di personaggi indimenticabili. Benigni, nell’introdurre i canti, racconta il «suo» Dante, spiegando perché lo ritiene un elemento essenziale della vita, «come l’acqua e come l’aria».
Ma, nel suo show, la Commedia diventa l’occasione per dare corso a un monologo fiume sulla politica e i costumi, con uno scambio continuo fra il Medioevo e l’Italia di oggi, con le guerre fra guelfi e ghibellini di fatto mai terminate e con Silvio Berlusconi che vorrebbe una riforma elettorale «alla vaticana»: si elegge un capo di Stato (lui) e lo si lascia al suo posto per tutta la vita.
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Nonostante qualche critico abbia considerato troppo emozionata l’interpretazione dantesca di Benigni (Edoardo Sanguineti l’ha definita “piccolo-borghese”, mentre Vittorio Sermonti ha espresso il timore che la personalità dell’attore oscuri quella di Dante), merito indubbio dell’attore e regista, premio Oscar per La vita è bella, è quello di aver reso accessibili a chiunque i versi di Dante. Un po’ come accadeva nel ‘300, almeno stando alle parole di Franco Sacchetti, che, in Il Trecentonovelle, racconta di un fabbro e un asinaio che recitano a memoria (storpiandoli un po’) i versi del poeta.
(Marco Romani, Il Venerdì di Repubblica, 19 dicembre 2008).

































