Un Benigni da Nobel
Everything about Roberto Benigni-
October 31st, 2008Dante, Divina Commedia, Roberto BenigniRepubblica - 30 ottobre 2008
di Stefano Bartezzaghi
Questa settimana si è tenuta, negli Istituti di Cultura Italiana all’estero, l’annuale manifestazione “Settimana della lingua italiana” nel mondo, che per il 2008 è stata dedicata al tema “L’italiano in piazza”. L’Istituto di Cultura Italiana di New York diretto da Renato Miracco ha organizzato, fra le altre iniziative, una serie di tre incontri sul tema “Dante in public” (serie curata da Renata Sperandio). Partendo da Roberto Benigni e dalle sue letture in piazza Santa Croce a Firenze si sono anche esplorati i giochi linguistici ed enigmistici collegati al testo della Commedia dantesca.La sua fama e la sua presenza nella memoria anche popolare fa della Commedia una sorta di grande piazza letteraria italiana a sé. Poco importa che la memoria sia fallace, e che diciamo “Non ti curar di lor ma guarda e passa”, anziché “Non ragioniam di lor…”; o addirittura, con il Celestino Lometto narrato da Aldo Busi in Vita standard di un venditore provvisorio di collant: “Non ti curar di lor, ma guarda i passeri”. Quando si parla di queste cose, Roberto Benigni ci ricorda che persino Karl Marx ha chiuso il prologo del Capitale con un riferimento dantesco sbagliato al verso “Vien dietro a me e lascia dir le genti” (Purg., V, 13): Marx cita “Vien dietro a noi…”, aggiungendo un plurale chissà se humilitatis o maiestatis, per ragioni di pudore o di collettivismo. [...]
Pubblichiamo parte dell’intervento tenuto da Stefano Bartezzaghi (autore, tra l’altro, del famoso anagramma del nome di Roberto Benigni: “integro birbone“).
Tags: Dante Alighieri, enigmistica, Repubblica, Roberto Benigni, Stefano Bartezzaghi
Nell’estate del 2006 l’ Italia è stata dominata da un evento - spettacolare, culturale e, assieme, sociale - : le serate in cui Roberto Benigni, in piazza Santa Croce a Firenze, ha letto - anzi recitato a memoria - diversi canti della Commedia di Dante Alighieri. (…) L’ attore dedicava una prima parte dello show a un monologo comico sull’ attualità italiana, soprattutto politica. Dopo questa prima parte, introduceva il canto dantesco con una parafrasi e alcune spiegazioni, e quindi chiudeva con la recitazione dei versi. Il fatto che uno dei comici più amati abbinasse un monologo comico a una seria introduzione a Dante - seria, commossa e a tratti anche dotta - di per sé stabilisce un ponte, un punto di contatto, fra il mondo della poesia e quello dell’ umorismo e dei giochi di parole; un tema che Benigni frequenta da molto tempo, e che è diventato esplicito nel suo film La tigre e la neve, dove il protagonista è appunto un poeta. La poesia è un gioco di parole? E’ almeno un modo di giocare con le parole? Sia la letteratura sia il gioco sono attività gratuite, ma lo sono in modo diverso. Un bel gioco dura poco: il gioco finisce quando finisce, e il piacere che procura non si tramanderà. La letteratura invece produce testi che tramandano il proprio piacere, e il cui effetto non cessa con la fine della lettura. Letteratura sembra indicare alla persona del lettore la strada di un avanzamento (si dice che chi legge «cresce», «matura»), mentre il gioco appare connesso con un tentativo di regressione. Possiamo dunque dire che - almeno per come sono socialmente riconosciuti - la letteratura e in particolare la poesia è parte di una zona alta della cultura mentre il gioco è parte della zona bassa. Nei confronti degli elementi della condizione umana, la prima li narra, il secondo li elude, scegliendo rispettivamente un atteggiamento rivelatorio ed enigmatico. La poesia produce piacere per gli altri e il gioco produce piacere per sé. La letteratura pretenderebbe di far diventare saggi, il gioco di farci tornare bambini. Il discorso cambia, almeno un poco, se ci rivolgiamo non più alla realtà sociale di letteratura e gioco, ma ai loro meccanismi. Qui poesia e gioco si incontrano assai più spesso di quanto non ci si potrebbe immaginare. Troviamo abbondanti esempi proprio in Dante. Quando di Semiramide dice «che libito fé licito in sua legge» (Inf. V, 56) accosta due parole scelte evidentemente per la loro somiglianza, e pare volerci dire: vedete che pericolosa vicinanza c’è fra un peccato mortale, la lussuria, e la sua legittimazione? E’ lo stesso meccanismo per cui in diverse lingue possiamo esprimere la nostra opinione sul fatto che i traduttori spesso sono infedeli al testo dicendo «traduttore traditore». In questa formulazione sintetica e sorprendente, non sembra più un’opinione del parlante, ma una verità contenuta nel corpo stesso della lingua, e quindi nelle cose. La poesia e il gioco di parole spesso esprimono qualcosa di analogo: che le parole e le cose, separate dall’ arbitrarietà che deriva dalla maledizione di Babele, a volte possono tornare a coincidere. La poesia lo dice in modo sublime, il gioco lo dice per scherzo: ma a volte càpita anche che il gioco sia sublime e che a scherzare sia la poesia. In Dante ricorrono tre fenomeni vicini al gioco: l’ invenzione linguistica, l’enigma e l’acrostico. Tutti e tre interpellano direttamente i lettori di Dante, imponendo loro di interpretare la lingua inventata, sciogliere l’enigma, decidere se un acrostico è intenzionale o casuale. Il gioco non è mai solitario: richiede sempre la presenza dell’ autore e del lettore, e quando l’autore ha l’importanza di Dante all’altro capo del suo tavolo non si siede un giocatore solo, ma un’ intera cultura. Gianfranco Contini ha affermato che la reale presenza di Dante sia nella memoria, più ancora che nello scritto. Di questa presenza nella memoria si ha un esempio struggente e altissimo nel capitolo più struggente e alto di Se questo è un uomo di Primo Levi, dove Levi nel campo si sforza di ricordare il canto di Ulisse, di recitarlo e spiegarlo a un suo amico francese: «Fatti non foste a viver come bruti». Il ritorno di suoni uguali, l’ accostamento di parole simili e l’ uso di moduli ritmici vincolanti caratterizzano sia la poesia sia il gioco e li mettono in relazione con la memoria, già a partire dalle mnemotecniche dell’ antichità. Nel caso di Dante, questa memoria non è solo la memoria individuale ma è la memoria culturale di una Nazione. Dante è diventato un repertorio di luoghi comuni, che Contini elenca limitandosi ai primi canti: selva selvaggia, falsi e bugiardi, tremar le vene e i polsi, qui si parrà la tua nobilitate, color che son sospesi, il ben dell’ intelletto, dentro a le segrete cose, sanza infamia e sanza lodo. Tutte frasi che noi ripetiamo magari senza neanche sapere più che vengono da Dante. Solo l’opera lirica ha svolto una funzione così profonda in quel deposito culturale che sono i luoghi comuni nella lingua. Uno scrittore contemporaneo, Aldo Busi, ha messo in scena un irresistibile personaggio, Celestino Lometto, che a un certo punto dice «Non ti curar di lor, ma guarda i passeri». Fa ridere, perché ogni italiano ripete il verso «Non ti curar di lor, ma guarda e passa». Solo gli appassionati di Dante sanno che però la maggior parte degli italiani si sbaglia a sua volta, perché il verso originale è «Non ragioniam di lor, ma guarda e passa» (Inf. III, 51). La memoria ha i suoi lapsus, i lapsus hanno la loro giocosità. Ma possiamo concludere che non è Roberto Benigni che porta Dante in piazza: potremmo dire che Benigni ce lo incontra, perché nella piazza italiana Dante è presente da sempre, se per piazza intendiamo correttamente il luogo di incontro collettivo degli individui che appartengono alla stessa cultura. -
October 28th, 2008Dante, Divina Commedia, Roberto BenigniMeno tempo ai talk show per leggere Benigni su Dante e le poesie di Garcìa Lorca

(Di Stefano Paolo, Il Corriere della Sera, 28 ottobre 2008)
Nella tensione di questi giorni, il Piccolo Fratello fa una modesta proposta: che Il mio Dante di Roberto Benigni (appena uscito da Einaudi Stile Libero con prefazione di Umberto Eco) venga distribuito nelle scuole come un volantino pacifico, un regalo rilassante, un sospiro di sollievo, un sorso di freschezza. È un libretto piacevole e insieme istruttivo come dovrebbe essere la scuola migliore. Dovrebbero leggerlo studenti e professori, ovvio. C’ è il piacere vertiginoso del testo poetico, il gusto della parola, con la leggerezza (e anche la pesantezza) che la poesia comporta. Un «folle volo» dentro la coscienza della scuola e della letteratura. Leggendo il canto di Ulisse, Benigni salta a piè pari dalla «orazion piccola» al Paradiso in forma di rosa e da lì a un testo di Giorgio Caproni (che non è un sonetto, però, come vorrebbe Benigni: ah, gli editor di una volta!), e da Caproni al Moby Dick. Il mio Dante dice dell’ invenzione poetica meglio di tante barbose lezioni. Per esempio, quando segnala che non è vero che il Conte Ugolino divorò i suoi figli. E postilla: «Lo abbiamo creduto per secoli, ma non era così. Dunque non è il vero che fa il bello, ma è il bello che fa il vero». Se ne potrebbe discutere per ore, citare teorici della letteratura, ma Benigni la butta là tra il lusco e il brusco, e fa bene. Come a dire: ognuno poi, se ne ha voglia, ci rifletta a casa sua. E ancora, pensate un po’ : si parla di enjambement, metrica, di accenti di quarta e di seconda, ma senza farlo pesare. Per questo, Il mio Dante sarebbe utile persino al ministro dell’ Istruzione Gelmini, che con gli accenti (piani e sdruccioli) a quanto pare ha qualche problema. E dovrebbe leggerlo, Il mio Dante, anche l’ ex ministro Di Pietro che domenica in televisione ha detto: «Voi state a vedere lo stuzzicadenti nell’ occhio e non vedete la trave». Che roba è? L’ uso della metafora non è un’ opinione, caro Di Pietro, tanto meno per un politico. Lo stuzzicadenti al posto della pagliuzza avrebbe potuto mettercelo un comico per il gusto (discutibile) di far ridere, ma in bocca a un ex ministro è solo un obbrobrio. Se una sera, una sola, Gelmini e Di Pietro dovessero decidere mai di rinunciare a una comparsata in tv, provino ad aprire Benigni. Si rilassino un pò (ci rilasseremo anche noi) e troveranno, nelle loro case, materia di riflessione: lasciamo perdere gli artifici sdrucciolevoli delle metafore e delle allegorie, ma una parola al posto giusto, una doppia corretta, una pronuncia come Dio comanda. Insomma, potrebbero imparare moltissimo dal comico Benigni. E se decidessero mai di rinunciare a un’ altra delle 365 comparsate tv all’ anno, riducendole così a 363 (ci rilasseremo anche noi), impieghino la seconda serata libera a sfogliare un altro libriccino uscito da Einaudi in questi giorni. In Poeta a New York, le poesie «americane» di García Lorca, troverebbero qualche verso memorabile su Wall Street dopo il crollo del ‘ 29: «Ormai le ortiche faranno tremare cortili e terrazzi. / Ormai la Borsa sarà una piramide di muschio». E magari verrà loro il salutare sospetto che se tutto va bene (o male) prima o poi le ortiche e i muschi possano invadere anche i 365 talk show a cui hanno partecipato in questo memorabile 2008. Un giorno potrebbe essere vero (e forse anche abbastanza bello).
Tags: Dante Alighieri, Divina Commedia, Il Mio Dante, politica, Roberto Benigni, scuola, Umberto Eco
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October 27th, 2008Roberto Benigni
Oggi Roberto Benigni compie 56 anni: Tanti auguri di cuore, Buon Compleanno!
E parafrasando una delle frasi con cui Roberto è solito aprire i suoi spettacoli, ci viene da dire: “Questo afflato d’amore che ci hai donato, dal profondo del cuore te lo rimandiamo indietro centuplicato, che ti vogliamo bene!”
Silvia Pittoni e tutto lo staff di www.unbenignidanobel.it
*Di seguito proponiamo il servizio di Pomeriggio5
”Auguri Roberto, Re della risata“:
La solita camminata, il sorriso di sempre, l’inconfondibile espressione dolce e ironica che in un guizzo illumina il suo volto e quello del pubblico. E’ l’ultima magia di Roberto Benigni, che ha riproposto per la platea del Paladozza di Bologna uno dei suoi classici: quel Pierino e il Lupo che agli inizi degli anni ‘90 lo aveva proiettato nell’olimpo della musica alta e della cultura.
Tags: Bologna, Claudio Abbado, compleanno, Nobel, Pierino e il lupo, Roberto Benigni
Da allora il comico Toscano che oggi compie 56 anni è riuscito sempre a rimanere in un equilibrio perfetto. Capace come pochissimi artisti al mondo di mescolare il comico al drammatico, la poesia alla risata, il sublime e il profano.
L’Oscar nel ‘99 per La Vita è bella, e la candidatura al Nobel per la divulgazione della Divina Commedia non lo hanno cambiato, Roberto Benigni rimane il guitto di sempre, un simpatico e impareggiabile guastafeste che pure nelle cerimonie istituzionali riesce a creare scompiglio, a cambiare le regole del gioco. Così anche l’altra sera durante il concerto: ha strisciato tra gli strumentisti, ha finto di prendere in braccio il mitico direttore d’orchestra Claudio Abbado, ha improvvisato un ballo con una violinista, si è divertito. Alla fine un caldissimo applauso gli ha detto grazie; lui se l’è preso tutto quell’affetto, ci si è buttato dentro come un bambino, come alla sua prima emozionante esibizione. Un’ovazione che vale più di mille regali di compleanno. Tanti auguri Roberto. -
October 26th, 2008Claudio Abbado, Roberto BenigniAvvenire del 26.10.2008 - di Pierachille Dolfini
Trionfale concerto a Bologna con l’attore mattatore in «Pierino e il lupo» e il direttore alla guida di 930 musicisti nel monumentale «Te Deum» di BerliozOvazioni per i due artisti insieme dopo 18 anni nella favola di Prokof ’ev
Sarà l’emozione di una platea di quattromila persone o il timore per il ciclone che di lì a poco lo investirà. Sta di fatto che Claudio Abbado inciampa prima di salire sull’immenso palcoscenico del PalaDozza di Bologna. Un sorriso e via, mentre ancora il pubblico lo applaude al grido di «Claudio, Claudio », attacca una marcetta di Prokof’ev. Occhio di bue, la tenda blu si apre ed ecco il ciclone Roberto Benigni saltellare allegro tra gli orchestrali: ora abbraccia Abbado, ora striscia tra i leggii, salta sulle sedie, accenna un passo di valzer con una violinista, ruba la bacchetta al maestro e dirige il pubblico intento a battere le mani a ritmo di musica. «Posso raccontarvi una storia?» dice finalmente con il fiatone. Inizia così, fedele a Prokof’ev, il Pierino e il lupo di Benigni e Abbado: ieri sera unica data a 18 anni dal primo incontro dei due (stavolta compensi in beneficenza: il direttore al Vidas, l’attore al progetto di musicoterapia Tamino) avvenuto nel 1990 a Ferrara, proprio con la favola del compositore russo. «La musica è come una farmacia: ha la cura per tutte le malattie» dice con un pizzico di malinconia il comico toscano.
Un attimo e poi via, la storia entra nel vivo e Benigni, scrupoloso e attento a seguire le indicazioni di Prokof’ev, presenta i personaggi, ciascuno affidato al suono di uno strumento. Segue il volo dell’uccellino, imita il gatto e l’anatra, dà voce al nonno brontolone, mima l’incedere del lupo strisciando a terra e sporcandosi con la polvere del palco i pantaloni neri, fa smorfie su smorfie per raccontare la fatica di Pierino che cattura la belva. E affascina tutti con il suo modo unico di raccontare, tanto che i 600 bambini già seduti in scena per il successivo Te Deum di Berlioz, lo ascoltano a bocca aperta e alla fine lo acclamano per quasi dieci minuti insieme al pubblico che vorrebbe riascoltare da capo la favola. Giusto il tempo di un caloroso abbraccio tra Abbado e Benigni ed ecco che le luci si riaccendono sull’immenso palcoscenico del PalaDozza, dove abitualmente lo spettacolo è quello del basket della Fortitudo Bologna: 930 musicisti, quelli richiesti dalla partitura di Berlioz. I 157 orchestrali provenienti dalla Mozart, dalla Cherubini di Riccardo Muti e dall’Orchestra giovanile italiana di Piero Farulli, i 150 coristi del Comunale di Bologna e della Verdi di Milano e le 623 voci bianche reclutate tra gli allievi di quaranta scuole dell’Emilia Romagna per l’inno sacro che il musicista francese compose nel 1849 per l’incoronazione di Napoleone III. Ancora una pagina sacra per Abbado, una pagina particolare, affidata ai ragazzi, appunto, per dire l’importanza della musica nell’educazione.
Tags: Bologna, Claudio Abbado, Pierino e il lupo, Roberto Benigni
E al musicista ha scritto il presidente Napolitano elogiando «l’impegno del direttore per la diffusione della cultura musicale». Un’onda di suono investe il pubblico, il canto del Te Deum laudamus arriva dritto al cuore degli spettatori che seguono senza fiatare gli oltre cinquanta minuti di musica, salutata alla fine da dieci minuti di applausi, che li avvolge e li trascina in un vortice di bellezza, quella di cui Benigni aveva parlato a inizio serata: «La musica è la forma della felicità e le cose belle fanno battere il cuore». Una felicità di cui altri potranno godere: il concerto è stato ripreso dalle telecamere della Rai che lo manderà in onda su Raiuno la sera della Vigilia di Natale. -
October 26th, 2008Claudio Abbado, Roberto BenigniIeri a Bologna la favola di Prokof’ev, il Te Deum di Berlioz, i 930 orchestrali e voci bianche: un evento.

Per il comico di Vergaio e il direttore milanese la serata al Paladozza è stata un trionfo. In onore dei più piccoli
Miracoli musicali: tripudio assordante per Robertaccio, che dice: “E’ solo una fiaba”

Per dipanare l’intreccio dei temi che si affollano in questo grande cerimoniale non basterebbero le ottante pagine di questo nuovo giornale. Perché quello di ieri al Paladozza non è tstao un concerto bensì una grandiosa celebrazione civile, un roboante grido misto di speranza e di allarme – o forse disperazione – il cui titolo potrebbe essere ‘La musica salvata dai bambini’.
Perché il fine di questo progetto megalitico non era offrire un concerto bensì ribadire quella richiesta che molti, da anni, e Luigi Berlinguer primo fra tutti alla testa del suo Comitato per la musica nella scuole, ripropongono con ostinazione al paese e alle istituzioni: dare più spazio alla musica nell’educazione, mettendo fine a una marginalizzazione che è origine di una perversa reazione a catena: pochi giovani che fanno musica, pochi dischi venduti, poco pubblico ai concerti. In una parola: poca domanda. Già, la musica nelle scuole. Solo a pronunciarla, oggi, questa frase sforza la bocca a un sorriso amaro: la smorfia del sapere che a rischio è la scuola stessa, altro che la musica. Artista e cittadino, Claudio Abbado (cui Bologna conferirà la cittadinanza onoraria) ha sempre avuto un’ipersensibilità per questi temi e così ha accettato di realizzare un’impresa che si direbbe in buona parte estranea al suo naturale sentire, certo più interiore che esteriore. Eccolo invece in uno dei luoghi acusticamente più infelici, a guidare un organico di ben 930 esecutori: tre orchestre giovanili (Mozart, Cherubini, Fiesole) e un coro gigantesco con oltre 600 voci bianche, bambini selezionate da quaranta scuole dell’Emilia Romagna. Perché tanti? Perché il tronitruante Te Deum di Berlioz tanti ne richiede, ma anche perché il grido di cui sopra risuoni più possente.

In più, per tutti i bambini, incluso quel bambino che è in noi, un regalo golosissimo: Roberto Benigni a raccontarci Pierino e il lupo, mentre Abbado torna bimbo anche lui.
Il senso è perentorio e solenne: la musica è una risorsa immensa, i bambini sono il nostro futuro: uniamoli insieme e cambieremo il mondo. Purtroppo, come Benigni ci dice salendo sul palco fra un tripudio assordante, è solo una favola. Pierino e il lupo di Prokof’ev nelle mani di Abbado e della sua fidatissima Mozart, con Benigni a saltellare tutt’attorno, sconfigge tutto: il luogo inadatto, l’acustica malsana scompaiono mentre una vitalità irresistibile prorompe.
Tutt’altro il bilancio difficoltoso del Te Deum, canto di tripudio che suona come un ossimoro in un momento così atroce. Da sempre in musica il gigantismo è un morbo, e questo Berlioz obbedisce a una prosopea celebrativa e pompiera che le centinaia di voci bambine non riescono a neutralizzare. Ma Berlioz e dopo di lui tutti i maghi della comunicazioni conoscono bene il pubblico, che infatti assiste a bocca spalancata, estasiato dalle sonorità immense, per quanto deturpate da un luogo certo più adatto alle ‘olas’ dei tifosi. Trionfo immancabile e dovuto, con retrogusto amaro. Perché è triste dover sottostare al gioco del megaevento per affermare un principio sacrosanto (la musica per tutti), che dovrebbe piuttosto affermarsi attraverso un’infinita rete di mille piccoli miracoli quotidiani. Siamo profondamente convinti che oggi la musica e la cultura di tutto abbiano bisogno tranne che di quella droga che è la grandeur. Ma se servisse, chineremo volentieri la testa. (L’Unità, 26 ottobre 2008).
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October 23rd, 2008Claudio Abbado, Roberto BenigniPIERINO E IL LUPO. AL PALADOZZA DI BOLOGNA PROKOFIEV PER 5 MILA SPETTATORI, CON QUASI 1000 ARTISTI SUL PALCO
Il direttore: Vorrei Roberto ministro della Cultura. L’attore: no, della Bellezza.

(Di Giuseppina Manin, Il Corriere della Sera, 22 ottobre 2008)
«Senza marcetta Roberto non entra in scena. E così ne ho scelta una ad hoc, una marcetta di Prokofiev, perfetta per il suo ingresso trionfale». Si diverte come un ragazzo Claudio Abbado all’idea di tornare a giocare con l’amico Benigni. Complice ancora una volta quel Pierino e il Lupo che nel 1990 li fece incontrare a Ferrara. «La nostra amicizia è nata lì, tra risate e musica», ricorda il direttore che sabato prossimo tornerà sul podio della sua Orchestra Mozart con la favola di Prokofiev al PalaDozza di Bologna, 5000 posti tutti venduti dal primo giorno. Uno scenario kolossal giustificato sia dalla straordinaria popolarità dei due protagonisti, sia dal secondo brano del concerto, il Te Deum di Berlioz, che richiede un organico monumentale. Abbado ha chiamato a raccolta tre orchestre, oltre alla Mozart, la Cherubini di Riccardo Muti e l’ Orchestra giovanile di Fiesole di Piero Farulli. Più un coro di 623 bambini, 516 selezionati tra i cori scolastici dell’ Emilia Romagna, il resto dal Coro delle Voci Bianche del Comunale di Bologna e dal «Clarière» del Conservatorio della Svizzera Italiana. Se si aggiungono 150 coristi adulti e 157 strumentisti, in scena saranno 930 esecutori. Una bella comitiva. «Sarà una grande festa - promette Abbado -. Con tante faccine ridenti e un clown di genio. Roberto è persona di grandissima cultura e grandissima umanità. Sarebbe un ministro della Cultura ideale». Benigni ministro? «Sì ma della bellezza — rettifica l’ interessato -. A quel ministero mi candido subito. La bellezza della musica e della poesia, la bellezza dell’ amicizia». La vostra è cominciata 18 anni fa. Cosa ricorda di quel primo Pierino? «Diciotto anni? - sbarra gli occhi Benigni -. Potremmo aver fatto un figlio Abbado e io… Sono felice di tornare a raccontare con lui una fiaba per i bambini dai 3 agli 83 anni. E poi c’ è la novità del motivetto in si bemolle maggiore su cui entrerò a passo di marcia».

Per il resto minaccia furti di strumenti, ratti di violiste e un tentativo di impossessarsi del podio. L’ altra volta, nel finale, cambiò addirittura la storia: il cacciatore anziché il lupo catturava il nonno e lo portava allo zoo. Che si inventerà stavolta? «Non lo so nemmeno io - risponde Abbado -. A ogni prova Roberto ne combina una nuova. Naturalmente gli lascio mano libera, gli ho chiesto solo di non cambiare l’ ultima parola delle battute perché sono un punto di riferimento per gli attacchi musicali». Ma che nesso c’ è tra il beffardo Pierino e il sacro Te Deum? «Nessuno - risponde il direttore -. Tranne che entrambi si rivolgono a dei ragazzini. Prokofiev insegna a riconoscere le voci degli strumenti, Berlioz li coinvolge in un’ altissima preghiera». E proprio pensando ai più giovani e all’ educazione musicale, il maestro, sollecitato da Luigi Berlinguer, si è gettato nell’ impresa. Un gesto di coscienza civica cui faranno da cornice due altri segni di generosità: Abbado dedica il concerto al Vidas, a cui devolverà il suo cachet per la realizzazione di un Campus per i ricercatori di cure palliative. Benigni devolverà il suo compenso al Progetto Tamino, musicoterapia per bambini, promosso dalla Mozart. Iniziative che allargano il cuore in questi tempi bui, segnati da pesanti tagli alla cultura, da attacchi alla musica. «Per questo governo la cultura è merce che non rende e quindi la si taglia - stigmatizza Abbado -. Quando sento dire che Parsifal costa troppo spero che ci si riferisca alla ricchezza della sua partitura. Temo però che questi signori ragionino un tanto al chilo». Ma né Abbado né Benigni si lasciano scoraggiare. La loro gioiosa complicità promette nuovi incontri: «Una serata con Dante e un’ altra con Verdi», annuncia Benigni. Dante si può prevedere, ma con Verdi, che farà? «Officerò il Requiem». Dopo la Bibbia in Vaticano, una messa solenne. Roberto santo subito.
Tags: Bologna, Claudio Abbado, Orchestra Mozart, Pierino e il lupo, Roberto Benigni -
October 18th, 2008Dante, Divina Commedia, Libri, Roberto Benigni
Un libro scanzonato, leggero e dottissimo, per chi ama la poesia o chi ha ricominciato ad amare Dante per come Benigni lo ha narrato.“Il mio Dante” edito da Einaudi è un libro di Roberto Benigni, uscito il 17 ottobre 2008. E’ un distillato del racconto orale con cui il nostro grande attore comico ha accompagnato tutte le sue letture dantesche. Che in modo allegro e pieno di vita ci parla di figure retoriche e di accenti, di bellezza e di amore, di religione, di Dio e del peccato. Un libro, infine, che col sorriso sulle labbra ci rende felici di parlare la stessa lingua di Dante Alighieri.
“…Oltre a essere un attore Benigni è un raffinato intellettuale; anche se si presenta sul palco saltellando come un clown, è uomo di ottime letture e letterato di bocca fina, capace talvolta di sorprendere pure chi lo conosce bene, che butta lí tra parentesi il nome di un minore,
ed emerge che Benigni lo ha letto, magari in originale.

Per cui queste lecturae Dantis paiono un poco, da parte sua, anche la manifestazione di una vocazione didattica, gaiamente professorale, che da tempo egli maturava… Il miracolo, che forse non sperava neppure lui, è che lo hanno seguito le folle… Cose che accadono solo ai profeti. Meglio che si fermi, altrimenti un giorno o l’altro gli salterà in mente di moltiplicare anche i pani e i pesci. E a lui, si sa, non piace chi si traveste da unto del Signore“. dice Umberto Eco che collabora al libro con uno scritto.“Quando dico che la Divina Commedia è la vetta delle letterature, lo dico proprio perché è un piacere leggerla, e chissà cosa abbiamo fatto di straordinario per meritarci un dono cosí bello. È come se Dio ci avesse detto: “Guarda, siete stati talmente bravi e buoni che vi voglio premiare; vi dò uno che vi scrive la Divina Commedia!” Roberto Benigni.
Vi presentiamo l’articolo integrale tratto da Il Venerdì di Repubblica del 17 ottobre 2008, con la copertina dedicata a Roberto Benigni e all’uscita de “Il Mio Dante”.
Cliccando sulle varie anteprime trovate le 5 pagine scannerizzate:
*In anteprima vi mostriamo alcune righe tratte dallo scritto “TuttoDante” di Valentina Pattavina - pag. 144 del libro “Il Mio Dante” - in cui viene citata anche la candidatura di Roberto Benigni al Premio Nobel per la Letteratura 2007.

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October 11th, 2008Riconoscimenti, Roberto Benigni, Vincenzo Cerami
Vi segnaliamo alcuni interessanti aggiornamenti:
- Un ringraziamento a Claudia Ruggiero per l’intervista intitolata “E ora ci vuole il Nobel - Parla la tifoseria ufficiale di Roberto Benigni“, pubblicata sul Blog “A Spasso nel Web“, con domande incentrate principalmente su Roberto Benigni e il nostro sito UnBenigniDaNobel.it .
*D: So che siete diventate a tutti gli effetti la “Tifoseria ufficiale” del tour TuttoDante, in quanto l’avete seguito in tutta le tappe d’Italia. Mi chiedo, dunque, come uno spettacolo teatrale-poetico, abbastanza impegnato ed incentrato sulla Divina Commedia possa coinvolgere tanti giovani come voi. R: Si, certo, direi che siamo diventate una sorta di “parte integrante” del tour TuttoDante (citando le parole esatte che ci disse uno degli assistenti di Roberto!). [...] La bellezza dell’evento, come dice lo stesso Roberto, è che c’è stato un “grande abbraccio d’amore” da parte del popolo italiano e in particolare, appunto, dei giovani, che si recavano nei palazzetti e nelle piazze come se fosse un concerto rock! E posso dire che noi abbiamo contribuito a creare questa atmosfera di “tifo da stadio”, grazie anche allo striscione che abbiamo portato ad ogni spettacolo “…e ora ci vuole il Nobel“. In un articolo de “Il Tirreno” ci hanno definito “Le Fedelissime” del tour e forse questa è la parola che più ci rappresenta e siamo fiere di aver partecipato attivamente a uno dei più grandi eventi culturali degli ultimi anni. [Per continuare a leggere l'intervista cliccate qui]
- Grazie alla troupe di giornalisti Rai che, domenica 5 ottobre 2008, ci ha intervistato davanti alla Basilica di Santa Croce in Gerusalemme, alcune ore prima dell’evento “La Bibbia Giorno e Notte“:
nell’intervista abbiamo sottolineato l’importanza dell’evento in sé, citando anche le parole di Roberto Benigni sul fatto che la Bibbia è un testo che andrebbe letto a prescindere dall’essere o non essere cattolici.
- Il nostro collaboratore dall’Iran, Kaveh, ha tradotto in Persiano (lingua parlata da più di 75 milioni di persone) l’intervista della Prof. Grace Russo Bullaro a Roberto Benigni, e ne ha pubblicato la traduzione sul suo blog. Di seguito i 3 links per leggerla: Parte 1 - Parte 2 - Parte 3 .
- Ringraziamo Salva di http://misteridivita.blogspot.com/ per averci consegnato, con la seguente motivazione “Come non amare questo Blog? Adoro Benigni!!!! La sua presentazione di Dante, unica. Fantastici ragazzi, continuate cosi!”,
il Premio Brillante Weblog 2008, un riconoscimento che riceviamo con grande piacere. (Il Premio Brillante Weblog 2008 è attribuito a quei blog che si sono distinti per la brillantezza dei contenuti o per l’estetica, con l’intento di promuoverli e incoraggiarne la diffusione virtuale).
- E’ finalmente online l’articolo sulle prove di Roberto Benigni di TuttoDante a Padova, apparso ne Il Mattino di Padova il 23 giugno 2008 (a margine di tale articolo è stato pubblicato anche un nostro messaggio per Roberto!).
- A fine luglio 2008, http://www.unbenignidanobel.it/ ha compiuto un anno! Festeggiamo, in leggero ritardo, il compleanno e primo anniversario del blog. Grazie di cuore a tutti i nostri lettori e agli amici, italiani e internazionali, che ci hanno seguito con passione in questi mesi.
Grazie ai collaboratori della squadra di “Un Benigni Da Nobel“. Grazie agli amici silenziosi e discreti che ci hanno supportato ed incoraggiato a proseguire il nostro cammino. Grazie agli oltre 6.000 amici di MySpace e ai frequentatori del nuovo Forum. E il grazie più grande lo dedichiamo al caro Roberto: senza di lui, e la sua immensa Arte, questo luogo non avrebbe motivo di esistere… GRAZIE ROBERTO!… “Queste sono cose bellissime, spettacolari!“.
Tags: Iran, Premio Brillante, Roberto Benigni, Tifoseria, TuttoDante, Vincenzo Cerami - Un ringraziamento a Claudia Ruggiero per l’intervista intitolata “E ora ci vuole il Nobel - Parla la tifoseria ufficiale di Roberto Benigni“, pubblicata sul Blog “A Spasso nel Web“, con domande incentrate principalmente su Roberto Benigni e il nostro sito UnBenigniDaNobel.it .
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October 6th, 2008Roberto Benigni, VideoTags: Bibbia, Rai, Roberto Benigni -
October 6th, 2008Roberto BenigniLa lettura-fiume della Bibbia sulla Rai al via con il Papa e Roberto Benigni

ROMA - Con i primi versetti della Genesi, Benedetto XVI ha dato il via alla staffetta di La Bibbia giorno e notte, la più lunga diretta televisiva mai realizzata dalla Rai per la lettura integrale di Antico e Nuovo Testamento, che la Basilica di Santa Croce in Gerusalemme a Roma ospiterà fino alle 13.25 di sabato 11 ottobre. Una maratona da 139 ore (la prima e l’ultima ora in diretta su RaiUno, la versione integrale RaiEdu2 sul satellite) che è stata aperta dal Papa e verrà conclusa dal segretario di Stato vaticano, cardinale Tarcisio Bertone.

Il testo (73 libri per un totale di 1.141 brani e 800 mila parole) impegnerà 1.250 tra lettori e gruppi di lettori per un totale di oltre 2000 persone da più di 50 Paesi del mondo. Persone di ogni ceto e fede religiosa, uomini e donne dagli 11 anni in su. E moltissimi volti conosciuti. Nella serata d’apertura, subito dopo il Pontefice hanno preso la parola Hilarion Alfeev, rappresentante del Patriarca ortodosso Alessio II e, fra gli altri, si sono alternati Roberto Benigni, Giulio Andreotti, l’ambasciatore di Israele presso la Santa Sede Mordecai Lewy.

Molto apprezzato, fra i primi lettori, Roberto Benigni. Che dopo la lettura ha detto ai giornalisti di aver provato “una forte emozione” anche perché, ha precisato con la consueta ironia, “è un libro che si legge in presenza dell’autore“. L’attore ha letto con trasporto la storia di Caino e Abele, quasi interpretando teatralmente i versetti biblici. Arrivato poco prima nell’antica basilica romana dove si conservano le reliquie della croce di Cristo, Benigni è stato accolto festosamente dal pubblico che seguiva su uno schermo all’aperto l’inizio della maratona biblica. E dopo i circa sette minuti della sua lettura, è andato via.

* “Che dire di fronte a un autore così elevato?”. Sono le uniche parole che Roberto Benigni, lo sguardo rivolto al cielo mentre prende posto in auto, ha concesso ai giornalisti dopo aver preso parte alla lettura in diretta della Bibbia nella Basilica di Santa Croce in Gerusalemme. Tanti sorrisi e ampi gesti di saluto dall’interno della vettura ma per il resto Benigni non ha concesso altro. Il regista e attore toscano è stato il quarto a leggere dalla Bibbia, dopo Papa Benedetto XVI, il vescovo Ilarion e la moderatora delle Chiese valdesi in Italia, Maria Bonafede. A Benigni sono toccati i capitoli 4 e 5 del Libro della Genesi, due capitoli pieni di nomi e di numeri, e Benigni ha come sempre catturato l’attenzione del pubblico dentro e all’esterno della Basilica, pur in occasione di un evento così particolare. E lui è riuscito a bilanciare tono ed enfasi con la solennità del testo sacro.
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October 6th, 2008Roberto BenigniLOS ANGELES TIMES - Pope Benedict XVI began by reading: “In the beginning God created the heavens and the Earth.” And millions of viewers watching him on Italian television saw that it was good.
The pontiff was launching a marathon reading of the Bible, from Genesis to Apocalypse, which began on Sunday night.
For seven days and six nights, 1300 readers would carry the message, among them former Italian presidents, incumbent cabinet ministers, football stars, foreign diplomats, cardinals, intellectuals, actors, opera singers and everyday citizens.
The Vatican had invited people of many faiths and ethnic groups to participate in the event at the Basilica of the Holy Cross in Jerusalem. They included an Algerian writer and five other Muslims, the Israeli ambassador to the Vatican, a survivor of the Auschwitz concentration camp, and 14 other Jewish readers.
Organisers at the Vatican said they wanted to make it clear “the Bible belongs to everyone, without any discrimination or cultural or ideological barrier”.

The first segment ended with Roberto Benigni, the manic, frizzy-haired actor-director who won two Oscars for “Life is Beautiful” and is Italy’s most beloved comic. Departing from the previously solemn tone of the evening, Benigni gave a cheerful, spirited performance that drew the first applause of the night. Andrea Bocelli, a noted tenor, sang between readings.
The marathon will end Saturday with Cardinal Tarcisio Bertone, the secretary of State of the Vatican, reading the 22nd chapter of the Book of Revelation.
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October 5th, 2008Roberto BenigniLeggeranno il testo integrale con altre 1500 persone in una maratona Rai
*Questa sera dalle 19 sarà possibile seguire la diretta anche sul sito http://www.labibbiagiornoenotte.rai.it/
- La lettura di R. Benigni avverrà in un orario compreso tra le 19.30 e le 20.00

(Articolo di Paolo Toccafondi - Il Tirreno)
Sarà un evento mondiale e al centro del mondo ci sarà Roberto Benigni. Il 5 ottobre a Roma l’attore leggerà la Bibbia insieme a Papa Benedetto XVI e a due autorevoli rappresentanti della Chiesa ortodossa e delle Chiese protestanti, dando così il via alla più lunga maratona della storia della televisione italiana: la lettura integrale non stop dell’Antico e del Nuovo Testamento per sette giorni e sei notti affidata alla voce di 1.500 persone, 139 ore di diretta televisiva, visibile anche su Internet e sui telefonini (l’accordo con alcuni gestori di telefonia mobile è in dirittura d’arrivo in queste ore). Si chiama “La Bibbia giorno e notte” l’iniziativa lanciata da Rai Vaticano che si annuncia come un grande avvenimento religioso e mediatico, a partire proprio dalla prima ora di lettura-spettacolo che Rai 1 trasmetterà in Eurovisione. Tutto comincerà domenica 5 ottobre alle 19 nel Palazzo Apostolico in S. Pietro, da dove Papa Ratzinger in diretta tv darà il via alla lettura con il potente inizio della Genesi, la parola divina che dà origine al mondo: “In principio Dio creò il cielo e la terra”. Solo lettura, senza commenti.
Poi passerà il testimone al vescovo ortodosso Hilarion Aleyev, rappresentante della chiesa russa in Europa, cui seguirà Maria Bonafede, Moderatrice della Tavola Valdese in rappresentanza delle Chiese della Riforma. A questo incontro delle religioni che si riconoscono nella Bibbia, la Comunità ebraica sarà rappresentata da un messaggio inviato dal Rabbino capo di Roma, Riccardo Di Segni, che non sarà presente di persona. Una scelta che intende prendere le distanza dal modo in cui è stata organizzata l’iniziativa. Questa prima parte di letture sarà interrotta da un intermezzo musicale affidato, quasi certamente, alla voce di Andrea Bocelli. La lettura della Genesi riprenderà con una famiglia, in nome di tutti i fedeli, e infine sarà Roberto Benigni a chiudere questa prima ora di maratona per la diretta di Rai 1. A quel punto si spegneranno i riflettori potenti di Rai 1, ma il fiume della lettura proseguirà il suo corso ininterrotto fino alle 13 dell’11 ottobre. Il cuore della maratona diventerà per tutti e sette i giorni la Basilica di S. Croce in Gerusalemme, ai piedi dell’Esquilino e la diretta si sposterà su Rai Educational e Rai International, su internet, sui telefonini, su Tele Pace, Sat 2000 e sulle radio del circuito InBlu.Nella Basilica si alterneranno circa 1.500 lettori. Ed è questa staffetta di massa l’aspetto più affascinante dell’appuntamento, come spiega Giuseppe De Carli, giornalista responsabile della struttura Rai-Vaticano, e coordinatore dell’impresa: «I 73 libri dell’Antico e del Nuovo Testamento sono stati divisi in 1.300 brani della durata di 4-8 minuti. Bastava un clic sul sito che illustrava l’iniziativa per candidarsi a fare un tratto di strada. Ci hanno scritto 150.000 persone per candidarsi alla lettura, una risposta eccezionale. I brani sono stati assegnati, i lettori saranno circa 1.500, tenuto conto che i brani più lunghi saranno letti da una coppia o da una famiglia. Ogni lettore avrà anche un “testimone” che lo accompagnerà, pronto a sostituirlo in caso di defezione. In tutto abbiamo coinvolto circa tremila persone». In gran parte gente comune, ma almeno il 10% dei dei lettori saranno personaggi noti, provenienti dal mondo dello spettacolo e della cultura, campioni dello sport e olimpionici. […]
Nelle 139 ore non si ascolteranno solo le parole del tasto sacro, ma ci sarà spazio anche per la “Bibbia musicata”; ogni ora e mezzo di lettura, verrà eseguito dal vivo un brano musicale. Risuoneranno tamburi e arpe birmane, gospel e ritmi latinoamericani, tutte musiche ispirate dalla Bibbia, alcune composte apposta per l’occasione.
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October 3rd, 2008Roberto Benigni, TuttoDanteRoma, 2 ott. (Adnkronos) - Dopo aver conquistato il pubblico di tutta Italia prima nei teatri e poi in tv, TuttoDante di Roberto Benigni partirà alla conquista delle platee internazionali. La prima tappa - ha annunciato oggi il manager di Benigni, Lucio Presta - dovrebbe essere Zurigo e l’ultima Buenos Aires, a maggio. In mezzo molte città europee, da Parigi a Madrid, a Bruxelles, e il Nord America, da New York a Miami, a Detroit.
Tutto Dante, lo spettacolo di Roberto Benigni che nelle scorse stagioni ha girato con successo i più prestigiosi teatri italiani, adesso scavalca i confini nazionali. Le letture della Divina Commedia fatte dal “toscanaccio” più irriverente e famoso d’Italia andranno in tournée all’estero e gireranno tutto il mondo.
Tags: America, Argentina, Dante Alighieri, Divina Commedia, Estero, Parigi, Roberto Benigni, Svizzera, Tour, TuttoDante, World
Si inizia a con la prima tappa in Svizzera, a Zurigo, per poi proseguire nelle principali capitali europee tra cui Parigi. Poi Benigni ed il suo staff attraverseranno l’oceano per andare a New York, a Detroit ed in altre città americane. A maggio 2009 la conclusione del tour in Argentina. Insomma, per tutta la prossima stagione Roberto Benigni sarà impegnato a far conoscere il Sommo Poeta in giro per il mondo. La lettura della Divina Commedia integrale sarà realizzata in italiano, ma i commenti verranno esposti in inglese, lingua parlata molto bene dal regista vincitore dell’Oscar con La vita è bella. Il tour sarà analogo a quello che ha interessato i teatri italiani ed è approdato anche in televisione. La scorsa stagione, infatti Raiuno ha dedicato a Tutto Dante due prima serate in concomitanza con l’inizio e con la conclusione della tournée. Le letture intermedie dell’Inferno, Purgatorio e Paradiso sono invece andate in onda il giovedì in seconda serata sempre su Raiuno. Si sa già che le comunità italiane all’estero hanno accolto con entusiasmo il progetto, visto che Benigni è molto conosciuto anche oltre confini. Per questo prestigioso impegno che lo terrà lontano dall’Italia per circa un anno, Benigni sarà anche lontano dalla tv e dal set cinematografico.
























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