Un Benigni da Nobel

Everything about Roberto Benigni
  • scissors
    September 24th, 2008SilviaPittRoberto Benigni

    Articolo pubblicato sulle pagine “Cultura” di Libero di mercoledì 24 settembre 2008

    24 settembre 2008 - Libero
     
    Il Premio Nobel per la Letteratura 2008 sarà annunciato giovedì 9 ottobre. Il nome del nuovo vincitore che succederà alla scrittrice inglese Doris Lessing, premiata nel 2007, sarà reso noto dall’Accademia Svedese durante la cosiddetta “settimana dei Nobel”, che si aprirà lunedì 6 ottobre con il Premio per la Medicina e si concluderà lunedì 13 ottobre con il Premio per l’Economia. Quanto ai candidati al riconoscimento letterario, il più discusso tra i premi consegnati a Stoccolma, sulla stampa svedese come di consueto è già in voga il toto-Nobel. Per il 2008 sono dati tra i favoriti gli autori americani, dal momento che il continente è ormai assente dalla lista dei premiati da oltre un decennio. Tra i nordamericani spiccano le candidature ormai consolidate degli scrittori statunitensi Philip Roth e Joyce Carol Oates, ma si parla anche di possibili outsider come Gore Vidal e del cantautore Bob Dylan (all’attenzione degli accademici svedesi da sette anni), e della scrittrice canadese Margaret Atwood. […]

    Ma l’Accademia Reale di Svezia è abituata a far sorprese… […] Non mancano neppure le candidature di italiani, anche se con poche possibilità di vittoria, visto che Dario Fo ha ricevuto il Nobel nel 1997. Tra i nomi che circolano quelli dell’attore e regista Roberto Benigni per il suo impegno in favore della divulgazione della “Commedia” di Dante Alighieri (il suo nome fu avanzato l’anno scorso), dello scrittore Giuseppe Bonaviri e del poeta Andrea Zanzotto.
     
    *Curiosità su Roberto Benigni & Andrea Zanzotto: (Brano tratto da una intervista a Roberto Benigni del 2005).
    Andrea Zanzotto
    “Per la rappresentazione del Poeta in La Tigre e la neve mi sono ispirato al poeta Zanzotto…Ero con Fellini, che leggendo la sceneggiatura de ‘Il piccolo diavolo’ mi suggerì di farmi collaborare con Zanzotto. Subito gli telefonò, ed io gli chiesi qualcosa sulla tempistica per una sceneggiatura. Mi rispose che per trovare una parola ci metteva anche otto mesi da questo spunto sono nate alcune caratteristiche del ‘mio’ poeta. La cosa essenziale per il poeta è saper trasmettere un’emozione che ha provato, come spiega Attilio alle figlie in un episodio del film. Il poeta è un animale a sangue freddo, è come un serpente innamorato, deve raccontare la verità con delle belle menzogne”. Roberto Benigni.  

    Share and Enjoy:
    • Digg
    • del.icio.us
    • Facebook
    • Google
    • LinkedIn
    • Live
    • MySpace
    • Technorati
    • Wikio
    • Wikio IT
    • Yahoo! Buzz
    • YahooMyWeb
    Tags: , , , , ,
  • scissors
    September 17th, 2008SilviaPittRoberto Benigni, TuttoDante

    TuttoDante Tour 2008-2009

    Noi di www.unbenignidanobel.it l’avevamo già scritto esattamente un anno fa, alla fine del tour italiano di TuttoDante, augurandoci di ripartire tutti insieme per un futuro tour all’estero. Nel corso del 2007 c’erano state, infatti, moltissime richieste da Francia, Spagna, Svizzera (e persino da Broadway!), per uno show sul modello di TuttoDante, e Roberto Benigni, nel marzo 2007, aveva risposto così: “E’ vero, mi vogliono all’estero con una certa insistenza, e io penso proprio di andarci. Lo show resterà in italiano, d’altronde ho già provato a portarlo in Grecia e in Belgio, ed è piaciuto un sacco“.

    Adesso vi possiamo annunciare ufficialmente che lo spettacolo TuttoDante si appresta a varcare i confini nazionali per intraprendere un viaggio che porterà Roberto Benigni e Dante in giro per l’Europa, gli Stati Uniti, il Canada e l’America del Sud.

    TuttoDante di Roberto Benigni

    Roberto Benigni is going to start a World Tour with his live show TuttoDante (Everything About Dante), probably starting in December 2008 in Europe. We’ll let you know more news when all the official dates & details will be released.

    On July 2008, Roberto Benigni talked about his plans for the future in an interview with Prof. Grace Russo Bullaro:

    Well, I’m taking my Dante readings on tour in England, France, Spain, Germany, Argentina, Canada and the United States. I’m really pleased by this and I can tell you that this is the first time that I make this news public.”

     

    Articles written in English about the Italian tour of TuttoDante:

    *Divine Intervention: Benigni books Dante in Italian tour (Variety, May 2007)

    *Hell Is Beautiful? Benigni’s Fired Up Over Dante’s ‘Inferno’ (The Washington Post, June 2007)

    Interview in Spanish by Valentina Valentini & Andrea Farri:

    * “Roberto Benigni: “Dante es el modelo inalcanzable” (Clarìn.com)

     
    Chris Martin & Coldplay*Curiosità: in una recente intervista (giugno 2008), Chris Martin dei Coldplay ha dichiarato: “Che cosa sta facendo Roberto Benigni?”. Legge Dante nelle piazze italiane. “Dovrebbe venire anche in Inghilterra. La vita è bella è il mio film preferito. Tanta luce e tanto buio, insieme. Proprio come nella vita”.
     
    Lo spettacolo TuttoDante ha debuttato nel giugno 2006 nello splendido teatro Romano di Patrasso in Grecia dove davanti ad un pubblico estasiato Benigni ha declamato e spiegato il canto di Ulisse, il XXVI Canto dell’inferno.

       

    A luglio 2006 lo spettacolo ha fatto tappa per 13 sere nella magnifica piazza di Santa Croce a Firenze dove, di fianco alla statua di Dante e di fronte alla basilica, è stato montato il palco su cui ogni sera Benigni recitava un canto diverso.
    La piazza era stata allestita con sedie e tribune per una capienza totale di 4.200 posti i quali, sono andati esauriti tutte le sere, ed ha visto la presenza di un pubblico eterogeneo con manifestazioni di entusiasmo e tifo da stadio.
     
    Tutti i 13 spettacoli sono stati video registrati e trasmessi da Rai uno nel periodo dicembre 2007/marzo 2008 con un indice di ascolto altissimo. Degli stessi spettacoli sono stati poi prodotti e messi in commercio la versione in Dvd che ha battuto tutti i record di vendita per uno spettacolo teatrale.
     
    Dopo la parentesi fiorentina lo spettacolo TuttoDante è diventato itinerante ed è stato rappresentato nelle piazze, nei palasport e negli stadi italiani per un totale di 130 repliche con un’affluenza di pubblico attorno al milione di spettatori, dei quali ben 120.000 a Roma. A questi vanno aggiunti gli oltre 10 milioni di telespettatori che hanno visto lo spettacolo televisivo “Il V° dell’Inferno” trasmesso da Rai uno il 29 novembre 2007 con replica su Rai International nei giorni successivi.
     
    TuttoDante è un evento unico nella storia dello spettacolo, un affascinante viaggio che spazia dall’attualità alla Divina Commedia, da momenti di pura comicità a momenti di grande poesia.
     
     

    Questi sono alcuni dei commenti riportati dalla stampa e dai media:

    • “Un tripudio gigantesco”.
    • “Benigni ha saputo incantare…spettatori estasiati, ammutoliti, forse stupiti dall’emozione”. 
    • “Scavalcando il tempo, congiunge miracolosamente lo ieri all’oggi, l’attualità alla poesia, la rabbia alla risata”.
    • “Lo spettacolo è singolarmente emozionante…la satira e lo sberleffo sono travolgenti…ma inavvertitamente si sospende per digradare verso il mondo dantesco, prendendo il pubblico per mano e per il cuore per portarlo nelle parole del divin Poeta”. 
    • “Roberto Benigni commenta Dante come un alto teologo”.
    • “Dante nell’interpretazione di Benigni diventa un fiume in piena”.
    • “Le letture popolari di Benigni sono state uno dei rari autentici eventi culturali di questi anni”.
    • “Un piccolo miracolo vista l’incredibile quantità di pubblico che Benigni è riuscito ad avvicinare alla Divina Commedia”.
    • E, a giudicare dal tutto esaurito che c’è stato in ogni tappa del tour, dai lunghi applausi e dalle standing ovations che chiudono ogni serata, “un piccolo miracolo” accade davvero, perché “la poesia non sta solo in chi scrive ma soprattutto  nell’orecchio di chi ascolta”.

     
    L’affetto, la simpatia e l’entusiasmo dimostrato dal pubblico nei confronti di questo spettacolo ha fatto dire a Benigni: E’ stato un lavoro meraviglioso, questa esperienza la conserverò come uno dei ricordi più dolci, popolari ed emozionanti della mia vita

    Share and Enjoy:
    • Digg
    • del.icio.us
    • Facebook
    • Google
    • LinkedIn
    • Live
    • MySpace
    • Technorati
    • Wikio
    • Wikio IT
    • Yahoo! Buzz
    • YahooMyWeb
    Tags: , , , , , , , , ,
  • scissors
    September 11th, 2008SilviaPittDante, Divina Commedia, Roberto Benigni

    Pubblichiamo una bellissima poesia intitolata “Un Benigni Da Nobel”, scritta in terzine incatenate alla dantesca da Alessandra Pari, 20 anni, di Cesenatico, nostra collaboratrice nella squadra di unbenignidanobel.it .

    Roberto Benigni a Leuven, febbraio 2007
     
    UN BENIGNI DA NOBEL
    Non mi definisco una poetessa,
    ma le Muse oggi m’hanno voluto ispirare.
    Anche se dei grandi non mi sento all’altezza,
    c’è una cosa che ora voglio fare:
    se un minuto le posso sottrarre, una volta,
    così, per gioco, una poesia le voglio dedicare.
     
    Quando l’ho vista recitare la prima volta
    per me è stata una folgorazione.
    Me lo ricordo bene, ero sconvolta
    per tutta l’immensa commozione.
    Quando lei, infatti legge Dante
    mi prende una tale emozione
    che mi immedesimo in ogni istante
    nel Sommo Poeta, nei suoi bisogni.
    E, seppur sia una storia tanto distante
    mi ritrovo partecipe dei suoi sogni.
    Penso che la sua interpretazione ogni uomo tocchi
    nel più profondo, portando alla luce i suoi bisogni.
     
    E lei, si vede, ha gli occhi
    di chi ha capito d’Amore la dottrina
    sia quando recita Pinocchio nel paese dei Balocchi
    e guarda nel volto la sua dolce fatina,
    sia quando, immerso a Frittole, nel passato,
    pensa e ripensa alla sua Gabriellina.
    O quando ancora cammina piegato,
    con incedere buffo, con passo losco
    o recitando il diavoletto entrato
    nel corpo di Giuditta, così fosco
    o quando ci strappa lacrime amare
    nell’Auschwitz indelebile, lei, perfetto Tosco!
     
    Sarebbe un atto di civiltà internazionale
    dare il Premio Nobel a lei, al più presto,
    a lei, che così tanto ci fa sognare.
     
    Alessandra Pari

    Share and Enjoy:
    • Digg
    • del.icio.us
    • Facebook
    • Google
    • LinkedIn
    • Live
    • MySpace
    • Technorati
    • Wikio
    • Wikio IT
    • Yahoo! Buzz
    • YahooMyWeb
    Tags: , , ,
  • scissors
    September 8th, 2008SilviaPittRoberto Benigni

    Vi invitiamo a visitare il nuovo Forum dedicato a Roberto Benigni:

    http://benigni.forumfree.net

    Iscrivetevi e partecipate con noi alle discussioni sui film, il teatro, le news, le curiosità, e tutto ciò che riguarda l’arte di Roberto Benigni!

    Forum su Roberto Benigni

    Share and Enjoy:
    • Digg
    • del.icio.us
    • Facebook
    • Google
    • LinkedIn
    • Live
    • MySpace
    • Technorati
    • Wikio
    • Wikio IT
    • Yahoo! Buzz
    • YahooMyWeb
    Tags: , , ,
  • scissors
    September 5th, 2008SilviaPittDante, Divina Commedia, Interviste, Roberto Benigni

    *Click here for the English version of this interview: “Benigni the Poet Makes Life Even More Beautiful”.

    Pubblichiamo alcuni estratti della bellissima intervista - apparsa su Oggi7 il 13 luglio 2008 - rilasciata da Roberto Benigni a Grace Russo Bullaro (autrice, tra l’altro, di un libro con uno studio approfondito del cinema di Roberto Benigni: “Beyond Life is Beautiful. Comedy and Tragedy on the Cinema of Roberto Benigni” ).

    Roberto Benigni e Grace Russo BullaroProf. Grace Russo Bullaro* con Roberto Benigni

    * Associate Professor
    Director of Graduate Program in English
    City University of New York-Lehman College

    Nonostante La Vita è Bella (1997) riuscì a vincere due Oscar, all’epoca il film di Roberto Benigni creò un vortice di critiche sia positive che negative. Nel tentativo di capire l’intensità di queste critiche, decisi d’approfondirne lo studio e quindi pubblicai “The Protection of Innocence: Fable, Fairy Tale or Just Excuses?”, un articolo su Post Script, stimata rivista sul cinema. Non ancora convinta d’aver esaurito con questo saggio quello che c’era da dire sull’opera di Roberto Benigni, decisi di curare un volume di saggi sul suo cinema. Questo libro, Beyond Life is Beautiful, Comedy and Tragedy in the Cinema of Roberto Benigni, uscì nel 2005. Da galantuomo qual è, Benigni mi ringraziò con entusiasmo per la copia che gli avevo inviato e in seguito ci scambiammo gli auguri natalizi.

    La sua carriera dopo La vita e bella è la dimostrazione della veridicità di una vecchia superstizione che vuole che l’Oscar porti sfortuna a chi lo vince. Infatti, i successivi Pinocchio e La tigre e la neve riscossero uno scarsissimo successo sia in Italia che all’estero. Ma ecco che nel 2002 Benigni si riprende in modo spettacolare con la lettura in tv della Divina Commedia che andò in onda in Italia durante il periodo natalizio e il cui successo rese l’immortale opera di Dante Alighieri, il best-seller di quell’anno! Un successo che sfociò anche in strepitose rappresentazioni in numerosissime piazze d’Italia, che tutt’oggi vanno avanti. Benigni ridivenne così il beniamino degli italiani, l’idolo e l’orgoglio d’un paese intero.

    Avendo seguito queste sue vicissitudini con grande interesse, decisi che la mia curiosità andasse ulteriormente soddisfatta. Chiesi, quindi, a Benigni di concedermi un’intervista.

    Copertina di Quello che leggerete è il frutto di alcuni nostri incontri avuti recentemente a Roma, in cui abbiamo parlato non solo delle rappresentazioni dantesche, ma anche di tantissimi altri argomenti che riguardano aspetti della cultura, politica e attualità italiana, nonché di vicende d’interesse globale e della politica americana. La mia convinzione che la complessità del personaggio Benigni, pubblico e privato, sia stato finora incompresa è stata avvalorata. La sua profonda conoscenza di Dante, per esempio, può reggere il confronto con quella di qualunque esperto di letteratura dantesca.

    In America si dice che l’Oscar porti sfortuna all’artista che lo vince, tu ci credi a questa maledizione?
    «Ma come, cominciamo con una domanda sulla superstizione? Come dice Umberto Eco, la superstizione porta male! Vincere l’Oscar porta… l’Oscar. Se lo si vince quando c’è un sentimento dietro, non porta sfortuna. I sentimenti ammazzano tutte le superstizioni e tutte le malattie - come quando ci si bacia, la passione ammazza tutti i virus. Non ci si può ammalare. E quell’Oscar è stato preso con tale amore, ho sentito proprio un abbraccio. Come dice William Blake, “l’esuberanza è bellezza” e io ho sentito la bellezza dell’esuberanza. A me ha portato delle cose belle. Forse dal punto di vista del pubblico è l’apice della carriera, ma bisogna considerare che nella nostra vita personale ci sono momenti più densi, molto più possenti dell’Oscar».

    Dopo l’Oscar il mondo era ai tuoi piedi, tu come hai fatto le tue scelte dopo La vita è bella e la tua vittoria a Hollywood?
    «Eh sì, avere un’acclamazione simile è difficile perché non è che si cambia, o che sia cambiato io. Sono stati gli altri a cambiare. Quando mi incontravano per strada non era più “Benigni!” ma era “Maestro!” Io non potevo più fare lo scherzoso. Volevo prendere lezioni di pianoforte per esempio, e mi chiamavano maestro! Forse in America sarebbe stata un’altra cosa, ma quando uno di un altro paese vince l’Oscar, beh, ha molta più risonanza e quindi la mia vita è cambiata. Ma cambia la mia vita anche quando incontro qualcuno per strada, si cambia per le minime cose, figuriamoci per questo. Che si cambia nella vita è la cosa più bella, sana, misteriosa. Ne La vita è bella ho anche fatto un padre per la prima volta, non l’avevo mai fatto prima e quindi anche se non avessi vinto l’Oscar, questo film già sarebbe stato uno spartiacque in un certo senso».
     

    TuttoDante di Roberto Benigni[...] Parlaci un po’ della tua passione per Dante e La Divina commedia.
    «Il mio amore per Dante, questo è un argomento che richiederebbe o un mare di parole o bisognerebbe risolverlo in pochissime parole. Cioè in 800 anni ha avuto più manifestazioni di amore Dante che pochi altri. Quindi io sono uno dei tanti che va a unire il suo granello di sabbia alle magnifiche dune sensuali della poesia dantesca. La mia passione è anche un omaggio per rendere grazie a uno che ci ha regalato una cosa così straordinaria, che ci ha fatto sentire per la prima volta protagonisti. Anche se le nostre notti e i nostri giorni non appaiono eccezionali a nessuno, lui ha detto “tu sei il protagonista di una storia irrepetibile” a ognuno di noi. Non ce l’aveva detto mai nessuno prima di Dante. E poi si è occupato di questo strano dono che tutti abbiamo in sorte, che è la vita, di cui nessuno oggi si occupa più, nemmeno la chiesa. Ci ha fatto sentire che i fatti che accadono nel mondo non sono la fine della questione, ma l’ha fatto in maniera laica; Dante non è mai “pretesco”. Anzi, lo fa in maniera opposta».

    E a livello estetico?
    «Beh, al livello estetico, il divertimento che procura La divina commedia è inesauribile. È come se Dio avesse detto: “Siete stati talmente buoni che vi regalo questo libro”. E quindi il mio amore per Dante è nato anche perché ho avuto la fortuna di nascere in un paese dove è molto popolare, lo vedevo, per così dire, in ogni faccia e in ogni parente che incontravo per strada. Anzi si può dire anche che il nome di Dante è sinonimo di poesia ed è il simbolo dell’ italianità».

    E da dove è nata l’idea di fare le letture dantesche?
    «È nata così, casualmente, perché io leggevo La divina commedia così, per divertimento. Sapevo alcune terzine a memoria. Poi nei periodi fra un film e l’altro ho voluto imparare alcuni canti interi a memoria, così anche solo per il suono, come uno impara una canzone. Eppoi io facevo il cantore di ottava, sai? Improvvisatore di poesia, quando ero piccolo. Mio padre mi aveva mandato sul palco, allora per esercitarmi io imparavo, come quasi tutti gli altri, l’Ariosto (perché ha scritto in ottava). La terzina non si adattava al canto improvvisato perché non finisce mai. Ma l’ottava è la più difficile. Come dice Borges, l’ottava fa impazzire. Quando uno impara a fare l’ottava può fare tutto. Allora con Dante avevo già una dimestichezza e la lectura dantis ha una tradizione centenaria».
     
    Roberto Benigni in TuttoDanteÈ proprio questo che vorrei sapere, come ti prepari per ogni lettura?
    «Quando si impara a memoria si impara come uno spartito. Mi preparo con la consapevolezza che non è possibile mettersi davanti a Dante, allora lascio lui davanti a me. Perché non si può stare davanti a una tale opera, solo i grandi istrioni sublimi come Carmelo Bene se lo potrebbero permettere. Lui provoca in noi il mito del divino, del divo. E lui se lo può permettere. Sai, il passaggio dal ridicolo al sublime è sottile. Infatti Carmelo Bene è a un passo dal ridicolo, ma è sublime. Lui solo lo può fare questo. Lui dice, “Io sono meglio di Dante, lo miglioro”».

    Spiegaci ancora un po’ gli elementi che distinguono le letture di Carmelo Bene.
    «Dunque, le letture di Carmelo Bene si pongono protagoniste rispetto a che cosa legge e lui fa l’attore, quello proprio dal greco, Dioniso, è divino- è un dio che dice “Io miglioro quello che vi sto leggendo, lo interpreto.” In verità per leggere Dante non c’è da interpretare, c’è solo da comprendere, capire profondamente quello che ha detto, perché se dentro si capisce quello che ha detto, allora si trasmette. Quello che faccio io è un lavoro estetico semplicissimo, capire, cioè, dove stanno gli accenti-questo è importantissimo. Poi far sentire che è un componimento che si chiama canto e non capitolo, quindi bisogna sentire la musica, il ritmo è la dizione. Facendo uno studio semplice e approfondito, si capisce come Dante vuole che la si legga, ma non perché lui non ci dia la possibilità di uscire da quel reticolato. Dà anche la possibilità di uscirne. Però dà le indicazioni come un maestro di orchestra. E quindi leggendolo si ha una gioia immensa quando si sente che si fa capire al pubblico quello che si dice senza essere pedanti e facendo sentire la sinfonia dantesca, perché ogni Canto è un’opera diversa».

    Sì, va bene, ma tu non ti fermi al livello estetico e poetico, ti addentri anche nella politica, nella metafisica e nella filosofia che si trovano nell’opera di Dante.
    «No, no, prima nell’esegesi è importante far capire la poesia, ma per il resto è semplicemente una spiegazione, io leggo tutti i testi che sono ritenuti più attendibili, quelli che sento più vicini a me e alla verità- e che del resto mi piacciono da morire. Ma c’è da tener presente che Dante non si rivolge mai a Dio ne La Divina commedia, non dice mai “Dio dammi la forza.” Invece si rivolge alle muse, ad Apollo, al Parnaso, e dunque lui risponde solo alla poesia, per cui la lettura di Dante, per essere coerente, va fatta in senso poetico. Quello che io faccio, ed è una gioia quando ci riesco, è di far capire il verso e di far sentire il ritmo, la dizione, la scansione che in Dante sono perfette, ma perfette!»

    E io direi che, grazie alla tua lettura, hai ispirato il pubblico a rivalutare questa grande opera che, tristemente, oggi viene considerata “un mattone.” Tu infatti l’hai resa un “best seller.”
    «Sì, infatti, è come se avessero scoperto un mondo di una bellezza, di una grandezza…».
     
    Benigni-DanteÈ fatto risaputo che Dante fu un poeta dissacrante, uno che s’interessava appassionatamente alla vita socio-politica della sua beneamata Firenze, uno che si prese la rivincita sui suoi nemici mandandoli all’Inferno. Ma si potrebbe dire che tu sei il Dante del ventunesimo secolo?
    «Ohh! (grande risata) Povero Dante, si rivolta nella tomba! Ma Dante non fa satira, fa poesia sempre. Perché a me sinceramente la satira non piace».

    Ma come, tu non fai satira?
    «Può sembrare che abbia fatto satira, invece non è così. Non sono un grande amante della satira perché è supponente, chi la fa sembra che giudichi, che ne sappia più degli altri e che se ne prenda scherno. Ho sempre cercato di fare la satira unita invece… (pausa) al corpo. La mia satira è un’altra cosa, è plasmata dalla teatralità del corpo. La mia satira è nei movimenti, negli aspetti che rende puro, cioè è come una cosa infantile. Io posso andare a toccare i genitali del presentatore, o spogliarmi, o prendere in braccio la Carrà e simulare un amplesso, che simboleggiava l’amplesso cosmico, un amplesso con l’Italia- insomma quello che faccio sempre. L’unione alla suggestione dell’infantile spacca proprio la satira».

    Ma l’intenzione della tua satira non era, ed è, di criticare la società?
    «Sì! Però era plasmata, ripeto, da questa cosa infantile che rendeva puro ciò che dicevo. Io ho fatto degli spettacoli dove dicevo delle cose fortissime, ma era come se le dicesse un bambino. Io poi sono d’accordo con Calvino quando dice che s’inchina alla satira quando è universale, quando scaglia i suoi dardi sulla tragedia dell’umanità. Ma quando va a prendere di mira una persona in particolare non è più satira. Io per esempio, non ho mai fatto una vera satira su Berlusconi. Ne fanno gli altri, eccome! E mi fa molto divertire. Io ho fatto uno spettacolo tutto su Berlusconi, ma l’ho preso come un simbolo della tragedia universale. Per questo c’era pure l’arca di Noé, c’era il diluvio universale, c’era la Bibbia. Ma mai farei della satira sulla sua persona privata».

    Roberto Benigni - 2006Secondo te, quale funzione svolge il comico nella società?
    «Beh, forse ha la funzione la più possente e difficile, perché a differenza della tragedia, la comicità ci mette in contatto con noi stessi, mettendoci allo specchio la parte più misera e bassa, quindi quella che vorremo nascondere. A differenza della tragedia, il comico è più tragico perché mentre il tragico parla della parte più nobile dell’umanità, il comico parla delle nostre miserie. Per questo Dante è grandissimo. Gli crediamo quando ci dice che noi siamo divini perché ci ha detto prima che eravamo la feccia della creazione. E dopo ci dice che siamo le stelle, che siamo Dio. Se avesse fatto solo la tragedia avremo dei dubbi. Allo stesso modo il comico parla della nostra parte più umana, più debole, quella che ci ricorda che siamo ridicoli. E questa è la cosa più sana al mondo».

    Come è avvenuta la trasformazione di Dante dal poeta del popolino che si esprimeva in volgare al punto di riferimento della cultura intellettuale italiana?
    «Ma perché Dante ha inventato tutto! E poi il popolo l’ha preso da sé. Quando la Commedia venne copiata, nei primi tempi, quando non esisteva nemmeno la stampa e le copie si dovevano fare a mano, beh, a quei tempi già si sapevano i versi a memoria e già giravano copie apocrife. E poi Dante è il primo intellettuale nel senso moderno della storia. Inoltre Dante ha inventato dei concetti e dei sentimenti che non erano catalogati. Per esempio, ha inventato la sinestesia, cioè dare una qualità sonora alla luce. Quando uno dice, “sono turbato,” non si rende conto che è stato Dante a cristallizzare questo concetto. I poeti come Dante sono un’estensione della nostra anima, ci permettono di andare più in là. L’anima nostra è piccolina e loro la fanno volare in alto. Dante ha inventato proprio tantissimi sentimenti che prima non c’erano. E poi, si è posto il problema del linguaggio in maniera moderna, ed ha avuto il coraggio di parlare di politica-e in un modo impegnato come intellettuale!»

    Con Vincenzo Cerami - TuttoDante @ Pisa, 22 luglio 2007In un blog ho letto che sei “il manifesto per la cultura e la grandezza dell’Italia nel mondo” e che tu ci ricordi delle nostre radici. Tu che pensi di questo sentimento?
    «Ma io non l’ho mai letto questo blog! Comunque io sono orgoglioso di essere italiano. Abbiamo inventato tantissime cose, abbiamo alfabetizzato la musica e inventato praticamente tutti gli strumenti musicali. La poesia moderna, l’hanno inventata Dante, Boccaccio e Petrarca. Persino Shakespeare non fa che rimuginare quei quattro concetti che hanno inventato questi italiani. Nella politica e nel diritto i Romani hanno inventato l’era moderna. Il Rinascimento italiano è ineguagliabile come grandezza. Questi sono dei regali enormi che abbiamo fatto all’umanità. Però bisogna stare attenti a non dire quelle sciocchezze che ci fanno poi sembrare nazionalisti, e credimi, non c’è niente che mi fa più paura del nazionalismo. È la cosa più brutta, più orrenda. Sì, le differenze sono una ricchezza ma quando ci sono le distinzioni in altre maniere sono un orrore. Per esempio bisogna ammettere che come noi italiani abbiamo inventato il linguaggio dell’arte, della musica e dell’architettura, oggi sono gli americani che stanno inventando il linguaggio del computer e del commercio globale. Questo è bello perché anche la lingua si ricrea, ridiventa viva in questo modo».

    Benissimo, ma ora ritorniamo alle tue letture dantesche. Il critico Paolo Della Sala ti ha accusato d’aver frainteso la concezione dantesca d’amore e d’averla ridotta al sesso. Dice pure, “È pericoloso traviare i giovani con letture abborracciate…” Tu come gli rispondi?
    «Non l’ho letto questo critico, però ci sono stati altri che hanno scritto cose simili. Io qualche volta mi prendo delle libertà di spettacolo nel raccontare aneddoti sulla vita di Dante, ma nella lettura mai. Posso dire però che non ho mai fatto preponderare il sesso. Forse ha frainteso una frase che ho detto? Magari ha estrapolato una frase? Ma nel concetto generale quando io parlo di Dante, o di Paolo e Francesca, mi guardo bene dal suggerire il sesso. Racconto che Dante era una persona che amava molto le donne e degli aneddoti e storielle che si conoscono di lui. Avrò detto delle cose popolari quando ridivento il “Benigni popolare.” Questo viene permesso proprio perché uno si mette il costume e la maschera del giullare popolare e deve chiamare la gente a vedere lo spettacolo, per così dire. Ma poi quando lo spettacolo comincia, si può scherzare su tutto ma non sulla poesia, come diceva Balzac. Quando Dante scrive “la bocca mi baciò tutto tremante” a che cosa pensava? Un verso come questo non si trova in Petrarca, mai. È un verso dove c’è una fortissima sensualità e tenerezza. Dante era un poeta molto sensuale».

    Ma allora ora che tu ci hai ripensato, vuoi dire che infatti il sesso c’è nella Divina commedia!
    «Ma certo. Ma l’opera non avrebbe resistito! Anche nella Bibbia c’è il sesso. Un’opera, per resistere ai millenni, deve essere piena di religiosità e di erotismo. Ti assicuro che non c’è sessuofobia né nella Bibbia né nella Divina commedia».

    Roberto Benigni in TuttoDanteE poi leggiamo su un articolo scritto da Ariana Luciani che il grande dantista, Vittorio Sermonti, ti ha accusato d’aver ridotto il capolavoro dantesco a una sola idea: l’amore-per cui il tuo spettatore non può più apprezzare la vera grandezza di Dante. È giusta questa critica?
    «No, non è giusta. Ma guarda che Vittorio Sermonti è la prima persona alla quale mi sono rivolto per avere suggerimenti danteschi fatti da un bravissimo critico come lui, ed è pure un grande dantista. Beh, forse dipende appunto dal momento in cui mi si prende. Non c’è niente di più facile che trasmettere al pubblico il sentimento dell’amore. Si può dire che così come L’Iliade ci fa sentire che tutta la nostra vita è una battaglia, e l’Odissea tutta la vita è un viaggio, e il libro di Giobbe che la vita è un enigma, allora Dante ci fa sentire che tutta la vita è un problema d’amore. Ma in tutti questi libri se si prende solo una frase fuori il contesto, possiamo cambiarne il senso. Nella Bibbia magari si può leggere: “Dio non esiste.” Poi si volta pagina e si legge: “dice lo stolto.” È vero che non si può parlare de La Divina commedia a prescindere dell’amore perché Dante conosceva a memoria le sacre scritture e il Vangelo è il libro dell’amore in senso assoluto. Dante parla dell’amore profondissimamente e quando io parlo d’amore non lo faccio in maniera gaglioffesca. Questo no, perché sarebbe come andare a toccare le parti basse, una cosa che mi mette in imbarazzo solo a pensarlo».

    E allora, come si spiega questa critica abbastanza forte di Sermonti?
    «Se Sermonti ha detto questo, forse lo ha detto cercando di capire il grande successo popolare che hanno ottenuto le mie letture. Gli spettatori in televisione, circa quindici milioni, una media di otto mila persone in ogni piazza d’Italia (con addirittura a Siena 50.000), le cassette che ora si vendono e che sono prime in classifica come se fossero un cartone animato. E allora Sermonti avrà voluto dare una giustificazione a questa popolarità. E l’amore funziona sempre. Magari questo è il suo modo di dire, “Dante non è così.” Ed è vero perché Dante ognuno lo vede a maniera sua e vuole dire, “Dante è anche così.” Ha ragione Sermonti, ma non si può fare uno spettacolo su Dante parlando in generale. Se ne prendono alcuni aspetti e si approfondiscono. Perché se no, sarebbe come voler parlare dell’universo. Dante è come l’universo nella sua infinità. L’importante è di far capire la grandezza di Dante e l’amore che io porto alla sua opera».

    Lo striscione di www.unbenignidanobel.it a TuttoDante @ PadovaInfatti si potrebbe dire che sei stato la musa che ha ispirato l’amore per Dante nel popolo italiano dei nostri tempi.
    «Hai detto una cosa bellissima e ti ringrazio. Se fossi riuscito a fare questo, non si potrebbe fare di più. Quello che ho notato, ed è quello che mi piace di più, e che sono riuscito a trasmettere al pubblico che io lo amo davvero. E di conseguenza moltissimi sono andati a ricomprare la Commedia e si sono messi a rileggerla da soli, che è infatti la maniera di farlo».

    E poi arriviamo alla critica che ti ha fatto Franco Zeffirelli che ha dichiarato che Dante è una cosa seria e bisogna lasciarlo alle persone serie; e che povero Dante resterebbe inorridito a sentirti declamare i suoi versi con l’accento di Prato. Ha aggiunto che “è una bestemmia, sa di montanari dell’Appennino e non di Firenze.” Vuoi commentare?
    «Ah, questo è divertente! Molto chic questa critica (con risata ilare). Très chic, très chic. Quando c’è una moltitudine è chiaro che ci sarà una varietà di giudizi. Comunque questa è stata la più divertente delle critiche. E i motti di spirito sono sacri, quindi la metto tra le dichiarazioni positive».

    Roberto BenigniAllora, Berlusconi è ritornato al potere in Italia. Ne sei rimasto sorpreso?
    «No! Ma che sorpreso? Diceva Montanelli che bisogna vaccinarsi contro Berlusconi, provarlo un po’ alla volta. Dunque è stata una soddisfazione vederlo ritornare al potere. Paradossalmente è molto difficile fare satira su Berlusconi perché è troppo buffo e ridicolo lui stesso. Allora basta semplicemente ripetere le cose che dice e che fa certe volte. Non c’è bisogno di fare lavoro inutile. I comici hanno bisogno di una rigidità; più rigido è il potere, più facile è satirizzarlo. Invece in lui è tutto sfilacciato. In più il materiale è già in se stesso debordante. Quando si mette in bandana, per esempio. Per un comico può sembrare facile e invece non lo è, in questo caso. È un soggetto che non si adatta bene, che è lui stesso a fare lui stesso. Moretti a un certo punto ha deciso di farci un film quasi tragico, Il Caimano, un film che ha avuto molto successo. E secondo me Moretti aveva preso una bella strada, facendolo in chiave tragica. Veramente, è l’unico modo di vederlo. È tragico e fa morire dal ridere. Ed è una tragedia anche questa. Ma gli italiani lo votano. E io amo gli italiani. E quindi penso che a me sfugga qualcosa e vorrei capire più a fondo».

    Eppure io riconosco molto del carattere americano in Berlusconi.
    «E si forse, c’è anche quello, ma è molto italiano. Accidenti se è italiano Berlusconi! Mamma mia!»

    Forse si potrebbe dire che Berlusconi unisce in sé alcune delle peggiori caratteristiche di tutti e due i popoli.
    «Hai ragione, è imprendibile Berlusconi, a tutti i livelli ma anche dal punto di vista tragico. E poi c’è da dire che c’ha questa energia debordante, questa forza, la maniera di fare, è un guerriero, insomma. Non c’è niente di epico in lui, gli manca l’epica. Avrei voluto anch’io fare un film su Berlusconi perché è un personaggio che attrae, però non ho mai capito che tipo di film si potrebbe fare su di lui. Quando faccio uno spettacolo e inizio, la risata più grande risulta solo a dire il suo nome. Ma è impressionante. Io dico “Buona sera. Allora Berlusconi!” Solo questo dico, e c’è una risata sgangherata-e un applauso! Come se avessi detto una delle battute più forti dello spettacolo. Nessuno ha quella forza! È come se io promettessi delle cose che si esauriscono tutte lì. Invece non c’è niente, c’è solo il nome. È una risata strana, forse anche un desiderio di catarsi. Ti giuro, che è così alla televisione, in teatro, con diecimila, ventimila spettatori. È un fatto enorme perché dopo d’aver detto il suo nome io passo ad altro, non continuo».

    Roberto BenigniIn quale girone pensi che Dante l’avrebbe messo?
    «Ma no, anche Dante si sarebbe fatto una risata. È troppo buffo per metterlo all’Inferno. Ho pure un affetto per lui, si fa per dire».
    Continuerai a sfotterlo?
    «Per forza! Non mi piace la satira, ma sfottere Berlusconi sì, è irresistibile, irresistibile».
    [...]

    E l’economia italiana come va? Tutti si lamentano.
    «E sì, si lamentano, ma quando mai non si sono lamentati? Io vorrei vedere la famosa redistribuzione del reddito. Mi piacerebbe essere il Papa e fare un bel discorso. Mi hanno chiesto anche di entrare in politica tante volte, ma sento che proprio non ne sono attratto. Veltroni mi aveva chiesto una cosa bellissima e anche molto originale, di fare a giugno, nel giorno in cui Mussolini aveva fatto la dichiarazione di guerra, un discorso dallo stesso balcone di Palazzo Venezia, dove facevo la dichiarazione di pace».

    Roberto BenigniInsomma, cosa pensi dell’Italia d’oggi, una nazione pluriculturale in un mondo globalizzato?
    «Dell’Italia di oggi penso molto bene. Sento che c’è uno spirito molto positivo e vitale anche se spesso può sembrare l’opposto. E poi credo che è un popolo che ha dimostrato in tutta la sua storia dei momenti estremi, paurose cadute con altrettante riprese. Ci sono stati anche momenti un po’ gaglioffi. È un popolo che ha conosciuto la fame, la disperazione, sa cos’è il dolore, quindi è un popolo sul quale si può sempre contare. E anche se ci sono poi delle nubi o dei colori un po’ più densi e cupi, il cuore centrale degli italiani batte sempre forte. Stanno morendo dei momenti storici. E ne stanno nascendo di nuovi. È un segno buono quando si parla male del nostro paese. Invece la situazione diventa tragica quando non si parla più dei momenti difficili, ciò vuol dire che non c’è più speranza».

    E se parliamo di razzismo?
    «E sì, questo è un tasto terribile. Sì, è vero che ci sono sempre più interventi razzisti ma questo fa parte di quella forza giovanile con cui in qualche maniera si devono fare i conti. Certo che è facile riaprire quelle cose piene di vermi che pensavamo di avere distrutto. Rimetterli in vita, come fanno i politici, per guadagnare qualcosa o per averne un vantaggio personale, è una grande volgarità, è il grande orrore che attraversa l’umanità di tutti i tempi. C’è sempre stata».

    Cioè, secondo te, l’Italia non è cambiata?
    «No, non è cambiata. Se è cambiata è perché sta andando avanti. Le nuove generazioni sono meglio delle vecchie».

    Roberto BenigniAllora cosa pensi di quelli che ritengono che le ondate d’immigrati stanno mettendo la cultura italiana in pericolo d’essere diluita? Magari persino d’essere distrutta?
    «Ma quelli sono dei grandi sciocchi! Sono persone che si mettono in pericolo, perché prima di tutto non ricordano la propria storia. Tutti noi siamo stati in terra di nessuno, non accolti, e quindi dobbiamo la vita a persone che ci hanno guardato con benevolenza. E non dobbiamo mai averne paura, il razzismo è un sentimento arcaico che viene dalla razza, dalla tribù, dalla preoccupazione di mantenere le proprie radici. Ma le radici non le può distruggere nessuno. Le radici si accrescono, si nutrono di tutto. E poi, niente può fermare quello che una volta si chiamava con quella brutta parola, “il progresso.” In ognuno delle facce di queste persone che vengono qua si vede proprio la vita, la grandezza, la misericordia, la possibilità di esprimere dei sentimenti verso di loro, ma non in maniera razzista, in maniera umana. Ma io mille volte scelgo loro, ogni volta che vedo le facce di queste persone. E non si capisce perché certe cose poi avvengano. Certo, il discorso politico può essere diverso e lo lascio ad altri che lo possono fare meglio di me. Per me quando vedo gli extra-comunitari in Italia è una gioia. È una cosa impressionante di bellezza questa ricchezza che abbiamo».

    E secondo te, quali sono i problemi più pressanti dell’America?
    «Beh, questa è una bellissima domanda! Quello che sento che sia il più preoccupante è proprio quello della sua immagine, che è cambiata profondamente. E questa è una cosa che non era mai accaduta da quando ero piccolino. S’era qualche volta un po’ intaccata, ma s’era subito recuperata. Adesso sento che s’è spezzata in qualche maniera e ci vorrebbe qualche cosa veramente di straordinario per farci riprendere quella meravigliosa sensazione che avevamo prima: che anche quando le eravamo contro, l’amavamo profondamente. “L’America”, esisteva dentro di noi come una bella presenza, qualsiasi cosa facesse, ed anche solo la parola, evocava un sogno. Non alludo al famoso “sogno americano”, che è un semplice luogo comune, era una cosa più profonda e essenziale. La parola stessa evocava il mito. E oggi fa male il fatto che non ci sia più questa immagine dell’America».

    Roberto BenigniStai seguendo la campagna elettorale che si sta svolgendo in America? Cosa pensi dei candidati?
    «Beh, io devo dire di non conoscere personalmente Obama, però ho avuto la fortuna di conoscere Hillary Clinton anni fa. C’è stato un momento, nel 2001 o nel 2002, quando fui invitato a un convegno dal Presidente del Consiglio D’Alema a cui parteciparono anche Jospin, Blair, Schroeder e Bill Clinton con Hillary. Fu molto bella la serata perche c’era un tavolo dove c’erano tutti i presidenti, e un’altro dove c’erano le mogli dei presidenti- e insieme alle mogli c’ero pure io. E io dovevo divertire le mogli. Figuriamoci! Fui invitato perché avevo da poco vinto l’Oscar e ci andai perché c’era il Presidente Clinton che mi voleva conoscere. Dunque accanto a me c’era Hillary Clinton. Parlammo anche di Dante, mi ricordo che lei conosceva La Divina commedia profondamente, mi ha saputo citare persino delle terzine. Quindi mi sembra una donna molto preparata e con grande personalità, una donna che potrebbe guidare un paese straordinario come l’America».

    E di Obama che ne dici?
    «Mah, ha una fortissima potenza temporalesca Obama. È uno che c’ha una poesia, dei versi che gli si muovono in faccia. Si sente che qualcosa l’ha toccato. Non si sa se è troppo debole o troppo forte, insomma un uomo imprendibile. Comunque queste sono due persone che amo molto e che mi stanno facendo ritornare la parola America dalle profondità in cui si era inabissata. Dunque è un momento molto importante».

    E di McCain?
    «Veramente McCain non l’ho nemmeno seguito perché mi sembra cha faccia parte del passato, di qualcosa che non va più. Comunque non voglio credere che vinca lui questa elezione. Agli americani importa quello che il mondo pensa di loro».

    TuttoDante di Roberto BenigniQuali progetti artistici hai per il futuro?
    «Adesso mi piacerebbe chiudere con Dante nei tre regni e all’estero, perché le richieste all’estero sono più pressanti che in Italia, e se lo farò, come ti avevo già accennato, in America andrò solo a Los Angeles e New York, e poi il Canada. Poi abbiamo scelto anche Inghilterra, Argentina, Francia, Spagna e Germania.
    Mi hanno chiesto di farlo persino la Siria e l’Egitto, il Giappone. Insomma, il giro durerà quattro mesi. È la prima volta che ne parlo di questi progetti e mi emoziona pure».

    Roberto BenigniChe bello, ma allora grazie della confidenza!
    «Ma dopo di questo avrei voglia di fare un film comico, divertente, magari alla Johnny Stecchino. Comunque non ti so dire di che tipo. Però te l’ho detto».

    (Intervista pubblicata su Oggi7 il 13 luglio 2008)

     

     

    Share and Enjoy:
    • Digg
    • del.icio.us
    • Facebook
    • Google
    • LinkedIn
    • Live
    • MySpace
    • Technorati
    • Wikio
    • Wikio IT
    • Yahoo! Buzz
    • YahooMyWeb
    Tags: , , , , , , , , ,
  • scissors
    September 1st, 2008SilviaPittRiconoscimenti

    Invitiamo tutti coloro che leggeranno questo post ad aderire all’appello per il Nobel per la pace per Ingrid Betancourt (iniziativa sostenuta anche da L’Unità e dal sito http://www.coningridbetancourt.org/ ).

       Per aderire all’appello: 

       nobelperingrid@unita.it

       Raccolta di firme

    Ingrid Betancourt arriva a Roma - foto Ansa
    Ingrid Betancourt è arrivata ieri a Roma per una visita di 3 giorni in Italia.
    Ieri sera Ingrid Betancourt è stata ospite per una cena informale a casa di Walter Veltroni. L’ex sindaco di Roma, che tanto ha fatto negli anni della lunga prigionia, ha voluto ospitarla a cena.
    Ospite a casa del leader del Pd, la Betancourt ha ricevuto anche una lunga e affettuosa telefonata dal Premio Oscar Roberto Benigni.  Ingrid Betancourt è fan dell’ attore-regista toscano dai tempi del film La Vita è Bella, pellicola di cui ha discusso con i compagni di prigionia durante la lunga detenzione nella foresta colombiana.

    Mercoledì 3 settembre a Firenze nel Salone dei Cinquecento avrà luogo la solenne cerimonia in cui saranno conferiti a Ingrid Betancourt la cittadinanza onoraria e il Giglio d’Oro di Firenze. Alla cerimonia sono stati invitati, oltre alle autorita’ e ai rappresentanti diplomatici di Colombia e Francia, personaggi del mondo della cultura e dello spettacolo come Vincenzo Cerami, Pamela Villoresi, Lorenzo Cherubini, Francesco Guccini, che hanno aderito all’appello per candidare Ingrid Betancourt al premio Nobel per la pace.

    Share and Enjoy:
    • Digg
    • del.icio.us
    • Facebook
    • Google
    • LinkedIn
    • Live
    • MySpace
    • Technorati
    • Wikio
    • Wikio IT
    • Yahoo! Buzz
    • YahooMyWeb
    Tags: , , , , , ,