di Cesare Lanza
Â
Oggi il Giornale dà notizia di forti critiche rivolte da Vittorio Sermonti a Roberto Benigni, considerato dall’illustre dantista inadeguato a raccontare, divulgare Dante. Cosa dire? E’ l’ennesima conferma che esiste purtroppo, oggi e da sempre, una classe di intellettuali colti ma egoisti, studiosi snob, che considerano la cultura un territorio di loro esclusiva proprietà : guai a chi, senza essere legittimato e qualificato da questo ristretto club (impresa peraltro pressoché impossibile) vi si avventuri con successo, confidando sulle sue capacità , con l’ambizione di conquistare la gente anziché una bonaria e condiscendente recensione. Mi dispiace davvero per Sermonti, che apprezzo per la sua cultura, ma in quel che scrive non solo c’è un odore sgradevole di invidia, di meschinità , di gelosia, ma anche, e soprattutto, c’è l’incapacità di capire che la cultura è un bene sociale da diffondere e per diffondere la cultura sono indispensabili operazioni divulgative che possano arrivare alle masse, stimolandone l’attenzione e la curiosità . Benigni, col suo genio creativo, e con la sua lunga tournèe in Italia (ma gliela chiedono in tutto il mondo: chissà perché, Sermonti!), è riuscito ad avvicinare Dante a decine di migliaia di persone che probabilmente neanche lo avevano studiato, o lo avevano studiato, a scuola. Nella serata televisiva del 29 novembre e in quelle successive quelle decine di migliaia, che si affollavano nelle piazze, diventeranno milioni, nelle case: questo non significa nulla, per la diffusione e la comprensione della Divina Commedia? Per me, sì: ecco perché, non certo per amicizia ma per stima e considerazione di questa gigantesca operazione culturale, sono stato il primo (trovando un buon seguito…) a scrivere che Benigni è degno del Premio Nobel. Al contrario, una conferenza nei circoli elitari di Sermonti o di qualsiasi altro dantista può contare sull’adesione di un centinaio di persone: niente di male, basterebbe anche un solo spettatore/ascoltatore, se realmente interessato. Ma, per aver assistito a conferenze analoghe, qualcosa mi dice che quel centinaio di persone interessate a Sermonti o al professore di turno, sono per lo più attratte dal gusto salottiero di far parte di una elite col naso all’insù che da una reale curiosità , o passione, per il più grande poeta d’ogni epoca. C’è una sola consolazione: lo snobismo efferato di Sermonti e di quanti (pochi) la pensano come lui darà qualche amarezza (forse) a Roberto, ma certo non lo fermerà . E il 29 novembre gli italiani in televisione assisteranno a una memorabile performance dell’artista e a una iniziativa esemplare da parte della Rai, istituzionalmente chiamata a svolgere un servizio pubblico.
Â