Un Benigni da Nobel

Everything about Roberto Benigni
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    December 31st, 2008SilviaPittRoberto Benigni

    Lo Staff di UnBenignidaNobel.it vi augura un 2009 sereno e ricco di felicità.

    ..Il peccato più grave è non desiderare di essere felici, non cercare di essere felici. Io ricordo una poesia di Jorge Luis Borges. Diceva: ho commesso il peccato più grave, non sono stato felice. Mi ha molto colpito questa frase. Abbiamo il dovere di cercare di essere felici e il dono degli artisti è entusiasmare alla vita… Ricordo una bella frase di Proust che diceva ‘Gli artisti devono regalare tutto, l’arte è un dono’..
    Roberto Benigni.

    Il 2008 per Roberto Benigni è stato un anno principalmente “Dantesco”, tra Lauree Honoris Causa e continui successi per TuttoDante, con alcune interessanti parentesi, tra cui il ricevimento del César alla carriera, la lettura della Bibbia in diretta su Rai Uno, il concerto di Pierino e il Lupo con Claudio Abbado e l’Orchestra Mozart.
    Va inoltre ricordata la scelta di Roberto Benigni di continuare il tour TuttoDante in una versione “mondiale”, che ha debuttato in Svizzera il 6/7 dicembre 2008, e proseguirà in giro per il mondo durante il 2009.

    Di seguito trovate un riepilogo di tutti gli eventi e momenti più significativi del 2008 per Roberto Benigni, con gli articoli ordinati per data:

    13 febbraio 2008: Con “L’Ultimo dell’Inferno” si conclude con grande successo il ciclo di puntate di TuttoDante trasmesse da Rai Uno da fine novembre 2007 a febbraio 2008

    22 febbraio 2008: La Francia premia Roberto Benigni con un “César alla carriera”

    18 marzo 2008: Lettera a Dante di Roberto Benigni presentata nel primo Dvd di TuttoDante

    29 marzo 2008: Premio Oscar Tv per TuttoDante “Evento televisivo dell’anno”

    22 aprile 2008: Laurea Honoris Causa in Letteratura conferita a Roberto Benigni dalla University of Malta e Serata Dantesca insieme a Robert Hollander

    22 maggio 2008: Laurea Honoris Causa in “Arti della comunicazione” conferita a Roberto Benigni dalla Touro University, primo ateneo ebraico in Italia

    23 giugno 2008: TuttoDante a Prato della Valle, Padova

    13 luglio 2008: Intervista di Grace Russo Bullaro “Benigni poeta e la vita è più bella”

    17 settembre 2008: Esce la notizia ufficiale di un nuovo Tour all’estero per Roberto Benigni

    5 ottobre 2008: Lettura della Bibbia in diretta su Rai Uno

    17 ottobre 2008: Uscita del libro “Il Mio Dante” di Roberto Benigni per Einaudi Stile Libero

    25 ottobre 2008: Concerto di “Pierino e il Lupo” a Bologna, voce recitante di Roberto Benigni e Orchestra Mozart diretta da Claudio Abbado

    6 dicembre 2008: Inizia da Zurigo il Tour Europeo 2008/2009 di TuttoDante

    7 dicembre 2008: Seconda tappa del Tour Europeo di TuttoDante a Lugano

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    December 30th, 2008SilviaPittRoberto Benigni

    Roma, 30 dic. (Adnkronos) - Oggi in seconda serata su Rete 4 va in onda la settima puntata di ”Vite straordinarie”, il programma di approfondimento giunto alla quinta edizione e condotto da Elena Guarnieri. Con il consueto garbo, i riflettori di “Vite straordinarie” si accenderanno alla 23.25 sulla storia personale e professionale di Roberto Benigni, attore e uomo di spettacolo dalle incredibili doti affabulatorie. La vita del grande comico toscano verra’ ripercorsa con lo stesso Roberto Benigni che ricorderà i momenti salienti della sua carriera, dal primo film di Giuseppe Bertolucci, ”Berlinguer ti voglio bene”, fino all’incontro con Papa Giovanni Paolo II. Dai primi timidi passi sui palcoscenici di provincia, fino alla vittoria dell’Oscar con la pellicola ”La vita e’ bella”, del 1997. Una carriera folgorante, ripercorsa con amici e conoscenti, tra cui l’attore Carlo Monni e Renzo Arbore. Inoltre, alcuni divertenti aneddoti su un inedito Benigni scolaro saranno raccontati dalla sua ex maestra di scuola.

    ———————————————————————–
    Aggiornamento delle ore 00.50 del 31 dicembre 2008:
    Lo staff di UnBenignidaNobel.it ringrazia la produzione di “Vite Straordinarie” per aver citato più volte nel corso della puntata la candidatura al Nobel per Roberto Benigni, e in particolare nel finale con la seguente frase: “Ci auguriamo un giorno di ritrovarci a commentare il Nobel a Benigni”! ..Ce lo auguriamo tutti di cuore! ;-)

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    December 29th, 2008SilviaPittDante, Divina Commedia, Roberto Benigni, TuttoDante

    Con il titolo “Roberto Benigni, Tutto Dante” arriva in edicola la nuova iniziativa editoriale di Repubblica e Espresso. A partire da oggi, lunedì 29 dicembre, saranno distribuiti, a 9,90 euro oltre al prezzo del giornale, i dvd con le letture della ‘Divina Commedia’, tratte dalle registrazioni degli spettacoli di Roberto Benigni, che è stato in tour nelle piazze italiane dal novembre 2006 al settembre 2007.
    Si tratta di 14 dvd che ripropongono gli straordinari spettacoli teatrali di Benigni e tutta la grandezza della Divina Commedia di Dante Alighieri. A ogni dischetto è affiancato un libretto in cui si riproduce integralmente il canto “letto” dall’attore, oltre a pagine riempite da materiale iconografico con incisioni e quadri sul tema (da Doré a Blake, a Gabriel Rossetti), approfondimenti e presentazioni storiche dei personaggi via via citati (da Farinata degli Uberti a Ciacco, al Conte Ugolino).
    TuttoDante è principalmente uno strepitoso show, un successo dovuto alla straripante personalità di Benigni, capace di rendere appetibile un prodotto coltissimo al più vasto pubblico.

    Si parte con il primo canto dell’Inferno, a Firenze, in piazza Santa Croce, la più popolare delle piazze fiorentine. Benigni, sotto la statua di Dante, che lo guarda severo, affronta un pubblico che mostra un entusiasmo da stadio.
    Oltre alle parole di Dante, c’è lo spettacolo di Benigni stesso, che spiega la ‘Divina Commedia’ parlando anche dell’attualità. Il secondo dvd sarà in uscita il 7 gennaio, e le uscite successive sono in programma ogni mercoledì.

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    December 28th, 2008SilviaPittRoberto Benigni, TuttoDante, Video

    Il servizio del Tg1 del 28 dicembre 2008, edizione delle 13.30:

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    December 28th, 2008SilviaPittDante, Divina Commedia, Roberto Benigni, TuttoDante

    di Stefano Giovanardi, Repubblica — 27 dicembre 2008

    Non era poi così raro, fino agli anni Sessanta-Settanta del secolo scorso, trovare delle persone, in genere anziane e anche di cultura medio-bassa, che ti recitavano a memoria interi canti della Divina Commedia. Lo facevano magari per dimostrare la freschezza dei loro neuroni, o per sfoggio, o per istrionismo, o per chissà quant’ altro. Fatto sta, però, che quell’ostico Dante avevano imparato, e non qualche più semplice sonetto di Petrarca, o qualche ottava di Ariosto. Poi questi improvvisati cantori sono stati spazzati via dall’imperio televisivo abbattutosi sulle famiglie, che non solo li ha privati del loro pubblico naturale, ma ha anche ridotto loro stessi a pubblico, confidente e dimentico. Ma per la classica astuzia della storia quella medesima televisione, grazie ai picchi d’ascolto conseguiti dalle particolarissime “lezioni” di Roberto Benigni, ha ora rilanciato e anzi esaltato la popolarità della Commedia. Perché tanto interesse, ancora a sette secoli di distanza? C’ è una risposta facile: classico per antonomasia della letteratura italiana, fondamento ineludibile della lingua italiana, letto e commentato nelle scuole almeno a partire dall’ Unità d’ Italia, fonte e sostentamento, conscio o inconscio, di gran parte dei poeti (ma anche narratori) successivi, la Commedia è entrata in qualche modo nel Dna degli italiani, quasi come il linguaggio che si apprende a parlare dopo le prime lallazioni. Ma è, appunto, una risposta facile, perché tutti i motivi appena elencati avrebbero potuto portare a una sterile monumentalizzazione, a una fruizione obbligata e noiosa della quale liberarsi appena possibile. E invece no: i nostri nonni quel monumento lo mandavano a memoria, e il nostro comico nazionale, non a caso legatissimo alle radici popolari della sua Toscana, ne ha fatto un cavallo di battaglia. La risposta, quindi, deve essere un po’ più complessa. Allora, d’accordo: Dante è un genio inarrivabile, il fondatore di un sistema linguistico e letterario dal quale ancora oggi dipendiamo e da cui, probabilmente, dipenderemo sempre. Ma Dante è anche un genio che non ha paura di sporcarsi le mani. Parlando dell’ Aldilà, lui ci ha dato il poema totale della Vita, col suo sublime e il suo infimo, i suoi slanci meravigliosi e le sue volgarissime lordure. E quel poema lo ha incarnato in una lingua in fondo appena nata, alla quale lui stesso ha conferito tutti i tratti necessari perché divenisse l’ italiano, una lingua perfettamente fungibile per ogni esigenza espressiva (per intenderci: da «infin che ‘l mar fu sovra noi richiuso», a «ed elli avea del cul fatto trombetta», a «Gualandi con Sismondi e con Lanfranchi»), senza alcuna censura o gerarchia. Un poema, in altri termini, in cui l’altissima catarsi del mito si accompagna costantemente alla registrazione della vita quotidiana, con l’ effetto straordinario di riverberare l’una dimensione sull’ altra, umanizzando la nobiltà e nobilitando l’umanità. La Divina Commedia è insomma, fin nelle sue più intime fibre, uno “scandalo”. Ma era stato Gesù Cristo il primo a dire che occorre che gli scandali avvengano. E Dante Alighieri, milletrecento anni dopo, gli ha obbedito. Forse per questo qualsiasi lettore, a qualunque epoca o rango culturale appartenesse, ci ha sempre trovato qualcosa di suo, qualcosa comunque in grado di rispondere alle sue domande, massime o minime che fossero. E per questo l’ interesse non è mai morto: perché la Commedia ci rivela senza ambagi l’incomprimibile complessità della vita, e in fondo ci rassicura sui nostri piccoli, innocui “scandali” privati. Ma non sempre questa carica di vita così totale e lampante e impietosa è stata apprezzata dalla «cultura ufficiale». Dopo l’ entusiasmo dei contemporanei, protrattosi per tutto il XIV secolo e culminato nella lettura ufficiale di cui nel 1373 Giovanni Boccaccio fu incaricato dal Comune di Firenze, la lanx satura offerta dal poema cominciò a risultare indigesta per i classicisti quattro-cinquecenteschi, intenti a un culto dell’ antico che conduceva inevitabilmente a scavare un solco piuttosto profondo fra arte e vita. E se proprio si voleva guardare più vicino, c’ era lì pronto Francesco Petrarca, che quel culto aveva condiviso, e che con i suoi Rerum vulgarium fragmenta aveva fornito il modello perfetto di un inscalfibile sublime, inscalfibile soprattutto dalla vita vera. Tuttavia, malgrado il petrarchismo imperante, nel Cinquecento, dopo quello tardoquattrocentesco di Cristoforo Landino, si registrano ancora importanti commenti alla Commedia, da Alessandro Vellutello a Benedetto Varchi, da Ludovico Castelvetro a Vincenzo Maria Borghini. E invece in età barocca che la stella di Dante sembra definitivamente tramontare, misconosciuta dalle dominanti poetiche dell’ artificio, della finzione e della dissimulazione. Ma è un’eclissi che prepara il trionfo decretato dal romanticismo europeo, col riconoscimento di una supremazia internazionale che non verrà meno mai più. Tutto questo, comunque, conta poco: ha semmai a che fare con l’ istituzionalizzazione di un poeta, sancita dal moltiplicarsi delle cattedre di filologia dantesca e dal fiorire di società dantesche ad esempio in Germania, o in Inghilterra, o negli Stati Uniti. Ma il vero miracolo di Dante è la sua eterna capacità di farsi ascoltare da tutti, riproponendo tutto intero a chiunque gli si accosti il meraviglioso “scandalo” del suo poema. Non a caso diceva Eliot che la sua «è la più esauriente presentazione di sentimenti che sia mai stata fatta».

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    December 28th, 2008SilviaPittDante, Divina Commedia, Roberto Benigni, TuttoDante

    Da lunedì 29 dicembre in edicola con i giornali i dvd con La Divina Commedia interpretata da Roberto Benigni. Che è riuscito a far tornare popolare quest’opera di altissima poesia. Rendendola contemporanea

    Ogni volta che Roberto Benigni (ormai molto raramente) appare in tv, l’Auditel impazzisce. Ma nessuno si sarebbe mai aspettato gli oltre dieci milioni di telespettatori per la lettura del V canto dell’Inferno, come è avvenuto nel novembre dello scorso anno in prima serata su Rai Uno. E un successo sono stati anche gli altri appuntamenti, andati in onda dopo le 22.30. Con tanto di fax ed e-mail di ringraziamento mandati dal pubblico a Viale Mazzini e una serie di interventi entusiastici dei critici, che hanno rilevato come i gusti dei telespettatori siano spesso più raffinati ed esigenti di quanto i dirigenti della televisione immaginino.
    Adesso a partire da lunedì 29 dicembre, le letture della Divina Commedia saranno riproposte nella collana «Roberto Benigni. Tutto Dante» in edicola con Repubblica e L’espresso, a 9,90 euro più il prezzo dei giornali. Quattordici dvd (il secondo sarà disponibile da mercoledì 7 gennaio e gli altri, poi, sempre di mercoledì), con tredici canti del poema (dal primo al decimo più il XXVI e il XXXIII dell’Inferno e l’ultimo del Paradiso) e un Tutto Dante Show, la registrazione dello spettacolo portato sui palchi di tutta Italia dal 23 novembre 2006 al 24 settembre 2007.
    Si comincia quindi con il primo canto dell’Inferno, recitato davanti alla Basilica di Santa Croce di Firenze da un Benigni che all’inizio sussurra i versi con voce emozionata. Si incontrano la «lonza leggiera e presta molto», il leone e la lupa (le tre fiere che rappresentano la lussuria, la superbia e la cupidigia) e Virgilio, «lo mio maestro e ‘l mio autore», prime figure di una galleria di personaggi indimenticabili. Benigni, nell’introdurre i canti, racconta il «suo» Dante, spiegando perché lo ritiene un elemento essenziale della vita, «come l’acqua e come l’aria».

    Ma, nel suo show, la Commedia diventa l’occasione per dare corso a un monologo fiume sulla politica e i costumi, con uno scambio continuo fra il Medioevo e l’Italia di oggi, con le guerre fra guelfi e ghibellini di fatto mai terminate e con Silvio Berlusconi che vorrebbe una riforma elettorale «alla vaticana»: si elegge un capo di Stato (lui) e lo si lascia al suo posto per tutta la vita.
    Nonostante qualche critico abbia considerato troppo emozionata l’interpretazione dantesca di Benigni (Edoardo Sanguineti l’ha definita “piccolo-borghese”, mentre Vittorio Sermonti ha espresso il timore che la personalità dell’attore oscuri quella di Dante), merito indubbio dell’attore e regista, premio Oscar per La vita è bella, è quello di aver reso accessibili a chiunque i versi di Dante. Un po’ come accadeva nel ‘300, almeno stando alle parole di Franco Sacchetti, che, in Il Trecentonovelle, racconta di un fabbro e un asinaio che recitano a memoria (storpiandoli un po’) i versi del poeta.
    (Marco Romani, Il Venerdì di Repubblica, 19 dicembre 2008).

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    December 27th, 2008SilviaPittRoberto Benigni, TuttoDante

    El productor Ovidio Garcia traerá en exclusiva al actor y director de cine italiano Roberto Benigni presentando, en el marco de su Gira Internacional, su prestigioso y reconocido espectáculo “TuttoDante”.

    El 17 de Junio de 2009, a las 20:30 hs., el artista se presentara en una única función en el Teatro Gran Rex (Buenos Aires); presentando su espectáculo “TuttoDante” que versa sobre la divina comedia; completando de esta manera su exitosa gira internacional en países como Estados, Brasil, Canadá y Francia; entre otros.

    Las entradas estarán en Venta en el Teatro Gran Rex, Av. Corrientes 857,
    o bien a traves de Ticketek 5237-7200: http://www.ticketek.com.ar

    ——————————————————————————————-
    Vi confermiamo che il 17 giugno 2009 il tour TuttoDante di Roberto Benigni farà tappa al Teatro Gran Rex di Buenos Aires (come riporta questo articolo uscito in Argentina).

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    December 26th, 2008SilviaPittClaudio Abbado, Roberto Benigni, Video

    La favola di Sergej Prokofiev, Pierino e il Lupo, reinterpretata dal geniaccio toscano Roberto Benigni vince la serata del 25 dicembre registrando 3.886.000 telespettatori, 18% di share (Dati Auditel tratti da TvBlog).

    Raro momento di grande televisione su Raiuno la sera di Natale. Si è potuto assistere ad uno spumeggiante Roberto Benigni, in formissima, saltellare a destra e a sinistra, tra l’orchestra e le prime file della platea, a suon di musica, prima che introducesse la favola musicale di “Pierino e il Lupo”. E dopo aver omaggiato poeticamente l’uomo, l’unico in natura in grado di produrre quella magia che è la musica, ha presentato i vari personaggi della favola e gli strumenti musicali che li interpretano, concludendo con chi bada a tutti i musicisti: il maestro Abbado. E tra giochi di parole e metafore, Benigni ha dato il meglio di sé, nell’introduzione allo spettacolo.
    Un sopraffino evento nel quale il premio Oscar ha prestato non solo la sua voce, ma la sua superba ironia ed il suo eccelso intelletto, per concedersi come voce narrante della favola di Prokof’ev.
    E come le cose belle, questa delizia artistica è forse durata troppo poco, volata via troppo presto. Lo spettatore sicuramente non avrà distolto lo sguardo dalle peripezie di Benigni e l’orecchio dalle note fiabesche eseguite magistralmente dall’Orchestra di Mozart. Lieto del regalo ricevuto dall’azienda verso la quale paga il canone, si sarà domandato: “Devo ogni volta attendere Natale per guardare qualcosa di interessante in tv?”.
    Francesco Favia - http://cronachefrancescofavia.blogspot.com/

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    di Wlodek Goldkorn - 24 dicembre 2008, L’espresso
    Gli intercettati e i corrotti. Gli ignavi e i bigotti. Il grande comico toscano racconta i gironi danteschi dell’Italia di oggi. Parla della volgarità e della speranza. E spiega perché Silvio Berlusconi ci fa ridere

    Faccio una premessa, anzi un preambolo, bella la parola preambolo, c’ha un bel suono. Sono anni che non faccio un’intervista a ‘L’espresso’, e siccome sono emozionato, propongo di rovesciare le parti. Intervisto io ‘L’espresso’, e chissà cosa mi raconterebbe ‘L’espresso’…

    Le raconterebbe l’Italia di oggi, signor Benigni, come fa ogni settimana. Torniamo quindi all’ordine stabilito. Il pretesto per questa intervista è ‘Tutto Dante’, una serie di dvd tratti dallo spettacolo con cui ha riempito le piazze d’Italia. E allora provi a immaginarsi: Dante risorge oggi.
    “Dante non risorge perché anche nella tomba è vivissimo. Anzi, per alcuni è già troppo vivo anche da morto”.

    E lei lo porta in giro per il mondo.
    “Infatti torno dall’estero. Ho fatto uno spettacolo al Palazzo del ghiaccio di Lugano. Tutti con peliccia, sciarpa, berretto. E io con un vestitino estivo. Sembrava l’immagine del lago di Cocito dell’Inferno dantesco. Assomigliavo a uno di quei personaggi della ‘Commedia’ che hanno commesso peccati tremendi: superbia o tradimento, e che per la pena di contrapasso stanno immersi nel ghiaccio, con il viso rivolto in su. E come per la pena di contrapasso, mi sono ammalato. Mi ha impressionato, non solo a Lugano, anche in altre città, l’entusiasmo degli italiani all’estero. Partivo dicendo: ‘In Italia ho un vantaggio: appena dico il nome di Berlusconi, tutti ridono’. Ma già a metà del nome, ecco che a Lugano o in Germania partiva un fragoroso applauso e una risata”.

    È una maschera della commedia dell’arte, Silvio Berlusconi?
    “Di più. Non è una maschera, è la maschera. È spettacolare. Esonda, come si usa ora dire del Tevere. È piovuto troppo Berlusconi nel mondo, e ora sta esondando. Basta dire: ‘Berl’, e scoppia una incontenibile risata. Io, poveretto dico: ‘Perché Dio’, e niente. Dico invece ‘Berlusconi’, ed ecco che va giù la sala. Perché Berlusconi promette. È un nome che promette di divertirci. Con lui tutto finisce in una gran risata. Ho visto che all’estero ridono di più che in Italia. Le cose che arrivano indirettamente sono più belle. Berlusconi gioca di rinterzo”.

    Parliamo della sua comicità. Lei non porta maschera. Si presenta con la sua nuda faccia. In ‘La vita è bella’, il film che le è valso l’Oscar, lei è Benigni, non un ebreo. E il lager non è Auschwitz…
    “Per ogni comico lo stile è il suo corpo, e il modo con cui si muove, il suo sguardo. Per esempio, questa scemenza che ho appena detto, se mi si potesse vedere, sarebbe un po’ più bella”.

    L’Italia piace al mondo?
    “Così come il nostro imperialismo militare del Ventennio è stato il più goffo e ridicolo del mondo, il nostro imperialismo culturale è stato il più lucente di tutti i tempi, e ancora brilla. Nel mondo occidentale tutto ciò che è moderno è stato inventato dagli italiani. Dai bottoni all’architettura, dal bacio alla finanza, dai pantaloni alla musica. Gli ordini angelici e il purgatorio: tutta roba italiana”.

    Lei ama sottolineare le sue radici…
    “Contadine. I miei genitori erano parte della terra, la amavano e la lavoravano. Erano due zolle. E io ne vado orgoglioso”.

    I ricchi considerano i poveri volgari.
    “È questa una considerazione volgare. Cristo ha dato un nome ai poveri: il suo”.

    È in grado di definire la volgarità?
    “Volgarità è andare a toccare e stuzzicare le nostre parti più basse per ottenere un facile consenso, un immediato guadagno, un’indebita popolarità. A volte si cede. Basta un momento di debolezza. Chissà se anch’io non ci sono caduto qualche volta”.

    La tv è volgare?
    “A volte le cose sono così plateali che spero che si arrivi all’assuefazione”.

    Naturalmente non fa i nomi…
    “Farli sarebbe volgare davvero”.

    E allora torniamo al sublime. Dante parla di corpi, di escrementi, di sangue. Oggi è possibile farlo con altrettanta eleganza?
    “Dante sente odori, umori, inciampa nei corpi. Usa parole come merda o puttana, perché è convinto che tutto è degno di essere salvato. La poesia può essere fatta con qualsiasi parola. La poesia è corpo, ritmo, finzione, passione. Ogni parola nella ‘Commedia’ corrisponde a un’emozione. Ed è una lezione di libertà”.

    Perché?
    “Quando siamo in preda alle passioni, siamo liberi, perché nessuno ci può controllare. Dante muore nel primo cerchio perché altrimenti sarebbe rimasto lì, tra i lussoriosi, i due avvinghiati per l’eternità. L’inferno si ferma davanti alle passioni, omaggia l’amore terrestre”.

    Cosa è successo allora alla lingua italiana? A sentire le intercettazioni ci sono poche passioni e molta volgarità. Nel suo spettacolo c’è un pezzo molto applaudito…
    “‘Aho, Qui ce ne sono due che vonno fare la televisione, ma non sanno fare un cazzo. Che je fammo fa’? Ma so’ bone? Ammazza: una sorca, una fregna. Allora io mi scopo la sorca tu ti scopi la fregna. Je fammo fare un reality, Un due tre sorca, l’Isola della fregna’. Questo dialogo è un capolavoro, un vero girone infernale degli intercettati. Neanche Dante saprebbe scrivere un dialogo così”.

    Berlusconi in quale girone lo metterebbe?
    “Un girone ad personam. Fatto con una legge solo per lui. Confesso, tempo fa volevo fare uno spettacolo in cui Dante mi avrebbe guidato all’inferno. A pensarci bene, a Berlusconi potrei fargli fare il giro di tutti quanti: dei lussuriosi, dei barattieri, dei simoniaci, dei bugiardoni, dei bischeroni. Sta bene dappertutto. È un protagonista”.

    Perché non ha fatto quello spettacolo?
    “Perché sarebbe cabaret. Preferisco la ‘Commedia’”.

    Nel girone degli ignavi chi metterebbe?
    “Quel girone sarebbe pieno. L’ignavia è il più grave dei peccati. Gli ignavi sono rifiutati perfino dal demonio. Satana non li vuole perché i dannati, gli assassini direbbero ‘io sono meglio di loro’. Quando vediamo gli orrori alla tv, il vero orrore è la nostra indolenza”.

    Molti politici italiani peccano di ignavia. Anche quelli di sinistra.
    “Certo. Ignavi sono anche coloro che salgono sul carro del vincitore, quelli che aspettano di agire per vedere come vanno le cose. Essere ignavi vuole dire vivere senza Dio, perché una volta scelta la strada dell’ignavia, il Dio che è dentro ciascuno di noi non ci guarderà mai più negli occhi. La pena del contrapasso per gli ignavi non a caso è seguire nudi un vessillo stracciato ed essere pungolati dalla mosche. Perché nella vita, loro non sono stati pungolati da niente. Non hanno vissuto”.

    Lei spesso dissacra il potere.
    “Una volta era facile. Oggi s’è dissacrato da solo. Un comico serio deve proteggere i cittadini da chi li governa. È il suo lavoro”.

    E quando prese Enrico Berlinguer in braccio?
    “Volevo sentire il suo corpo. L’ho visto fragile. Volevo far vedere la sua leggerezza in una maniera fisica. Eravamo abituati che il segretario del Partito comunista fosse un padre. Io l’ho voluto ricondurre alla condizione di un bambino”.

    Oggi i capi dei partiti come sono?
    “È cambiato tutto. Si è persa una parte, ma si è guadagnato da un’altra. Le nuove generazioni sono meglio. I giovani sono più belli, più colti, più sensibili”.

    In giro si sente nostalgia di Berlinguer.
    “Quando pensiamo al passato, cancelliamo le parti brutte e teniamo in mente solo quelle belle. Ma è un errore. Bisogna guardare in avanti. Dobbiamo vedere il bello di fronte a noi. Altrimenti che vita sarebbe?”.

    Walter Veltroni è meglio di Berlinguer?
    “Berlinguer andava bene. Adesso c’è Veltroni e va bene Veltroni. Non si può mica rifare Berlinguer. E come se io volessi rifare Chaplin”.

    Perché in Italia spesso i comici fanno i politici e i politici i comici?
    “Qui entriamo nella distinzione tra comicità e satira. La satira è mirata. È ad personam. Io preferisco la comicità che parla a tutti e prende di mira tutti”.

    Lei soffre per lo stato della libertà in Italia?
    “Possiamo dire tutto. Io posso dire che Berlusconi fa schifo. Poi magari mi mettono in galera e chiudono ‘L’espresso’. Però l’abbiamo detto. Ma io non l’ho detto. È ‘L’espresso’ che lo ha scritto. Sono stato frainteso”.

    Visto che siamo liberi. Cosa le viene in mente quando sente la parola Brunetta?
    “Mi fa schiantare dal ridere. Quando lo vedo in tv, mi viene la voglia di entrarci dentro e mettermi accanto. È una maschera, per come esprime i concetti, non per l’aspetto fisico. È un testo teatrale”.

    Mariastella Gelmini?
    “È impegnata in una lotta impari. Le facce dei ragazzi sono sacre. Non si può non stare coi ragazzi. Diceva Mark Twain: ‘Non ho mai permesso alla scuola di interferire con la mia istruzione’”.

    Giulio Tremonti?
    “Un’immagine, nitida. Non uno da mandare all’inferno”.

    Lei dice che Dante scrive perché Dio esista e non perché Dio esiste. Il poeta crea il mondo?
    “Sì. E la ‘Commedia’ è il poema dell’incredibile, è audace e moderna. C’è dentro il bipolarismo, il trasformismo. Ah, che bella pena sarebbe quella dei trasformisti, Dante cambierebbe in continuazione quel che appare loro davanti. E quanto sarebbe pieno il girone dei corruttori. Ma niente nomi. Dante l’hanno mandato in esilio perché odiava i trasformisti e gli stolti. Poteva dare un bacio a un lebbroso, non avrebbe mai stretto la mano a un imbecille”.

    Ci sarebbe il girone dei bigotti?
    “Sì. Di coloro che prostituiscono il sacro”.

    A chi stringerebe Dante la mano a Montecitorio?
    “Il parlamento racchiude il 10 per cento del peggio, l’80 per cento di mediocrità. E il 10 per cento del meglio. A quel 10 per cento stringerebbe la mano”.

    Ultima domanda. Lei va in giro con la ‘Commedia’ in tutta l’Europa, in America, nei Paesi arabi. Perché Dante è così universale?
    “Perché si è occupato di quella cosa di cui non si occupa più nessuno: la vita, il mistero, il perché siamo qua. I fatti del mondo non sono la fine della questione. Oggi è tutto desacralizzato, ma appena entro nell’aldilà si sente una nostalgia, una rimembranza profonda, di un paradiso terrestre. Noi viviamo la notte di Giacobbe perenne. Lottiamo con Dio, e come Giacobbe ne usciamo feriti, toccati. Non si può sfuggire alla ‘Commedia’ come non si può sfuggire alla propria coscienza. È come chinarsi sull’abisso. E quando guardi l’abisso l’abisso guarda te”.


    —————————————————————————————————-
    *Benigni ‘casts’ Berlusconi in Dante’s Inferno : …”Last year Dante Alighieri scholars were impressed by his unorthodox approach to the masterpiece, praising the Tuscan comic’s grasp of the symbolism and references in the chosen sections of the Divine Comedy, which is the most lauded work of Italian literature.

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    December 25th, 2008SilviaPittClaudio Abbado, Roberto Benigni

    Appuntamento imperdibile in tv: la Rai, come è avvenuto l’anno scorso per una serata di TuttoDante, ha scelto di fare un grande regalo di Natale a tutti gli Italiani programmando un evento con Roberto Benigni per la sera del 25 dicembre.

    Oggi in prima serata su Rai Uno, alle 21.10, sarà trasmesso “Pierino e il lupo” di Sergej Prokof’ev, il grande concerto che si è tenuto al PalaDozza di Bologna il 25 ottobre 2008 di fronte a una platea di oltre 4mila persone: Orchestra Mozart diretta da Claudio Abbado e voce narrante di Roberto Benigni.

    Si tratta della seconda collaborazione fra i due artisti: la prima, sempre con “Pierino e il lupo”, risale al 1990 a Ferrara. I compensi della serata di Bologna sono stati devoluti in beneficenza, quello di Abbado è andato al Vidas, quello di Benigni al progetto di musicoterapia Tamino.

    °Dall’articolo del Corriere della Sera:
    PER SOGNARE. Benigni recita Abbado dirige. Roberto Benigni e Claudio Abbado si sono incontrati grazie a «Pierino e il Lupo» nel 1990, a Ferrara. Da allora è nata un’ amicizia e i due continuano a proporre questa favola di Sergej Prokof’ ev. Lo hanno fatto anche al Pala Dozza di Bologna il 25 ottobre scorso. Il primo a recitare, il secondo a dirigere l’ orchestra. Anzi il Maestro per l’ occasione ne ha chiamate a raccolta tre: oltre alla Mozart, l’ orchestra Cherubini di Riccardo Muti e quella giovanile di Fiesole. Più un coro di 623 bambini; 150 coristi adulti e 157 strumentisti. Tutti insieme per raccontare questa fiaba per i bambini dai 3 agli 83 anni che insegna a riconoscere le voci degli strumenti.

    Cliccate qui per leggere tutti gli articoli sul concerto di Pierino e il Lupo del 25 ottobre a Bologna.

    TvBlog Consiglia: Pierino e il lupo - Roberto Benigni e Claudio Abbado

    ————————————————————————————————
    www.unbenignidanobel.it augura a tutti voi un Sereno Natale, allietato dal concerto di Roberto Benigni e Claudio Abbado.

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    December 23rd, 2008SilviaPittRoberto Benigni

    Lo staff di UnBenigniDaNobel.it augura a tutti Buone Feste, e, in tema Natalizio, vi invita ad ascoltare la canzone di Roberto Benigni tratta dallo spettacolo televisivo L’Ultimo del Paradiso: “Portami dentro una favola”

    Portami dentro una favola
    Portami la neve candida
    Portami a letto coccolato come un re
    Per fare il sogno più bellissimo che ce
    Lasciami tornare piccolo
    Lasciami sognare ancora un pò
    Quando pensavo oggi Gesù nasce fra noi
    Per dirci ama ama e fai quello che vuoi
    Vorrei salire sopra un tram
    E poi con un lecca lecca ritrovare il Natale che ormai non c’è più
    Ecco la c’è una cometa in ciel
    Luccica la notte che splendor
    Duemila anni son passati nel via vai
    Senza di te il Natale non verrebbe mai
    Salite insieme a noi sul tram
    E poi con un lecca lecca ritrovare il Natale che ormai non c’è più

    ———————————————————————————–
    *Cliccate qui per inviare il video TuttoDante Nel Cuore come Cartolina d’auguri di Natale a tutti i vostri amici! ;-)

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    December 18th, 2008SilviaPittRoberto Benigni, TuttoDante, Video

    Vi presentiamo il nostro video dal titolo “TuttoDante Nel Cuore“, dove abbiamo raccolto ricordi, foto, filmati, emozioni dagli spettacoli di TuttoDante, il tour di Roberto Benigni che sta andando avanti dall’estate 2006 e si appresta ad intraprendere un viaggio Dantesco in giro per il mondo.

    “A parte il numero incredibile di persone, il ricordo più bello che ho di queste serate dantesche è la voglia di ognuna di queste persone di sentire delle cose belle… La promessa di una voce che avesse parlato loro di qualcosa che avevano sempre desiderato.” Roberto Benigni.

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    December 17th, 2008SilviaPittDante, Divina Commedia, Libri, Roberto Benigni

    Lo staff di UnBenigniDaNobel.it per i regali di Natale ai vostri amici e parenti, vi consiglia di acquistare il libro Il Mio Dante” di Roberto Benigni (Einaudi Stile Libero, 16 Euro).

    Dedicato a chi ha litigato con Dante sui banchi di scuola ma ha sempre conservato nel cuore la nostalgia per la musica di quelle terzine che, fluide, scorrevano via in modo ipnotico.

    Dedicato a chi si interroga su cosa sia la poesia e cosa la faccia sopravvivere e come possa un verso composto secoli fa parlare ancora al cuore dell’uomo di oggi con sconcertante attualità.

    Dedicato a chi si è sempre chiesto come finisca quel viaggio cominciato “nel mezzo del cammin di nostra vita”…

    Il nostro più amato e popolare attore comico legge e commenta il più grande poeta della letteratura italiana. Uno dei pochi casi in cui cultura popolare e cultura alta possono trovare un punto di incontro per avvicinare il nostro massimo poeta ai lettori comuni e più giovani. Benigni parla con la precisione dello studioso e con l’entusiasmo allegro di un cantastorie: parla di sibilanti sorde e sonore, di partiture toniche, di assonanze, di figure retoriche e di accenti. Ma anche della Bellezza e dell’Amore, di Politica e di Religione, di Dio e del Peccato.

    Una bella ed intrigante prefazione di Umberto Eco precede le pagine che sono state tratte dalle lezioni dantesche tenute dal celebre comico nelle piazze italiane. Chi ha avuto la fortuna di ascoltarlo dal vivo, per esempio a Firenze, o lo ha seguito in televisione, avrà colto nella passionalità tutta toscana di Benigni un valore aggiunto, che fa sì che secoli di letture critiche, studi approfonditi, analisi strutturaliste o psicanalitiche non abbiano saputo raccontare la Commedia con l’immediatezza e la modernità che gli ha saputo conferire l’attore.

    Nelle pagine del libro si ritrovano la sua profonda cultura letteraria, l’ampiezza della sua visione politica del tempo di Dante e del nostro, la competenza linguistica e filologica. La tradizione toscana che imponeva di imparare Dante a memoria e di recitarlo ad alta voce, magari durante il lavoro, aveva contagiato anche la famiglia Benigni: ecco allora Roberto bambino innamorato dei personaggi della Commedia, della terzina, del suono delle parole, del ritmo impagabile del poema. Tutto questo ci viene riproposto con l’entusiasmo anche fisico che hanno fatto del personaggio Benigni un beniamino del pubblico che sempre più numeroso accoglie il canto di Paolo e Francesca, quello di Ulisse o ancora la tragedia di Farinata o del Conte Ugolino con la gioia e gli applausi calorosi che si riservano oggi per lo più a star musicali o del cinema.

    Alla fine del volume sono riportati i canti della Commedia che Benigni ha commentato: a rileggerli sembra di sentire la sua voce, la cadenza toscana e la dinamicità fisica e psicologica di un lettore impareggiabile che è riuscito a far amare Dante anche a chi non lo aveva mai incontrato.

    Recensione a cura di Elisabetta Bolondi

    *Collabora con noi: Hai letto “Il Mio Dante” e vuoi scrivere la tua recensione? Inviala a: Pubblicheremo le migliori recensioni su queste pagine! ;-)

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    December 16th, 2008SilviaPittRoberto Benigni, Video

    Vi presentiamo la prima parte di “Non ci resta che Benigni“, il documentario de La Storia siamo noi, a cura di Annalisa Bruchi e Silvia Tortora, con testimonianze inedite e racconti sull’arte, il cinema, la storia di Roberto Benigni.

    Roberto è una persona straordinaria..sotto ogni punto di vista.” (Carlo Azeglio Ciampi)

    Per le successive 8 parti del documentario cliccate qui.

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    December 15th, 2008SilviaPittRoberto Benigni

    Pubblichiamo un estratto audio dalla trasmissione “Cercando Amleto” di Rete Due, Radiotelevisione svizzera di lingua italiana, con un breve commento sullo spettacolo TuttoDante di Roberto Benigni a Lugano di domenica 7 dicembre 2008.

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    December 12th, 2008SilviaPittRoberto Benigni, TuttoDante, Video

    Servizio di un Tg svizzero su TuttoDante a Lugano, 7 dicembre 2008:

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    (Intervista di Isabella La Rocca, pubblicata su La Pagina, 26 novembre 2008)

    In occasione dell’evento previsto per il 6 dicembre a Zurigo, ci siamo fatti raccontare dal grande Roberto Benigni cosa lo ha spinto ad intraprendere un viaggio dentro una delle opere italiane più famose al mondo, la Divina Commedia. Cominciamo la nostra intervista ringraziandolo per la sua grande disponibilità e per l’impegno profuso nella diffusione e nella valorizzazione della cultura italiana, in Italia come all’estero…“Sono io a ringraziare voi per aver pensato a me, ma chi l’avrebbe mai detto, mi riempite di gioia immensa, guardate, è proprio una bella cosa questa qui…” esordisce, vulcanico come sempre, con il suo scoppiettante intercalare arricchito dal tipico e spontaneo accento e dal tono piacevolmente allegro e canzonatorio che caratterizzerà l’intera chiacchierata…tranne che in un unico momento durante il quale anche il grande attore cede al pensiero della grandezza e della bellezza della poesia che tanto sta contribuendo a far riscoprire…

    Parliamo un po’ di questo grandioso spettacolo “TuttoDante”. Hai fatto ridiventare attuale il sommo poeta, facendolo riscoprire e amare a tanti, giovani e non… Non è cosa da poco. Perché proprio Dante? Da dove è nata l’idea delle letture dantesche?
    Mi fai una domanda che mi riempie il cuore di bellezza. Perché proprio Dante? Ma perché è il più grande di tutti, viene naturale, pensi alla poesia ed ecco, nella tua mente compare lui, Dante… Non può non esser il primo a cui pensare; io poi ho a che fare con lui da quando ero piccolino: i miei genitori, i miei cugini, i miei cognati, i miei nonni…tutti mi dicevano qualcosa di Dante, anche certe cose strampalate o certi versi buttati lì…insomma tutti a parlarmi di questa bella lingua che ha volato per settecento anni pur di venire a posarsi sulle nostre labbra e far sentire a tutti la sua bellezza. Così Dante è stato come un amico, l’ho sentito sempre vicino…ecco diciamo pure che siam cresciuti insieme io e lui, via! E poi, i grandi scrittori non scrivono mai solo per il loro tempo, scrivono per tutti e per sempre, e Dante è, a pieno titolo, uno di questi, perbacco se lo è!

    E’ questo quindi a renderlo attuale ancora oggi?
    Ma certo che sì, che storie! Io oggi, qui, dico e confermo che Dante è attuale, come se dicessi che è attuale l’olio di oliva o l’acqua e chissà quante altre cose ancora…e ti dirò di più…io sono sempre stato convinto che addirrittura Dante fosse attuale ancora prima di nascere, chi lo sa! Certo è un mio pensiero, sia ben chiaro questo, eh…
    Vedi ci sono tre storie che noi non dimenticheremo mai: quella di quell’uomo che gira nel Mediterraneo alla ricerca dell’isola amata; quella dell’uomo che si è fatto crocifiggere dicendo che era figlio di Dio e quella di quell’uomo che è andato nell’aldilà per vedere i nostri peccati. Sono queste le tre storie più belle del mondo, sicchè Dante è grande come Omero, come la storia del Vangelo, come la Bibbia; certo, ad onor del vero, questa ha avuto un po’ più di successo, ammettiamolo pure, suvvia, ma solo perché l’autore del libro era anche l’autore dei lettori, quindi era avvantaggiato perché, diciamocelo, conosceva già i loro gusti, sicchè è andato sul sicuro…capito no?

    In TuttoDante che c’è anche un profondo sentimento religioso…
    Sicuramente. Bisogna stare bene attenti però…Dante era un poeta cristiano certo, ma non era mica un prete, questo sia ben chiaro a tutti! Lui era un uomo, un uomo che come tutti gli altri amava, soffriva, e mamma mia quanto… ecco questo bisogna averlo presente; era contro la Chiesa, quella della sua epoca almeno! Solo pensare che ha messo tanti di quei papi all’inferno la dice lunga…!
    Certo, per leggere la Divina Commedia bisogna conoscere un po’ di storia del Cristianesimo, ma bastano appena una, due o tre cosette al massimo! Comunque sia chiaro: la Divina Commedia si può leggere anche senza credere in Dio, perché quello che ha di bello è che, leggendola, non siamo noi ad andare verso Dio, ma è proprio Dio che viene verso di noi, cammina verso di noi. Alla fine, quando all’ultimo verso del Paradiso ci voltiamo indietro, l’inferno è vuoto, perché Dante ci porta tutti con sé: lui ci dice proprio che per noi ha disegnato una via immensa. Ecco, Dante è un poeta cristiano ma non cattolico, non è un prete, è un uomo vero, con tutte le passioni, i sentimenti, quelli più bassi e quelli più alti. Per questo gli vogliamo bene, perchè ci rappresenta così come siamo, non mente. Ha dedicato la vita alla sua opera, s’è tuffato in fondo al mare e ne è uscito con la perla più lucente che c’era per darcela in regalo: “Questa è per voi” ha detto e poi se n’è andato. Cosa c’è di più commovente?

    In TuttoDante si possono distinguere due parti: una prima un po’ irriverente, che pesca dalle cronache attuali, e una seconda “più alta”, la poesia, che si fondono, dissolvendosi quasi l’una nell’altra in un’armonia perfetta. Qual è il collante per due generi così diversi… oltre alla tua bravura, ovviamente?
    Dici davvero? Ma questa è una cosa che mi dà davvero una grande gioia, immensa proprio… come dice Pinocchio te ne sarò grato finchè campo perché se è così anche per una persona sola… ecco sono la persona più felice del mondo, è come raggiungere quasi la perfezione…
    Ma ad esser sincero, te lo devo proprio confessare, il merito tutto mio non è, anche qui qualcosa di suo Dante ce l’ha messa, sicchè si potrebbe dire che il collante è proprio la struttura della Divina Commedia: quando si leggono alcuni canti, come quello dei diavoli, ad esempio, già quello è proprio avanspettacolo, è la parte più divertente, più farsesca, per andare poi, via via, a finire agli ordini angelici, alla rosa celeste… pensa che percorso, che crescendo di bellezza, insomma.
    Dante ci ha influenzato e ha influenzato la narrativa, perché la cosa più bella della Divina Commedia è proprio la storia, il fatto che sia una storia da raccontare ed il bello, per me, è proprio questo: quando sono lì, davanti al pubblico, provare l’emozione del racconto, far sentire come siamo fatti dentro e quello che Dante ci ha tirato fuori, dei sentimenti che non conoscevamo nemmeno, l’anima direi, quella degli uomini, delle donne, le nostre passioni…si riesce proprio a mettersi a nudo, come quando si provano ardentemente degli impulsi, delle passioni che non si riesce a controllare…
    E’ proprio un regalo straordinario quello che lui ci ha fatto con questo libro e la gioia di portarlo in giro per me è proprio come una…una… (si ferma, sembra che cerchi la parola giusta…ricomincia…) è una…(altra pausa) insomma finisco qua, è una, ecco, basta! ‘E’ una’ e ci metto il punto! (il tono allegro e incalzante di Benigni, che prendendoci qualche piccola libertà e licenza dal perfetto costrutto di frasi e forme, stiamo cercando di riportare il più fedelmente possibile, lascia il posto ad un uno che sa di ammirazione vera, quasi commozione, ed è proprio questo che ci da il la per la domanda successiva…)

    Quella tua commozione, sul palcoscenico, durante le letture, specialmente in certi passi…non fa sempre parte dello spettacolo vero?…spesso ti commuovi ancora sul serio, confessalo…
    Ma come si fa a non farlo, come, vorrei proprio saperlo io, davvero! Quando si è lì e si entra dentro quella grande, immensa storia… E’ vero che l’attore dovrebbe controllare gli impulsi, ma quando c’è la poesia diventa tutto così misterioso, la si sente che è lì, che arriva e ti si strazia il cuore, ti esaspera, e allora senti quasi il bisogno di proteggerti…cerco di pensare a qualcos’altro ma è proprio difficile, perché la poesia esaspera…quanto esaspera, mamma mia…

    Ci sono momenti, situazioni od episodi che ti commuovono più di altri?
    Sì, ce ne sono due in particolare. Alcune volte succede che quando leggo certi canti, magari alcuni tra i più difficili (o, meglio, alcuni tra quelli che sembrano più difficili perché poi, in realtà, sono tutti cristallini) alla fine degli spettacoli, come nei concerti rock, mi chiedono di farli ancora o di farne altri…ma capita anche che mi incontrino per strada e che, urlando, mi chiedano: “Ah Robertooo, ma quand`è che lo fai quel canto lì…” proprio come quando si chiedono a Springsteen le sue canzoni più famose; questo mi commuove anche se poi, più che altro, è divertente ed è bello perché Dante, alla fine, nasce proprio come poeta popolare.
    L’altra cosa che mi commuove davvero tanto è quando alcune volte, alla fine della lettura di un canto, succede una cosa strana: invece di applaudire, rimangono tutti in silenzio, come turbati da qualcosa che li ha toccati in un luogo fin dove nessuno ha mai osato o dove nessuno ha ancora fatto dei passi; finisce il canto e inizia il silenzio, ma un silenzio carico, denso, dentro il quale c’è un sentimento che non saprei esprimere a parole; come se ci fosse bisogno, dopo tanta bellezza, di alcuni momenti per tornare, pian piano, tutti sulla terra, insieme; quella è una cosa davvero straordinaria.

    Al di là di tutto, di Dante, della poesia, del modo di raccontarla e di sentirla, c’è un messaggio che Benigni, leggendo Dante, vorrebbe mandare a chi lo ascolta?
    Beh guarda, tu lo sai, con i messaggi io mi vergogno, non saprei cosa dire, tu lo sai bene, mi imbarazzo…

    No che non lo so, e secondo me, un messaggio per tutti Benigni ce l’ha, eccome…
    Beh ecco, a limite una riflessione, dai: dovremmo riflettere sul fatto che quello che abbiamo intorno è così bello, immenso e complesso; la cosa più semplice che posso dire è che alla fine, però, la Divina Commedia è bella, la poesia è bella ed è meglio leggerla che non leggerla. E anche se una sola persona, alla fine dei miei spettacoli, si mette lì e prende il libro tra le mani, lo tocca e lo guarda… già questo è un messaggio straordinario, se messaggio si può chiamare.

    Dopo Dante…ci diamo appuntamento al cinema?
    E perché no, volentieri…! Scherzi a parte, devo prima finire questo tour… sempre che non se ne organizzi qualcun altro, magari su un “pianetuncolo vicino”! Tutto sommato non sarebbe poi tanto male, anzi no, sarebbe davvero bello perché, devo proprio dirlo, questo tour, è un po’ …come si usa dire, anche se un po’ mi imbarazzano tutti sti paroloni… insomma… è un tour quasi mondiale, ecco l’ho detto!
    Riscuote un entusiasmo talmente forte che bisogna per forza completare il viaggio, in fin dei conti Dante è andato per noi nell’aldilà, posso io non andare in Svizzera o in Sud America? Via, è naturale che si debba fare, no? Sono contento di aver seguito le parole di Lucio (Lucio Presta, organizzatore del tour, ndr) che mi ha in maniera affettuosa, però forte, convinto a fare questo atto di generosità per tutti, che poi è principalmente un atto di generosità anche verso di me perchè son convinto che avremo tutti un risultato di grande bellezza. Ma il merito, anche qui, non è solo mio, quindi ringraziamolo ancora il nostro caro amico Dante…

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    December 10th, 2008SilviaPittRoberto Benigni, TuttoDante

    ***Le nuove date di TuttoDante di Roberto Benigni previste a Ginevra e Lione sono state purtroppo annullate per indisposizione dell’attore, costretto a letto dall’influenza.

    Les spectacles de Genève et Lyon ont été malheureusement annulés parce que Benigni est atteind de fièvre.

    News da Eldorado.fr :
    Mercredi 10 décembre, 15h30, nous apprenons que ROBERTO BENIGNI est grippé, et alité. La représentation prévue ce soir à Genève et celle prévue demain à Lyon sont donc malheureusement annulées.
    Les détenteurs de billets pour Lyon peuvent d’ores et déjà se faire rembourser auprès de leur point de vente habituel.
    Aucune date de report n’est envisagée.

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    December 10th, 2008SilviaPittRoberto Benigni

    Imperdibile appuntamento questa sera, martedì 10 dicembre, su Rai Due, ore 23.50, La Storia Siamo Noi presenta un documentario inedito su Roberto Benigni, dal titolo “Non ci resta che Benigni, faccia a faccia con il volto della risata“, a cura di Annalisa Bruchi e Silvia Tortora, con un faccia a faccia tra Roberto Benigni e Giovanni Minoli.

    I ricordi e le testimonianze dei suoi amici, e di chi lo conosce profondamente. Fra gli intervistati, il Presidente Carlo Azeglio Ciampi, l’onorevole Massimo D’Alema, l’onorevole Walter Veltroni, Sandro Bondi, ministro dei Beni Culturali, Paolo Conte e Roberto Baggio. Ed ancora un repertorio inedito: da “Tele Vacca” a “Rockpolitik” per ripercorrere la storia di un genio comico, irriverente ma tenero, che incanta e sorprende continuamente le platee. E oggi, dopo gli Oscar e dopo i trionfi televisivi, Benigni è anche l’artista che riempie le piazze d’Italia e d’Europa leggendo Dante.

    Questi alcuni dei commenti - Carlo Azeglio Ciampi: “è una persona straordinaria sotto ogni punto di vista. Roberto per conoscerlo a fondo bisogna praticarlo. Perche è un timido”; Massimo D’Alema: “una volta èvenuto a casa mia e c’era mia suocera che, intimidita dalla presenza del grande attore, si era chiusa in cucina. Lui è piombato in cucina e ha detto - Ninetta… sei timida! Anche io sono tanto timido, ed era la verità, e poi l’ha abbracciata”; Walter Veltroni: “Roberto è solare, ha questa energia e curiosità. Ha sempre le antenne aperte. E’ una persona con cui è piacevole stare”.

    Quella che segue è una parte dell’intervista di Minoli, riportata dal numero di “Gente” in edicola questa settimana:

    La leggenda racconta che da piccolo era talmente brutto che le sue sorelle volevano buttarla via e la mamma pensava addirittura che le avessero fatto una fattura…
    «Non credo che mia mamma lo direbbe mai. Devo dire che a casa mia si mangiava poco e, quand’era incinta di me, mi disse che mangiava solo cocomero: “Per i primi mesi non avevo niente, quando venne luglio, trovai dei cocomeri e quanti ne ho mangiati!”. Quindi sono figlio di un cocomero, zuppo di gioia come un cocomero. Ero nato tutto pelle e ossa, una specie di coniglietto. E le mie sorelle: “Non lo diciamo a nessuno che ci è nato un fratello, fa paura! Buttiamolo dalla finestra”».

    Noi invece abbiamo scoperto che le donne sono pazze di lei, la sognano. Lei sapeva di piacere così tanto alle donne?
    «Lo dice come fosse una cosa strana, un paradosso! Lei non ci crederà, ma c’è un mistero nelle donne che è senza fine, uno non sa capire cosa sia questa cosa».

    Nicoletta è gelosa di tutte queste donne che la vogliono?
    «No, lei mi fa un nome che davanti mi si apre una via di luce, spettacolare. Sì, un po’ di gelosia fa bene, è il fatto di sentire che c’è una cosa che va protetta ed è una cosa bella, una passione. Poi nell’arte ci sono due passioni, l’odio e l’amore. E la gelosia quando è sana e bella è un aspetto dell’amore».

    Mi hanno detto che lei aveva già cominciato a leggere Dante in seminario. È vero che è stato in seminario?
    «Seminario è una parola grossa. Io andavo bene in religione e un pretone, un giorno, venne a casa mia e mi disse: “Senti qualcosa?”. Ed io, per essere interessante, dissi “sì”. I miei fecero un salto e mi portarono a Firenze, ai Campi di Marte, dove c’erano tanti preti».

    Quanto è stato in seminario?
    «Ci sono stato qualche mese».


    È vero che papa Wojtyla ha voluto vedere La vita è bella con lei?
    «Sì. È stata una cosa straordinaria. Se glielo racconto non ci crede! Sono andato negli Stati Uniti e, mentre ero a Los Angeles, una sera mi arriva una telefonata dal Vaticano “Giovanni Paolo II vorrebbe un faccia a faccia”. Io pensavo fosse uno scherzo, ma poi ho ripreso l’aeroplano e sono tornato indietro. Giovanni Paolo II: una cosa spettacolare quell’uomo! Quando arrivava Clinton, lo teneva un’ora, a me m’ha tenuto tutto il pomeriggio. È venuto con le ciabatte, accompagnato da due persone, c’erano quelle suore polacche che si sono inchinate al suo passaggio e, dentro una chiesa, abbiamo fatto la proiezione! C’era quel cardinale polacco che prima della proiezione mi ha raccontato due, tre barzellette e mi ha insegnato delle parole in polacco. Quando il papa è entrato, io gli ho detto, benissimo, “Sia benedetto Gesù Cristo” in polacco e lui ha pensato che parlassi polacco, così mi ha preso sotto braccio parlandomi in polacco per un quarto d’ora. A un certo punto il papa mi si è messo seduto accanto, hanno proiettato il film e io ogni tanto mi voltavo e vedevo che era proprio lui accanto a me! Voltarsi e vedere che uno che vede il film accanto a te è il papa vero fa un’impressione spettacolare! Poi è stato bello anche perché il papa mi ha applaudito, si è alzato, mi ha dato il bacino e mi ha detto che era una cosa straordinaria, che lui l’aveva vissuta: che c’erano stati anche i cristiani, non solo gli ebrei. Mi ha ricostruito la storia di quel dolore».

    Una grande emozione?
    «Dire una grande emozione è anche un po’ riduttivo, c’era qualcosa di più. C’era uno scintillio in quella giornata con lui. Poi mi ha ripreso a braccetto, abbiamo fatto il giro. Mi ha dato i suoi regali e io, che non avevo portato niente, gli diedi la mia biro. L’ha data a un cardinale che l’ha messa assieme ai suoi regali. A me ha dato un rosario, che ha benedetto, per la mia mamma».

    Quando ha vinto l’Oscar, sul palco ha ringraziato i suoi genitori per averle dato il più grande dono: la povertà. Perché è il dono più grande?
    «La povertà è la madre di tutte le ricchezze, parlo della povertà francescana, la scintilla divina. Sono grato ai miei genitori perché i poveri sono ricchi in umanità».

    Lei ha detto che sua madre le ha insegnato i valori che contano, parlandole di Pinocchio e Dante. Chi preferisce fra i due?
    «Sono due storie potenti. Dante credeva in quello che diceva e, proprio per la forza della sua credenza, ha preso l’anima di Dio e l’ha tirata giù. E Pinocchio è lo stesso, perché è una favola straordinaria che ci racconta che non si può essere felici. E, invece, Dante ci dice che si può essere felici: quindi, si compensano. E poi, c’era la storia del naso: io vedevo la statua di Dante, che aveva il naso come Pinocchio, e mia mamma mi diceva: “Attento che Dante ti mette all’inferno”. E poi: “Se dici le bugie ti si allunga il naso” e io pensavo che Dante e Pinocchio erano la stessa cosa».

    Ma lei crede nel Paradiso?
    «La mia mamma ci credeva e il mio babbo no. Ed io qualche giorno sono come il mio babbo e qualche giorno come la mia mamma. Oggi sono come la mia mamma, ci credo!»

    Ma alla fine: papà o mamma? Lei in Dio ci crede o no?
    «Farei ingiustizia a nostro Signore a rispondere a questa domanda perché come si fa a dirlo… si vuole bene uguale al babbo e alla mamma. E proprio una predisposizione all’amore e alla giustizia divina stare lì nel mezzo, in quel dubbio, che è la base della nostra vita, la ricerca dell’amore e della conoscenza, come dice Dante».

    Un suo difetto?
    «Ne potrei dire una ventina».

    Il peggiore?
    «Cattivo, ignorante, ipocrita, lussurioso, uno che mente, un ladro tremendo, corrompo, un violentatore, mamma mia! Mi piace torturare… tutti questi difetti che in fondo sono veniali. Li ho detti perché volevo che lei che ha questi difetti si sentisse confortato!».


    Alcune immagini della puntata di questa sera tratte da Tv Talk

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    December 9th, 2008SilviaPittDante, Divina Commedia, TuttoDante

    Cari amici,
    Siamo tornate dalla Svizzera, dove abbiamo assistito alle prime due date europee del nuovo Tour mondiale 2008/2009 di TuttoDante di Roberto Benigni, in qualità di “tifoseria ufficiale”.
    Avevamo portato con noi un nuovo striscione (il quarto dall’inizio del tour italiano nel 2006) : “DALLE ALPI ALLE ANDE ROBERTO SEI GRANDE …E ORA IL NOBEL”.


    (nella foto da sinistra: Loredana, Silvia, Mariangela e il nuovo striscione a Zurigo)

    La prima tappa del nuovo tour è stata a Zurigo sabato 6 dicembre: abbiamo posizionato lo striscione nel lato destro della sala del Kongresshaus, attirando l’attenzione del pubblico e di Roberto che ci ha salutato più volte dal palco con allegria. Il giorno seguente, domenica 7 dicembre, ci siamo spostate a Lugano per la seconda data di TuttoDante: il pubblico ticinese è stato molto caloroso nonostande il freddo “infernale” che si respirava all’interno della pista del ghiaccio!

    Ringraziamo tutto lo staff di TuttoDante, e, in particolare, un grazie di cuore a Roberto Benigni per aver accolto con grande entusiasmo il nuovo striscione, e per i fantastici momenti passati insieme lunedì 8 dicembre a Lugano… Grazie caro Roberto, ormai ci sentiamo veramente “parte integrante” del tour…Ti auguriamo un buon proseguimento con il viaggio Dantesco in Europa e nel mondo..!

    Alla prossima… e l’avventura continua!

    Le fedelissime,
    Silvia, Mariangela, Loredana
    -www.unbenignidanobel.it-

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    Riportiamo il testo di un’intervista in francese sul nuovo Tour mondiale di TuttoDante, rilasciata da Roberto Benigni il 6 dicembre 2008 - lo spettacolo sarà rappresentato prossimamente in Francia.

    INTERVIEW | Le réalisateur et comédien italien monte sur scène pour lire La divine comédie.

    CORINNE JAQUIÉRY | 06.12.2008

    L’exaltation, voire même l’extase perpétuelle, Roberto Benigni connaît bien. Lui qui s’est précipité aux pieds de Martin Scorsese, président du jury, quand il a reçu le grand prix du Festival de Cannes pour son film La vie est belle. Lui qui a sauté sur les sièges lors de la très conventionnelle cérémonie des Oscars, à l’annonce de sa consécration comme meilleur acteur. Lui qui parle avec tout son corps et avec une voix de stentor, même au téléphone. Lui qui vous tutoie spontanément sans vous connaître, cet homme au comportement irrésistiblement burlesque est aussi un grand artiste, qui a voulu se mettre au service d’un énorme poète.

    Vous présentez Tutto Dante pour la première fois dans un pays francophone, qu’en attendez-vous ?

    – J’ai envie de montrer la beauté de la langue de Dante. Je fais le pari de dire les exégèses en français et j’invente un nouveau langage, comme lui (rires). Naturellement, les grands canti de sa Divine comédie sont en italien, pour faire entendre leur musique. Ces 33 chants sont une vraie symphonie ! Pour parler de sa descente aux enfers, puis de son accession au Paradis, cet immense poète a su créer une langue pleine de rimes et de rythmes audacieux. Lire et connaître Dante n’est pas indispensable, mais c’est comme la mer: c’est mieux de l’avoir vue que de ne pas l’avoir vue (rires).

    En Italie, les plus grands spécialistes de Dante s’accordent pour affirmer que vous êtes celui qui transmet le mieux l’essence de son œuvre. Qu’en pensez-vous ?

    – Je suis tout petit quand je dis Dante. Je me sens comme une chandelle par rapport au soleil. J’essaie d’exprimer son œuvre de tout mon être. On ne peut lier cette extase à trop d’analyse. Ce que j’aimerais surtout, c’est transmettre la joie que j’ai à le lire. Sur scène, ma chair et tous mes organes sont en tumulte pour lui…

    La scène est donc un lieu privilégié pour Dante et Benigni ?

    – C’est chaque fois une nouvelle naissance pour moi, mais pas pour l’œuvre, qui est intemporelle. Dante est plus moderne que bien des contemporains. En France, il y a une tradition poétique issue de son œuvre. Si on prend Baudelaire, pour parler du plus grand, ou Gérard de Nerval ou Verlaine et même Stendhal, ils sont tous dantesques! Il y a eu des détracteurs, comme Voltaire, mais la France est un des pays où la poésie de Dante a le plus d’écho.

    Pour vous, Dante Alighieri serait-il, comme sa comédie, divin ?

    – Oui, car il nous donne le souffle de vie. Au Moyen Age, avant lui, on disait: rappelle-toi que tu dois mourir. Dante, lui, a dit au peuple: rappelle-toi que tu dois vivre! Comme un chercheur, il a découvert des sentiments et a su trouver les mots qui leur correspondaient pour nous les expliquer. Il a fait découvrir le monde, mais a aussi su redevenir enfant, innocent.

    Un peu comme vous… Y a-t-il de la fraternité entre Roberto et Dante ?

    – C’est plutôt un ami de longue date. Je lui parle, je lui demande des choses et je trouve mes réponses dans la Divine comédie. Décrite par Dante, la vie s’écoule de manière sensuelle et charnelle. Avec Pétrarque ou d’autres poètes, on tombe amoureux. Avec Dante on fait l’amour vraiment. Profondément.

    Comment interprétez-vous son œuvre ?

    – Je lis le plus simplement possible. Pour tous ces chants, il a mis des didascalies (ndlr: les indications données aux acteurs) sur une manière de lire très épurée. Beaucoup d’acteurs se mettent devant Dante, mais il faut se mettre derrière lui.

    Est-il possible pour Roberto Benigni de se mettre derrière ?

    – Je sais que j’ai une forte personnalité, mais ma plus belle mission est de donner la parole à Dante. Entre ces chants, je parle aussi de moi, des temps modernes, de la politique. De l’enfer que nous vivons actuellement et que nous pouvons parfaitement reconnaître dans l’enfer de Dante.

    Etes-vous transformé par la lecture de l’œuvre de Dante ?

    – Après avoir lu la Divine comédie, on ne regarde plus les hommes d’un œil distrait. On sait qu’ils sont dépositaires d’un immense destin. Ce qui compte aussi, c’est le plaisir pur. Le rythme, la musique, la diction, les sons. Il y a un mystère dans cette poésie, qui est comme la définition de la couleur rouge ou l’odeur du café. Nous ne savons pas comment c’est fait, mais nous savons que c’est bon.

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    December 8th, 2008SilviaPittDante, Divina Commedia, Roberto Benigni, TuttoDante

    LUGANO, Ticino News - Roberto Benigni, famoso attore e regista toscano, ha fatto tappa ieri sera a Lugano. Nel suo tour europeo “TuttoDante” cominciato a Zurigo sabato sera, Benigni ha letto il V canto della Divina Commedia davanti a un numeroso pubblico stimato attorno alle 5-6000 presenze circa.

    Con magistrale capacità espressiva e intrerpetativa, l’attore toscano ha riproposto uno dei canti più famosi della somma opera del grande vate, il V canto, quello di Paolo e Francesca, i due amanti che Dante incontra nell’inferno, poiché colpevoli di adulterio.

    Benigni non ha mancato di ironizzare, con il suo stile inconfondibile, su personaggi della politica ticinese.
    “Voi siete un popolo straordinario! Avete avuto grandi architetti, come Le Corbusier, e soldati di ventura talmente valorosi che il Papa li ha scelti come guardie personali. E adesso c’avete gente come Mario Botta e il Nano Bignasca!”

    E sì, alla Resega di Lugano, seconda tappa dopo Zurigo del tour europeo TuttoDante, Roberto Benigni ha citato anche il Nano. Del sindaco Giorgio Giudici ha parlato dopo aver scherzato sui “dinosauri” della politica italiana. “Noi abbiamo Giulio Andreotti – ha detto -. Io non credevo esistesse davvero. Pensavo fosse come Pegaso, un personaggio di fantasia. Poi me lo sono visto di fronte. Ma Andreotti c’era già ai tempi di Dante. Anzi, quando Dante ha composto la Divina Commedia lui era già nel Consiglio degli anziani di Firenze. Però so che anche voi avete un sindaco piuttosto longevo…”
    Avrà sorriso la municipale Giovanna Masoni, seduta in prima fila…

    A Silvio Berlusconi, Benigni ha consigliato di venire a stare a Lugano come Mina, così è sicuro che diventa un mito. Il segreto è non farsi più vedere in giro, ha detto. Una volta all’anno sforna una bella canzone con Apicella e il gioco è fatto…

    Terminato lo show “politico”, Benigni ha iniziato la sua esegesi della Divina, Inferno, Quinto canto, quello dei lussuriosi, e di coloro che sono morti per amore, il canto di Paolo e Francesca, gli amanti uccisi dal fratello di lui e marito di lei che li sorprende mentre fanno l’amore.

    Nella Divina Commedia i due adulteri si trovano nel secondo cerchio, condannati a volare senza tregua in una bufera di vento (l’alito di Lucifero) insieme agli altri lussuriosi che non hanno resistito alle loro passioni. E per loro il poeta prova pietà, una pietà che attirerà su Dante gli strali della Chiesa.

    “Amor, ch’a nullo amato amar perdona, mi prese del costui piacer sì forte, che, come vedi, ancor non m’abbandona”, ha recitato Benigni, narrando la storia di Francesca, innamoratasi del cognato Paolo mentre leggevano insieme la storia adultera di Lancillotto e Ginevra: “Galeotto fu il libro e chi lo scrisse”.

    Alla fine, per Benigni, una meritatissima standing ovation.

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    December 6th, 2008SilviaPittDante, Divina Commedia, Roberto Benigni, TuttoDante

    Dopo aver riempito le piazze, gli stadi e i palasport di tutta Italia, con oltre 130 repliche dal giugno 2006 e un’affluenza di pubblico attorno al milione di spettatori, il Tour TuttoDante di Roberto Benigni parte alla conquista del mondo: tra poche ore inizierà il Tour Europeo 2008/2009.

    Il nuovo progetto di Benigni riparte proprio dai versi della Commedia, stavolta portati e celebrati in giro per l’Europa e per il mondo, con una novità: l’attore ha curato personalmente la traduzione in lingua francese delle Cantiche dantesche, ma solo per la parte esegetica. I versi verranno letti in italiano naturalmente, con la sensibilità e l’interpretazione ormai nota di un Benigni insuperabile nella lettura dei versi immortali di Dante. A lui il merito di aver sdoganato una cultura cosiddetta “alta”, e di averla resa accessibile a tutti.

    Questa sera, sabato 6 dicembre, ci sarà la prima tappa a Zurigo, domenica 7 dicembre a Lugano, per poi proseguire con il debutto dello spettacolo in versione francese a Ginevra (10 dicembre) e Lione (11 dicembre).
    A marzo e aprile 2009 sarà la volta delle grandi capitali europee da Parigi a Bruxelles; successivamente il tour si sposterà oltre oceano, Stati Uniti e Canada, fino alla performance conclusiva prevista a Buenos Aires nel mese di giugno 2009.

    I nostri migliori auguri a Roberto per la nuova grande avventura “internazionale”.
    Un grande in bocca al lupo per il tour, siamo sicuri che riuscirà a diffondere il suo amore e la passione per Dante in tutto il mondo.
    Grazie caro Roberto, perchè in momenti come questi, quando a volte si arriva a provare vergogna per la triste situazione politica e sociale che stiamo vivendo in Italia, ci sono persone come te che rendono onore all’estero alla grandezza e alla bellezza del nostro paese e della nostra cultura. Ci sentiamo tutti orgogliosi di essere Italiani grazie a te.

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    Riportiamo un’intervista in tedesco rilasciata da Roberto Benigni il 4 dicembre 2008, due giorni prima dello spettacolo di Zurigo del 6 dicembre 2008, tappa iniziale del nuovo tour mondiale di TuttoDante. [Per leggere la versione tradotta da Google Translate in italiano cliccate qui]

    «Dantes Poesie – das ist eine wirkliche Ekstase»
    Von Susanne Kübler. Aktualisiert am 04.12.2008

    Am Samstag kommt der italienische Schauspieler, Regisseur und Komiker Roberto Benigni mit seinem Programm «TuttoDante» nach Zürich.

    Roberto Benigni – das ist ein Vulkan in Dauer-Eruption, wobei er je nachdem Pointen, Faxen, Euphorie oder auch Weisheiten ausspuckt. Benigni kletterte über die Stuhlreihen zur Bühne, als er für seinen wirklich ergreifenden Film «La vita è bella» einen Oscar bekam. Er küsste den TV-Showmaster Pippo Baudo ebenso stürmisch wie Enzo Biagi, den Grandseigneur des italienischen Journalismus. In seinen Einmannvorstellungen redet er ohne Punkt und Komma, und Silvio Berlusconi kommt nicht gut weg dabei. Auch in seinen Filmen gibt er oft den zappeligen Dauerquassler, was nervig sein kann oder auch hinreissend (etwa in Jim Jarmuschs Film «Down by law», der ihn international bekannt machte). Seit 2006 ist Benigni nun schon als ebenso exaltierter wie ehrlicher Anhänger von Dante und seiner «Divina Commedia» unterwegs, mit der Show «TuttoDante», die er jetzt auch ausserhalb Italiens zeigt.

    Wie würde man ein Telefoninterview mit so einem überstehen?, fragt sich die Journalistin und sitzt ein bisschen bange vor dem Apparat. Dann ruft die Managerin an, gibt noch einmal die Regeln durch: Zehn Minuten, keine Fragen zur Politik. Und dann kommt Benigni.

    Ciao Susanne! Wie gesagt: Wir reden eine Stunde, und nur über Politik!

    Bestens.

    Wie gehts? Das ist das erste Interview für meine Welttournee! Mit einer Zürcher Journalistin! Ich bin ganz aufgeregt!

    Natürlich. Was bringen Sie denn nach Zürich, das Paradies oder die Hölle?
    Zürich ist ja eine paradiesische Stadt, da muss ich natürlich die Hölle mitbringen, einen der schönsten Momente aus dem «Inferno»: Die Geschichte der grossen Liebenden Paolo und Francesca. Das ist ja eine wunderbare Geschichte, eine der internationalsten in der ganzen «Divina Commedia», von geradezu skandalöser Schönheit, und…

    Seit wann pflegen Sie eigentlich Ihre Leidenschaft für Dante?
    Für mich ist Dante ein Teil der Natur, von jeher. Ich lebe mit ihm, seit ich klein bin, in der Toscana geht das gar nicht anders, da zitieren Grosseltern, Tanten und Schwäger immer irgendwelche Verse, ganz verdreht manchmal. Dante hat uns als Kinder in den Himmel und in die Hölle geschickt, er war ein Beispiel für uns mit seiner Wissbegierde, ein Freund, der uns Geschichten erzählte… Ich verdanke ihm sehr viel.

    Mehr als dem anderen grossen Toscaner, Boccaccio?
    Ja, auf jeden Fall. Boccaccio lernt man schätzen, wenn man grösser wird – er ist ja doch etwas freizügiger, darum haben sie uns den ein kleines bisschen versteckter gehalten als Dante.

    Dante ist ja…
    … so geheimnisvoll, so universell, so populär! Es gibt keine Ecke in der Welt, in der Dante nicht gefragt wäre. Arabische Staaten haben uns angefragt, nach Japan und Taiwan hätten wir gehen sollen, das können wir leider nicht, sonst wäre diese Tournee ja endlos. Diese Poesie – wenn man sie fühlt, dann zerreisst es einem das Herz, dann hört man auf zu denken, dann spielen Urteile, Ideale, Ideologien keine Rollen mehr, es ist eine wirkliche Ekstase.

    Was halten Sie denn vom Sündenregister, das dem «Inferno» die Struktur gibt? Da wird ja zum Beispiel ein Mord als weniger schlimm einstuft als ein Betrug.
    Das ist eben eine evangelische Wahrheit, ein Gesetz, eine Ordnung, die vom ganzen Wissen der Epoche geprägt ist. Das Schöne an Dante ist doch, dass er alles zusammenfasst, was seine Epoche ausmachte. Es gibt heute keinen einzigen Dichter, von dem wir sagen könnten: Der repräsentiert uns komplett. Aber im Mittelalter gab es eben Dante, und der repräsentierte seine Zeit, wie eine gothische Kathedrale, bei der aussen die Teufel und Monster dargestellt sind, und wenn man hineingeht, dann gibt es da diese wunderbaren Rosetten, durch die man das Licht des Paradieses sieht. Er hat alle Stile verwendet, die es zu seiner Zeit gab – wenn man sämtliche Bilder der Uffizien zusammenmischt, dann bekommt man eine blasse Vorstellung von Dantes Poesie. Und er hat von allem gesprochen, was uns betrifft, von unseren Tugenden, Lastern, Leidenschaften, Gefühlen…

    Aber wie hält es denn Dante mit dieser evangelischen Ordnung?

    Er ist ja oft nicht einverstanden mit Gott. Warum wird Francesca, die so sehr geliebt hat, mit der Hölle bestraft? So ist eben das Gesetz, und Dante fällt ja bei dieser Geschichte ohnmächtig um, wie tot, das geschieht danach im ganzen «Inferno» nicht mehr. Es ist, wie wenn er nicht einverstanden wäre, aber er kann das Gesetz nicht ändern.

    Warum ist Dante bis heute aktuell geblieben?

    Seine Grösse besteht gerade in den Details, etwa in der exakten Beschreibung von Gefühlen, die ja ganz einfache Gefühle sind. Wenn er von Angst schreibt, dann ist es die Angst, die wir haben beim Erzählen von Schauergeschichten vor dem Kamin. Er schreibt über himmlische Befehle nicht anders als wenn er schildert, wie ein Schneider seine Nadel einfädelt.

    Womit wir wieder beim totalen Abbild einer Epoche wären.
    Natürlich, Dante hat die Enzyklopädie erfunden, 500 Jahre vor den Enzyklopädisten, und nicht nach Alphabet geordnet, sondern in Versen. Er hat ja alles besprochen, die Klassizität, die Astronomie, die Geografie, die Geschichte, die Philosophie, die Anatomie…

    …und die Politik. Wir dürfen ja gemäss Abmachung nicht über Politik reden – aber über Dante reden, ohne die Politik zu erwähnen, ist doch ein bisschen schwierig, oder nicht?
    Es gibt heute keine engagierten Autoren mehr, wie er einer war. Die Politik war sein Ruin, aber er hatte eine majestätische Vorstellung davon. Für uns heute wäre das vielleicht ein bisschen lächerlich, aber damals war es innovativ, revolutionär. Dante hätte eher einen Aussätzigen geküsst, als einem Idioten die Hand gegeben.

    Die Strafen, die die Sünder in der «Divina Commedia» erleiden, haben ja immer direkt mit ihren Sünden zu tun. Welche Strafe hätte sich Dante denn für die heutigen Idioten ausgedacht?
    Oh, mamma mia, diese Entsprechung, diese «legge del contrappasso», nach der die Strafe entweder dem Vergehen entspricht oder genau das Gegenteil darstellt, das macht mir fast am meisten Spass in diesem Werk. Die Entsprechungen sind ja manchmal ganz einfach zu verstehen, manchmal auch unglaublich raffiniert, wenn er etwa die Lüsternen in einem ewigen Sturm fliegen lässt. Aber jetzt sagt meine Managerin, ich dürfe nur noch eine Frage beantworten.

    Eben, was wäre mit den heutigen Idioten?
    Ja, was könnte man mit denen machen? Es ist ja eine fast kindliche Frage, jeder denkt sich mal, «wenn ich könnte, dann würde ich den dort- oder dahin schicken», aber eigentlich kommen einem da nur Pointen in den Sinn. Dantes Strafen dagegen sind keine Pointen, da ist eine philosophische Struktur dahinter, die man nur bewundern kann.

    Danke fürs Gespräch.
    Bitte. Und rufen Sie mich doch heute Abend noch einmal an, dann können wir weiterreden, dann ist meine Managerin nicht mehr da!

    Erstellt: 04.12.2008, 20:01 Uhr

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