Archive for December, 2008

Salutiamo il 2008 ricordando gli eventi dell’anno per Roberto Benigni…

Lo Staff di UnBenignidaNobel.it vi augura un 2009 sereno e ricco di felicità.

..Il peccato più grave è non desiderare di essere felici, non cercare di essere felici. Io ricordo una poesia di Jorge Luis Borges. Diceva: ho commesso il peccato più grave, non sono stato felice. Mi ha molto colpito questa frase. Abbiamo il dovere di cercare di essere felici e il dono degli artisti è entusiasmare alla vita… Ricordo una bella frase di Proust che diceva ‘Gli artisti devono regalare tutto, l’arte è un dono’..
Roberto Benigni.

Il 2008 per Roberto Benigni è stato un anno principalmente “Dantesco”, tra Lauree Honoris Causa e continui successi per TuttoDante, con alcune interessanti parentesi, tra cui il ricevimento del César alla carriera, la lettura della Bibbia in diretta su Rai Uno, il concerto di Pierino e il Lupo con Claudio Abbado e l’Orchestra Mozart.
Va inoltre ricordata la scelta di Roberto Benigni di continuare il tour TuttoDante in una versione “mondiale”, che ha debuttato in Svizzera il 6/7 dicembre 2008, e proseguirà in giro per il mondo durante il 2009.

Di seguito trovate un riepilogo di tutti gli eventi e momenti più significativi del 2008 per Roberto Benigni, con gli articoli ordinati per data:

13 febbraio 2008: Con “L’Ultimo dell’Inferno” si conclude con grande successo il ciclo di puntate di TuttoDante trasmesse da Rai Uno da fine novembre 2007 a febbraio 2008

22 febbraio 2008: La Francia premia Roberto Benigni con un “César alla carriera”

18 marzo 2008: Lettera a Dante di Roberto Benigni presentata nel primo Dvd di TuttoDante

29 marzo 2008: Premio Oscar Tv per TuttoDante “Evento televisivo dell’anno”

22 aprile 2008: Laurea Honoris Causa in Letteratura conferita a Roberto Benigni dalla University of Malta e Serata Dantesca insieme a Robert Hollander

22 maggio 2008: Laurea Honoris Causa in “Arti della comunicazione” conferita a Roberto Benigni dalla Touro University, primo ateneo ebraico in Italia

23 giugno 2008: TuttoDante a Prato della Valle, Padova

13 luglio 2008: Intervista di Grace Russo Bullaro “Benigni poeta e la vita è più bella”

17 settembre 2008: Esce la notizia ufficiale di un nuovo Tour all’estero per Roberto Benigni

5 ottobre 2008: Lettura della Bibbia in diretta su Rai Uno

17 ottobre 2008: Uscita del libro “Il Mio Dante” di Roberto Benigni per Einaudi Stile Libero

25 ottobre 2008: Concerto di “Pierino e il Lupo” a Bologna, voce recitante di Roberto Benigni e Orchestra Mozart diretta da Claudio Abbado

6 dicembre 2008: Inizia da Zurigo il Tour Europeo 2008/2009 di TuttoDante

7 dicembre 2008: Seconda tappa del Tour Europeo di TuttoDante a Lugano

Tv: “Vite Straordinarie” dedicato a Benigni

Roma, 30 dic. (Adnkronos) – Oggi in seconda serata su Rete 4 va in onda la settima puntata di ”Vite straordinarie”, il programma di approfondimento giunto alla quinta edizione e condotto da Elena Guarnieri. Con il consueto garbo, i riflettori di “Vite straordinarie” si accenderanno alla 23.25 sulla storia personale e professionale di Roberto Benigni, attore e uomo di spettacolo dalle incredibili doti affabulatorie. La vita del grande comico toscano verra’ ripercorsa con lo stesso Roberto Benigni che ricorderà i momenti salienti della sua carriera, dal primo film di Giuseppe Bertolucci, ”Berlinguer ti voglio bene”, fino all’incontro con Papa Giovanni Paolo II. Dai primi timidi passi sui palcoscenici di provincia, fino alla vittoria dell’Oscar con la pellicola ”La vita e’ bella”, del 1997. Una carriera folgorante, ripercorsa con amici e conoscenti, tra cui l’attore Carlo Monni e Renzo Arbore. Inoltre, alcuni divertenti aneddoti su un inedito Benigni scolaro saranno raccontati dalla sua ex maestra di scuola.

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Aggiornamento delle ore 00.50 del 31 dicembre 2008:
Lo staff di UnBenignidaNobel.it ringrazia la produzione di “Vite Straordinarie” per aver citato più volte nel corso della puntata la candidatura al Nobel per Roberto Benigni, e in particolare nel finale con la seguente frase: “Ci auguriamo un giorno di ritrovarci a commentare il Nobel a Benigni”! ..Ce lo auguriamo tutti di cuore! ;-)

L’omaggio al Padre della lingua Italiana da un figlio prediletto dal pubblico

Con il titolo “Roberto Benigni, Tutto Dante” arriva in edicola la nuova iniziativa editoriale di Repubblica e Espresso. A partire da oggi, lunedì 29 dicembre, saranno distribuiti, a 9,90 euro oltre al prezzo del giornale, i dvd con le letture della ‘Divina Commedia’, tratte dalle registrazioni degli spettacoli di Roberto Benigni, che è stato in tour nelle piazze italiane dal novembre 2006 al settembre 2007.
Si tratta di 14 dvd che ripropongono gli straordinari spettacoli teatrali di Benigni e tutta la grandezza della Divina Commedia di Dante Alighieri. A ogni dischetto è affiancato un libretto in cui si riproduce integralmente il canto “letto” dall’attore, oltre a pagine riempite da materiale iconografico con incisioni e quadri sul tema (da Doré a Blake, a Gabriel Rossetti), approfondimenti e presentazioni storiche dei personaggi via via citati (da Farinata degli Uberti a Ciacco, al Conte Ugolino).
TuttoDante è principalmente uno strepitoso show, un successo dovuto alla straripante personalità di Benigni, capace di rendere appetibile un prodotto coltissimo al più vasto pubblico.

Si parte con il primo canto dell’Inferno, a Firenze, in piazza Santa Croce, la più popolare delle piazze fiorentine. Benigni, sotto la statua di Dante, che lo guarda severo, affronta un pubblico che mostra un entusiasmo da stadio.
Oltre alle parole di Dante, c’è lo spettacolo di Benigni stesso, che spiega la ‘Divina Commedia’ parlando anche dell’attualità. Il secondo dvd sarà in uscita il 7 gennaio, e le uscite successive sono in programma ogni mercoledì.

Da domani in edicola i DVD di TuttoDante

Il servizio del Tg1 del 28 dicembre 2008, edizione delle 13.30:

BENIGNI A TUTTO DANTE

di Stefano Giovanardi, Repubblica — 27 dicembre 2008

Non era poi così raro, fino agli anni Sessanta-Settanta del secolo scorso, trovare delle persone, in genere anziane e anche di cultura medio-bassa, che ti recitavano a memoria interi canti della Divina Commedia. Lo facevano magari per dimostrare la freschezza dei loro neuroni, o per sfoggio, o per istrionismo, o per chissà quant’ altro. Fatto sta, però, che quell’ostico Dante avevano imparato, e non qualche più semplice sonetto di Petrarca, o qualche ottava di Ariosto. Poi questi improvvisati cantori sono stati spazzati via dall’imperio televisivo abbattutosi sulle famiglie, che non solo li ha privati del loro pubblico naturale, ma ha anche ridotto loro stessi a pubblico, confidente e dimentico. Ma per la classica astuzia della storia quella medesima televisione, grazie ai picchi d’ascolto conseguiti dalle particolarissime “lezioni” di Roberto Benigni, ha ora rilanciato e anzi esaltato la popolarità della Commedia. Perché tanto interesse, ancora a sette secoli di distanza? C’ è una risposta facile: classico per antonomasia della letteratura italiana, fondamento ineludibile della lingua italiana, letto e commentato nelle scuole almeno a partire dall’ Unità d’ Italia, fonte e sostentamento, conscio o inconscio, di gran parte dei poeti (ma anche narratori) successivi, la Commedia è entrata in qualche modo nel Dna degli italiani, quasi come il linguaggio che si apprende a parlare dopo le prime lallazioni. Ma è, appunto, una risposta facile, perché tutti i motivi appena elencati avrebbero potuto portare a una sterile monumentalizzazione, a una fruizione obbligata e noiosa della quale liberarsi appena possibile. E invece no: i nostri nonni quel monumento lo mandavano a memoria, e il nostro comico nazionale, non a caso legatissimo alle radici popolari della sua Toscana, ne ha fatto un cavallo di battaglia. La risposta, quindi, deve essere un po’ più complessa. Allora, d’accordo: Dante è un genio inarrivabile, il fondatore di un sistema linguistico e letterario dal quale ancora oggi dipendiamo e da cui, probabilmente, dipenderemo sempre. Ma Dante è anche un genio che non ha paura di sporcarsi le mani. Parlando dell’ Aldilà, lui ci ha dato il poema totale della Vita, col suo sublime e il suo infimo, i suoi slanci meravigliosi e le sue volgarissime lordure. E quel poema lo ha incarnato in una lingua in fondo appena nata, alla quale lui stesso ha conferito tutti i tratti necessari perché divenisse l’ italiano, una lingua perfettamente fungibile per ogni esigenza espressiva (per intenderci: da «infin che ‘l mar fu sovra noi richiuso», a «ed elli avea del cul fatto trombetta», a «Gualandi con Sismondi e con Lanfranchi»), senza alcuna censura o gerarchia. Un poema, in altri termini, in cui l’altissima catarsi del mito si accompagna costantemente alla registrazione della vita quotidiana, con l’ effetto straordinario di riverberare l’una dimensione sull’ altra, umanizzando la nobiltà e nobilitando l’umanità. La Divina Commedia è insomma, fin nelle sue più intime fibre, uno “scandalo”. Ma era stato Gesù Cristo il primo a dire che occorre che gli scandali avvengano. E Dante Alighieri, milletrecento anni dopo, gli ha obbedito. Forse per questo qualsiasi lettore, a qualunque epoca o rango culturale appartenesse, ci ha sempre trovato qualcosa di suo, qualcosa comunque in grado di rispondere alle sue domande, massime o minime che fossero. E per questo l’ interesse non è mai morto: perché la Commedia ci rivela senza ambagi l’incomprimibile complessità della vita, e in fondo ci rassicura sui nostri piccoli, innocui “scandali” privati. Ma non sempre questa carica di vita così totale e lampante e impietosa è stata apprezzata dalla «cultura ufficiale». Dopo l’ entusiasmo dei contemporanei, protrattosi per tutto il XIV secolo e culminato nella lettura ufficiale di cui nel 1373 Giovanni Boccaccio fu incaricato dal Comune di Firenze, la lanx satura offerta dal poema cominciò a risultare indigesta per i classicisti quattro-cinquecenteschi, intenti a un culto dell’ antico che conduceva inevitabilmente a scavare un solco piuttosto profondo fra arte e vita. E se proprio si voleva guardare più vicino, c’ era lì pronto Francesco Petrarca, che quel culto aveva condiviso, e che con i suoi Rerum vulgarium fragmenta aveva fornito il modello perfetto di un inscalfibile sublime, inscalfibile soprattutto dalla vita vera. Tuttavia, malgrado il petrarchismo imperante, nel Cinquecento, dopo quello tardoquattrocentesco di Cristoforo Landino, si registrano ancora importanti commenti alla Commedia, da Alessandro Vellutello a Benedetto Varchi, da Ludovico Castelvetro a Vincenzo Maria Borghini. E invece in età barocca che la stella di Dante sembra definitivamente tramontare, misconosciuta dalle dominanti poetiche dell’ artificio, della finzione e della dissimulazione. Ma è un’eclissi che prepara il trionfo decretato dal romanticismo europeo, col riconoscimento di una supremazia internazionale che non verrà meno mai più. Tutto questo, comunque, conta poco: ha semmai a che fare con l’ istituzionalizzazione di un poeta, sancita dal moltiplicarsi delle cattedre di filologia dantesca e dal fiorire di società dantesche ad esempio in Germania, o in Inghilterra, o negli Stati Uniti. Ma il vero miracolo di Dante è la sua eterna capacità di farsi ascoltare da tutti, riproponendo tutto intero a chiunque gli si accosti il meraviglioso “scandalo” del suo poema. Non a caso diceva Eliot che la sua «è la più esauriente presentazione di sentimenti che sia mai stata fatta».

Con Repubblica e L’espresso arriva Dante secondo Benigni

Da lunedì 29 dicembre in edicola con i giornali i dvd con La Divina Commedia interpretata da Roberto Benigni. Che è riuscito a far tornare popolare quest’opera di altissima poesia. Rendendola contemporanea

Ogni volta che Roberto Benigni (ormai molto raramente) appare in tv, l’Auditel impazzisce. Ma nessuno si sarebbe mai aspettato gli oltre dieci milioni di telespettatori per la lettura del V canto dell’Inferno, come è avvenuto nel novembre dello scorso anno in prima serata su Rai Uno. E un successo sono stati anche gli altri appuntamenti, andati in onda dopo le 22.30. Con tanto di fax ed e-mail di ringraziamento mandati dal pubblico a Viale Mazzini e una serie di interventi entusiastici dei critici, che hanno rilevato come i gusti dei telespettatori siano spesso più raffinati ed esigenti di quanto i dirigenti della televisione immaginino.
Adesso a partire da lunedì 29 dicembre, le letture della Divina Commedia saranno riproposte nella collana «Roberto Benigni. Tutto Dante» in edicola con Repubblica e L’espresso, a 9,90 euro più il prezzo dei giornali. Quattordici dvd (il secondo sarà disponibile da mercoledì 7 gennaio e gli altri, poi, sempre di mercoledì), con tredici canti del poema (dal primo al decimo più il XXVI e il XXXIII dell’Inferno e l’ultimo del Paradiso) e un Tutto Dante Show, la registrazione dello spettacolo portato sui palchi di tutta Italia dal 23 novembre 2006 al 24 settembre 2007.
Si comincia quindi con il primo canto dell’Inferno, recitato davanti alla Basilica di Santa Croce di Firenze da un Benigni che all’inizio sussurra i versi con voce emozionata. Si incontrano la «lonza leggiera e presta molto», il leone e la lupa (le tre fiere che rappresentano la lussuria, la superbia e la cupidigia) e Virgilio, «lo mio maestro e ‘l mio autore», prime figure di una galleria di personaggi indimenticabili. Benigni, nell’introdurre i canti, racconta il «suo» Dante, spiegando perché lo ritiene un elemento essenziale della vita, «come l’acqua e come l’aria».

Ma, nel suo show, la Commedia diventa l’occasione per dare corso a un monologo fiume sulla politica e i costumi, con uno scambio continuo fra il Medioevo e l’Italia di oggi, con le guerre fra guelfi e ghibellini di fatto mai terminate e con Silvio Berlusconi che vorrebbe una riforma elettorale «alla vaticana»: si elegge un capo di Stato (lui) e lo si lascia al suo posto per tutta la vita.
Nonostante qualche critico abbia considerato troppo emozionata l’interpretazione dantesca di Benigni (Edoardo Sanguineti l’ha definita “piccolo-borghese”, mentre Vittorio Sermonti ha espresso il timore che la personalità dell’attore oscuri quella di Dante), merito indubbio dell’attore e regista, premio Oscar per La vita è bella, è quello di aver reso accessibili a chiunque i versi di Dante. Un po’ come accadeva nel ‘300, almeno stando alle parole di Franco Sacchetti, che, in Il Trecentonovelle, racconta di un fabbro e un asinaio che recitano a memoria (storpiandoli un po’) i versi del poeta.
(Marco Romani, Il Venerdì di Repubblica, 19 dicembre 2008).

Roberto Benigni estará en la Argentina

El productor Ovidio Garcia traerá en exclusiva al actor y director de cine italiano Roberto Benigni presentando, en el marco de su Gira Internacional, su prestigioso y reconocido espectáculo “TuttoDante”.

El 17 de Junio de 2009, a las 20:30 hs., el artista se presentara en una única función en el Teatro Gran Rex (Buenos Aires); presentando su espectáculo “TuttoDante” que versa sobre la divina comedia; completando de esta manera su exitosa gira internacional en países como Estados, Brasil, Canadá y Francia; entre otros.

Las entradas estarán en Venta en el Teatro Gran Rex, Av. Corrientes 857,
o bien a traves de Ticketek 5237-7200: http://www.ticketek.com.ar

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Vi confermiamo che il 17 giugno 2009 il tour TuttoDante di Roberto Benigni farà tappa al Teatro Gran Rex di Buenos Aires (come riporta questo articolo uscito in Argentina).

Su Rai Uno Benigni ha acceso il Natale

La favola di Sergej Prokofiev, Pierino e il Lupo, reinterpretata dal geniaccio toscano Roberto Benigni vince la serata del 25 dicembre registrando 3.886.000 telespettatori, 18% di share (Dati Auditel tratti da TvBlog).

Raro momento di grande televisione su Raiuno la sera di Natale. Si è potuto assistere ad uno spumeggiante Roberto Benigni, in formissima, saltellare a destra e a sinistra, tra l’orchestra e le prime file della platea, a suon di musica, prima che introducesse la favola musicale di “Pierino e il Lupo”. E dopo aver omaggiato poeticamente l’uomo, l’unico in natura in grado di produrre quella magia che è la musica, ha presentato i vari personaggi della favola e gli strumenti musicali che li interpretano, concludendo con chi bada a tutti i musicisti: il maestro Abbado. E tra giochi di parole e metafore, Benigni ha dato il meglio di sé, nell’introduzione allo spettacolo.
Un sopraffino evento nel quale il premio Oscar ha prestato non solo la sua voce, ma la sua superba ironia ed il suo eccelso intelletto, per concedersi come voce narrante della favola di Prokof’ev.
E come le cose belle, questa delizia artistica è forse durata troppo poco, volata via troppo presto. Lo spettatore sicuramente non avrà distolto lo sguardo dalle peripezie di Benigni e l’orecchio dalle note fiabesche eseguite magistralmente dall’Orchestra di Mozart. Lieto del regalo ricevuto dall’azienda verso la quale paga il canone, si sarà domandato: “Devo ogni volta attendere Natale per guardare qualcosa di interessante in tv?”.
Francesco Favia – http://cronachefrancescofavia.blogspot.com/

All’Inferno con Benigni – Intervista esclusiva de L’espresso

di Wlodek Goldkorn – 24 dicembre 2008, L’espresso
Gli intercettati e i corrotti. Gli ignavi e i bigotti. Il grande comico toscano racconta i gironi danteschi dell’Italia di oggi. Parla della volgarità e della speranza. E spiega perché Silvio Berlusconi ci fa ridere

Faccio una premessa, anzi un preambolo, bella la parola preambolo, c’ha un bel suono. Sono anni che non faccio un’intervista a ‘L’espresso’, e siccome sono emozionato, propongo di rovesciare le parti. Intervisto io ‘L’espresso’, e chissà cosa mi raconterebbe ‘L’espresso’…

Le raconterebbe l’Italia di oggi, signor Benigni, come fa ogni settimana. Torniamo quindi all’ordine stabilito. Il pretesto per questa intervista è ‘Tutto Dante’, una serie di dvd tratti dallo spettacolo con cui ha riempito le piazze d’Italia. E allora provi a immaginarsi: Dante risorge oggi.
“Dante non risorge perché anche nella tomba è vivissimo. Anzi, per alcuni è già troppo vivo anche da morto”.

E lei lo porta in giro per il mondo.
“Infatti torno dall’estero. Ho fatto uno spettacolo al Palazzo del ghiaccio di Lugano. Tutti con peliccia, sciarpa, berretto. E io con un vestitino estivo. Sembrava l’immagine del lago di Cocito dell’Inferno dantesco. Assomigliavo a uno di quei personaggi della ‘Commedia’ che hanno commesso peccati tremendi: superbia o tradimento, e che per la pena di contrapasso stanno immersi nel ghiaccio, con il viso rivolto in su. E come per la pena di contrapasso, mi sono ammalato. Mi ha impressionato, non solo a Lugano, anche in altre città, l’entusiasmo degli italiani all’estero. Partivo dicendo: ‘In Italia ho un vantaggio: appena dico il nome di Berlusconi, tutti ridono’. Ma già a metà del nome, ecco che a Lugano o in Germania partiva un fragoroso applauso e una risata”.

È una maschera della commedia dell’arte, Silvio Berlusconi?
“Di più. Non è una maschera, è la maschera. È spettacolare. Esonda, come si usa ora dire del Tevere. È piovuto troppo Berlusconi nel mondo, e ora sta esondando. Basta dire: ‘Berl’, e scoppia una incontenibile risata. Io, poveretto dico: ‘Perché Dio’, e niente. Dico invece ‘Berlusconi’, ed ecco che va giù la sala. Perché Berlusconi promette. È un nome che promette di divertirci. Con lui tutto finisce in una gran risata. Ho visto che all’estero ridono di più che in Italia. Le cose che arrivano indirettamente sono più belle. Berlusconi gioca di rinterzo”.

Parliamo della sua comicità. Lei non porta maschera. Si presenta con la sua nuda faccia. In ‘La vita è bella’, il film che le è valso l’Oscar, lei è Benigni, non un ebreo. E il lager non è Auschwitz…
“Per ogni comico lo stile è il suo corpo, e il modo con cui si muove, il suo sguardo. Per esempio, questa scemenza che ho appena detto, se mi si potesse vedere, sarebbe un po’ più bella”.

L’Italia piace al mondo?
“Così come il nostro imperialismo militare del Ventennio è stato il più goffo e ridicolo del mondo, il nostro imperialismo culturale è stato il più lucente di tutti i tempi, e ancora brilla. Nel mondo occidentale tutto ciò che è moderno è stato inventato dagli italiani. Dai bottoni all’architettura, dal bacio alla finanza, dai pantaloni alla musica. Gli ordini angelici e il purgatorio: tutta roba italiana”.

Lei ama sottolineare le sue radici…
“Contadine. I miei genitori erano parte della terra, la amavano e la lavoravano. Erano due zolle. E io ne vado orgoglioso”.

I ricchi considerano i poveri volgari.
“È questa una considerazione volgare. Cristo ha dato un nome ai poveri: il suo”.

È in grado di definire la volgarità?
“Volgarità è andare a toccare e stuzzicare le nostre parti più basse per ottenere un facile consenso, un immediato guadagno, un’indebita popolarità. A volte si cede. Basta un momento di debolezza. Chissà se anch’io non ci sono caduto qualche volta”.

La tv è volgare?
“A volte le cose sono così plateali che spero che si arrivi all’assuefazione”.

Naturalmente non fa i nomi…
“Farli sarebbe volgare davvero”.

E allora torniamo al sublime. Dante parla di corpi, di escrementi, di sangue. Oggi è possibile farlo con altrettanta eleganza?
“Dante sente odori, umori, inciampa nei corpi. Usa parole come merda o puttana, perché è convinto che tutto è degno di essere salvato. La poesia può essere fatta con qualsiasi parola. La poesia è corpo, ritmo, finzione, passione. Ogni parola nella ‘Commedia’ corrisponde a un’emozione. Ed è una lezione di libertà”.

Perché?
“Quando siamo in preda alle passioni, siamo liberi, perché nessuno ci può controllare. Dante muore nel primo cerchio perché altrimenti sarebbe rimasto lì, tra i lussoriosi, i due avvinghiati per l’eternità. L’inferno si ferma davanti alle passioni, omaggia l’amore terrestre”.

Cosa è successo allora alla lingua italiana? A sentire le intercettazioni ci sono poche passioni e molta volgarità. Nel suo spettacolo c’è un pezzo molto applaudito…
“‘Aho, Qui ce ne sono due che vonno fare la televisione, ma non sanno fare un cazzo. Che je fammo fa’? Ma so’ bone? Ammazza: una sorca, una fregna. Allora io mi scopo la sorca tu ti scopi la fregna. Je fammo fare un reality, Un due tre sorca, l’Isola della fregna’. Questo dialogo è un capolavoro, un vero girone infernale degli intercettati. Neanche Dante saprebbe scrivere un dialogo così”.

Berlusconi in quale girone lo metterebbe?
“Un girone ad personam. Fatto con una legge solo per lui. Confesso, tempo fa volevo fare uno spettacolo in cui Dante mi avrebbe guidato all’inferno. A pensarci bene, a Berlusconi potrei fargli fare il giro di tutti quanti: dei lussuriosi, dei barattieri, dei simoniaci, dei bugiardoni, dei bischeroni. Sta bene dappertutto. È un protagonista”.

Perché non ha fatto quello spettacolo?
“Perché sarebbe cabaret. Preferisco la ‘Commedia’”.

Nel girone degli ignavi chi metterebbe?
“Quel girone sarebbe pieno. L’ignavia è il più grave dei peccati. Gli ignavi sono rifiutati perfino dal demonio. Satana non li vuole perché i dannati, gli assassini direbbero ‘io sono meglio di loro’. Quando vediamo gli orrori alla tv, il vero orrore è la nostra indolenza”.

Molti politici italiani peccano di ignavia. Anche quelli di sinistra.
“Certo. Ignavi sono anche coloro che salgono sul carro del vincitore, quelli che aspettano di agire per vedere come vanno le cose. Essere ignavi vuole dire vivere senza Dio, perché una volta scelta la strada dell’ignavia, il Dio che è dentro ciascuno di noi non ci guarderà mai più negli occhi. La pena del contrapasso per gli ignavi non a caso è seguire nudi un vessillo stracciato ed essere pungolati dalla mosche. Perché nella vita, loro non sono stati pungolati da niente. Non hanno vissuto”.

Lei spesso dissacra il potere.
“Una volta era facile. Oggi s’è dissacrato da solo. Un comico serio deve proteggere i cittadini da chi li governa. È il suo lavoro”.

E quando prese Enrico Berlinguer in braccio?
“Volevo sentire il suo corpo. L’ho visto fragile. Volevo far vedere la sua leggerezza in una maniera fisica. Eravamo abituati che il segretario del Partito comunista fosse un padre. Io l’ho voluto ricondurre alla condizione di un bambino”.

Oggi i capi dei partiti come sono?
“È cambiato tutto. Si è persa una parte, ma si è guadagnato da un’altra. Le nuove generazioni sono meglio. I giovani sono più belli, più colti, più sensibili”.

In giro si sente nostalgia di Berlinguer.
“Quando pensiamo al passato, cancelliamo le parti brutte e teniamo in mente solo quelle belle. Ma è un errore. Bisogna guardare in avanti. Dobbiamo vedere il bello di fronte a noi. Altrimenti che vita sarebbe?”.

Walter Veltroni è meglio di Berlinguer?
“Berlinguer andava bene. Adesso c’è Veltroni e va bene Veltroni. Non si può mica rifare Berlinguer. E come se io volessi rifare Chaplin”.

Perché in Italia spesso i comici fanno i politici e i politici i comici?
“Qui entriamo nella distinzione tra comicità e satira. La satira è mirata. È ad personam. Io preferisco la comicità che parla a tutti e prende di mira tutti”.

Lei soffre per lo stato della libertà in Italia?
“Possiamo dire tutto. Io posso dire che Berlusconi fa schifo. Poi magari mi mettono in galera e chiudono ‘L’espresso’. Però l’abbiamo detto. Ma io non l’ho detto. È ‘L’espresso’ che lo ha scritto. Sono stato frainteso”.

Visto che siamo liberi. Cosa le viene in mente quando sente la parola Brunetta?
“Mi fa schiantare dal ridere. Quando lo vedo in tv, mi viene la voglia di entrarci dentro e mettermi accanto. È una maschera, per come esprime i concetti, non per l’aspetto fisico. È un testo teatrale”.

Mariastella Gelmini?
“È impegnata in una lotta impari. Le facce dei ragazzi sono sacre. Non si può non stare coi ragazzi. Diceva Mark Twain: ‘Non ho mai permesso alla scuola di interferire con la mia istruzione’”.

Giulio Tremonti?
“Un’immagine, nitida. Non uno da mandare all’inferno”.

Lei dice che Dante scrive perché Dio esista e non perché Dio esiste. Il poeta crea il mondo?
“Sì. E la ‘Commedia’ è il poema dell’incredibile, è audace e moderna. C’è dentro il bipolarismo, il trasformismo. Ah, che bella pena sarebbe quella dei trasformisti, Dante cambierebbe in continuazione quel che appare loro davanti. E quanto sarebbe pieno il girone dei corruttori. Ma niente nomi. Dante l’hanno mandato in esilio perché odiava i trasformisti e gli stolti. Poteva dare un bacio a un lebbroso, non avrebbe mai stretto la mano a un imbecille”.

Ci sarebbe il girone dei bigotti?
“Sì. Di coloro che prostituiscono il sacro”.

A chi stringerebe Dante la mano a Montecitorio?
“Il parlamento racchiude il 10 per cento del peggio, l’80 per cento di mediocrità. E il 10 per cento del meglio. A quel 10 per cento stringerebbe la mano”.

Ultima domanda. Lei va in giro con la ‘Commedia’ in tutta l’Europa, in America, nei Paesi arabi. Perché Dante è così universale?
“Perché si è occupato di quella cosa di cui non si occupa più nessuno: la vita, il mistero, il perché siamo qua. I fatti del mondo non sono la fine della questione. Oggi è tutto desacralizzato, ma appena entro nell’aldilà si sente una nostalgia, una rimembranza profonda, di un paradiso terrestre. Noi viviamo la notte di Giacobbe perenne. Lottiamo con Dio, e come Giacobbe ne usciamo feriti, toccati. Non si può sfuggire alla ‘Commedia’ come non si può sfuggire alla propria coscienza. È come chinarsi sull’abisso. E quando guardi l’abisso l’abisso guarda te”.


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*Benigni ‘casts’ Berlusconi in Dante’s Inferno : …”Last year Dante Alighieri scholars were impressed by his unorthodox approach to the masterpiece, praising the Tuscan comic’s grasp of the symbolism and references in the chosen sections of the Divine Comedy, which is the most lauded work of Italian literature.

Un Natale speciale in compagnia di Roberto Benigni e Claudio Abbado

Appuntamento imperdibile in tv: la Rai, come è avvenuto l’anno scorso per una serata di TuttoDante, ha scelto di fare un grande regalo di Natale a tutti gli Italiani programmando un evento con Roberto Benigni per la sera del 25 dicembre.

Oggi in prima serata su Rai Uno, alle 21.10, sarà trasmesso “Pierino e il lupo” di Sergej Prokof’ev, il grande concerto che si è tenuto al PalaDozza di Bologna il 25 ottobre 2008 di fronte a una platea di oltre 4mila persone: Orchestra Mozart diretta da Claudio Abbado e voce narrante di Roberto Benigni.

Si tratta della seconda collaborazione fra i due artisti: la prima, sempre con “Pierino e il lupo”, risale al 1990 a Ferrara. I compensi della serata di Bologna sono stati devoluti in beneficenza, quello di Abbado è andato al Vidas, quello di Benigni al progetto di musicoterapia Tamino.

°Dall’articolo del Corriere della Sera:
PER SOGNARE. Benigni recita Abbado dirige. Roberto Benigni e Claudio Abbado si sono incontrati grazie a «Pierino e il Lupo» nel 1990, a Ferrara. Da allora è nata un’ amicizia e i due continuano a proporre questa favola di Sergej Prokof’ ev. Lo hanno fatto anche al Pala Dozza di Bologna il 25 ottobre scorso. Il primo a recitare, il secondo a dirigere l’ orchestra. Anzi il Maestro per l’ occasione ne ha chiamate a raccolta tre: oltre alla Mozart, l’ orchestra Cherubini di Riccardo Muti e quella giovanile di Fiesole. Più un coro di 623 bambini; 150 coristi adulti e 157 strumentisti. Tutti insieme per raccontare questa fiaba per i bambini dai 3 agli 83 anni che insegna a riconoscere le voci degli strumenti.

Cliccate qui per leggere tutti gli articoli sul concerto di Pierino e il Lupo del 25 ottobre a Bologna.

TvBlog Consiglia: Pierino e il lupo – Roberto Benigni e Claudio Abbado

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www.unbenignidanobel.it augura a tutti voi un Sereno Natale, allietato dal concerto di Roberto Benigni e Claudio Abbado.

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