Un Benigni da Nobel
Everything about Roberto Benigni-
January 21st, 2009Roberto Benigni, TuttoDanteE’ in edicola il 4° Dvd di TuttoDante con il 4° Canto dell’Inferno.
Un catalogo degli autori preferiti e un omaggio alla poesia e alla filosofia classiche.
Tags: Dante Alighieri, Divina Commedia, dvd, Inferno, L'espresso, Limbo, Lucano, Omero, Orazio, Ovidio, Repubblica, Roberto Benigni, Tutto Dante, TuttoDante, Virgilio
Il quarto Canto dell’Inferno, con l’arrivo di Dante nel Limbo, è una sorta di bibliografia con i corretti riferimenti letterari della Commedia.
Da mercoledì 21 gennaio con Repubblica e L’espresso (a 9,90 euro in più) è in edicola il dvd della collana di Roberto Benigni Tutto Dante dedicato all’incontro fra il poeta toscano e i virtuosi che non possono essere salvati, perché nati prima di Cristo o perché (come nel caso del Saladino o di Averroè) di religione musulmana. Chiusi in un castello vivono nel desiderio della vista di Dio e passano l’eternità a ragionare di poesia e filosofia.
Ma Dante è uomo pieno di passioni e anche un po’ superbo. E, intrattenendosi con Virgilio, Omero, Orazio, Ovidio e Lucano, non rinuncia a sottolineare di essere “sesto tra cotanto senno“. (Marco Romani, Il Venerdì di Repubblica) -
January 14th, 2009Roberto Benigni, TuttoDanteDa oggi, mercoledì 14 febbraio, è in edicola con Repubblica o L’Espresso il terzo Dvd di TuttoDante: contiene il 3° Canto dell’Inferno e un libretto di approfondimento.
“Dante nell’Inferno c’è stato. Voi dovete crederci, bisogna fare una sospensione dell’incredulità e pensare che Dante c’è stato. Lo giura sulla cosa più sacra, che è la Commedia stessa, e nulla è più reale di questo racconto fantastico”.
Roberto Benigni——————————————————————————————————————–
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Vi ricordiamo di votare per TuttoDante ai TvBlog Awards 2009, candidato nella categoria “Miglior programma culturale“. -
January 9th, 2009Roberto Benigni, TuttoDanteLo staff di UnBenignidaNobel.it vi invita a partecipare ai TvBlog Awards 2009, votando per “TuttoDante” nella categoria “Miglior programma culturale“.
Giunti alla loro terza edizione, i TvBlog Awards sono l’unico premio televisivo italiano il cui esito è deciso esclusivamente dal pubblico televisivo che naviga in internet.
La fase preliminare delle votazioni si concluderà martedì 20 gennaio, e solo i finalisti accederanno alla fase successiva che terminerà il 7 febbraio.Per noi sarebbe molto importante riuscire a far vincere TuttoDante, ma abbiamo assoluto bisogno della vostra collaborazione: per questo vi chiediamo di partecipare e inviare il link per votare a tutti i vostri amici (fate copia e incolla di questo messaggio e inviatelo anche per email ai vostri contatti): www.tvblog.it/static/tvblog-awards-2009-2
Facciamo vedere quanto abbiamo apprezzato le puntate televisive di TuttoDante: consideriamolo un omaggio a Roberto, impegnamoci per portare tanti voti a TuttoDante.
Tags: cultura, programma culturale, Rai, Roberto Benigni, TuttoDante, tv, TvBlog awards
Basta un semplice click! Contiamo su di voi!
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January 7th, 2009Roberto Benigni, TuttoDante
E’ in edicola con Repubblica o L’Espresso, a 9.90 euro, il 2° DVD di TuttoDante di Roberto Benigni: contiene il 2° Canto dell’Inferno e un libretto di approfondimento.
Tags: Dante Alighieri, Divina Commedia, dvd, espresso, Repubblica, Roberto Benigni, TuttoDante -
January 6th, 2009Dante, Divina Commedia, Roberto Benigni, TuttoDantePubblichiamo un articolo di Lucas Esandi, un ragazzo di 24 anni che vive in Argentina e ci racconta la sua passione per Dante e Benigni (nel suo blog “Mientras Tanto”, Lucas ha tradotto anche la Lettera a Dante di Benigni in spagnolo).
Ricordiamo che il tour TuttoDante di Roberto Benigni dovrebbe fare tappa in Argentina il 17 giugno 2009, al Teatro Gran Rex di Buenos Aires.
Cari italiani:
Sono Lucas che scrive dall’Argentina. Vi scrivo sulla mia esperienza con Benigni, per condividere con voi la ricchezza inmensa di Dante.
Abbiamo fatto un incontro all’Università di La Plata, nella facoltà di “Humanidades” e ho fatto vedere ai concorrenti in uno schermo molto grande un vìdeo di Benigni che recita La divina commedia nelle serate fatte con lo spettacolo che tutti voi conoscete; parlo di Tutto Dante.
Ho scelto alcune parti in cui lui commenta La divina commedia in genere, e le ho tradotte per fare i sottotitoli.
Tutti sono rimasti contenti di vedere Roberto. Pensate che qua in Argentina molta gente non ha saputo ciò che è successo in Italia. Solo alcune persone.
Ho fatto il commento del Canto V di Paolo e Francesca e poi l’ultimo del Paradiso come alcuni dei più significativi.
La recitazione è stata fatta senza i sottotitoli. Volevo che loro sentissero la musica di Dante, che è la vostra, e che vedessero anche come si emoziona Benigni quando recita Dante. Ci fa emozionare anche a noi!
Poi abbiamo consegnato a tutti le fotocopie dei due canti in italiano e in spagnolo. Ho tradotto un po’ ma non tutto. Ci sono tante traduzioni di grandi poeti! Così loro hanno potuto portare Dante a casa. C’erano pure alcune immagini note di Gustave Doré.
Molti hanno chiesto di più. E io adesso sto lavorando e traduco le serate del grande Roberto a poco a poco, per far vedere a quelli che non sanno l’italiano il lavoro molto meritevole che sta facendo il grande maestro insegnando un altro grande maestro: Dante. Speriamo poter conoscere Benigni a maggio quando verrà in Argentina il 27 con lo spettacolo di Tutto Dante.Vi racconto che ci sono amici che mi hanno aiutato, con loro abbiamo fatto un’associazione chiamata Ali diede. Nome che non solo ha una similitudine fonetica con Alighieri, ma anche ha che fare coll’argomento della commedia nei confronti alla dottrina platonica dell’anima, che nel Fedro dice che in questa germogliano delle ali per andare su, per contemplare il mondo delle idee.
Noi stessi ci chiamiamo Los amigos de Dante.Finalmente, anche a me i commenti del grande Benigni hanno fatto rileggere La divina commedia, l’avevo già letta in spagnolo, ma non è lo stesso nella lingua dantesca. Così si può sentire la musica. La studio per imparare di più. So già cinque canti a memoria, e poi serve a me per imparare di più l’italiano! Siccome non si finisce mai di imparare una lingua.
Insomma, questo è un po’ un riassunto di quello che faccio con Dante e Roberto in Argentina.
Io vi saluto con tutto il cuore.
Abbraccio non tutti ma ogni uno di voi.Lucas Esandi
Tags: Argentina, Buenos Aires, Dante Alighieri, Divina Commedia, La Plata, Roberto Benigni, Tutto Dante, TuttoDante -
January 5th, 2009Dante, Divina Commedia, Roberto Benignidi Edmondo Berselli, Repubblica — 30 dicembre 2008

Già, forse ci voleva davvero uno spirito burlesco come quello di Roberto Benigni per recuperare il padre Dante alla modernità e al piacere del testo, e sottrarlo almeno per qualche momento alla noia del liceo classico, e di echi crociani, e di interrogazioni moleste, e di compendi di letteratura, e dei commenti più vari e compunti. E ancora meglio, il ripescaggio, quando in Benigni sopravvive la fiammella del Benigni giovane, insieme colto, facinoroso e vernacolare. Capace di contaminazioni forse ancora più scandalose di quelle di cui si lamentava il Petrarca (secondo l’arguta ricostruzione di Alberto Asor Rosa, quest’ultimo deprecava la diffusione della Commedia fra il popolino di Firenze, cioè fra i «tintori», gli «osti», i «lanaioli»: eh, il successo di massa contro il successo di critica). Ci voleva davvero il comico stralunato, la marionetta con gli abiti smisurati, capace di duellare con lo scrittore appenninico messer Francesco Guccini componendo all’impronta poemetti in ottava, e di intonare una boiata infantile come L’ inno del corpo sciolto buttandola lì con una distanza critica di tipo brechtiano, perché allora andava molto, e Strehler imperava; e infine eccolo a fare il critico cinematografico con Renzo Arbore nell’ Altra domenica, seguendo il filo di dialoghi quasi beckettiani, se non fossero stati troppo vicini ai De Rege, e alla lezione di Petrolini, e alla goliardia ammiccante dell’ Arboristeria, con i suoi giochi, tormentoni e tormentini («A quest’ ora in questura il questore non c’ è»). Risultato: genialità fisica, exploit da comica del muto, compresi i baci in bocca sanremesi alla povera Olimpia Carlisi e il «Wojtylaccio», e un parlato che piaceva agli italiani per le ragioni più facili (la poetica del pipino e della pipina, lo sventrapapere, le mani addosso alla Carrà, nelle parti alte, o a Pippo, nelle parti basse, fra squittii e barriti), mentre gli intellettuali apprezzavano la sua vena popolaresca e materialona, talvolta citando la linea Contini, quella che «parte» da Cecco Angiolieri. Fino all’Alighieri, naturalmente, recitato nelle piazze. E qui il discorso si fa più complicato, perché un conto è avere sdoganato il padre della lingua, o l’architrave di tutta la nostra letteratura; e un altro è la sorpresa di Dante in sé. Ricapitolando: un poeta medievale, che «fonda» la lingua italiana, ma che nello stesso tempo compendia la cultura dell’ epoca, e la cronaca, la politica, l’Impero, il papa, i papi, le sante, le meretrici. Cosicché, a ripensare a quella micidiale consapevolezza, in cui si sono fusi i capitoli principali della teologia e della cosmologia di quell’ epoca, senza alcuna rinuncia a prendere per il bavero la politica e la chiesa, il pontefice e il sovrano, il trono e l’ altare, e magari anche la cultura islamica con qualche versetto satanico su «Macometto», viene voglia di fare qualche domandina malevola. Eccola qui: c’ è qualcuno oggi che intravede nella letteratura italiana contemporanea qualcosa di simile alle rime «petrose», alla forza rocciosa di Dante? O non si ha la sensazione che invece dei romanticismi estremi del Dugento e della potenza evocativa e suggestionante del Trecento ci si trovi in piena e fatua eloquenza secentesca, fra movenze eleganti e gesti vanesi, ed «è del poeta il fin la maraviglia»? Vale a dire: non sarà che il solo pensiero della durezza ghibellina di Dante mette allo scoperto l’ accidioso savoir faire del presente, il gioco delle armonie e delle convenienze, cioè delle opposte ipocrisie? Sicché, altro che l’Inferno, con tutti i cattivi al posto giusto, e adeguatamente riempiti di cacca; ci si ritrova invece tutti più o meno nello stesso salotto, si fanno gli stessi baciamani e si dispiegano gli stessi tenui cinismi, e forse l’ unica opera che fissa per sempre (vabbè, facciamo per una stagione) l’ inferno del regime, individuato nella caduta tendenziale dello stile, è il Cafonal di D’Agostino e Pizzi? Il fatto è che il gusto dell’invettiva, dell’insulto sanguinoso, dell’ oltraggio supremo, è stato oscurato dalle buone maniere ufficiali di un paese in cui, come diceva Mario Missiroli, «non si può fare la rivoluzione perché ci conosciamo tutti». Al massimo, gli insulti sono demandati ai redattori dei blog, che abbondano in scurrilità e in punti esclamativi, tuttavia senza ambizioni letterarie. Allora ci si consola con il perfetto catalogo delle bestialità e demenze nazionali, morali e linguistiche, comportamentali e lessicali, di Alberto Arbasino con i suoi dribbling beffardi (La vita bassa). Ma potrebbe venir voglia di qualcosa di più diretto, gradito anche al popolino non solo di Firenze: insomma, qualcosa di autenticamente volgare, che trasformi in arte, popolare sì ma di altissimo livello, l’ odio politico che è stato neutralizzato nei balletti del galateo «bipolare»: per dire, il sentimento verso «il principale esponente dello schieramento a noi avverso»; e che magari porti sul piano della letteratura quella laicità non troppo sana che spiace al Pontefice, se è il caso nella forma turpe e irriguardosa dell’ anticlericalismo: suvvia. Forse, si manifestasse questo «stil novo», si potrebbe allora chiedere a Dante e Benigni di aiutarci a ritrovare la strada per uscire a «riveder le stelle». Mentre per ora, il desiderio più acuto, anche sulla scorta di esempi di prim’ordine, sarebbe che la notte nuovamente si accendesse e tutti noi, senza pretesa di originalità, potessimo uscire a riveder le star.
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January 4th, 2009Dante, Divina Commedia, Roberto Benignidi Alberto Asor Rosa, Repubblica, 29 dicembre 2008

In genere si pensa che la storia della letteratura sia un seguito di grandi uomini e di grandi opere, che ci si deve accontentare di ammirare dal di sotto e da lontano, quasi pargoli indigenti di ogni sapienza. Di certo è anche questo (e anche l’ ammirazione da lontano va praticata): ma è anche una moltitudine di minuscoli dati intellettuali e materiali, la cui paziente osservazione porta sovente a scoperte magari semplicissime nella sostanza ma estremamente rivelatrici negli effetti. Questa considerazione mi viene in mente dalla rilettura di una famosa «epistola» di Francesco Petrarca niente di meno che a Giovanni Boccaccio in merito alla produzione letteraria volgare di Dante Alighieri (bella e straordinaria questa adunanza di «spiriti magni», riuniti intorno ad un tavolo ideale, come soggetti e oggetti della conversazione, per discutere della natura e dei compiti della poesia, anzi, della Poesia). In questo testo è in gioco l’ apprezzamento, - positivo o negativo, o meno positivo, o un tantino negativo, - di un’ opera come la Commedia, pietra fondativa, architrave, dell’ intero «sistema letterario» italiano. E per quanto l’ occasione possa apparire limitativa, - in fondo una lettera originariamente privata, sia pure tra due grandi personalità, una «famigliare» fra le tante (XXI, 15), - lì è contenuta l’ essenza di una scelta di fondo, che percorre da un capo all’ altro l’intera nostra storia letteraria (forse addirittura fino ai giorni nostri, di sicuro fino all’ altro ieri), la contrapposizione, cioè, per dirla in termini molto attuali, quasi da tifo calcistico, tra i filo-danteschi e i filo-petrarchisti, tra i seguaci di una nozione della poesia ispirata all’ opera e ai precetti teorici di Dante e i seguaci di una nozione della poesia ispirata all’ opera e ai precetti teorici di Petrarca. Naturalmente, date le premesse, si potrebbe ragionare all’ infinito sulle motivazioni, molteplici e ricche, di ognuna delle due linee. Per l’ occasione fermerò l’ attenzione su di un solo punto, che però, a guardar bene, potrebbe costituire il presupposto di tutti gli altri. Boccaccio, com’ è noto, è un filiale sostenitore (ovviamente a modo suo) della linea dantesca. Però, ammiratore al tempo stesso di quel suo fratello maggiore che era Petrarca, si sforzava in tutti i modi di persuaderlo delle buone ragioni della sua ammirazione per Dante (della cui Commedia aveva inviato anni prima una preziosa copia a Petrarca stesso). Petrarca, contegnoso e, secondo me, anche un poco ipocrita, gli risponde (siamo in anni tardi, intorno al 1360) che lui apprezza e ama Dante ma non può fare a meno di constatare come il suo innegabile ingegno si sia come sporcato e rovinato a causa… A causa di cosa? A causa del fatto che Dante, nelle modalità della sua poesia, nella scelta delle sue tematiche e (soprattutto) nell’ uso di una determinata lingua, ha pensato fosse giusto stabilire un rapporto, - un rapporto stretto e per lui molto fecondo, - fra il proprio ruolo di poeta e un pubblico vasto, nel quale avrebbe inevitabilmente assunto un ruolo, superiore a qualsiasi classica misura, l’ elemento popolare. Le parole di Petrarca sono di un’ inequivocabile durezza. Egli respinge con sdegno l’ insinuazione che potesse «invidiare» Dante per la fama da questi rapidamente acquisita. Come avrebbe potuto invidiarlo, - scrive il poeta classicheggiante e precocemente umanista, - se ad ammirare Dante, con «applauso e strepito sgraziato», si erano distinti in prima fila personaggi come «i tintori», «gli osti», «i lanaioli», ossia i rappresentanti tipici del popolino fiorentino, che fin dalla prima circolazione della Commedia ne avevano imparato i versi a memoria e li salmodiavano o cantavano (testimonianze coeve ce lo confermano) persino in bottega, nell’ esercizio delle loro attività artigianali? Non aver scansato in tutti i modi, - come Petrarca dichiara di aver voluto fare accuratamente per sé e per la propria opera, - questa vera e propria contaminazione fra la propria poesia e quel pubblico indegno aveva provocato come altra intollerabile conseguenza negativa che il suo stile, - lo stile di Dante, volentieri piegato dal suo autore a tale contaminazione, - risultasse «insozzato e coperto di sputo dalle balbettanti lingue di costoro». Comincia da qui, con la sorprendente chiarezza di cui solo un intelletto come quello di Francesco Petrarca poteva esser capace, il lungo percorso del padre Dante nella storia della letteratura italiana successiva. Mi rendo conto, naturalmente, di schematizzare oltre misura. E però non sarebbe difficile dimostrare che la fortuna di Dante, e in modo particolare della sua poesia (che per scelta sua fu, non dimentichiamolo, quasi tutta volgare), s’alza o s’abbassa, in taluni momenti fin quasi a scomparire, a seconda che i letterati italiani di questo o quel periodo si siano posti oppure no il problema di venire incontro alle aspettative, non solo dei membri della loro medesima corporazione, ma a quelle dei «tintori», degli «osti» e dei «lanaioli» dei loro tempi (con il che, com’ è ovvio, intendo riferirmi a quelle situazioni sociali, professionali e intellettuali, che di volta in volta sfuggissero ai modelli precedenti del «sistema»). A questo possibile diagramma storico della nostra letteratura, che vede la presenza maggiore o minore di Dante come il visibile segnale d’una condizione più aperta e rinnovatrice della ricerca, andrebbe accompagnata la parallela ricostruzione della fortuna di Dante direttamente presso le classi popolari italiane, fino ad un periodo a noi assai vicino. «Dire» Dante ha sempre significato a quel livello un’affermazione d’ identità, che in quelle parole, in quei versi e in quella lingua «si riconosceva» (né può risultare una diminuzione per la Commedia dantesca il fatto che le si affiancassero nella memoria popolare opere come il Guerrin Meschino o la Gerusalemme liberata). È quello che, con la geniale inventività che lo contraddistingue, ha fatto e continua a fare Roberto Benigni, parente stretto di quei popolani toscani che al Petrarca davano tanto fastidio. Mi preme rilevare che tutto ciò è tutt’ altro che casuale. L’ origine ne va cercata infatti nelle scelte stesse di Dante, anche quelle di maggior rilievo e sofisticazione intellettuale. E si può esser sicuri che Dante, se avesse potuto, non si sarebbe lamentato, come Petrarca, d’ esser detto o cantato dalle «lingue balbettanti» degli incolti.
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Tags: Alberto Asor Rosa, Boccaccio, Dante Alighieri, Divina Commedia, Firenze, Petrarca, Repubblica, Roberto Benigni
Repubblica ha aperto un canale multimediale dedicato all’uscita dei DVD di TuttoDante. -
January 1st, 2009Roberto BenigniNel primo articolo dell’anno, vi presentiamo un video in cui Roberto Benigni recita in inglese un sonetto di William Shakespeare, “Sonnet 29“, in occasione del conferimento della Laurea honoris causa in Psicologia dall’Università Vita-Salute San Raffaele, nel 2003:
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Il 2009 sarà l’anno dei 10 anni dalla storica notte degli Oscar per “La vita è bella“:
(21 marzo 1999 - 21 marzo 2009), Roberto Benigni ricevette 3 statuette su 7 nomination, come Miglior Attore, Miglior Colonna Sonora e Miglior film straniero.
Festeggeremo questa grande ricorrenza con una serie di articoli dedicati.
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Tags: 1999, 2009, Anno, auguri, La Tigre e la neve, La Vita è Bella, Laurea Honoris Causa, Nobel, Oscar, Rai, Roberto Benigni, Shakespeare, Sonnet
Oggi la Rai inizia alla grande il Nuovo Anno con la messa in onda de “La tigre e la neve” in prima serata alle 21.10 su Rai Uno.
“Benigni per il Primo dell’anno.. Benigni per tutto l’anno”!




























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