Category: Dante, Divina Commedia
Roberto Benigni Dottore all’Unical: «Studenti, fate la vostra rivoluzione»
”I poeti inventano i sentimenti. La poesia è un dono”. Roberto Benigni ha ricevuto dalla Universita’ della Calabria la laurea honoris causa in filologia ed ha inaugurato il 40/mo anno accademico. Nella sua sua lectio magistralis ha parlato dei filosofi di questa terra come Telesio e Campanella, ma anche di Berlusconi, Bossi e Di Pietro. ”La filologia – ha detto – serve per rendere chiari i testi del passato che sono oscuri. Tra molti anni tradurra’ Bossi e di Di Pietro”.
(Corriere della Calabria) – Benigni non ha deluso le attese. Ha volato alto, come di consueto, abbracciando tutta la platea e piazzando qua e là qualche battuta al fulmicotone. La migliore del campionario l’ha riservata a Silvio Berlusconi, anche lui laureato ad honorem dell’Unical nel 1991: «Mi hanno detto che, dopo quella cerimonia, le agenzie di rating hanno tolto le tre “A” ad Arcavacata, che è diventata Arcavct». E, ancora sui laureati eccellenti dell’accademica calabrese: «Adesso manca solo Jugale, il mio personaggio calabrese preferito». Come Benigni sappia di Jugale è un mistero che si svela in pochi secondi: «Lucio Presta (il suo agente, ndr) mi riempie la testa di cose calabresi quando siamo in giro. Anche se è la mia prima laurea in Calabria (ne ha collezionate altre sei in giro per l’Italia, ndr) conosco bene questa regione e la amo. Infatti sto cercando casa ad Aria di Lupi».
Non resta che un omaggio culinario per completare l’opera: «Mi hanno tenuto dalle 5 alle 8 del mattino per sostenere trenta esami, perché qui non si regala niente a nessuno. Poi, per mantenermi in piedi, mi hanno nutrito con scaliddre, turdiddri e cuddririeddri». La pronuncia è (comprensibilmente) quella che è, ma in sala si ride. Il neolaureato ringrazia, dispensa sorrisi e sprona tutti allo studio della Filologia moderna: «Rende chiari i testi oscuri. Tra qualche anno si studieranno le parole di Di Pietro e Bossi». Com’è inevitabile che sia, il suo è un intervento giocato tutto sulla forza delle parole («le parole sono azioni e sono le parole a rendere possibili i sommovimenti») e della cultura. Al «con la cultura non si mangia» dell’ex ministro Tremonti, Benigni risponde con un «si mangia solo con la cultura, perché è con le parole che i popoli sono cresciuti. Prima di Cristo non esistevano l’amore e la carità. I poeti – e Cristo è stato il più grande poeta della Storia – inventano i sentimenti e li catalogano». Le parole sono rivoluzione e «voi, studenti, fate ognuno la vostra rivoluzione» (in verità di studenti in aula ce ne sono pochi). Il genio scopre non solo i pianeti e le leggi della natura, ma anche sentimenti a cui non si sa ancora dare un nome: «Dante lo fa 98 volte nella Commedia. E io vorrei vivere mille anni per sapere quanti sentimenti abbiamo».
Vola altissimo, Benigni. E racconta, a una platea quasi tutta calabrese, una Calabria semisconosciuta, che «è stata importantissima per tutta la cultura europea». Parte dal tredicesimo secolo e parla di Barlaam di Seminara e Leonzio Pilato, che, «dopo anni di studio nei monasteri , furono maestri di ellenismo per Petrarca e Boccaccio. La Calabria è un esempio di come si possa costruire cultura da soli, studiando dalla mattina alla sera. Leonzio Pilato tradusse Omero e Telesio influenzò tutto l’Illuminismo. E che dire di Tommaso Campanella, il pensatore più torturato della storia della filosofia». L’artista toscano è affascinato dall’invenzione di nuove parole (il minimo, per un filologo) e ricorda che «fu Campanella a inventare la parola “alienazione”, che riecheggia in tutta la filosofia tedesca fino a Hegel e Marx». Questo viaggio nelle vette della cultura calabrese continua con Domenico Mauro, uno dei Mille, fondatore del periodico “Il Calabrese”, «che ha contribuito a riportare in auge Dante, dopo la sua emarginazione».
Dante, il grande amore di Roberto Benigni, permea tutta la sua lectio magistralis. Un’escalation di citazioni attualizzate («nella Divina commedia ci sono 500 personaggi che interagiscono, come in un Facebook ante litteram»), musicalità («ci sono pezzi in cui potete sentire Jimi Hendrix e altri che sembrano suonati con il violoncello») e riferimenti alla più incredibile rivoluzione dantesca, l’ingresso della donna in poesia. «Prima di Dante, le donne erano tenute in considerazione al pari degli animali. Invece Alighieri, con un coraggio pazzesco, affida a una donna, Francesca da Rimini, il primo monologo della sua opera, si fa spiegare tutto da Beatrice, mette una prostituta in Paradiso e dona un corpo alla Vergine Maria». Rivoluzionario, come il pensiero di certi meridionali. Gioacchino da Fiore, ad esempio, «uno che – come tanti calabresi – aveva idee tutte sue ma influenzò molto il pensiero teologico». E poi Tommaso d’Aquino, Benedetto Croce e di nuovo Telesio e Campanella e Giordano Bruno: «Perché il pensiero è al Sud. Tutto il pensiero sta qui e fare la secessione vorrebbe dire staccarsi la testa». Ultimo accenno politico prima della chiusura, riservata all’ultimo canto del Paradiso. Nell’aula ci sono circa mille persone: non vola una mosca.
Laurea in Filologia per Roberto Benigni
Due volte premio Oscar, quasi premio Nobel e ora otto volte Dottore nelle università d’Italia e del mondo. Lui, Roberto Benigni, la più recente pagina della sua straordinaria carriera l’ha scritta al Sud del Belpaese.
Roberto Benigni alle lauree honoris causa è ormai abituato. È arrivato, infatti, a conseguirne otto con la consegna del titolo di dottore in Filologia Moderna (o «filmologia romanza» come lui stesso ha ironizzato) da parte della facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università della Calabria, con sede a Cosenza.
Il professore Nuccio Ordine nella laudatio ha sottolineato “l’importante impegno che Benigni ha profuso nell’avvicinare il grande pubblico alla ‘Commedia’ e ad altri classici con le sue lecturae Dantis che hanno suscitato entusiasmo nelle piazze, nei teatri, nelle aule universitarie, nelle trasmissioni televisive”, e “l’impegno civile con cui ha partecipato alle manifestazione per i 150 anni dall’Unità d’Italia”.
“”Stamattina m’hanno fatto fare trenta esami e fatto mangiare tre chili di pietanze calabresi. Sono molto fiero di essere laureato qui nella piccola Atene”.
Sulla ‘Divina Commedia’ Benigni ha detto : “Leggetela, è bella! E’ un miracolo, come se avessimo fatto una cosa bella e Dio per premiarci ha fatto nascere qualcuno per scriverla. Filologicamente, che ne sappiamo noi del cielo? Quello di Dante era vergine, immacolato, ogni parola aveva un altro senso. Io vorrei vivere 1000 anni non per scoprire nuovi pianeti, ma per capire quanti sentimenti abbiamo. Quando diciamo ‘non so come mi sento’ significa che arriverà un poeta che saprà dircelo. Dante non trovò novantotto volte le parole e le inventò, ci ha salvato la vita! L’ottanta per cento delle parole di Dante le usiamo anche oggi”. Il Dottor Roberto ha ricordato personaggi storici di questa terra come Fulco Ruffo di Calabria, Tommaso Campanella e Gioacchino da Fiore. Chiusura sulle donne e la figura di Beatrice: “Se l’avessi qui le salterei addosso”.
Roberto Benigni ha tenuto una lezione magistrale sul ruolo della donna nella letteratura italiana e ha recitato l’ultimo canto della Divina Commedia dedicato alla Vergine.
Benigni e Robert Hollander uniti dall’amore per Dante
Firenze (Adnkronos) – Sarà Roberto Benigni a tenere a battesimo il primo commento alla ‘Divina Commedia’ di uno studioso americano a uscire in Italia e in italiano. Si tratta di ‘La Commedia di Dante Alighieri’ con il commento dell’illustre dantista Robert Hollander, professore emerito di letteratura italiana della Princeton University, impresa monumentale pubblicata in tre volumi dall’editore fiorentino Olschki.
Questo nuovo commento viene pubblicato a cento anni dalla monumentale edizione realizzata da Leo S. Olschki, aperta dalla prefazione di Gabriele d’Annunzio. Se allora l’opera fu concepita in occasione del cinquantenario dell’unità d’Italia, a distanza di un secolo questa di Hollander ne festeggia i centocinquanta anni di storia. Toccherà Roberto Benigni, grande divulgatore e declamatore di Dante, presentare per la prima volta in pubblico il nuovo commento dantesco di Hollander, da una ventina di anni amico personale dell’attore e regista.
Martedì 4 ottobre, alle 17, a Firenze, nel Salone de’ Dugento di Palazzo Vecchio (ingresso solo su invito), Benigni sarà uno dei relatori al convegno che vedrà protagonisti anche il sindaco Matteo Renzi e i dantisti Luca Azzetta, Lino Pertile e Gianni Venturi.
Frutto di un lavoro di quasi mezzo secolo, l’opera di Hollander intreccia all’esegesi attenta e puntuale del testo dantesco l’esame critico di alcuni nodi concettuali che hanno segnato le vicende interpretative del poema: dal rapporto spesso teso che la ‘Commedia’ istituisce con i propri antecedenti classici (in particolare Virgilio poeta e personaggio) alla dialettica intratestuale stabilita con le opere precomiche di Dante (in particolare ‘Vita nuova’ e ‘Convivio’); dall’orientamento stilistico ‘tragico’ di Convivio e De vulgari eloquentia alla tenace insistenza nel ”poema sacro / al quale ha posto mano e cielo e terra” sullo stile comico; dalla decisa rivendicazione di un preciso statuto allegorico (la natura ‘storica’ della narrazione) avanzata più volte nel poema, all’interpretazione attiva a cui viene chiamato il lettore, cooptato dall’autore a farsi complice di alcune delle sue più rivoluzionarie strategie metapoetiche. Completa il quadro una ricchissima documentazione della storia del ‘secolare commento’, a formare una visione d’insieme che è anche un ponte tra le tradizioni esegetiche italiana e anglo-americana.

Robert Hollander ha insegnato al Columbia College ed è stato visiting professor al Dartmouth College e alla cattedra di filologia dantesca dell’Università di Firenze. Per 42 anni ha insegnato letteratura medievale italiana a Princeton con particolare attenzione alle opere di Dante e Boccaccio. Ha ricevuto numerosi premi per i suoi studi in campo letterario. Nel 1988 è stato premiato con il Fiorino d’oro della città di Firenze per i suoi studi su Dante; nel 1997 ha ricevuto la cittadinanza onoraria di Certaldo, paese natale di Boccaccio. Dal 1979 al 1985 è stato presidente della Dante Society of America e dal 1992 al 2003 è stato presidente dell’International Dante Seminar. E’ fondatore e direttore di due tra i più importanti siti internet dedicati interamente alle opere di Dante: il Dartmouth Dante Project e il Princeton Dante Project.
“Mein Dante”, the German edition of “Il mio Dante” – a book by Roberto Benigni with a foreword by Umberto Eco
The German speaking fans of Roberto Benigni are now able to enjoy “Mein Dante“, the German edition of “Il mio Dante“, a book by Roberto Benigni with a foreword by Umberto Eco, translated from Italian by Franziska Kristen for Luchterhand, officially published on June 8, 2010.
Oggi, 8 giugno 2010, è uscito “Mein Dante“, traduzione tedesca, a cura di Franziska Kristen per Luchterhand, del libro “Il mio Dante” di Roberto Benigni, edito da Einaudi nel 2008, con uno scritto di Umberto Eco.
Originaltitel: Il mio Dante
Originalverlag: Einaudi
Aus dem Italienischen von Franziska Kristen
DEUTSCHE ERSTAUSGABE
Taschenbuch, Klappenbroschur, ca. 180 Seiten, 11,8 x 18,7 cm
ISBN: 978-3-630-62190-6
Erscheinungstermin: 8 Juni 2010
Die hoch komische und heiß glühende Liebeserklärung an einen Klassiker der Weltliteratur
Natürlich kennen Sie Dantes »Göttliche Komödie«. Natürlich wissen Sie, dass sie zu den wichtigsten Texten unserer Kultur gehört, dass sie die ganze Welt umfasst, vor allem aber die Hölle und das Paradies noch dazu. Aber Hand aufs Herz: Haben Sie sie tatsächlich einmal gelesen? Macht nichts. Denn jetzt haben Sie die Gelegenheit, mit dem Schauspieler Roberto Benigni auf eine schaurig schöne Entdeckungstour durch Dantes ungeheuerlichen Kosmos zu gehen. Benigni ist seinem Dante verfallen. Und mit seiner maßlosen, hinreißend komischen und bewundernd respektlosen Liebeserklärung wird jeder Leser zum verzauberten Dante-Anhänger.
Mit einem Vorwort von Umberto Eco.
More information on Luchterhand website.
Anteprima del DVD “Dentro Dante” con un contributo di Roberto Benigni
Anteprima del DVD Dentro Dante con interventi di Roberto Benigni, Gherardo Colombo, Claudio Magris,
Salvatore Natoli, Piergiorgio Odifreddi e Moni Ovadia e la partecipazione di Lella Costa.
Oltre che un grande poeta, Dante può essere un nostro contemporaneo: le questioni che affronta e latteggiamento che esibisce contribuiscono a definire la nostra identità culturale e umana e ci interrogano ancora con forza. Lo sanno i professori, che su Dante scommettono spesso la possibilità di conquistare gli studenti allinteresse e allamore per la letteratura; lo sanno gli studenti, che qualche volta si innamorano di Francesca, parteggiano con Farinata, hanno fame con Ugolino.
Il DVD Dentro Dante, per la regia di Elisa Savi, costituisce unopportunità per arricchire il contatto con questo grande autore. Esso presenta gli interventi di alcuni fra i maggiori intellettuali italiani di oggi, chiamati a confrontarsi da un punto di vista personale con Dante e con la Commedia. Legate insieme dalle sollecitazioni di Lella Costa, si alternano dunque le voci di Gherardo Colombo (che parla del senso di giustizia nel poema e nella nostra società), Claudio Magris (che sottolinea la funzione di Dante per la nostra identità nazionale), Salvatore Natoli (che paragona la condizione umana al Purgatorio dantesco), Moni Ovadia (che esalta nellUlisse di Dante il valore della conoscenza), Piergiorgio Odifreddi (che porta sul mondo della Commedia lo sguardo di uno scienziato moderno). L’intervento di Roberto Benigni costituisce infine un modo particolarmente audace e brillante per attualizzare il rapporto con Dante.
Il DVD è costituito da una sezione principale che presenta una selezione organica di tutti gli interventi, particolarmente adatta per la visione collettiva e quale stimolo alla discussione; ed è corredato a unampia sezione di contenuti speciali nella quale tutti gli interventi sono riprodotti per intero: uno strumento in più di approfondimento, di ricerca e di arricchimento specifico.
Benigni canta ai detenuti Pia dei Tolomei
L’attore in visita privata al carcere di Firenze ospite dei reclusi che studiano Dante. E insieme discutono di redenzione

Firenze, 23 ottobre 2009 – Il quinto canto del Purgatorio, come metafora del cammino di redenzione. Come incoraggiamento per chi nella vita ha commesso un errore, ma ha una possibilità per riscattarsi. Non riuscivano a credere ai loro occhi, ieri pomeriggio, i detenuti del carcere fiorentino di Sollicciano. A recitare Dante, a narrare in versi la triste storia di Pia dei Tolomei, c’era Roberto Benigni in carne e ossa. Benigni ha risposto a una lettera d’invito dei detenuti del carcere fiorentino che stavano studiando Dante attraverso i dvd delle sue serate.
Si sono talmente appassionati al sommo poeta recitato dal comico di Vergaio che, insieme al loro insegnante, hanno tentato l’impossibile: chiedere all’artista di varcare la porta del carcere per un incontro. Dopo qualche tempo è arrivata la risposta, Roberto Benigni aveva accettato; l’appuntamento, da svolgersi nel massimo riserbo quasi da visita ‘privata’, era per ieri pomeriggio alle 14. E puntuale è arrivato, a bordo di un’auto, con la quale ha raggiunto il cortile del carcere senza affrontare il blocco della portineria.
Una volta entrato, Benigni è stato accompagnato nel teatro del carcere, dove lo aspettavano gli insegnanti dei corsi d’istruzione, i vertici della casa circondariale e circa 200 detenuti. Un incontro informale, ma di quelli che lasciano il segno. E non sono mancate le battute, quelle al fulmicotone, che hanno scatenato applausi a scena aperta e risate. Curioso il siparietto con un detenuto che ha avvicinato Benigni: “Dopo aver trafficato hashish per tutta la vita – gli ha raccontato – ho scoperto la scrittura, e sto lavorando su una sceneggiatura: Pinocchio al femminile? Che ne pensi?”. “Vorrà dire – ha risposto il comico – che la chiameremo Pinocchia”.
Tante le domande anche sul rapporto di amicizia con Massimo Troisi e sul clima speciale che si era creato durante le riprese del film ‘Non ci resta che piangere’. Alla fine sono state due ore di poesia e sorrisi, di battute, ma anche di confronto tra l’artista e uomini che sono alla ricerca di un’opportunità per ritrovare se stessi.
L’incontro si è svolto in forma assolutamente privata, lontano da taccuini e telecamere. Ma non si è trattato in assoluto di una ‘prima volta’. Nel 2007 Roberto Benigni concesse due repliche speciali al suo spettacolo ‘TuttoDante’. Su richiesta dell’allora sottosegretario alla giustizia, Luigi Manconi, si recò nel carcere milanese di Opera e in quello di Sulmona. In quel caso recitò canti dell’Inferno dantesco tra i detenuti, alternandoli come ieri alle battute che servivano non tanto per sdrammatizzare, quanto per mantenere alta la concentrazione.
Perché è chiaro che, ieri come due anni fa, si tratta di un pubblico speciale: persone che devono fare i conti con il dolore provocato a se stessi e agli altri, in attesa di una parola di consolazione, della rassicurazione che si può uscire dal buio. E niente di meglio della Divina Commedia, opera potente che fa commuovere e che racconta in modo sempre attuale la parabola dell’uomo, dei suoi sentimenti più alti, ma anche delle sue debolezze.
Dopo circa due ore, l’incontro è finito. “Ciao Roberto e grazie di tutto”. Uno spettacolo privato, ma anche un viatico per il futuro. Perché solo se si è visto l’Inferno, si può pensare di conquistare il Paradiso.
di Fabrizio Mordivucci (La Nazione)
Roberto Benigni a Terni: Io il più grande comico degli ultimi 150 anni. Gesù il secondo perseguitato di tutti i tempi.

Ieri pomeriggio a Terni, Roberto Benigni è stato ospite di un convegno organizzato dall’associazione Bancoper’s in collaborazione con la Diocesi di Terni. Il tema del convegno era “La Giusta Mercede“, la giusta ricompensa per il lavoro svolto .
La platea, più di un centinaio di persone stipate nella sala del museo diocesano, si è scaldata per l’intervento conclusivo di Roberto Benigni. L’attore toscano, ospite di Mons. Vincenzo Paglia, ha esordito con un «Che cosa ci faccio io qui?». «Sinceramente – ha proseguito – E’ un pò come la presenza del ministro Bondi ad un convegno sulla cultura».
Nel suo intervento Benigni ha riservato due battute a Silvio Berlusconi, senza peraltro mai citarlo “anche se non porta bene” in riferimento a due sue recentissime affermazioni. Dal momento che Berlusconi si vanta di essere il miglior Presidente del Consiglio degli ultimi 150 anni (se lo dice da solo), Benigni ha replicato: «Sono il più grande comico degli ultimi 150 anni, sfido chiunque a negarlo e vedrete di che pasta sono fatto». La seconda battuta è relativa a quanto ha detto, proprio ieri, Berlusconi: Sono in assoluto, il maggior preseguitato dalla magistratura di tutta la storia di tutte le epoche del mondo. E Benigni: «Che dire di Gesù Cristo, la seconda persona più perseguitata di tutti i tempi e non era neanche stato eletto dal popolo».
In conclusione Roberto Benigni ha letto il V Canto del Purgatorio «dove c’è un senso della giustizia, della carità e della morale, e si narra di coloro che si pentono all’ultimo momento e hanno la giusta mercede».
(Grazie a Lorenzo Moretti per l’audio dell’intervento di Roberto Benigni).
- Clicca sulle anteprime per vedere le foto:
L’Oss. Romano plaude alle Lecturae Dantis di Roberto Benigni
CULTURA: L’OSS. ROMANO, BENIGNI HA COLTO LO SPIRITO DI DANTE E LA PRESENZA DI CRISTO
(ASCA) – Citta’ del Vaticano, 24 giu – Anche l’Osservatore Romano plaude alle ‘lecturae Dantis’ di Roberto Benigni. Lo fa recensendo nell’edizione odierna ”Il mio Dante”, pubblicato nel 2008 da Einaudi. ”L’ampio successo di critica e di pubblico registrato dalle letture dantesche realizzate dal comico toscano – scrive Marco Tibaldi -, come direbbe Paul Ricoeur ‘danno a pensare”’.
Per il quotidiano della Santa Sede, con Dante, come con il film ‘La vita e’ bella’, ”il principale merito di Benigni e’ di esser riuscito a divulgare a una quantita’ enorme di persone temi e messaggi impegnativi e ardui da trattare”.
”Una delle ragioni di tanto successo – prosegue la recensione – e’ nello stile comunicativo adottato, che si riallaccia, con le opportune personalizzazioni, al filone antico dei giullari, dei norren della tradizione nordica”. E a questo proposito, Tibaldi sottolinea come ”la forza e le ambiguita’ del fenomeno tutto umano del ridere si trovano esemplarmente all’inizio stesso dell’esperienza della fede, come la storia di Abramo e Sara ci ricorda”. ”Cio’ che e’ decisivo – prosegue – e’ allora, per cosi’ dire, la qualita’ del riso che viene suscitata dal comico. Ci puo’ essere, infatti, un riso irriverente e sarcastico, un riso di sfiducia e incredulita’, ma anche un riso che nasce dalla gioia e, cosa ancora piu’ tremenda e sublime, un riso che nasce dalla o nella sofferenza. Benigni sa muoversi con maestria all’interno di questa vasta gamma dei significati del ridere, ma colpisce nel segno quando riesce nell’ultima e piu’ impegnativa impresa: parlare con il sorriso della sofferenza. Cosi’ e’ stato per La vita e’ bella e cosi’ e’ stato anche per Dante”.
Per Tibaldi, cio’ che Benigni e’ riuscito a fare, con l’enorme successo di critica e di pubblico delle lezioni dantesche, ”e’ l’aver reso presente lo spirito” della Divina commedia, in cui si trova ”praticamente tutto”, ovvero ”tutto cio’ che serve realmente: un cammino di redenzione per uscire dalla morte e incontrare la vita vera”. Facendosi ascoltare su ”temi impegnativi quanto decisivi come la redenzione, il peccato, la vita eterna”, Benigni ha saputo mostrare ”come la bellezza di Dio, il fascino della vita eterna, la possibilita’ dell’incontro definitivo con il Creatore della vita, covino anche nel cuore del disincantato uomo dei nostri tempi”. Tutto cio’, grazie alla sua capacita’ di ”parlare con il sorriso della sofferenza”.
Ma il recensore dell’Osservatore Romano non si ferma qui, e aggiunge che ”il successo della proposta di Benigni risiede in ultimo anche da una certa inflessione cristologica del suo raccontare”. ”L’attore – spiega – ha ben presente il sostrato biblico della Commedia, come piu’ volte ricorda nel suo saggio… Ma la vera intonazione cristologica viene, ancora una volta, da quel sorriso con cui Benigni, sulla scia di Dante, ci sa raccontare tutto questo, quel sorriso che paradossalmente molti artisti antichi e contemporanei hanno posto proprio sulle labbra del Gesu’ morente in croce, piccolo ma sconvolgente segnale dell’imminente risurrezione”.
Mercoledi 24 Giugno 2009 – L’OSSERVATORE ROMANO: BENIGNI E LA “NOSTALGIA DELL’ETERNO”
“Ci sono delle persone che dicono che tutto è brutto senza possibilità di riscatto, e a me non piacciono per niente; ce ne sono delle altre che dicono che tutto è brutto, ma riescono lo stesso a farci vedere la bellezza in mezzo a tanto buio. Sono le mie preferite, e Dante è tra queste, perché nonostante il malessere che lo angosciava amava la vita”. Roberto Benigni descrive così Dante, nel libro “Il mio Dante”, recensito da Marco Tibaldi sull’Osservatore Romano. Scrive Benigni: “La Divina Commedia è un pianeta sconosciuto dove troviamo cose che riguardano noi. E bisogna che andiamo a vedere nel nostro passato, proprio come fa Dante, che rientra nella sua vita”. Per Tibaldi, ciò che Benigni è riuscito a fare, con l’enorme successo di critica e di pubblico delle lezioni dantesche, “è l’aver reso presente lo spirito” della Divina commedia, in cui si trova “praticamente tutto”, ovvero tutto ciò che serve realmente: “un cammino di redenzione per uscire dalla morte e incontrare la vita vera”. Facendosi ascoltare su “temi impegnativi quanto decisivi come la redenzione, il peccato, la vita eterna”, Benigni ha saputo mostrare “come la bellezza di Dio, il fascino della vita eterna, la possibilità dell’incontro definitivo con il Creatore della vita, covino anche nel cuore del disincantato uomo dei nostri tempi”. Tutto ciò, grazie alla sua capacità di “parlare con il sorriso della sofferenza”.
TuttoDante a Buenos Aires – Il resoconto di Lucas Esandi
Pubblichiamo il resoconto di Lucas Esandi, nostro collaboratore dall’Argentina, grande appassionato di Dante e Benigni, che ha assistito allo spettacolo di TuttoDante a Buenos Aires mercoledì 17 giugno 2009 [Leggi il primo articolo che ha scritto Lucas per noi].
Suona la musica e aspettiamo con ansia Roberto, suona finchè finalmente appare sul palcoscenico e il Gran Rex esplode di applausi e di emozione per vedere lui per la prima volta, lui che ci fa tanto bene col suo ottimismo che contagia perfino al peggiore dei pessimisti. Ed è gioia essere lì. Ci si sente nell’aria. Tutti sorridono e nell’atmosfera c’è qualcosa di speciale, siamo tutti felici e così inizia lo spettacolo.
La prima ora è stata di umorismo e la seconda sul V dell’Inferno. E poi, ci ha elogiato all’Argentina nei confronti del nostro calcio, della nostra mitologia e sopratutto di Borges. Ha spiegato che è il suo dantista preferito –anche uno dei suoi scrittori preferiti-, e poi, alcune cose che dice sulla Commedia sono cose dette da Borges in un libro chiamato Nueve ensayos dantescos (Nove saggi danteschi) e poi nel testo “La divina comedia” in Siete noches (Sette notti). Anche se dalla maniera in cui lo fa Roberto, Borges non l’avrebbe fatto mai, il suo stile era un altro.
E poi, non si referisce solo a lui. Io, non so se questo va detto, ma lo voglio dire: è da notare le citazioni che fa delle Sacre Scritture, le conosce bene e le ha lette tutte. Nella nostra serata ne ha fatte tante: quella in cui Gesù guarisce la suocera di Pietro per mangiare e per spiegarci che Gesù voleva bene al suo corpo, e sempre ci teneva al cibo e anche al vino, perché dice di non aver trovato passaggio in cui il Signore beva acqua, è sempre vino; la moltiplicazione dei pani e dei pesci; l’episodio in cui una donna tocca il mantello di Gesù e pensa che basterà così perché lo ama e c’è una forza che esce da Gesù, e tutto per spiegare il verso memorabile:
Amor ch’a nullo amato amar perdona
È una idea nota per noi, Benigni spesso dice: «Nessun amore è sprecato» L’amore ci torna indietro in ugual misura; l’annuciazione alla Vergine Maria, e vorrei sottolineare, con un umore inaudito, perché ci diceva che siamo qui per il sì di una donna, e che perfino Dio ha lasciato Maria decidere per il nostro libero arbitrio, e che aveva tanta paura che mandò un suo amico, l’arcangelo Gabriele verso Maria… “scusa Maria, c’è un mio amico che ti vuole bene…” E al momento in cui diceva questo tutti ridevano. Splendido! Raccontava il momento dell’annunciazione con un umorismo, ripeto, inaudito e gioioso che ci rendeva a tutti felici per ricordare quel momento importantissimo nella storia dell’Umanità; e poi l’episodio della lotta di Giacobbe con Dio, per dirci quant’è difficile la vita a volte, e come ci dobbiamo sforzare come lui per sfiorare il divino, per trascendere alle stelle –ad astra per aspera, dirà un motivo latino-, per affrontare il mistero della vita.
E non solo conosce bene le Sacre Scritture, sennò anche altri testi di Sant’Agostino, di Santo Tommaso d’Aquino, ecc. Sa la storia della Chiesa Cattolica molto bene.
Poi ha detto i doni della cultura italiana al mondo e il valore dei pensatori del sud italiano.
Oltre all’umorismo della prima ora, nella seconda si è permesso di dire alcune cose con umorismo anche se raccontava Dante. Ebbene, l’umorismo è sempre in tutti i suoi spettacoli. Benigni, il tuo nome è umorismo.
Personalmente sono contento perché nel programma che consegnavano nel Teatro c’era la lettera di Roberto a Dante con la traduzione che io ho fatto in spagnolo.
Non mi hanno chiesto di usarla, ma sta bene così.
Ho contribuito umilmente dall’anonimato a Tutto Dante. A spandere il vento della felicità che ci voleva soffiare Roberto, come aveva detto nei giorni prima.
E vi posso assicurare che ha soffiato perché il vento soffia ove egli vuole. Nel suo nome ci siamo riuniti.
C’è stata quella Bellezza accecante. Dante c’è stato in Argentina. E noi siamo stati lui nel sentire la bellezza del verso nel nostro orecchio. Ne saremo grati sempre.
Un abbraccio forte,
Lucas Esandi
Il Blog di Lucas: “Mientras Tanto”
Facebook di Lucas Esandi



























