Abbado e Benigni: “Ecco nostro figlio”
PIERINO E IL LUPO. AL PALADOZZA DI BOLOGNA PROKOFIEV PER 5 MILA SPETTATORI, CON QUASI 1000 ARTISTI SUL PALCO
Il direttore: Vorrei Roberto ministro della Cultura. L’attore: no, della Bellezza.

(Di Giuseppina Manin, Il Corriere della Sera, 22 ottobre 2008)
«Senza marcetta Roberto non entra in scena. E così ne ho scelta una ad hoc, una marcetta di Prokofiev, perfetta per il suo ingresso trionfale». Si diverte come un ragazzo Claudio Abbado all’idea di tornare a giocare con l’amico Benigni. Complice ancora una volta quel Pierino e il Lupo che nel 1990 li fece incontrare a Ferrara. «La nostra amicizia è nata lì, tra risate e musica», ricorda il direttore che sabato prossimo tornerà sul podio della sua Orchestra Mozart con la favola di Prokofiev al PalaDozza di Bologna, 5000 posti tutti venduti dal primo giorno. Uno scenario kolossal giustificato sia dalla straordinaria popolarità dei due protagonisti, sia dal secondo brano del concerto, il Te Deum di Berlioz, che richiede un organico monumentale. Abbado ha chiamato a raccolta tre orchestre, oltre alla Mozart, la Cherubini di Riccardo Muti e l’ Orchestra giovanile di Fiesole di Piero Farulli. Più un coro di 623 bambini, 516 selezionati tra i cori scolastici dell’ Emilia Romagna, il resto dal Coro delle Voci Bianche del Comunale di Bologna e dal «Clarière» del Conservatorio della Svizzera Italiana. Se si aggiungono 150 coristi adulti e 157 strumentisti, in scena saranno 930 esecutori. Una bella comitiva. «Sarà una grande festa – promette Abbado -. Con tante faccine ridenti e un clown di genio. Roberto è persona di grandissima cultura e grandissima umanità. Sarebbe un ministro della Cultura ideale». Benigni ministro? «Sì ma della bellezza — rettifica l’ interessato -. A quel ministero mi candido subito. La bellezza della musica e della poesia, la bellezza dell’ amicizia». La vostra è cominciata 18 anni fa. Cosa ricorda di quel primo Pierino? «Diciotto anni? – sbarra gli occhi Benigni -. Potremmo aver fatto un figlio Abbado e io… Sono felice di tornare a raccontare con lui una fiaba per i bambini dai 3 agli 83 anni. E poi c’ è la novità del motivetto in si bemolle maggiore su cui entrerò a passo di marcia».

Per il resto minaccia furti di strumenti, ratti di violiste e un tentativo di impossessarsi del podio. L’ altra volta, nel finale, cambiò addirittura la storia: il cacciatore anziché il lupo catturava il nonno e lo portava allo zoo. Che si inventerà stavolta? «Non lo so nemmeno io – risponde Abbado -. A ogni prova Roberto ne combina una nuova. Naturalmente gli lascio mano libera, gli ho chiesto solo di non cambiare l’ ultima parola delle battute perché sono un punto di riferimento per gli attacchi musicali». Ma che nesso c’ è tra il beffardo Pierino e il sacro Te Deum? «Nessuno – risponde il direttore -. Tranne che entrambi si rivolgono a dei ragazzini. Prokofiev insegna a riconoscere le voci degli strumenti, Berlioz li coinvolge in un’ altissima preghiera». E proprio pensando ai più giovani e all’ educazione musicale, il maestro, sollecitato da Luigi Berlinguer, si è gettato nell’ impresa. Un gesto di coscienza civica cui faranno da cornice due altri segni di generosità: Abbado dedica il concerto al Vidas, a cui devolverà il suo cachet per la realizzazione di un Campus per i ricercatori di cure palliative. Benigni devolverà il suo compenso al Progetto Tamino, musicoterapia per bambini, promosso dalla Mozart. Iniziative che allargano il cuore in questi tempi bui, segnati da pesanti tagli alla cultura, da attacchi alla musica. «Per questo governo la cultura è merce che non rende e quindi la si taglia – stigmatizza Abbado -. Quando sento dire che Parsifal costa troppo spero che ci si riferisca alla ricchezza della sua partitura. Temo però che questi signori ragionino un tanto al chilo». Ma né Abbado né Benigni si lasciano scoraggiare. La loro gioiosa complicità promette nuovi incontri: «Una serata con Dante e un’ altra con Verdi», annuncia Benigni. Dante si può prevedere, ma con Verdi, che farà? «Officerò il Requiem». Dopo la Bibbia in Vaticano, una messa solenne. Roberto santo subito.


















